Negli anni 80 feci un viaggio in Giappone, per girare un documentario per la RAI. Rimasi a Tokio 15 giorni. Dalla stanza del mio albergo vedevo un ponte, che attraversa uno dei fiumi della capitale. Nell’arco di 15 giorni ho visto smontare il ponte esistente, e ricostruirne uno completamente nuovo. Squadre di operai lavoravano notte e giorno, ininterrottamente. Quando calava il sole si accendevano le fotoelettriche, e il cantiere non si fermava mai. Lavoravano in modo ordinato, senza fare eccessivo rumore, con le squadre di operai che si alternavano ordinatamente ogni 8 ore. Noi della troupe eravamo esterrefatti da tanta efficienza: ogni sera rientravamo dal lavoro, e vedevamo con nostri occhi i progressi fatti nelle ultime 24 ore. Lo ripeto, quando siamo arrivati c’era il ponte vecchio, perfettamente funzionante. Quando siamo ripartiti c’era quello nuovo, già perfettamente funzionante.
Ad Amatrice nel 2016 c’è stato un terremoto. Dopo dieci anni, solo il 30% del paese è stato ricostruito. Le macerie sono ancora dappertutto, molte strade sono inagibili, i negozi sono scomparsi, intere zone del paesino sono ancora inaccessibili, e la gente che è rimasta vive in abitazioni di fortuna che sembrano la casetta della Barbie.
I ministri degli esteri di otto nazioni arabe/islamiche hanno pubblicato un comunicato ufficiale congiunto, nel quale condannano il piano di colonizzazione E1 da parte di Israele, oltre alle azioni criminali dello stato sionista contro i palestinesi. La colonia E1, approvata da Ben Gvir, è stata progettata per separare definitivamente Gerusalemme Est dal resto dei territori occupati. Il comunicato, che compare sulla pagina ufficiale del governo degli Emirati Arabi Uniti, così recita:
"I Ministri degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, del Regno dell’Arabia Saudita, dello Stato del Qatar, del Regno Hascemita di Giordania, della Repubblica di Indonesia, della Repubblica Islamica del Pakistan, della Repubblica di Turchia e della Repubblica Araba d’Egitto condannano senza riserve le politiche di colonizzazione illegali perseguite da Israele nel Territorio Palestinese Occupato, e respingono categoricamente il piano di colonizzazione “E1” e le relative attività di colonizzazione a est di Gerusalemme Est occupata.
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di G. Luca Gallerani [utente Arciere]
Le profezie sono sempre esistite e, che fossero pochi o tanti a dar loro ascolto, sono sempre state adoperate al momento opportuno. In tempi antichissimi le si rappresentava con un'immagine: in certi momenti della storia, l'umanità è come una persona vecchissima che strascica i piedi e non più in grado di muoversi agevolmente, ma con le profezie c'è la possibilità di riprendere il passo sciolto, cioè il cammino lungo il divenire del tempo. Dunque le profezie sono come un bonus che spetti di diritto ad un'umanità che intenda continuare a sopravvivere e crescere: ma perché mai il genere umano sarebbe meritevole di un abbuono, di uno sconto, di una indennità?
Le profezie che riguardano questa nostra parte di storia (e soprattutto di futuro), sono centinaia, e arrivano da migliaia di anni fa fino al secolo scorso.
Fernanda Alene era mia madre. Se n’è andata serenamente, senza soffrire, a 98 anni. Voglio ricordarla qui perchè anche lei ha dato il suo piccolo contributo a luogocomune, pubblicando diversi articoli nel corso degli anni. Ripubblico quello che mi sembra uno dei suoi più efficaci, anche in luce di quello che sta succedendo a Cuba in questo periodo.
FIDEL: MERAVIGLIOSO BASTARDO, STUPENDO CRIMINALE
di Fernanda Alene (pubblicazione originale: giugno 2003)
Nel putiferio di opinioni scatenato dalle recenti condanne a morte di Cuba, il ruolo del leone lo hanno certo fatto i "pro-americani", che non vedevano l'ora di trovare un neo qualunque su colui che è, in realtà, l'ultimo neo rimasto sulla pelle dell'occidente globalizzante. Io a Cuba ci sono stata, per un certo periodo di tempo, intorno al '75. Non sono comunista, non lo sono mai stata, nè ho peraltro un'ulteriore "verità" da offrire a nessuno. Posso però raccontare, con serenità assoluta, quello che ho visto da vicino.
Ogni tanto arriva qualcuno che si affaccia alla finestra del mondo e proclama che ”l’unica risposta al problema palestinese è la soluzione a due stati”.
Lo ha fatto anche il Papa, domenica scorsa all’Angelus, quando ha dichiarato: «Chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura».
A parte che non si sa bene chi sia questa “comunità internazionale” a cui si rivolge il Papa, ma va ricordato che chiunque sostenga oggi la soluzione a due stati è, nella migliore delle ipotesi, un ignorante, nella peggiore un ipocrita.
La soluzione a due stati è nata ad Oslo nel 1993, ed è morta 3 anni dopo, nel 1996, in Israele. In realtà, come vedremo, non è mai veramente esistita.
di Carogiu
L’Advaita è una delle correnti filosofiche più profonde dell’induismo, soprattutto della tradizione del Vedānta, e il termine sanscrito advaita significa letteralmente «non-duale», cioè «non due».
L’idea centrale è sorprendentemente semplice: la separazione fondamentale tra “io” e “mondo”, tra individuo e realtà, non è ultima. Quello che normalmente percepiamo come una moltitudine di cose separate sarebbe, a un livello più profondo, espressione di un’unica realtà.
Secondo l’Advaita, il problema dell’essere umano non è tanto che possieda una conoscenza insufficiente del mondo, ma che scambi per realtà ultima ciò che appare separato.
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(Bordernights tornerà più avanti)
Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.
Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.
Non sarebbe altrimenti possibile avere, nei casi di cronaca più recenti, delle letture completamente antitetiche che convivono serenamente sulle pagine dei nostri giornali (e nei talk televisivi).
di Brad Reed
Il politologo John Mearsheimer dell’Università di Chicago ha messo di fronte al presidente degli Stati Uniti Donald Trump la dura realtà della sua guerra illegale contro l’Iran.
In un’intervista con il giornalista australiano Tom Switzer, a Mearsheimer è stato chiesto perché Trump sembrasse disposto ad accettare un accordo in base al quale l’Iran potesse richiedere tariffe alle navi da trasporto in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz, rimasto quasi completamente chiuso da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran alla fine di febbraio.
"È molto semplice - ha risposto Mearsheimer - Non ha scelta. Ha perso la guerra. È una sconfitta devastante per gli Stati Uniti. Puoi dirmi cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti per riacquistare influenza sull’Iran? Non puoi dirmelo perché non abbiamo una soluzione.
La rivista scientifica Remote Sensing (MDPI) ha improvvisamente ritirato la ricerca di Malanga e Biondi sulla Piramide di Cheope.
Dopo aver raggiunto le 400k visualizzazioni (un record, per un paper scientifico online), da oggi la ricerca compare con la scritta trasversale che dice “retracted” (ritirata) su ogni pagina.
La cosa curiosa è che non vengono fornite motivazioni precise per il ritiro, al di là di un generico “difetto metodologico”.
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