di Giuseppe Giannini
C’è un mostro che, da alcuni anni, si aggira per l’Europa e non è il comunismo (magari lo fosse). Si chiama, a seconda dei giorni, menzogna, falsità, propaganda, opportunismo politico. Da quando l’Occidente si è schierato a sostegno dell’Ucraina (che non fa parte né della UE e nemmeno della NATO), e quindi ha implicitamente deciso di scendere in guerra contro la Russia ne sentiamo e subiamo di tutti colori.
Volutamente si tace sugli antefatti che hanno portato all’invasione russa per sottostare dentro un modello ideologico impositivo fatto di paura ed accettazione di scelte geopolitiche invise alla stragrande maggioranza delle popolazioni mondiali. La guerra per liberarsi di Putin è una battaglia culturale (in senso lato) verso il passato, il presente, e ciò che sarà della Russia. Una potenza che non si vuole piegare al modello occidentale e che bisogna punire. La libertà e i diritti degli altri popoli non c’entrano.
È la solita operazione di facciata. La russofobia aggiorna sempre i suoi contenuti. Dopo gli scrittori (anche i classici), i musicisti, i ballerini, il mondo della cultura, è lo sport, ancora una volta, ad essere coinvolto.
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Non c’è niente da fare: secondo il pensiero di una certa destra, gli uomini non sono tutti uguali davanti alla legge.
Se sei un uomo onesto, di razza bianca, che rispetta le leggi e va a lavorare tutti i giorni per mantenere la propria famiglia, allora hai tutto il diritto di correre dietro ai rapinatori e di ucciderli sparandogli alla schiena.
Se invece sei un marocchino e hai un passato da criminale, hai molto meno diritti e la tua uccisione da parte della polizia in qualche modo viene giustificata.
Christophe Terrasson era un attivista francese che ha dedicato una gran quantità di energie alla causa della verità sull’11 settembre. Faceva parte dell’organizzazione Reopen 911, il cui scopo era appunto di ottenere la riapertura delle indagini sui fatti dell’11 settembre.
Lo conobbi a Roma, nel 2013, quando venne ad assistere alla proiezione di “11 settembre la Nuova Pearl Harbor” organizzata da Giulietto Chiesa. A sua volta, Christophe aveva poi organizzato una proiezione del film a Parigi, alla quale assistetti con molto piacere.
Il parlamentare britannico Rupert Lowe ha pubblicato un «Rapporto sulle grooming gang», ossia le bande di stupratori pedofili pakistani che imperversavano nel Regno per decenni senza nessuna reazione da parte delle autorità britanniche, che, anzi, hanno insabbiato l’enorme e terrificante caso con indicibili violenze su almeno un quarto di milione di ragazzine britanniche.
Lowe, già deputato del partito di Nigel Farage Reform UK che ha ora creato un nuovo partito politico chiamato Restore Britain,è apparso in settimana in uno dei podcast più seguito del pianeta, il Joe Rogan Show, spiegando il rapporto. Il podcaster Joe Rogan sta ora subendo critiche per aver ospitato il Lowe.
Durante la conversazione Lowe ha illustrato le dinamiche dell’immigrazione selvaggia subita dalla Gran Bretagna, indicandone specificatamente la composizione e il fenomeno delle società parallele islamiche. Il deputato ha parlato della natura two-tier (a due livelli) dello Stato britannico attuale, con meccaniche grottesche come la precedenza degli immigrati per le cure dentali mentre i cittadini britannici vengono messi in lista di attesa.
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(Bordernights è in pausa estiva).
Vorrei proporvi una breve riflessione, che riguarda i diversi livelli di potere.
Qui dentro molti di noi sono convinti (me compreso) che i politici di oggi siano in realtà dei semplici “camerieri”, messi lì dai poteri occulti per controllare le masse e guidarle in determinate direzioni, a seconda delle necessità.
Più che “messi lì”, tecnicamente, si potrebbe dire che viene permesso ad un politico di fare carriera solo se è controllabile e gestibile dall’alto. Questo significa che automaticamente arriveranno al governo solo personaggi "malleabili", che sono già predisposti in qualche modo ad obbedire, senza bisogno che vi sia qualcuno che li cali fisicamente dall’alto in quella posizione.
È una specie di filtro automatico, che permette al politico di fare carriera restando pienamente convinto di essere lui il protagonista del suo percorso.
In questa intervista Giorgio di Salvo spiega come i cittadini possano organizzarsi per combattere la mostruosità dei datacenter.
Un'ottima analisi sull'importanza strategica dell'isola di Sazan.
[Grazie a Zagreus per la segnalazione]
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