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“Complottismo”: Focus ci riprova. Con la complicità dl CICAP.

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Scritto da Redazione
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11 Aprile 2011
Visite: 13915
PUBBLICATA LA II PARTE: IL CASO JFK “VISTO” DAL CICAP In coda a questo articolo compaiono alcune domande rivolte pubblicamente ai signori: Sandro Boeri – Direttore di Focus Marta Erba – Giornalista Massimo Polidoro – Membro del CICAP *** Chi ci leggeva 4 anni fa ricorderà sicuramente la magra figura fatta dalla rivista “Focus”, quando volle avventurarsi sull’infido terreno dell’11 settembre: in un solo articolo riuscirono a collezionare una tale marea di “errori ed omissioni” da far morire di vergogna il direttore di un qualunque giornalucolo di provincia. (Fra le più eclatanti possiamo ricordare la “breccia nel muro [del Pentagono] di 19 metri”, e il fatto che “le ali [di AA77] si sono staccate dalla carlinga e per effetto della velocità si sono raccolte lungo l'asse dell'aereo”. Roba da cartoni animati, insomma). Nonostante questo il direttore Sandro Boeri, da me contattato personalmente, riuscì ad esibire una tale dose di presunzione da ignorare completamente le mie segnalazioni sugli errori più eclatanti, e non si degnò nemmeno di far correggere le false informazioni che aveva pubblicato sul film Inganno Globale. (Per chi volesse rinfrescarsi la memoria, questa è la pagina con l’analisi dell’articolo di Focus sull’11 settembre). Ma loro, si sa, “sono la Mondadori”, e possono tranquillamente ignorare piccoli siti come il nostro. Ebbene, a distanza di quattro anni Focus ci ha riprovato, questa volta con una compilation sul “complottismo” che si è meritata uno “Speciale Storia” tutto per sè, lo scorso mese di febbraio. Mescolando con la solita disinvoltura fatti accertati e opinioni senza fondamento, …

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Sala d'attesa

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10 Aprile 2011
Visite: 4577
di Marco Cedolin Quello del 9 Aprile, a Roma e in varie città d'Italia è stato un sabato di mobilitazioni e proteste contro la piaga della precarietà e più in generale contro la demolizione del mondo del lavoro che pregiudica le prospettive occupazionali di giovani e meno giovani, contribuendo a ridurre sul lastrico una marea di famiglie. Proteste quanto mai legittime, soprattutto in un momento come quello attuale nel quale il baratro della disoccupazione e della precarietà sta approfondendosi sempre più, senza che la classe politica sembri intenzionata a proporre una qualche soluzione. Proteste colorate e pacifiche, vissute nello slogan "il nostro tempo é adesso" che campeggiava su molti striscioni, fra i giovani partecipanti alle manifestazioni. Proteste sacrosante che meritano tutta la nostra condivisione, ma al contempo stridenti di contraddizioni manifeste che balzerebbero all'occhio anche ad un osservatore disattento. Perchè una protesta contro la precarietà e l'annientamento del mondo del lavoro, vissuta unicamente nella difesa di satus quo che non esistono più e priva di un messaggio forte che domandi a gran voce l'abolizione della legge 30 e l'istituzione di un reddito di cittadinanza, uniche pietre miliari sulle quali si potrebbe tentare di costruire almeno i presupposti perchè i lavoratori italiani possano riconquistare un minimo di dignità?.....

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Energia: la soluzione esiste

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Scritto da Redazione
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07 Aprile 2011
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All’inizio degli anni ’30, di fronte all’avanzare della rivoluzione industriale, era nato in America il cosiddetto movimento della “chemurgia”. Questa associazione di chimici, industriali, esperti di agricoltura e filantropi – dei quali faceva parte lo stesso Henry Ford - si proponeva di trovare soluzioni per evitare il completo abbandono dell’agricoltura a favore dell’industria, trasformando la produzione agricola in modo da poter fornire direttamente all’industria gran parte delle materie prime di cui necessitava. Purtroppo questo concetto (che oggi cadrebbe sotto la definizione di “rinnovabile”) andava a scontrarsi direttamente con le nascenti industrie del petrolio e dei suoi derivati, del tessile sintetico e della stessa industria farmaceutica, che mirava a sostituire tutti i rimedi naturali della farmacopea (a base di erbe) con le pillole prodotte in laboratorio. A loro, di utilizzare materiali “rinnovabili” interessava ben poco.
Cosa sia andata a finire lo sappiamo tutti, e le conseguenze ci vengono illustrate in modo eccellente dallo storico Gatewood Galbraith nell’estratto che avete visto: “Cento anni fa, il contadino produceva tutta la fibra, tutte le medicine, tutto il combustibile e tutto il cibo che la società consumava. Questa è l'agricoltura. Se coltivi queste 4 categorie, fibra, cibo, medicine e combustibile, e le vendi nelle città, come necessità fondamentali per vivere, i soldi fluiscono dalle città e tornano al proprietario della terra e al produttore. In questo modo la terra resta il mezzo di produzione della ricchezza. E' stato così per migliaia di anni. Oggi, 100 anni dopo, il contadino non produce più nessuna fibra. Al massimo produce cotone, …

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Montezemolo salverà la patria

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Scritto da Redazione
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06 Aprile 2011
Visite: 7273
di Marco Cedolin Sono molti i brutti film in proiezione ed in programma nella realtà italiana. La guerra, la disoccupazione e sottoccupazione ormai diventate regola, le ondate migratorie totalmente fuori controllo, il governicchio del salapuzio di Arcore completamente in balia dei dettami provenienti dall'estero e un'opposizione carnevalesca la cui testa alligna ormai in pianta stabile negli Stati Uniti alla corte di Obama. Fra i peggiori trailer che vanno in onda sullo schermo "Italia", sicuramente uno dei più inquietanti è costituito dalla discesa in campo dell'imprenditore d'accatto Luca Cordero di Montezemolo, in qualità di politico "illuminato" deputato a salvare la patria. Il passato del "prenditore" Montezemolo è quello tipico di tante mediocri figure di terz'ordine, ritrovatesi a gestire imperi industriali e finanziari che accumulano capitali miliardari costruendo profitti privati con l'ausilio del denaro pubblico (Fiat, Ferrari, La Stampa, NTV) ed a presenziare lobby e confraternite di mero sciacallaggio sociale ...

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Una forma molto speciale di terrorismo

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04 Aprile 2011
Visite: 7790
Ecco un difficile esperimento che riguarda due persone che hanno emesso del danaro. Uno di loro ha emesso monete di oro ed argento che oggi valgono, in dollari, più di quanto sono costate all'epoca dell'acquisto. L'altro ha emesso dei biglietti di carta che oggi valgono solo una frazione dell'oro ed argento che valevano al tempo dell'emissione. Una di queste due persone sta affrontando la possibilità di dover passare anni in prigione perchè una giuria federale ha valutato l'emissione di denaro che ha fatto, un crimine. L'altra persona invece non solo è a piede libero, ma viene trattato dalle autorità con rispetto e deferenza. Chi dei due è chi?

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Sono "insorti" le prime 15 vittime ufficiali dei bombardamenti NATO

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Scritto da Redazione
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02 Aprile 2011
Visite: 6395
di Marco Cedolin Stando a quanto riportato da giornali e TV, fin dall'inizio dell'insurrezione le truppe di Gheddafi (leggasi esercito libico) bombarderebbero i civili, facendone scempio indiscriminatamente. Nonostante nessuna di queste stragi sia mai stata documentata e contestualizzata oggettivamente e le truppe libiche possiedano un arsenale (oggi privo anche dei pochi caccia ormai distrutti) estremamente modesto, se confrontato con quello messo in campo dalle potenze occidentali. Gli alleati volenterosi hanno già lanciato centinaia di missili da crociera, dal potere distruttivo enorme, usano cacciabombardieri di ultima generazione, sparano proiettili e missili all'uranio impoverito, ma stampa e TV raccontano che vengono colpiti solo obiettivi strategici militari e soldati dell'esercito libico che in quanto tali non hanno diritto di assurgere allo status di martiri carbonizzati, ma solo quello di appartenere alle infrastrutture militari inanimate. La TV libica ha a più riprese documentato molti bombardamenti, fra i quali quello di un ospedale, ...

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"La marijuana cura il cancro - anzi no"

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01 Aprile 2011
Visite: 14615
Molti ricorderanno l’articolo “Cancro e bicarbonato: è in arrivo l’orda dei camaleonti?”, nel quale avevamo denunciato la clamorosa retromarcia in extremis effettuata da Big Pharma sull’efficacia del bicarbonato nel combattere i tumori. In un articolo comparso su Repubblica il 28 agosto 2010, si leggeva quanto segue: “Il bicarbonato al posto dei chemioterapici. I farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia.” Ma qualcuno doveva essersi accorto della portata di quella affermazione, e poche ore dopo il testo veniva modificato in questo modo: “Gli antiacidi al posto dei chemioterapici? L'altra ricerca riguarda i farmaci antiacidità. Gli inibitori della pompa protonica generalmente adoperati per le ulcere gastriche potrebbero sostituire la chemioterapia.” Il bicarbonato era scomparso di scena, diventando un generico “antiacido”, e del suo possibile uso come sostituto della chemioterapia non restava più traccia. (Fortunatamente noi avevamo salvato la pagina originale, e potemmo mostrare le due verisoni al confronto). Ora in America è successa una cosa simile, ma forse ancora più grave, visto che ad essere coinvolto è lo stesso National Cancer Institute, l’autorità federale per antonomasia nella lotta contro il cancro. Forse in un eccesso di leggerezza (o di onestà?) il 17 marzo scorso compariva sul sito del NCI la seguente affermazione: “I potenziali benefici della Cannabis medica per le persone affette dal cancro includono effetti entiemetici, stimolo dell’appetito, alleviamento del dolore e miglioramento nel sonno. Nella pratica oncologica integrativa il medico curante può raccomandare la Cannabis medicinale non solo per il controllo dei sintomi ma anche per il suo possibile effetto antitumorale diretto”. Molti sanno già che la Cannabis ha un effetto antitumorale diretto, …
… ma questa era la prima volta che il fatto veniva riconosciuto da un organo federale. Ed infatti sui mille blog pro-marijuana è esplosa una vera e propria festa, poichè un riconoscimento del genere significa automaticamente la rimozione della Cannabis dalla famigerata “Schedule 1” (*), la categoria che in USA raggruppa i composti chimici “ad alto rischio di assuefazione, e senza alcuna utilità medica”, ed una sua nuova collocazione nella “Schedule 3”. Ma la festa è durata poco. Qualcuno infatti deve essersi accorto …

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Fukushima sta per deflagrare?

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Scritto da Redazione
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30 Marzo 2011
Visite: 15634
di Mike Whitney, 27-marzo-2011 La situazione negli impianti nucleari Daiichi di Fukushima sta deteriorandosi e rivela man mano uno scenario apocalittico. Domenica scorsa, i funzionari della Tokyo Electric Power Co. (TEPCO) hanno riferito che i livelli di radiazione fuorusciti nell'acqua di mare presso il reattore 2 erano 100.000 volte superiori al normale e che la radiazione dell'aria superava di 4 volte i limiti di legge previsti. Di conseguenza, i lavoratori sono stati evacuati d'urgenza dall’impianto e trasportati in un luogo sicuro. La visuale di una completa fusione del nocciolo o di una catastrofe ambientale di portata incalcolabile si prospetta ora più che mai. La crisi sta peggiorando. Se le barre di combustibile esaurito prenderanno fuoco per mancanza di liquido refrigerante, l'intenso calore alzerà pennacchi di radiazioni fino all'atmosfera più alta interessando tutto il pianeta. Questo è lo scenario da incubo, nubi di materiale radioattivo che innaffiano il pianeta con tossine letali per mesi e mesi. E, secondo l'Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Vienna, il processo mortale è già iniziato. L’Istituto ha detto al New Scientist che: "L’impianto nucleare danneggiato di Fukushima sta emettendo iodio e cesio radioattivo a livelli prossimi a quelli osservati in seguito all'incidente di Chernobyl del 1986. I ricercatori austriaci hanno utilizzato una rete mondiale di rivelatori di radiazione ...

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Cosa stanno nascondendo a Fukushima

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29 Marzo 2011
Visite: 21349
di Takashi HIROSE Introduzione di Lummis Douglas Hirose Takashi ha scritto un intero scaffale di libri, per lo più sul settore nucleare e il settore militare-industriale. Il suo libro più noto è probabilmente Nuclear Plants for Tokio – Impianti Nucleari per Tokio - in cui egli porta la logica dei promotori del nucleare alla sua logica conclusione: se siete sicuri che siano così sicuri, perché non costruire gli impianti nel centro della città, invece che a centinaia di chilometri di distanza provocando la dispersione di metà dell’energia elettrica nel passaggio sui cavi? Ha rilasciato l'intervista tv, parzialmente tradotta qui di seguito, un po' contro i suoi impulsi presenti. Gli ho parlato al telefono oggi (22 marzo 2011) e mi ha detto che, mentre al tempo della costruzione aveva senso opporsi al nucleare, adesso che il disastro era cominciato egli avrebbe preferito rimanere in silenzio, solo che le bugie che stanno raccontando la radio e la TV sono così gravi che non può stare zitto. Ho tradotto solo il primo terzo del colloquio (potete vedere tutto, in giapponese, su you-tube), la parte che riguarda in particolare quello che accade negli impianti di Fukushima. Nella seconda parte ha parlato di quanto sia pericolosa radiazione in generale, e anche della minaccia costante dei terremoti. Dopo aver letto il suo racconto, vi domanderete perché continuino a spruzzare acqua sul reattori, invece di adottare la soluzione del sarcofago [cioè ricoprire i reattori col cemento ndc.] Penso che ci siano almeno due risposte. Per prima cosa, si tratta di reattori costosi e non possono sopportare l'idea di una colossale perdita economica. Ma, ancora più importante, ...

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I "ribelli libici" di al-Qaida

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Scritto da Redazione
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28 Marzo 2011
Visite: 11786
I RIBELLI LIBICI DELLA CIA SONO GLI STESSI TERRORISTI CHE HANNO UCCISO TRUPPE STATUNITENSI E TRUPPE NATO IN IRAQ. Uno studio di West Point mostra che l’area di Bengasi, Derna e Tobruk era leader mondiale nel reclutamento di bombaroli kamikaze di al Qaida Di Webster G. Tarpley L’attuale aggressione militare alla Libia è stata motivata dalla risoluzione ONU 1973 con la necessità di proteggere civili. Le dichiarazioni del Presidente Obama, del Primo Ministro britannico Cameron, del Presidente francese Sarkozy e di altri capi di Stato hanno posto l’enfasi sulla natura umanitaria dell’intervento, che si dice avrebbe lo scopo di prevenire un massacro delle forze pro-democrazia e degli attivisti dei diritti umani da parte del regime di Gheddafi. Al tempo stesso, tuttavia, molti commentatori hanno espresso ansietà a causa del mistero che circonda il governo di transizione anti-Gheddafi, emerso all’inizio di marzo nella città di Bengasi, che si trova nella regione della Cirenaica, nell’est della Libia. Questo governo è già stato riconosciuto dalla Francia e dal Portogallo come il solo legittimo rappresentante del popolo libico. Il consiglio dei ribelli sembra composto di circa 31 delegati, molti dei quali sono avvolti nell’oscurità più totale. Inoltre, i nomi di oltre una dozzina di membri del consiglio dei ribelli vengono tenuti segreti, si dice che sia per proteggerli dalle rappresaglie di Gheddafi. Ma possono esserci altre ragioni per l’anonimato di queste figure. Nonostante molte incertezze, le Nazioni Unite e i vari paesi principali della NATO, inclusi gli Stati Uniti, sono accorsi per assistere le forze armate di questo regime ribelle, con attacchi aerei, che hanno portato alla perdita di una o due aerei della coalizione e a una prospettiva di altre perdite ancora peggiori in futuro, specie se dovesse esserci un’invasione di terra. È giunta l’ora che il pubblico americano ed europea impari qualcosa di più riguardo a questo regime di ribelli che si suppone debba rappresentare un’alternativa democratica e umanitaria a Gheddafi. I ribelli sono chiaramente non civili, ma una forza armata. E che tipo di forza armata? Poiché molti leader ribelli sono difficili da analizzare a distanza, e poiché non si può stilare un profilo sociologico dei ribelli con una guerra in corso, forse possono venirci in aiuto i metodi tipici della storia sociale. C’è per noi un modo di ottenere una comprensione più profonda sul clima ideologico prevalente in tali città del Nordest della Libia, in città come Benghasi, Tobruk e Darnah, i principali centri urbani dei ribelli? Si dà il caso di sì, sotto forma di uno studio condotto a West Point (sede dell’accademia militare statunitense), ...

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Il popolo dei pacifinti

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Scritto da Redazione
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26 Marzo 2011
Visite: 8461
di Marco Cedolin Siamo in guerra ormai da una settimana, ma dai balconi delle case italiane, anzichè le bandiere arcobaleno della pace continuano a garrire i tricolori di quella patria, riscoperta anche da tanta sinistra, proprio nel momento del suo totale asservimento al padrone a stelle e strisce ed ai suoi vassalli di Bruxelles. Il popolo dei pacifinti, presente in massa nelle piazze e nelle strade qualche anno fa durante l'invasione dell' Iraq, quando lottare contro la guerra era esercizio prodromico alla conquista di facili consensi elettorali ed ambite poltrone "che contano" sembra essersi dissolto senza lasciare traccia ed i pochi aneliti di contestazione passano perlopiù inosservati, poichè privati della sponsorizzazione di quei partiti e quelle organizzazioni che dal dopoguerra in poi gestiscono "le piazze" a proprio piacimento. Diventa impossibile non domandarsi dove siano finite le 150.000 persone con le quali il 18 febbraio 2007 ho condiviso la manifestazione oceanica di Vicenza contro la costruzione della nuova base militare americana Dal Molin. A rigore di logica chi si oppone con fervore alla costruzione di una base militare dovrebbe manifestarsi ben più indignato di fronte all'entrata in guerra del suo paese, ma evidentemente in questi giorni, di logica in giro se ne ravvisa davvero pochina. Così come diventa diventa impossibile comprendere che fine abbia fatto il popolo cattolico …

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