Aldilà e casi di pre-morte

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3 Settimane 6 Giorni fa #66309 da Volano49
Risposta da Volano49 al topic Aldilà e casi di pre-morte
Mazzucco - 66306 -
Come già detto nel post precedente, la casistica spazia oltre ai soli fatti traumatici, come lo sono incidenti stradali o infarti, tale casistica che somma i casi di esperienze fuori dal corpo, include (forse sono i casi più comuni) stati particolari di angoscia o, al contrario, di momenti di assoluta rilassatezza come può darla ad esempio, anche una profonda meditazione, ecc. Strano Max che tu non abbia avuto paura la prima volta che hai avuto la sensazione di vedere te stesso dall'alto. E' quasi la regola data da una esperienza fuori dell'ordinario mai vissuta in precedenza.

Chi entra in tale stato arriva a visualizzare la propria persona ed ha la sensazione cosciente di esserne fuori di librarsi leggero svincolato da ogni peso corporeo. Caratteristica del fenomeno è che mentre la coscienza dell'individuo sembra essersi trasposta nella parte che si stacca e che fluttua al di fuori dei legami somatici, il corpo fisico resta immobile e senza sensazioni, per poi riprendere normale attività quando avviene il "rientro".

Nella tua esposizione emerge abbastanza chiaro lo svilupparsi del fenomeno. Quel tuo altalenare delle sensazioni, quel tuo perdere il controllo dei riflessi fisici, pur mantenendo la coscienza vigile, sono sintomi che confermano la natura del fenomeno.

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3 Settimane 2 Giorni fa #66334 da Volano49
Risposta da Volano49 al topic Aldilà e casi di pre-morte
Lo straordinario fenomeno di O.O.B.E è estremamente complesso. Fantomatico è il fatto di trasportarsi con la propria coscienza, nel corso della manifestazione, dal corpo fisico al "doppio" e viceversa. Una vera trasmigrazione da un elemento all'altro.

E' un fenomeno di bilocazione che, per chi fa ricerca apposita, va visto sotto diversi aspetti:-- Il soggetto come già detto, percepisce il proprio "doppio" e la coscienza resta in ogni caso attiva. -- La coscienza trasferitasi nel "doppio" (sua forma astrale), vede il proprio corpo fisico inerte, dal quale -- a volte riesce a staccarsi completamente fino a recarsi in altri luoghi. In questi casi il ricorrente legame dato dal "cordone" argenteo che teneva uniti i due corpi fisico/etereo diventa ininfluente. In questi casi il "doppio" si può recare in luoghi diversi, anche molto lontani e visto da altre persone, con le quali può anche dialogare. Famosi restano i colloqui in astrale di S. Pio da Pietrelcina. Emblematico e a prima vista incredibile quando, in astrale (o in trance), il soggetto sembra davvero recarsi in un'altra dimensione, dove incontra persone defunte.

Potrebbe essere questa una "prova" della possibilità di un contatto con mondi trascendenti, una conferma, se decisamente pensata e intensamente voluta, di poter ottenere evocazioni di trapassati non più attivi su questo piano di esistenza. Un richiamo conscio o inconscio ma pur sempre evocativo che non necessita di "forze" emesse da catene medianiche. Un sistema diverso ma che potrebbe considerarsi alquanto efficace come sono talora le sedute spiritiche, quelle più serie e professionali ovviamente.

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3 Settimane 4 Ore fa #66349 da Volano49
Risposta da Volano49 al topic Aldilà e casi di pre-morte
Le esperienze di (pre) "morte" in migliaia e migliaia di casi, siano esse vissute e riferite da persone orientali, con una propria religione, così come i buddhisti, i cristiani, indiani, ecc. non divergono più di tanto nelle testimonianze, raccontando con particolari ciò che hanno visto e provato. Questo a mio parere, è dato dalla semplice constatazione che tutti noi siamo simili alla nascita, così come nella morte, al di là di pastoie religiose più o meno imposte.

Analizzando ciò che riferisce la scienza, quando cioè il cuore si ferma e la circolazione sanguigna si arresta, va da sé che il cervello, non più irrorato e nutrito, si corrompe nell'arco di 15/20 minuti, e con il cervello anche la personalità dell'individuo verrebbe ovviamente a mancare. Fine dell'esistenza della persona. Tutto qui? Sembra di no, dal momento che le esperienze dei morenti ci dicono ben altro, contraddicendo di fatto le asserzioni di quella scienza intransigente.

Ovviamente non tutti i morenti hanno visione di un'altra realtà, più sottile, ma non per questo meno vera, la maggior parte dei pazienti lasciano questa vita nell'incoscienza, ma una discreta percentuale di loro, coscienti fino alla fine, testimoniano di vedere "un'altro mondo", riferendone spesso i particolari, citando anche parenti e amici defunti, anche di quelli dei quali non ne conoscevano la morte, ai bellissimo colori che fanno da sfoggio ad ambienti e panorami bellissimi, mai visti in terra.

Sono indubbiamente esperienze positive per i malati terminali, al punto da sentirsi sollevati, ritrovando una serenità perduta e pace interiore. Una morte dunque che non fa loro più paura, seppure consapevoli dei loro ultimi momenti di vita. Credo che sia giusto sottolineare la necessità di un certo rigore scientifico, ma con una mentalità aperta che tenga conto anche (soprattutto) delle osservazioni e delle dichiarazioni sia di medici che di infermieri presenti e testimoni alle dipartite, senza opinare giudizi frettolosi e fuorvianti sul fenomeno di pre-morte.

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2 Settimane 5 Giorni fa #66398 da Volano49
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Ciò che si può ritenere contrastante con l'innata volontà di vivere, sono molte delle dichiarazioni di chi ha vissuto l'esperienza di pre-morte, i quali dichiarano spesso che avrebbero preferito restare nell'aldilà, o comunque nel luogo di serenità nel quale sono stati immersi per il lasso di tempo in cui furono dichiarati "morti". Qualcuno addirittura hanno sgridato i medici che li hanno "riportati indietro". Se di per sé queste loro sensazioni positive non possono sostenere l'ipotesi della sopravvivenza, di certo non la smentiscono.

Di per sé il concetto di sopravvivenza non è recente come si può pensare, così come viene di solito accorpato alle varie religioni, dal momento che si può affermare che i nostri antenati ominidi, già un centomila anni fa, i Neanderthal, erano si dediti alla caccia per sfamarsi e sopravvivere, ma avevano pure il culto dei loro morti, che seppellivano, associando questa loro usanza, quasi certamente con la credenza in un aldilà.

La sopravvivenza al soma, resta da sempre appannaggio dei mistici, ma in misura soggettiva, insufficiente a fornire certezze su scala universale. C'è poi scienza e scienza...Una scienziata, E. K. Ross, che si è applicata per anni alla "visione dei morenti", nel suo libro "On Death and Dying", giunse alla conclusione dell'esistenza di un qualche tipo di ulteriore vita dopo questa, dando quindi valore ai racconti entusiastici di tanti pazienti, da lei assistiti durante il trapasso.

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2 Settimane 4 Giorni fa - 2 Settimane 4 Giorni fa #66435 da Volano49
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Domanda logica per chi non si lascia ingabbiare da sofismi che vorrebbero indirizzare. Non sfugge per chi fa ricerca, che alcune condizioni fisiologiche, in un malato terminale, aumentano la probabilità di un comportamento allucinatorio, ma queste sono soprattutto il risultato di intossicazioni. Ci sono relazioni di morenti che non assumevano droghe, ma sedativi e, in tanti casi nemmeno quelli. Allucinazioni possono determinarsi anche con febbre alta, da malattia mentali, da alcolismo, ecc.

Ma niente di queste testimonianze sono paragonabili al coinvolgimento emotivo/positivo di chi "ritorna" dopo un viaggio, dicono, in un luogo meraviglioso dal quale non volevano più lasciare. Sono relazioni di "Viaggi e visioni" molto simili e sovrapponibili a persone diverse, riportate da malati terminali con un livello culturale diverso, siano questi analfabeti o laureati. Il fenomeno degli ultimi istanti di vita, pare non tener conto delle differenze personali manifeste dall'età, dal sesso, dalle modalità vivendi. L'origine delle visioni dei morenti sono davvero semplicemente il risultato di disfunzioni psicofisiologiche? Dall'istruzione e/o dalla religione? Sembra proprio di no.

Non mancano i video documentali di persone che hanno messo un...piede, per un breve lasso di tempo, in una dimensione che definiscono migliore di questa. Il caso di G.G.Ritche è abbastanza noto, lo riporto solo perché, oltre a questo, vi è chiarezza di esposizione verso quello che dovrebbe essere il confine da questa (...all'altra) forma di esistenza.

Ultima Modifica 2 Settimane 4 Giorni fa da Volano49.

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1 Settimana 3 Giorni fa #67036 da Volano49
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Argomento quello della morte che moltissimi svicolano come un tabù. Ma il tema della morte è così vero, così come è vero che tutti si muore. Ai fenomeni che intorno ad essa si manifestano, abbiamo dedicato un ventennio di studio e applicazioni dirette. L'opinione comune della civiltà occidentale attorno al concetto stesso della morte, deve ancora trovare un accordo, da una parte notoriamente la si rimuove, dall'altro cerca (disperatamente, per i più impauriti e bigotti…) di sopravvivere in essa attraverso la fede.

Poi c'è stato chi come noi ha cercato chiarezze attraverso una continua creazione di "tecniche di contatto" Il nostro impegno sull'argomento, non fideistico, ha avuto un senso nel momento in cui ha seguito la politica del prudente giudizio, ma anche dall'esposizione "spregiudicata"...ovvero dando voce a quella ragguardevole storiografia spiritistica che NON possiamo prendere per oro colato, ma NEPPURE buttare a mare solo perché detiene impronte difficilmente giudicabili dai nostri fragili parametri di giudizio.

Per quanto la "comunicazione con l'aldilà" possa apparire assurda ad una mente di impostazione scientifica, esistono casi (seppur rari) in cui la saggezza di quella mente di impostazione scientifica deve suggerire almeno la sospensione di ogni commento. Su una cosa siamo sempre stati categorici: è assolutamente impossibile stabilire un contatto ultraterreno attraverso l'intermediazione di qualcuno che si offre di farlo a pagamento.

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