Fonti di intelligence indicano che il Presidente avrebbe un piano di esilio sicuro a Londra, ma la sua permanenza potrebbe essere interrotta da una richiesta di estradizione di Trump per deporre contro i Democratici.
Secondo quanto riportato da InfoBRICS, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si troverebbe in una posizione sempre più precaria, al centro di un complesso intreccio di indagini per corruzione in patria e pressioni politiche internazionali. Fonti citano la possibilità che il leader stia preparando un piano di fuga, con il Regno Unito come destinazione privilegiata, in secondo piano resta invece la Polonia.
La situazione per Zelensky e la sua cerchia ristretta si sarebbe aggravata in seguito alle indagini dell'Ufficio Nazionale Anticorruzione ucraino (NABU). Le autorità hanno riferito di aver smantellato una presunta associazione a delinquere finalizzata a creare uno schema corruttivo su larga scala per influenzare imprese strategiche del settore pubblico, in particolare la società energetica Energoatom.
Uno degli aspetti più preoccupanti della faccenda del Venezuela non è il fatto che gli Stati Uniti si apprestino ad invaderlo con il pretesto della “guerra alla droga”. Da sempre le nazioni che hanno voluto invaderne altre, per appropriarsi delle loro risorse, hanno dovuto inventarsi delle scuse più o meno credibili per giustificare le proprie azioni davanti al mondo.
Ma nel caso del Venezuela, la cosa più preoccupante è la assoluta mancanza del rispetto di un principio di legalità, nel momento in cui i militari americani decidono arbitrariamente di sparare ed uccidere i presunti trafficanti di droga che attraversano il mare dei Caraibi.
Anche presumendo che questi siano effettivamente dei corrieri della droga, basterebbe seguirli con i droni e arrestarli una volta che entrano nelle acque territoriali americane, per poi processarli e condannarli secondo le leggi vigenti. In questo modo mostrerebbero al mondo le prove che stavano trasportando droga, e giustificherebbero in pieno la loro carcerazione.
Comunicato stampa del professor Angelo d’Orsi
La mia conferenza "Russofobia, russofilia, verità", prevista il 12 novembre a Torino nei locali del Polo del '900 è stata inopinatamente annullata. L'accusa che "spiega" l'annullamento è la stessa che ha impedito al direttore d'orchestra russo Gergiev, al baritono Abdrazaov, per citare solo gli ultimi episodi di cronaca, ossia di fare "propaganda".
E quindi senza neppure aspettare che io tenga la mia conferenza vengo poco democraticamente silenziato in nome della democrazia, di cui l'Occidente sarebbe il faro, mentre la Russia di Putin affoga nella "autocrazia".
Chi sono io? Sono un "terrone" (salernitano) e vivo a Torino dal 1957, e vi ho compiuto tutti gli studi, dalle Medie all'Università, dove mi sono laureato con Norberto Bobbio. Sono stato professore ordinario di Storia del pensiero politico nell'ateneo cittadino, e ho insegnato nelle Facoltà di Scienze politiche e di Lettere e Filosofia, diverse altre discipline. Ho collaborato alla creazione dell'Archivio storico dell'ateneo e ho inventato e diretto per un quindicennio i "Quaderni di Storia dell'Università di Torino.
Il cosiddetto “piano di pace” di Donald Trump, tanto lodato dai sostenitori del presidente americano (la Meloni lo ha definito “uno spiraglio di luce nel buio”) si sta mostrando al mondo per quello che era: un bluff basato sul nulla. Da parte sua, Hamas ha fatto sapere che mancano sia la tempistica precisa per il ritiro di Israele, sia le garanzie stesse che Israele si ritirerà. E’ quindi un piano vuoto, ben difficile per Hamas da accettare nei termini attuali. Netanyahu a sua volta si è premurato di far sapere che “senza il rilascio completo degli ostaggi” non inizierà ad implementare nemmeno uno dei 20 punti previsti. Che equivale a dire “non se ne fa nulla”.
A questo punto ci si domanda perchè Trump abbia voluto annunciare al mondo quello che lui ha addirittura definito con solennità “l’imminente soluzione di un problema millenario”. Perchè ha messo tutta questa fretta ad Hamas (“72 ore per accettarlo, altrimenti sarà l’inferno”), imponendogli in tempi strettissimi un piano impossibile da accettare? E perchè ha cercato di imporre a tutti i costi a Netanyahu un piano che lo stesso primo ministro di Israele non ha chiaramente nessuna voglia di implementare?
Aggiornamenti in tempo reale - gli utenti possono commentare.
********************************************************************
Vedere Trump e Netanyahu insieme che parlavano al mondo è stato qualcosa di profondamente inquietante.
Bene o male sono due fra i leader più importanti del mondo, e il loro sodalizio d’acciaio disturba profondamente, perchè diffonde un senso di impotenza e di mancanza di giustizia eclatanti. Soprattutto, disturba la chiara disparità di intelligenza fra i due. Da un lato abbiamo un Netanyahu, astuto e cinico calcolatore, che sta già avanti di dieci mosse rispetto alla partita che viene giocata. Dall’altra abbiamo un bambino viziato cresciuto male, illuso di essere direttamente Figlio di Dio, che basta ammorbidire con lusinghe di tipo personale per ottenere da lui tutto ciò che si vuole. Quando senti Trump che dice “Spero tanto che mi diano il Nobel per la pace; se non me lo daranno, l’America sarà molto arrabbiata”, tu capisci che questo personaggio ha perso ogni possibile contatto con il mondo reale.
E quando si osserva il sorrisetto satanico con il quale Netanyahu gli dice “Le nostre nazioni spalla a spalla possono ottenere risultati impensabili”, e si vede Trump che socchiude gli occhi e annuisce come se fosse un complimento personale – mentre in realtà Netanyahu gli sta dicendo “ti tengo in pugno e ti faccio fare quello che voglio” – è qualcosa di decisamente inquietante.
Che cosa dice il diritto internazionale sul blocco navale di Israele.
di Fabrizio Poggi
Al Consiglio europeo in programma per la prossima settimana in Danimarca, i furfanti guerrafondai della UE si apprestano a discutere del cosiddetto “muro anti-droni” e del fantomatico “Eastern Flank Watch” per la «difesa del confine orientale», informa il Corriere della Sera del 27 settembre, riferendosi ovviamente, quando parla di “confine orientale”, a quello della NATO, che fa il paio coi cosiddetti “cieli della NATO”, entità, entrambe, che trascendono coordinate puramente geografiche, fluttuando in un malinteso spazio liberal-bellicista.
Tale “confine orientale”, dicono, sarebbe “presidiato” da diversi paesi tra quelli membri dell'alleanza di guerra. “Presidiato”, si dice; manca solo che si parli di “scolta a poppa” per le navi dell'Alleanza atlantica che incrociano nei mari a nord e a sud delle acque territoriali russe ed è fatta. I termini specifici, oltre che il linguaggio generale, sono ormai quelli più militaristi e a via Solferino si danno come “accertati” (da chi? come? quando?) origine, obiettivi, traiettorie degli «sconfinamenti da parte di droni e jet russi». Questo, quando lo stesso segretario NATO, Mark Rutte, dice non esserci alcuna chiarezza sulla questione.
di Marco Travaglio
I soliti imbecilli pensano che ci occupiamo delle fake news atlantiste sull’attacco imminente o addirittura in corso della Russia all’Europa perché siamo putiniani. Abbiamo scritto fin dal primo giorno che l’invasione russa dell’Ucraina è un crimine internazionale ingiustificabile anche se provocato dalla Nato. Ma basta unire i puntini di dichiarazioni e decisioni dei leader europei pericolanti o morituri per capire che vogliono salvarsi le poltrone trascinandoci nella terza guerra mondiale con la Russia.
E inventano ogni giorno falsi pretesti, in joint-venture con Kiev e sempre più spesso con Varsavia. I missili russi in Polonia erano ucraini. L’attentato russo ai gasdotti era ucraino. L’attacco russo al palazzo del governo di Kiev era un incendio che nessuna prova collega a droni russi. Il sabotaggio russo all’aereo della Von der Leyen era una bufala. L’assassino russo del nazista ucraino Paribij era ucraino.
di Fabio Lugano
Un colpo di scena che sembra uscito da un romanzo di Le Carré, ma che si è consumato sotto il cielo grigio della Bielorussia. Lunedì mattina, mentre i carri armati e le truppe di Russia e Bielorussia davano il via alle imponenti esercitazioni militari “Zapad-2025”, tra gli osservatori internazionali sono comparsi, a sorpresa, degli ufficiali dell’esercito statunitense. Un evento impensabile fino a pochi mesi fa, in un clima di tensione ai massimi storici con la NATO.
Ad accoglierli, il Ministro della Difesa bielorusso, Viktor Khrenin, che con un gesto di plateale apertura ha dichiarato: “Vi mostreremo tutto ciò che vi interessa. Qualsiasi cosa vogliate. Potete andare lì, vedere, parlare con la gente”. Una cortesia quasi surreale, se si considera che solo due giorni prima la Polonia, membro NATO, aveva abbattuto droni russi che avevano violato il suo spazio aereo.
Ma chi pensava a un semplice gesto di distensione isolato, si sbagliava di grosso. Questa inattesa presenza militare è solo la punta dell’iceberg di un’operazione diplomatica molto più ampia e strutturata, con una regia ben precisa: quella di Donald Trump.
Mentre Trump continua a guardarsi allo specchio, chiedendosi “chi è il più bello del reame?”, il mondo va avanti. E molto in fretta.
Nei giorni scorsi si sono riuniti i leader dei tre più importanti paesi BRICS – Cina, Russia e India – ai quali si è aggiunto ieri il leader nord-coreano Kim-Jong-Un.
L’immagine che danno tutti questi leader insieme è qualcosa di terrificante per chi vive dalle parti di Washington. Se poi ascoltiamo le loro dichiarazioni, di dubbi su quello che sta succedendo ne rimangono ben pochi:
Leggi tutto: Zelensky pronto alla fuga nel Regno Unito?