di Marco Cedolin
La foto di Gheddafi sanguinante e senza vita campeggia a tutta pagina sulle TV, sui giornali e sui siti web, come un trofeo di caccia da esibire appeso sopra al caminetto, per compiacere l’ego degli “eroi” senza macchia e senza paura, che elevatisi al rango di gendarmi del mondo hanno “legalizzato” la strage e l’omicidio, inserendoli nel novero dei sacrifici necessari per ottenere un nuovo ordine mondiale che sia completamente funzionale alle loro esigenze.
Abbiamo prodotto riflessioni sull’argomento, fin dall’inizio della "guerra santa", portata avanti dall'occidente con la vile compiacenza dell’ONU, nascosto sotto l’ombrello di una risoluzione farsa del tutto disancorata dalla realtà dei fatti e dalle azioni messe in atto sul campo.
Abbiamo seguito passo passo l’annientamento dello stato sovrano socialmente ed economicamente più avanzato dell’intero continente africano, le tonnellate di bombe lanciate sul suo popolo, la distruzione delle sue città e delle sue infrastrutture, la morte e la devastazione portata dal “mostro” occidentale e delegata nelle operazioni di terra ad un manipolo di mercenari e briganti della peggior specie…
di Gennaro Carotenuto
Rivolta morale in Italia! Finalmente i cittadini compatti denunciano il crimine. I mafiosi? No! Gli evasori che tutti conoscono? Nooo! I politici corrotti? Nooooo! Sbatti il mostro in prima pagina, denuncia un black bloc!
In genere questi ragionamenti vanno iniziati con un “premettendo che sono contro la violenza”. Paghiamo il fio e dopo aver premesso di essere contro la violenza di sabato a Roma e pure contro l’11 settembre, trovo oramai agghiacciante la persecuzione, quasi una caccia all’uomo, che si sta sviluppando in queste ore contro i ragazzi che hanno commesso reati sabato scorso.
Approfittando dell’ era della riproducibilità, interi siti sono dedicati al metodico riconoscimento di questi alieni sbarcati da Marte a rovinare la festa alla parte sana del paese per mettere le forze dell’ordine in condizione di arrestarli. Oramai Fabrizio Filippi, il 23enne che ha lanciato il famoso estintore, ha la sua faccia riprodotta in Rete in migliaia di copie, ora e per sempre, ed è già stato stigmatizzato più di quanto non sia mai stato fatto con Totò Riina. Ciò nel paese del garantismo. Sempre a senso unico. Non importa che poi magari Fabrizio sarà assolto o condannato a una mite pena (e qualcuno s’indignerà perché avrà avuto meno di 30 anni di galera) e nessuno ricorda, come si fa fino alla nausea per i politici, che quel ragazzo è innocente fino al terzo grado di giudizio… sbatti il mostro in prima pagina.
Nel paese con tre regioni in mano alla criminalità organizzata, nel paese governato da Berlusconi dove le puttane si chiamano escort, …
Il Gruppo FAREMONDO presenta:
Dall'11 settembre all'aggressione alla Libia: un decennio di devastazioni criminali del mondo
Giornata di discussione a Bologna, sabato 22 ottobre dalle 9 alle 19.30, presso il Centro Giorgio Costa, via Azzo Gardino 48, zona Porta Lame, vicino al Cinema Lumière
I nostri ospiti e interlocutori
Judy Wood, statunitense, già professoressa di ingegneria meccanica e scienza dei materiali all'università di Clemson (Carolina del Sud), è autrice del libro Where did the towers go?. Da diversi anni i suoi studi basati sulle evidenze e la sua voce fuori dal coro gettano una luce differente sugli eventi dell'11 settembre, in particolare sulle modalità con cui sono state dissolte in aria le torri e altri edifici del WTC di New York.
Andrew Johnson, dal 2004 critico della mitologia ufficiale sull'11 settembre e membro della prima ora degli Scholars for 911 Truth, insegna presso la Open University dello Yorkshire, in Inghilterra, ed è autore del libro 911. Finding the Truth.
Tiziana Gamannossi, imprenditrice in Libia e fondatrice della Fact Finding Commission, dall'inizio dell'aggressione Nato svolge opera di demistificazione e denuncia degli orrori di guerra perpetrati da criminali politici, mercenari in divisa e Megamedia occidentali.
Paolo Sensini, storico e studioso del pensiero politico del Novecento, è stato in Libia con la Fact Finding Commission ed è autore del libro Libia 2011, di imminente uscita presso Jaca Book.
Traccia per la discussione
Il decennio inaugurato dagli eventi dell'11 settembre 2001 fa emergere con sempre maggiore chiarezza una verità che il Potere, in tutte le sue agenzie e ramificazioni, non può confessare: per poter far durare questo suo mondo senza speranza …
Trovo i cortei e le manifestazioni come quella di ieri qualcosa di assolutamente inutile e ridicolo insieme.
Inutili, perchè se non c’è una richiesta precisa da portare avanti non si ottiene comunque niente in ogni caso. Nella migliore delle ipotesi si sfila pacificamente, si urlano quattro slogan, ci si dice “volemose bbene”, e si torna a casa belli contenti di essersi sfogati in piazza. Nella peggiore delle ipotesi ti becchi qualche manganellata, ti sloghi una caviglia scappando, oppure se hai sfiga qualcuno ti brucia la macchina mentre tu sfilavi nella strada accanto. Ma comunque non avrai ottenuto niente, e lunedì torni al lavoro esattamente come prima.
Ridicoli, perchè è semplicemente metafisico che la gente vada in strada a protestare contro le stesse persone che ha mandato al governo, con il proprio voto, qualche mese prima. Davvero non lo sapevi, che nemmeno questa volta le riforme non le avrebbero fatte, che i posti di lavoro non sarebbero aumentati, e che avresti dovuto tirare la cinghia come prima? E allora, se lo sapevi e li hai votati lo stesso, ora di cosa ti lamenti?
Ben diverso invece è quando si tratta di scendere in piazza per un motivo preciso. Sta per passare una legge inaccettabile, il governo manda i nostri soldati ad invadere altre nazioni, oppure vogliono raddoppiare di colpo il prezzo della benzina – allora in quel caso scendi in strada, fai sentire la tua voce, e se i numeri sono abbastanza forti il governo si ritrova obbligato a fare marcia indietro. Ma questi sono casi speciali, ed è in questi casi che una manifestazione può ancora rivelarsi utile.
Mentre andare così, a marciare per dire “cazzo uniamoci, è ora di dire basta”, …
Finite le celebrazioni, finite le rimembranze, finita la retorica sul genio innovatore scomparso prematuramente, restiamo con quella che viene definita oggi la “legacy” di Apple nel mondo. Legacy è un termine inglese difficile da tradurre, che sta a metà fra “eredità” e “lascito”, ma che significa anche, in molti casi, “retaggio”. Stiamo cioè parlando delle “conseguenze” complessive, sia positive che negative, dell’introduzione del personal computer nella vita moderna.
Chi scrive ha vissuto questa trasformazione fin dal primo giorno, sulla propria pelle. Nel 1983 infatti stavo cimentandomi con le mie prime sceneggiature, ed avevo scoperto una “macchinetta” meravigliosa, chiamata Commodore 64, che ti permetteva di scrivere il testo intero su un dischetto marroncino, e di modificarlo infinite volte, guardandolo sullo schermo, prima di deciderti a stamparlo. Solo chi abbia provato a fare sceneggiature con una macchina da scrivere sa quante volte bisognasse ribattere pagine intere, solo perchè volevi apportare un paio di modifiche qui e là. Di fatto, i termini “taglia, copia e incolla” nascono proprio dall’attività degli sceneggiatori di quell’epoca: per evitare di ribattere ogni volta una pagina intera, si scriveva su un foglio bianco il paragrafo modificato, lo si ritagliava, e lo si incollava fisicamente sopra quello originale. Poi si metteva il foglio nella fotocopiatrice (quelle c’erano già, per fortuna), e si otteneva la pagina modificata, senza bisogno di ribatterla per intero.
Ma era comunque un’operazione laboriosa e sostanzialmente “sporca”, perchè da un lato ti ritrovavi con dozzine di scatolette piene di frasi ritagliate, buttate lì alla rinfusa, ...
La scorsa settimana Michael Moore si è presentato nello studio di Piers Morgan (il giornalista che ha preso il posto di Larry King alla CNN) eccitato ed ansimante, poco dopo aver partecipato ad una manifestazione accanto agli “indignados” di Wall Street.
E’ stata quella la prima volta che il pubblico americano è venuto a sapere da una rete televisiva mainstream di un evento – l’ “occupazione” di Wall Street, appunto – che era in corso già da 4 giorni. E lo hanno saputo da un talk-show della CNN, non da un regolare TG.
Da quel momento in poi sono stati costretti un pò tutti ad inseguire la notizia, dal New York Times a Fox News, dal Washington Post a tutti gli altri network nazionali.
Ma la riluttanza con cui i media mainstream stanno dedicando il loro spazio alle proteste di Wall Street viene superata solo dalla disperazione con cui cercano a tutti i costi di far apparire la protesta per quello che non è: una specie di “happening” stile anni 70’, animato di fricchettoni che non hanno niente di meglio da fare nella vita, di cui “non si capisce nemmeno bene cosa vogliano”.
Di certo è molto divertente vedere come i grandi media americani siano prontissimi a celebrare le “primavere colorate” altrui, ma fatichino decisamente a riconoscere che qualcosa sta cambiando anche in casa loro.
In tutto questo i media alternativi si stanno divertendo un mondo, nel prendere in giro i loro colleghi delle “corporate news” chiaramente terrorizzati dall’idea di dover prendere seriamente …
Leggi tutto: I veri motivi per l’eliminazione di Gheddafi