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Il woke è morto, viva il woke!

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
26 Agosto 2026
Visite: 19139

di Andrea Zhok
 
Si stanno celebrando in questi giorni i funerali del “woke”. Come sempre gli ordini di scuderia sono partiti dagli USA dove l’icona progressista Alexandria Ocasio-Cortez, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha fatto uno spostamento tattico per recuperare il voto popolare perduto dai progressisti: “Controordine compagni, ci siamo concentrati sul woke mentre abbiamo perso contatto con il mondo del lavoro.”

1) IL CONFORMISMO MANNARO.
 
Una prima osservazione. Qualcuno potrebbe dire che il woke è nato come è morto: senza una ragione, senza una spiegazione razionale, semplicemente sull’onda dell’opportunismo e del conformismo di gruppi autorevoli annidati innanzitutto e principalmente nelle università americane. In effetti il dato più eminente della cultura woke – termine vago che copre una trasformazione culturale che parte dagli anni ’70 – è che non ha mai funzionato come un dispositivo razionale.

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26 comments

Amatrice: tutti i mali d’Italia

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
25 Agosto 2026
Visite: 17777

Negli anni 80 feci un viaggio in Giappone, per girare un documentario per la RAI. Rimasi a Tokio 15 giorni. Dalla stanza del mio albergo vedevo un ponte, che attraversa uno dei fiumi della capitale. Nell’arco di 15 giorni ho visto smontare il ponte esistente, e ricostruirne uno completamente nuovo. Squadre di operai lavoravano notte e giorno, ininterrottamente. Quando calava il sole si accendevano le fotoelettriche, e il cantiere non si fermava mai. Lavoravano in modo ordinato, senza fare eccessivo rumore, con le squadre di operai che si alternavano ordinatamente ogni 8 ore. Noi della troupe eravamo esterrefatti da tanta efficienza: ogni sera rientravamo dal lavoro, e vedevamo con nostri occhi i progressi fatti nelle ultime 24 ore. Lo ripeto, quando siamo arrivati c’era il ponte vecchio, perfettamente funzionante. Quando siamo ripartiti c’era quello nuovo, già perfettamente funzionante.

Ad Amatrice nel 2016 c’è stato un terremoto. Dopo dieci anni, solo il 30% del paese è stato ricostruito. Le macerie sono ancora dappertutto, molte strade sono inagibili, i negozi sono scomparsi, intere zone del paesino sono ancora inaccessibili, e la gente che è rimasta vive in abitazioni di fortuna che sembrano la casetta della Barbie.

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52 comments

“Tirare le parole”. A chi giova?

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
14 Agosto 2026
Visite: 18688

Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.

Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.

Non sarebbe altrimenti possibile avere, nei casi di cronaca più recenti, delle letture completamente antitetiche che convivono serenamente sulle pagine dei nostri giornali (e nei talk televisivi).

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48 comments

Leader o camerieri?

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
17 Luglio 2026
Visite: 23724

Vorrei proporvi una breve riflessione, che riguarda i diversi livelli di potere.

Qui dentro molti di noi sono convinti (me compreso) che i politici di oggi siano in realtà dei semplici “camerieri”, messi lì dai poteri occulti per controllare le masse e guidarle in determinate direzioni, a seconda delle necessità.

Più che “messi lì”, tecnicamente, si potrebbe dire che viene permesso ad un politico di fare carriera solo se è controllabile e gestibile dall’alto. Questo significa che automaticamente arriveranno al governo solo personaggi "malleabili", che sono già predisposti in qualche modo ad obbedire, senza bisogno che vi sia qualcuno che li cali fisicamente dall’alto in quella posizione.

È una specie di filtro automatico, che permette al politico di fare carriera restando pienamente convinto di essere lui il protagonista del suo percorso.

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67 comments

L'architettura della lentezza

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
29 Giugno 2026
Visite: 21273

di Daniele D'Innocenzio [articoli degli utenti]

Immaginate il paesaggio del Giappone che sfreccia oltre il finestrino di uno Shinkansen, il treno proiettile che solca l’arcipelago come un ago d’argento cucitore di distanze. Il mondo è una scia sfocata, un trionfo di accelerazione, di efficienza, di quel ritmo cardiaco che la nostra epoca ha eletto ad unico battito possibile. Eppure, improvvisamente, il convoglio rallenta. Si ferma. Le porte si aprono su una piattaforma il cui nome, per un orecchio occidentale, è un incantesimo incomprensibile, eppure custodisce una geografia precisa: è la piattaforma con vista sul fiume (
Seiryū Miharashi-eki).

Ma c’è un dettaglio, una regola non scritta ma ferrea, che trasforma questo scalo in un enigma esistenziale: non si può scendere. Non ci sono tornelli che conducono all’uscita, non ci sono centri commerciali, non ci sono discoteche, non c’è il rumore rassicurante del consumo. Si è costretti a restare lì, sospesi tra l’arrivo e la partenza, in un limbo di cemento e aria. Qual è il senso di questa sospensione in una nazione che dell’accelerazione ha fatto la sua religione laica? Il senso è una provocazione silenziosa, un imperativo categorico scolpito nel vento: fermati.

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63 comments

Il paradosso del capitalismo moderno: perché oggi abbiamo bisogno di più liberismo (quello vero)

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
21 Giugno 2026
Visite: 19624
[articoli degli utenti]

di Marco Bellini

Siamo cresciuti con l'idea che il libero mercato abbia trionfato, che la globalizzazione abbia aperto ogni frontiera e che la concorrenza sia il motore immobile della nostra economia. Ma se ci fermiamo a guardare da vicino la realtà dei nostri giorni, ci accorgiamo di un enorme paradosso: il mercato non è mai stato così poco libero.

Dalla tecnologia all'alimentare, dalla finanza ai trasporti, l'economia globale è scivolata progressivamente nelle mani di pochissimi, giganteschi attori. Viviamo nell'era degli oligopoli protetti, dove i grandi colossi sono diventati così potenti da poter dettare le regole del gioco, soffocare i piccoli concorrenti e, spesso, influenzare le decisioni dei governi.

In un contesto del genere, la soluzione non è necessariamente un ritorno a un dirigismo statale soffocante, ma risiede in una cura che potrebbe suonare provocatoria: più liberismo e molta più concorrenza.

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179 comments

Il doloroso declino degli imperi

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
19 Maggio 2026
Visite: 21672

di Juan Torres López

Gli Stati Uniti stanno entrando nella fase più pericolosa. L’impero continua a essere straordinariamente potente, ma non abbastanza da imporre la propria supremazia senza costi altrettanto straordinari per gli altri e per se stesso.

Da settimane, il sito web della Casa Bianca si apre con un testo che conclude dicendo: “Siamo indubbiamente entrati in un’Età dell’Oro della grandezza americana, che promette opportunità e sicurezza ancora maggiori in futuro”. Un messaggio che il presidente Trump ripete spesso aggiungendo che il suo paese è la prima grande potenza mondiale in tutti i campi.

È indubbio che il potere di quel paese sia immenso e che sia all’avanguardia nel mondo in molti ambiti cruciali per l’economia, la politica e la vita degli esseri umani. Ma l’amministrazione statunitense e il suo massimo leader danno un’interpretazione piuttosto parziale del posto che gli Stati Uniti occupano nel mondo.

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40 comments

L'ombra della ragione abbandonata: quando l'autorità diventa gabbia

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
10 Maggio 2026
Visite: 21576

“Non appena abbandoniamo la nostra ragione e ci accontentiamo di affidarci all’autorità, non c’è fine ai nostri problemi.” Bertrand Russell

di Daniele D'Innocenzio

C’era una volta, e forse c’è ancora, un uomo che camminava a testa bassa non per timidezza, ma per obbedienza. Aveva imparato a non guardare troppo in alto, a non pensare troppo. Gli avevano insegnato che la verità era già stata scritta e consegnata a chi ne sapeva più di lui. Quest’uomo non è un personaggio di fantasia: rappresenta ognuno di noi quando accettiamo un patto tacito, io rinuncio a pensare, tu mi dici cosa fare. Un accordo rassicurante finché non ci accorgiamo di aver scambiato la libertà con la tranquillità. Russell ce lo ricorda con lucidità chirurgica: la resa intellettuale è la malattia più diffusa della storia umana.

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28 comments

Sport e retorica: un male italico?

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
04 Maggio 2026
Visite: 26201

Nello sport italiano stiamo vivendo giorni di retorica stucchevole, quasi nauseabonda.

Con la morte di Alex Zanardi si sono aperti i rubinetti: Campione oltre ogni limite. L’uomo che non si è mai arreso. Simbolo di resilienza. Inno alla vita. Eroe che ha sorpassato paura e pietà. Leggenda. Simbolo di coraggio. Campione di sport e di vita. Ha riscritto il significato della parola disabilità.

Ma perchè scusate? Tutti gli altri atleti paralimpici che ogni giorno si allenano duramente, che ogni giorno soffrono e combattono in mille discipline diverse per dimostrare di valere qualcosa, non sono TUTTI simboli di coraggio, resilienza e forza interiore? Perchè Alex Zanardi dovrebbe essere così diverso?

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57 comments

La fede che si spaccia per analisi

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
29 Aprile 2026
Visite: 20260

Esiste una forma di apologetica politica che non ha bisogno di negare i fatti: li ammette tutti, li dispone con cura sul tavolo, e poi li reinterpreta fino a trasformarli nel loro contrario. Qualcosa di più raffinato della negazione tout court e, in un certo senso, più pericoloso.

Il meccanismo è semplice nella sua architettura: ogni azione visibile viene spostata dal piano della realtà a quello dell'intenzione nascosta, e quell'intenzione nascosta è sempre, invariabilmente, nobile. Un armiere che fornisce armi a chi commette stragi non è complice: espone. Un politico che si arricchisce esercitando il potere non corrompe: dimostra. Un leader che insulta, umilia e provoca non ferisce: sveglia. Dentro questo schema, la colpa scompare non perché venga negata, ma perché viene sublimata in pedagogia.

Applicato a Trump, il dispositivo funziona così: i rapporti documentati con Epstein non provano complicità, ma potrebbero provare un'infiltrazione. Le armi fornite a Israele durante il massacro di Gaza non provano connivenza con il genocidio, ma potrebbero essere una strategia per renderlo visibile.

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64 comments

La rinuncia dei valori

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Scritto da Redazione
Categoria: Opinione
13 Aprile 2026
Visite: 31710

Ci sono eventi che scorrono turbinosi sulla superficie: questi sono gli eventi che vediamo tutti i giorni sui giornali: la guerra in Ucraina, le notizie dal Golfo, le ultime sparate di Trump, i bombardamenti nel Libano, eccetera.

E poi ci sono eventi che scorrono più lenti, sotto la superficie, e che non riusciamo a vedere, a meno di porvi una attenzione particolare. Questi eventi sono i cambiamenti che stanno avvenendo, molto lentamente, nella nostra “tabella dei principi morali” a cui ci rifacciamo ogni giorno.

Questi cambiamenti avvengono talmente lentamente, che la maggioranza di noi non se ne accorge nemmeno.

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113 comments
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