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Cinico sarà lei!

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Scritto da Redazione
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21 Gennaio 2009
Visite: 7378
Mamma mia, quante “penne arruffate” si aggirano nel nostro cortile, dopo aver buttato là due frasi talmente banali e scontate, che in realtà nessuno è nemmeno in grado di confutarle. Uno dice “l’acqua calda brucia”, e di colpo saltano fuori quelli che sentono un bisogno impellente di far sapere al mondo che non sono stati loro a scaldarla. Benissimo – ti viene da rispondere - se non sei stato tu, perchè ti scaldi tanto? Le parole che sembrano scatenare queste ire profonde sono le seguenti: il cinico nichilista non si rende conto di essere lui stesso un freno al cambiamento, poichè nel dire “tanto non cambia nulla” rinuncia lui per primo a fare qualcosa per quel cambiamento. A me sembra talmente ovvio da rischiare l’espulsione per ridondanza aggravata. Ma vediamo di controllare bene il significato delle parole, prima di procedere: CINICO: agg. e s. m. [f. -a; pl. m. -ci] 1 che, chi mostra disprezzo o insensibilità per ogni valore e sentimento umano: comportamento, gesto cinico. 2 (filos.) seguace di una scuola di ispirazione socratica che propugnava la drastica riduzione dei bisogni, l'indifferenza verso i beni esteriori, il rifiuto di ogni convenzione sociale § cinicamente avv. in modo cinico, beffardo.

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Obamarama

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Scritto da Redazione
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20 Gennaio 2009
Visite: 12020
Nello splendore della diretta mondiale, il senatore Barack Obama ha prestato giuramento sulla Bibbia che fu di Lincoln, ed è diventato il 44° presidente degli Stati Uniti. Mentre scriviamo l’ex-presidente George W. Bush sta viaggiando in elicottero verso la Base di Andrews, dove un aereo presidenziale – ma non Air Force One – lo riporterà a casa sua, nel Texas. L’era del cosiddetto governo neocons ha così ufficialmente fine, e Obama non ha certo trascurato di rimarcare questo concetto nel suo discorso inaugurale. Lo ha fatto quando ha detto che "dovremo combattere una rete internazionale di odio e di violenza", e non “una rete di terrorismo internazionale”, indicando chiaramente che il nemico non sta nelle persone fisiche, ma nell'odio che alcune persone fisiche - da un fronte come dall’altro – hanno saputo instillare nella popolazione mondiale. Lo ho fatto quando ha detto che "non saremo più disposti a barattare la nostra sicurezza con la rinuncia ai diritti civili", indicando chiaramente la fine della strategia della paura che ha permesso ai neocons di imporre agli americani la propria agenda politica. Lo ha fatto quando ha detto che “non possiamo più anteporre la legge del profitto alla responsabilità di inquinare il mondo”, capovolgendo così uno dei principi fondamentali che hanno caratterizzato la politica del governo uscente. Lo ha fatto quando ha detto che "da oggi i pubblici ufficiali dovranno rispondere delle proprie azioni nella gestione della cosa pubblica”,...

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Ah, quando c’era lui!

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Scritto da Redazione
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20 Gennaio 2009
Visite: 10088
Dal passato una lezione di Craxi per i politici di oggi
Ricorre oggi il nono anniversario della morte di Bettino Craxi, il leader del partito socialista che passò in pochi mesi dalla posizione di primo ministro a quella di latitante e ricercato, dopo essere fuggito all'estero per evitare le conseguenze penali della famosa inchiesta di Tangentopoli. Il tempo trascorso non è sufficiente per mettere gli eventi di quel periodo in una giusta prospettiva storica, visto che fra l'altro uno dei protagonisti della vicenda – un giudice che allora sosteneva di non essere minimamente interessato alla politica - oggi si trova addirittura a lottare per la leadership di tutta la sinistra. Curiosamente, quindi, l’uomo che guidò la crociata contro la corruzione dei partiti, si trova oggi ad occupare i vertici di un mondo politico in cui la corruzione nel frattempo è triplicata. Oggi per poter comparire in una qualunque lista elettorale bisogna omaggiare di almeno 50.000 euro ...

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Sionismo: l’inizio della fine?

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Scritto da Redazione
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19 Gennaio 2009
Visite: 8337
Man mano che il fumo delle cannonate si dirada, Israele inizia a rendersi conto del molteplice errore che ha fatto nell'attaccare Gaza in questo momento, e soprattutto in quel modo grossolano e precipitoso. A conti fatti sembra di poter dire che Israele ci abbia rimesso su tutti i fronti, da quello militare a quello politico, da quello mediatico a quello strategico. Militarmente Israele ha fatto una figura molto simile a quella del Libano, dove era entrato promettendo di non andarsene finchè non avesse annientato gli Hezbollah, solo per uscirsene, poche settimane dopo, avendone rinforzato la credibilità ed il sostegno popolare. A Gaza era venuto “deciso a non ripartire finché non fosse stato distrutto l'ultimo razzo palestinese”, e invece se ne torna a mani vuote - sono lorde di sangue, ovviamente, ma quello nei totalizzatori mondiali non conta - mentre è proprio Hamas, ironicamente, a dettare le condizioni della tregua (“siamo disposti a sospendere il fuoco per una settimana – hanno detto i palestinesi - purchè il ritiro avvenga rapidamente”). Sul piano dell’immagine internazionale, il costo che Israele ha pagato è mille volte più alto di qualunque cosa potessero sperare di ottenere nel frattempo. È vero infatti che hanno saputo generare un enorme supporto a proprio favore, ma è anche vero che ormai hanno "tirato la corda" oltre ogni decenza, rendendo molto difficile ogni ricorso futuro al solito piagnisteo vittimista. Signore, quel cane mi ha morsicato! – Povero bambino, vieni qui che ti medichiamo. Signore, quel cane mi ha morsicato! – Povero bambino, vieni qui che ti medichiamo. Signore, quel cane mi ha morsicato! – Anche tu, però! Stai alla larga, e vedrai che non ti morsica più. Sul piano mediatico, Israele ha compiuto un duplice errore: da una parte è riuscita ad inimicarsi i media americani, ...

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Michele Santoro e Gaza

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Scritto da Redazione
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18 Gennaio 2009
Visite: 11718
Michele Santoro e Gaza, la televisione fra narrazione e conversazione Giovedì sera è andata in scena ad “Anno Zero”, in una trasmissione dedicata ai giovani e Gaza, una rappresentazione chiara del bivio di fronte al quale si trova il più di massa dei media, la televisione. Non è in questa sede importante riprendere le polemiche e giudicare il plotone di esecuzione schierato in queste ore contro Michele Santoro e gli arcangeli e i serafini in fila a santificare Lucia Annunziata. Ma è importante fare un altro tipo di riflessione che concerne il medium.

di Gennaro Carotenuto

Chi va in televisione può fare tre tipi diversi di cose. Può performare, ovvero dimostrare cosa sa fare o cosa conosce, ballare, cantare, far ridere, rispondere a quiz come a “Lascia o Raddoppia”. Può narrare, raccontando fatti reali o inventati, in un reportage o in una telenovela. O infine può conversare, dei massimi sistemi, in maniera aulica o del più e del meno, giù giù fino a “Porta a porta”.

L’imbarbarimento della vita televisiva è dato dal disequilibrio tra questi tre grandi filoni. La performance è di fatto scomparsa. Nell’impoverimento culturale della società i quiz sono diventati idioti perché è fastidioso e controproducente far vincere dei soldi a qualcuno solo perché sa. Per far ridere poi in genere bastano quattro parolacce e qualche allusione sessuale. Perfino nelle vecchie tribune politiche si performava, si sciorinavano dati, si mostrava un eloquio da retori oggi sostituito dalle torte in faccia.

Anche la narrazione in tivù è in crisi. I documentari sono confinati sul satellite e i reportage li fa solo quel comunista di Riccardo Iacona. D’altra parte anche le storie ce le siamo finite e non si può fare una nuova edizione di “Guerra e pace” o “I promessi sposi” ogni 10 anni. Del resto “il pubblico non capirebbe”. Le soap poi sono un surrogato di conversazione tanto che molti format e reality sono delle soap camuffate.

La conversazione quindi trionfa in tutte le sue forme. Chiacchiere più o meno vuote nelle isole dei famosi, ...

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Il gas come arma politica avvelenata

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Scritto da Redazione
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17 Gennaio 2009
Visite: 5279
Di Pëtr Romanov Con gli ulteriori sviluppi dello scandalo del gas tra Ucraina e Russia diventa sempre più evidente la componente politica del conflitto. Innanzitutto si tratta di un aggravamento della crisi politica interna dell'Ucraina, dove la Rada chiede già l'impeachment del presidente e le dimissioni del governo. E se la seconda ipotesi è improbabile la prima è in linea di principio possibile, perché qui si ritrovano uniti sia Janukovič, sia i comunisti ucraini, sia il blocco Julija Timošenko. Ma anche se l'idea dell'impeachment non dovesse passare, lo scandalo del gas rappresenterà il colpo di grazia per la carriera politica di Juščenko. Non so con cosa sia stato avvelenato in passato il presidente ucraino, ma adesso ha inghiottito una buona dose di gas avvelenato. Sono sempre più evidenti i danni politici subiti anche dalla Russia, in seguito ai non meno evidenti danni economici. Considerando la vicenda dalla prospettiva di Mosca e di primo acchito si ha l'impressione che Gazprom e le autorità russe abbiano battuto l'Ucraina nel guadagnarsi le simpatie europee. Di fatto però sarebbe più accurato discutere su quale delle due – la Russia o l'Ucraina – susciti all'infreddolito e irritato consumatore europeo meno antipatia. La reazione è del tutto comprensibile: la casalinga europea vuole che nella sua cucina arrivi il gas, e poco le importa chi sia colpevole della sua assenza, se Kiev o Mosca. Per quanto riguarda i politici europei, benché comprendano la situazione su un altro livello sono comunque notevolmente orientati in senso antirusso. E restano inclini a chiudere un occhio quando si tratta di Juščenko, dato che per loro non è Mosca ma l'Ucraina a rappresentare un potenziale futuro membro dell'Unione Europea e della NATO. In ultima analisi, si tratta già di grande politica e di un'enorme gatta da pelare per la Russia, …

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Internet cambia il rapporto fra "adulti" e "bambini"

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Scritto da Redazione
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17 Gennaio 2009
Visite: 6096
Il caso di Andrea P., lo studente quindicenne escluso da un concorso per una leggerezza della giuria, dimostra ancora una volta come non sia esagerato definire Internet “una delle più importanti rivoluzioni della storia umana”, che rischia di capovolgere in pochi anni il fondamentale rapporto fra "adulti" e "bambini". Dopo aver presentato qui il suo lavoro originale (una sintesi dei punti deboli della versione ufficiale sull’11 settembre), Andrea è stato lodato per una capacità di ragionare, ed un controllo del linguaggio, normalmente riscontrati in gente molto più anziana di lui. (Avevamo anche dedotto che fosse proprio questo “salto” qualitativo, rispetto ai lavori degli altri ragazzi, ad aver insospettito la giuria, portandola a verificare le fonti in Internet). In realtà Andrea non è affatto un enfant-prodige, sono gli altri ragazzi della sua età ad essere in ritardo. Andrea è semplicemente una persona che ha scelto già da tempo di chiudere il televisore, e di informarsi esclusivamente in Internet. Questo non solo lo tiene al riparo dalle ondate di letame quotidiano ...

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Ateismo, il migliore amico della Chiesa

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Scritto da Redazione
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16 Gennaio 2009
Visite: 15033
E’ in arrivo l’ateismo, con una serie di iniziative clamorose che sembrano voler rivendicare una volta per tutte il diritto del non credente, troppo a lungo calpestato, di non doversi confrontare giornalmente con le mille “esuberanze” della fede altrui. L’eroico tentativo di Cascioli di denunciare i preti per abuso di credulità popolare, raccontando alla gente di un personaggio storico mai esistito (cosa che Cascioli sostiene di poter dimostrare), ha già fatto scuola, e oggi sono in molti a setacciare sistematicamente tutto quello che dicono i preti dal pulpito, sperando di cogliere la frase ingannatrice che gli permetta di portarli in tribunale. Nel frattempo sta per essere lanciata una vera e propria campagna pubblicitaria basata su uno slogan di sicuro effetto: "LA CATTIVA notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". Un articolo di Repubblica ci spiega che “questa è la versione italiana della campagna a favore dell'ateismo che dal 4 febbraio tappezzerà due autobus pubblici a Genova. Non a caso l'apertura della campagna lanciata dall'Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar) - prosegue l’articolo -partirà da Genova. "E' una specie di sfida atea in casa di Angelo Bagnasco, presidente della Cei" spiega Raffaele Carcano, segretario generale della Uaar. Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l'Uaar ha deciso di riprendersi un po' di par condicio. E di fare pubblicità all'incredulità". Tutto molto bello, tutto molto giusto, tutto molto democratico. Peccato che troppo spesso, colti dai più nobili entusiami, si finisca per combattere una giusta causa ....

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Tante piccole bugie...

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Scritto da Redazione
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16 Gennaio 2009
Visite: 13266
Provate a pensare di fare parte di una giuria di una prima liceo scientifico, che deve assegnare quattro borse di studio per l'anno seguente. State valutando i lavori dei ragazzi, che vanno dalla descrizione di un esperimento di chimica al temino su Garibaldi, da una tesina di biologia ad una libera composizione poetica, quando di colpo vi trovate fra le mani un lavoro come quello che segue, della lunghezza di ben 15 pagine. La storia completa è stata pubblicata QUI. Oggi pubblichiamo, su richiesta di diversi utenti, il lavoro originale, che è identico a quello presentato alla giuria. Non abbiamo nemmeno aggiunto le fatidiche virgolette al primo paragrafo.

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Il gas di Gaza

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
15 Gennaio 2009
Visite: 11867
In un articolo intitolato “Guerra e gas naturale. L’invasione di Israele e i giacimenti di gas naturale al largo di Gaza”, Michel Chossudowsky propone un’interessante analisi che porta a leggere l’attuale invasione di Gaza come il culmine - pianificato con gelido cinismo - di un logorante braccio di ferro per ottenere il controllo delle riserve di gas naturale scoperte di recente al largo di Gaza, e quindi di proprietà palestinese. La cosa paradossale è che a questo punto i palestinesi appaiono come un semplice disturbo aggiuntivo, la cui rimozione non sia il fine ultimo della crociata sionista, ma un mezzo per raggiungere li vero obiettivo, il totale controllo di quello che viene chiamato il "corridoio energetico levantino", nel bacino orientale del Mediterraneo. Chossudowsky inizia dicendo che “l'invasione militare da parte dell'esercito israeliano della striscia di Gaza è direttamente correlata al controllo e al possesso delle riserve strategiche sottomarine di Gaza. Questa e una guerra di conquista. Ci sono grandi riserve di gas al largo di Gaza”. Poi Chossudowsky spiega che “il British Gas Group” (BG) e la consociata greca Consolidated Contractors International Company (CCC), di proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury, avevano ottenuto nel 1999 dall’Autorità Palestinese i diritti di sfruttamento per 25 anni dei fondali di Gaza. Questi accordi riservavano all’Autorità Palestinese il 10 % dei proventi complessivi. L'accordo prevedeva la costruzione di un gasdotto per sfruttare i nuovi giacimenti, che sono contigui a quelli già esistenti, di proprietà di Israele. La questione della sovranità territoriale sui fondali con riserve di gas – prosegue Chossudowsky - è cruciale. Da un punto di vista legale...

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La casta del gas

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Scritto da Redazione
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14 Gennaio 2009
Visite: 6296
di Marco Cedolin In Italia esistono giornalisti “famosi” che pur essendo diventati tali dopo avere scritto libri ed articoli di pesante denuncia del “sistema”, continuano allegramente a fare parte della sua elite, scrivendo sulle pagine dei quotidiani più importanti e comparendo nelle trasmissioni in TV con la stessa frequenza di quanto accade agli uomini politici di grido. Giornalisti che con il loro lavoro di “denuncia” del sistema, prodotto con l’ausilio dei finanziamenti che il sistema stesso ha messo loro a disposizione, sono riusciti a ritagliarsi una posizione di favore all’interno della quale possono godere di grande credibilità presso l’opinione pubblica. Credibilità che una volta conquistata potrà essere da loro capitalizzata rendendo utili favori al “deprecabile” sistema che li nutre e li foraggia. E’ il caso del buon Gian Antonio Stella, nato nel paese che fu di Eleonora Duse e divenuto più che famoso nel 2007 dopo la pubblicazione del best seller “La Casta”, al quale ha fatto seguito l’altrettanto mordace “La deriva” dello scorso anno. Stella, grande estimatore della crescita e dello sviluppo, come si può evincere da molti suoi scritti, ha dedicato una “marchetta” alla casta del gas, quella costituita da ENI, Edison, Enel, Hera, Exxon Mobil, Eon, Gas Natural, Erg, Gaz de France, partorendo un curioso articolo titolato “Il NO ai rigassificatori: bocciano i progetti e stiamo al gelo” che ha trovato pubblicazione sabato scorso sulle pagine del Corriere della Sera. Nel suo pezzo l’ardimentoso Stella divide gli ambientalisti “buoni” (quelli legati a Legambiente che contestano il nucleare ma apprezzano i rigassificatori e gli inceneritori) da quelli “cattivi” (che si oppongono a tutti gli scempi e le nocività ambientali), dedicando a questi ultimi alcune righe cariche di disappunto ed ironia. Mette alla berlina i livornesi che si battono contro la costruzione del rigassificatore off shore, ...

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