Comunicato Congiunto Blogger Italiani
La situazione militare in Siria e attorno ha ormai raggiunto il livello di guardia. Il presidente americano si accinge a prendere decisioni la cui portata e la cui pericolosità sono inimmaginabili.
Le accuse ad Assad di avere bombardato con armi chimiche il centro di Douma non sono né provate né sensate. Il rischio di uno scontro diretto con la Russia, su qualcuno degli scenari che sono già da tempo in fibrillazione, è imminente. La Russia ha già messo in stato di allarme tutte le sue difese, su tutti i fronti.
Di fronte al silenzio e alla menzogna del mainstream italiano e occidentale, noi blogger italiani facciamo appello, tutti insieme, ai partiti italiani, affinché si esprimano immediatamente chiedendo al nostro alleato principale di non commettere altre sciocchezze e di attendere il risultato di una commissione internazionale che accerti le responsabilità.
Michele Geraci, economista, docente di Economia e Finanza all’Università di New York a Shanghai, racconta a Byoblu la Cina e la società cinese, la loro forma di Governo, la loro economia e la guerra dei dazi, dal loro punto di vista.
Argomenti trattati: Il concetto capovolto di democrazia: il governo "interpreta" quello che la popolazione vuole - Come è avvenuto il miracolo economico cinese - Industrializzazione rapida e inquinamento - 800 milioni di persone sollevate dalla povertà - Mancanza di libertà di stampa - La stabilità della nazione viene prima di quella dell'individuo - Controllo demografico, storia e politica del figlio unico - Prima le infrastrutture, poi i flussi migratori dalle campagne alle città - Enormi investimenti cinesi in Africa - La situazione geopolitica: guerra dei dazi e politica di Trump - L'intermediazione cinese nella questione coreana - Effetti della globalizzazione all'interno dei singoli paesi - Rotta artica, la "terza via della seta".
Fonte Byoblu
di Maurizio Blondet
L’accusa del governo May a Mosca, di aver avvelenato l’ex spia Skripal e la figlia, si sta sgretolando. Rivelandosi per quella che è: una immane “fake news” di Stato, e magari un false flag mal riuscito. Ieri la notizia che il direttore di Porton Down (i laboratori militari britannici per le armi chimico-batteriologiche) ha ammesso: non abbiamo la prova che il Novichock usato (o che sarebbe stato usato) contro Skripal sia di origine russa.
Il punto è che il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson aveva assicurato, in un tweet del 22 marzo e subito diffuso nel mondo, che “analisi condotte al laboratorio di Scienza e Tecnologia Bellica di Porton Down da esperti di livello mondiale hanno appurato che si tratta dell’agente nervino militare Novichok prodotto in Russia”. Insomma il governo aveva impegnato la parola dei suoi scienziati di fama mondiale senza averli interpellati, e prima che conducessero le indagini.
E non hanno ancora cancellato una dichiarazione dell’ambasciatore britannico a Mosca Laurie Bristow che il giorno 22 marzo aveva convocato la stampa estera per confermare l’accusa.
di Maurizio Blondet
Quando il governo USA espelle 60 diplomatici russi e 18 paesi europei, di cui 15 della UE, fanno altrettanto in una mossa clamorosa e concertata basata su falsità – la situazione è ovviamente gravissima. Aspettarsi una minima spiegazione di “cosa c’è dietro” è prematuro. Certo è che chi “c’è dietro” è un potere enorme. Che ha uno scopo di rottura totale fra Russia e Occidente.
Noi possiamo solo mostrare come il fraseggio usato da tutti i paesi UE per spiegare le espulsioni, anch’esso concordato, sia assurdo sul piano logico, diplomatico, e legale: Donald Tusk: “E’ altamente probabile che la Federazione Russa sia responsabile di questo attacco [il supposto avvelenamento della spia Skripal] e non c’è altra spiegazione possibile”. Jean-Yves Le Drian, ministro degli Esteri di Parigi : “… Convenuto che non esisteva altra spiegazione plausibile che la responsabilità della federazione russa”.
Teresa May: “….Nessun altro paese ha la capacità, l’intenzione o il motivo per tale aggressione …La sfida della Russia durerà negli anni a venire”.
Interessante intervista a tutto campo di Claudio Messora a Maurizio Blondet
Argomenti trattati: Un ricordo delle torri gemelle - L'avvento dei neocons - La setta dei Lubavitch - I sionisti-cristiani in USA - Gli interessi petroliferi di Israele - Il ruolo degli USA nella crisi ucraina - Motivi dietro alla distruzione dell'Iraq - Analisi della situazione in Corea - Al Quaeda e ISIS creazioni USA-Israeliane-Saudite - Attentati di Parigi come risultato della guerriglia fra servizi - Rita Katz - Charlie Hebdo, Netaniahu e il Mossad - Fake News e leggi repressive - Il nuovo totalitarismo "democratico" ...
Gli americani proprio non riescono a rinunciare al loro sogno imperialistico. Evidentemente ce l'hanno nel DNA.
E' ancora fresca la sconfitta della loro adorata ISIS da parte dei russi, che già gli omini verdi del Pentagono si stanno ingegnando per creare un'altra forza militare che possa destabilizzare la Siria.
La nuova genialata di Washington si chiama BSF, che significa Border Security Force (forza di sicurezza di confine), che sta venendo impiantata nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia.
Questa forza è composta in buona parte dagli ex-combattenti della Syrian Democratic Forces (SDF), i militanti curdi già sostenuti apertamente da Washington, ai quali andranno ad aggiungersi altre unità di non chiara origine (probabilmente guerriglieri riciclati dall'ISIS e mercenari della peggior risma, come al solito).
E' in corso ormai da giorni una martellante campagna mediatica che mira a far passare l'Iran come una nazione dalla pesante dittatura repressiva e totalitaria. Il governo iraniano invece accusa "alcuni paesi stranieri" di sobillare dall'interno le rivolte, per cercare di destabilizzare ed eventualmente rovesciare l'attuale regime iraniano. La musica la conosciamo, la sceneggiatura delle "primavere arabe" ormai assomiglia talmente a se stessa da non meritare nemmeno più di essere commentata.
Questi estratti dal documentario di Fulvio Grimaldi "Target-Iran" spiegano molto bene i veri motivi per cui questa nazione rappresenti un ostacolo enorme per gli Stati Uniti e i loro alleati, nel controllo di una zona geostrategica di fondamentale importanza come è appunto l'Iran.
Matteo Renzi non sa perdere. Abbandonato a destra e a manca dai suoi compagni di merende, in previsione di una sconfitta elettorale catastrofica, e con la ferita del referendum perduto che ancora gli brucia, il buon Renzi ha pensato bene di rivolgersi alle logge di oltreoceano per farsi dare una mano. E così gli arriva in soccorso Joe Biden, che si sveglia un bel mattino e dichiara che la Russia "ha interferito nel processo politico del referendum italiano", e che continua a farlo "aiutando i partiti populisti come Lega e 5 Stelle".
I bravi servi del potere italiani raccolgono il messaggio, e lo rilanciano sulle pagine dei loro giornali.
Da La Stampa di oggi leggiamo: "Mosca ha interferito con il referendum costituzionale italiano del 2016, sta interferendo con la campagna per le prossime elezioni, e gli Usa hanno le prove. Lo conferma a «La Stampa» Michael Carpenter, già vice assistente segretario alla Difesa per Russia, Ucraina, Eurasia e Balcani, direttore per la Russia al Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, e coautore col vice presidente Biden dell’articolo su «Foreign Affairs» che denuncia questa offensiva del Cremlino."
La Nato ci chiede di rinforzare i ponti e le strade, per permettere il passaggio di carri armati e mezzi pesanti in caso di una guerra contro la Russia.
Già due settimane fa la portavoce della Nato, Oana Lungescu, aveva dichiarato che la Nato intende creare due nuove centrali di comando in Europa, perché "la capacità di dispiegare velocemente le forze dell'alleanza è importante per la difesa collettiva della Nato".
Ieri è stato lo stesso segretario della Nato Stoltemberg, nell'incontro con i ministri della difesa alleati, a chiarire meglio questo concetto: "Una centrale di comando - ha dichiarato - riguarderà l'Atlantico, e servirà a rinforzare le nostre capacità di proteggere le vie del mare, che sono di fondamentale importanza per l'alleanza transatlantica. Dobbiamo essere in grado di spostare eserciti e truppe attraverso l'Atlantico, dal Nord America verso l'Europa. Ci sarà poi una seconda centrale di comando, responsabile degli spostamenti delle truppe all'interno dell'Europa, cosa che è ovviamente altrettanto importante".
Sembra proprio che non ci sia modo di uscire dal sistema Europa. Non c'è riuscita la Grecia, che è stata ricattata con la chiusura delle banche pur di evitare che prendesse la propria strada.
Sta faticando molto a farlo la Gran Bretagna, nonostante non fosse legata dall'euro già in partenza.
E stiamo assistendo in questi giorni alla tragicommedia della "indipendenza catalana", che ormai rischia di arrivare a sfiorare il ridicolo.
In America c'è un'espressione comune, che dice: "Non prendere degli ostaggi, se poi non sei disposto ad ammazzarli".
Ed è proprio l'errore che sembra aver commesso Puidgemont. È partito in quarta con il referendum, facendo intendere che la valanga secessionista non sarebbe stata fermata da nessuno, e poi lentamente ha dovuto fare marcia indietro: prima esitando in modo imbarazzante sulla dichiarazione di indipendenza, e poi, ora che finalmente l'ha fatta, contemplando addirittura di chiedere l'asilo politico in Belgio.
di Massimo Fini
Nel lontano 1991 sul New York Times il giornalista americano William Safire scriveva: “Svendere i curdi…è una specialità del Dipartimento di Stato americano”. Sono passati quasi trent’anni e nulla è cambiato anche se oggi “svendere” i curdi non è più solo una specialità degli Stati Uniti ma anche di molte altre potenze regionali.
I curdi con i famosi peshmerga, grandi guerrieri, sono stati determinanti per la sconfitta del Califfato non solo a Mosul e a Raqqa, dove erano direttamente interessati perché si trovano in un territorio che si chiama Kurdistan, ma anche a Sirte in Libia. Ma, come avevo avvertito in vari articoli del Fatto, non solo non raccoglieranno i frutti della loro vittoria ma verranno penalizzati. E’ appena caduta Raqqa che già ce ne sono le prime avvisaglie. L’altro giorno a Kirkuk dieci peshmerga sono stati decapitati, probabilmente dalle forze della Turchia che ha sempre combattuto in modo sanguinario l’indipendentismo curdo. In un bel reportage Adriano Sofri, che è sul posto, riferisce che truppe appoggiate dagli americani e alla cui guida c’è il comandante dei pasdaran iraniani si sono impadronite di Kirkuk, importante città petrolifera che fa parte della regione autonoma curda in Iraq. Insomma la regione autonoma curda viene riportata ai confini del 2003 quando in Iraq regnava ancora Saddam Hussein.
Leggi tutto: Fermare ogni decisione di bombardamento in nome della sicurezza di tutti