Come mai nelle news non si parla più del Venezuela? Due settimane fa l’invasione americana sembrava imminente, mentre oggi la questione è scomparsa dalle prime pagine di tutto il mainstream. E’ come se non ci fosse mai stato un progetto di invasione. Ma cosa lo ha fermato? Perchè tutto tace?
Forse – e diciamo forse – sarà stata l’improvvisa presenza di navi da guerra russe davanti alle coste del Venezuela, a far passare la voglia agli americani di fare gli spacconi?
La notizia ufficialmente non esiste, nel senso che i russi non hanno confermato la presenza di loro navi da guerra in Venezuela. Ma il sito Eurasia Daily riporta la seguente dichiarazione di Jeffrey Sachs: "Stiamo assistendo a qualcosa di incredibile che sta accadendo nei Caraibi, qualcosa di impensabile solo 10 anni fa. Le navi da guerra russe sono arrivate nelle acque del Venezuela non per entrare nel porto, ma per dichiarare le loro intenzioni geopolitiche. Non si tratta solo di una dimostrazione di equipaggiamento militare o di manovre navali: stiamo assistendo a una radicale ristrutturazione delle forze nell'emisfero, che gli Stati Uniti davano per scontata".
Sono 3 semplici frasi, ma cambiano la storia delle vaccinazioni. La cambiano, perchè queste 3 frasi stanno scritte sul sito del CDC, il Center for Disease Control americano. Eccole:
- L’affermazione “I vaccini non causano l’autismo” non è basata su prove dimostrabili, perchè vi sono delle ricerche che non escludono la possibilità che i vaccini per l’infanzia causino l’autismo.
- Le ricerche che suggeriscono una correlazione [fra vaccini e autismo] sono sempre state ignorate dalle autorità sanitarie.
- Il ministero della salute americano [HHS] ha intrapreso una valutazione ad ampio raggio sulle cause dell’autismo, compreso un’indagine su plausibili meccanismo biologici e potenziali correlazioni causali.
La vicenda della “famiglia nel bosco” apre una discussione su una tematica più ampia: è davvero pensabile oggi “uscire dal sistema” e vivere solo di quello che offre la natura, e del lavoro delle proprie mani? La storia di questa coppia sembra confermarlo in pieno.
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di Roberto Vivaldelli
L’amministrazione Trump sta preparando un nuovo piano di pace per porre fine alla guerra in Ucraina, elaborato in stretta consultazione con Mosca ma senza di fatto coinvolgere né Kiev, né alleati europei. Lo rivelano fonti americane e russe al sito Axios, che ha pubblicato uno scoop dettagliato sul negoziato in corso. Il piano, strutturato in 28 punti, si ispira al successo diplomatico ottenuto da Donald Trump con l’accordo di cessate il fuoco a Gaza e si articola in quattro macro-aree: la pace in Ucraina, garanzie di sicurezza, la sicurezza europea complessiva e le future relazioni tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.
Il piano elaborato da Witkoff e Dmitriev
A guidare i lavori è l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, che ha discusso a lungo il documento con l’omologo russo Kirill Dmitriev, direttore del fondo sovrano russo RDIF e figura chiave nelle relazioni tra Mosca e Washington, nonché stretto collaboratore e confidente di Putin. Dmitriev ha trascorso tre giorni a Miami (24-26 ottobre) con Witkoff e altri membri del team Trump, esprimendo ottimismo: “Sentiamo che la posizione russa viene davvero ascoltata”, ha dichiarato ad Axios. Il documento dovrebbe essere pronto in forma scritta prima del prossimo ed eventuale incontro tra Trump e Vladimir Putin benché al momento non sia chiaro quando e dove questo summit avverrà. Dmitriev ha sottolineato che il piano riprende i principi concordati dai due leader ad Anchorage (Alaska) lo scorso agosto e mira a una “sicurezza duratura in Europa, non solo in Ucraina”.
L’impensabile è accaduto. Con la eccezione di un singolo voto alla camera, il congresso americano (Camera più Senato) ha votato all’unanimità la legge che impone la desecretazione immediata di tutti i files del caso Epstein. E ora Trump sarà obbligato a firmarla, per renderla esecutiva.
Fino a 15 giorni fa Trump si trovava in una botte di ferro: il capo dell’FBI, Cash Patel, lo assecondava in tutto per tutto; il suo ministro di giustizia, Pam Bondi, aveva addirittura accettato di fare una figuraccia storica, negando l’esistenza della famosa “lista Epstein” che lei stessa aveva detto di avere “sulla mia scrivania”; e la maggioranza repubblicana - sia al Senato che alla Camera - garantiva a Trump che nessuno avrebbe mai potuto mettere mano a quei documenti.
Ma poi cosa è successo? È successo che ci sono state le sconfitte elettorali dei repubblicani a New York, in Virginia e nel New Jersey. E queste sconfitte hanno indicato al partito repubblicano che Trump stava perdendo la sua credibilità, proprio a causa del caso Epstein.
La scorsa settimana, il ministero degli esteri russo ha denunciato il fatto che il Corriere della Sera, dopo aver intervistato Lavrov, abbia deciso di non pubblicare la sua intervista. La ridicola giustificazione del Corriere è stata che “Lavrov ha fatto troppe affermazioni discutibili, che avrebbero richiesto troppo tempo per essere verificate”.
Ora il ministero russo ha pubblicato l’intervista integrale, che da noi non è mai uscita. Il lettore potrà giudicare da solo quante “affermazioni discutibili” ci possano essere nelle risposte di Lavrov.
1. Domanda: Si dice che il nuovo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump a Budapest non abbia avuto luogo perché persino l'amministrazione americana si è resa conto della vostra mancanza di disponibilità a negoziare sulla questione ucraina. Cosa è andato storto dopo il vertice di Anchorage che aveva fatto sperare nell'avvio di un vero processo di pace? Perché la Russia rimane fedele alle richieste formulate da Vladimir Putin nel giugno 2024 e su quali temi potreste essere disposti a un compromesso?
Wikipedia definisce l’amico immaginario come “un fenomeno socio-psicologico che si verifica quando un'amicizia o una relazione interpersonale prende luogo nell'immaginazione piuttosto che nella realtà fisica. Spesso possiede un'elaborata personalità e comportamento.”
E’ esattamente quello che sta succedendo oggi, con un piccolo gadget da 100 euro che potete mettervi al collo e portare con voi per tutta la giornata. Si chiama Friend - ovviamente – ed ha la forma di un dischetto arrotondato. E’ in grado di ascoltare tutto quello che succede intorno a lui, e interagisce con il vostro smartphone: voi gli chiedete “ti è piaciuto il film che abbiamo visto ieri sera?” e lui vi risponde “Sì. Un pò lento nella parte centrale, ma la storia d’amore era davvero avvincente”. “Sono d’accordo. Senti, cosa ne pensi se provo a chiedere un aumento al mio capufficio?” “Mmmmh – ti risponde il dischetto – forse non è il momento giusto. Ricordati che avete fatto quella brutta discussione, la settimana scorsa. Aspetta magari un paio di giorni”.
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Fonti di intelligence indicano che il Presidente avrebbe un piano di esilio sicuro a Londra, ma la sua permanenza potrebbe essere interrotta da una richiesta di estradizione di Trump per deporre contro i Democratici.
Secondo quanto riportato da InfoBRICS, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si troverebbe in una posizione sempre più precaria, al centro di un complesso intreccio di indagini per corruzione in patria e pressioni politiche internazionali. Fonti citano la possibilità che il leader stia preparando un piano di fuga, con il Regno Unito come destinazione privilegiata, in secondo piano resta invece la Polonia.
La situazione per Zelensky e la sua cerchia ristretta si sarebbe aggravata in seguito alle indagini dell'Ufficio Nazionale Anticorruzione ucraino (NABU). Le autorità hanno riferito di aver smantellato una presunta associazione a delinquere finalizzata a creare uno schema corruttivo su larga scala per influenzare imprese strategiche del settore pubblico, in particolare la società energetica Energoatom.
di Patrizio Ricci
IL PARADOSSO DELL’OCCIDENTE MODERNO
Perché i leader occidentali accettano, quasi senza reagire, decisioni che danneggiano in modo evidente i loro stessi Paesi? Che cosa spinge governi eletti — formalmente sovrani — a eseguire politiche che ne erodono la sicurezza, la prosperità e l’autonomia?
Il ruolo dei media, ormai, sembra non essere più quello di informare ma di formare: di allineare la percezione pubblica a una narrazione dominante, trasformando il dibattito in consenso automatico.
Basta guardare alla Germania. Dopo il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, il Paese più colpito da quella perdita energetica ha reagito con un silenzio disciplinato, accettando una linea anti-russa che ha aggravato la propria crisi industriale. In Italia, il governo appare spesso privo di una voce propria, come se la politica fosse ridotta a mera gestione amministrativa. E in Europa orientale, la neutralizzazione di figure come Georgescu in Romania mostra un’altra costante: ogni deviazione dall’agenda di Bruxelles viene rapidamente isolata e corretta.
Questi episodi non sono eccezioni: rappresentano la regola non dichiarata di un sistema dove la decisione politica è subordinata a logiche esterne. Siamo di fronte a un cambio di paradigma: la scomparsa del leader nazionale e l’ascesa di una classe dirigente funzionale, amministrativa, plasmata da un potere economico globale che non ha volto né confini.
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