- Messaggi: 1043
- Ringraziamenti ricevuti 166
Apollo-Artemis: trova le differenze
Ad un certo punto la Storia diventò Mitologia.
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Il fallimento reale o tragico non appartiene più al mondo Nasa .
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
- Messaggi: 1556
- Ringraziamenti ricevuti 583
Si è visto come.
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
- CharlieMike
-
- Offline
- Utente
-
- Messaggi: 4390
- Ringraziamenti ricevuti 624
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Mitakuye Oyasin
"La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci" (I. Asimov - Il crollo della galassia centrale)
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
- CharlieMike
-
- Offline
- Utente
-
- Messaggi: 4390
- Ringraziamenti ricevuti 624
E questi vorrebbero fare "25 lanci entro il 2029" c.ca 8 all'anno, uno ogni 45 giorni c.ca.Stanotte fuochi d'artificio spettacolari a Cape Canaveral.
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Con la conferenza stampa tenuta il 26 maggio 2026 al quartier generale della NASA a Washington, quell'impostazione è definitivamente cambiata. L'agenzia ha presentato le prime tre missioni robotiche del programma Moon Base, assegnato nuovi contratti per i futuri veicoli lunari, dato aggiornamenti sul lander lunare cargo realizzato da Blue Origin e delineato i prossimi passi del programma Artemis.
La prima, denominata Moon Base I, è prevista non prima dell'autunno 2026 e utilizzerà il lander Blue Moon Mark 1 Endurance di Blue Origin (la compagnia di Jeff Bezos, ex CEO di Amazon, in competizione con SpaceX di Elon Musk anche per la navicella d’atterraggio che porterà l’equipaggio di Artemis IV sulla Luna) per consegnare strumenti scientifici sulla Shackleton Connecting Ridge, una formazione geologica vicina al polo sud selezionata come area di atterraggio prioritaria per le successive missioni con equipaggio. A bordo ci saranno telecamere stereo per lo studio degli impatti dei propulsori sulla superficie lunare e un sistema di retroriflettori laser, strumenti progettati per aiutare i veicoli in orbita a determinare la propria posizione con maggiore precisione. La scelta del sito non è casuale: dimostrare capacità di atterraggio nella regione del polo sud è una precondizione operativa per le missioni Artemis IV del 2028
.La seconda missione, Moon Base II, è programmata per il tardo 2026 e prevede il trasporto di oltre 500 chilogrammi di carico a bordo del lander Griffin di Astrobotic, incluso il rover FLIP sviluppato dall'azienda californiana Astrolab. L'obiettivo è affinare i sistemi di mobilità che serviranno per le operazioni future dei veicoli lunari con equipaggio: comprendere come si muovono, si orientano e si sostengono (o deteriorano) nel tempo i veicoli sul nostro satellte.
La terza missione, Moon Base III, volerà a bordo del lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines e trasporterà la prima ricerca scientifica del programma PRISM della NASA, dedicato alle indagini scientifiche sulla superficie lunare. Il carico principale, Lunar Vertex, studierà i cosiddetti vortici lunari per migliorare la comprensione dell'evoluzione superficiale e del comportamento dei materiali in condizioni estreme. La missione includerà strumenti dell’ESA e dell'Istituto coreano di astronomia e scienze dello spazio, confermando la dimensione internazionale del programma.
ilbolive.unipd.it/it/news/societa/dalla-...luna-come-base-piano
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
"A paranoid is someone who knows a little of what's going on. A psychotic is a guy who's just found out what's going on." William S. Burroughs
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
- Pasquale63
-
- Offline
- Utente
-
- Messaggi: 78
- Ringraziamenti ricevuti 5
Scusami Venusia,<strong>Dalla Luna come meta alla Luna come base: il piano operativo della NASA
A bordo ci saranno telecamere stereo per lo studio degli impatti dei propulsori sulla superficie lunare
ma che bisogno c'è di studiare l' impatto dei propulsori sul suolo lunare (addirittura in ottica stereo) quando poi i vari "debunker" si sono tanto affannati a spiegarci che i
motori non producono alcun cratere in forza alla legge termodinamica PV = nRT .
Come la mettiamo ora con questi debunkers, specie con uno in particolare ?
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
"""Scusami Venusia,
ma che bisogno c'è di studiare l' impatto dei propulsori sul suolo lunare (addirittura in ottica stereo) quando poi i vari "debunker" si sono tanto affannati a spiegarci che i
motori non producono alcun cratere in forza alla legge termodinamica PV = nRT .
Come la mettiamo ora con questi debunkers, specie con uno in particolare ? """"""
Ti rispondo cosi : parte 1
Si tratta di un array di piccole telecamere installate direttamente attorno alla base del lander.
Le telecamere iniziano a filmare prima che il motore principale (il propulsore BE-7 di Blue Origin ) inizi a interagire con il suolo, e continuano a registrare durante tutta la discesa fino a dopo l'allunaggio
www.facebook.com/nasamarshallcenter/vide...es/3706650689548243/
Sfruttando la stereofotogrammetria (l'unione di immagini sovrapposte prese da angolazioni diverse), i computer a Terra elaborano i video per creare una mappa tridimensionale millimetrica del terreno prima e dopo l'evento.
www.nasa.gov/missions/artemis/clps/tiny-...ander-moons-surface/
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Quando un lander pesante si avvicina alla Luna, i gas di scarico del motore colpiscono la regolite (la polvere lunare) a velocità supersonica.
Questo causa:
1) Un erosione profonda, ossia si scava un vero e proprio cratere artificiale sotto il lander, rischiando di destabilizzarlo al momento del contatto
x.com/blueorigin/status/1980358992372076803
2) un effetto sabbiatura, ovvero la polvere e i frammenti di roccia vengono sparati lateralmente a chilometri di distanza ad altissima velocità.
Poiché sulla Luna non c'è atmosfera a frenarli, questi detriti possono danneggiare gravemente pannelli solari, antenne o altri lander e habitat situati nelle vicinanze.
www.facebook.com/nasamarshallcenter/vide...es/3706650689548243/
Se un semplice spazzafoglie può portare via la sabbia in superficie, rivelando la roccia sottostante, come mai questo non è accaduto sotto il motore del LEM?
La domanda n.5 è terribilmente fuorviante, un gas nel vuoto perda la sua capacità di trasmettere energia e come le sue molecole riescano solo a trasportare le particelle più piccole di regolite e non i sassolini.
Il getto di un reattore nel vuoto non rimenendo coerente, si distribuisce equamente su di una semisfera sotto al reattore, spostando visivamente grandi quantità di polvere sottile, ma è polvere distribuita in un ampio raggio tanto da non permettere che si formi visivamente un foro concentrato nella regolite, come avverrebbe all'opposto in atmosfera. In altre parole se sulla Terra un reattore formerebbe un foro nella sabbia, sulla Luna formerebbe solo un ampio avvallamento che è più difficile da cogliere visivamente perché appunto ampio e poco rofondo.
E come mai sul terreno sotto il motore si vedono ancora i sassolini, che non sono nemmeno volati via durante l'allunaggio?
Il gas che esce dal reattore, viene immediatamente distribuito tutt'intorno all'ugello, e per questo la sua pressione crolla e non è in grado di trasmettere quantità di moto sufficienti per fare buchi concentrati, ma al massimo farà avvallamenti di qualche centimetro su di un'area molto vasta, per cui non percepibili visivamente. La quantità di moto trasferita al terreno è quella delle singole molecole di gas, allontanate una dall'altra e ormai svincolate dai moti browniani che determinano temperatura e pressione. Perciò è correttissimo osservare che ad essere trasportati siano solo i granelli infinitesimi di regolite, i soli che possono essere sensibili alla minima quantità di moto che possono trasferirgli le molecole che agiscono “singolarmente”, mentre i sassolini, che a differenza dei granelli infinitesimi di regolite, hanno una maggiore massa in rapporto alla loro superficie, intercettando relativamente poche molecole di gas, non vengono trascinati via.
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Quindi SE per caso la missione non desse buoni risultati, tutto verrebbe rimandato a data da destinarsi... giusto?La scelta del sito non è casuale: dimostrare capacità di atterraggio nella regione del polo sud è una precondizione operativa per le missioni Artemis IV del 2028
E anche Artemis IV nel 2028 possiamo sognarcelo......
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.
Il 28 maggio 2026 una gigantesca palla di fuoco ha illuminato la costa della Florida. Durante un test statico in preparazione della missione NG-4, il nuovo vettore pesante New Glenn di Blue Origin è esploso sulla rampa di lancio LC-36A di Cape Canaveral, distruggendo il razzo e provocando danni significativi alle infrastrutture di terra. Fortunatamente non si registrano feriti, ma le conseguenze potrebbero andare ben oltre la perdita di un singolo lanciatore. L’analisi pubblicata da <em>Ars Techinca</em> nei giorni successivi all’incidente ha definito l’evento potenzialmente “catastrofico” non tanto per il valore economico del veicolo distrutto, quanto per le possibili ripercussioni sull’intero ecosistema spaziale statunitense.A preoccupare maggiormente osservatori e analisti è infatti lo stato della Launch Complex 36A, attualmente l’unica rampa operativa per New Glenn.
Le immagini diffuse dopo l’incidente mostrano la distruzione del transporter erector, il collasso di una delle torri parafulmine e danni estesi alle strutture circostanti. Sebbene sarà necessaria un’ispezione completa per valutare l’entità reale del problema, molti esperti ritengono che la ricostruzione potrebbe richiedere molti mesi, se non oltre un anno. Se questa valutazione fosse confermata, Blue Origin si troverebbe improvvisamente senza alcuna infrastruttura disponibile per continuare la campagna di lanci del suo nuovo vettore. Ed è proprio questo l’aspetto che rende l’incidente particolarmente grave.
Negli ultimi mesi New Glenn stava finalmente entrando nella fase operativa. Il razzo era destinato a trasportare una parte significativa della costellazione Project Kuiper di Amazon, il sistema pensato per competere con Starlink nel mercato della connettività satellitare. Ma le conseguenze potrebbero riguardare anche la NASA.
Blue Origin è infatti coinvolta in diversi programmi lunari legati ad Artemis, incluso il lander cargo Blue Moon Mark 1, destinato a trasportare materiali e infrastrutture verso la superficie lunare. Un lungo fermo di New Glenn rischierebbe quindi di rallentare non solo i programmi commerciali dell’azienda di Jeff Bezos, ma anche alcune delle future attività lunari americane.L’incidente assume un peso ancora maggiore se osservato nel contesto attuale del settore spaziale statunitense. Da anni Washington cerca infatti di ridurre la dipendenza da un singolo operatore, favorendo la crescita di più fornitori di lanci pesanti.[...]Proprio la vulnerabilità derivante dall’avere una sola rampa operativa aveva spinto Blue Origin ad avviare da tempo studi per nuove infrastrutture. Alcune autorizzazioni FAA e documenti emersi negli ultimi mesi sembrano indicare la realizzazione di una seconda area di lancio nell’area di LC-36B, adiacente all’attuale complesso. Le autorizzazioni parlano della costruzione di una nuova torre ombelicale alta circa 150 metri e di una nuova torre parafulmine da oltre 180 metri, elementi che molti osservatori interpretano come la nascita di una seconda rampa dedicata a New Glenn.Se confermato, questo progetto potrebbe ora diventare una priorità assoluta. Parallelamente continua a circolare da tempo anche l’ipotesi di una futura presenza di New Glenn sulla costa occidentale degli Stati Uniti, presso la base spaziale di Vandenberg, in California. Una soluzione che consentirebbe a Blue Origin di aumentare la flessibilità operativa e ridurre la dipendenza da un singolo sito di lancio. Tuttavia si tratta di progetti che richiedono anni di lavoro e che non possono risolvere l’emergenza attuale.La storia dell’astronautica insegna che incidenti di questo tipo non segnano necessariamente la fine di un programma. Nel 2016 SpaceX perse un Falcon 9 durante la preparazione del lancio del satellite Amos-6, danneggiando gravemente la rampa SLC-40. Molti osservatori parlarono allora di un duro colpo per l’azienda di Elon Musk. Eppure pochi mesi dopo i voli ripresero regolarmente. La differenza è che SpaceX disponeva già di più rampe operative e di una cadenza di lancio consolidata. Blue Origin oggi si trova invece in una posizione molto diversa.
[...]
Forse è ancora presto per stabilire quali saranno le reali conseguenze dell’esplosione di New Glenn. Le indagini sono appena iniziate e Blue Origin ha già dimostrato in passato di possedere le risorse economiche e tecniche necessarie per superare momenti difficili. Tuttavia una cosa appare già evidente: il problema non riguarda soltanto un razzo andato perduto sulla rampa. Riguarda la capacità dell’industria spaziale americana di costruire un sistema di accesso allo spazio realmente diversificato, nel quale più operatori possano garantire continuità operativa e ridondanza strategica. Ed è forse proprio questo il motivo per cui l’incidente di New Glenn sta suscitando tanta attenzione ben oltre i confini di Blue Origin.
www.passioneastronomia.it/new-glenn-espl...l-futuro-di-artemis/
(fonti esterne citate alla fine dell'articolo)
Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.



