La prima cosa che salta all’occhio, nei programmi TV della sera, è il tentativo quasi univoco dei conduttori e degli ospiti di cercare di incolpare Ben-Gvir per quello che è successo con i prigionieri della flottiglia.
Addirittura, La7 ha dedicato un segmento del telegiornale a ricostruire la storia di questo “suprematista, razzista, fascista” - come lo ha definito Mentana – fin dagli albori della sua vita politica.
Ma il problema non è Ben-Gvir. Il problema si chiama “sionismo”.
La mentalità suprematista, razzista e fascista dei sionisti di oggi nasce negli anni 20 del secolo scorso, con la fondazione del “sionismo revisionista” da parte di Zeev Jabotinski.
Con questo articolo uscito sul New York Times, il giornalista Nicholas Kristof (due volte Premio Pulitzer) mette a nudo quelle che sono le pratiche sistematiche di abusi sessuali da parte dei militari israeliani contro i detenuti palestinesi. L’articolo ha avuto una tale risonanza mondiale, che Netanyahu ha dichiarato di voler denunciare il New York Times per diffamazione.
di Nicholas Kristof / The New York Times
Il concetto è molto semplice: qualunque siano le nostre opinioni sul conflitto in Medio Oriente, dovremmo essere in grado di unirci nel condannare lo stupro.
I sostenitori di Israele hanno sottolineato questo punto dopo le brutali violenze sessuali contro le donne israeliane durante l’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023. Donald Trump, Joe Biden, Benjamin Netanyahu e molti senatori americani, tra cui Marco Rubio, hanno condannato quella violenza sessuale, e Netanyahu ha giustamente invitato «tutti i leader civili» a «farsi avanti».
Eppure, in interviste strazianti, i palestinesi mi hanno raccontato un modello diffuso di violenza sessuale israeliana contro uomini, donne e persino bambini — perpetrata da soldati, coloni, interrogatori dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet e, soprattutto, guardie carcerarie.
Con l’ennesimo atto di pirateria, Israele ha sequestrato diverse imbarcazioni della Global Flotilla in acque internazionali. Essendoci a bordo anche molti italiani, il nostro governo si è affrettato a “condannare” l’azione di Israele e ha chiesto a Tel Aviv "l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo" .
Brava Meloni, che non le manda a dire.
Ora però manca una frase alla dichiarazione del governo italiano. La frase mancante inizia con “Altrimenti….”
Altrimenti che cosa faremo, presidente Meloni? Se gli israeliani continueranno a fare tutto il cavolo che gli pare, come hanno sempre fatto fino ad oggi, l’Italia cosa farà? Starà zitta e farà finta di niente?
Quella di Netanyahu & co. è a tutti gli effetti una geopolitica messianica, che muove da una visione talmudico-cabalistica di matrice gnostica. È la cabala gnostica di Luria, rilanciata dai Chassidim Chabad Lubavitch, per cui Israele porta a compimento l’opera di Dio, autoaffermandosi come Messia.
di Armando Savini
Tutti sapevano che la stessa sorte di Gaza sarebbe toccata anche al Libano. Il progetto del Grande Israele va avanti nel silenzio assordante delle istituzioni internazionali. Ora che l’attenzione dei media è rivolta alla crisi iraniana, a Hormuz, Malacca, Netanyahu può portar a termine il suo progetto sans souci, con il pieno appoggio degli USA. Già da settimane l’IDF ha cominciato a sparare ai parroci cattolici, una vera e propria minaccia. La loro colpa? Stare vicini al loro gregge, fare coraggio alle famiglie che restavano nelle loro case, senza cedere alla violenza israeliana. Genocidio e deportazione a Gaza, genocidio e deportazione in Libano, fino a quando la terra sarà spogliata di ogni essere vivente che non sia giudeo-sionista.
di Francesco Santoianni
Salti mortali nella redazione del TG di LA7 (direttore Enrico Mentana) nel tentativo di conciliare una presunta “deontologia professionale” con l’evidenza dei crimini del sionismo. Ci riferiamo all’articolo intitolato “Caso L'Espresso, la foto in copertina è un falso dell'IA? La verità dietro lo scatto che divide il web”.
Articolo che, verosimilmente, considerando che quasi tutti leggono solo i titoli prima di condividere sui social, trincerandosi prima dietro il fallace responso da parte di un chatbot di intelligenza artificiale, poi dietro le proteste dell’ambasciatore di Israele (che condanna “l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso” e che “distorce la complessa realtà”)...
Noi lo sappiamo già, ma leggerlo su un giornale israeliano fa un altro effetto. Questo è l’articolo che Haaretz ha dedicato alla decisione di Giorgia Meloni di sospendere l’accordo sulla difesa con Israele (MoU):
Il primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha dichiarato martedì che il suo governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico di un memorandum d’intesa sulla difesa con Israele, alla luce degli attuali conflitti in Medio Oriente.
«Alla luce della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele», ha riferito Meloni secondo diverse agenzie di stampa italiane, senza fornire dettagli sull’accordo.Secondo l’agenzia di stampa AFP, il MoU prevede lo scambio di equipaggiamento militare e la cooperazione nella ricerca tecnologica.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, Francesca Albanese, ha chiesto alla Corte penale internazionale (CPI) di emettere mandati di arresto nei confronti di tre ministri israeliani che accusa di essere responsabili di “tortura sistematica” che equivale a genocidio.
In un nuovo rapporto presentato lunedì al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Albanese indica il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Difesa Israel Katz come le principali figure politiche coinvolte nella definizione delle politiche che hanno permesso la tortura dei palestinesi dopo il 7 ottobre 2023.
L’anno scorso, Middle East Eye ha riferito che il procuratore capo della CPI, Karim Khan, aveva preparato le richieste di mandato d’arresto contro Ben Gvir e Smotrich con l’accusa di apartheid prima di andare in congedo a maggio. Ma i mandati non sono ancora stati emessi dai procuratori aggiunti, che sono a capo dell’ufficio di Khan in sua assenza, a causa della minaccia continua di sanzioni da parte degli Stati Uniti.
Il 2 dicembre 1948, ventotto intellettuali ebrei, tra i quali Albert Einstein ed Hannah Arendt, inviarono una lettera alla redazione del New York Times per denunciare la deriva fascista imposta dal futuro primo ministro Menachem Begin alla natura dello Stato israeliano, fondato nel maggio dello stesso anno.
Agli editori del New York Times
Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti nazista e fascista. È stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, un’organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.
L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli Stati Uniti è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservatori americani.

Ieri a Stoccolma una bomba è esplosa nel quartiere residenziale di Östermalm, causando 30 morti e altrettanti feriti. Östermalm è la zona più elegante e lussuosa della città, spesso paragonata all'Upper East Side di New York per lo stile sofisticato, gli edifici classici di fine '800, le boutique di lusso della Strandvägen, i ristoranti di alto livello e l'atmosfera raffinata ma discreta, tipica svedese.
Per ora non si conosce ancora l’identità degli attentatori, ma si sospetta la matrice islamica.
Fra i 30 morti ci sono padri e madri di famiglia, tre anziani, di cui uno sulla sedia a rotelle, e una donna incinta. Ci sono anche 7 bambini, che stavano giocando nel piccolo parco dell’Humlegården, accanto al luogo dell’esplosione. Si sta ancora scavando fra le macerie, per trovare eventuali sopravvissuti.
Di fronte a questa tragica notizia, voi vi domanderete come mai non ne abbiate sentito parlare in tutti i telegiornali.
Solamente gli imbecilli - e molti giornalisti in malafede – avevano finto di credere che da Sharm-el-Sheik fosse scaturito un reale processo di pace per Gaza e Palestina. E ora che i mesi iniziano a passare, e i fumi dell’autoinganno si diradano, si comincia a vedere chiaramente quale fosse l’estensione del bluff messo in atto da Trump e Netanyahu.
A parte i bombardamenti, che sono cessati, nulla è cambiato a Gaza. I morti quotidiani continuano (“soltanto” una decina al giorno, di media), la fame continua, la mancanza di aiuti umanitari continua come prima. Anzi peggio, perchè proprio ieri Israele ha bandito 37 ONG dall’ingresso nella Striscia, rendendo così ancora più disperata una situazione già drammatica di suo.
Il famoso piano in 20 punti si è quindi rivelato per quello che era, ovvero un piano con due soli punti reali, e diciotto bugie di contorno.
Le parole sono estremamente importanti, questo lo sappiamo tutti. L’uso di un termine piuttosto che di un altro può cambiare il senso di un intero discorso. Ma le parole diventano ancora più importanti, quando al loro posto si usano le etichette.
Le etichette sono micidiali. Sono parole che, in un colpo solo, hanno il potere di descrivere ed insieme di giudicare una persona.
Nei tempi moderni, è stata la CIA la prima a scoprire la potenza devastante delle etichette. Quando, nel 1964, cominciarono a circolare i primi dubbi sull’omicidio Kennedy, qualcuno coniò il termine “conspiracy theorists” (teorici del complotto) per tutti coloro che non credevano alla versione ufficiale del governo americano.
Questa etichetta ebbe un doppio risultato devastante: primo, insinuava una accezione negativa del termine (per cui scoraggiava le “persone perbene” a dubitare della versione ufficiale, per “non fare brutta figura” in pubblico), e secondo – molto più importante – permetteva a chi la utilizzasse di non doversi confrontare sui fatti specifici. In altre parole, usando quel termine, da una parte si gettava discredito sul complottista, e dall’altra si era esentati dal discutere con lui.
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