Più che parlarci dei candidati, dei quali sappiamo già molte cose, ogni elezione americana sembra rivelarci qualcosa di nuovo rispetto al popolo che si ritrova ogni quattro anni a scegliere uno fra i leader politici più importanti nel mondo.
Nel 2000 abbiamo visto come sia bastata una reazione di “antipatia“ verso il presuntuoso e arrogante Al Gore, che da grande favorito è riuscito a soccombere di fronte al “piccolo uomo qualunque“ impersonato da George W. Bush. (Sappiamo tutti che ci fu l’intervento della Corte Suprema, ma in teoria Gore non avrebbe mai dovuto permettere a Bush di avvicinarsi così tanto, nei risultati elettorali, da potervi fare ricorso).
Nel 2004, nonostante tutti avessero capito che la guerra in Iraq era un disastro ormai irreversibile, bastò che Dick Cheney agitasse per qualche settimana lo spauracchio del “ritorno del terrorismo“, e nuovamente l’America corse a ripararsi ... dietro allo stesso uomo che l’aveva trascinata in quel disastro.
Ora con Obama e McCain stanno succedendo cose molto strane, che nuovamente ci insegnano qualcosa del popolo americano che evidentemente non conoscevamo.
Dopo aver vinto la tenace battaglia con la Clinton per la nomination, Obama aveva veleggiato per oltre un mese con un vantaggio nei sondaggi, rispetto a McCain, che si aggirava sugli otto-dieci punti di percentuale. In altre parole, se si fosse votato in quel momento, Obama avrebbe vinto con il 48% circa dei voti, ...
Il presidente georgiano Saakashvili ha denunciato quella che ha definito “una vera e propria invasione militare alla luce del sole“ da parte dei russi, che sono intervenuti “per difendere” le popolazioni dell’Ossezia del sud, che chiedono l’indipendenza dalla Georgia.
A Putin chiaramente non era piaciuta l’intrusione americana negli affari di casa propria, che portò al governo della Georgia il pro-occidentale e pro-NATO Saakashvili, e da allora ha iniziato ad appoggiare apertamente gli indipendentisti dell’Ossezia, a molti dei quali ha fatto avere addirittura il passaporto russo.
Dopo l’ultima ribellione degli indipendentisti la Georgia ha mandato i carri armati, e quindi la Russia “è stata obbligata“ a intervenire per difendere quelli che Putin definisce gli “ex-compatrioti“. Naturalmente anche Putin, che si è adeguato molto rapidamente al nuovo vocabolario internazionale, definisce le sue armate “missioni di pace” (“peacekeeping forces”).
In realtà gli Osseti vorrebbero l’indipendenza vera e propria, e non sembrano particolarmente ansiosi ...
Quello che fa più tristezza, di questa “nuova destra” italiana, è il fatto che ricorra sempre più spesso a metodi antichi e superati, che risalgono ormai a quasi un secolo fa. Prima il manganello per la popolazione di Napoli, oggi il ritorno del grembiule e del 7 in condotta per la scuola dell’obbligo.
Sono scelte che trasudano una tale nostalgia dei tempi andati, da sconfessare in partenza qualunque tentativo di far passare come innovatrice questa “nouvelle droite” di Berlusconi e Company.
Riguardo al voto di condotta, il nostro Premier ci dice che «è una risposta importante agli atteggiamenti di bullismo che ci vengono illustrati dalla stampa quasi quotidianamente», mentre il Ministro dell’Istruzione afferma che «il comportamento deve concorrere alla valutazione complessiva dello studente», come già avveniva una volta.
Come sempre premuroso il nostro Presidente, al quale sta profondamente a cuore l’estirpazione totale di ogni forma di violenza. Con la sua frase sulla “valutazione complessiva”, invece, il Ministro Gelmini indirizza la stampa e l’opinione pubblica verso un falso problema. Mentre a “Porta a Porta” discuteranno ardentemente se la condotta debba concorrere o meno al giudizio complessivo, ...
Leggi tutto: Una vita a credito