Il termine ebraico “naza” significa “danno collaterale”. E’ usato dai soldati dell’IDF per tutti quei civili che restano uccisi mentre loro combattono i terroristi.

“Naza” è anche il titolo di un documentario firmato dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (già autori del documentario “No Other Land”, Premio Oscar 2025). “Naza” ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia che si è appena concluso. 

Il film si basa su testimonianze anonime di soldati e ufficiali dell’intelligence, che descrivono l’uso di questo termine e i meccanismi di valutazione dei danni collaterali durante le operazioni a Gaza. Secondo il riassunto pubblicato dagli autori, “il film rivela nel dettaglio i sistemi utilizzati da Israele per le intenzionali uccisioni di massa di civili a Gaza”.

Inutile dire che L’IDF ha respinto le accuse contenute nel documentario, definendole false o non verificabili, e ha ribadito di operare secondo il diritto internazionale, cercando di minimizzare i danni ai civili. L’IDF ha sostenuto che le testinonianze anonime dei soldati non sono credibili “perchè non possono essere verificate singolarmente”. 

Il Comitato del Cinema israeliano ha dichiarato che “il film supera la linea rossa, perchè mette in cattiva luce i soldati israeliani”.

Il ministro della Cultura, Zohar, ha chiesto al governo  di verificare se i due autori del film siano colpevoli di alto tradimento, e se quindi gli possa essere revocata la cittadinanza israeliana.

Gli autori del film hanno dichiarato di voler distribuire il film in Israele, ma non avranno certo vita facile,

Tutto questo succede nel paese che ci viene costantemente descritto come “l’unica democrazia in medio oriente”.

Chissà se fosse una dittatura, che cosa sarebbe successo ai due autori del film.

Massimo Mazzucco

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Netanyahu contro Naza, 'intollerabile'. L'esercito apre un'indagine
'Nel film false accuse', si valutano azioni legali. Nel mirino anche i registi


La condanna di Israele è durissima, e le conseguenze a questo punto garantite più che paventate, dai vertici militari israeliani ma anche politici. Sulle accuse al film documentario 'Naza', contenente le testimonianze di soldati dell'Idf sugli attacchi israeliani a Gaza, arriva il sigillo del primo ministro Benyamin Nethanyahu che, in un video di un minuto pubblicato sui social, attacca la pellicola premiata alla Mostra del cinema di Venezia: "Ne ho sentito parlare, ed è sconvolgente - afferma -. Stiamo combattendo l'incitamento all'antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi, è intollerabile".

Poco prima era stato il capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano Eyal Zamir a promettere nero su bianco che sarà fatta chiarezza su quello che ha definito "un tentativo deliberato di minare la legittimità dell'Idf e dello Stato di Israele". "Non permetteremo - ha affermato Zamir - che i soldati dell'Idf vengano trasformati in bersagli attraverso menzogne e infamanti accuse di sangue. Un simile tentativo va contrastato con decisione, utilizzando ogni strumento a nostra disposizione: legale, di comando e di diplomazia pubblica".

Perciò il capo dell'esercito ha disposto che venga aperta una indagine, incaricando il procuratore generale militare di "valutare e promuovere possibili iniziative legali riguardanti il film e i soggetti coinvolti". In particolare "saranno esaminati gli aspetti relativi alla sicurezza delle informazioni e l'eventuale coinvolgimento di individui nella divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato per la realizzazione del film".

Il film 'Naza' - il cui titolo fa riferimento a un acronimo militare ebraico che può essere tradotto come "danno collaterale" - si basa su interviste anonime a membri interni dell'esercito e dell'intelligence israeliani. L'Idf vuole venirne a capo. Le dichiarazioni di Zamir in questo senso sono molto chiare: "Si tratta di un attacco allo Stato di Israele, non soltanto all'Idf. Il film fa proprie le narrazioni di chi odia Israele".

Del resto era inevitabile che avrebbe provocato reazioni il clamore attorno al film che a Venezia ha ricevuto il premio speciale della giuria e a cui il pubblico ha dedicato una standing ovation di 25 minuti, mai così lunga. Finito domenica sera il capodanno ebraico, il primo a tuonare è stato il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir che su X, rivolgendosi direttamente ai registi Rachel Szor e Yuval Abraham, aveva scritto: "A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l'intero popolo d'Israele. Andatevene. Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!". Poi il ministro della Cultura, Miki Zohar, che per i due cineasti ha chiesto la revoca della cittadinanza israeliana.


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Il ministro della Cultura israeliano ha chiesto di revocare la cittadinanza ai registi di “NAZA”

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Solo una cosa non mi torna
A Kirk lo avrebbero ammazzato per quello che sapeva o avrebbe potuto dire
A questi ( israeliani ) invece permettono addirittura di fare un film pesante quanto un macigno .
Certo ,non possono fermare tutte le case cinematografiche del mondo , ma mi sarei aspettato qualcosa di diverso e non così immediato
E solo un impressione
per quanto la verità sia sotto gli occhi di tutti e di prove ve ne siano a centinaia (dei crimini IDF)... IDF ha ragione, far testimoniare delle sagome non ha nessun senso, se non di sensibilizzazione del tema, ma per muovere accuse servono i filmati in chiaro con testimonianze dirette nomi e cognomi ...insomma prove, mi stupisco del tuo stupore, se ti fossi azzardato tu a far testimoniare sagome su 11 settembre, avresti consegnato tutti gli strumenti ai vari debunker per darti addosso....
Scusate se mi sono intromesso su questo argomento