di Marco Cedolin
La politica durante queste prime settimane dell’anno sembra somigliare sempre più ad una rappresentazione di cabaret, dove ogni problema, anche il più serio, tende a perdere la propria consistenza finendo per manifestarsi sotto forma di celia, di boutade, di battuta di spirito spesso di cattivo gusto. Alcune volte si tratta di un’ambizione “umoristica” perseguita dagli autori, in altri casi l’effetto “comico” nasce dalla velleità di arrampicarsi sugli specchi ostentando la massima serietà, spesso semplicemente il tutto deriva dal superamento inconscio di ogni senso del ridicolo.
Silvio Berlusconi la settimana scorsa, in riferimento alla crisi economica e alla drammatica (non esiste incubo peggiore di una società fondata sulla crescita che si manifesti incapace di crescere) recessione che stando alle stime più ottimistiche determinerà la perdita di 2 punti di Pil durante l’anno in corso, ha risposto che la cosa non lo preoccupa affatto. Non si tratta assolutamente di un dramma, ha detto con il piglio del consumato economista. Significa che torneremo a vivere nella situazione di un paio di anni fa, quando il Pil era di 2 punti inferiore ad oggi, e non si stava comunque peggio. In molti continuano a domandarsi se le sue parole potessero essere prodromiche di un ripensamento riguardo all’opportunità di continuare a perseguire un modello di sviluppo basato sulla crescita, o più semplicemente risultassero indicative di lacune mai colmate concernenti le nozioni elementari di economia.
Il governo, Confindustria, Cisl e Uil hanno firmato l’accordo sui contratti di lavoro, manifestando soddisfazione per l’intesa raggiunta, ...
Webster Tarpley è il principale propugnatore della teoria che vede Barack Obama come un prodotto di laboratorio, coltivato per lunghi anni dal gruppo politico di Zbigniew Brezinsky, e ora impostoci alla Casa Bianca con una sofisticata operazione di “marketing ideologico”, in cui la facciata del “cambiamento” serve solo a coprire una realtà di aggressione imperialista ancora peggiore di quella che abbiamo vissuto negli ultimi otto anni.
Sotto Obama – secondo Tarpley – l’America riporterà in auge quella politica di destabilizzazione globale il cui scopo ultimo è demolire una volta per tutte l’impero russo. Non potendo attaccarlo militarmente, questa strategia prevede inizialmente la frantumazione del Pakistan – alleato-chiave della Cina in Asia – e poi la riduzione dell’afflusso di petrolio africano verso la Cina, per obbligare quest’ultima a rivolgersi ai territori siberiani, alla ricerca di petrolio, trovandosi così in conflitto diretto con la Russia.
In questa intervista Tarpley spiega anche che la chiave di volta di tutta l’operazione è quella di riuscire a mettere l’Iran contro la Russia stessa, attraverso un’alleanza di cui farebbe le spese Israele, …
La BBC ha fatto sapere che tutti i network britannici, di comune accordo, non manderanno in onda l'appello per aiutare Gaza preparato dal DEC (Disaster Emergency Committee), il “Comitato per l’Emergenza dei Disastri” di cui fanno parte molte organizzazioni umanitarie internazionali.
Nella sua dichiarazione, la BBC dice che "la decisione è stata presa sia per non mettere a rischio la volatile situazione della consegna dei soccorsi umanitari a Gaza, sia per evitare il rischio di compromettere la fiducia del pubblico nell'imparzialità della BBC su questo tipo di notizie”.
La giustificazione potrebbe anche apparire credibile, o perlomeno potrebbe passare per una scusa talmente astuta da risultare incontestabile.
Se però si guarda la questione più a fondo, si scopre che questo DEC è specializzato in appelli post-catastrofe di ogni tipo. Basta andare su youtube, per trovarne una lista davvero impressionante:
Appello per Burma
Appello per il terremoto in India
Appello per la crisi di Goma
Appello per la crisi della Liberia
(...)
di Marco Cedolin
Anche la costruzione dell’alta velocità spagnola, impropriamente magnificata durante una puntata di Report nell’aprile dello scorso anno, sta incontrando grande opposizione fra le comunità locali dei cittadini iberici che protestano in maniera veemente contro una grande opera faraonica di dubbia utilità, che farà scempio del territorio prosciugando le falde acquifere, inquinando i terreni e pregiudicando gli equilibri ambientali. Anche in Spagna, come già accaduto in Val di Susa, la risposta dello Stato, incapace di produrre argomentazioni concrete che dimostrino l’utilità dell’opera, continua a rivelarsi unicamente di carattere repressivo e consiste nel pestaggio selvaggio dei manifestanti al fine di indurli al silenzio.
Sabato 17 gennaio ad Urbina, a pochi km da Gasteiz nella regione basca, alcune migliaia di cittadini contrari alla costruzione del TAV, al termine di un corteo di protesta, hanno tentato pacificamente di occupare i terreni che sono oggetto dei cantieri per la costruzione dell’opera, con l’intento di recuperarli ad un uso socialmente compatibile.
La risposta delle forze dell’ordine della polizia autonoma basca, accorse in massa, è stata perentoria e di una violenza inaudita, facendo oggetto i manifestanti oltre che di cariche e pestaggi selvaggi (tutto il campionario già espresso nel 2005 dagli uomini di Pisanu in quel di Venaus) ...
Mamma mia, quante “penne arruffate” si aggirano nel nostro cortile, dopo aver buttato là due frasi talmente banali e scontate, che in realtà nessuno è nemmeno in grado di confutarle.
Uno dice “l’acqua calda brucia”, e di colpo saltano fuori quelli che sentono un bisogno impellente di far sapere al mondo che non sono stati loro a scaldarla. Benissimo – ti viene da rispondere - se non sei stato tu, perchè ti scaldi tanto?
Le parole che sembrano scatenare queste ire profonde sono le seguenti: il cinico nichilista non si rende conto di essere lui stesso un freno al cambiamento, poichè nel dire “tanto non cambia nulla” rinuncia lui per primo a fare qualcosa per quel cambiamento.
A me sembra talmente ovvio da rischiare l’espulsione per ridondanza aggravata. Ma vediamo di controllare bene il significato delle parole, prima di procedere:
CINICO: agg. e s. m. [f. -a; pl. m. -ci]
1 che, chi mostra disprezzo o insensibilità per ogni valore e sentimento umano: comportamento, gesto cinico.
2 (filos.) seguace di una scuola di ispirazione socratica che propugnava la drastica riduzione dei bisogni, l'indifferenza verso i beni esteriori, il rifiuto di ogni convenzione sociale
§ cinicamente avv. in modo cinico, beffardo.
Nello splendore della diretta mondiale, il senatore Barack Obama ha prestato giuramento sulla Bibbia che fu di Lincoln, ed è diventato il 44° presidente degli Stati Uniti.
Mentre scriviamo l’ex-presidente George W. Bush sta viaggiando in elicottero verso la Base di Andrews, dove un aereo presidenziale – ma non Air Force One – lo riporterà a casa sua, nel Texas.
L’era del cosiddetto governo neocons ha così ufficialmente fine, e Obama non ha certo trascurato di rimarcare questo concetto nel suo discorso inaugurale.
Lo ha fatto quando ha detto che "dovremo combattere una rete internazionale di odio e di violenza", e non “una rete di terrorismo internazionale”, indicando chiaramente che il nemico non sta nelle persone fisiche, ma nell'odio che alcune persone fisiche - da un fronte come dall’altro – hanno saputo instillare nella popolazione mondiale.
Lo ho fatto quando ha detto che "non saremo più disposti a barattare la nostra sicurezza con la rinuncia ai diritti civili", indicando chiaramente la fine della strategia della paura che ha permesso ai neocons di imporre agli americani la propria agenda politica.
Lo ha fatto quando ha detto che “non possiamo più anteporre la legge del profitto alla responsabilità di inquinare il mondo”, capovolgendo così uno dei principi fondamentali che hanno caratterizzato la politica del governo uscente.
Lo ha fatto quando ha detto che "da oggi i pubblici ufficiali dovranno rispondere delle proprie azioni nella gestione della cosa pubblica”,...
Michele Santoro e Gaza, la televisione fra narrazione e conversazione
Chi va in televisione può fare tre tipi diversi di cose. Può performare, ovvero dimostrare cosa sa fare o cosa conosce, ballare, cantare, far ridere, rispondere a quiz come a “Lascia o Raddoppia”. Può narrare, raccontando fatti reali o inventati, in un reportage o in una telenovela. O infine può conversare, dei massimi sistemi, in maniera aulica o del più e del meno, giù giù fino a “Porta a porta”.
L’imbarbarimento della vita televisiva è dato dal disequilibrio tra questi tre grandi filoni. La performance è di fatto scomparsa. Nell’impoverimento culturale della società i quiz sono diventati idioti perché è fastidioso e controproducente far vincere dei soldi a qualcuno solo perché sa. Per far ridere poi in genere bastano quattro parolacce e qualche allusione sessuale. Perfino nelle vecchie tribune politiche si performava, si sciorinavano dati, si mostrava un eloquio da retori oggi sostituito dalle torte in faccia.
Anche la narrazione in tivù è in crisi. I documentari sono confinati sul satellite e i reportage li fa solo quel comunista di Riccardo Iacona. D’altra parte anche le storie ce le siamo finite e non si può fare una nuova edizione di “Guerra e pace” o “I promessi sposi” ogni 10 anni. Del resto “il pubblico non capirebbe”. Le soap poi sono un surrogato di conversazione tanto che molti format e reality sono delle soap camuffate.
La conversazione quindi trionfa in tutte le sue forme. Chiacchiere più o meno vuote nelle isole dei famosi, ...
Di Pëtr Romanov
Con gli ulteriori sviluppi dello scandalo del gas tra Ucraina e Russia diventa sempre più evidente la componente politica del conflitto. Innanzitutto si tratta di un aggravamento della crisi politica interna dell'Ucraina, dove la Rada chiede già l'impeachment del presidente e le dimissioni del governo. E se la seconda ipotesi è improbabile la prima è in linea di principio possibile, perché qui si ritrovano uniti sia Janukovič, sia i comunisti ucraini, sia il blocco Julija Timošenko. Ma anche se l'idea dell'impeachment non dovesse passare, lo scandalo del gas rappresenterà il colpo di grazia per la carriera politica di Juščenko. Non so con cosa sia stato avvelenato in passato il presidente ucraino, ma adesso ha inghiottito una buona dose di gas avvelenato.
Sono sempre più evidenti i danni politici subiti anche dalla Russia, in seguito ai non meno evidenti danni economici. Considerando la vicenda dalla prospettiva di Mosca e di primo acchito si ha l'impressione che Gazprom e le autorità russe abbiano battuto l'Ucraina nel guadagnarsi le simpatie europee. Di fatto però sarebbe più accurato discutere su quale delle due – la Russia o l'Ucraina – susciti all'infreddolito e irritato consumatore europeo meno antipatia. La reazione è del tutto comprensibile: la casalinga europea vuole che nella sua cucina arrivi il gas, e poco le importa chi sia colpevole della sua assenza, se Kiev o Mosca. Per quanto riguarda i politici europei, benché comprendano la situazione su un altro livello sono comunque notevolmente orientati in senso antirusso. E restano inclini a chiudere un occhio quando si tratta di Juščenko, dato che per loro non è Mosca ma l'Ucraina a rappresentare un potenziale futuro membro dell'Unione Europea e della NATO.
In ultima analisi, si tratta già di grande politica e di un'enorme gatta da pelare per la Russia, …
Il caso di Andrea P., lo studente quindicenne escluso da un concorso per una leggerezza della giuria, dimostra ancora una volta come non sia esagerato definire Internet “una delle più importanti rivoluzioni della storia umana”, che rischia di capovolgere in pochi anni il fondamentale rapporto fra "adulti" e "bambini".
Dopo aver presentato qui il suo lavoro originale (una sintesi dei punti deboli della versione ufficiale sull’11 settembre), Andrea è stato lodato per una capacità di ragionare, ed un controllo del linguaggio, normalmente riscontrati in gente molto più anziana di lui. (Avevamo anche dedotto che fosse proprio questo “salto” qualitativo, rispetto ai lavori degli altri ragazzi, ad aver insospettito la giuria, portandola a verificare le fonti in Internet).
In realtà Andrea non è affatto un enfant-prodige, sono gli altri ragazzi della sua età ad essere in ritardo.
Andrea è semplicemente una persona che ha scelto già da tempo di chiudere il televisore, e di informarsi esclusivamente in Internet. Questo non solo lo tiene al riparo dalle ondate di letame quotidiano ...
Leggi tutto: Il grande Zelig