Prima puntata del nuovo programma di Rai Radio2, dedicata al tema del complotto lunare con Massimo Mazzucco.
Con grande cautela, il mainstream si avvicina alle tesi complottiste sulla luna. Qui la puntata integrale, andata in onda ieri sera.
Quella di Netanyahu & co. è a tutti gli effetti una geopolitica messianica, che muove da una visione talmudico-cabalistica di matrice gnostica. È la cabala gnostica di Luria, rilanciata dai Chassidim Chabad Lubavitch, per cui Israele porta a compimento l’opera di Dio, autoaffermandosi come Messia.
di Armando Savini
Tutti sapevano che la stessa sorte di Gaza sarebbe toccata anche al Libano. Il progetto del Grande Israele va avanti nel silenzio assordante delle istituzioni internazionali. Ora che l’attenzione dei media è rivolta alla crisi iraniana, a Hormuz, Malacca, Netanyahu può portar a termine il suo progetto sans souci, con il pieno appoggio degli USA. Già da settimane l’IDF ha cominciato a sparare ai parroci cattolici, una vera e propria minaccia. La loro colpa? Stare vicini al loro gregge, fare coraggio alle famiglie che restavano nelle loro case, senza cedere alla violenza israeliana. Genocidio e deportazione a Gaza, genocidio e deportazione in Libano, fino a quando la terra sarà spogliata di ogni essere vivente che non sia giudeo-sionista.
11 morti/scomparse misteriose, negli ultimi 3 anni, nell’ambito della ricerca scientifica avanzata in USA. Quale può essere il denominatore comune che unisce tutte queste morti oscure?
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di Francesco Santoianni
Salti mortali nella redazione del TG di LA7 (direttore Enrico Mentana) nel tentativo di conciliare una presunta “deontologia professionale” con l’evidenza dei crimini del sionismo. Ci riferiamo all’articolo intitolato “Caso L'Espresso, la foto in copertina è un falso dell'IA? La verità dietro lo scatto che divide il web”.
Articolo che, verosimilmente, considerando che quasi tutti leggono solo i titoli prima di condividere sui social, trincerandosi prima dietro il fallace responso da parte di un chatbot di intelligenza artificiale, poi dietro le proteste dell’ambasciatore di Israele (che condanna “l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso” e che “distorce la complessa realtà”)...

Nei primi anni 50, Juan Domingo Peròn era all’apice del suo potere. Aveva il pieno supporto della classe politica e militare, ed era letteralmente osannato dalla popolazione argentina, per le significative riforme sociali che erano andate a beneficio dei più poveri. Edilizia popolare, voto alle donne e sicurezza sociale erano dei pilastri, apparentemente indistruttibili, del suo grande successo.
Nonostante il suo “socialismo” evidente, Peròn era anche riuscito ad ottenere il supporto degli industriali, grazie ad un sistema corporativo in cui sindacati, imprenditori e stato collaboravano sotto la guida del governo. Peròn aveva inoltre il pieno appoggio della Chiesa cattolica, alla quale aveva concesso il controllo dell’educazione religiosa nelle scuole.
Noi lo sappiamo già, ma leggerlo su un giornale israeliano fa un altro effetto. Questo è l’articolo che Haaretz ha dedicato alla decisione di Giorgia Meloni di sospendere l’accordo sulla difesa con Israele (MoU):
Il primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha dichiarato martedì che il suo governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico di un memorandum d’intesa sulla difesa con Israele, alla luce degli attuali conflitti in Medio Oriente.
«Alla luce della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele», ha riferito Meloni secondo diverse agenzie di stampa italiane, senza fornire dettagli sull’accordo.Secondo l’agenzia di stampa AFP, il MoU prevede lo scambio di equipaggiamento militare e la cooperazione nella ricerca tecnologica.
Ci sono eventi che scorrono turbinosi sulla superficie: questi sono gli eventi che vediamo tutti i giorni sui giornali: la guerra in Ucraina, le notizie dal Golfo, le ultime sparate di Trump, i bombardamenti nel Libano, eccetera.
E poi ci sono eventi che scorrono più lenti, sotto la superficie, e che non riusciamo a vedere, a meno di porvi una attenzione particolare. Questi eventi sono i cambiamenti che stanno avvenendo, molto lentamente, nella nostra “tabella dei principi morali” a cui ci rifacciamo ogni giorno.
Questi cambiamenti avvengono talmente lentamente, che la maggioranza di noi non se ne accorge nemmeno.
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di Mustafa Fetouri
La «vittoria» moderna si prepara molto prima di sparare il primo colpo. È preparata con una sofisticata architettura di consenso prefabbricato, in cui l’inganno politico e la complicità dei media trasformano aggressioni illegali in «necessità morali».
Per sostenere uno stato di guerra perpetua, il pubblico deve essere protetto dall’orrore del campo di battaglia e nutrito con una dieta costante di «minacce imminenti» e «interventi umanitari».
Che si trattasse delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Baghdad, della narrazione dei «combattenti per la libertà» nell’occupazione afghana, o della distorta «responsabilità di proteggere» che ha ridotto la Libia ad un tragico mercato per il traffico di esseri umani, i media hanno agito sempre meno da cani da guardia e sempre più da megafono dello stato.
La formula rimane inquietantemente coerente: i politici occidentali mentono, i media amplificano e milioni di persone muoiono.
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