Il Vecchio Continente scopre il prezzo della sua sudditanza: la guerra voluta dalla coalizione Epstein non è solo un'aggressione all'Iran, ma l'ultimo atto per blindare l'ordine unipolare. E Bruxelles, che ha chiuso con Mosca per obbedienza, oggi paga il conto più caro di tutti.
di Fabrizio Verde
C'è un'ombra che si allunga sul Vecchio Continente e non è solo quella della crisi energetica. Mentre i riflettori dei media occidentali restano puntati sulle presunte "spaccature" interne all'Unione, la tempesta perfetta si sta addensando altrove, e precisamente in Medio Oriente. A lanciare l'allarme, con il tono misurato di chi è abituato a maneggiare miliardi, è il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità, Pierre Gramegna. Da Bruxelles, nella grigia routine di una conferenza stampa, ha dipinto uno scenario che farebbe tremare i polsi a qualsiasi analista: la guerra innescata dall'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele (la coalizione Epstein) contro l'Iran non è solo una tragedia umanitaria, ma sta già riscrivendo le sorti economiche dell'Europa.
di Riccardo Pizzirani
Illustre Presidente del Consiglio:
Sono un cittadino qualunque, e come tale non avrei il diritto di interpellarla direttamente. Vista però la situazione grave che stiamo vivendo, mi permetto di rivolgerle le seguenti domande, che presumo siano di interesse collettivo.
Domanda n° 1: In Medio Oriente ci sono un aggredito e due aggressori: quali sanzioni intende applicare l’Italia contro Stati Uniti e Israele, visto che il suo stesso Ministro della Difesa, in Parlamento, ha definito l’aggressione “al di fuori del diritto internazionale”?
Domanda n° 2: Nello specifico, avete già pianificato il blocco dei conti bancari ed il sequestro degli yacht degli oligarchi statunitensi ed israeliani che si trovano in territorio italiano?
Come ha fatto Israele ad avere la bomba atomica negli anni '60, e perchè ancora oggi non deve sottostare al Trattato Internazionale di Non-Proliferazione Nucleare.
Assedio a Cuba, assedio a Gaza
Le stesse motivazioni genocide dell'assedio israeliano-americano a Gaza sono state imposte per isolare e soffocare Cuba. Gli Stati Uniti hanno vietato l'ingresso di merci a Cuba, imposto un blocco totale del petrolio e aumentano le sanzioni , causando perdite per miliardi di dollari ogni anno, impoverendo il Paese. Mentre soffocano l'infrastruttura di una distribuzione alimentare uniforme ed efficiente a Cuba, gli aiuti statunitensi vengono erogati solo alla Chiesa cattolica e alle ONG sostenute dagli Stati Uniti, specificamente per aggirare la distribuzione attraverso lo Stato. Ciò è inquietantemente coerente con l'orribile e mortale "Gaza Humanitarian Foundation (GHF)" di Stati Uniti e Israele.
A Gaza, hanno imposto un assedio barbaro e totale, hanno rifiutato l'ingresso di qualsiasi merce e aiuto e hanno vietato l'accesso ai gruppi umanitari internazionali per giustificare la fornitura di misere quantità di aiuti da parte dei mercenari statunitensi tra un colpo e l'altro. Stati Uniti e Israele hanno massacrato almeno 2.603 persone e ne hanno ferite altre 19.034 presso i punti di distribuzione della GHF. Non vi è stata alcuna assunzione di responsabilità o azione contro questi barbari campi di sterminio.
di Rameen Siddiqui – Modern Diplomacy
Per la prima volta in più di mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio.
Il 5 febbraio 2026 scadrà l'ultimo trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. Non ci sarà alcuna denuncia drammatica, nessun vertice di crisi, nessun negoziato dell'ultimo minuto. Il nuovo trattato START, che dal 2011 ha fissato un limite massimo di 1.550 testate nucleari strategiche per parte, cesserà semplicemente di esistere.
Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio. E ciò accade non per una scelta politica deliberata, ma per qualcosa di molto più banale: una paralisi politica mascherata da pazienza strategica.
Attenzione: questo articolo è stato rimosso, perchè privo di fonti originali. Le informazioni quindi non erano verificabili.
Chi vuole può comunque leggere l'articolo sul sito di Maurizio Blondet, dove è stato pubblicato
Ci scusiamo con i nostro lettori per l'inconveniente.
Massimo Mazzucco
Se i nostri politicanti (Meloni in testa) avessero solo un decimo delle palle di quest'uomo.
Nei giorni scorsi molti commentatori – giustamente – hanno puntato il dito sulla questione del petrolio venezuelano. Nessuno ovviamente crede alla storiella del narcotraffico, ed è chiaro a tutti che il petrolio del Venezuela facesse gola agli Stati Uniti. Era quello il motivo principale della rimozione di Maduro.
In fondo l’ha dichiarato apertamente lo stesso Trump, nella sua conferenza stampa: “Riprenderemo il controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il petrolio del Venezuela”.
Sembra però esserci anche un altro motivo, molto meno vistoso, che può aver portato alla rimozione del presidente venezuelano: il fatto che da quasi sei anni stesse cercando testardamente di riportare a casa l’oro del Venezuela, detenuto nel caveau della Banca d’Inghilterra.
La decisione di Israele di riconoscere formalmente il Somaliland ha innescato una dura reazione diplomatica, in particolare da parte della Cina, e ha riacceso le tensioni geopolitiche nel Corno d’Africa. Pechino ha condannato apertamente la mossa, definendola un atto pericoloso che rischia di destabilizzare ulteriormente una regione già fragile.
Il Ministero degli Esteri cinese ha ribadito che il Somaliland è una “parte inseparabile” della Somalia e ha messo in guardia qualsiasi Paese dal sostenere o incoraggiare forze separatiste per interessi egoistici. Il portavoce Lin Jian ha affermato che la Cina sostiene con fermezza la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale della Somalia, opponendosi a qualsiasi tentativo di smembramento del suo territorio. Pechino ha inoltre esortato le autorità del Somaliland a cessare immediatamente le attività separatiste e le collaborazioni con attori esterni, sottolineando che la questione è un affare interno somalo che deve essere risolto dal popolo somalo nel rispetto della propria Costituzione.
Siamo tornati all’età dei pirati. Solo che una volta i predoni del mare usavano dei piccoli battelli per abbordare le navi da rapinare, mentre ora usano gli elicotteri e si calano dal cielo come nei film d’azione. Ma, a parte l’estetica, nulla nella sostanza è cambiato.
La prepotenza del più forte si impone su chi è debole e indifeso, e se per caso qualcuno osasse obiettare su questo tipo di azione violenta, è già pronta la risposta “legale” del ministro di giustizia Pam Bondi: “La petroliera era sotto sanzioni americane a causa del suo coinvolgimento in una rete di traffico illecito di petrolio che supporta organizzazioni terroristiche all’estero”.
Leggi tutto: Geopolitica e greggio: così la guerra della coalizione Epstein in Iran strangola l'Europa