Il colonialismo classico ha sempre funzionato nello stesso modo: una nazione forte invadeva una nazione più debole, ne prendeva il controllo, e restava lì a comandare per sfruttarne le risorse economiche. Ma lasciava in loco tutti i suoi abitanti, i quali diventavano semplicemente nuovi schiavi/sudditi dell’impero.
E’ successo così per l’India, colonizzata dagli inglesi, per il Brasile, colonizzato dai portoghesi, per il resto dell’America Latina, colonizzata dagli spagnoli, o per varie nazioni africane e asiatiche, colonizzate nel tempo da francesi, portoghesi, olandesi, ecc.
Solo in tre casi, nella storia recente, i colonialisti invasori hanno sistematicamente rimosso la popolazione locale, prendendo fisicamente il suo posto. Gli Stati Uniti, l’Australia e Israele.
Il nostro silenzio istituzionale non solo permette, ma incoraggia i crimini di guerra di Israele.

di Agata Iacono
Stanno diventando virali due tour della pornografia del dolore e dell'orrore organizzati da Viator, una società Tripadvisor, forniti da Footesteps .
Un viaggetto a Tel Aviv per raggiungere il teatro del 7 ottobre e fotografare le macerie di Gaza.
Il primo tour si intitola proprio così: "7 ottobre - Tour del patrimonio e dell'eroismo al confine di Gaza. Un tour unico di 1 giorno che ti permetterà di assistere in prima persona e ricordare gli eventi e gli orrori del 7 ottobre al confine di Gaza e alla busta di Gaza."
Il 9 di aprile ricorre l'anniversario del massacro di Deir Yassin, l'operazione militare sionista che nel 1948 ha dato inizio alla pulizia etnica della Palestina.
Non ci voleva un profeta per prevedere che Israele non avrebbe rispettato la tregua, e avrebbe fatto saltare il tavolo, pur di tornare a bombardare Gaza. Mentre infatti la prima fase della tregua era favorevole ai sionisti (poichè mirava a portare a casa il maggior numero possibile degli ostaggi rimasti), era evidente che la seconda fase, che prevede il ritiro dell’esercito isaeliano da Gaza, non sarebbe mai stata implementata.
E così, con una scusa qualunque, ieri sono ripresi i bombardamenti indiscriminati sui civili di Gaza.
Questa è la testimonianza di Al-Nahhas, medico volontario dell’ospedale Al-Ahli: “Neonati, bambini sparsi sul pavimento, sanguinanti dalla testa, sanguinanti dall'addome, feriti alle estremità".
Un gruppo di circa 200 ebrei italiani ha pubblicato una petizione a pagamento su “il Manifesto” e su “Repubblica”, chiedendo che la comunità ebraica italiana metta fine al suo imbarazzante silenzio sui fatti di Gaza. La petizione, nello specifico, chiedeva una netta dissociazione dalla politica di pulizia etnica che sta portando avanti il governo di Netanyahu.
Ma la nostra comunità ebraica non l’ha presa molto bene. Il suo ex presidente, Riccardo Pacifici, ha detto chiaramente che “con quella petizione mi ci pulisco il sedere”. Il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci, ha detto che "È sbagliato usare il termine pulizia etnica, ma è ancora più dannoso suddividersi tra ebrei buoni ed ebrei cattivi”.
Per sua comodità, ricordiamo a Belli Paci la definizione di pulizia etnica data dalla Treccani:
L'arroganza etnica degli ebrei - Il dialogo impossibile - La nascita di Israele - Gli ebrei askenaziti - Incontro con Arafat - Stati Uniti succubi di Israele.
Mentre a Washington va in scena, fra Biden e Trump, il teatrino di chi si prende il merito per l’accordo raggiunto in Palestina, a Tel Aviv va in scena l’altra metà della rappresentazione, ovvero il gioco poliziotto buono-poliziotto cattivo fra Netanyahu e Ben-Gvir.
Sul primo teatrino c’è ben poco da dire: è evidente a tutti che la cosiddetta “tregua di Gaza” sia nata in conseguenza dell’avvicendamento Biden-Trump. Biden può vantarsi finché vuole di avere ottenuto lui questo risultato, ma non ha spiegato perché non ci sia mai riuscito nei 15 mesi precedenti. È altrettanto evidente che questa tregua sia stata imposta da Trump, non certo per “motivi umanitari”, ma semplicemente perché nella strategia di Trump c’è un riavvicinamento fra Arabia Saudita e Israele, e questo riavvicinamento non può certo avvenire mentre la devastazione di Gaza è ancora in corso.
di Agata Iacono
Avi Steinberg, scrittore israeliano, ha annunciato di aver formalmente rinunciato alla cittadinanza israeliana.
Spiegando la sua decisione in un articolo, Steinberg ha affermato che la cittadinanza israeliana è stata "sempre uno strumento di genocidio" che ha legittimato l'occupazione dei coloni.
"La cittadinanza israeliana si basa sui peggiori tipi di crimini violenti che conosciamo e su una crescente litania di menzogne destinate a cancellare quei crimini," ha argomentato Avi Steinberg.
L'autore è nato a Gerusalemme da genitori statunitensi e cresciuto in un ambiente ortodosso. Nel 1993 la sua famiglia tornò negli Stati Uniti, prima a Cleveland e poi a Boston, dove suo padre fu direttore all'Università di Harvard.
Leggi tutto: Le radici del male