Un nuovo rapporto ISTAT rivela che in Italia il 26,4 % dei giovani fra i 15 e i 25 anni sono disoccupati. C’è poi un altro milione e mezzo di giovani che lavorano come “parasubordinati”, ovvero con contratti a termine, con salari ridotti e con diritti e sostegno sociale limitati. Ci sono poi i lavoratori in cassa integrazione, che rischiano prima o poi di diventare disoccupati loro stessi.
Insomma, essere giovani in Italia è un incubo, che fra l’altro ha origini tutt’altro che recenti: è già dai primi anni ’80 che le nuove generazioni di italiani soffrono per una cronica mancanza di posti di lavoro, alla quale va aggiunto il continuo decadimento del valore del titolo di studio.
E proprio di recente il governo ha pensato bene di inserire, nell’ultima finanziaria, un ulteriore taglio alle borse di studio del 90%.
Naturalmente, con questo tipo di politica non viene certo incoraggiata la specializzazione, nè tantomeno l’imprenditorialità di qualunque tipo. Oggi il giovane non ha la minima possibilità di guardare al proprio futuro, e per lui sopravvivere nel presente è già un successo enorme.
Siamo quindi di fronte ad una generazione di nuovi schiavi, …
Il 54% degli elettori della California ha votato contro la legalizzazione della marijuana, il 46% ha votato a favore. La cosiddetta “Proposition 19”, uno dei tanti referendum inseriti nella scheda elettorale delle “midterm elections”, è stata così respinta.
Molti si aspettavano che lo stato più “liberal” della confederazione, dal quale sono nate praticamente tutte le rivoluzioni culturali del secolo scorso, avrebbe dato il via ad una serie di riforme tese a legalizzare la marijuana in tutto il paese, ma la strada da percorrere evidentemente è ancora molto lunga.
Due sono gli ostacoli maggiori che si pongono su questo percorso: il primo, di tipo culturale, è dovuto alle false credenze, profondamente radicate nella popolazione, sulla dannosità effettiva della marijuana. Nonostante sia dimostrato che alcohol e tabacco siano molto più dannosi della marijuana, gli effetti della propaganda contro la cannabis, durata per molti decenni, si fanno risentire ancora oggi.
In questo senso hanno avuto gioco facile i proibizionisti, ...
Altre 400.000 pagine rese pubbliche da Wikileaks, questa volta riguardanti l’Iraq, fanno apparire il famoso “leak” sull’Afghanistan, avvenuto lo scorso luglio, una specie di pettegolezzo da portineria.
Oltre 60.000 civili uccisi a sangue freddo dagli americani in Iraq, in incidenti di vario tipo, che sono stati tutti documentati in modo dettagliato, e inoltre torture di cittadini iracheni in almeno 300 casi, verificatisi ben dopo lo scandalo di Abu Grahib, delle quali sono anche parzialmente responsabili le stesse forze dell’ordine irachene.
Secondo Body Count, una organizzazione partner di Wikileaks, il numero dei civili uccisi intenzionalmente sale ad oltre 100.000, se si incrociano i dati recentemente acquisiti con quelli che già erano in loro possesso. Si aggiungono inoltre imbarazzanti conferme che gli alti gradi del Pentagono fossero al corrente di tutti questi massacri, ma non abbiano fatto nulla per fermarli.
Sia chiaro, nonostante la lista quasi interminabile di episodi orripilanti, non c’è nulla che possa sorprendere chi queste cose già le segue da vicino: “Il Nuovo Secolo Americano” documentava le uccisioni gratuite dei civili, e la connivenza degli alti comandi americani, oltre due anni fa, e non fummo certo i primi nè gli unici a farlo. La differenza sta nel fatto che ora tutto ciò compare su documenti ufficiali del Pentagono, ed è quindi impossibile negare ciò che loro stessi hanno messo nero su bianco. Ci sono inoltre nuovi video di uccisioni dal cielo, effettuate dagli americani nel classico “stile video-game”, decisamente imbarazzanti per chiunque da guardare.
Ma a cosa serve tutto ciò? A chi giovano, veramente, questi “leaks” sulle due guerre di Afghanistan e Iraq?
Posto di fronte a questa domanda da Russia Today, …
di Marco Cedolin
La distanza siderale che separa il "mondo dorato" in cui alligna la classe politica ed il paese reale dove i cittadini si dibattono fra paure, incertezze e problemi (spesso più grandi di loro) di svariata natura, sta facendosi ogni giorno che passa più siderale.
La politica del nostro tempo vive esclusivamente di autoreferenzialità e ha ormai perso irrimediabilmente la capacità di rapportarsi con quella gente che a scadenze fisse è chiamata a delegare, gettando una scheda nell'urna, il proprio rappresentante. Un personaggio di "plastica" il politico, telegenico e dai modi accattivanti che si rapporterà con lei solo attraverso lo schermo TV, dove parlando a nome di tutti coloro che lo hanno votato (e perciò dello stato e della legalità) annuncerà immancabilmente decisioni deputate ad accrescere i problemi, le paure e le incertezze di cui sopra.
Quando la misura è colma, e negli ultimi mesi sta accadendo sempre più spesso, i cittadini scendono in strada, domandando un confronto e pretendendo delle risposte. Ma la classe politica non ha risposte e non possiede neppure l'umiltà necessaria per scendere dal suo mondo dorato ed entrare nel merito dei problemi delle "persone normali", problemi il più delle volte da lei stessa generati.
Ecco allora che l'unica risposta plausibile per chi vive fra auto blu, festini alla coca nei salotti che contano, rotocalchi televisivi, tangenti ormai legalizzate sotto forma di consulenze e panegirici autoreferenziali, consiste nel lasciare spazio allo strumento che più di ogni altro risulta in grado di essere convincente, senza oltretutto permettere alcuna replica. Il manganello....
di Marco Cedolin
Lo scorso lunedì i ministri delle finanze europei, vestita la livrea da camerieri della BCE e dei grandi poteri finanziari, si sono recati in Lussemburgo per prendere ordini in merito alla loro condotta futura in tema di macelleria sociale e annientamento generalizzato delle prospettive occupazionali e potenzialità salariali dei cittadini che vivono sotto la loro giurisdizione.
Sostanzialmente nessuna novità eclatante, tanto meno per quanto concerne un paese come l'Italia che ha ormai consegnato alla UE qualsiasi tipo di sovranità, fino al punto da demandare alla stessa l'autorità di redigere le future manovre finanziarie, anzichè limitarsi a dettarle come accaduto con l'ultima in approvazione in questo periodo.
Il piatto freddo, servito sulle tavole di tutti i paesi europei sia pur con tempistiche e contorni diversi, non si discosta da quello già sperimentato in Grecia. Tagli sempre più sostanziosi della spesa sociale, privatizzazione di ogni residua risorsa pubblica, …
Durante un discorso ad una riunione di giovani rappresentanti del suo partito, la CDU, Angela Merkel ha messo ufficialmente fine al famoso esperimento sociale denominato “multikulti”, in corso in Germania da qualche decennio.
Il termine era stato coniato negli anni ’70 dai movimenti progressisti tedeschi, e stava ad indicare una società ideale nella quale diverse culture potessero convivere pacificamente l’una accanto all’altra.
“Per anni ci siamo trastullati all’idea di una società nella quale diverse culture potessero integrarsi pacificamente, traendo reciproco vantaggio dalla loro convivenza – ha detto sostanzialmente la Merkel – ma dobbiamo renderci conto che questo progetto è miseramente fallito”.
Un termine come “miseramente fallito”, che non lascia spazio a speranze di alcun tipo, …
di Marco Cedolin
Strano ritengo sia l'unico aggettivo adatto a rappresentare il "teatrino" andato in scena martedì sera alllo stadio di Genova, in occasione della partita di calcio Italia – Serbia, valevole per le qualificazioni alla fase finale del prossimo campionato europeo.
Una commedia non molto edificante, raccontata da giornali e TV con toni da tragedia ed un tale profluvio di aggettivi roboanti da far venire l'orticaria a chiunque non condivida l'informazione urlata e visionaria oggi tanto in voga.
La rassegna stampa delle prime pagine dei giornali di stamane è di quelle da mettere i brividi: "Le Bestie" titola la Gazzetta dello Sport, "Guerriglia serba l'Italia non gioca", titola La Stampa, "Inferno a Genova, ci siamo arresi a lui" (lui sarebbe l'ultrà tatuato nella foto) titola il Corriere dello Sport, "Vergogna di Serbia, la bambina fra le belve", titola Tuttosport. E ad esse fanno eco decine e decine di articoli con titoli e sottotitoli che parlano di notte di follia, città messa a ferro e fuoco, violenze inaudite, per arrivare alle parole di Maroni che trovatosi nell'occhio del ciclone in qualità di ministro dell'Interno è arrivato a dichiarare "abbiamo evitato una strage".
Cos'è dunque accaduto ieri sera a Marassi per meritare titoli di questo tenore, ...
Cavolo – ho subito pensato - per una lite sto brutto ceffo la manda in coma. e poi dice di aver avuto paura. E intanto nessuno aiuta la ragazza! ... Che schifo.
Passo così a l'Unità: ...
Leggi tutto: Una generazione di precari