Potente discorso di Jeffrey Sachs all’Europarlamento. L’errore e il rischo di voler umiliare la Russia.
Le prossime due settimane rappresenteranno un momento molto delicato nei già precari equilibri internazionali.
Trump e Netanyahu infatti vanno ad elezioni ravvicinate, e nessuno dei due ha la garanzia di non uscirne con le ossa rotte.
Se poi pensiamo che i due sono complici e responsabili per la recente guerra contro l’Iran, c’è il rischio concreto di una devastante “October surprise” a pochi giorni dalle elezioni: un nuovo attacco all’Iran, per giustificare in qualche modo la loro “necessità” di restare al potere. Solo due giorni fa Hegseth e Netanyahu si sono incontrati a Tel Aviv, e non credo che volessero discutere di calcio.
di Marinella Mondaini
"La maggioranza dei cittadini italiani è contraria agli aiuti all’Ucraina", ha ammesso il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto in una recente intervista alla BBC. Ma ai vertici del Paese non importa assolutamente nulla. Questo è ciò che Crosetto ha fatto ben intendere.
"La maggioranza dei nostri cittadini, anche sotto l’influenza di fattori esterni (chissà quali, ma lui insinua l'"influenza russa), ovviamente è contraria agli aiuti all’Ucraina. È difficile spiegare alla gente che è necessario aiutare quel Paese a resistere e che tale aiuto non significa affatto opporsi alla pace. Noi stessi vorremmo che la pace arrivasse già domattina".
“I sospetti si orientano sulle tattiche da guerra ibrida di cui sono esperti gli hacker russi. Dietro la manomissione delle temperature potrebbe esserci Mosca, determinata ad alimentare il caos nei paesi europei, con azioni che colpiscono non solo i produttori di armi per l’Ucraina, ma anche reti ferroviarie, aeroporti, banche dati. L’eventualità che nell’obiettivo possano finire anche scuole e ospedali rende la minaccia ancora più allarmante.”
Lo ha detto il telegiornale.
E’ giunto il momento che tutti i migliori fisici del mondo si riuniscano, e fondino una nuova fisica. Devono farlo, perchè al momento attuale stanno accadendo cose che non sono compatibili con il mondo tradizionale che noi conosciamo.
Provate a pensare: gli Stati Uniti provocano per otto anni la Russia, minacciando continuamente di far entrare l’Ucraina nella Nato. Nel frattempo armano e preparano militarmente l’Ucraina, per combattere la Russia in caso di invasione. Quando finalmente la Russia, messa alle strette, è costretta ad invadere, scatta la condanna morale da parte di tutto il mondo occidentale, Stati Uniti in primis.
Il brutto e cattivo Putin viene additato come “criminale sanguinario”, al punto da giustificare contro di lui sanzioni di ogni tipo. Fra queste, c’è anche la proibizione di comprare petrolio e gas russi, che abbiamo sempre acquistato a prezzi convenienti.
Un discorso di quasi mezz'ora durante il quale il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, parlando ad una platea semi-vuota e con le spalle al muro, ha sparato a zero contro tutti, Regno Unito e Francia, leader siriano Ahmad al-Sharaa e sindaco newyorkese Zohran Mamdani, arrivando a negare sistematicamente l'evidenza sul genocidio a Gaza e sulla guerra illegale in Medio Oriente. "Prima di iniziare, solo un rapido avviso: se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora" è stato l'inizio provocatorio di Netanyahu al vedere membri delle delegazioni fischiare e abbandonare l'aula in segno di protesta, mentre fuori dal Palazzo di Vetro migliaia di dimostranti hanno manifestato chiedendo l'arresto del premier sionista accusato di genocidio e crimini di guerra.
di Filippo Rossi (da Mosca).
Ho appena assistito al quarto forum internazionale Dialogue about Fakes 4.0 tenutosi ieri a Mosca. Il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato un messaggio chiaro all'Occidente e alle fake news, in particolare quelle dell'Unione europea, sottolineando la pubblicazione di un rapporto che rende giustizia alle sue forze armate, tacciate di crimini di guerra e contro l'umanità per gli eventi controversi avvenuti nella cittadina di Bucha nel marzo del 2022. Secondo la propaganda ucraina e occidentale, infatti, questa strage sarebbe costata la vita a più di 1500 civili uccisi e torturati brutalmente durante “l’occupazione russa del villaggio”.
Un fatto che per Lavrov e il governo russo è diventato una questione di principio e di onore, non per giustificarsi di qualcosa che l’esercito di Mosca non ha mai commesso, ma per dimostrare come la comunità occidentale si sia accanita contro la Russia proprio per aumentare la tensione e lanciare provocazioni.
«Queste dichiarazioni sono la prova diretta della politica statunitense di dispiegare armi nello spazio e di utilizzarle in operazioni di combattimento per assicurarne il dominio e la superiorità». La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zajarova, ha commentato le dichiarazioni del segretario dell’Aeronautica Militare, Troy Meink, sul dispiegamento di armamenti statunitensi nello spazio, che come l'AntiDiplomatico vi abbiamo riportato ieri.
Durante la conferenza annuale «Aria, Spazio e Cyberspazio», Meink ha giustificato il dispiegamento con l’argomentazione di proteggere le truppe statunitensi e difendere le forze del Paese da eventuali «azioni ostili da parte degli avversari».
Durante una sua live, Red Ronnie ha letto la lettera di una donna cubana che ha ricevuto da Romina Power (la Power si trova attualmente in visita a Cuba). Questo è il testo integrale:
LETTERA APERTA AL MONDO
All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington. E il mondo guarda dall'altra parte.
L’ultimo, disperato tentativo da parte della Germania di alzare la tensione con la Russia è la barzelletta del drone russo “trovato” all’aeroporto di Lipsia.
La parte comica di questa barzelletta è che il drone sarebbe stato trovato per caso, da un inserviente dell’aeroporto, dolcemente appoggiato a terra accanto ad un aereo da trasporto ucraino.
La spiegazione di questo strano ritrovamento è che “il drone portava con sé un ordigno esplosivo che però non è scoppiato, perché il detonatore era difettoso”.
Quello che è stato venduto al mondo come un accordo storico tra Washington e Caracas ha i contorni di una rapina a mano armata, consumata non con le pistole ma con la penna e il ricatto geopolitico. Donald Trump ha annunciato in prima persona, con il tono trionfale e spavaldo che gli è abituale su Truth Social, che gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo maggioritario su oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate di petrolio in Venezuela. Diciassette giacimenti strategici sparsi tra la Fascia dell'Orinoco e il Lago di Maracaibo, il cuore pulsante dell'industria petrolifera venezuelana, passano di fatto sotto la gestione delle compagnie USA. Per un paese che fino a pochi mesi fa era strangolato da un apparato di sanzioni senza precedenti, la mossa ha il sapore amaro della resa incondizionata.
La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha confermato l'intesa con un comunicato che parlava di investimenti per oltre 100 miliardi di dollari e di tributi per 209 miliardi destinati alle casse dello Stato. Numeri che, letti in fretta, possono impressionare. Ma basta fermarsi un istante e fare una divisione elementare per capire che qualcosa non torna. Duecentonove miliardi diviso 65 miliardi di barili fa 3 dollari e 22 centesimi per barile. È questa la cifra che il Venezuela incasserebbe su ogni barile estratto dal proprio sottosuolo.
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