Il Quirinale è perno istituzionale, geopolitico, strategico dello Stato italiano. Di ciò che ne rimane (emblematico il titolo del libro del quirinalista del Corriere, Marzio Breda: “Capi senza Stato”), di ciò che resiste dopo trent’anni di destrutturazione graduale del sistema-Paese, delle sue articolazioni burocratiche interne ed esterne.

Dopo la questione legata alla partita per la Presidenza della Repubblica del 2022 è oggi la proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista di cui parla il governo Meloni a invitare a indagare quanto effettivamente esista già di tale modello in Italia attraverso una radiografia strategica del Paese.

E se da un lato nel 2022 un gruppo di geografi anglosassoni ha censito quasi mezzo milione di punti geografici nel Vecchio Continente da cui partono strade per la capitale italiana, mostrando che “tutte le strade portano a Roma” non è solo un detto, dall’altro nell’Urbe tutte le strade portano al Quirinale.  Vi conducono i gangli strategici delle burocrazie ministeriali, gli apparati sistemici del Paese, i circoli di influenza legati ai grandi poteri sistemici (Vaticano, magistratura, imprese di Stato), la diplomazia estera, il notabilato amministrativo che regge lo Stato italiano. Vi conducono gli sguardi e l’attenzione della politica politicante, dai peones ai sempre più transitori comandanti in capo di partiti e correnti. Vi conduce, in ultima istanza, il sistema-Paese nel suo complesso.

Carlo Pelanda nel 2018 su Limes definiva il Quirinale “cuore del nostro Stato profondo”, super-burocrazia strategica del nostro Paese. La presidenza della Repubblica veniva descritta da Pelanda con caratteristiche che, lette a quattro anni di distanza, permettono di capire in nuce la rilevanza della sfida attuale. Il Quirinale “da un lato, non ha poteri esecutivi. Dall’altro, nella costituzione non sono stati descritti con precisione i suoi poteri, rendendoli così illimitati e informali”. Descritto spesso con l’espressione “potere a fisarmonica”, quello del Presidente della Repubblica italiana è sintesi del potere kelseniano, dunque degli ordinamenti democratico-costituzionali a cui si ispirava la Carta del 1948, e schmittiani, ricordando che se sovrano è chi decide dello Stato d’eccezione o in periodi di acuta crisi bisogna sottolineare che è proprio nell’era delle tempeste che il Quirinale si fa timoniere della Repubblica. Non a caso, notava Pelanda, “i poteri privati interni e statuali esterni che vogliono influenzare l’Italia non danno molta attenzione alle elezioni politiche, ma esercitano la massima pressione sulla scelta dei candidati al Quirinale. E ciò avviene perché il vero potere in Italia, indipendente da qualsiasi controllo o bilanciamento democratico, lì risiede”.

La forza del Quirinale è quella di poter disegnare la cornice entro cui la vita politico-istituzionale può muoversi. Con potere informali di nomina o veto sui ministri, con un diretto riferimento al peso diplomatico esercitato sulle cancellerie internazionali, con la moral suasion il Presidente della Repubblica, sempre evitando scontri frontali o strappi, può usare tale leva per condizionare le scelte della politica di governo e degli apparati. La dialettica giornalistica, e parte di quella storica, hanno teso a dividere la lettura dell’esercizio del potere presidenziale tra fasi “interventiste” e fasi “notarili”, ma come ben sottolineato da Filippo Ceccarelli nella sua lunga trattazione per Rai Storia la presidenza della Repubblica è stato piuttosto il corpo dello Stato adattatosi in forma più polimorfa alle diverse vicissitudini dello Stato.

Nel cuore della Prima Repubblica, quando l’architettura di potere del Paese si innervava sul trittico costituito dal Presidente del Consiglio (capo del governo e indirizzatore della sua azione), dal Segretario della Democrazia Cristiana (espressione dei rapporti di forza politici nel partito di potere per eccellenza) e dal Ministero dell’Interno (tutelare dei segreti operativi degli apparati e mai lasciato dalla Balena Bianca dal 1948 al 1994) il presidente della Repubblica era il naturale complemento e il garante di questa poliarchia istituzionale e agiva nel contesto geostrategico e politico dato dell’era della Guerra Fredda. La caduta della Costituzione materiale dell’era primorepubblicana ha aperto la strada a un graduale consolidamento del ruolo del Quirinale a cui hanno fatto da apripista le presidenze “mediatiche” di Sandro Pertini e Francesco Cossiga.

Se Carlo Azeglio Ciampi, in quest’ottica, ha operato un’azione di riscoperta del patriottismo costituzionale come narrazione volta a tenere unita l’Italia di fronte alle pulsioni disgregatrici della globalizzazione e alla sfida dell’integrazione europea, nell’era della grande tempesta globale apertasi con la Grande Crisi del 2007-2008, proseguita con la crisi europea dei debiti, l’avvitamento della stabilità internazionale e la pandemia di Covid-19 il Quirinale ha assunto con crescente autorità i suoi poteri attuali di fronte a una politica sempre più volatile e incerta. Con modus operandi, tatto e attenzioni diverse, ma con eguale inesorabilità Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, due figli dell’era bipolare chiamati a guidare lo Stato, hanno gradualmente allargato il perimetro sostanziale di interesse del Quirinale, principalmente su tre direttrici.

n primo luogo, il Presidente della Repubblica è diventato negli anni il prioritario interlocutore dei circuiti di potere diplomatici e istituzionali. Dal filo diretto di Napolitano con i leader europei durante la transizione dal governo Berlusconi IV al governo Monti e nelle fase più complesse della prima era renziana all’esplicita dichiarazione della dottrina Mattarella nel contesto della crisi risoltasi nella nascita del Conte I e all’alba dell’era Draghi la cornice del Quirinale è stata legata ai chiari riferimenti euroatlantici del Paese. Il mantenere dritta la barra del collocamento italiano nel campo europeo ed atlantico, da Napolitano e Mattarella ritenuti presupposto fondamentale per la stabilità del Paese nel quadro internazionale, si è  sostanziato nel condizionare l’approvazione dei nomi scelti dai vari governi per i ministeri-chiave (Economia, Esteri, Difesa) all’adozione di tale linea.

In secondo luogo, vi è una chiara questione di riferimento dell’influenza e del potere del Quirinale agli apparati dello Stato che percorrono i tempi della politica e resistono alla caducità dei governi. Tesoro, Banca d’Italia, forze armate, servizi guardano inevitabilmente al Quirinale come tessitore della tela della classe dirigente del Paese. Non a caso figure come il governatore della Banca d’Italia, il Ragioniere Generale dello Stato o il Direttore Generale del Tesoro vedono, nella loro nomina, un via libera obbligato nel benestare del colle più alto della Repubblica. A cui sono legati nella loro opera di condizionamento dei rispettivi “Stati nello Stato” da essi condotti. In sostanza, notava Pelanda, “la forte e anomala autonomia della burocrazia in alcuni settori chiave dell’apparato statale è spiegabile dalla relazione diretta con il Quirinale che le conferisce un potere di contrasto o condizionamento della politica eletta”.

In terzo luogo, il Quirinale ha investito della legittimità a governare le correnti politiche e gli esponenti di punta di riferimento in un senso più sostanziale di quanto la lettera della Costituzione ricorda. La prova del governo ha ad esempio radicalmente trasformato Movimento Cinque Stelle e Lega così come erano usciti dalle elezioni del 2018 che li avevano visti vincitori; più volte l’ala del Partito Democratico legata a Dario Franceschini ha fatto leva sui suoi legami col Quirinale per dirsi legittimata a determinare la linea della formazione; chiamando Draghi al governo, infine, Sergio Mattarella ha voluto imporre a tutte le formazioni la responsabilità di mostrare l’aderenza all’agenda presidenziale di emergenza del governo Draghi (accelerazione sui vaccini, allineamento chiaro in campo euroatlantico, pianificazione della ripresa) in cambio della possibilità di essere ritenuti credibili per ambire a posizioni di governo in futuro. Guadagnando un potere d’influenza che, dopo una lunga dissimulazione, gli ha permesso di ottenere la rielezione.

In quest’ottica è chiaro che intervenire sul centro nevralgico dello Stato iscritto nella Costituzione senza considerare una materiale che ha ormai superato la Carta del 1948 rischia di creare un sistema complesso e in cui i già ridotti schemi di poteri e contropoteri possono saltare. Innestare un semipresidenzialismo o un premierato de iure in un sistema che già di fatto ha subito una torsione verso l’accentramento sul Quirinale di grandi prerogative può causare la base di un conflitto di poteri. L’attuale stato di fatto condiziona qualsiasi riforma strutturale e lascia pensare che prima di toccare lo Stato palese, Meloni e i suoi dovrebbero pensare alle influenze di quello profondo e a come radicarsi per durare e consolidarsi alle loro condizioni. Esercizio che la storia di tanti predecessori del premier ha già mostrato essere acrobatico e non privo di rischi.

Fonte Osservatorio Globalizzazione

Sull'abuso di potere di Mattarella segnaliamo anche questo articolo dell'Antidiplomatico:  

 

Comments  
Offese all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica

... appena sarà abolito l'art 278 del codice penale potrò dire liberamente cosa penso davvero del capo dello stato...
... tutto quello che si può dire prima, è distorto...

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IMMAGINE RIMOSSA
Sorry, con questa roba non si scherza.
M.M.
Il potere di questa istituzione risiede oggi nel suo valore simbolico, secondo me.
Spesso riceve evidenti indicazioni di cosa dire e di come e quando dirlo e lui lo fa. E l’indirizzo che dà è a quel punto un segnale per tutti.
Recentemente questo meccanismo è stato usato più che mai, penso alle esternazioni grottesche contro l’invasione russa in Ucraina, paragonata al nazismo… forse perché serviva maggiormente fare pressioni sulla politica e lanciarle dei segnali, o forse per convincere la gente…che contro la Russia non avrebbe nulla…
Insomma una istituzione che fa parte del teatro…
Lo spessore, poi, di chi la incarna oggi è risibile, proprio perché serve sia fortemente manipolabile… e la gente comune lo coglie: la stima e il consenso verso un Pertini erano un dato di fatto…quando parlava lui le televisioni di tutti erano sintonizzate sul discorso…. quello di oggi fa tenerezza, al confronto: serve solo che muova la bocca.
Dall'estero si coglie lo stridore di un vuoto assoluto. Ero ragazzo, si usciva dagli anni oscuri del terrorismo, mio padre 70enne, ma in famiglia tutti si ci fermava ad ascoltare Pertini, onore a Lui..!! ora sono io che vado per i 70 e qui dalla Russia vorrei sentire un pò di aria di casa, ma cosa si scorge? Solo una voce atona. Sembra dare suono ad una velina dettata da chissachi. Che vergogna quando mi è stato chiesto, qui in Russia, di tradurre cosa diceva costui sul Presidente Putin..!
Io ho pensato, ora faccio bella figura, invece che delusione.. ma sai quanto gliene frega a gente così a muovere il proprio cervello? zero virgola zero, manco il tatto e la cortesia, sparare a raffica, sembrava avessero aperte le porte...
Ciao mamma!
bronzo, terzo posto
Mattarella e' un individuo dalla personalita' istrionica con grave decadenza delle funzioni cognitive, in sostanza una persona molto pericolosa, i segnali degenerandi di psicopatia sono evidenti ,non riesce piu a controllare la sua emotivita' e le sue rabbiose reazioni mostrano un preoccupante segnale di deterioramento delle capacità intellettive .........accusa Putin di voler ridefinire i confini con la forza ??,.... dimentica pero' che fu proprio lui uno di quelli che organizzarono i bombardamenti NATO su Belgrado iniziando una sanguinosa guerra civile che alla fine ridefinirono i confini smembrando la Jugoslavia.......
Sarebbe perfetto, come primo cittadino di un paese il cui inno e' don Raffae'
Se il capo dello stato fa le veci di qualcun' altro (e non c'è dubbio che sia così, visto che per eliminazione almeno non fa quelle del popolo italiano) allora non è il capo dello stato, è solo un secondino.
doppio
Riporto alcuni passaggi dell'articolo citato nella presentazione:
L’invito al riarmo di Mattarella costituisce l’ennesima invasione di campo del Presidente della Repubblica sugli affari del governo e del parlamento. Mette in discussione l’autonomia dei poteri costituzionali e stravolge quello della presidenza.
Mattarella non è nuovo a questi abusi. Ma va però fatta un’osservazione. Ora come in passato le sue scelte invasive non sono compiute per l’interesse del paese, ma per rispondere a sollecitazioni esterne, legate a un disegno politico privo di legittimazione democratica.
Detto in altre parole, Mattarella è il garante dei diversi vincoli esterni (mercati, patto Atlantico, NATO, UE…) che comprimono la volontà popolare e che rispondono alle élite che nel corso degli ultimi trent’anni hanno promosso politiche devastanti, dall’austerity al sabotaggio di ogni trattativa di pace in Ucraina.
Questa volta però Mattarella ha passato il segno. Ha consegnato l’Italia a quella linea politica che promuove il riarmo anche al prezzo di scelte “impopolari”. Tradotto Mattarella, in nome di un disegno politico che gli italiani non hanno mai valutato, chiede a governo e parlamento (dunque con la collaborazione dell’opposizione) di procedere con la macelleria sociale pur di far avanzare la linea bellicista.
Poi ci si sorprende se alle elezioni vince l’astensione. E come potrebbe andare diversamente? Perché gli elettori dovrebbero votare per questa gente? Perché dovrebbero fingere che nel nostro paese non ci sia un gravissimo problema democratico?
www.lantidiplomatico.it/.../33397_64373
Quando era titolare del Ministero della Difesa il Nostro Paese partecipò al bombardamento di Belgrado.

Un suo predecessore, dopo essere stato per una vita alto dirigente di un partito, si mise apertamente al servizio di altri poteri.

Un terzo sottoscrisse la modifica del rapporto con la Banca Centrale in modo altamente sfavorevole al Paese.

È questione di uomini.
Quando il presidente Israeliano Herzog sarà arrestato dalla Corte Penale Internazionale per "incitamento al Genocidio" in seguito alle sue affermazioni segue ti il 7 ottobre:

"non ci sono civili a Gaza",


ricorderemo l'accoglienza riservatagli da MATTARELLA al Quirinale.
Tra strette di mano, dichiarata amicizia, picchetto d'onore ed inno Israeliano.

Non ho molto altro da aggiungere.

Documenti in appendice:

1."Per quanto concerne la mens rea, invece, ha riconosciuto la presenza del dolo specifico, volto alla distruzione, in tutto o in parte, dei palestinesi nella striscia di Gaza, sottolineando che "le dichiarazioni rese dalle autorità israeliane costituiscono una prova diretta dell'intenzione genocida" e che l’insieme delle condotte costituisce una prova indiziaria dell’intenzione genocida e che tale intenzione è l’unica conclusione ragionevole che si possa trarre dalla totalità delle prove (§254). Inoltre, la Commissione ha dichiarato che il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant hanno incitato al genocidio e le autorità israeliane non hanno preso provvedimenti contro di loro per punire tale incitamento – una condizione asseritamente estendibile ad altri leader politici e militari israeliani, tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich (§253)."

Da qui:

sistemapenale.it/.../...


2.

youtu.be/tMVWlZPuTB8?si=jEbWvdcSllVR61Zs

PS. Questo è il video in cui al minuto 10:00 circa Herzog, di fronte a Mattarella, cita Jabotinsky,
già sionista Ebraico di origine Ucraina, ammiratore di Mussolini, e teorico della "Grande Israele" quindi dal Tigri (Iraq) al Nilo (Egitto).

Suo segretario era il padre di Nethaniau.


youtu.be/tMVWlZPuTB8?si=jEbWvdcSllVR61Zs
Ad oggi anche con questo assetto costituzionale (più o meno) sarebbe il ruolo naturale di un Re "moderno", almeno avremmo una persona che difende gli interessi del suo paese e dei suoi sudditi, invece abbiamo un vicerè, che persegue quotidianamente interessi diversi da quelli del paese che rappresenta.
E quello attuale di vicerè è riuscito a fare peggio del predecessore.
Ma a pensarci bene la penisola italica dopo Roma, ha sempre avuto dei vicerè come guida locale.
E come sempre la colpa è nostra che lasciamo fare ....
Tanti anni fa ricordo che qualche giornalista si mise a calcolare i costi del Quirinale, arrivando a concludere che noi spendiamo molto di piu' della Corona inglese per i palazzi (del "Re") e i servizi associati.

Da non dimenticare che i privilegi continuano dopo la carica e si estendono alla famiglia del fu Presidente. Riprendendo in questo senso caratteri della Monarchia (i peggiori).

Da notare che i privilegi sono istituiti con legge ordinaria, quindi una qualunque maggioranza li potrebbe abolire o almeno rivedere. Nessuno osa.

Tornando all'aspetto politico, ricordiamo che il ruolo chiave per la elezione del corrente inquilino e' stato giocato da tale Matteo Renzi.
Il salto di qualità avviene con Ciampi cioè circa 25 anni fa. Prima mi ricordo bene che anche uno infognato nei misteri più oscuri della repubblica come Scalfaro pur volendo fare il deus ex machina era spesso bersaglio di Berlusconi (a torto o a ragione) e cercava di agire per conto di determinati poteri ma spesso senza successo o senza poter esprimere pienamente quello che avrebbe voluto.
Lo stesso Cossiga era spesso al centro del bersaglio e quindi con poca possibilità di movimento.

Tutto cambia da quando avviene la joint venture tra destra e sinistra che è presente anche oggi. Da quando diventano un'unica entità il presidente della Repubblica diventa automaticamente Xi Jinping
Il terreno, di questo argomento, è molto scivoloso; una parola errata potrebbe far scivolare nella facile accusa di vilipendio. Ciò nonostante voglio dire la mia: nella Costituzione stà scritto che "... le Camere riunite eleggono il NUOVO Presidente ..." sottolineo l'aggettivo "nuovo" perchè, secondo me, è esplicativo della volontà dei Padri Costituenti. Se avessero avuto una diversa sensibilità avrebbero scritto che è rieleggibile. Questo è il mio modesto pensiero. Usurpazione o non usurpazione? Questo è il dilemma!
Urge un bello "scossone provvidenziale" per liberarci di questo ruolo di vicerè utile solo a garantire la costituzione di una dittatura globalista. Se non sarà travolto dalle zucchine della fruttarola potrebbe essere spazzato via da venti di oltreoceano.

Quote:

#1 Cassandro

... devo ringraziare redazione per avermi salvato da 5 anni di galera...

... pensate, nella mia sbadataggine cronica ho incespicato involontariamente nel riportare la foto del pdr e nella fretta pasticciona non mi sono accorto che mi è venuta un poco storta...
... eppure la foto era perfetta, originale, immacolata, senza la minima manomissione, una foto ufficiale come quelle che si possono vedere negli uffici pubblici... solo mi si è girata, non so neanche come sia potuto succedere... capita...

... fortunatamente M.M. se n'è accorto e mi ha salvato...

... ORA SE UNO STUPIDO E BANALE INCIDENTE COME QUELLO ACCORSOMI È SUFFICIENTE A FINIRE IN GALERA, EVVIVA LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE...

... a breve sarà così anche per parlare degli assassini sionisti...
... chissà cosa ne pensa a tal proposito l'emerito reverendissimo illustrissimo pdr...

... riflettete amici, riflettete...

... comunque grazie Massimo, ci contavo...
Una volta comprai una bottiglietta d’acqua da un distributore automatico. Avevo solo un pezzo da 50€, quindi la macchinetta mi diede una caterva di resto, compresa una banconota sgualcita da 20€. Su quella banconota da 20€ c’erano delle scritte, tutt’attorno ai margini, in caratteri minuti ma leggibili.

Se ben ricordo, su un lato c’era scritto:
«Mattarella kapò masso-mafioso di Wall Street e City of London! Mattarella fantoccio di Washington, Londra e Tel Aviv!! Mattarella pupazzo di NATO/UE!!!»

Mentre, sempre se ben ricordo, sul lato opposto c’era scritto:
«Problema: 1984 –> Soluzione: TM 31-210».

Frasi deliranti e senza senso, perdipiù scritte in modo da non consentire la sicura identificazione dell’autore, frasi ovviamente vergate da un pazzoide complottista-astensionista-anarco-fascio-comunista-novax-putiniano.

Frasi nei confronti delle quali prendo le distanze e mi dissocio totalmente, ovviamente.

Ma 20€ sono pur sempre 20€, quindi un paio di giorni dopo spesi comunque quella banconota. Chissà dove sarà finita, ora. (O forse, non ricordo bene, distrussi d’impeto quella banconota per preservare il sacro onor presidenziale. Se così fu, sono certo che Egli, un giorno, da vero uomo onorevole qual è, troverà il modo di farmene recapitare una nuova a domicilio.)

A ogni modo, chi potrebbe mai mettere in dubbio gli strabilianti risultati raggiunti dall’Italia sotto l’Alta Guida e Patrocinio del presidente Sergio Mattarella, in ambito occupazionale, sociale, economico, industriale, artistico, eccetera? E in un vicino domani, l’Italia raggiungerà risultati ugualmente strabilianti anche in ambito militare, ne sono convinto.
Che dunque Sergio Mattarella venga benedetto dal buon Dio, o qualcosa del genere.

Ho raccontato l’episodio giusto per far capire che, a quanto pare, oggi in Italia c’è ancora qualche ingrato che si rifiuta pervicacemente di riconoscere la statura e la caratura morale del nostro stimato presidente Sergio Mattarella.
In sintesi e senza (almeno credo) incorrere nel reato di vilipendio:

“Individuo conformista, poco autentico e funzionale a logiche di potere, soggetto non genuino, incline all’ipocrisia e al servilismo sistemico, persona adattiva e compiacente, con scarsa autonomia di pensiero"
Visto che siamo in tema (chiedo conferma a qualche leguleio) suggerisco di non usare mai l'espressione "Presidente della Repubblica" o "Capo di Stato" per riferirsi a Mattarella.

Questi sono titoli istituzionali e su cui grava il reato di vilipendio.

Suggerisco invece di usare eventualmente i termini Mattarella o sig. Mattarella (io preferisco senza il sig.) in quanto si riferiscono alla persona e non alla istituzione che rappresenta.

(Meglio se usate il termine colui-che-non-può-essere-nominato).
Io solitamente non sono uno di quelli che si fermano al titolo degli articoli ma quando si tratta delle citazioni di colui-che-non-può-essere-nominato faccio un'eccezione.

La citazione in sintesi è totalmente inespressiva ma in maniera molto esplicita evidenzia come Lui sia solo il "pupazzo animato dal ventriloquo", un pupazzo molto utile evidentemente, altrimenti lo lascerebbero chiuso nel baule assieme agli altri pupazzi.
... mi spiace per la provocazione... (non è vero, l'ho fatto apposta...)
... temo di aver dato la stura ad un diffuso malcontento popolare assai presente anche qui... ognuno ha il suo presidente... il mio non è questo...

... ma i presidenti vanno e vengono, in ogni situazione, in ogni rivoluzione:
... Cit. "La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra.", ed è attribuita a Mao Zedong (Mao Tse-tung), contenuta in un suo scritto del 1927, "Rapporto sull'indagine dei contadini nella provincia dello Hunan", evidenziando la natura conflittuale e non pacifica del processo rivoluzionario...

... il mio presidente assomiglia molto di più al grande rivoluzionario Mohandas Karamchand Gandhi.. chiamato anche Mahatma o Bapu...
Stando a quanto afferma il sig S. Mattarella ,che non si modificano i confini con la forza , l'Italia dovrebbe restituire Alto Adige e Trieste all'Austria.

Quote:

ALABARDA17: Stando a quanto afferma il sig S. Mattarella ,che non si modificano i confini con la forza , l'Italia dovrebbe restituire Alto Adige e Trieste all'Austria.

E il Sud Italia al Regno di Borbone.
Per Alabrda 17 e redazione:
Gli stessi che hanno inventato Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia e Vittoria Mulilata fascista nel ´19, a Versailles, hanno inventato l´Ucraina di Selenskyj oggi. Precedentemente pero´: distrutto il Regno di Napoli e fatto l´Italia , prima regno e poi Repubblica al servizio del Capitale GB prima e amerosionista oggi. Discutere sulla moralitá e definizione di confini con la forza o con il capitale e´alfine la stessa cosa: Potere rimane potere e qualcuno lo deve pur rappresentare, se si senta di farlo. Se poi costui abiia una faccia od altro, rimane affar suo. A noi resta soltanto constatare e trattenere le considerazioni: Siamo in questa, nostra, attuale "democrazia". Per passare dalla Triplice alleanza alla Triplice intesa (Trattati di Londra) si rifiutarono Trento e Trieste gratis (Offerte Austriache), e si accollarono ai nostri nonni il bavaglio al Parlamento(Giolitti) 2 Guerre Mondiali, 20 anni di Fascismo ed 80 fino ad oggi, di sudditanza angloamericana. Vogliamo ancora applaudire? Lo faccia chi sia venduto! Ma riconoscere i fatti rimane onestá storica. E rimane stupido non riconoscere i fatti e leccare la mano di chi bastona ed ancora dileggia sfacciatamente.
Per redazione
Sarei pienamente d'accordo e anche un processo ai Savoja per crimini contro l'umanità.

Quote:

Io solitamente non sono uno di quelli che si fermano al titolo degli articoli ma quando si tratta delle citazioni di colui-che-non-può-essere-nominato faccio un'eccezione.

La citazione in sintesi è totalmente inespressiva ma in maniera molto esplicita evidenzia come Lui sia solo il "pupazzo animato dal ventriloquo", un pupazzo molto utile evidentemente, altrimenti lo lascerebbero chiuso nel baule assieme agli altri pupazzi.

Pienamente d'accordo!
Commentare questo personaggio rimanendo nel leccaculismo correct è difficile.
Diciamo che surclassare Napolitano non era semplice.
Questo mi ricorda le prime bambole parlanti dove si inseriva un piccolo disco nella schiena.
Pure checco zalone ora "parla" a reti unificate.
Ci vorrebbe una citazione di Jena Plissken.
“Premesse” : lucide, orientate, coerenti e sostanzialmente corrette.

Nelle “Conclusioni” si legge invece:
< Innestare un semipresidenzialismo o un premierato de iure in un sistema che già di fatto ha subito una torsione verso l’accentramento sul Quirinale di grandi prerogative può causare la base di un conflitto di poteri. L’attuale stato di fatto condiziona qualsiasi riforma strutturale e lascia pensare che prima di toccare lo Stato palese, Meloni e i suoi dovrebbero pensare alle influenze di quello profondo e a come radicarsi per durare e consolidarsi alle loro condizioni.>

A mio parere si commette un errore/orrore di sintesi, di proposta d’azione:


Orbene, in passato (ho 65 aa.) avendo visto/vissuto personalmente dall’/all’interno certe dinamiche di poteri politico-statuali con relative ricadute pratiche/concrete da penetrazione rettale permanente senza vasellina ed ora ancora di più esperendole quotidianamente nella maggior parte dei nostri deretani italiani non consenzienti anche se non partecipanti, mi si spieghi di grazia quale corretta logica/pratica alternativa si potrebbe inverare/usare per ottenere una correzione di tendenza tra briganti (voglio essere buono perché faccio a tutti gli auguri di buone festività), molto semplice: “A brigante , brigante e mezzo” appunto nell’accezione che ne diede un gran “Presidente di tutti gli Italiani”, Sandro Pertini.
Oppure se volete essere più poetici: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”…….alla faccia di tutte le finì analisi dei “pifferai magici” di ogni orientamento.