Ci si interroga sulla recente "svolta" sul "caso Sigonella", l'utilizzo della cui base militare è stato oggi interdetto agli Stati Uniti dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A porre dubbi legittimi non è solo il tempismo con cui le istituzioni italiane hanno scelto di agire - dopo cioè settimane di interrogazioni e mozioni sollevate dalle opposizioni per fare luce sui motivi e sulla natura dell'anomalo traffico aereo che da giorni si registrava sui cieli siciliani. Ma il fatto stesso che il Governo sia intervenuto "a conti fatti", quando cioè bombardieri Usa fossero già in volo verso Sigonella senza che gli stessi vertici militari italiani ne fossero al corrente.
È proprio questo l'aspetto più "grottesco" e "preoccupante" della vicenda: da un lato il Governo italiano che, il 4 Marzo scorso, assicurava come non vi fosse stata "richiesta" di utilizzo di installazioni militari sul territorio nostrano. Dall'altro, l'evidenza - confermata oggi con la mossa risolutiva di Crosetto - che quell'uso c'è stato eccome, e non si è limitato ad "attività di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea" ma si è spinto ad assetti bellici, con l'utilizzo di bombardieri Usa. Proprio di questi velivoli armati Crosetto sarebbe venuto a conoscenza dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, a sua volta informato dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica.
Una idea semplice, per una modifica costituzionale che proteggerebbe davvero i diritti degli italiani.
Le realtà più profonde dell’esistenza umana sono spesso quelle che non potranno mai essere misurate o quantificate. La saggezza. La bellezza. La verità. La compassione. Il coraggio. L’amore. La solitudine. Il dolore. La lotta per affrontare la nostra stessa mortalità. Una vita dotata di significato.Ma forse il più grande enigma è il concetto di anima. Abbiamo un’anima? Le società hanno un’anima? E, nella maniera più basilare, che cos’è un’anima?
Filosofi e teologi, tra cui Platone, Aristotele, Agostino e Arthur Schopenhauer, si sono tutti confrontati con il concetto di anima. Schopenhauer preferiva definire la forza mistica dentro di noi come «volontà». Sigmund Freud utilizzava la parola greca psyche. Ma la maggior parte di loro ha accettato, qualunque fosse la definizione, qualche versione dell’esistenza dell’anima.
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Sono iniziate a New York le fasi preliminari del processo a Nicholas Maduro.
Le accuse sono:
- Cospirazione di narcoterrorismo
- Cospirazione per importare cocaina negli Stati Uniti
- Reati legati al possesso e cospirazione per possesso di armi (mitragliatrici e dispositivi distruttivi).
La procedura si è subito impantanata, perchè Maduro ha dichiarato di non disporre di fondi personali per pagarsi gli avvocati della difesa, e ha chiesto che sia il governo venezuelano a farlo. Ma il giudice distrettuale, Hellerstein, ha negato a Maduro questa possibilità.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, Francesca Albanese, ha chiesto alla Corte penale internazionale (CPI) di emettere mandati di arresto nei confronti di tre ministri israeliani che accusa di essere responsabili di “tortura sistematica” che equivale a genocidio.
In un nuovo rapporto presentato lunedì al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Albanese indica il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Difesa Israel Katz come le principali figure politiche coinvolte nella definizione delle politiche che hanno permesso la tortura dei palestinesi dopo il 7 ottobre 2023.
L’anno scorso, Middle East Eye ha riferito che il procuratore capo della CPI, Karim Khan, aveva preparato le richieste di mandato d’arresto contro Ben Gvir e Smotrich con l’accusa di apartheid prima di andare in congedo a maggio. Ma i mandati non sono ancora stati emessi dai procuratori aggiunti, che sono a capo dell’ufficio di Khan in sua assenza, a causa della minaccia continua di sanzioni da parte degli Stati Uniti.
Il caos nel Golfo Persico ha fatto saltare i piani russofobi della Commissione Europea. La tanto attesa proposta per rendere permanente e definitivo il masochistico divieto alle importazioni di petrolio russo, inizialmente in programma per il 15 aprile, è stata rinviata a data da destinarsi. A confermarlo è l'agenda legislativa aggiornata dell'Unione, mentre a Bruxelles si fatica a trovare una data per il nuovo lancio.
Il rinvio, spiegano fonti europee citate da Reuters, non equivale a una cancellazione. Il testo resta in cantiere, ma la sua presentazione è stata accantonata in considerazione degli "attuali eventi geopolitici". Una formula diplomatica che cela una realtà molto concreta: il mercato globale del petrolio sta attraversando quella che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito "la più grande perturbazione dell'offerta della storia".
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
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Scritto da Francesco Ierardi, “L’alieno dietro la leggenda” è un libro che esplora l’affascinante connessione tra miti e leggende di diverse civiltà ed epoche, sostenendo l’idea che molte di queste storie possano essere interpretate come resoconti di incontri con forme di vita extraterrestre.
Quello che segue è il capitolo del libro intitolato IKTOME, IL MESSAGGERO. Si riporta la leggenda di Iktome, così come fu raccontata dai Sioux a Richard Erdoes, uno storico americano esperto di storia dei pellerossa. La leggenda descrive e anticipa l’arrivo dell’uomo bianco nelle praterie americane.
In corsivo la leggenda originale raccontata dai Sioux, in grassetto i commenti dell’autore del libro.
di Pino Arlacchi
Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso.
Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo sottotraccia.
L’Iran è consapevole dell’inferiorità militare convenzionale rispetto alla superpotenza atlantica, e ha scelto di non contrastarla aereo contro aereo, nave contro nave, bomba contro bomba. Teheran non punta a vincere sul campo di battaglia. Ha sviluppato una strategia asimmetrica rivolta a colpire il nocciolo duro del capitalismo finanziario globalizzato: il petrodollaro. La ricchezza generata dal petrolio pagato in dollari, e investita nel sistema finanziario mondiale controllato da Wall Street e Tesoro Usa.
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