di Pino Arlacchi
Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso.
Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo sottotraccia.
L’Iran è consapevole dell’inferiorità militare convenzionale rispetto alla superpotenza atlantica, e ha scelto di non contrastarla aereo contro aereo, nave contro nave, bomba contro bomba. Teheran non punta a vincere sul campo di battaglia. Ha sviluppato una strategia asimmetrica rivolta a colpire il nocciolo duro del capitalismo finanziario globalizzato: il petrodollaro. La ricchezza generata dal petrolio pagato in dollari, e investita nel sistema finanziario mondiale controllato da Wall Street e Tesoro Usa.
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, lui si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Il Vecchio Continente scopre il prezzo della sua sudditanza: la guerra voluta dalla coalizione Epstein non è solo un'aggressione all'Iran, ma l'ultimo atto per blindare l'ordine unipolare. E Bruxelles, che ha chiuso con Mosca per obbedienza, oggi paga il conto più caro di tutti.
di Fabrizio Verde
C'è un'ombra che si allunga sul Vecchio Continente e non è solo quella della crisi energetica. Mentre i riflettori dei media occidentali restano puntati sulle presunte "spaccature" interne all'Unione, la tempesta perfetta si sta addensando altrove, e precisamente in Medio Oriente. A lanciare l'allarme, con il tono misurato di chi è abituato a maneggiare miliardi, è il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità, Pierre Gramegna. Da Bruxelles, nella grigia routine di una conferenza stampa, ha dipinto uno scenario che farebbe tremare i polsi a qualsiasi analista: la guerra innescata dall'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele (la coalizione Epstein) contro l'Iran non è solo una tragedia umanitaria, ma sta già riscrivendo le sorti economiche dell'Europa.
di Riccardo Pizzirani
Illustre Presidente del Consiglio:
Sono un cittadino qualunque, e come tale non avrei il diritto di interpellarla direttamente. Vista però la situazione grave che stiamo vivendo, mi permetto di rivolgerle le seguenti domande, che presumo siano di interesse collettivo.
Domanda n° 1: In Medio Oriente ci sono un aggredito e due aggressori: quali sanzioni intende applicare l’Italia contro Stati Uniti e Israele, visto che il suo stesso Ministro della Difesa, in Parlamento, ha definito l’aggressione “al di fuori del diritto internazionale”?
Domanda n° 2: Nello specifico, avete già pianificato il blocco dei conti bancari ed il sequestro degli yacht degli oligarchi statunitensi ed israeliani che si trovano in territorio italiano?
Come ha fatto Israele ad avere la bomba atomica negli anni '60, e perchè ancora oggi non deve sottostare al Trattato Internazionale di Non-Proliferazione Nucleare.
Assedio a Cuba, assedio a Gaza
Le stesse motivazioni genocide dell'assedio israeliano-americano a Gaza sono state imposte per isolare e soffocare Cuba. Gli Stati Uniti hanno vietato l'ingresso di merci a Cuba, imposto un blocco totale del petrolio e aumentano le sanzioni , causando perdite per miliardi di dollari ogni anno, impoverendo il Paese. Mentre soffocano l'infrastruttura di una distribuzione alimentare uniforme ed efficiente a Cuba, gli aiuti statunitensi vengono erogati solo alla Chiesa cattolica e alle ONG sostenute dagli Stati Uniti, specificamente per aggirare la distribuzione attraverso lo Stato. Ciò è inquietantemente coerente con l'orribile e mortale "Gaza Humanitarian Foundation (GHF)" di Stati Uniti e Israele.
A Gaza, hanno imposto un assedio barbaro e totale, hanno rifiutato l'ingresso di qualsiasi merce e aiuto e hanno vietato l'accesso ai gruppi umanitari internazionali per giustificare la fornitura di misere quantità di aiuti da parte dei mercenari statunitensi tra un colpo e l'altro. Stati Uniti e Israele hanno massacrato almeno 2.603 persone e ne hanno ferite altre 19.034 presso i punti di distribuzione della GHF. Non vi è stata alcuna assunzione di responsabilità o azione contro questi barbari campi di sterminio.
di Rameen Siddiqui – Modern Diplomacy
Per la prima volta in più di mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio.
Il 5 febbraio 2026 scadrà l'ultimo trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. Non ci sarà alcuna denuncia drammatica, nessun vertice di crisi, nessun negoziato dell'ultimo minuto. Il nuovo trattato START, che dal 2011 ha fissato un limite massimo di 1.550 testate nucleari strategiche per parte, cesserà semplicemente di esistere.
Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del mondo opereranno senza limiti reciproci sui loro arsenali a lungo raggio. E ciò accade non per una scelta politica deliberata, ma per qualcosa di molto più banale: una paralisi politica mascherata da pazienza strategica.
Attenzione: questo articolo è stato rimosso, perchè privo di fonti originali. Le informazioni quindi non erano verificabili.
Chi vuole può comunque leggere l'articolo sul sito di Maurizio Blondet, dove è stato pubblicato
Ci scusiamo con i nostro lettori per l'inconveniente.
Massimo Mazzucco
Se i nostri politicanti (Meloni in testa) avessero solo un decimo delle palle di quest'uomo.
Nei giorni scorsi molti commentatori – giustamente – hanno puntato il dito sulla questione del petrolio venezuelano. Nessuno ovviamente crede alla storiella del narcotraffico, ed è chiaro a tutti che il petrolio del Venezuela facesse gola agli Stati Uniti. Era quello il motivo principale della rimozione di Maduro.
In fondo l’ha dichiarato apertamente lo stesso Trump, nella sua conferenza stampa: “Riprenderemo il controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il petrolio del Venezuela”.
Sembra però esserci anche un altro motivo, molto meno vistoso, che può aver portato alla rimozione del presidente venezuelano: il fatto che da quasi sei anni stesse cercando testardamente di riportare a casa l’oro del Venezuela, detenuto nel caveau della Banca d’Inghilterra.
Leggi tutto: Il cuore del dollaro colpito nel Golfo