Non è facile definire Corrado Malanga. Si potrebbe dire che è uno scienziato che studia un certo tipo di fenomeni in una certa categoria di esseri umani, oppure si può dire che è un essere umano che studia una certa categoria di fenomeni in modo scientifico.
Nel primo caso, Corrado Malanga studia i casi di coloro che ritengono di essere stati “addotti” da esseri viventi di origine extra-terrestre. Nel secondo caso Corrado Malanga sta curiosando fra le pieghe del tempo e dello spazio, alla ricerca dell’origine dell’uomo e dell’universo.
Il tutto avviene, in ogni caso, tramite le sedute di ipnosi regressiva a cui si sottopongono le persone addotte dagli alieni.
Chiariamo prima di tutto questo fatto, perchè la naturale diffidenza suscitata da un argomento come questo rischia di ostacolare un sereno apprezzamento del lavoro svolto da Malanga: esistono nel mondo migliaia di persone che ritengono di essere state addotte dagli alieni, e nel loro insieme costituiscono una realtà impossibile da liquidare come semplice fantasia della mente umana. Una quantità notevole di riscontri incrociati, sommati a numerose prove tangibili, permettono oggi di dire che queste persone – nella loro stragrande maggioranza, si intende – abbiano realmente vissuto le esperienze che descrivono.
Che poi siano stati rapiti da veri extraterrestri, piuttosto che da pupazzi di Disneyland, rimane da decidere, ma sulla veridicità dei loro racconti è difficile ormai avanzare dubbi.
In questo caso poi il fatto di saperne poco rappresenta, paradossalmente, una conferma del fenomeno: la diffusa ignoranza in materia infatti è il risultato preciso, voluto e pianificato ...
La Fiat prepara chiusure e licenziamenti
di Marco Cedolin
Dopo settimane durante le quali i media italiani hanno incensato senza posa le politiche commerciali del gruppo FIAT e l’azione del suo ad Sergio Marchionne, indomito cavaliere lanciato alla conquista della Chrysler e dell’Opel, sembra essere arrivata la prima doccia fredda concernente i progetti per il futuro dell’azienda torinese.
I quotidiani tedeschi hanno ieri reso noti alcuni dettagli del nuovo “progetto Fenice”, attraverso il quale la FIAT intenderebbe perfezionare l’acquisizione dell’Opel e contemporaneamente suggere qualche miliardo di sovvenzioni pubbliche anche in Germania, come in Italia sta facendo sistematicamente da oltre mezzo secolo. All’interno delle 46 pagine che compongono il nuovo piano viene dichiarata l’intenzione di procedere alla chiusura in tutta Europa di una decina di stabilimenti (come riportato sulla cartina) con conseguente licenziamento di almeno 10.000 lavoratori.
In Italia gli stabilimenti a rischio smantellamento dovrebbero essere tre, Termini Imerese in Sicilia, ...
di Piero Cammerinesi
La notizia non è ufficiale ma l’influenza suina, la H1N1, è da poco arrivata qui a Los Angeles, in due scuole sperdute della immensa periferia di questa megalopoli dell’ovest. Le notizie si rincorrono sui notiziari di tutte le reti nazionali, evocando immagini angoscianti di città messicane deserte dove si aggirano rare persone rese ancora più anonime e inquietanti dalle mascherine indossate. La scorsa settimana ho seguito con grande attenzione il discorso dei primi cento giorni del Presidente Obama. Ad un certo punto il Presidente ha tenuto ad assicurare il suo Paese che la sua prima preoccupazione è quella di proteggere il popolo americano da qualsiasi minaccia, compresa l’influenza suina. Purtroppo ero davanti al televisore e non nella sala stampa assieme ai colleghi giornalisti americani. Altrimenti mi sarei alzato anch’io, avrei preso il microfono ed avrei chiesto: "Thank you Mister President, lei dice di voler proteggere il popolo americano da qualsiasi minaccia, ma mi dica, chi proteggerà noi da lei e dalle sue corporation?"
Perché una simile domanda, direte voi. Un po’ di pazienza e ci arriviamo.
Ebbene, alcuni giorni or sono la CNN, e a ruota buona parte delle televisioni mondiali, ha mandato in onda un servizio sul primo essere umano che ha contratto la H1N1: Edgar Hernandez, un bambino messicano. Edgar – fortunatamente guarito dalla malattia - vive a La Gloria, una frazione di Perote, nello stato di Veracruz, nei pressi di un immenso allevamento di maiali ....
In Messico quella che noi chiamiamo “mascherina” si chiama anche “tappabocca”. E i messicani, che in 5.000 anni di rigogliosa storia ne hanno viste di carestie, guerre ed epidemie indotte, fin da quella dei conquistadores, non hanno perso né la capacità di riflettere né la lingua tagliente e non si fanno tappare la bocca neanche dalla presunta nuova pandemia. A Città del Messico, poco dopo la scossa di terremoto dell’altro giorno girava (ovviamente di bocca in bocca) una battuta fulminante: “Cos’ha detto il Messico all’influenza? Uuuhhh, guarda come tremo”.
Oramai sembra evidente che i numeri delle prime ore, complice l’effetto valanga del sistema mediatico mainstream locale (Azteca e Televisa, un duopolio privato che il nostro a confronto è zucchero) e internazionale, erano stati gonfiati e i morti, che per un breve momento erano saliti per bocca dello stesso presidente Felipe Calderón a 159, sono stranamente precipitati ad appena una ventina.
Una ventina concentrati un una megalopoli di venti milioni di abitanti, dove una dozzina di decessi vengono dai quartieri più poveri e in un contesto dove qualunque influenza che si rispetti fa un numero di vittime ben maggiore. Dopo l’antrace e l’aviaria anche la suina, ribattezzata influenza A o H1N1 per neutralizzarne il nome (si dice su ordine della multinazionale della carne suina Smithfield Food Inc.), sta retrocedendo dalla categoria di “pandemia” a quella di psicosi indotta dai media e dal governo.
Quello che è più preoccupante è che far paura ai cittadini oramai è considerato, non solo in Messico (vedi allarme immigrati e sicurezza in Italia o la guerra al terrorismo di Bush), una normalissima e accettabile pratica di governo. Per muovere l’opinione pubblica, spostare voti, far passare per accettabili politiche vergognose “l’allarme è necessario”. Lo ha ammesso con candore, davanti a centinaia di giornalisti, ...
Non ce l’ho fatta più. Alla fine anch’io sono su Facebook.
Erano mesi che facevo resistenza. Sentivo tutti che parlavano di Facebook, tutti che correvano su Facebook, sembrava quasi che ormai esistesse solo Facebook, e tutto il resto di Internet non contasse più nulla. Per cui mi opponevo testardamente, non volevo accettare questo fatto, e mi rifiutavo persino di andare a vedere cosa fosse.
Poi un giorno mi scrisse una persona, che mi ringraziava per il lavoro di ricerca che sto facendo sulla storia della medicina, dopo aver visto il video “Cancro ieri e oggi”… su Facebook!
Allora non ce l’ho più fatta, e ho voluto vedere cosa fosse. Per capirlo, mi è stato detto che era necessario iscriversi e cominciare ad usarlo. E così ho fatto.
In questi giorni mi sto districando fra le mille funzioni, ...
di Marco Cedolin
Molti sicuramente ricorderanno Buskashì, il libro all’interno del quale Gino Strada raccontava i giorni dell’invasione americana dell’Afghanistan, ritrovandosi ad essere uno dei pochissimi testimoni occidentali ad avere assistito alla presa di Kabul.
Proprio negli ultimi capitoli di Buskashì, Gino Strada descriveva il nuovo volto della Kabul “liberata”, dove si moltiplicava la presenza delle ONG (fuggite nelle settimane dei bombardamenti), dei grandi network televisivi, dei diplomatici e sedicenti tali, tutti con grande disponibilità di denaro. “Centinaia di jeep nuove fiammanti fanno la spola fra i ministeri. L’aeroporto è ancora più trafficato del bazar, aerei ed elicotteri in continuazione volano così basso da far tremare i vetri”. Con queste parole Strada tentava di rendere il senso della situazione, aggiungendo che tutto lo staff dell’ospedale di Emergency era stato sfrattato dalla casa in affitto in cui viveva da tempo, poiché una ONG molto “ricca” aveva offerto 5000 dollari al mese contro i 300 pagati dal personale fino a quel momento.
Oggi, a molti anni di distanza da quei giorni, un articolo comparso sul quotidiano inglese The Indipendent offre un interessante spaccato sulla “realtà dorata” nella quale vive la nuova elite di Kabul, mentre in tutto l’Afghanistan stragi e massacri di civili continuano a susseguirsi senza sosta.
L’inchiesta del quotidiano inglese mette in evidenza come i consulenti stranieri a Kabul siano retribuiti sontuosamente con stipendi che vanno dai 250.000 ai 500.000 dollari l’anno, ...
Sono 60 anni che aspettiamo di vendicarci, e finalmente il momento è arrivato.
Alla fine della guerra l’Italia era in ginocchio: si presentò da noi un certo Generale Marshall, che diceva di volerci salvare. Noi firmammo con lui degli accordi, e in ginocchio siamo rimasti fin da allora.
Ma ora tocca a noi: con l’industria automobilistica americana in ginocchio, il nostro Generale Marchions, amministratore delegato della Fiat, si presenta negli Stati Uniti con la formula per poterli salvare. Se gli americani firmeranno, resteranno in ginocchio per sempre, e noi ci potremo vendicare.
Poco importa se la FIAT non ha nemmeno i soldi per campare: la Chrysler è sempre stata la passione per gli italiani (molti di noi hanno scoperto solo ieri che esiste), e quindi è comunque un ottimo investimento.
Possiamo già immaginare le autostrade italiane stracolme di mostri superpesanti spinti da enormi motori 8 cilindri con doppio compressore, ...
di Claudio Negrioli
Questo potrebbe essere in codice il nome della false-flag prossima ventura, enorme per le sue conseguenze, che spianerebbe la strada per lo scontro finale, l'abominevole Armageddon, vaneggiato da certe forze, come inevitabile e fatale resa dei conti alla quale seguirà il millennio d'oro, dove il governo del mondo sarà di stampo angelico.
E' recente infatti una nota stampa fatta uscire su un quotidiano israeliano di primo piano da "gole profonde" sioniste che avvertono, mettendo le mani avanti, di udire un cicaleccio insistente proveniente dal variegato sottobosco del terrorismo islamico, niente affatto scottato dal "piombo fuso" versato recentemente su Gaza.
Suoni che il potente Mossad interpreta come un preludio ad offese armate, che presunti jihadhisti vorrebbero concretizzare contro la vita del papa cattolico romano, Benedetto 16°, a partire dal prossimo 11 Maggio, quando inizierà in Terrasanta, come la chiamano i fedeli, la visita da tempo annunciata.
Volendo fare facile profezia e lasciando scorrere la fantasia sulle ali della bizzarria, si potrebbe dire che l'evento bad-clou che tutti più o meno consapevolmente ci aspettiamo, in grado di sconvolgere il mondo, ...
Leggi tutto: A proposito di aviaria