Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo, vista la sua infinita presunzione che gli impedisce di riconoscerli, questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.

Primo errore: fidarsi di Netanyahu

La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donal Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.

Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.

Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, lui si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.



Secondo errore: contare sulla ribellione del popolo iraniano

Qualcuno (il Mossad?) deve aver detto a Trump che “il popolo iraniano è pronto a ribellarsi e ad abbattere il regime degli Ayatollah”. Questo lo si deduceva chiaramente dai discorsi fatti dallo stesso Trump nei primi giorni di guerra.

Ma l’idea di una “soluzione popolare” è rapidamente sfumata, e Trump ha smesso subito di parlarne pubblicamente. Evidentemente, o la porzione di popolo contraria al regime è molto minore di quanto immaginato, oppure la stessa popolazione iraniana, pur essendo contraria agli Ayatollah, è rimasta talmente indignata ed offesa dall’attacco traditore degli USA, che questo ha ricompattato momentaneamente tutti gli iraniani a favore del regime. E colpire a sangue freddo una scuola con 160 bambine innocenti non può certo aver aiutato.

Terzo errore: non prevedere la chiusura prolungata di Hormuz

Il fatto stesso che la Cina riceva il 45% del suo petrolio tramite lo stretto di Hormuz deve aver fatto pensare a Donald Trump che gli iraniani non lo avrebbero mai bloccato per un tempo prolungato. Non aveva pensato che gli iraniani potessero chiuderlo selettivamente, lasciando passare le petroliere dei paesi amici, e fermando invece quelle dei paesi aggressori. Grande ooooops.

Quarto errore: Non prevedere l’attacco ai paesi del golfo come Kuwait, Bahrein, Dubai, Emirati, e la stessa Arabia Saudita.

Trump si è cullato (è stato cullato?) per lungo tempo nell’idea che l’Iran fosse una potenza isolata, accerchiata da paesi arabi ostili. Nelle varie ipotesi, i “grandi strateghi” del Pentagono avranno quindi escluso un attacco dell’Iran ai paesi del Golfo, in quanto – pensavano loro – questo non avrebbe fatto che coalizzare contro lo stesso Iran i paesi del Golfo, che sono tutti (eccetto il Bahrain) a maggioranza sunnita. Nuovamente, questo si è dimostrato un monumentale errore di calcolo: i paesi arabi del Golfo sono prima di tutto arabi, e la loro “amicizia” con gli americani è limitata agli interessi di tipo commerciale che hanno costruito nel tempo. Ma gli arabi sono anche musulmani, e la differenza fra sciiti e sunniti sembra scomparire di fronte al rischio di vedersi bombardati per colpa degli americani. Nessun paese arabo oserebbe mai entrare in guerra accanto agli USA in questo momento, perchè questo significherebbe entrare in guerra a fianco di Israele. Il contraccolpo sociale sarebbe immenso, e nessun leader dei paesi arabi vuole rischiare di ritrovarsi la popolazione in rivolta nelle strade di casa propria. Hanno quindi scelto il profilo basso, smentendo – nuovamente – i calcoli del Pentagono.

Quinto errore: pensare di avere una base elettorale solida ed inossidabile.

Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunqe, senza mai mettere in discussione le sue scelte.

Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.

La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento (Marjorie Taylor Green, Thomas Massie, Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens, ecc), Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.

L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.

Massimo Mazzucco

Comments  
Chiedo per un amico: dopo JFK è mai esistito un presidente USA che non sia stato un burattino nelle mani di qualcun altro (e spesso pure scemi come le capre)?

Dobbiamo sperare che non si realizzi la profezia di un "colpo di coda" in grande stile USA di questo essere spregevole.
Concordo in linea generale con l'articolo, ma non può essere solo il talento di Netanyahu a prendere a godere l'idiozia di Trump. I sionisti devono avere un controllo determinante su grande parte dello staff del presidente statunitense. Non mi sembra possibile che Trump decida sempre e solo di pancia, le radici della manipolazione sionista sono certamente più profonde, vedi i faldoni Epstein.
Trump e’ un povero scellerato, nelle mani di chi lo ha messo lì, gruppi di forza e di potere a cui deve rispondere: sionisti e lobby delle armi in primis.
Per usare le sue stesse parole e’ un “loser”: Netanyahu se lo rigira come un calzino.
Ha fatto tanti di quei danni all’economia e alle popolazioni da quando è alla Casa Bianca che dovrebbero fare un premio Nobel apposito. E ce lo dobbiamo ciucciare per altri 3 anni.
Oddio JD Vance (Bowman) che rimuove il Presidente per non affondare con lui?
Perché no! Ma cosa deve ancora succedere? Qualche sorta di debacle militare? Od il barile a 220 bucks?
Sono ingenuo a pensare che dall'oggi al domani Trump ritiri l'esercito e lasci che l'altro (impegnato su più fronti) si arrangi?
Però non oso immaginare se dovessero affondargli una portaerei.
errore N°6: pensare che l'europa voglia collaborare ad una sua iniziativa unilaterale.

Quote:

#5 Red_Max
... non oso immaginare se dovessero affondargli una portaerei....

... tipo quel ferrovecchio della portaerei USS Nimitz (CVN-68)?...
... a cui hanno da poco allungato la durata prima di essere demolita?...
... giusto giusto il tempo per una false flag contro l'Iran?...
... io la porterei nello Stretto di Hormuz...
... poi la farei ben sforacchiare dai missili iraniani...
... e poi griderei: aiuto! aiuto!... c'è un'aggressore... (và molto di moda...)
... così mi risparmierei la demolizione...
... e poi darei la valigetta dei bottoni delle armi nucleari all'innominato...
... che si metterebbe a pigiarli tutti come stesse suonando l'organo in chiesa...