Di N.P.
Sul retro di questo quadro di Mario Sironi, intitolato "L'architetto", compare la seguente citazione di Walter Gropius, il fondatore della Bauhaus:
Qualsiasi professione abbiate scelto, il vostro senso del dovere riguardo al compito che vi siete proposti, deve essere così profondo da non distogliervi mai più dalla linea di condotta iniziale. Ciò nonostante può accadere che l’incarico che vi è stato dato vi sia tolto. In tal caso dovrete dimostrare abbastanza pazienza da poter aspettare a svilupparlo di nuovo. Agite come se la vita umana non avesse fine e fate piani che guardino al futuro. Soltanto così vi sentirete responsabili senza limiti di tempo ed il fatto che voi possiate o no vederne i risultati non dovrà mai sfiorare il vostro pensiero. Se la vostra contribuzione è stata vitale ci sarà sempre qualcuno che potrà continuare quello che voi avete realizzato e questo sarà la vostra partecipazione all’immortalità. - Walter Gropius.
Il progresso sociale si è arrestato, stiamo assistendo ad un regresso della civiltà e della cultura del lavoro.
Negli anni ’80 e ’90 le aziende rischiavano, oggi riducono i costi e snelliscono il personale, i ragazzi non riescono a crearsi un curriculum vitae e ad essere attori del loro futuro; chi invece un curriculum ce l’ha già ...
C'è una differenza abissale - forse incolmabile - fra quello che noi pensiamo che accada in Iraq, o in Afghanistan, e quello che davvero succede, giorno dopo giorno, su un teatro di guerra come quelli.
Quante volte avremo sentito dire "chissà quante persone bisogna coinvolgere per riuscire a tenere a terra un intero sistema di difesa come quello americano?"
Un interessante sondaggio di Gallup ha voluto mettere a confronto il presidente Bush con i cinque presidenti che lo hanno preceduto - Bill Clinton, George H. Bush (il padre), Ronald Reagan, Jimmy Carter, e Jerry Ford - sotto l'interrogativo "come parlerà di loro la storia?" Evidentemente Gallup non se l'è sentita di porre la domanda rispetto al solo presidente in carica.
Per la palma d'oro assoluta - di quale dei cinque la storia parlerà meglio - Ronald Reagan l'ha spuntata di poco su Bill Clinton, 46% contro 44%. Sono sempre stati, d'altronde, le due star indiscusse del mausoleo repubblicano e democratico. Agli altri quattro presidenti sono rimaste solo le briciole: Jimmy Carter ha riportato comunque un elegante terzo posto (5%). Bush figlio (3%) ha sorprendentemente battuto il padre (1%), che condivide l'ultimo posto con il poco amato Gerry Ford (1%). Di lui dicevano, tanto per capirci, che non riuscisse a camminare e a masticare la gomma americana nello stesso momento (però l'assoluzione immediata per il detronizzato Nixon è riuscito a firmarla correttamente).
Il peggiore giudizio della storia pare invece riservato proprio al nostro "Dubia", che si porta a casa un bel 66% di voti negativi, …
La storia ogni tanto ci regala dei paradossi davvero sorprendenti. Chi avrebbe mai pensato che la Germania di Norimberga si sarebbe ritrovata, solo una sessantina di anni dopo, a difendere a spada tratta una "verità storica" che fino quel momento avrebbe tanto volentieri evitato di riconoscere?
Eppure ieri quella di Angela Merkel è stata una delle voci che maggiormente si è fatta sentire nell'esprimere la propria "indignazione" per le affermazioni sull'olocausto fatte dal presidente iraniano Ahmadinejad. Ma anche Blair non si è fatto pregare, definendo l'episodio "incredibilmente scioccante", mentre il nostro Massimo D'Alema ha preferito il grigio neutro di "una cosa inqualificabile". Grandiosa poi la Santa Sede, che ci ha fatto sapere che l'olocausto "è stata una immane tragedia, dinanzi la quale non si può restare indifferenti".
Ma in realtà questa ridicola sceneggiata che si sta svolgendo sul palcoscenico internazionale è costituita da tre grandi menzogne, che stanno perfettamente incastrate una nell'altra.
La prima menzogna sta nel modo in cui i media occidentali hanno riportato la notizia, mettendo l'accento soltanto sull'aspetto estremista e provocatorio del discorso di Ahmadinejad. Rileggendo le sue parole notiamo infatti …
Con la morte di Augusto Pinochet si chiude per il Cile - e in un certo senso per tutto il Sudamerica - il periodo storico delle dittature militari e dei cosiddetti "desaparecidos". Supportato apertamente da Kissinger (Nixon era già quasi sempre ubriaco, in quel periodo), il colpo di stato in Cile porta una data molto particolare, 11 settembre 1973, che condivide con un terzo giorno nero della storia moderna, quello del massacro di Sabra e Chatila (11 settembre 1982). Come si può vedere dai documenti desecretati che pubblichiamo, la preparazione del "golpe" era stata lunga e laboriosa, e risale ad ancora prima che Allende venisse ufficialmente proclamato presidente, dopo aver vinto di stretta misura le elezioni del 1970.
E' la CIA stessa a fornirci dettagli interessanti, dalla "ricostruzione" dei fatti naturalmente molto particolare che si trova sul loro sito ufficiale. Già la frase introduttiva è tutto un programma: "In the 1960s and the early 1970s, as part of the US Government policy to try to influence events in Chile, the CIA undertook specific covert action projects in Chile. The overwhelming objective—firmly rooted in the policy of the period—was to discredit Marxist-leaning political leaders, especially Dr. Salvador Allende, and to strengthen and encourage their civilian and military opponents to prevent them from assuming power.
L'episodio della mozione di impeachment che Cinthya McKinney ha lasciato "in eredità" ai suoi compagni di partito, prima di abbandonare un Parlamento che non l'ha più voluta sui suoi seggi, introduce l'eterna questione del conflitto fra gli ideali assoluti e la necessità di rinunciarvi in cambio di un qualche risultato pratico. Specularmente, la sua posizione ricorda quella di Micheal Moore con il suo film "Fahrenheit 911", da una parte elogiato per aver portato a conoscenza del vasto pubblico americano il problema 11 settembre, dall'altra criticato per avere detto soltanto mezza verità. Se avesse provato a dirla tutta - questo è il cuore del dilemma - il film sarebbe uscito lo stesso, o rischiava a quel punto di restare per sempre sugli scaffali del produttore? Moore ha preferito non rischiare, McKinney lo ha voluto fare.
Idealismo contro pragmatismo, quindi, ovvero ricerca del compromesso.
Cinthya McKinney è il deputato (uscente) della Georgia che negli ultimi anni ha continuamente messo i bastoni fra le ruote al processo collettivo di insabbiamento, a livello governativo, della questione 11 settembre. Mossa da principi innegabilmente cristallini, McKinney ha saputo farlo con estrema efficacia, ...
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