Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, lui si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
di Olindo
In questi ultimi 10 anni (dal 2016 al 2026) ho constatato che per via del mio problema 9 persone su dieci mi prendevano in giro. Allora ho deciso di scrivere questo articolo per cercare di far capire.
Sono elettrosensibile.
Ma con questo, non sono qui a piangere sul mio problema, anzi sono felicissimo di esserlo, perché altrimenti mi troverei la casa piena di Router e Wi-Fi.
Ci sono persone che, constatando il problema dell'elettrosensibilità, purtroppo si tolgono la vita oppure muoiono a causa del problema. Altri girano costantemente con tende schermanti, e spesso non possono andare nemmeno a mangiare una pizza senza star male.
Ci sono invece persone che, come me, hanno avuto la fortuna di trovare un posto con poche emissioni in cui vivere sereni.
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Il 2 dicembre 1948, ventotto intellettuali ebrei, tra i quali Albert Einstein ed Hannah Arendt, inviarono una lettera alla redazione del New York Times per denunciare la deriva fascista imposta dal futuro primo ministro Menachem Begin alla natura dello Stato israeliano, fondato nel maggio dello stesso anno.
Agli editori del New York Times
Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti nazista e fascista. È stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, un’organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.
L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli Stati Uniti è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservatori americani.
Pacata discussione fra Alessandro Fusillo (sì) e Franco Fracassi (no) sugli aspetti più importanti della riforma costituzionale. (Se avete poco tempo, andate a 49.50. Si parla della modifica all'Art. 109, che seconde me è il cuore della questione).
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Il Vecchio Continente scopre il prezzo della sua sudditanza: la guerra voluta dalla coalizione Epstein non è solo un'aggressione all'Iran, ma l'ultimo atto per blindare l'ordine unipolare. E Bruxelles, che ha chiuso con Mosca per obbedienza, oggi paga il conto più caro di tutti.
di Fabrizio Verde
C'è un'ombra che si allunga sul Vecchio Continente e non è solo quella della crisi energetica. Mentre i riflettori dei media occidentali restano puntati sulle presunte "spaccature" interne all'Unione, la tempesta perfetta si sta addensando altrove, e precisamente in Medio Oriente. A lanciare l'allarme, con il tono misurato di chi è abituato a maneggiare miliardi, è il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità, Pierre Gramegna. Da Bruxelles, nella grigia routine di una conferenza stampa, ha dipinto uno scenario che farebbe tremare i polsi a qualsiasi analista: la guerra innescata dall'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele (la coalizione Epstein) contro l'Iran non è solo una tragedia umanitaria, ma sta già riscrivendo le sorti economiche dell'Europa.
di Riccardo Pizzirani
Illustre Presidente del Consiglio:
Sono un cittadino qualunque, e come tale non avrei il diritto di interpellarla direttamente. Vista però la situazione grave che stiamo vivendo, mi permetto di rivolgerle le seguenti domande, che presumo siano di interesse collettivo.
Domanda n° 1: In Medio Oriente ci sono un aggredito e due aggressori: quali sanzioni intende applicare l’Italia contro Stati Uniti e Israele, visto che il suo stesso Ministro della Difesa, in Parlamento, ha definito l’aggressione “al di fuori del diritto internazionale”?
Domanda n° 2: Nello specifico, avete già pianificato il blocco dei conti bancari ed il sequestro degli yacht degli oligarchi statunitensi ed israeliani che si trovano in territorio italiano?
Una grande maggioranza del popolo svizzero vuole che la disponibilità di denaro contante sia garantita dalla Costituzione. L’elettorato ha accettato il controprogetto con più del 73% dei voti a favore.
Gli svizzeri e le svizzere usano sempre meno il contante, ma continuano ad amarlo. Ciò che era già emerso nel corso di diversi sondaggi della Banca nazionale svizzera (BNS) si è riflesso anche domenica alle urne.
Più del 73% dell’elettorato ha votato a favore del controprogetto diretto del Governo e del Parlamento, mentre l’iniziativa è stata respinta con più del 54% dei “no”. Entrambe le proposte puntavano ad ancorare il denaro contante e la sua disponibilità nella Costituzione, con alcune differenze di terminologia.
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Guarda a volte la casualità: stavo ascoltando distrattamente la deposizione di Hillary Clinton sul caso Epstein, quando ho sentito due parole che mi hanno fatto saltare sulla sedia: Cantor Fitzgerald.
La Cantor Fitzgerald era una importante società di servizi finanziari globali (brokerage, investment banking e operatore di titoli di Stato USA) che fu praticamente azzerata nell’attacco delle Torri Gemelle. Con gli uffici situati appena sopra il punto di impatto della Torre Nord, tutti i 658 impiegati della Cantor Fitzgerald morirono quel giorno.
Tutti, meno uno: il suo presidente, Howard Lutnick.
E come fece Lutnick a salvarsi?
Il dott. Stramezzi è ricoverato al Policlinico di Milano, in coma, dopo essere stato trovato in fin di vita nella sua abitazione la notte tra il 3 e il 4 marzo. Lo ha comunicato il figlio Pietro con un messaggio social.
Da alcune ore stanno circolando voci che sia morto. Per quanto ho potuto accertare (ho un amico che è in contatto diretto con suo figlio) al momento di scrivere (7PM-4marzo) Stramezzi è ancora in vita, in terapia intensiva, in stato di coma stabile.
Circolano anche sospetti su possibili cause come un avvelenamento, legate alle sue posizioni sui vaccini e ricerche sul cancro.
Leggi tutto: Donald Trump: 5 errori fatali