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Se le cose continuano così, alle prossime elezioni Salvini prenderà il 35% dei voti, e i Cinque Stelle soltanto il 18. I rapporti di forza fra i due partiti saranno invertiti.

Sta infatti succedendo che moltissime persone "progressiste" si sentano sempre più attratte - e sempre meno spaventate - dall'unica figura politica che in questo momento si sta imponendo con forza sul palcoscenico politico italiano: Matteo Salvini.

Abituati ad una serie di personaggi molli, ambigui e inconcludenti, vedere uno che per la prima volta parla con chiarezza - e soprattutto che mette in atto quello che dice di voler fare - sembra essere stata per gli italiani una ventata di freschezza.

Era come se ci fossimo abituati a pensare che è impossibile mettere in atto una qualunque scelta precisa, ed ora invece arriva un personaggio che ci dimostra che questo non solo è possibile, ma che è anche relativamente facile da fare. Dici di voler fare una cosa, ti fai dare legalmente i poteri per farla, e la metti in atto. Punto.

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Da innocuo giocattolo e utile servigio a cane da pastore. Da organismo di perdizione a spunto di redenzione.

di Lorenzo Merlo

Intorno a fine maggio 2018 repubblica.it titolava così un video:

«Facebook, la lavata di capo del parlamentare Ue a Zuckerberg: “Hai creato un mostro».

Non si capisce se lavata di capo era un modo gentile per alludere che l’ha messo al muro o se l’autore – ignoto – del titolo e del trafiletto che segue era immacolato nei confronti di quanto stava presentando così:

«Mark Zuckerberg ceo e fondatore di Facebook, è stato convocato dal Parlamento europeo per rispondere sul caso di Cambridge Analytica. Molti parlamentari si sono innervositi perché Zuckerberg non è riuscito o non ha voluto rispondere a tutti i quesiti postigli. Guy Verhofstadt, ex primo ministro del Belgio e oggi parlamentare europeo dell’Alde, ha caricato sui social il suo discorso a Zuckerberg, tra i più infervorati della seduta: “Lei deve domandare a se stesso se vuole essere ricordato come Steve Jobs e Bill Gates, i quali hanno arricchito la società, o come il creatore di un mostro digitale che sta distruggendo le nostre democrazie”».

Si dice spesso che quello dell'immigrazione sia "un problema complesso", e che non lo si possa quindi risolvere con una semplice formula di due righe.

Questo è verissimo, ma quando poi si cerca di analizzare questa complessità ci si trova davanti ad un garbuglio intricato di concetti che tendono a mescolarsi continuamente fra di loro.

Forse un piccolo grafico può aiutare, se non altro a separare fra di loro i vari livelli del problema.

Al livello più basso ci sono sicuramente i migranti stessi. Ovvero la carne umana, l'oggetto del contendere, la cristallizzazione fisica del problema reale. Centinaia di migliaia di disperati che lasciano le loro terre vuote di promesse alla ricerca di un futuro migliore.

Queste masse si spingono istintivamente verso nord, attratte dal miraggio del benessere europeo.

Ma fra loro e questo miraggio si frappone un problema: il viaggio. I paesi europei infatti non accettano un'immigrazione libera, da qualunque parte del mondo. E' quindi necessario arrivare in Europa con metodi illegali.

Con la chiusura dei porti Salvini ha voluto dare uno scossone al problema dell'immigrazione. La nave carica di migranti che in questo momento galleggia senza un approdo nel Mediterraneo sta diventando il nuovo simbolo di questa situazione: dall'Africa partono, ma in Europa nessuno li vuole.

Salvini ha fatto di questo argomento il cuore del suo successo elettorale, e ora sta mantenendo fede alle promesse, passando dalle parole ai fatti.

Ma è chiaro a tutti che non basta chiudere i porti per risolvere il problema. La mossa quindi si può considerare valida per porre la questione al centro dell'attenzione internazionale: ma quali devono essere i passaggi reali che possono portare ad una vera regolamentazione del fenomeno migratorio?

Di solito per i commenti liberi lascio lo spazio vuoto. Ma in questo caso il video che segue meritava la homepage.

Gli utenti possono commentare questa ed altre notizie recenti.

Era un bel mattino del 2014. Il presidente russo Vladimir Putin si svegliò di buon umore, guardò fuori dalla finestra, e vide i raggi del sole che accarezzavano le cupole del Cremlino. Gli uccellini cinguettavano allegri. Putin chiamò il suo segretario e gli chiese:

"Che cosa succede oggi nel mondo?"

"Niente di particolare, presidente Vladimir. È tutto tranquillo, a oriente come a occidente", rispose il segretario.

"Uffa che noia - disse Putin fra uno sbadiglio e l'altro - Ma non possiamo fare qualcosa di divertente?"

Di recente ho ricevuto questa e-mail da un frequentatore di luogocomune. Visto che l'argomento può interessare diverse persone, ho scelto di rispondergli pubblicamente.

"A luglio compirò 40 anni, così come la mia compagna. Sono un avvocato, alle prese tutti i giorni con un mestiere che non garantisce più neanche lontanamente i redditi di una volta. La mia compagna è impiegata nel turismo, da anni con contratti di pochi mesi…insomma combattiamo ogni giorno la precarietà, come tanti altri.

Da poche settimane abbiamo avuto la notizia che arriverà un figlio, sperando ovviamente che tutto vada bene.

Non ti nascondo che l'idea di diventare padre mi spaventa. Ho spesso pensato che fosse una follia affidare un figlio a questo mondo distorto. Da anni, prima ancora di conoscere Luogocomune, ho sempre cercato di informarmi, non accettando verità calate dall’alto. Il tuo sito ed i tuoi lavori non hanno fatto poi che confermare i miei dubbi.

Dopo il mio articolo intitolato "Votare non serve?" ho ricevuto due articoli di risposta, da parte di due utenti del sito, Tianos e Musicband. Li pubblico insieme, in modo da unificare i commenti del thread.

I passi per una rivoluzione impossibile - di Tianos

Da parte mia sono completamente confuso, per questo ho meditato a lungo sul concetto di governo e politica, sul metodo o meno per organizzare una società e con questo articolo cercherò di tenere quel punto centrale che questo dubbio mi costringe.

Da quando l'essere umano si è aggregato, ha cercato comunque una divisione dei compiti, è un processo naturale per ottenere il massimo profitto dal minimo sforzo, ma questo in ogni caso vuol dire delegare ad altri compiti che potremmo compiere noi, forse persino meglio.

È un problema di fondo della superbia umana, un difetto adolescenziale che ogni essere umano porterà con se fino alla vecchiaia e che solo pochi uomini riescono a contenere.

Il titolo la dice già tutta: "Un brindisi al nuovo orribile governo italiano". La testata è il New York Times. L'opinionista è Roger Cohen, un columnist che scrive regolarmente per il NYT da diversi anni (curiosamente, Cohen è diventato direttore della sezione esteri del NYT proprio l'11 settembre 2001. Con tutto quello che succedeva in città quel giorno, hanno trovato il tempo di nominarlo alla direzione degli esteri).

Anche l'incipit dell'articolo non è male: "Steve Bannon è contento - e forse è anche stato strumentale - per la formazione del governo anti-europeo e anti-immigrazione italiano. Anche Marie Le Pen, la politica francese di destra, è estasiata, e ha definito la nuova coalizione 'una vittoria della democrazia sull'intimidazione e sulle minacce dell'unione europea'. E io sono contento."

A parte l'imbecillità di suggerire che Bannon - uno scoppiato paleoconservatore cacciato a pedate nel sedere da Trump perchè troppo estremista - possa aver influito in qualche modo sulla formazione del nostro governo, ma io sinceramente non capisco di cosa Cohen possa essere contento, visto che l'articolo continua così:

"Il coraggio morale è ancora più raro e prezioso del coraggio in battaglia, o di una grande intelligenza. Ma è una dote assolutamente indispensabile per chi voglia cambiare un mondo che accetta così faticosamente il cambiamento. Ogni volta che una persona si batte per un'idea, agisce nell'intento di migliorare la situazione degli altri, o si scaglia contro un' ingiustizia, mette in moto sottili rivoli di speranza che, convergendo da mille sorgenti di energia e di coraggio, vanno a formare una corrente in grado di travolgere il più poderoso muro di oppressione e resistenza" - RFK

Il 5 Giugno 1968 il senatore Robert Francis Kennedy stava celebrando con i suoi collaboratori la vittoria nelle primarie democratiche della California, che gli avrebbe spianato la strada per la presidenza degli Stati Uniti, nell'autunno seguente. Ma a tutti quello che lo festeggiavano, inneggiando già al nuovo presidente, Kennedy rispose: "State calmi. Ci sono dei proiettili fra me e la Casa Bianca". Due ore dopo gli avrebbero sparato, nelle stesse cucine dell'Hotel Ambassador dove Kennedy stava celebrando la vittoria.

Nonostante fosse il fratello del famoso presidente ucciso a Dallas nel 1963, e nonostante avesse egli stesso ottime possibilità di diventare presidente, la sua vita e la sua morte sono finite nell'oblio.

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