A Giorgia Meloni il potere deve aver dato alla testa. O meglio, lei deve aver scambiato l’idea di essersi momentaneamente seduta accanto a persone potenti con la potenza stessa.
Non si spiegherebbe altrimenti l’idea, da lei avanzata, di proporre “un piano per sostegno in 24 ore all'Ucraina se Mosca attacca”. Questa proposta “impegnerebbe i firmatari a consultarsi entro 24 ore su una risposta militare, in caso di nuovo attacco della Russia.” In altre parole, una sorta di Articolo 5 della NATO, esteso ad un paese non NATO.
Proposta decisamente ridicola e pericolosissima insieme.
Da tutte le indiscrezioni e le mezze frasi uscite dal multi-confronto di ieri – prima Trump e Zelensky da soli, poi con l’aggiunta dei leader europei – una sola cosa è uscita con chiarezza: non esiste un accordo sulla cessione dei territori conquistati dalla Russia.
Parlano tutti di pace generica, di garanzie di sicurezza, e persino di “restituzione dei bambini” – come se quella fosse la cosa più importante - ma sui futuri confini fra Ucraina e Russia nessuno si è sbilanciato.
In seguito alla “lettera di appello” di Melania Trump a Putin per i bambini ucraini, ripubblichiamo questo articolo di Vincenzo Lorusso (Donbass Italia) del 3 giugno 2025
Nell’ambito dei colloqui russo-ucraini a Istanbul del 2 giugno è stata consegnata una lista di 339 bambini che si troverebbero nel territorio russo, quelli che l’Ucraina definisce “bambini rapiti”. Non vogliamo entrare nel merito dell’accusa di bambini rapiti, oppure contesi o ancora salvati dalle bombe, a seconda ovviamente dei punti di vista. La delegazione ucraina ha finalmente inviato alla parte russa la lista con i nominativi di questi bambini.
Per anni abbiamo sentito parlare di ventimila, trentamila, magari milioni, ma oggi abbiamo saputo ufficialmente dalla parte ucraina che questi bambini sarebbero 339. Qualcosa che noi abbiamo sempre saputo, abbiamo sempre parlato di bambini salvati dalle bombe, al limite contesi (casi di bambini con un genitore a Kiev e l’altro a Donetsk, ad esempio); ma certamente non rapiti.
Com’era prevedibile, è stato annullato il concerto di Valery Gergiev alla Reggia di Caserta. Pina Picierno vince ancora.
Fatti salvi gli inutili commenti sulla bigotteria di questo genere di scelte, a me resta solo una domanda a cui rispondere: perché si insiste in modo così martellante e ripetitivo su una censura generalizzata, su qualunque cosa che sappia di Russia, ben sapendo che è una strategia assolutamente inutile, che non porterà alcun vantaggio pratico nella situazione internazionale?
Perchè si insiste in modo così nauseante su questa ridicola condanna morale a senso unico, che non porta vantaggi a nessuno? A cosa serve continuare a ripetere "russi cattivi, russi cattivi"?
di Andrea Muratore
Le spedizioni di armi americane all’Ucraina riprenderanno presto, finanziate dai contributi dei Paesi alleati nella Nato (il Canada e diversi Stati europei), la Russia potrebbe esser colpita da sanzioni secondarie fino al 100%, i colloqui tra la Casa Bianca e il Cremlino rischiano di interrompersi, Mosca ha 50 giorni per fare la pace con il Paese invaso: Donald Trump è un fiume in piena nel suo confronto alla Casa Bianca col Segretario generale della Nato Mark Rutte, suo stretto alleato, e lancia un monito diretto a Vladimir Putin annunciando il ritorno in campo di Washington nel sostegno a Kiev.
Attaccata in ogni modo possibile da Israele, ora è stata colpita da sanzioni personali direttamente dal governo degli Stati Uniti.
Perchè non possiamo avere anche noi un capo del governo “normale”? Uno che ragioni primariamente nell’interesse dei suoi cittadini? Perchè il buon senso, una volta onnipresente, è ormai diventato una specie di merce rara, quasi introvabile nei politici odierni?
Li abbiamo sentiti tutti, in questi giorni, i vari commentatori televisivi che ci ripetevano fino alla nausea che “L’Iran lo ha scritto in costituzione che vuole cancellare Israele dalla faccia della terra”
E’ una balla colossale.
Basta andare a leggere la Costituzione dell’Iran, tradotta in italiano dall’istituto di Cultura iraniano, per rendersi conto che non soltanto quella frase non esiste, ma che la stessa parola “Israele” non compare mai, nemmeno una volta, nei 177 articoli da cui è composta la Costituzione.
Lo stretto di Hormuz è uno snodo cruciale nel mercato mondiale di petrolio. Largo circa 40 km, vede il passaggio quotidiano di 20 milioni di barili di petrolio, provenienti dai paesi del Golfo (Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Emirati, e lo stesso Iran), e diretti in ogni parte del mondo.
Chiudere lo stretto sarebbe come chiudere la stazione Termini di Roma: metà del traffico nazionale verrebbe bloccato.
La prima conseguenza immediata sarebbe un aumento del prezzo del petrolio. Oggi è di 75 dollari a barile, e potrebbe tranquillamente raddoppiare in poche settimane. Questo a sua volta porterebbe un aumento del costo dell’energia, con ricadute sul costo della vita, sull’inflazione, e sui ritmi di produzione industriale, soprattutto nei paesi occidentali.
Dopo il suo ultimissimatum di lunedì scorso (“L’Iran ha tre giorni di tempo per accettare la resa incondizionata”), Donald Trump ha fatto una vistosa marcia indietro, concendendo ora agli Ayatollah “due settimane di tempo” per prendere una posizione più ragionevole sul suo progetto nucleare. Anche di ammazzare Kamenei, per ora non se ne parla più.
Questo dietro-front palese dimostra alcune cose: 1) che Trump non sa distinguere una partita di poker con amici da una crisi geopolitica mondiale. Per lui la tecnica del bluff è identica, con la differenza che una volta scoperto il bluff sulle minacce all’Iran si rivela in pieno la sua debolezza come leader mondiale.
E' da 30 anni che gli iraniani sono ad un passo dal costruire la bomba atomica.
Leggi tutto: Bisogna essere deficienti