di Giuseppina Bonadies
Immaginate di entrare in un enorme magazzino di libri usati, comprarne milioni a pochi centesimi e poi, uno dopo l’altro, tagliare via la rilegatura per darli in pasto a uno scanner super veloce.
È questa la realtà di Project Panama, un’operazione riservata portata avanti da Anthropic, la startup che ha creato l’intelligenza artificiale Claude.
Sacrificare la carta per nutrire l’algoritmo
Lo scopo di questo ambizioso progetto, come raccontato nel podcast Post Reports del Washington Post, era raccogliere la più grande quantità possibile di prosa per addestrare i propri modelli digitali. Per farlo, la società ha assunto Tom Turvy, un esperto che in passato aveva già supervisionato il massiccio progetto Google Books.
Il sospetto di una possibile regia Usa-Israele-Marocco contro la Spagna, pur senza prove "schiaccianti", si basa su nuovi indizi.
di Roberto Vivaldelli
È lecito chiedersi se dietro la crisi migratoria di Ceuta – in gran parte riconducibile alla discussa sentenza della Corte Suprema spagnola che vieta il respingimento immediato dei migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere le enclavi di Ceuta e Melilla – si celi una regia occulta. L’ambasciatore Marco Carnelos, sulle colonne di questo giornale, ha evocato una «possibile azione ibrida Usa-Israele con bassa manovalanza marocchina» orchestrata contro una Spagna ritenuta troppo riottosa e indipendente, richiamando il celebre adagio di Andreotti: «A pensar male si fa peccato, ma certe volte ci si azzecca».
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In questo periodo assisto mia madre. Ha 98 anni, è allettata, e non è più autonoma. Passo lunghe ore accanto al suo letto, per vedere se ha bisogno di qualcosa.
Mentre il suo corpo lentamente smette di funzionare, la sua mente rimane lucida. O meglio, più che lucida, vive in un costante stato di “presenza assente”, una specie di delirio lucido. E’ come se la sua mente si trovasse metà di qua e metà di là, a cavallo fra il nostro mondo e qualcosa che non conosciamo.
Ad esempio, qualche giorno fa, nel mezzo di una normale conversazione, si è messa a ripetere ossessivamente “Io non sono qui! Lo capisci che non sono qui?”.
Alla domanda “e dove sei?”, non ho ricevuto risposta. Ma io sentivo che stesse cercando di comunicarmi qualcosa di profondamente vero.
Va bene, non si distrugge il bene pubblico. Va bene, non si picchiano i poliziotti. Va bene, non si bruciano le camionette. Lo abbiamo detto, e così siamo tutti dalla parte del giusto.
Adesso però qualche domanda ce la vogliamo fare? Oppure vogliamo fermarci alla condanna di facciata, che tanto tranquillizza i benpensanti, ma che non risolve un beata mazza?
Perchè questa gente non è da tre mesi, non è da tre anni, ma è da TRENT’ANNI che protesta contro questa nuova linea ferroviaria. Qualche motivo ce l’avranno per essersi intestarditi in questo modo nella loro battaglia, no?
di Giuseppe Giannini
C’è un mostro che, da alcuni anni, si aggira per l’Europa e non è il comunismo (magari lo fosse). Si chiama, a seconda dei giorni, menzogna, falsità, propaganda, opportunismo politico. Da quando l’Occidente si è schierato a sostegno dell’Ucraina (che non fa parte né della UE e nemmeno della NATO), e quindi ha implicitamente deciso di scendere in guerra contro la Russia ne sentiamo e subiamo di tutti colori.
Volutamente si tace sugli antefatti che hanno portato all’invasione russa per sottostare dentro un modello ideologico impositivo fatto di paura ed accettazione di scelte geopolitiche invise alla stragrande maggioranza delle popolazioni mondiali. La guerra per liberarsi di Putin è una battaglia culturale (in senso lato) verso il passato, il presente, e ciò che sarà della Russia. Una potenza che non si vuole piegare al modello occidentale e che bisogna punire. La libertà e i diritti degli altri popoli non c’entrano.
È la solita operazione di facciata. La russofobia aggiorna sempre i suoi contenuti. Dopo gli scrittori (anche i classici), i musicisti, i ballerini, il mondo della cultura, è lo sport, ancora una volta, ad essere coinvolto.
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Non c’è niente da fare: secondo il pensiero di una certa destra, gli uomini non sono tutti uguali davanti alla legge.
Se sei un uomo onesto, di razza bianca, che rispetta le leggi e va a lavorare tutti i giorni per mantenere la propria famiglia, allora hai tutto il diritto di correre dietro ai rapinatori e di ucciderli sparandogli alla schiena.
Se invece sei un marocchino e hai un passato da criminale, hai molto meno diritti e la tua uccisione da parte della polizia in qualche modo viene giustificata.
Christophe Terrasson era un attivista francese che ha dedicato una gran quantità di energie alla causa della verità sull’11 settembre. Faceva parte dell’organizzazione Reopen 911, il cui scopo era appunto di ottenere la riapertura delle indagini sui fatti dell’11 settembre.
Lo conobbi a Roma, nel 2013, quando venne ad assistere alla proiezione di “11 settembre la Nuova Pearl Harbor” organizzata da Giulietto Chiesa. A sua volta, Christophe aveva poi organizzato una proiezione del film a Parigi, alla quale assistetti con molto piacere.
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