Scritto da Francesco Ierardi, “L’alieno dietro la leggenda” è un libro che esplora l’affascinante connessione tra miti e leggende di diverse civiltà ed epoche, sostenendo l’idea che molte di queste storie possano essere interpretate come resoconti di incontri con forme di vita extraterrestre.
Quello che segue è il capitolo del libro intitolato IKTOME, IL MESSAGGERO. Si riporta la leggenda di Iktome, così come fu raccontata dai Sioux a Richard Erdoes, uno storico americano esperto di storia dei pellerossa. La leggenda descrive e anticipa l’arrivo dell’uomo bianco nelle praterie americane.
In corsivo la leggenda originale raccontata dai Sioux, in grassetto i commenti dell’autore del libro.
Iktome, il Messaggero
Poiché Iktome, l’Uomo Ragno, era un messaggero, sapeva parlare qualsiasi lingua, e per questo motivo tutte le tribù comprendevano quello che diceva.
Un giorno arrivò di corsa in un accampamento, gridando: «Sta arrivando una nuova generazione, una nuova nazione, una nuova specie di uomo che sta dilagando su ogni cosa.» Allora Iktome chiamò tutti i capi a consiglio, e il capo tribù gli chiese: «Iktome, che notizie ci porti dall’est?»
Iktome rispose: «C’è un nuovo uomo che sta venendo, ed è abile come me. Sto per andare ad annunciare il suo arrivo a tutte le tribù.»
Poi Uomo Ragno cantò: «Io sono Iktome e vado con il vento!»
Quando partì, tre ragazzi lo seguirono per vedere dov’era diretto. Lo osservarono arrampicarsi sulla cima di una collina. Là si appallottolò, mutandosi da uomo a ragno; e i ragazzi videro una argentea tela di ragno stagliarsi contro l’azzurrità del cielo e un esile filo che da quella scendeva giù sino alla collina. Iktome si arrampicò e scomparve nelle nuvole.
In questo racconto ci viene presentata la divinità (spirito potente, o spirito antenato, è così che chiamano le loro divinità i Nativi Americani) conosciuta dai Nativi Americani come “Iktome”, l’Uomo Ragno, in grado di parlare qualsiasi lingua/dialetto delle varie tribù. È detto il messaggero, e questo riporta a noi la figura di Hermes, il dio olimpico figlio di Zeus e della Pleiade Maia. Detto il “rapido come il vento”, sempre in viaggio per il mondo; dotato dell’eloquenza abile e persuasiva.
Il messaggio che la divinità si appresta a dispensare riguarda l’arrivo di un “nuovo uomo”, di cui viene subito specificato trattarsi di una pluralità di individui: di “altra nazione”, “altra specie”. Dunque, la nostra leggenda ci sta ponendo dinanzi a degli elementi che caratterizzano un essere di particolari capacità ed elevata conoscenza; e dato che esso si sta direttamente confrontando con i massimi esponenti delle tribù indiane, possiamo escludere l’ipotesi che possa trattarsi di un altro nativo, anche perché come tale non viene neanche riconosciuto. Ricordate? Per i nostri indigeni americani Iktome è una divinità.
La tribù successiva che Iktome visitò fu la Lakota, la nazione Sioux. Il capo mandò a chiamare due suoi wakincuzas – quelli che possiedono la pipa, quelli-che-decidono – e disse loro: «Conducetemi quell’uomo. Forse ha un messaggio per noi.»
Iktome, ora in forma umana, fu scortato sino all’accampamento. Giunto davanti al capo disse: «Un nuovo uomo si sta avvicinando, l’Hu-Hanska-Ska, l’Uomo Ragno Bianco, l’Uomo Ossa-Bianche-Lunghe. Sta attraversando le grandi acque, sta arrivando per rubare tutte le quattro direzioni del mondo.»
«Come lo riconosceremo?» domandarono il capo e i wakincuzas.
«Quest’uomo nuovo non è saggio, ma è molto abile. Nelle sue gambe c’è conoscenza e cupidigia. Ovunque quelle gambe camminino, lasceranno impronte di menzogne; e dovunque lui guardi, i suoi sguardi saranno tutte menzogne. Il mio messaggio è portato dal vento.»
Ebbene, emerge, in quest’altra parte del racconto, una consuetudine del rapporto ancestrale tra uomo e divinità: c’è una ristretta casta di persone predisposta a rapportarsi e a comunicare con il “divino”. Il sacerdote, diremmo noi, lo sciamano per i Nativi Americani.
Inutile dirvi, a questo punto, che la divinità sembrerebbe portare notizie riguardanti le prime incursioni spagnole per la conquista dei territori d’America. E pare proprio che fra le sue potenzialità ci sia, incredibilmente, quella di essere in grado di monitorare costantemente la posizione delle imbarcazioni estranee. A questo punto viene spontaneo chiedersi come può una figura della leggenda, creazione dalla fantasia umana, avvisare riguardo ad avvenimenti così specifici, che storicamente sono poi realmente accaduti. Ma per saperne di più, continuiamo pure con l’analisi del testo:
Iktome andò poi dal popolo Arapaho: «Il Bianco Gambalunga sta arrivando. Sono volato come il vento per portarvi questo messaggio, ma questo nuovo genere d’uomo arriva camminando.»
Il capo Arapaho domandò: «Com’è che tu voli e lui cammina?»
«Wokahta,» rispose Iktome, «viaggia lentamente, dall’ovest verso il sud e l’est, divorando le nazioni sul suo cammino, divorando la terra intera.»
Il capo chiese ancora: «Quando arriverà qui?»
«Lo capirai dalla stella. Quando vedrai una stella doppia, una stella che ne riflette un’altra, allora l’Hu-Hanska-Ska sarà vicino.»
Iktome partì. Nella prateria passò vicino a due donne che stavano cercando rape selvatiche, scavando nel terreno con corna di cervo. Lo videro camminare indicando con il braccio verso il cielo. Tutto a un tratto si trasformò in una palla, e in quel preciso istante un filo di ragnatela scese dal cielo sulla terra, e Iktome vi si arrampicò e svanì nell’aria.
Ci colpisce, ancora una volta, la curiosità sottile, e anche un po’ ironica nella forma del testo, con la quale i nostri nativi esprimono alcuni importanti dubbi riguardo alle affermazioni date da Iktome: se è vero che, come afferma lo stesso Iktome, il nuovo uomo è anch’esso molto abile, per quale motivo questo non si dovrebbe spostare tramite mezzo aereo anziché molto più lentamente via mare? Semplice: Iktome ha le abilità del livello di un dio, e non quelle inferiori dell’altra “specie” di uomo.
A questo punto, possiamo anche “confrontarci” con la misteriosa modalità usata dalla divinità per svanire continuamente dalla vista delle genti delle varie tribù visitate. Ricorre dunque la stessa descrizione: un filo, come la tela di un ragno, partendo dal cielo, partendo dalle nubi, si espande verso il basso fino a toccare il terreno; viene creato così un “tunnel” di collegamento tra cielo e terra. Successivamente a ciò, la divinità, stagliandosi verso questo filo/tunnel, si tramuta da uomo ad animale; in un ragno, nel caso specifico, che vi ci si arrampica sopra e lo percorre in salita a tutta birra!
Dunque, dovremmo forse fermare qui le nostre indagini perché ci troviamo di fronte alla fantasia dei Nativi? O dovremmo considerare il fattore di interpretazione dei contenuti che di tale visione essi hanno fatto? È possibile che gli indigeni di queste tribù abbiano solamente mal interpretato delle avanzate capacità tecnologiche? Il ragno che sale il filo verso il cielo è forse la descrizione di un’astronave che imbocca un tunnel spazio-temporale? Proseguiamo.
Ebbene, presso il villaggio dei Kangi-Wichasha, Iktome parlò nella lingua dei Crow: «Il Bianco Gambalunga sta arrivando. Osservate le cose che sono intorno a voi: l’erba, gli alberi, gli animali. L’Hu-Hanska-Ska le prenderà tutte. Ruberà l’aria. Vi darà un nuovo e diverso modo di vita. Vi darà molte cose nuove, ma cancellerà i vostri antichi costumi; la vostra fede e il ricordo di ciò che Tunkashila, lo Spirito Antenato, vi insegnò.»
Il capo dei Crow chiese ancora: «Perché sta arrivando? Noi non lo vogliamo qui. Noi non vogliamo le sue nuove cose. Qui abbiamo tutto ciò che ci serve per essere felici.»
«Arriverà,» rispose Iktome, «che tu lo voglia o no. Sta arrivando dall’est. Ricorda questo bianco frassino; è sacro e le rocce sono eterne.»
Una donna dei Crow diede a Iktome una manciata di wasna – carne essiccata mista a grasso di rognone e bacche – da portare con sé per il viaggio. Iktome la ringraziò e aggiunse: «Dovete guardarvi da questo nuovo uomo. Qualunque cosa faccia e dica e chieda, rispondetegli: “Hiya”, rispondetegli: “No”, rispondete hiya a ogni cosa. Ora devo portare il mio messaggio all’ovest, ai Wiyopetaya.»
Iktome, l’Uomo Ragno, sembra conoscere molto bene la natura e le intenzioni della nuova gente in arrivo. E i nativi vengono avvisati del pericolo. Essi non devono scendere a compromessi: “Rispondetegli sempre No”, “Rispondetegli sempre Hiya”.
Iktome era in piedi al centro dell’accampamento. Tutti i capi dei Crow gli erano intorno indossando le acconciature per la guerra. D’un tratto tutti avvertirono il flusso di una grande potenza. Iktome si rimpicciolì e divenne una piccola palla, e il filo di una ragnatela che fluttuava nel cielo toccò la prateria. La terra tremò e dalle sue profondità arrivarono rombi di tuono. E tra lo stupore di tutti, Iktome si arrampicò sul filo sino alla ragnatela e scomparve.
Questa parte del racconto aggiunge molti elementi interessanti riguardo a ciò che caratterizza le numerose e improvvise partenze della divinità. L’evento in questione ha un suo “teatro” degno delle migliori sceneggiature da film fantascientifico. E possiamo solo provare a immaginare lo stupore misto alla paura che accompagnava i nostri indigeni nell’assistere a tale fenomeno; un fenomeno che fa scaturire tremore nella terra e un rombare simile al tuono.
Anche dopo aver avvisato il popolo Shoshone, la divinità vola via lasciando fare ai presenti delle interessanti descrizioni del fenomeno:
Iktome si arrampicò su una collina e il popolo Shoshone vide un fulmine colpirne la sommità e udì il rumore di molti bisonti provenire dal terreno sotto i suoi piedi. Volò via e portò il messaggio al villaggio dei Pawnee.
Quindi Iktome ritornò dal suo popolo, i Sioux, e disse alla gente: «Ritornerò nel mare.»
*NOTA del 2025: A questo punto è essenziale fare un collegamento. Realizzato il fatto che Iktome, questa misteriosa divinità, che si sposta, certamente, con qualche sorta di veicolo raggiungendo il mare e facendo monitoraggi e immersioni, mi pare doveroso riportarvi degli strani avvistamenti fatti da Cristoforo Colombo durante il viaggio per raggiungere il Nuovo Continente (l’America). Li raccontiamo attraverso le parole dell’ammiraglio, scritte sul suo diario. “Era il 15 settembre quando videro cadere in mare uno strano oggetto”. Scrive Colombo: “…e sul far della notte vedemmo cadere in mare una meravigliosa striscia di fuoco, a 4 o 5 leghe da noi”; forse questa fu la caduta di un meteorite. Ma l’evento più controverso del viaggio di Colombo avvenne poco prima dell’avvistamento della terra; alle 2 di notte del 12 ottobre il marinaio della Pinta, Rodrigo de Triana, avvistò la terra; Colombo, sul suo diario, ammette la scoperta del marinaio, tuttavia scrive che poche ore prima, alle 10, egli stesso aveva avvistato una luce che: “…era come una candeluccia che si alzava e si abbassava”. Viene da chiedersi dunque, che si sia trattato sempre della presenza di Iktome, che ha incrociato la rotta di Colombo monitorandone posizione e situazione? Nascono sempre più domande, di curiosità, a cui non è facile dare una risposta.
Continuazione:
«Quel nuovo uomo sta arrivando. È quasi qui.»
«Come arriverà?» chiese il capo dei Sioux.
«Sta arrivando con una wahté, una imbarcazione. Quest’uomo vi chiamerà impropriamente con ogni genere di nomi falsi. Cercherà di sottomettervi, cercherà di riplasmarvi a sua immagine. Quest’uomo mentirà. Non è capace di dire il vero.»
«Quando arriverà?», chiesero ancora i nativi
«Quando i fiori bianchi fioriranno e i bisonti entreranno in un buco della montagna. Proteggete i vostri bisonti, perché il Bianco Gambalunga li prenderà tutti. Vi porterà quattro cose: wicocuye, malattie; wawoya, odio; wawiwagele, pregiudizio; waunshilap sni, crudeltà. Cercherà di darvi il suo nuovo Grande Spirito e di farvi abiurare il vostro, di farvi scambiare il vostro Wakan Tanka con questa nuova divinità, per farvi perdere il vostro mondo.»
In questa parte, l’impressione che si ha è che Iktome voglia nascondere la sua presenza al “nuovo uomo”. Dato un ultimo avviso a quella gente afferma di apprestarsi a far ritorno nel mare, avvicinandosi molto alle divinità irlandesi Tuatha-de-Danann che, per mezzo dei loro “destrieri reali”, compivano immersioni per raggiungere i loro regni sottomarini. Ma prima di partire Iktome informa i nativi circa le intenzioni del futuro invasore: che si delineano essere delle imposizioni di regole sovversive nei confronti delle loro abitudini, modi e credenze; nonché di rinnegare il proprio dio e accettare il loro.
Riguardo invece il “Proteggete i vostri bisonti” è risaputo di come con l’arrivo dei colonizzatori europei ebbe inizio una spietata caccia al “buffalo” (al bisonte appunto). I cacciatori di bisonti dell’epoca divennero molto famosi, tanto che alcuni di essi entrarono nella storia. Ricordiamo ad esempio Buffalo Bill, alias William Frederick Cody, la cui conta riportava di oltre quattromila esemplari abbattuti. All’inizio della caccia, in Nord America vivevano circa settanta milioni di esemplari. In poco più di un secolo essi furono decimati e ridotti a soli seicento superstiti, condannati a estinzione certa se molte associazioni naturaliste non si fossero attivate per salvaguardarli.
«Ma non dimenticate mai Tunka, la roccia. Non ha bocca, non ha occhi, né orecchie, ma ha la potenza. Continuate a credere in lei. E ricordate sempre Tunkashila, l’Antenato, il Grande Spirito! Questo nuovo uomo che sta arrivando viene per vivere tra di voi. Mentirà, e non smetterà mai di mentire. Metterà un triste, funesto collare intorno al mondo.»
«Forse verrà un tempo in cui voi potrete spezzare il triste collare. Forse potrete cambiare quest’uomo e renderlo migliore, dandogli la saggezza del cuore, facendogli ascoltare quello che le piante e l’erba gli dicono. Ora vi rivelerò il suo nome. Lo conoscerete come washi-manu, ruba-tutto, o meglio con il nome di sottrae-il-grasso, wasichu, perché prenderà il meglio della terra. Divorerà ogni cosa, almeno per un certo tempo.»
La divinità dei nativi, Iktome il messaggero, avverte ancora sull’importanza di mantenere salde le proprie credenze, ricordando ancora di quelli che sono gli spiriti antenati, custodi della saggezza e delle buone abitudini a essi tramandate. Descrivendo il nuovo uomo come un essere materialista, usurpatore e incapace di comprendere i doni della natura.
Così Iktome partì, e a poco a poco la gente si dimenticò del Bianco Gambalunga, perché per un po’ le cose andarono com’erano sempre andate. Perciò smise di preoccuparsi. Poi una mattina due donne Sioux, mentre stavano raccogliendo ciliegie selvatiche, furono avvolte all’improvviso da una nera nuvola di polvere.
Da quell’oscurità videro emergere una strana creatura. Era vestito tutto di nero, gambali e vestiti, e portava uno strano cappello, anch’esso nero. Aveva la pelle pallida, i capelli gialli e gli occhi blu. Sotto il naso gli crescevano dei peli che scendevano sopra le labbra; anche il mento era coperto di peli; insomma, aveva peli dappertutto. Quando parlava, il suono non assomigliava a quello di un linguaggio umano. Nessuno era in grado di comprenderlo.

“Primer homenaje a Cristóbal Colón” 1982, dipinto di José Santiago Garnelo y Alda
Il racconto si dunque a descriverci dell’arrivo dell’uomo occidentale nelle Americhe, proprio come previsto dalla divinità. Vengono descritti quelli che sono i tratti somatici caratteristici e distintivi dell’etnia europea; l’abbigliamento tipico e la diversa lingua parlata, ovviamente incomprensibile per quei nativi.
Stava seduto su un grande e strano animale grosso come un alce, ma non era un alce. Era un animale che nessuno conosceva.
Quella strana creatura, quell’uomo misterioso, in una mano teneva una croce e nell’altra un terribile bastone di fuoco che sputava lampi e faceva un rumore simile al tuono. Tirò fuori dalla sua giacca nera qualcosa di solido che splendeva e luccicava, che era trasparente e che gli serviva da otre. Sembrava contenesse dell’acqua chiara. L’offrì da bere alle donne; e quando esse la provarono, sentirono che quella strana acqua faceva bruciare la gola e girare la testa. L’uomo era coperto di una brutta malattia, e quella malattia saltò sulla pelle delle donne sotto forma di infinite pustole e le lasciò in fin di vita. Allora gli indiani compresero che il wasichu era arrivato, che era definitivamente tra di loro e che ogni cosa sarebbe cambiata.
L’animale di cui si sta parlando è – avrete capito tutti certamente – il cavallo. Ci troviamo dunque davanti alla descrizione di un grande evento storico. La visione manifestata poi dall’uomo che si fa portatore di pace con in una mano la croce, quale simbolo del cristianesimo, e nell’altra il fucile (il bastone di fuoco, come veniva chiamato dagli indiani) è qualcosa su cui vale la pena riflettere. Della “strana acqua”, che provoca bruciore in gola e fa girare la testa, diremmo essere un chiaro riferimento alle bevande alcoliche portate con sé dai conquistadores. Infine, la descrizione fatta circa la contagiosa malattia che ricopriva i corpi di questi uomini sembra riferirsi alle storiche e terribili epidemie di vaiolo.
Nel 1518 la malattia [il vaiolo] fece la sua prima comparsa nel Nuovo Mondo fra gli abitanti dell’isola di Hispaniola. Nel 1520 l’epidemia scoppiò in Messico con l’arrivo delle truppe spagnole di Pánfilo de Narváez. La metà degli abitanti aztechi di Tenochtitlán (od. Città del Messico) morì di vaiolo durante l’assedio degli spagnoli, che nel 1521 riuscirono a conquistare la città stremata dall’epidemia con un esiguo contingente di armati. Sappiamo anche che non esistono descrizioni attendibili di casi di vaiolo avvenuti nel continente americano prima della colonizzazione europea del XV sec.
Ecco l’area interessata dal viaggio intrapreso da Iktome, su cui ho evidenziato le tappe principali menzionate nel racconto. Questo per dare giustappunto un’idea delle distanze percorse.
Distanza percorsa in totale, circa: 3000/3500 km.
Mappa che illustra le regioni d’America al tempo in cui a occuparle vi erano le tribù dei Nativi.





intendo essere piu preciso in un post futuro, ma qui posso fare due o tre considerazioni.
Primo. Le atronavi non esistono, e soprattutto non esistono le astronavi in grado di percorrere tunnel spazio-temporali. Leggere un racconto degli Indiani d'America come se fosse un libro di fantascienza é assurdo aldilá di ogni possibile immaginazione.
Secondo. A me pare che questo racconto sia una narrazione a posteriori presentata in veste di profezia. Richard Erdoes é un antropologo del tutto recente, morto nel 2008. Quindi la storia riportata potrebbe essere molto recente. Se i Nativi americani fossero stati coscienti della natura dell'uomo bianco fin dal suo arrivo, si sarebbero comportati fin da subito in modo molto diverso, e avremmo dei resoconti di questa storia molto precedenti al 1967 (data che ho trovato su Internet. Si riferisce al momento in cui decide di dedicare la sua vita alla registrazione della memoria storica dei nativi americani).
Terzo. Chi ha letto i libri di Castaneda sa che gli sciamani americani potevano sviluppare poteri eccezionali, usando le loro conoscenze del mondo sottile. Considerato che Castaneda non é sempre stato del tutto onesto nella sua esperienza con don Juan (lo sciamano da cui pretende di avere imparato) possiamo anche pensare che i mesoamericani certi poteri non li abbiano mai avuti, e che io legga il racconto come una storia fantasy.
Tuttavia le storie fantasy derivano, quelle sí, dai miti e dalle leggende dei popoli antichi, e quindi io sí che le leggo, come direbbe qualcuno che non nomino, le storie come se fossero veramente accadute cosí come sono state descritte.
Prova a leggere ed interpretare letteralmente la Bibbia, sai quante cose strane potresti scoprire?
Un saluto