In una vecchia barzelletta, un negro si presenta in una università italiana e chiede: “Buongiorno, vorrei iscrivermi a questa università. È possibile?” “Certamente - gli risponde l’impiegata - che ramo desidera?” E il negro risponde: “Perchè, non posso avere un banco anch’io come tutti gli altri?”
Ecco, ieri mi è successa una cosa simile: quando ho letto il titolo “scuola: un tetto agli immigrati” ho pensato “ma perché, ora studiano all’aperto?”
Solo dopo ho capito che il tetto di cui si parlava era di tipo numerico, nel senso che si vuole porre un limite alla loro presenza nelle scuole italiane.
Ma allora mi domando: perché si cerca sempre di risolvere i problemi dalla coda? Se questi immigrati sono già in Italia, cambia qualcosa se non possono andare a scuola? Anche perché, se non vanno a scuola, questi andranno in giro tutto il giorno a bighellonare e creare casini, no?
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La scorsa settimana abbiamo affrontato, in modo un po’ scherzoso, la “questione della quercia”. Io avevo chiesto a Massimo Citro: “ma quando non la guardo, la quercia che c’è nel mio giardino esiste?” Ne era nata una discussione, fra il serio e il faceto, che andava a toccare elementi di filosofia e di fisica quantistica.
Ragionando sullo stesso argomento, mi è venuto da pormi la stessa domanda rispetto all’essere umano:
Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?
Ovviamente, non intendo “esiste” dal punto di vista fisico. È chiaro che fisicamente ogni essere umano esiste, che sia solo oppure in compagnia. La mia domanda riguarda le relazioni umane, ovvero se la mancanza di una interazione con altre persone dia comunque un senso all’esistenza di ciascuno di noi.
«Queste dichiarazioni sono la prova diretta della politica statunitense di dispiegare armi nello spazio e di utilizzarle in operazioni di combattimento per assicurarne il dominio e la superiorità». La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zajarova, ha commentato le dichiarazioni del segretario dell’Aeronautica Militare, Troy Meink, sul dispiegamento di armamenti statunitensi nello spazio, che come l'AntiDiplomatico vi abbiamo riportato ieri.
Durante la conferenza annuale «Aria, Spazio e Cyberspazio», Meink ha giustificato il dispiegamento con l’argomentazione di proteggere le truppe statunitensi e difendere le forze del Paese da eventuali «azioni ostili da parte degli avversari».
Il termine ebraico “naza” significa “danno collaterale”. E’ usato dai soldati dell’IDF per tutti quei civili che restano uccisi mentre loro combattono i terroristi.
“Naza” è anche il titolo di un documentario firmato dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (già autori del documentario “No Other Land”, Premio Oscar 2025). “Naza” ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia che si è appena concluso.
Il film si basa su testimonianze anonime di soldati e ufficiali dell’intelligence, che descrivono l’uso di questo termine e i meccanismi di valutazione dei danni collaterali durante le operazioni a Gaza. Secondo il riassunto pubblicato dagli autori, “il film rivela nel dettaglio i sistemi utilizzati da Israele per le intenzionali uccisioni di massa di civili a Gaza”.
Dario Amodei ha ipotizzato uno scenario futuro estremamente concreto: che cioè "nel giro di 6-12 mesi", l'AI sia in grado di prendere il controllo del web conducendo in autonomia attacchi informatici. Anche Musk e Sam Altman hanno concordato su un nuovo piano di "rallentamento della tecnologia".
È scattato l'allarme per il "preoccupante" sviluppo e avanzamento dell'Intelligenza Artificiale sul web, che potrebbe arrivare a "controllare Internet nel giro di 6-12 mesi". Ad ammetterlo è Dario Amodei, ceo di Anthropic, benefit corporation di IA a San Francisco, in un'intervista alla Cbs dove già ieri, sabato 12 Settembre, definiva la situazione in corso "un segnale d'allarme" per il futuro. "L'Intelligenza Artificiale si sta sviluppando a ritmi esponenziali, non credo di aver compreso appieno cosa avrebbe significato davvero un progresso così rapido" ha detto Amodei chiedendo pubblicamente a tutte le aziende del settore di rallentare i ritmi di produzione dell'AI per poterne ponderare meglio i rischi. Il pericolo, ha affermato Amodei ricevendo sostegno anche da Elon Musk e da Sam Altman, primo AD di OpenAI, è che si possa verificare una perdita di controllo dei sistemi, e la possibilità che questi effettuino in autonomia attacchi informatici.
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Quali sono gli indizi che suggeriscono un coinvolgimento di Israele negli attentati dell'11 settembre?
Sto preparando un video per domani, e non riesco a scrivere articoli. Vi lascio questo spazio libero per oggi (tipo commenti liberi). Dalla patetica puntata di Geopop al drone che voleva uccidere Zelensky, alla legge-bavaglio su Israele, volendo ne avete da commentare…
A domani.
M.M.
Come al solito i media mondiali arrivano in ritardo, e svelano solo in modo parziale, le grandi verità scomode.
Avviene sempre, in tutti i casi più controversi: prima si nega tenacemente ogni sospetto, poi quando la verità si fa strada ad ogni costo, e si è costretti ad ammettere che la versione ufficiale non sta in piedi, allora si concede qualcosa - in modo da non apparire fessi del tutto - mentre si cerca comunque di limitare i danni e mascherare la verità più scomoda e profonda.
In inglese il termine preciso è “limited hangout” che significa “esposizione limitata”. Fu coniato da un agente della CIA, Victor Marchetti, che così lo descriveva in un suo articolo del 1978:
Leggi tutto: Il vero problema dell’immigrazione