Questa è la testimonianza di Vincenzo Fullone, l'ultimo italiano liberato da Israele, dopo essere stato arrestato in acque internazionali dalle forze dell'IDF.
Calcisticamente il valore sarà minimo, ma la partita Iran-Egitto offre la scusa per proporre anche un confronto simbolico dal punto di vista storico. Sabato infatti si scontreranno le due nazioni che più di ogni altra hanno contribuito a determinare i destini del popolo palestinese. Una in senso positivo, l’altra in senso negativo.
L’appoggio dato dall’Iran alla causa palestinese, tramite il supporto finanziario e ideologico a organizzazioni come Hezbollah e Hamas, sta sulle prime pagine di tutti i giornali, e non necessita di essere illustrato ulteriormente.
Meno nota invece è la storia dell’Egitto, che dai palestinesi è stato percepito come in vero e proprio traditore della loro causa, e che molti additano come il vero responsabile della sconfitta storica del popolo palestinese.
Se avete una strana sensazione di deja-vu, non è il vostro cervello che vi fa dei brutti scherzi: stiamo veramente entrando nel giorno della marmotta.
Cambiano gli elementi sul tavolo, ma il copione rimane lo stesso.
Israele CREA un problema, coinvolge gli Stati Uniti nel tentativo di risolverlo, scatena il putiferio in Medio Oriente, e poi di fronte ai disastri che ha generato è obbligato a fermarsi, e cercare di rimettere le cose a posto. Di fronte alla pressione mondiale Israele accetta, ma solo temporaneamente, finchè non riesce a trovare una scusa per ricominciare.
Nel suo programma Radio Gaza, Michelangelo Severgnini continua a raccogliere le voci degli abitanti della striscia, gente la cui tragedia ormai non fa più notizia. Eccone alcuni estratti:
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Buongiorno, mio caro fratello. Sia lodato Dio, Signore dei mondi, perché Israele sta cercando di dimostrare di poter uccidere, assassinare e bombardare quando vuole, e vuole che questo diventi la nuova normalità; vuole che il mondo si abitui alle uccisioni, ai bombardamenti e alla distruzione nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti e Israele vogliono che il mondo si abitui all’uccisione dei palestinesi senza che vi sia alcuna reazione a livello internazionale, popolare o mondiale nei confronti la causa e il popolo palestinese. È un modo per radicare nella coscienza mondiale l'idea che uccidere i palestinesi sia una cosa normale.
La prima cosa che salta all’occhio, nei programmi TV della sera, è il tentativo quasi univoco dei conduttori e degli ospiti di cercare di incolpare Ben-Gvir per quello che è successo con i prigionieri della flottiglia.
Addirittura, La7 ha dedicato un segmento del telegiornale a ricostruire la storia di questo “suprematista, razzista, fascista” - come lo ha definito Mentana – fin dagli albori della sua vita politica.
Ma il problema non è Ben-Gvir. Il problema si chiama “sionismo”.
La mentalità suprematista, razzista e fascista dei sionisti di oggi nasce negli anni 20 del secolo scorso, con la fondazione del “sionismo revisionista” da parte di Zeev Jabotinski.
Con questo articolo uscito sul New York Times, il giornalista Nicholas Kristof (due volte Premio Pulitzer) mette a nudo quelle che sono le pratiche sistematiche di abusi sessuali da parte dei militari israeliani contro i detenuti palestinesi. L’articolo ha avuto una tale risonanza mondiale, che Netanyahu ha dichiarato di voler denunciare il New York Times per diffamazione.
di Nicholas Kristof / The New York Times
Il concetto è molto semplice: qualunque siano le nostre opinioni sul conflitto in Medio Oriente, dovremmo essere in grado di unirci nel condannare lo stupro.
I sostenitori di Israele hanno sottolineato questo punto dopo le brutali violenze sessuali contro le donne israeliane durante l’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023. Donald Trump, Joe Biden, Benjamin Netanyahu e molti senatori americani, tra cui Marco Rubio, hanno condannato quella violenza sessuale, e Netanyahu ha giustamente invitato «tutti i leader civili» a «farsi avanti».
Eppure, in interviste strazianti, i palestinesi mi hanno raccontato un modello diffuso di violenza sessuale israeliana contro uomini, donne e persino bambini — perpetrata da soldati, coloni, interrogatori dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet e, soprattutto, guardie carcerarie.
Con l’ennesimo atto di pirateria, Israele ha sequestrato diverse imbarcazioni della Global Flotilla in acque internazionali. Essendoci a bordo anche molti italiani, il nostro governo si è affrettato a “condannare” l’azione di Israele e ha chiesto a Tel Aviv "l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo" .
Brava Meloni, che non le manda a dire.
Ora però manca una frase alla dichiarazione del governo italiano. La frase mancante inizia con “Altrimenti….”
Altrimenti che cosa faremo, presidente Meloni? Se gli israeliani continueranno a fare tutto il cavolo che gli pare, come hanno sempre fatto fino ad oggi, l’Italia cosa farà? Starà zitta e farà finta di niente?
Quella di Netanyahu & co. è a tutti gli effetti una geopolitica messianica, che muove da una visione talmudico-cabalistica di matrice gnostica. È la cabala gnostica di Luria, rilanciata dai Chassidim Chabad Lubavitch, per cui Israele porta a compimento l’opera di Dio, autoaffermandosi come Messia.
di Armando Savini
Tutti sapevano che la stessa sorte di Gaza sarebbe toccata anche al Libano. Il progetto del Grande Israele va avanti nel silenzio assordante delle istituzioni internazionali. Ora che l’attenzione dei media è rivolta alla crisi iraniana, a Hormuz, Malacca, Netanyahu può portar a termine il suo progetto sans souci, con il pieno appoggio degli USA. Già da settimane l’IDF ha cominciato a sparare ai parroci cattolici, una vera e propria minaccia. La loro colpa? Stare vicini al loro gregge, fare coraggio alle famiglie che restavano nelle loro case, senza cedere alla violenza israeliana. Genocidio e deportazione a Gaza, genocidio e deportazione in Libano, fino a quando la terra sarà spogliata di ogni essere vivente che non sia giudeo-sionista.
di Francesco Santoianni
Salti mortali nella redazione del TG di LA7 (direttore Enrico Mentana) nel tentativo di conciliare una presunta “deontologia professionale” con l’evidenza dei crimini del sionismo. Ci riferiamo all’articolo intitolato “Caso L'Espresso, la foto in copertina è un falso dell'IA? La verità dietro lo scatto che divide il web”.
Articolo che, verosimilmente, considerando che quasi tutti leggono solo i titoli prima di condividere sui social, trincerandosi prima dietro il fallace responso da parte di un chatbot di intelligenza artificiale, poi dietro le proteste dell’ambasciatore di Israele (che condanna “l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso” e che “distorce la complessa realtà”)...
Noi lo sappiamo già, ma leggerlo su un giornale israeliano fa un altro effetto. Questo è l’articolo che Haaretz ha dedicato alla decisione di Giorgia Meloni di sospendere l’accordo sulla difesa con Israele (MoU):
Il primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha dichiarato martedì che il suo governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico di un memorandum d’intesa sulla difesa con Israele, alla luce degli attuali conflitti in Medio Oriente.
«Alla luce della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele», ha riferito Meloni secondo diverse agenzie di stampa italiane, senza fornire dettagli sull’accordo.Secondo l’agenzia di stampa AFP, il MoU prevede lo scambio di equipaggiamento militare e la cooperazione nella ricerca tecnologica.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, Francesca Albanese, ha chiesto alla Corte penale internazionale (CPI) di emettere mandati di arresto nei confronti di tre ministri israeliani che accusa di essere responsabili di “tortura sistematica” che equivale a genocidio.
In un nuovo rapporto presentato lunedì al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Albanese indica il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Difesa Israel Katz come le principali figure politiche coinvolte nella definizione delle politiche che hanno permesso la tortura dei palestinesi dopo il 7 ottobre 2023.
L’anno scorso, Middle East Eye ha riferito che il procuratore capo della CPI, Karim Khan, aveva preparato le richieste di mandato d’arresto contro Ben Gvir e Smotrich con l’accusa di apartheid prima di andare in congedo a maggio. Ma i mandati non sono ancora stati emessi dai procuratori aggiunti, che sono a capo dell’ufficio di Khan in sua assenza, a causa della minaccia continua di sanzioni da parte degli Stati Uniti.
Leggi tutto: L' unica democrazia del Medio Oriente