Tra referendum abrogativi e leggi di iniziativa popolare, sono diverse le proposte con raccolta firme che circolano in questi giorni, e che mi viene chiesto da più parti di pubblicizzare. Elenco qui di seguito le più importanti.
Iniziativa di modifica dell'Art.11 della nostra Costituzione per la Neutralità dell'Italia
L’iniziativa è sostenuta anche da DSP (Toscano-Rizzo)
Proposta di referendum per l’abolizione dei finanziamenti ai giornali
La proposta è stata rilanciata anche dal Fatto Quotidiano
Proposta di legge di iniziativa popolare, denominata "DdL Cieli Blu", volta a vietare la cosiddetta "geoingegneria atmosferica"
Info su Telecolor, Facebook
Se siete a conoscenza di altre iniziative simili, segnalatele pervavore nei commenti. Grazie.
di Marco Travaglio
Facciamo finta che Andrea Sempio sia un parlamentare, cosa piuttosto improbabile visto che è incensurato. E immaginiamo cosa direbbero politici e media “garantisti” dell’indagine a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi. Con tutte le intercettazioni e i verbali che escono a getto continuo, insorgerebbero come un sol uomo contro la violazione del Bavaglio di Nordio, da loro molto amato, che vieta di pubblicare frasi di conversazioni, interrogatori, audizioni e atti giudiziari, anche se non più segreti, di cui si può fare solo il riassunto senza virgolette.
Strillerebbero contro chi calpesta la legge Cartabia sulla “presunzione di innocenza” e ricorderebbero che Sempio non è colpevole fino a condanna definitiva, tanto più che per lo stesso delitto c’è già un colpevole con condanna definitiva.
Avevo iniziato a scrivere un articolo sulla complicità di Meloni con Israele, quando ho trovato questo video di Matteo Gracis che esprime al meglio quello che stavo cercando di dire. Mi associo alle affermazioni di Gracis, e mi aspetto anch'io di essere denunciato.
Non c’è ministro, deputato o senatore della repubblica italiana che non abbia voluto dire la sua sulla nazionale di calcio.
Matteo Renzi: «La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo. È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento, ma un pezzo di cultura e di identità popolare, è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo.»
Salvatore Caiata (FdI): «una vergogna inaccettabile. Gravina ha rubato un sogno ai nostri giovani».
Una idea semplice, per una modifica costituzionale che proteggerebbe davvero i diritti degli italiani.
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
Pacata discussione fra Alessandro Fusillo (sì) e Franco Fracassi (no) sugli aspetti più importanti della riforma costituzionale. (Se avete poco tempo, andate a 49.50. Si parla della modifica all'Art. 109, che seconde me è il cuore della questione).
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Ricevo un numero sempre crescente di e-mail da parte di persone che mi chiedono cosa votare al referendum. Confesso che la faccenda mi attira molto poco: la vedo più che altro come una resa dei conti fra partiti di destra e magistratura di sinistra, e non riesco ad appassionarmi alla questione. C’è inoltre una enorme mancanza di chiarezza (voluta?) sui cambiamenti effettivi che verrebbero introdotti da questa nuova legge. Per me sono due i punti fondamentali che andrebbero chiariti bene, uno per parte: La tesi della destra sulla “fine delle correnti”, e la tesi della sinistra sulla “magistratura che rischia di finire sotto il controllo della politica”.
Comunicato del Comitato Regionale No MUOS
La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico né archiviata come fatalità.
Niscemi è da anni una cartina di tornasole delle fragilità che possono caratterizzare alcuni territori: spopolamento progressivo, consumo di suolo, abbattimento di alberi, assenza di investimenti produttivi, infrastrutture inesistenti o abbandonate, trasporti precari dovuti a una rete ferroviaria inesistente, a una rete stradale cronicamente a rischio e all’assenza di trasporto pubblico.
A questo si aggiunge l’assenza strutturale di una seria pianificazione territoriale e di interventi organici di prevenzione del dissesto idrogeologico.
Il Quirinale è perno istituzionale, geopolitico, strategico dello Stato italiano. Di ciò che ne rimane (emblematico il titolo del libro del quirinalista del Corriere, Marzio Breda: “Capi senza Stato”), di ciò che resiste dopo trent’anni di destrutturazione graduale del sistema-Paese, delle sue articolazioni burocratiche interne ed esterne.
Dopo la questione legata alla partita per la Presidenza della Repubblica del 2022 è oggi la proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista di cui parla il governo Meloni a invitare a indagare quanto effettivamente esista già di tale modello in Italia attraverso una radiografia strategica del Paese.
E se da un lato nel 2022 un gruppo di geografi anglosassoni ha censito quasi mezzo milione di punti geografici nel Vecchio Continente da cui partono strade per la capitale italiana, mostrando che “tutte le strade portano a Roma” non è solo un detto, dall’altro nell’Urbe tutte le strade portano al Quirinale. Vi conducono i gangli strategici delle burocrazie ministeriali, gli apparati sistemici del Paese, i circoli di influenza legati ai grandi poteri sistemici (Vaticano, magistratura, imprese di Stato), la diplomazia estera, il notabilato amministrativo che regge lo Stato italiano. Vi conducono gli sguardi e l’attenzione della politica politicante, dai peones ai sempre più transitori comandanti in capo di partiti e correnti. Vi conduce, in ultima istanza, il sistema-Paese nel suo complesso.
La camera vota la separazione delle carriere. La destra esulta, la sinistra insorge. E io continuo a non capire esattamente dove stia il problema.
La destra dice che è meglio separare il percorso professionale di procuratori e giudici, affinchè i secondi siano più liberi di esercitare la propria funzione “imparziale”, senza subire pressioni da parte dei primi. Ciò è teoricamente una buona cosa per tutti, e non si comprende perchè la sinistra debba essere contraria.
La sinistra sostiene invece che la separazione porterebbe ad “avvicinare” di più i procuratori all’esecutivo, togliendo quindi loro una parte della loro indipendenza.
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