Sabato a Milano c’è stata una manifestazione contro i datacenter
In tutta la Lombardia, già da tempo, nascono comitati e si svolgono manifestazioni contro i datacenter, che in questa regione sono già oltre 60 (un quarto di quelli presenti in tutta Italia).
Ma negli Stati Uniti sono già un passo avanti rispetto a noi. Lì stanno cominciando le minacce di morte a chi lavora, collabora o autorizza la costruzione di nuovi datacenter.
di Franco Fracassi
Quando io e Giulietto Chiesa arrivammo a New York eravamo pieni di speranza e di entusiasmo. Stavamo per incontrare un sopravvissuto all’11 settembre. Di meglio. Stavamo per incontrare un sopravvissuto al crollo delle torri gemelle. Sapevamo che avrebbe potuto dare una svolta alla nostra inchiesta.
Brian Clark era una persona tanto pacata quanto assertiva nel suo racconto. E quando iniziò a parlare capimmo immediatamente che la sua testimonianza sarebbe stata dirimente per qualsiasi ricostruzione sull’11 settembre. Il manager di Eurobrokers non solo era sopravvissuto al crollo della torre sud, ma aveva anche attraversato l’inferno di fuoco che, secondo la versione ufficiale, avrebbe poi determinato il crollo del grattacielo. C’era dell’altro. Aveva fatto irruzione nel piano dove si trovava l’ala del Boeing per salvare una persona.
Insomma, la sua testimonianza smentiva categoricamente e senza appello ogni ricostruzione ufficiale su quanto accaduto a New York, da sola era sufficiente per accendere la luce su nuovi percorsi investigativi sull’11 settembre.
Europeisti.eu annuncia un kit per preparare gli elettori alle politiche del 2027. Calenda e Picierno non risultano autori del documento, ma hanno partecipato alla nascita del movimento e condividono la battaglia contro la propaganda russa. Il testo non è ancora pubblico, mentre i presunti disinformatori sono già stati indicati
Il manuale sarà pubblicato soltanto il prossimo novembre, ma gli ambienti dai quali dovrebbe proteggere gli elettori sono già stati indicati. È questo l’aspetto più controverso del progetto annunciato da Europeisti.eu: un kit di venticinque pagine pensato per insegnare agli italiani a riconoscere le notizie false e le manipolazioni straniere in vista delle elezioni politiche attese nel 2027.
La presentazione è prevista il 7 novembre al Nuovo Cinema Nosadella di Bologna. A commissionare il documento è stata Europeisti.eu, piattaforma politica e civica di area centrista nata nel giugno 2026 con l’obiettivo di riunire liberali, riformisti ed europeisti. La redazione è stata affidata a Sustainable Cooperation for Peace & Security, organizzazione che utilizza l’acronimo SCPS e dichiara di occuparsi di cooperazione, diritti umani, sicurezza digitale e contrasto alla disinformazione.
Dario Amodei ha ipotizzato uno scenario futuro estremamente concreto: che cioè "nel giro di 6-12 mesi", l'AI sia in grado di prendere il controllo del web conducendo in autonomia attacchi informatici. Anche Musk e Sam Altman hanno concordato su un nuovo piano di "rallentamento della tecnologia".
È scattato l'allarme per il "preoccupante" sviluppo e avanzamento dell'Intelligenza Artificiale sul web, che potrebbe arrivare a "controllare Internet nel giro di 6-12 mesi". Ad ammetterlo è Dario Amodei, ceo di Anthropic, benefit corporation di IA a San Francisco, in un'intervista alla Cbs dove già ieri, sabato 12 Settembre, definiva la situazione in corso "un segnale d'allarme" per il futuro. "L'Intelligenza Artificiale si sta sviluppando a ritmi esponenziali, non credo di aver compreso appieno cosa avrebbe significato davvero un progresso così rapido" ha detto Amodei chiedendo pubblicamente a tutte le aziende del settore di rallentare i ritmi di produzione dell'AI per poterne ponderare meglio i rischi. Il pericolo, ha affermato Amodei ricevendo sostegno anche da Elon Musk e da Sam Altman, primo AD di OpenAI, è che si possa verificare una perdita di controllo dei sistemi, e la possibilità che questi effettuino in autonomia attacchi informatici.
di Giuseppina Bonadies
Immaginate di entrare in un enorme magazzino di libri usati, comprarne milioni a pochi centesimi e poi, uno dopo l’altro, tagliare via la rilegatura per darli in pasto a uno scanner super veloce.
È questa la realtà di Project Panama, un’operazione riservata portata avanti da Anthropic, la startup che ha creato l’intelligenza artificiale Claude.
Sacrificare la carta per nutrire l’algoritmo
Lo scopo di questo ambizioso progetto, come raccontato nel podcast Post Reports del Washington Post, era raccogliere la più grande quantità possibile di prosa per addestrare i propri modelli digitali. Per farlo, la società ha assunto Tom Turvy, un esperto che in passato aveva già supervisionato il massiccio progetto Google Books.
Che cosa raccontano veramente i film di Kubrick? Intervista a Federico Povoleri (Musicband).
“Dopo cinque anni di trasmissioni, di dirette, di telegiornali, di talk show, di programmi di attualità, politica, arte, cultura e musica, il canale 262 si è spento. Cinque anni non sono pochi. Sono stati anni intensi, fatti di sfide continue, di ostacoli che sembravano insormontabili, ma anche di risultati che, oggettivamente, ci riconosciamo. Per quello che è stato costruito, questa esperienza merita di essere studiata nei libri come un caso unico nel mondo dell’informazione.”
Inizia così la lunga lettera con cui Claudio Messora annuncia la chiusura di Byoblu, per mancanza di fondi.
Che cosa non ha funzionato?

di Roberto Vivaldelli
C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui i regimi autoritari convocavano registi e scrittori per metterli al servizio dello Stato. Oggi, a quanto pare, lo fa la Nato. E, almeno nelle intenzioni, con lo stesso manuale: «sedurre il narratore per controllare la storia». Lo rivela un’esclusiva del Guardian: l’Alleanza Atlantica sta organizzando una serie di incontri a porte chiuse con sceneggiatori, registi e produttori cinematografici e televisivi, tra Stati Uniti ed Europa. Dopo Los Angeles, Bruxelles e Parigi, il prossimo appuntamento è a Londra, con i membri della Writers’ Guild of Great Britain. Il tutto con il placido sostegno di un ex portavoce Nato, James Appathurai, oggi funzionario per le minacce ibride, cyber e nuove tecnologie.
di Mustafa Fetouri
La «vittoria» moderna si prepara molto prima di sparare il primo colpo. È preparata con una sofisticata architettura di consenso prefabbricato, in cui l’inganno politico e la complicità dei media trasformano aggressioni illegali in «necessità morali».
Per sostenere uno stato di guerra perpetua, il pubblico deve essere protetto dall’orrore del campo di battaglia e nutrito con una dieta costante di «minacce imminenti» e «interventi umanitari».
Che si trattasse delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Baghdad, della narrazione dei «combattenti per la libertà» nell’occupazione afghana, o della distorta «responsabilità di proteggere» che ha ridotto la Libia ad un tragico mercato per il traffico di esseri umani, i media hanno agito sempre meno da cani da guardia e sempre più da megafono dello stato.
La formula rimane inquietantemente coerente: i politici occidentali mentono, i media amplificano e milioni di persone muoiono.
La grande macchina della propaganda subliminale è ripartita a pieni giri.
Tutti i principali quotidiani sembrano essersi sintonizzati contemporaneamente sullo stesso messaggio: per quanto sia stato l’Iran subire un attacco, è comunque lui il “cattivo” della situazione.
Il Corriere della Sera: “Così Teheran semina il caos” (quindi è colpa sua). La Repubblica: “Iran, il Golfo si infiamma” (quindi è colpa sua). La Stampa: “L’Iran minaccia l’Europa” (quindi è colpa sua). Sempre La Stampa: “La strategia del caos arma degli Ayatollah” (quindi è colpa loro). Il Messaggero: “Pioggia di droni, Golfo in fiamme” (quindi è colpa dell’Iran che lancia i droni). Il Giornale di Feltri: “Teheran minaccia l’Europa” (quindi è colpa loro). Libero di Sechi: “La nuova guerra persiana” (quindi sono loro a fare la guerra). Il Tempo di Capezzone: “Trump non si farà impantanare in Iran” (quindi Trump è la vittima che è stata tirata dentro, non è lui che ha iniziato la guerra).
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