E’ probabile che gli stessi organizzatori dell’operazione flottiglia, all’inizio, non avessero previsto quelle che sta succedendo, e quello che probabilmente succederà, nei prossimi giorni.
Inizialmente, devono aver pensato: “Facciamo una azione dimostrativa: arriviamo fino a Gaza, ci facciamo arrestare, e in questo modo attireremo l’attenzione del mondo sul genocidio in corso”.
Ma quello che sta succedendo è ben altro: ciò che non avevano previsto, infatti, è la stupidità di Israele che, invece di ignorarli fino all’ultimo momento, sta facendo di tutto per attirare l’attenzione del mondo sulla flotta in avvicinamento. Nel tentativo di scoraggiare i partecipanti ad avvicinarsi a Gaza, li stanno attaccando addirittura con i droni, quando ancora si trovano a centinaia di miglia dalla loro destinazione. Evidentemente questa flottiglia deve aver toccato un nervo scoperto in Israele, perchè in questo modo le prime pagine di mezzo mondo parlano già del problema, prima ancora che diventi tale.
C’è qualcosa di peggio di un primo ministro che si renda complice, con il suo prolungato silenzio (e con la vendita di armi allo stato criminale di Israele), del genocidio in corso a Gaza? Sì, c’è: è un primo ministro che, nonostante nella sostanza continui a restare complice, cerchi di salvarsi la faccia con una dichiarazione ipocrita e surreale: “Siamo disposti a riconoscere la Palestina, ma solo senza Hamas”.
Meloni sa benissimo che Hamas resterà ancora a lungo sulla scena, perchè è interesse dello stesso Netanyahu mantenerla in vita il più a lungo possibile. Quindi, la frase “riconoscere la Palestina, ma solo senza Hamas” equivale a nascondersi dietro ad una foglia di fico, per continuare a dire di no senza dover dire apertamente di no.
La vita non finisce mai di stupirci.
Quella di piagnucolare sempre è un’arte, e non c’è popolo come quello israeliano che l’abbia imparata alla perfezione.
Per ogni razzo di Hamas che cade in territorio israeliano arrivano subito le troupe televisive, che fanno vedere la capretta morta per l’esplosione, e intervistano il cactus ferito che ha perso tutte le foglie.
Per ogni svastica che compare sui muri di una città europea si riunisce subito il comitato ebraico guidato dal rabbino locale, e convocano la stampa per denunciare al mondo l’ennesimo episodio di “antisemitismo inaccettabile”.
Google ha stipulato un contratto pubblicitario da 45 milioni di dollari con l'ufficio del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per diffondere propaganda che nega la carestia a Gaza, come rivelato dal sito Drop Site News .
La campagna semestrale, partita a giugno, è gestita tramite YouTube e il servizio “Display & Video 360” di Google, ed è descritta nel contratto governativo come “Hasbara” [“propaganda” N.d.r.].
I dettagli dell’accordo sono stati resi noti dall'ufficio statale per la pubblicità, Lapam, che fa capo direttamente all'ufficio di Netanyahu.
di Odeh Bisharat – Haaretz (Titolo Originale: “Israel Was Born for War and Is Thriving on It”)
Un paese di 10 milioni di persone ha trascorso gli ultimi due anni a condurre una guerra su cinque fronti, con ingenti spese militari, la perdita di milioni di giornate di lavoro civili per il servizio militare, e, per giunta, si fa carico anche dei costi di sostentamento degli ultra-ortodossi e dei coloni. Eppure i suoi centri commerciali, ristoranti e caffè sono affollati, i voli per i viaggi all'estero sono pieni, e la disoccupazione è in calo. Il mercato azionario è in crescita, l'inflazione è sotto controllo e lo shekel è forte. Stiamo assistendo a un miracolo moderno?
Tutte le più fosche previsioni sull'economia diffuse dal campo anti-Netanyahu, sulla riforma giudiziaria e sulla guerra di Gaza, si sono rivelate sbagliate. La domanda ora è: perché lo Stato di Israele si è arricchito con la guerra mentre altri paesi soffrono di carenze e inflazione elevata?
Ieri, almeno dieci persone mi hanno segnalato scandalizzate il video dell’ospedale di Gaza bombardato due volte dall’IDF, a distanza di pochi minuti. La prima volta, per creare morti e feriti fra pazienti e dottori, e la seconda, per andare a colpire i soccorritori e i giornalisti che inevitabilmente sarebbero accorsi sul luogo, dopo la prima esplosione.
Di fronte a questa azione palesemente criminale, è partita sui media mondiali la solita “ondata di sdegno” a senso unico: non c’è politico o commentatore al mondo che non abbia espresso in qualche modo il suo “orrore” per questo crimine a cielo aperto commesso da Israele, ma non ce n’è uno (di un certo peso) che abbia suggerito anche pubblicamente di punire Israele con severe sanzioni, almeno pari a quelle che vengono applicate da tre anni alla Russia.
Addirittura, ieri sera è toccato sentire gli apologeti di Israele - come una parlamentare della Lega, su Rete 4 - dire con sufficienza “Sì certo, solidarietà alle vittime, però il 7 ottobre…”

di Lorenzo Tosa
Quest’uomo grande si chiama Matteo Cecchelli, sindaco di San Giuliano Terme (Pisa), e ha fatto qualcosa di straordinario e straordinariamente umano.
Negli stessi giorni in cui Israele sciacallava biecamente su Marah Abu Zuhri, la ragazza di 20 anni palestinese morta per grave malnutrizione a Pisa, Cecchelli si è messo in contatto con la madre di Marah, che aveva espresso la volontà di seppellire la figlia in Italia, le ha offerto di ospitarla nel suo Comune, ha organizzato un funerale di rito musulmano in un bel prato appena fuori dal Paese.
Intervistato da Tucker Carlson, l’ex-Berretto Verde Tenente Colonnello Anthony Aguilar, racconta come funzionano i centri di distribuzione “umanitari” nella Striscia di Gaza.
Il regista Michelangelo Severgnini, che sta raccogliendo testimonianze da Gaza, spiega come funziona il sistema che permette di mandare aiuti direttamente agli abitanti della Striscia.
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