Dopo quasi mille anni di vita (1173–2008), molti dei quali passati “in bilico” fra la vita e la morte, la Torre di Pisa ha finalmente ceduto alle leggi di gravità, ed è rovinosamente crollata al suolo.
Fortunatamente non vi sono state vittime. La Torre infatti era chiusa per riparazioni, e non vi erano turisti nelle vicinanze.
Anche le abitazioni circostanti hanno subito solo danni lievi: invece di inclinarsi su un lato - come si poteva immaginare - la Torre si è sbriciolata sulla propria pianta, in perfetta verticale, trasformandosi in una densa nuvola di polvere finissima che ha ricoperto buona parte della città.
I testimoni che la osservavano da lontano hanno raccontato di aver visto la Torre “scomparire” di colpo verso il basso, come una specie di cannocchiale che si ritira su se stesso.
“Ad averlo saputo - ha commentato il direttore della Pro-Loco – non avremmo fatto tutta quella fatica, nel corso degli anni, per cercare di tenerla dritta”.
Le autorità inquirenti non sono ancora riuscite a dare una spiegazione per questo strano comportamento, ...
La vera notizia delle ultime 24 ore non è l’escalation della tensione in Medio Oriente, ma il fatto che “l’Iran abbia ritoccato la fotografia dei missili“.
Lo scoop ha fatto il giro del mondo, e in poche ore tutte le più importanti testate, dal New York Times alla nostra beneamata “Repubblica“, urlavano allo scandalo per l’inganno mediatico attribuito ai diabolici Pasdaràn. Costoro vengono infatti accusati di aver “aggiunto“ un missile all’immagine diffusa in mattinata, che faceva da accompagnamento alla notizia del lancio multiplo dimostrativo.
È stata l’agenzia France-Press a pubblicare per prima la foto ritoccata, sostituendola in seguito con quella originale. Sempre secondo i media occidentali, la foto ritoccata sarebbe stata diffusa dall’agenzia iraniana “Sepah News”, mentre quella originale dal quotidiano iraniano Jamejam.
Curioso, come questi iraniani siano talmente stupidi da smentirsi fra di loro. (Resta infatti da dimostrare che non sia avvenuto l’esatto contrario, e cioè che qualcuno, in occidente, abbia deciso di ritoccare la fotografia, ...
di Marco Cedolin
Mentre imperversa la canicola estiva che con il suo fiato arroventato rende difficile la vita di tutti quegli italiani che non hanno la fortuna di affollare le spiagge, dove molti ombrelloni si sussurra resteranno chiusi a causa del carovita, anche il circo mediatico e quello politico sembrano risentire degli effetti del solleone, proponendo con disarmante continuità notizie più scontate di quanto non lo siano gli abiti che troneggiano nelle vetrine dei saldi estivi e penosi siparietti fra mestieranti politici tanto sudaticci e irascibili da avere ormai perso ogni briciola di aplomb.
I prezzi salgono molto di più di quanto non accada ai salari, o se preferite i salari incrementano molto di meno di quanto non accada ai prezzi. La notizia viene ormai da alcuni mesi ripetuta come un mantra da tutti i giornali, rilanciata ora dall’armata Berlusconi, ora da Confindustria, ora dal governo ombra di Veltroni che è l’unico a godere di un po’ di frescura, ora dal Governatore di Bankitalia Draghi, ora dai sindacati, ora dal Papa, ora dal Presidente della Repubblica. Tutti d’accordo nel dire che si tratta di un grande problema in quanto oltre alla sopravvivenza dei lavoratori potrebbe compromettere la crescita del PIL, tutti d’accordo nell’affermare che occorre trovare una soluzione, ...
L’Iran ha lanciato ieri nove razzi di diversa portata, come chiara dimostrazione che è pronto a fronteggiare qualunque attacco da parte di Israele. A sua volta Tel Aviv ha fatto sapere che giudica i test iraniani “una chiara provocazione“.
La “questione iraniana“ è profondamente cambiata negli ultimi mesi, da quando la CIA ha detto chiaramente che non vi era nessun rischio atomico da parte dell’Iran, e gli stessi militari si sono spaccati in due, con le tempestose dimissioni dell’Ammiraglio Fallon. Di fronte a scenari di guerra semplicemente catastrofici, un minimo di buon senso sembra aver trovato albergo persino al Pentagono. L’opzione di un attacco congiunto USA-Israele sembra quindi tramontata, mentre si parla sempre più spesso di un attacco diretto da parte di Israele. Nel frattempo qualcuno inizia a domandarsi se Bush sarà in grado di convincere gli israeliani a non farlo.
L’Iran infatti ha detto che considererà un qualunque azione da parte di Israele come un “atto di guerra“, al quale risponderebbe “con una forza non immaginabile”. L’Iran inoltre provvederebbe subito a chiudere lo stretto di Ormuz, provocando un paralisi nel trasporto del petrolio che ne porterebbe il prezzo alle stelle.
Ma il vero problema non sta né in Israele, né in Iran, né in America: sta nella mancanza di un organo internazionale che abbia l’autorità per influire in qualche misura su situazioni come quella odierna.
La Commissione Atomica, infatti, continua a ripetere da tempo che l’Iran non sta arricchendo l’uranio al di sopra dei livelli necessari per produrre normale energia elettrica: hanno condotto ripetuti test nella zona, ...
Ricordate questa immagine? Ai tempi in cui fu scattata fece il giro del mondo. Erano infatti tempi in cui ancora ci poteva colpire un gesto umano come quello del soldato americano che porta in salvo un bambino iracheno, rimasto intrappolato in una situazione di fuoco incrociato.
Quell’immagine ci rivelava, improvvisamente, la crudeltà di una guerra che ancora non potevamo immaginare.
Oggi invece una foto del genere stupirebbe, al massimo, per la sua innocenza: di fronte a quello che ci siamo abituati a vedere in questi anni, quell’immagine perderebbe il suo senso originale, e ci apparirebbe come un dolce ricordo di un momento relativamente spensierato e felice.
Eppure l’immagine è la stessa. Siamo quindi noi ad essere profondamente cambiati nel frattempo, senza rendercene conto.
Ma non siamo gli unici ad essere cambiati, da allora. Anche il soldato ritratto dall’immagine ha compiuto un percorso tanto inaspettato quanto tragico: rientrato dopo 4 mesi di servizio, ...
di Marco Cedolin
Sul sito web di Repubblica, in un ottimo articolo a firma Paolo Berizzi, vengono resi noti gli sconcertanti sviluppi di un’indagine partita nel 2006 e portata avanti dalla Guardia di Finanza di Cremona grazie a quelle intercettazioni che giornalmente vengono messe sotto accusa quasi si trattasse del più grande problema che affligge questo disgraziato Paese.
Nonostante in Italia le frodi alimentari siano ormai all’ordine del giorno e cambiare il cartellino dei prodotti scaduti all’interno degli ipermercati stia diventando quasi una consuetudine, le dinamiche della truffa da parte che di quelli che Berizzi definisce giustamente “banditi della tavola” sono tali da riuscire a turbare profondamente non solo le persone deboli di stomaco.
L’impresa criminale che faceva capo a 4 aziende con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen in Germania, tutte riconducibili all’imprenditore siciliano Domenico Russo, ed era punto di riferimento per marchi come Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi ed altre multinazionali europee, operava anche grazie alla connivenza delle Asl di competenza ...
di Susanne Scheidt
[3 luglio 2008] - Stamattina s'è svolta un'altra liberazione di ostaggio, al riparo dall'attenzione - o dall'interesse - dei nostri media.
E' tornato finalmente dal suo esilio in Giordania, un bambino palestinese di circa tre-quattro anni. Per mesi e mesi le autorità israeliane non lo volevano fare tornare dal suo padre e dalle sue sorelle, che abitano nella Striscia di Gaza, con la "scusa" che egli, essendo uscito dalla Striscia di Gaza attraverso Rafah, cioè il confine con l'Egitto, dovrà ritornare da Rafah. Non poteva, secondo loro, tornare direttamente dalla Giordania.
Ma come mai, uno si chiede: un bambino che viaggia dalla Striscia di Gaza in Egitto, da lì verso la Giordania, per presentarsi al Ponte di Allenby chiedendo di entrare in Cisgiordania? Come poteva fare?
I fatti sono questi: una giovane donna, ammalata di cancro, si era recata dalla Striscia di Gaza al Cairo, per vedere se per il suo tumore al cervello si potesse fare qualcosa. Porta con se il più piccolo dei suoi figli, il maschietto, mentre le figlie, ormai di circa dieci e dodici anni, rimangono con il padre. A loro non era stato concesso accompagnare la moglie/madre.
Al Cairo non possono fare nulla, e la mandano ad un ospedale di Amman in Giordania. I medici giordani le fanno capire che ormai non si poteva più operare ...
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