di Giorgio Venzo
Il recente fermo di tre persone in Germania ed otto in Danimarca dietro l'accusa di progettare attentati terroristici ha scosso il dormiveglia della pigra Europa nella lotta al terrorismo. Il tam tam delle agenzie di stampa in queste ore è una staffetta d'aggiornamenti e commenti da parte di vari esponenti politici e portavoce d'intelligence tedeschi: grazie a loro alcuni particolari ormai sembrano assodati, altri invece restano ambigui.
Tra i primi svetta l'entità del pericolo scampato in Germania: il danno sarebbe stato maggiore di quelli a Londra e Madrid; l'attacco imminente era previsto verso l'11 settembre prossimo contro obiettivi quali l'aeroporto di Francoforte o la base militare USA di Ramstein. Anche il movente è stato svelato: l'odio profondo verso l'America. Inoltre, un'accurata indagine di controterrorismo ha reso possibile riconoscere negli arrestati non dei fanatici alle prime armi, ma addirittura dei professionisti molto pericolosi e ben addestrati: i Servizi Segreti tedeschi infatti li stavano spiando da sei mesi, in collaborazione con quelli americani, dopo il fermo d'uno di essi nel dicembre 2006.
A margine di queste certezze restano alcuni piccoli dettagli ancora poco chiari: i tre sono descritti dalla stampa come "sospetti terroristi", i loro obiettivi "possibili", l'affiliazione ad organizzazioni terroristiche è "presunta" in riferimento ad uno sfuggente "network internazionale" che li avrebbe manovrati. Lo stesso Ministro della Difesa tedesco parla ambiguamente ...
Era iniziata così, quasi per sbaglio, in un lontano giorno del 2007. Un gruppo di ministri era sceso in piazza per protestare contro alcune scelte del governo, e questo aveva messo in moto una lunga reazione a catena che ci ha portato fino alla situazione in cui viviamo oggi.
Normalmente, a quei tempi, le manifestazioni di piazza avevano uno scarso effetto, ed erano considerate più che altro un simpatico retaggio del passato (c’erano ancora molti cittadini che “avevano fatto il sessantotto“, e ricordavano con un sorriso nel cuore il cosiddetto “autunno caldo”). Ma, che scendessero in piazza pacifisti, macellai o farmacisti, di solito non cambiava mai nulla: un paio di minuti al TG, un paio di colonne sulla prima del Corriere - tanto per far finta che la gente contasse qualcosa - e poi tutti sotto a lavorare, esattamente come prima, per il bene di nonsiemaicapitochi.
Ma quella volta fu diversa: nel 2007, a manifestare in piazza erano scesi dei ministri, e questo aveva posto i cittadini di fronte ad una situazione a dir poco sconcertante: nemmeno Bertrand Russel, l’inventore dei più noti paradossi al mondo, ...
E’ in uscita (Piemme Editrice) il libro “Zero. Perchè la versione ufficiale sull'11 settembre è un falso”, lavoro collettivo sull’undici settembre ideato e curato da Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli. A quel che ci risulta, è il primo libro che raccoglie voci diverse – tutte di massimo livello - da paesi diversi del mondo, dando finalmente peso e consistenza a un movimento collettivo nel quale il denominatore comune è, prima ancora della ricerca della verità sui fatti di quel giorno, il rifiuto categorico della menzogna come strumento di potere e di manipolazione della realtà, e quindi della società.
Quello che è stato messo in gioco, con l’undici settembre, non è soltanto un delicato equilibrio di forze a livello geopolitico, ma la nostra stessa possibilità di vivere in un mondo nel quale ciò in cui crediamo, ciò per cui lottiamo, ciò di cui discutiamo, corrisponda effettivamente a ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi. Una volta persa la correlazione fra conoscenza e realtà, rimarremmo solo dei fantasmi che si aggirano come folli alla ricerca di una via d’uscita in un universo del tutto sconosciuto. (M.M.)
Quella che segue è l’introduzione del libro, firmata dallo stesso Chiesa.
INTRODUZIONE
di Giulietto Chiesa
La ragione principale che mi ha spinto a promuovere questo lavoro collettivo risiede nella mia profonda convinzione, che so essere condivisa da tutti coloro che vi hanno preso parte, che l’11 settembre è stato non solo un colossale inganno, perpetrato ai danni dell’intera umanità, ma che esso è stato ed è un’arma di tremenda potenza puntata contro la pace mondiale e i cui effetti – se non impediti – potrebbero mettere in causa la stessa sopravvivenza di milioni e perfino di miliardi di individui.
Come è stato detto autorevolmente, la verità sull’11 settembre non la conosceremo mai: non nei prossimi cento anni almeno. E questa realistica affermazione già implicitamente contiene l’ipotesi ...
L’AVVISO di KENNEBUNKPORT
(Segue il testo originale)
Al popolo americano, e a tutti gli individui amanti della pace nel mondo:
Siamo a conoscenza di pesanti indizi che suggeriscono come i sostenitori, i controllori, e gli alleati del Vice-Presidente Dick Cheney abbiano intenzione di imbastire e mettere in atto un nuovo evento terroristico come l’11 settembre, e/o una nuova provocazione bellica, simile al Golfo del Tonchino, nelle prossime settimane o nei mesi a venire.
Tali eventi verrebbero usati dall’amministrazione Bush come pretesto per scatenare una guerra di aggressione contro l’Iran, molto probabilmente con armi nucleari, e per imporre un regime di legge marziale qui negli Stati Uniti.
Ci appelliamo alla Camera dei Deputati perchè proceda al più presto con la incapacitazione (impeachment) di Dick Cheney, come misura urgente per evitare una guerra ancora più ampia e catastrofica. Una volte che il processo di impeachment fosse iniziato, sarebbe più facile per gli ufficiali leali e fedeli alla nazione rifiutarsi di eseguire ordini illegali da parte della squadra di Cheney.
Avvisiamo in maniera perentoria la gente di tutto il mondo che qualunque attacco terroristico con armi di distruzione di massa che avesse luogo, ...
di Giulio Danieli
Chi avrà prestato attenzione alle notizie che riguardano i mezzi aerei in generale, avrà forse intercettato, nel mese di agosto, alcune curiose reticenze da parte dei nostri mezzi di informazione.
Molti ricorderanno le proteste e l'incidente diplomatico, intercorsi il 6 agosto tra Georgia e Russia, a causa di un missile trovato inesploso a 65km da Tbilisi [1]. Un ordigno di 640kg (armato con 140 kg di tritolo)[2], è stato ritrovato dopo la presunta violazione dello spazio aereo georgiano da parte di un caccia-bombardiere russo.
Lo notizia, regolarmente riportata dai mezzi di informazione [3], tiene banco per qualche giorno, e poi non se ne parla quasi più.
Pochi giorni dopo, Putin annuncia un nuovo piano di difesa antiaerea[4], in occasione della visita al nuovo centro radar di San Pietroburgo. La notizia ha pochissimo risalto.
Il 17 agosto viene invece rilanciato da tutte le agenzie di stampa e dai giornalisti, l'annuncio di Putin[5] che la Russia riprende "su base permanente" i voli dei bombardieri[6] a lungo raggio, fermi dal 1992 . L'annuncio è stato ufficializzato al termine di una esercitazione militare congiunta Pechino-Mosca, iniziata il 9 agosto in Cina e continuata in Russia, in un quadro più complesso di collaborazioni internazionali dello "Sco", organizzazione militare che vuole giocare un maggior ruolo nella lotta al terrorismo ...
Un recente articolo di Robert Fisk sull’Independent sta scatenando rabbia e curiosità insieme all’interno del movimento per la verità sull’11 settembre.
Robert Fisk, definito dal New York Times “probabilmente il più famoso corrispondente estero in Inghilterra”, pare essersi accorto ultimamente che “qualcosa”, nella versione ufficiale dell’11 settembre, non quadra del tutto.
Che cosa sia questo “qualcosa”, lo lasciamo raccontare a lui stesso, visto che riteniamo l’articolo interessante soprattutto per i contorti equilibrismi mentali con cui Frisk cerca di non dire apertamente quello che si potrebbe dire con dieci semplici parole. Anche il motivo per cui si comporti in questo modo rimane a ciascuno di noi da giudicare. M.M.
Persino io contesto la "verità" sull'11 settembre
di Robert Fisk, The Independent
Ogni volta che parlo all'estero di Medio Oriente, c'è sempre qualcuno nella platea - uno soltanto - che io chiamo "il farneticatore". Qui mi scuso con tutti gli uomini e donne che assistono ai miei discorsi con intelligenti e pertinenti domande - spesso piuttosto umili per me come giornalista - e che mostrano di aver compreso la tragedia del Medio Oriente molto meglio degli inviati che ne parlano. Ma il farneticatore è reale. Ha preso forma umana a Stoccolma ed Oxford, San Paolo e Yerevan, ...
La crescente apprensione verso i livelli d'inquinamento da idrocarburi, sommata a quella per l'annunciato picco petrolifero, di recente ha spinto sempre più i biocarburanti sotto i riflettori dell'aspettativa generale. Primo tra tutti per fama e volumi prodotti è il bioetanolo, cioè il comune alcool etilico ricavato da materie prime vegetali, che può sostituirsi del tutto o in parte alla storica benzina. Il presente articolo si propone d'illustrare le cause dell'ampia diffusione di questa sostanza, le ragioni dietro la selezione di determinati tipi di sementi per la sua produzione e le conseguenze a livello mondiale di tale scelta, con particolare accento sulla nazione che più di tutte ne influenza il essemercato: gli Stati Uniti d'America.
Governi & biocarburanti: così fan tutti.
La fama dell'attuale Presidente USA in fatto d'ambientalismo e sviluppo sostenibile è notoriamente tra le peggiori del pianeta. Tuttavia nell'ultimo “discorso sullo stato dell'Unione 2007” ha annunciato un forte impegno nello sviluppo di fonti rinnovabili e biocarburanti per autotrazione ma, come movente accanto a quelli di cui sopra, ne ha aggiunti altri più coerenti alla sua tradizionale linea politica:
"Per troppo tempo la nostra nazione è dipesa dal petrolio straniero. E tale dipendenza ci lascia più vulnerabili a regimi ostili ed a terroristi che potrebbero causare gravi interruzioni dei rifornimenti e aumenti del prezzo del petrolio e provocare un forte danno alla nostra economia. [...] Dobbiamo proseguire gli investimenti in nuovi modi per produrre etanolo usando di tutto, dagli scarti di legname alle erbe, agli scarti delle colture agricole. [...] Stanotte, chiederò al Congresso di unirsi a me nel perseguimento di un grande obiettivo. Facciamo un passo avanti e riduciamo l'utilizzo di benzina negli USA del 20% ...

Due notizie si incrociano dal Nord al Sud dell’America latina, suggerendo che per quel continente la democrazia - o almeno una parvenza di essa - sia ancora un fantasma confuso, ben lontano dal concretizzarsi in un prossimo futuro.
In Venezuela il “gran revolucionario” Chavez ha pensato bene di inaugurare il suo viale verso la gloria eterna, facendo abolire dal Parlamento – nel quale i suoi alleati sono in forte maggioranza – quel termine alla rielezione che va considerato una pietra miliare nella vita di un qualunque paese democratico: ora Chavez potrà essere rieletto per un numero illimitato di volte, vita natural durante.
Nessuno mette in dubbio che Chavez stia facendo (anche) del bene al proprio paese, ma di certo l’aspetto “bolivariano” del suo mandato esce leggermente offuscato da questa sua scelta chiaramente egocentrica, ...
Leggi tutto: Arresti in Germania: bastone o carota?