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Obama-Medvedev microfono aperto

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
02 Aprile 2012
Visite: 8938
Mentre negli Stati Uniti c'è ancora molta gente che vorrebbe vedere la Russia dipinta come il nemico numero uno dell'Occidente, nell'incontro bilaterale di Seul, avvenuto ieri fra Barack Obama e il presidente russo Medvedev, si è avuto un assaggio di quale sia il reale "livello di tensione" attuale fra le due superpotenze. Come sappiamo, da tempo Putin spinge perché venga abbandonato il piano di installazione missilistica della Nato, che vedrebbe la Russia letteralmente circondata da postazioni balistiche occidentali. Gli Stati Uniti fino ad oggi hanno fatto orecchie da mercante, probabilmente sotto pressione dei generali, ed Obama non ha mai preso una netta posizione al riguardo. Ma ieri, approfittando di un breve momento in compagnia di Medvedev, prima che iniziasse l'incontro ufficiale, ha voluto mandare a Putin un messaggio tranquillizzante. Peccato che un microfono aperto abbia colto lo scambio dal vivo:
Naturalmente, i repubblicani ne hanno subito approfittato per pigiare sul tasto del terrore, ...

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Il vero compito di Monti

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Scritto da Redazione
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31 Marzo 2012
Visite: 9475
di Stefano Serafini Leggo l’articolo di Giulietto Chiesa intitolato “Il ricattatore”,[1] nel quale il presidente di Alternativa denuncia la raggelante ipocrisia di Mario Monti, quando parla di manovre “giuste e solidali”. Chiesa ha ragione, l’esecutivo sta predisponendo lo sfacelo sociale dell’Italia. Il quadro che egli tratteggia tuttavia manca secondo me di un elemento fondamentale, senza il quale è impossibile anche solo tentare di realizzare l’augurio con il quale chiude l’articolo, cioè quello di far cadere questo governo non eletto prima che sia troppo tardi. Esso cioè non si domanda quale sia il vero compito di Monti. Innanzitutto constato con piacere che, nonostante la teatralità molto ben scelta del ministro Fornero, babau dei lavoratori italiani, Chiesa si tiene moderatamente a distanza dal dibattito che infuria sui media a proposito dell’articolo 18. Ovviamente la modifica della legislazione del lavoro è fonte di preoccupazione, ma stiamo ai fatti. Cosa conta l’articolo 18 nel contesto attuale di distruzioni finanziarie di intere nazioni, a partire dalla nostra? Più o meno quanto la caccia agli evasori, cioè pochissimo. Chiediamolo a un sindacalista vero, di quelli lontani dalle telecamere, o a un piccolo industriale, ...

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Ci stanno suicidando

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Scritto da Redazione
Categoria: imported
30 Marzo 2012
Visite: 10129
di Marco Cedolin e Fabio Polese Ieri un uomo si è dato fuoco nel parcheggio della Commissione tributaria, in via Paolo Nanni Costa, nella periferia ovest di Bologna. Era in debito con il fisco e voleva farla finita. A Giuseppe C., muratore di cinquantotto anni, erano stati contestati tributi non pagati e i suoi ricorsi alla commissione erano stati respinti, l’ultimo proprio di recente. L’uomo ha tentato di uccidersi incendiando la sua auto verso le otto di mattina. C’è restato finché ha resistito e poi è corso fuori; sembrava una torcia umana. Diversi sono stati i biglietti scritti a mano (trovati dai vigili del fuoco all’interno della sua macchina) per spiegare il suo gesto. “Ho sempre pagato le tasse, poco ma sempre. Quello che ho fatto l’ho fatto in buona fede. Lasciate in pace mia moglie, lei è una brava donna. Vi chiedo perdono anche a voi” ha scritto riferendosi alla Commissione tributaria. A Roma, un altro caso: un uomo di quarantanove anni si è gettato dal balcone della sua abitazione perché disoccupato. Questi tragici episodi sono in aumento e sono un sintomo evidente di come la crisi economica colpisce pesantemente la maggior parte delle famiglie e soprattutto le classi sociali più povere. Secondo le stime riportate dal Servizio Prevenzione del Suicidio dell’ospedale romano Sant’Andrea, ...

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Giornalismo italiano: nel dubbio astenersi

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Scritto da Redazione
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28 Marzo 2012
Visite: 8330
Perché i giornalisti italiani possono permettere di raccontare quello che vogliono, nei loro articoli, senza essere tenuti ad indicare (nè verificare, a quel che sembra) le fonti da cui hanno preso le loro informazioni? Perché Massimo Mazzucco, Paolo Attivissimo, Marco Cedolin, e tutti quelli che scrivono in rete sono tenuti ad un rigorosissimo lavoro di verifica su ogni affermazione che fanno, e debbono rischiare ogni volta di venire travolti da un tornado per errori magari anche marginali, mentre lorsignori dei grandi quotidiani possono scrivere articoli interi basati su informazioni errate senza doverne rendere conto a nessuno? Attenzione, qui non stiamo parlando di eventi importanti, come l'11 settembre, il TAV o i tamburi di guerra mediorientali: in quei casi subentra il filtro politico (altri la chiamano “linea editoriale”), e si gioca una partita completamente diversa. Qui invece stiamo parlando di “piccole” notizie, relativamente semplici, che di solito nascono e muoiono con la lettura stessa dell'articolo, ma che lasciano nel lettore una errata impressione a lungo termine sull'argomento trattato. Eccone un classico esempio, tratto da Repubblica.it di ieri. L'articolo si intitola ”Le cinquanta parole vietate ai minori nelle scuole Usa del politically correct”, e porta come sottotitolo: ”Decine di vocaboli proibiti nei test scolastici dal dipartimento dell'Istruzione dello Stato di New York per non 'offendere' determinati settori della società.” Ne riportiamo alcuni passaggi: “Vietata la parola "dinosauro", che pure ai bambini piaceva tanto dai tempi dei cartoon degli Antenati. Il vecchio "Dino" rimanda all'idea di evoluzione, parlare di evoluzione fa infuriare i creazionisti e quindi non si può [...] Vietata anche la parola "dancing": ...

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Il Papa dei pedofili

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Scritto da Redazione
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26 Marzo 2012
Visite: 11342
Joseph Ratzinger è in America centrale, per una visita al Messico e a Cuba, seguito dalla lunga ombra della pedofilia che sembra non volerlo abbandonare più. Dopo lunghi e faticosi tentativi per distanziarsi in qualche modo dall'ondata nera della pedofilia che ha travolto la Chiesa negli ultimi anni, Joseph Ratzinger ha mancato forse l'ultima grande occasione per dimostrare al mondo di non essere stato lui stesso complice di uno dei capitoli più vergognosi dell'intera storia del cattolicesimo. L'occasione era rappresentata dalla figura del noto prelato messicano Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, che condusse per interi decenni una doppia vita con il tacito consenso del Vaticano. Rispettato e riverito come uno dei personaggi più potenti e carismatici nel mondo cattolico, Maciel manteneva una relazione fissa con donne diverse, aveva disseminato figli dappertutto, ed è accusato di aver abusato sessualmente di almeno due di loro. Tutto questo va accompagnato a dozzine di accuse di pedofilia “generica”, attività alla quale Maciel sembra essersi dedicato per buona parte della sua vita, senza venire mai né denunciato né ovviamente punito per quei crimini. Alla testa di uno degli ordini più potenti della Chiesa cattolica, Maciel si è sempre potuto permettere di coprire d'oro giudici, politici e cardinali …

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La costruzione del Nuovo Ordine Mondiale

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Scritto da Redazione
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25 Marzo 2012
Visite: 9581
Quello che segue è il sesto capitolo del noto libro di Edward G. Griffin “The Creature from Jekyll Island” (1995), nel quale l'autore ha raccontato la vera storia della nascita della Federal Reserve. Il capitolo si intitola “La costruzione del Nuovo Ordine Mondiale” Torniamo ora a quel gioco chiamato “salvataggio”. Tutto ciò che abbiamo spiegato nel capitolo precedente era semplice informazione per comprendere come questo gioco venga applicato a livello internazionale. Queste sono le regole: 1 - Le banche commerciali delle nazioni industrializzate, supportate dalle rispettive banche centrali, creano moneta dal nulla e la prestano ai governi delle nazioni sottosviluppate. Sanno che si tratta di prestiti a rischio, e quindi applicano un tasso di interesse sufficientemente alto da compensare quel rischio. È più di quanto si aspettano di ricevere a lungo termine. 2 - Quando le nazioni sottosviluppate non sono più in grado di pagare gli interessi sui loro prestiti entrano in campo il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, sia come giocatori che come arbitri. Usando altra moneta creata dal nulla dalle banche centrali delle nazioni-membro, ...

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Il "terrorismo islamico" non esiste

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Scritto da Redazione
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23 Marzo 2012
Visite: 7716
Intervento di Massimo Mazzucco a Radio Ies del 22 marzo 2012. Commenti e domande del pubblico sui fatti di Tolosa, sulla storia di Al-Queda e sulla questione palestinese (sintesi - 26 minuti).
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Terrore in Francia: scatta il livello scarlatto

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Scritto da Redazione
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20 Marzo 2012
Visite: 11951
AGGIORNAMENTO 29/03/12:
Fonte: Losai.Fr ******************** (Articolo originale 20/03/12) Ci risiamo. Terrorismo in Francia. Quattro morti in una scuola ebraica di Tolosa, di cui tre bambini. La strage sembra collegata ai precedenti omicidi di tre militari, tutti di colore. C'è già chi si chiede, nella comunità ebraica di Tolosa, se sia "soltanto" razzismo, oppure se sia "antisemitismo". Il sindaco di Tolosa preferisce non sbilanciarsi, e dice che si tratta di gesti "razzisti e antisemiti". Così non fa scontento nessuno. Intanto, il balocco per i media mondiali è servito. E mi raccomando, non discutete soltanto della differenza fra razzismo e antisemitismo, ricordate che c'è anche di mezzo uno scooter nero che però ieri era bianco, che l'assassino aveva un grande tatuaggio al volto, e ieri portava anche al collo una telecamera. Era accesa? Era spenta? Vedremo un giorno in rete le immagini raccapriccianti della strage? Boh, mah, chilosà? Come vedete, cari giornalisti, ne avete da sbizzarrirvi per una quindicina di giorni, per cui nessuno si metta in mente di domandarsi se per caso una persona che trova la forza di piantare una pallottola in testa ad una bambina da distanza ravvicinata possa magari essere un "semplice" psicopatico. E soprattutto a nessuno venga in mente che questi psicopatici ormai vengono prodotti dai servizi segreti di tutti i paesi occidentali come se fossero delle piccole auto di serie. Cambia solo il comando verbale che gli fa scattare in testa la necessità di uccidere, ma il meccanismo di fondo è sempre lo stesso: agisce con freddezza e determinazione, esegue tutte le istruzioni a puntino, e poi non si ricorda nemmeno come si chiama. Figuriamoci se si ricorda chi l'ha mandato. Alla peggio, in prigione finisce lui. La polizia francese invece sa già bene dove cercare: "250 investigatori stanno seguendo due piste: quella islamica, e quella dell'estremismo di destra". Si presume quindi che 125 poliziotti vadano a rompere i coglioni a tutti gli islamici della zona, mentre gli altri 125 ... ah già, dove abita l'estremismo di destra? Non ha un indirizzo preciso, ...

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"Ciak, si bombarda!”: divi di Stato contro il Sudan

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19 Marzo 2012
Visite: 10876

di Enrico Galoppini

Dal cilindro della propaganda occidentale escono a getto continuo trovate a dir poco spettacolari, che solo una fervida immaginazione unita ad una brama sconfinata di manipolare la realtà può produrre: l’ultima è “l’arresto” di un celebre divo di Hollywood intento a manifestare sotto l’ambasciata del Sudan negli Stati Uniti contro il “regime” di quel grande Paese africano posto al crocevia del “Continente nero” e per questo ambito sin dall’Ottocento da tutte le “potenze” occidentali, anche a costo di scannarsi tra di loro.

Secondo copione, il divo in questione è stato prontamente rilasciato, tuttavia l’‘imbarazzante contrattempo’ occorsogli, subito reclamizzato urbi et orbi attraverso la tentacolare piovra mediatica, ha fatto subito il giro del mondo.

Il risultato è quello auspicato da chi aveva architettato questa messa in scena: finalmente i tele-sudditi sono edotti, oltre che sulla “malvagità del regime siriano”, di quello iraniano, di Putin, di Chavez, della Corea del Nord eccetera (la lista è lunghina), anche su quella del governo sudanese, da tempo nella tabella dei “cattivi” a causa dell’ipermediatizzata “catastrofe umanitaria nel Darfur”, sulla quale il “gran pubblico” certamente non avrà capito un accidente (ma basta starnazzare per una “catastrofe” per riscuotere simpatie). Tra l’altro, il presidente del Sudan è l’unico capo di Stato in carica su cui pende un “mandato di cattura” del farisaico “Tribunale dell’Aja per i crimini contro l’umanità” (purché non commessi dall’Occidente: America, Inghilterra e Israele in testa alla classifica dell’impunità totale).

Gli attori e i cantanti famosi vengono amati da molta, troppa gente, e sono tra coloro ai quali degli sprovveduti in buona fede si affidano per formarsi un’opinione in un’epoca di disorientamento e di mancanza di punti di riferimento saldi e certi.

Ve ne sono per tutti i gusti, da quelli impegnati anima e corpo “per il Tibet”, ...

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Dove sono le immagni dei terroristi?

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Scritto da Redazione
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18 Marzo 2012
Visite: 9658
Mentre ci è stato chiesto di credere che 19 terroristi islamici sono stati responsabili del dirottamento dei quattro aerei, nessuno ci ha mai mostrato una sola immagine dei presunti terroristi che si imbarcavano sui quattro aerei dirottati. Tutti i grandi aeroporti del mondo hanno telecamere di sicurezza praticamente dappertutto, che inquadrano ogni singolo metro quadrato dell'aeroporto e registrano ventiquattr'ore su 24. Ma l'unica immagine dei terroristi diffusa dopo l'11 settembre è questo fotogramma di una telecamera di sicurezza che mostra i presunti dirottatori Abdulaziz Alomari e Mohammed Atta mentre passano il checkpoint di un aeroporto. I due uomini però non si stanno imbarcando sull'aereo da dirottare, ...

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Costa Concordia - la pista russa

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Scritto da Redazione
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16 Marzo 2012
Visite: 12806
Ieri a Radioies mi hanno chiesto cosa ne pensassi della "pista russa" nel caso Concordia, descritta da questo articolo di Rita Pennarola. Ho pensato di sottoporre l'articolo agli utenti di luogocomune prima di rispondere. M.M. COSTA CONCORDIA - LA PISTA RUSSA di Rita Pennarola C'e' qualcosa che non torna nelle ricostruzioni sul naufragio. Quello che il comandante Schettino fin da subito non riesce a spiegare e' il motivo, forse inconfessabile, che lo porto' quella notte a dirigere la “sua” nave a tutta velocita' contro scogli che lui stesso conosceva a memoria. Chi o che cosa lo spinsero a salire in plancia per la manovra “kamikaze”? Smentita clamorosamente la versione dell'“inchino”, vengono a galla fatti e personaggi che conducono tutti in Russia. Assurdo. Impensabile. Nemmeno immaginabile. Sono solo alcuni dei termini usati nei forum del personale marittimo italiano, che comprende molti alti ufficiali, per definire quanto e' avvenuto in quell'attimo preciso del 13 gennaio scorso, ore 21.40, a bordo del Costa Concordia, la piu' grande nave da crociera italiana, simbolo di un orgoglio nautico affondato quella tragica notte dinanzi all'isola del Giglio, trascinando con se' negli abissi, oltre alle vittime, le sorti dell'unico comparto nazionale con fatturati e occupazione in rapida ascesa: il settore crocieristico. Lo sconcerto coglie in particolare i tanti membri del Forum che per anni avevano viaggiato su navi comandate da Francesco Schettino, considerato dalla stampa mondiale l'artefice del disastro, perche', dicono, conosceva il Concordia come le sue tasche e ancor di piu' il mar Tirreno, casa sua da oltre trent'anni di navigazione. Il punto, allora, ben oltre le ricostruzioni gossippare che hanno colorito le cronache della tragedia, e anche al di la' delle responsabilita' successive all'urto, e' precisamente questo: cosa puo' aver indotto il comandante di lungo corso Schettino a salire in plancia, ...

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