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Sale la febbre suina insieme ai profitti di Big Pharma

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
27 Aprile 2009
Visite: 14140
di Marco Cedolin Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati. Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali” come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica. Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 81 e le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza. Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati di contagio, ...

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Attività “sul territorio”

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
26 Aprile 2009
Visite: 11494
Nel 2005-2006, con l’uscita di Inganno Globale, ci fu un’ondata di proiezioni pubbliche, organizzate dagli utenti di luogocomune in diverse città d’Italia. Di colpo normali sale di proiezione, locali pubblici, cineclub e persino discoteche attrezzate con proiettore DVD si trasformavano in luoghi di discussione e di diffusione di un messaggio certamente diverso da quello disponibile sui canali televisivi. Poi lo stesso Inganno Globale arrivò in TV, e grazie al contributo di personaggi come Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet ed altri, il dibattito sull’11 settembre si allargò su tutti i media mainstream. Indipendentemente da come oggi la pensi ciascuno, si può tranquillamente dire che da quel giorno gli italiani sappiano che esiste un problema 11 settembre. Dopo che fu raggiunto questo risultato ci fu in tutti noi una naturale forma di appagamento, e le proiezioni pubbliche calarono, fino a fermarsi del tutto. Ora che abbiamo approfondito altri argomenti – altrettanto importanti, se non di più - torna a sentirsi il desiderio di far uscire il nuovo messaggio dalla rete, esattamente come accadde per il 9/11, e già diverse persone hanno iniziato a contattarmi ...

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Pakistan: All the News That's Fit to Print

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
25 Aprile 2009
Visite: 7233
Il New York Times è considerato la bibbia del giornalismo mondiale, per la sua presunta correttezza nell’informare in modo oggettivo, separando i fatti dalle opinioni. Questa gloria è stata mantenuta nel tempo grazie anche al geniale slogan del quotidiano newyorkese, che recita: “All the news that’s fit to print”. Tradurlo con precisione non è facile, proprio perchè la frase è apparentemente categorica, ma in realtà sottilmente ambigua. Letteralmente significa “tutte le notizie che ci stanno sulla pagina stampata", in senso figurato significa "tutto ciò che è adatto ad essere stampato", e in senso lato significa “tutto quello che merita di essere saputo”. Naturalmente, cosa lo meriti e cosa no lo decide il direttore. Accade così che l’odierno articolo sulle dichiarazioni di Hillary Clinton alla Commissione Esteri del Senato riguardo al Pakistan riporti quanto segue [estratti]: Mercoledì il Ministro degli Esteri Hillary Rodham Clinton ha aspramente criticato il governo pakistano, accusando i leader del paese di aver concesso ampie zone di territorio ai Talebani, aggiungendo che l’instabilità del paese è una “minaccia mortale” alla pace nel mondo. […] Dopo aver accusato il governo pakistano di piegarsi al volere dei Talebani, la Signora Clinton è passata a dettagli ancora più abrasivi: “A sentire i pakistani – ha detto - specialmente nei territori fuori dal controllo del governo, che stanno aumentando di numero, non credono che lo stato abbia un sistema giudiziario capace di funzionare”. “Altrimenti – ha avvertito la Signora Clinton – il governo pakistano perderà di fronte a chi si presenterà dicendo che non sono in grado di risolvere i problemi della gente, e imporrà una dura forma di repressione sulle donne e sugli altri”. Insomma, sembra quasi una condanna a morte senza attenuanti, …

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Mille problemi, un’unica soluzione?

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Scritto da Redazione
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25 Aprile 2009
Visite: 5777
Di fronte alla presa di coscienza di certe problematiche particolarmente ampie, capita spesso di sentirsi perduti e impotenti, in balia di forze miliardi di volte più grandi di noi. Quando ci si rende conto, ad esempio, che noi magari rischiamo la vita per salvare i sopravvissuti di un uragano, mentre altri boicottano i soccorsi perchè ritengono che la popolazione mondiale debba essere diminuita con ogni mezzo disponibile, molte sicurezze traballano. Quando ci si rende conto che tutte le più importanti vicende internazionali ruotano intorno ad una questione di risorse energetiche che potrebbe essere risolta in un istante, con l’implementazione di tecnologie a costo zero, molte sicurezze traballano. Quando ci si rende conto che l’intero impianto mondiale della sanità non è affatto inteso a migliorare le condizioni di vita dei malati, ma a migliorare quelle di chi gli vende le medicine, molte sicurezze traballano. Quando ci si rende conto che il prete che era per noi il punto di riferimento di una dimensione spirituale è in realtà un essere umano che fatica ad essere degno di quel nome, molte sicurezze traballano. Quando ci si rende conto che dei poveracci di una nazione qualunque vengono armati di tutto punto, catechizzati e spediti a combattere i poveracci di un’altra nazione, solo per arricchire chi vende armi ad ambedue le nazioni, molte sicurezze traballano. Quando ci si rende conto di passare tutto il mese lottando quotidianamente per portare a casa il nostro stipendio, …

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Quando i militari perdono la bussola

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Scritto da Redazione
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23 Aprile 2009
Visite: 7109
E’ chiaro che se votiamo secondo i criteri della fantapolitica (quella che esiste solo nelle nostre menti), poi ci becchiamo dei fantaministri della difesa che sanno solo parlare di fantastrategie militari. Se poi si mettono a raccontarcele i nostri “fantagiornalisti” (quelli che sono giornalisti solo nella loro testa), vengono fuori dei veri e propri capolavori del nonsense, come questo breve articolo dell’ANSA di ieri. ROMA - Aumenta l'impegno dei militari italiani in Afghanistan in vista delle elezioni del 20 agosto, … Sembra di capire che la democrazia agli afghani non sia piaciuta affatto: se bisogna addirittura mandare truppe aggiuntive per farli votare... … ma contestualmente il contingente italiano potrebbe lasciare la zona calda di Farah, ai confini del turbolento Sud. Lasciando ai posteri di capire il senso profondo di quel “ma”, prendiamo atto che esiste una ”zona calda” che sta “ai confini del turbolento sud”. La quale zona dovrebbe quindi trovarsi nella parte meridionale di un “tranquillo nord”, giusto? Niente affatto: La Regione Ovest dell'Afghanistan, sotto il comando italiano, comprende anche la provincia di Farah, zona che confina con la Regione Sud del Paese … Come vedete, in Afghanistan l’ovest confina direttamente con il sud. … - a rotazione guidata da Olanda, Inghilterra e Canada - un territorio dove è intensa l'attività degli insorgenti. In prospettiva, ha spiegato La Russa, ...

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Baghdad città murata

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Scritto da Redazione
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22 Aprile 2009
Visite: 6512
“Distruzione creativa è il nostro soprannome, sia nella nostra società che nelle altre nazioni. Noi distruggiamo quotidianamente l'ordine esistente, dagli affari alla scienza alla letteratura all'arte all'architettura al cinema alla politica e alla legge.” Questo scriveva 10 anni fa il neoconservatore Michael Ledeen, in un libro in cui propugnava i principi di conquista e i predominio sul mondo che Cheney i Rumsfeld avrebbero cercato di mettere in atto, dal 2001 in poi, con le loro guerre di invasione in Afghanistan e Iraq. “Da sempre i nostri nemici detestano questo vortice di energia e creatività, che minaccia le loro tradizioni, qualunque esse siano, e che li umilia per la loro incapacità di tenere il passo. Vedendo l'America che smantella le società tradizionali, essi ci temono perché non vogliono essere smantellati. Essi devono attaccarci per sopravvivere, esattamente come noi dobbiamo distruggere loro, per portare avanti la nostra storica missione”. Se queste erano le intenzioni, bisogna riconoscere che la guerra in Iraq è stata un successo totale.
(Se il filmato "zoppica" lasciatelo in "pausa" per 30 secondi, poi ripartite - Scarica la copia in alta risoluzione su ARCOIRIS TV ). La frammentazione dell’Iraq in tre parti, secondo le linee di demarcazione etnico-religiose (kurdi, sciiti e sunniti), è sempre stato il sogno nascosto dei neoconservatori, …

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I "doveri" nella democrazia

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Scritto da Redazione
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20 Aprile 2009
Visite: 6247
In senso stretto, “democrazia” significa “potere del popolo”, ed è riferito alle forme di governo in cui si cerca – almeno nelle intenzioni - di mettere in pratica questo principio altamente idealistico di distribuzione equanime del potere. In senso lato il termine “democrazia” viene usato per indicare una generica “parità di diritti” fra gli individui – in qualunque situazione - dove non esistano privilegiati nè sfavoriti in partenza. Si dice, ad esempio, che “internet è democratico” perchè tutti possono parlare, mentre “la TV è oligarchica”, perchè solo alcuni possono farlo. Nel cogliere questo aspetto dei mezzi di comunicazione di massa, Pasolini è sempre stato all’avanguardia (meglio di lui lo avrebbe detto forse soltanto McLuhan, con il suo folgorante “Il mezzo è il messaggio”):
La “democrazia di internet” pone però una nuova serie di problemi, poichè troppe persone confondono “democrazia” con libertà, e “libertà” con assenza di responsabilità. Una volta stabilito che usiamo il termine “democrazia” in senso lato, per indicare i “pari diritti” di cui ciascun cittadino gode nella rete, …

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Piccola novità nella gestione del sito

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Scritto da Redazione
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19 Aprile 2009
Visite: 8089
Da un pò di tempo a questa parte ha iniziato a ronzare attorno a questo sito una nuova genìa di personaggi, che magari non si conoscono nemmeno fra loro, ma condividono tutti il desiderio – conscio o inconscio - di gettare in qualunque modo discredito su di me. Lo fanno in modo molto più subdolo e raffinato dei grezzi debunkers del 9/11. Sono molto più educati, colti e raffinati, e stanno nascosti nell’ombra, dove fingono di partecipare con interesse alle più svariate discussioni, pronti a cogliere la minima occasione per uscire allo scoperto e gettare discredito su di me. Purtroppo per loro, come avevo già indicato nel mio manuale anti-debunker, costoro finiscono regolarmente per tradirsi, poichè non sanno assolutamente resistere alla tentazione di generalizzare la loro critica: iniziano con l’insinuare fra le righe il dubbio su un singolo argomento, per domandarsi poi apertamente “dove cavolo vada mazzucco a prendere certe notizie”, e finiscono sistematicamente per domandarsi se questo “sia il modo giusto di fare informazione”. Curiosi interrogativi, per uno che in realtà dovrebbe aver sollevato una singola obiezione, non trovate? Anche perchè normalmente io a questa obiezione rispondo con chiarezza. Ma è proprio in quel caso che loro si tradiscono, perchè a quel punto si dimenticano di ringraziarmi per il chiarimento – se convinti - o di contestarlo se insoddisfatti. Invece scompaiono regolarmente nel nulla, ...

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Susan Boyle: dalle stalle alle stelle

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Scritto da Redazione
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19 Aprile 2009
Visite: 9734
Se non sapete chi è Susan Boyle non c’è niente di male: fino a ieri nessuno al mondo la conosceva. Oggi le grandi case discografiche fanno a gara per assicurarsi il suo primo album, che è destinato certamente a raggiungere in poco tempo le hit parade di tutto il mondo. Susan Boyle è una donna “qualunque” di 47 anni, disoccupata, che sbarcava il lunario cantando la domenica in chiesa per i suoi compaesani di Blackburn, una delle mille cittadine dimenticate della Scozia dei minatori. Susan non ha mai avuto un fidanzato, e vive da sola con il suo gatto. Poco tempo fa ha deciso di tentare la fortuna, per cercare di coronare il sogno della sua vita: diventare una cantante famosa. Quando è comparsa sul palcoscenico del concorso “Britain’s got talent”, con al collo il numero 14.321 dei “dilettanti allo sbaraglio”, la sua figura tarchiata e il suo look decisamente demodè hanno suscitato ondate di risolini e di commenti divertiti da parte del pubblico, che aveva davanti la quintessenza di questo tipo di concorso: la più grande illusione umana di fronte ad un sogno chiaramente irrealizzabile. Da parte loro i giurati hanno aggiunto una nota di cinismo di dubbio gusto, roteando vistosamente gli occhi all’annuncio dell’età di Susan, e scambiandosi sguardi compassionevoli quando la medesima ha dichiarato, con assoluta serenità, di voler diventare una cantante “famosa come Elaine Paige”. Ma non appena Susan ha iniziato a cantare è cambiato tutto.
In due semplici strofe Susan ha saputo mostrare delle qualità canore assolutamente eccezionali, che nell’arco di pochi minuti hanno trasformato la platea deridente …

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Cancro ieri e oggi: la "filantropia efficiente"

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
18 Aprile 2009
Visite: 7196
Chiudiamo questo ciclo di articoli sul cancro con la descrizione del meccanismo che nel secolo scorso permise ai grossi capitali finanziari di impadronirsi dell’intero sistema medico americano, attraverso il controllo dell’insegnamento universitario. I Rockefeller amavano chiamarla “filantropia efficiente”. Purtroppo li medico che volesse domandarsi oggi da dove nascano tante di quelle “certezze” che gli vengono contestate ...

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Anno Zero delle libertà

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Scritto da Redazione
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16 Aprile 2009
Visite: 7745
di Marco Cedolin Non sono mai stato un grande estimatore di Michele Santoro, né ho mai considerato le trasmissioni da lui condotte nel corso della sua carriera un esempio da seguire in termini di analisi critica ed obiettiva. Santoro ha sempre fatto giornalismo partendo da un’appartenenza politica ben definita, così come altri in Italia lo hanno fatto e continuano a farlo ispirandosi a posizioni politiche molto differenti, penso a Bruno Vespa, quando non diametralmente opposte, come Emilio Fede. A prescindere dal livello qualitativo dell’informazione esperita da parte dei vari soggetti, la pluralità di pensiero (che in Italia è sempre stata molto scarsa) dovrebbe stare alla base di qualunque sistema mediatico abbia l’ambizione di considerarsi “libero” e di qualunque formazione politica consideri la “libertà” un valore fondante della propria identità. Proprio per questa ragione si fatica a comprendere la veemenza con la quale ministri e uomini politici del “popolo delle libertà” si ostinano ad accanirsi contro la trasmissione “Anno Zero” di Santoro, domandandone la chiusura ogni qualvolta all’interno di essa vengono trattati argomenti scottanti, partendo da un’angolazione di lettura differente dalla loro. Anno Zero non rappresenta sicuramente il punto di arrivo della “buona informazione”, però bisogna riconoscere alla trasmissione di Santoro il merito di avere ricoperto negli ultimi anni il ruolo dell’unica voce dissonante (in comproprietà con Report della Gabanelli che però ha un format totalmente differente) all’interno di un panorama di giornalismo televisivo assolutamente appiattito sulla logica del totale servilismo nei confronti del PDL e del PD. Non è infatti un caso che unicamente nell’ambito di Anno Zero si siano potuti apprezzare servizi e dibattiti sull'argomento rifiuti, sul massacro di Gaza e sulla tragedia del terremoto in Abruzzo, che andassero oltre la cortina di disinformazione portata avanti da tutti coloro che fanno “giornalismo” in televisione. L’ostinazione a voler cantare fuori dal coro sembra essere costata cara tanto a Santoro quanto al vignettista Vauro, ...

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  1. Cancro: alla radice del problema
  2. Nano-termite alle Torri Gemelle
  3. Watchful waiting: la vera cura per tutti i tumori
  4. Senza vergogna

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