di Giorgio Mattiuzzo
I fatti sono molto semplici. C'è un Paese che, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, ospita decine e decine di basi militari, adibite ai più svariati usi, di una Nazione straniera. Ci sono degli accordi secondo cui i militari del Paese straniero agiscono al di fuori della legalità, rimangono impuniti per ogni reato, anche il più grave, e occupano enormi porzioni di territorio, sfruttando le risorse dei luoghi dove si insediano.
E' successo un altro fatto molto semplice: il governo straniero ha deciso di allargare una delle tante guarnigioni che mantiene in terra straniera.
Ed è accaduta la terza cosa, ancora più semplice delle prime due: i cittadini che vivono intorno a quella guarnigione si sono stancati ...
di Enrico Sabatino
Da molti mesi a questa parte stanno crescendo sempre più le ostilità nei confronti dell’Amministrazione Bush da parte di ufficiali e membri delle Forze Armate Usa, a causa della disastrosa piega che ha preso la guerra in Iraq ma soprattutto della prospettiva di un attacco all’Iran.
L’esecutivo americano è da mesi ormai impegnato nella ricerca di un pretesto per attaccare l’Iran e negli ultimi tempi infatti le truppe americane di stanza in Iraq sono state autorizzate dall’Amministrazione Bush a catturare, o eventualmente a eliminare, ...
di Marco Cedolin
Probabilmente si tratta di un caso fortuito, una di quelle coincidenze con le quali il destino ama trastullarsi, però sembra abbastanza curioso che il fantasma del terrorismo politico venga resuscitato dal suo sarcofago proprio nella settimana che fa da prologo alla grande manifestazione di Vicenza contro la nuova base americana Dal Molin.
Scimmiottando in maniera grottesca l’atmosfera degli anni di piombo, giornali e TV hanno dato enorme risalto ad un’operazione di polizia dai contenuti abbastanza nebulosi che si sarebbe proposta di sgominare le nuove Brigate Rosse. Non quelle ritenute a torto o a ragione responsabili degli omicidi D’Antona e Biagi, ma una cellula ancora più nuova, ...
La fine dell’esperienza delle Corti Somale, con pochi combattenti irriducibili arroccati nelle paludi malariche del sud ed il resto della società civile che aveva aderito all’esperienza nuovamente mimetizzato, dimesso e sfiduciato, ha lasciato nella Somalia un vuoto che i “Signori della Guerra”, le odiate truppe etiopiche e l’inconsistente Governo di Transizione riconosciuto all’estero ma sostanzialmente impotente hanno provveduto in parte a colmare. Mentre la stampa e la politica italiana ed europea hanno abbandonato la questione, terminato il brivido di eccitazione della nuova ma breve lotta del Bene contro il Male, gli Stati Uniti (resisi conto dell’inaffidabilità dei Signori della Guerra, osteggiati dalla popolazione e sbriciolati dalle Corti, nel mantenere l’ordine) stanno prendendo autonomamente in mano la situazione pilotando una nuova missione di riconciliazione con lo scopo di dare alla Somalia un governo “stabile” e filo-occidentale.
Impossibilitati ad impegnarsi in prima persona, e per nulla interessati a coinvolgere l’ONU e la distratta comunità internazionale, gli Stati Uniti hanno trovato forse una soluzione per provare a raggiungere i loro obiettivi senza sporcarsi pubblicamente le mani: dopo l’intervento pilotato dell’Etiopia, l’intervento eterodiretto di un’Unione Africana armata, imboccata e schierata sul campo per procura americana, per sostenere l’ennesimo governo fantoccio di turno. L’approccio di fondo alla questione tuttavia è il medesimo dell’operazione fallimentare “Restore Hope” del '93, della questione afgana e di quella irakena, …
Leggi tutto: Se 150.000 vi sembrano pochi...