Di certo Repubblica ha fatto un buon affare, nell’assicurarsi la firma di Curzio Maltese: da quel giorno dispone di due giornalisti al prezzo di uno.
Il primo – diciamo che sia Curzio -- è il saggio e navigato uomo politico, il colto compagno di salotto, l’uomo illuminato da sani principi che si avvicinano a veri e propri archetipi ideologici: il Diritto, la Libertà, la Democrazia, l’Individuo. La Società.
Dall’altro lato c’è Maltese, il qualunquista da esportazione, il politico per tutte le stagioni, l’intellettuale passepartout, l’acrobata della parola, il servo del sistema (inconscio, ovviamente, ma proprio per quello servus nella sua accezione più letterale: serve, è utile, e quindi vale in quanto tale).
Non deve essere facile addormentarsi, la sera, con quelle due bestie in corpo.
Queste sono, dopotutto, le due bestie che tolgono il sonno a tutta la sinistra italiana di oggi. Reduci da un auto-tradimento che solo a parole dicono di aver superato, gli intellettuali di sinistra (ormai senza virgolette, purtroppo) trascinano una pesante eredità storica nel faticoso percorso di adattamento a tempi che cambiano già troppo in fretta per chi non ha ideologia, figuriamoci per quelli che si portano ancora sulle spalle fardelli come Gramsci, Lenin o Berlinguer.
Ben pochi umani ricevono il dono della totale ubiquità politica (leggi: plateale faccia di culo) che ha saputo mettere in mostra un personaggio come Tony Blair.
Invece Curzio e Maltese vivono insieme, dormono e mangiano insieme, e purtroppo scrivono anche insieme, rendendo particolarmente arduo il compito di chi voglia leggerli non solo in superficie.
Stiamo parlando di “Il Venditore di Complotti”, l’articolo su – o meglio, contro – Beppe Grillo, che sta suscitando sconcerto un pò dovunque, e per diverse ragioni.
Ha perfettamente ragione Curzio, ad esempio, quando nell’incipit mette in guardia Grillo ...
“ …e mentre sto parlando a voi, madri e padri, vi do un’altra assicurazione. L’ho già detto altre volte, ma lo ripeterò all’infinito. I vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera... potete quindi definire qualsiasi discorso sull’invio di eserciti in Europa come pura menzogna”.
F.D. Roosevelt
Sono passati molti anni da quel drammatico 7 dicembre 1941, ma la storia continua a riemergere inquietante, come il cadavere di un omicidio che non vuole affondare. Le numerose inchieste pubbliche e private condotte su Pearl Harbor sembrano infatti avere raccolto ormai sufficiente materiale probatorio per ricostruire una volta per tutte, il vero corso degli eventi in questione.
Fra coloro che rifiutano la versione ufficiale dell’undici settembre, esiste anche una posizione intermedia, detta LIHOP (let it happen on purpose – lasciarlo succedere apposta), che è contrapposta alla più diffusa teoria MIHOP (make it happen on purpose - farlo succedere apposta).
La teoria LIHOP appare a moltissimi “indecisi” – cioè quelle persone che guardano all’11 settembre con onestà intellettuale, riconoscono la marea di indizi contari al governo USA, ma non riescono a concepire “una cosa così grossa” da parte degli americani - come un insperato “salvagente intermedio”, a cui aggrapparsi per non dover umiliare la propria intelligenza da un lato, ma in qualche modo salvaguardare il proprio equilibrio psicologico dall’altro. In realtà la LIHOP è una teoria inesistente, e fa ancora più acqua della versione ufficiale, per almeno tre motivi: a) è assolutamente inconsistente da un punto di vista logico; b) denota una totale ignoranza dei fatti accertati (questo senza farne una colpa a nessuno, sia chiaro); e c) rappresenta una follia totale da un punto di vista governativo.
Punto a): La mancanza di logica sta nel presupporre che il tuo peggiore nemico, per farti del male, ti faccia il miglior regalo del mondo. Ormai tutti conoscono i retroscena che hanno portato alla guerra in Afghanistan (gasdotto Unocal e “guerra dell’oppio”, principalmente, posizionamento geostrategico in secondo luogo), ma bin Laden di certo li conosceva molto da vicino. Quindi, una volta riconosciuto che l’attacco alle Torri Gemelle ha permesso di scatenare l’invasione dell’Afghanistan, e una volta riconosciuto che questo era l’obiettivo primario dei neocons già da oltre un anno, non si può in alcun modo sostenere che bin Laden abbia potuto organizzare quegli attacchi “per odio contro l’America”, come vorrebbe la versione ufficiale. O quindi il suo “nome” è stato usato a sua insaputa,
Nei primissimi filmati, sei anni fa, Osama bin Laden ci appariva come un canuto saggio della montagna, se non vicino all’ora dell’Illuminazione Finale, certamente più di là che di qua.
Man mano che passava il tempo, però, il suo volto ha ripreso colore, la pelle si è fatta più liscia, e nel famoso video “della barba parlante” le sue gote sembravano addirittura più paffute.
“Và che bel che l’è - avrebbe detto mia zia - el par gnianca lù!”
Era come se i successi di Al-Queda, che la CIA continuava a decantare nel mondo in sua vece, lo avessero in qualche modo rinvigorito. Lui infatti, uomo profondamente timido nonostante le apparenze, non ha mai osato rivendicare nulla in maniera diretta. Ha sempre contato sull’aiuto dei suoi ex-amici della CIA, che lo conoscono talmente bene che appena scoppia un petardo ai giardinetti si guardano e dicono: “Mmmmmh, questo mi sa che è lui di nuovo”.
Ogni tanto però anche Osama si incattivisce, e in quei casi diventa davvero terribile: solo nel gennaio 2005 io smisi di tremare, per la paura che mi aveva messo addosso il suo messaggio del novembre precedente, quando approfittò proprio delle elezioni presidenziali per annunciare al mondo nuovi sfracelli da capogiro. Poi probabilmente si deve essere accorto ...
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