Che le famose “interferenze” russe a favore di Trump, nelle elezioni del 2016, fossero tutte una montatura da parte della cricca Clinton-Obama, lo avevamo capito tutti. Ora escono le prove.
Ricostruiamo brevemente la vicenda:
Come molti ricorderanno, durante le elezioni del 2016 (Hillary Clinton vs.Donald Trump) il candidato repubblicano venne ripetutamente accusato di aver usufruito di “interferenze illegali” da parte dei russi per fargli vincere le elezioni.
E anche se all’ultimo momento Trump riuscì a vincere “a corto muso”, la macchia di “amico dei russi” e di “burattino di Putin” gli rimase appiccicata addosso.
Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sulla questione dazi (sembra già tutto così scontato), ma non ce la faccio. Quando leggo Meloni che dice: “In fondo è andata bene, abbiamo evitato una guerra commerciale” mi viene il voltastomaco.
Il mio problema non è di tipo “economico”: non so bene come funzionino le bilance commerciali, nè quali possano essere le effettive ricadute dai due lati dell’Atlantico; questo me lo spiegheranno gli economisti. A me interessa invece l’aspetto etico-morale della faccenda: come è possibile che siamo stati strapazzati come uova in padella da un bullo volgare e arrogante, senza avere la minima capacità di reagire?
Con una complicata operazione di ricatto, Donald Trump ha fatto licenziare uno dei comici più famosi d’America, perchè non sopportava di essere preso in giro da lui.
di Alessandro Volpi
La lettera che Trump ha inviato ai paesi dell'Unione europea in cui annuncia dazi al 30%, con la minaccia di un aumento ulteriore in caso di reazioni negative, è il risultato più chiaro di un incredibile servilismo.
Fin dalla sua elezione Trump ha insultato gli europei in tutti i modi, li ha accusati apertamente di aver impoverito gli Stati Uniti, di essere dei parassiti, ed ha attuato politiche conseguenti con ondate di dazi che sono progressivamente cresciuti.
A fronte di ciò, l'Unione europea non solo non ha reagito, ma ha blandito, omaggiato e in alcuni casi, a partire dal governo Meloni, ha esaltato il super presidente americano. Trump ha così ottenuto tutto quello che voleva, dal riarmo a spese degli europei, al finanziamento europeo della guerra in Ucraina, alle dichiarazioni anti cinesi, ad una vera e propria dichiarazione di guerra alla Russia, finalizzata a rendere gli europei ancora più dipendenti dal gas americano.
Si fa molta fatica a mantenere il senso di ciò che è giusto, quando leggi la notizia che Netanyahu “ha candidato Donald Trump al Nobel per la pace”.
Sarebbe come se Totò Riina proponesse di fare santo Al Capone.
Anzi, non solo lo proponesse, ma lo nominasse lui direttamente. Perchè è proprio quello che è successo: alla cena di gala di ieri sera, alla Casa Bianca, Netanyahu ha consegnato a Trump una lettera nella quale lui (Netanyahu) “nomina” Trump per il premio Nobel. Come se fosse una cosa fra di loro.
Il caso Combs è già la terza bolla di sapone che ci ha regalato l’anno in corso. Le prime due sono stata la “riapertura” del caso Kennedy e le “rivelazioni” sulla famosa lista di Epstein.
Presentata con gran fanfara dall’amministrazione Trump, la desecretazione di tutti i documenti rimanenti sul caso Kennedy ha partorito un topolino. Certo, questi documenti hanno permesso di confermare e chiarire meglio i già sospettati legami fra Oswald e la CIA, oppure fra la CIA e la mafia, ma nulla di veramente eclatante è emerso da questa nuova ondata di rivelazioni. Chi si aspettava la pistola fumante sull’omicidio Kennedy è rimasto deluso.
La strategia a lungo termine di Benjamin Netanyahu sta diventando evidente per tutti: approfittare della presidenza Trump per spingere il più avanti possibile l’agenda della Grande Israele.
Gli ostacoli che si presentavano solo due anni fa per Netanyahu erano enormi: Hezbollah ben attrezzato in Libano, apertamente supportato da Assad in Siria, il quale a sua volta aveva le spalle coperte da Tehran. E dietro tutti la Russia, con lo sguardo attento di un padre che non perde mai di vista i suoi figlioli prediletti.
Per scardinare questa situazione ci voleva “un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor.” Evento che è puntualmente arrivato il 7 ottobre del 2023.
di John W. Whitehead e Nisha Whitehead
Il piano del presidente Trump di fondere il potere governativo con la tecnologia di sorveglianza privata, per creare un database nazionale centralizzato per i cittadini, è il passo finale per trasformare l'America da una repubblica costituzionale in una dittatura digitale, armata di algoritmi e alimentata da un'intelligenza artificiale deresponsabilizzata e onniveggente.
Non si tratta di sicurezza nazionale. Si tratta di controllo.
Secondo quanto riportato dai media, l'amministrazione Trump sta collaborando silenziosamente con Palantir Technologies, il colosso del data mining co-fondato dal miliardario Peter Thiel, per costruire un sistema di sorveglianza centralizzato a livello governativo che consoliderebbe i dati biometrici, comportamentali e di geolocalizzazione in un unico database, trasformato in un'arma, delle informazioni private degli americani.
Non si tratta di proteggere la libertà. Si tratta di renderla obsoleta.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha annullato la decisione della Commissione Europea di negare ad una giornalista del New York Times la documentazione relativa agli scambi SMS fra Albert Bourla e Ursula von der Leyen.
La Commissione Europea aveva negato l’accesso sostenendo che “i documenti richiesti sono irrilevanti”, ma la Corte ha stabilito che “La Commissione non è riuscita a spiegare in modo plausibile perché ritenesse che i messaggi di testo scambiati nel contesto della fornitura dei vaccini contro il COVID-19 non contenessero informazioni importanti o informazioni che richiedessero un follow-up, la cui conservazione deve essere garantita.”
Teoricamente, quindi, gli scambi fra Bourla e la von der Leyen dovrebbero diventare pubblici. Mi ci sono forti dubbi che li conosceremo mai, visto che è la stessa Commissione a proteggere la sua presidente.

Non gli bastava aver indossato gli abiti del papa, adesso Trump si presenta – sempre sul sito della Casa Bianca - nelle vesti di eroe di Star Wars.
Ora vi chiedo un piccolo sforzo di immaginazione: provate a tornare con la mente a 10 anni fa. Non dico a inizio secolo, dico solo a 10 anni fa, cioè al 2015. Noi avevamo al governo Matteo Renzi, in USA c’era Obama, in Germania la Merkel. Erano solo 10 anni fa, e il mondo trotterellava tranquillamente alla ricerca di un equilibrio più o meno stabile.
Ma perchè noi non possiamo avere uno così?
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