Che il disastro ambientale causato dalla fuga di petrolio si rivelerà molto più grave del previsto, ormai lo hanno capito tutti.
Quello che resta da chiarire è di quanto sarà più grave, questo danno. “Solo” del doppio o del triplo, o stiamo forse parlando di una diversa magnitudine, cioè di una dimensione dei danni talmente catastrofica da non poterla nemmeno inquadrare in una qualunque “proiezione negativa”, per quanto accurata e pessimistica possa essere?
Di una cosa, per ora, possiamo essere certi: il silenzio mediatico su quello che davvero sta accadendo in Louisiana è totale, e questo purtoppo è un pessimo segno.
Già lo si comprendeva dalla fumosa solerzia con cui ogni sera i network americani si affannano a fingere di “tenerci aggiornati su quanto accade”, senza in realtà aggiungere nulla di nuovo a quanto già sappiamo: il petrolio continua ad uscire, la “campana” installata di recente riesce al massimo ad acchiapparne il 20%, ed ormai anche l’ultimo dei creduloni ha capito che non si potrà fermarlo finchè il nuovo pozzo “parallelo”, destinato a rilevare la pressione dell’intero giacimento, sarà stato completato. Si tratta cioè di perforare almeno 20.000 piedi di fondale marino, e per ora siamo arrivati solo a 7.000.
Come dicono da quelle parti, you do the math. I calcoli fateli voi.
Ma le cose, a quanto pare, stanno ancora peggio di quanto si riesca ad immaginare. Ieri il documentarista James Fox (“Out of the Blue”), che si trova attualmente in Louisiana, …
di Marco Cedolin
Ormai dagli anni 90 abbiamo iniziato ad entrare in confidenza con proclami che facendo leva sul sentimento di unità nazionale, imponevano sacrifici, duri ma necessari, tirate di cinghia dolorose ma non procastinabili, piccoli grandi "fioretti" da compiere necessariamente oggi, per stare meglio domani.
Prima si è trattato di un "castigo" volto a rifondere gli sperperi e la dissolutezza occorsi negli anni di tangentopoli. Poi di un tributo da pagare per la costruzione di una grande Europa che ci avrebbe consentito di giocare la parte del leone nell'economia stravolta dalla globalizzazione. Poi ancora di un investimento nel futuro, finalizzato alla creazione dell'euro, la moneta magica e definitiva in grado di farci vincere le sfide del nuovo millennio. Poi ancora di lacrime e sangue indispensabili per fare recuperare al nostro paese ed al suo sistema industriale la competitività perduta. Infine di quello che Giulio Tremonti molto pomposamente definisce un "tornante della storia" , necessario per salvare l'euro e la BCE, o se preferite per rispondere alle imperanti richieste dei mercati.
Il tornante della storia paventato da Tremonti altro non è …
Due settimane fa le scie chimiche, la settimana scorsa la questione “UFO e militari”, oggi gli UFO di Mussolini, i Giganti della Bibbia e un’intervista a David Icke… Molti si chiedono, giustamente, cosa stia succedendo in TV.
Di certo fa specie vedere argomenti delicati e controversi, limitati fino a ieri alla ”frangia” di Internet, che di colpo irrompono nelle case di tutti gli italiani, e per di più in prima serata. E’ quindi saggio, da parte di chi è abituato a non comprare niente a scatola chiusa, domandarsi prima di tutto se ci sia sotto qualcosa.
“Questa sera – ha scritto un nostro utente - questi temi verranno per lo meno accennati ad un pubblico più ampio. Tenendo conto che la TV è stracontrollata, chi ne detiene il comando sa benissimo cosa passerà in onda. Quindi quale può essere l'obiettivo dei padroni?" Altri si domandano se non si tratti della classica operazione di “vaccinazione di massa”, ovvero del tentativo di annacquare certi argomenti delicati, fingendo di parlarne in modo “obiettivo ed equilibrato”, prima che arrivino alla portata del grande pubblico.
Poi però ci si accorge che di scie chimiche si è parlato senza peli sulla lingua, che il documentario sugli UFO non è stato minimamente manipolato, e che anche David Icke è stato presentato per quello che è, senza alcun tentativo di distorcerne il messaggio nè di screditarne la figura.
Ma allora, che cosa succede?
In realtà questa idea della “TV controllata dall’alto” è vera solo in parte, e c’è un aspetto di fondamentale importanza, …
Era da almeno 15 anni che non guardavo una partita di calcio.
A parte le finali dei vari mondiali, che ho seguito più come evento mediatico che non come episodio sportivo, avevo improvvisamente smesso di interessarmi di calcio negli anni '90, dopo essere stato per tutta la vita uno sfegatato tifoso interista.
I motivi di quell'addio, tanto improvviso quanto irreversibile, stavano nella trasformazione del calciatore, avvenuta appunto negli anni '90, da semplice sportivo ad una sorta di eroe mitologico in formato tabloid.
Ingaggi milionari (in quell'epoca "miliardari”), protagonismo da dive del cinema, adorazione incondizionata da parte dei fans, mi avevano fatto passare di colpo la voglia di seguire "tutto il calcio minuto per minuto”.
Se a questo si aggiunge il crescente sospetto, che iniziava a formarsi già allora, di quella che si è poi rivelata una enorme macchina da soldi, basata sulla corruzione e sull'inganno, sembrava evidente che per me il gioco del calcio fosse morto una volta per sempre.
Ma ieri, per caso, ho saputo che stava per giocarsi la finale di Coppa dei Campioni, ...
Non ci sarebbe da stupirsi se il prossimo scossone agli equilibri mondiali arrivasse dalla zona della Corea. Il curioso incidente della motovedetta affondata, infatti, offre risvolti che sembrano far pensare ad un mutato interesse da parte degli Stati Uniti nella difesa del loro storico alleato sudcoreano.
Ufficialmente, sarebbe stato un siluro nord-coreano ad affondare, tre mesi fa, la corvetta sudcoreana Cheonasang, tranciandola in due e causando la morte di 47 marinai. Naturalmente i sud-coreani sostengono di avere le prove dell'affondamento da parte dei connazionali del nord, e altrettanto naturalmente questi negano di essere i responsabili dell'affondamento. (Per gli amanti di queste barzellette molto particolari, le “prove” consisterebbero in alcuni frammenti di siluro, rinvenuti nella carcassa della nave affondata, che appartengono ad un modello di torpedine utilizzato dai nord-coreani, secondo un non meglio identificato "catalogo di prodotti bellici". In altre parole, se io ho in casa un vecchio catalogo della Vestro, e in Afghanistan si fa esplodere un mujaheddin con un thermos che compare in quel catalogo, il colpevole sono io).
La storia infatti ci ha insegnato che raramente incidenti di questo tipo sono davvero ciò che appaiono, …
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