di Marco Cedolin
A Valley Stream, un sobborgo di New York è accaduto qualcosa che nella sua drammaticità rappresenta per molti versi la sublimazione del consumo per il consumo, così come lo vorrebbero i “timonieri” che ci governano attraverso esortazioni a consumare sempre di più, comunque di più, anche se per farlo saremo costretti ad indebitarci sempre più, fino al momento in cui le banche ci porteranno via la casa e la macchina insieme agli oggetti dei nostri acquisti e all’ottimismo che ci aveva indotto ad acquistare bulimicamente.
A Valley Stream lo scorso venerdì, quello che segue il giorno del Ringraziamento e tradizionalmente viene chiamato “Black friday” (in quanto inaugura il periodo degli acquisti natalizi e porta le casse dei commercianti ad uscire dal rosso) l’orgia del consumo, favorita anche dai fortissimi sconti praticati per attirare la clientela in un momento di crisi, ha raggiunto livelli mai sperimentati prima neppure negli Stati Uniti.
Venerdì alle 4,55 del mattino, quando la notte era ancora fonda ed in cielo tremolavano le stelle, circa 2000 persone si sono ritrovate assiepate dinanzi all’ingresso di un ipermercato della catena Wal – Mart, …
Basta risalire di un paio di settimane, nelle notizie che riguardano il Pakistan, per trovare l’annuncio degli attentati di Mumbai fra le righe di questo articolo della Reuters, nel quale il capo della CIA Hayden diceva: "Il fatto che Al-Quaeda operi dalle zone tribali protette del Pakistan rimane il maggiore e più chiaro pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti”, e poi aggiungeva che “gli Stati Uniti si sentono frustrati dall’incapacità dei pakistani di eliminare i militanti”.
A conferma del prevedibile “gioco di sponda”, il Daily Times di Islamabad ieri titolava: “L’India guarda male il Pakistan”. [“India gives Pakistan a dirty look”].
La Press Trust of India [equivalente della nostra ANSA] nel riportare il titolo commentava: “Nel mettere in guardia dal gioco delle colpe sugli attacchi terroristici di Mumbai, i media pakistani hanno detto venerdì che Islamabad non va ritenuta responsabile del massacro nel centro finanziario indiano, e che il processo di pace [fra i due paesi] non deve essere lasciato deragliare. Il quotidiano pakistano ha aggiunto che India e Pakistan fronteggiano la stessa minaccia terroristica, e dovrebbero mettere a punto una strategia di coperazione”.
Contro chi, il Daily News non lo ha specificato. E i giornalisti indiani hanno saggiamente evitato di domandarselo.
“Le investigazioni in corso – concludeva l’articolo - hanno rivelato che alcuni attacchi terroristici, ...
Dopo aver resistito molto più a lungo del previsto Musharraf, il pupazzo di Washington, è miseramente crollato. Uccidere la Buttho non solo non è servito a niente, ma ha casomai accelerato il processo di rigetto del popolo pakistano verso gli americani.
Ovviamente, il nuovo presidente del Pakistan ha già detto chiaramente che gli americani fra i piedi non li vorrà.
Ovviamente, agli americani la cosa non ha fatto piacere.
Ovviamente salta fuori dal nulla, in India, un nuovo gruppo terroristico mai sentito prima, che è in grado di coordinare otto attentati nello stesso momento, e mettere in scacco un’intera città. (Nemmeno i servizi segreti del Madagascar permetterebbero ad un gruppo del genere di crescergli sotto il naso senza accorgersi della loro presenza).
Ovviamente, il gruppo terroristico si dimentica di far conoscere i motivi del proprio gesto (abitudine ormai consolidata, peraltro, in tutto il "terrorismo mondiale"), ma si premura di far sapere al mondo che loro si chiamano Daccan Muhjaddin. Siamo nel mondo delle apparenze, e in quel mondo l'unica cosa che conta è l'etichetta.
Ovviamente, i Muhjaddin sono equiparabili ai Talebani. E i Talebani sono equiparabili ad Al-Queda.
Ovviamente, il Pakistan “da tempo non riesce ad acchiappare i Talebani-di-Al-Queda, che hanno costruito il loro santuario nelle montagne lungo il confine con l’Afghanistan”.
Ovviamente, bisognerà intervenire al più presto presso il Pakistan, ...
Ecco le prime nomine di Obama in ambito economico!
I giornali spendono parole sugli "economisti di collaudata esperienza" per "fronteggiare la crisi economica", e si profondono nello snocciolare i curriculum dei nominati. I prescelti sono Timothy Geithner, al Tesoro, e Lawrence Summers, a capo del Consiglio Economico Nazionale.
Vediamo un po' cosa si dimenticano di dire i giornali allineati & compatti. Abbiamo a che fare con tre furboni: il gatto, la volpe e il volpone. Geithner, Summers e ...Rubin.
Timothy Franz Geithner
E' il prossimo Segretario del Tesoro. Nato il 18 agosto del 1961. E' il nono presidente della Federal Reserve Bank of New York. Inoltre è anche Vice Chairman of the Federal Open Market Committee (FOMC).
Diamo un'occhiata al suo curriculum.
1998-2001. Sottosegretario al Tesoro per gli Affari Internazionali. Lì rispondeva a due signori molto simpatici: Robert Rubin, Segretario al tesoro, e Lawrence Summers, di cui era il delfino. Segnatevi questi nomi.
2002. Lascia il Tesoro per entrare nel famigerato CFR, Council on Foreign Relations come Senior Fellow in the International Economics department.
2001-2003. Al Fondo Monetario Internazionale è Director del Policy Development and Review Department.
Come si puo' capire facilmente, il losco individuo è stato nella stanza dei bottoni proprio di quelle entità che avrebbero dovuto vigilare, ...
[Questo articolo è stato pubblicato nel novembre 2008]
Il 18 novembre è l'anniversario del massacro di Jonestown. Una “setta” di fanatici, guidata da un pazzo più fanatico di loro, che si suicida perchè si ritiene accerchiata dalle Forze del Male, rappresentate dalla nostra civiltà moderna.
In occasione del 30° anniversario dell’episodio, La Stampa ha pubblicato il seguente articolo, che rappresenta una buona sintesi di quella che è passata alla storia come la versione ufficiale dei fatti.
L’invito è a leggerlo con spirito critico, facendo nota di eventuali incongruenze o salti logici nel racconto. Segue poi la "versione alternativa" dei fatti, tratta dal documentario "Evidence of Revision".
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Jonestown, il più grande suicidio di massa della storia - La Stampa 18.11.08.
Il 18 novembre 1978, esattamente trent’anni fa, 912 persone, seguaci della congregazione religiosa del «Tempio del Popolo», si suicidarono in massa nella loro comune di Jonestown, nella giungla della Guyana, bevendo un cocktail al cianuro, secondo gli ordini del loro capo, il reverendo Jim Jones.
Jones non era uno dei soliti squilibrati emarginati dalla società che si rifugia nella religione: Jones era un uomo stimato, che propugnava una sorta di socialismo apostolico ...
Un al-Zawahri decisamente ringiovanito – evidentemente fa la stessa cura anti-aging di Osama bin Laden – ha tuonato ieri contro il neo-presidente eletto Obama, con un messaggio audio comparso sul solito sito web che nessuno riesce mai a rintracciare.
Il messaggio potrebbe essere utile per un simposio di psichiatri che volesse studiare i problemi relativi al transfert di personalità, il meccanismo che entra in funzione quando un uomo della CIA - o comunque uno con quella mentalità – cerca di immedesimarsi in un personaggio fittizio come al-Zawahri, e cerca di scrivere “quello che direbbe lui”.
E‘ un fenomeno che noi abbiamo conosciuto da vicino, durante il rapimento Moro, quando gli uomini dei nostri servizi segreti scrivevano i volantini delle “Brigate Rosse”, accusando “l’imperialismo capitalista delle multinazionali, del quale Andreotti è il servo più fedele”. (Se i brigatisti rossi fosse esistiti davvero, in quel periodo, ad un deficiente del genere non avrebbero permesso di scrivere nemmeno i bigliettini di Natale).
Accade così che al-Zawahri si sia messo ad insultare apertamente Obama, definendolo un “venduto ai bianchi”, ...
Se rubi una caramella, te la metti in tasca. Se rubi un libro, te lo porti a casa. Se rubi una bicicletta, magari la nascondi nel tuo garage.
Ma se rubi una nave dove la metti?
La nascondi in Somalia, ovviamente. Come tutti sanno, la Somalia è uno stato che si adatta alla perfezione per nascondere navi di ogni tipo e dimensione: lunghissimi fiordi con scogliere frastagliate a dirupo sul mare, fanno da nascondiglio ideale per le navi che sempre più spesso vengono catturate dai feroci pirati africani. Le nebbie del Nord, che calano ogni sera sulle gelide acque della Somalia, completano l’operazione di mascheramento, che rende impossibile il recupero dei natanti, ed impone alle compagnie di navigazione di scendere a patti con i terribili pirati.
Sono 14, secondo la BBC, le navi straniere attualmente in mano dei “pirati” somali, che attendono la liberazione assieme ai loro equipaggi. Ma non ci si illuda, questi non sono pirati ottocenteschi, con gli orecchini i pendagli d’oro ed la bandana in testa: questi sono pirati tecnologici, “armati di telefonino satellitare e GPS”, che “avvicinano la preda con veloci motoscafi”, e poi “lanciano le loro corde uncinate con appositi razzi”.
Ovvero, usano il GPS per localizzare la nave da catturare, ma poi le danno l’assalto come in un libro di Salgari, con il kriss malese fra i denti.
L’ultima vittima dei predoni del mare è la Sirius Star, una petroliera saudita lunga come una portaerei, ...
di Stefano Lorenzetto
Il professor Giuseppe Zora, all’epoca docente all’Istituto di clinica oncologica dell’Università di Messina, e la dottoressa Anna Tarantino, biologa nel medesimo istituto, formavano una delle coppie più promettenti nel campo della ricerca sui tumori, e non certo perché erano (sono) marito e moglie.
È che trent’anni fa, inoculando nei topi malati di cancro il Corynebacterium parvum, un batterio appartenente alla famiglia dell’agente patogeno che provoca la difterite, avevano constatato sorprendenti regressioni del male.
Ma poi, nel 1979, il professor Saverio D’Aquino, direttore dell’istituto, chiese loro di sperimentare in laboratorio un siero ottenuto dalle feci e dalle urine delle capre, che gli era stato portato da un veterinario di Agropoli (Salerno), il dottor Liborio Bonifacio.
«Scoprimmo che qualche effetto antitumorale sulle cavie malate lo aveva», racconta oggi il professor Zora. «L’anno dopo illustrai i risultati di quella ricerca in un convegno a Saturnia. Fu la fine. Tutto ciò che mia moglie e io avevamo fatto sino a quel momento non valeva più niente». Ciò che avrebbero fatto di lì in avanti sarebbe valso ancora meno.
Eppure il preparato, frutto delle loro ricerche, l’Imb (immunomodulante biologico), non ha niente a che fare col siero Bonifacio. È un prodotto che ha per principio attivo l’Lps, lipopolisaccaride estratto da batteri Gram-negativi, ampiamente studiato presso l’Università di Tours, ...
Leggi tutto: La febbre del consumo