Meditazione, Tai Chi, Yoga. Le pratiche spirituali

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8 Anni 6 Mesi fa #1008 da FrancescaR
Facendo cose che ci rendono contenti.

A me una delle cose che mi rendono contento è fare bene le cose.


Sono d'accordo. E le *cose* che ci possono appagare, quasi mai coincidono con attività o imprese
strabilianti. Tutt'altro; se non abbiamo perduto la capacità di guardare la realtà con occhi incantati,
gli stessi che avevamo da bambini, riusciamo a cogliere la meraviglia di cui sono permeate le cose
semplici, anche ordinarie, troppo spesso svilite e considerate come banalità.
Invisibile, tu ritieni sia possibile riuscire a riconciliarsi con questa abilità/dote spontanea, abbandonata
lungo il cammino, e quindi recuperare la capacità di apprezzare e dare valore alla semplicità, a ciò
che è *normale*? Si può "imparare" a vedere la bellezza?

Per essere contenti, un buon inizio può essere l'allontanamento degli individui negativi e malevoli,
altrimenti detti psicopatici, dalla propria vita, i quali sono a piede libero anziché essere confinati nelle
colonie penali :-D. Soggetti pericolosi che hanno il potere di far ammalare le persone più vulnerabili
e sensibili; ti potrei portare a riguardo alcuni esempi addirittura drammatici.
Non sempre, è ovvio, si ha la possibilità di mantenere a distanza tali brutture "umane"; pensiamo ad
esempio ai luoghi di lavoro, dove la convivenza è forzata.
Ecco dunque la mia ennesima domanda, Invisibile:
esiste, a beneficio delle persone più indifese, un modo per creare una schermatura verso la pervasività
delle emozioni negative e vampirizzanti che quei soggetti provocano, così da preservare l'integrità
psicofisica, o per lo meno limitare i danni? Grazie se vorrai rispondere. :-)

Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.

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8 Anni 6 Mesi fa #1010 da TheNecrons
@Invisibile:

Facciamo una prova, se ti va. Prova a sentire anche in altri momenti se questi "freddi" sono presenti nei punti che hai indicato, ma se è così sarà più difficile sentirli perché non c'è il "contrasto" con le parti che hai riscaldato con l'attività fisica e quindi la differenza sarà molto più sottile.
Ma se c'è significa che si è instaurato un disequilibrio energetico ed in quel casi il mio consiglio è di cercare una soluzione (ne parliamo dopo eventualmente).


Diciamo che a meno che non sia pressato fisicamente o psicologicamente (e quindi anche energeticamente e spiritualmente), sono sempre caldo. Non provo alcuna sostanziale e marcata differenza di calore tra le varie parti del corpo (e non perchè siano tutte fredde, ma perchè sono tutte calde). Ma basta un "turbamento" dell'equilibrio, quindi paura, agitazione, grinta, scarica di adrenalina ecc. ed ecco alcune parti del Corpo (soprattutto mani, piedi, braccia, gambe) iniziano a diventare più fredde.

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@FrancescaR:

Sono d'accordo. E le *cose* che ci possono appagare, quasi mai coincidono con attività o imprese
strabilianti. Tutt'altro; se non abbiamo perduto la capacità di guardare la realtà con occhi incantati,
gli stessi che avevamo da bambini, riusciamo a cogliere la meraviglia di cui sono permeate le cose
semplici, anche ordinarie, troppo spesso svilite e considerate come banalità.
Invisibile, tu ritieni sia possibile riuscire a riconciliarsi con questa abilità/dote spontanea, abbandonata
lungo il cammino, e quindi recuperare la capacità di apprezzare e dare valore alla semplicità, a ciò
che è *normale*? Si può "imparare" a vedere la bellezza?


Provo a rispondere sia per allenare me stesso a parlare di questi argomenti, sia per raccontare la mia esperienza a riguardo.
Allora, diciamo che imparando a non-giudicare (e non s'impara come una nozione o come la tabellina del 2, s'impara solo dopo esperienze), le cose hanno iniziato a non annoiarmi più. Non saprei benissimo identificare mentalmente i modi con cui questo funziona. Azzardo a dire che che non-giudicando (quando la Mente funziona poco e nella misura giusta), lo Spirito (e parti di te più profonde) hanno lo spazio per aiutarti naturalmente, e quindi "tutto" è più facile e naturale. Io non mi stufo più facilmente quando mi dicono di riordinare la casa. Se ho avuto la possibilità di essere in "quello" Stato, in quel momento, allora ordino la casa con pochi pensieri, e non mi annoio. Non saprei dire se provo "appagamento", se provo la "voglia" di fare una cosa. CREDO che in quello stato non c'è bisogno di avere voglia per "decidere di fare quella cosa". Non ti annoi anche se non hai "voglia". Ma non è quello che sembra, non è passività....è naturalezza.
Ammetto però che da quando ho iniziato questo percorso la "voglia" di fare, di scoprire, di leggere, di discutere ecc. è in me aumentata (quindi se devo rispondere alla tua domanda, la risposta è per me sì, è possibile ritrovare lo speciale di ogni momento), ma non so in che modo è correlato al percorso che che sto facendo. Non ne ho proprio idea....
Finchè si tratta di collegare il non-giudicare col "fare le cose (nel modo descritto rima)", allora, più o meno e non a livello razionale, riesco ad individuare un collegamento. Ma quella voglia, quell'energia di scoprire le cose, di analizzarle, di farle...quel divertirsi facendole non so da dove sia venuta, e non ho la possibilità di usufruirne sempre. Quella va e viene.

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8 Anni 6 Mesi fa #1013 da invisibile

FrancescaR ha scritto: Facendo cose che ci rendono contenti.

A me una delle cose che mi rendono contento è fare bene le cose.


Sono d'accordo. E le *cose* che ci possono appagare, quasi mai coincidono con attività o imprese
strabilianti. Tutt'altro; se non abbiamo perduto la capacità di guardare la realtà con occhi incantati,
gli stessi che avevamo da bambini, riusciamo a cogliere la meraviglia di cui sono permeate le cose
semplici, anche ordinarie, troppo spesso svilite e considerate come banalità.
Invisibile, tu ritieni sia possibile riuscire a riconciliarsi con questa abilità/dote spontanea, abbandonata
lungo il cammino, e quindi recuperare la capacità di apprezzare e dare valore alla semplicità, a ciò
che è *normale*? Si può "imparare" a vedere la bellezza?


Si.

Ma non si tratta di "imparare" perché "vedere la bellezza" è una cosa assolutamente naturale.

Se noi non avessimo in modo innato la facoltà di vedere la bellezza, che è Armonia, come potremmo fare il nostro "mestiere" di giardinieri del mondo?
E' proprio grazie alla facoltà di sentire e vedere l'armonia e la disarmonia che possiamo sapere se e cosa fare per curare il paradiso i cui viviamo.

I bambini sono tutti immersi nella realtà del paradiso i cui nasciamo, ma questo stato poco a poco si perde, si dimentica che esiste e che è reale, perché ci insegnano ad usare la mente (soprattutto quella razionale), a creare un ego e una (o più) personalità e a dare a queste sovrastrutture il dominio su noi stessi fino ad identificarci completamente con esse.

Delle piccole sovrastrutture mentali non possono "vedere" la bellezza e non perché sono "cattive", semplicemente non è nelle loro facoltà e quindi vivendo sempre in esse la bellezza non è più percepita.

Quando vediamo un bambino piccolo che si lancia con le manine tese e con entusiasmo per afferrare la cacca di un cane, noi vediamo solo il pericolo (che effettivamente c'è). Lui vede la cacca del cane come una cosa bellissima, interessante ed irresistibilmente attraente, perché tutto ciò che esiste nell'Armonia è così, questa è la realtà dell'esistenza.

Parlo della cacca del cane per un motivo, perché un giorno il mio Maestro mi disse che quando avrei iniziato a vedere la cacca del cane come una cosa meravigliosa, avrebbe significato che ero sulla strada giusta :-)

Non ha scelto a caso una delle cose che ci disgustano di più... ;-)

Il bambino parte in quarta, la madre strilla e gli dice "Brutto! cattiva la cacca! Sporca la cacca!"

Avete notato lo sguardo dei bambini in quel preciso momento?

Guardano la mamma con perplessità; guardano la cacca bellissima e poi di nuovo la mamma... non capiscono perché la mamma dice che è brutta... infatti la mamma è in errore.

L'unica cosa che la mamma deve insegnare al bambino è che la cacca non fa per le sue manine e per la sua bocca e la cosa no è affatto facile lo ammetto, ma quello è il compito dei genitori, non decidere al posto dei bambini cosa è bello e cosa è brutto.

Quindi si, si può tornare indietro e ritrovare quello stato di purezza, di totale assenza di giudizio, e tornare a vivere nella realtà.

Le pratiche spirituali in definitiva sono strumenti che aiutano a fare questo percorso, sono uno strumento di purificazione che aiutano a ritrovare la nostra natura.

Ma un adulto che ritrova la sua purezza, la sua Natura, non è come un bambino in senso assoluto, perché è comunque un adulto e per cui la responsabilità di se stesso è tutta nelle sue mani.

Ecco il famoso detto delle scuole spirituali "Diventa Maestro di te stesso", cosa che per un bambino non è possibile fare.

Per essere contenti, un buon inizio può essere l'allontanamento degli individui negativi e malevoli,
altrimenti detti psicopatici, dalla propria vita, i quali sono a piede libero anziché essere confinati nelle
colonie penali :-D. Soggetti pericolosi che hanno il potere di far ammalare le persone più vulnerabili
e sensibili; ti potrei portare a riguardo alcuni esempi addirittura drammatici.
Non sempre, è ovvio, si ha la possibilità di mantenere a distanza tali brutture "umane"; pensiamo ad
esempio ai luoghi di lavoro, dove la convivenza è forzata.


Concordo.

esiste, a beneficio delle persone più indifese, un modo per creare una schermatura verso la pervasività
delle emozioni negative e vampirizzanti che quei soggetti provocano, così da preservare l'integrità
psicofisica, o per lo meno limitare i danni? Grazie se vorrai rispondere. :-)


Si e no. Il modo di creare una "schermatura" esiste, ma per fare questo è necessario indurirsi e la nostra natura è l'esatto opposto.
Siamo esseri delicatissimi, fragilissimi e sensibilissimi. Eco perché la nostra pelle è così delicata, perché per essere i giardinieri del mondo dobbiamo poter sentire tutto.
Quindi se ci si indurisce si danneggia noi stessi. Noi dobbiamo sentire le emozioni negative degli altri, dobbiamo sentire l'intenzione vampirizzante di una persona.

Ma il modo naturale per difendersi c'è, anzi ce ne sono vari.

Non è un caso che il Tai Chi è la base di tutte le arti marziali orientali ;-)

Noi siamo esseri dalle abilità straordinarie.

La nostra qualità più straordinaria e peculiare è l'abilità. Nessun altro essere vivente ha la nostra abilità e le infinite forme che questa può assumere, a livello fisico, mentale, energetico e spirituale.

Per esempio il Tai Chi, che è una meditazione in movimento, ovvero una pratica che aiuta a ritrovare il modo naturale ed armonico di muoversi, ed in questo è compreso lo stato psichico e spirituale (ovvero è una pratica che lavora su tutti gli aspetti contemporaneamente), insegna che si hanno a disposizione infinite possibilità per difendersi da un attacco.

Qualche esempio di carattere generale.

Una persona mi attacca.

Posso contrastarlo (attaccare a mia volta usando la mia energia), posso prendere la forza e l'energia delll'attacco e manipolarla di modo che gli si ritorca contro per mandarlo in disequilibrio, posso scansarmi ma anche scappare :-) posso diventare non-esistente, trasparente, invisibile-impercettibile di modo che l'attaccante vada sempre a vuoto (qui siamo a livelli di maestranza spirituale, perché significa non-essere).

Abbiamo abilità straordinarie a nostra disposizione ma abbiamo dimenticato di averle.

E poi abbiamo l'intelligenza, una straordinaria intelligenza che va usata anche quella per valutare caso per caso cosa fare.
Io reagisco in modo sempre diverso ed a seconda dei casi.
La mia guida principale è il sentire perché ho potuto constatare che è infallibile. Ma uso anche l'intelligenza e considero anche il mio rapporto con la persona in questione.
A volte anche un amico si comporta male ;-) e in quei casi reagisco considerando anche il mio rapporto con quella persona e cosa vorrei che succedesse anche grazie al modo di reagire che adotto.


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TheNecrons ha scritto:
Diciamo che a meno che non sia pressato fisicamente o psicologicamente (e quindi anche energeticamente e spiritualmente), sono sempre caldo. Non provo alcuna sostanziale e marcata differenza di calore tra le varie parti del corpo (e non perchè siano tutte fredde, ma perchè sono tutte calde). Ma basta un "turbamento" dell'equilibrio, quindi paura, agitazione, grinta, scarica di adrenalina ecc. ed ecco alcune parti del Corpo (soprattutto mani, piedi, braccia, gambe) iniziano a diventare più fredde.


Quindi succede quanto entri in uno stato di emergenza.

E' il Chi che reagisce a questi stati di emergenza (glielo stai dicendo tu che c'è una emergenza, con le tue emozioni ed i tuoi turbamenti) ed il fatto che succeda in certe parti del corpo (il freddo) significa che tendenzialmente quelle parti anno una circolazione del Chi più debole.
E' un disequilibrio che c'è ma che non percepisci normalmente, ma solo quando c'è uno stato di emergenza.

La Meditazione può rimettere a posto questo disequilibrio, ma ci vuole tempo e molte pazienza perché devi imparare anche a non farti turbare e ad arrabbiarti quando lo decidi tu, non quando gli altri fanno in modo che tu lo sia ;-)

E' un po' come addestrare un cane cresciuto selvatico. Ci vuole tempo, serietà, comprensione e Amore e ovviamente non-giudizio.

Anche i Tai Chi è molto efficace in questo, ma agisce in modo un po' diverso. Diciamo che le modalità ed il ritmo (nel tempo) sono in parte diversi ma il principio è lo stesso, come lo è per tutte le cure antiche, ovvero il trovare il disequilibrio e curarlo. Poi il corpo, con l'assistenza del Chi è dello Spirito, si cura da solo essendo un essere intelligente e sapiente.

Io non sono un medico e quindi parlo di questi aspetti sono a livello generale, per cercare di spiegare i principi basilari.

Provo a rispondere sia per allenare me stesso a parlare di questi argomenti, sia per raccontare la mia esperienza a riguardo.
Allora, diciamo che imparando a non-giudicare (e non s'impara come una nozione o come la tabellina del 2, s'impara solo dopo esperienze), le cose hanno iniziato a non annoiarmi più. Non saprei benissimo identificare mentalmente i modi con cui questo funziona. Azzardo a dire che che non-giudicando (quando la Mente funziona poco e nella misura giusta), lo Spirito (e parti di te più profonde) hanno lo spazio per aiutarti naturalmente, e quindi "tutto" è più facile e naturale. Io non mi stufo più facilmente quando mi dicono di riordinare la casa. Se ho avuto la possibilità di essere in "quello" Stato, in quel momento, allora ordino la casa con pochi pensieri, e non mi annoio. Non saprei dire se provo "appagamento", se provo la "voglia" di fare una cosa. CREDO che in quello stato non c'è bisogno di avere voglia per "decidere di fare quella cosa". Non ti annoi anche se non hai "voglia". Ma non è quello che sembra, non è passività....è naturalezza.


Ottimo.

Dopo viene l'imparare a fare bene anche le cose di cui non abbiamo voglia.

...perché se devo comunque fare una cosa che non ho voglia di fare, non posso farla bene? anzi benissimo? Perché perdere l'occasione di farsi comunque contenti? ;-)

Ammetto però che da quando ho iniziato questo percorso la "voglia" di fare, di scoprire, di leggere, di discutere ecc. è in me aumentata (quindi se devo rispondere alla tua domanda, la risposta è per me sì, è possibile ritrovare lo speciale di ogni momento), ma non so in che modo è correlato al percorso che che sto facendo. Non ne ho proprio idea....


E' perché anche la cacca del cane è meravigliosa, ma lo avevi dimenticato.
Ora sembra che stai iniziando a ricordarlo ma ricorda anche che non va messa in bocca :-D

Quando inizia a risvegliarsi lo Spirito, molte cose "riprendono vita", tra le quali gli impulsi innati peculiari dell'essere umano ed uno dei più straordinari e che unico tra tutti gli esseri è la facoltà di indagare l'ignoto consapevolmente.

Finchè si tratta di collegare il non-giudicare col "fare le cose (nel modo descritto rima)", allora, più o meno e non a livello razionale, riesco ad individuare un collegamento. Ma quella voglia, quell'energia di scoprire le cose, di analizzarle, di farle...quel divertirsi facendole non so da dove sia venuta, e non ho la possibilità di usufruirne sempre. Quella va e viene.


E non devi cercare di "usufruirne", va lasciata "andare e venire" perché una delle altre falsificazioni di cui siamo quasi tutti vittime, è una visione fondante direi della nostra civiltà:

"più è meglio", "sempre è meglio".

Questo non è possibile perché tutto è in divenire ed ogni cosa ha il suo "posto" in un dato "momento" del suo divenire.

Spesso "meno è molto meglio" proprio perché avendo questa visione distorta della realtà si accumula moltissimo, troppo.
Inoltre ogni "entità" passa attraverso diversi stati dell'essere.
Noi soggiorniamo per un po' nella "casa della tristezza", poi passiamo a visitare la casa della rabbia, poi passiamo a fare una visitina in quella del riposo per poi passare in quella dell'attività. Poi arriva la contentezza e magari la gioia. Poi si sta nella casa della contemplazione, della Meditazione, della meraviglia...

Cercare di rimanere aggrappati ad uno stato dell'essere porta solo grande dolore, perché tutto è in divenire compresi noi stessi ed in tutti i nostri aspetti (parti-dimensioni esistenziali).

Ma quando si ritrova la propria Armonia, tutto questo si vive in modo assolutamente normale ed equilibrato. Quindi la tristezza non diventa disperazione ma, al contrario, si trovano in essa delle importanti qualità, degli insegnamenti.

Per esempio è solo nella "casa della tristezza" che si possono comprendere certi aspetti della compassione.

Quando la casa della gioia ci dice che è ora di andare, si impara che è bene andare altrove perché in quella bellissima casa si consuma molta energia e dopo c'è altro da fare che richiede la nostra energia.

Questo introduce in modo generale l'aspetto dei "cicli" della vita, del divenire di ogni entità, ed il rifiutare di seguire la Vita cercando di rimanere giovani, o di provare sempre piacere, o di essere sempre intelligenti, o di vedere sempre la bellezza (eccetera eccetera eccetera...), significa non accettare come la Vita è, e pretendere si sapere come "dovrebbe essere".

Il risultato di questa decisione (legittima di per sé: libero arbitrio), è il disastro del mondo che abbiamo creato.

Si prega Accesso a partecipare alla conversazione.

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8 Anni 6 Mesi fa #1022 da TheNecrons
@Invisibile:

E non devi cercare di "usufruirne", va lasciata "andare e venire" perché una delle altre falsificazioni di cui siamo quasi tutti vittime, è una visione fondante direi della nostra civiltà:

"più è meglio", "sempre è meglio".

Questo non è possibile perché tutto è in divenire ed ogni cosa ha il suo "posto" in un dato "momento" del suo divenire.

...

Cercare di rimanere aggrappati ad uno stato dell'essere porta solo grande dolore, perché tutto è in divenire compresi noi stessi ed in tutti i nostri aspetti (parti-dimensioni esistenziali).

Ma quando si ritrova la propria Armonia, tutto questo si vive in modo assolutamente normale ed equilibrato. Quindi la tristezza non diventa disperazione ma, al contrario, si trovano in essa delle importanti qualità, degli insegnamenti.

Per esempio è solo nella "casa della tristezza" che si possono comprendere certi aspetti della compassione.

Quando la casa della gioia ci dice che è ora di andare, si impara che è bene andare altrove perché in quella bellissima casa si consuma molta energia e dopo c'è altro da fare che richiede la nostra energia.

Questo introduce in modo generale l'aspetto dei "cicli" della vita, del divenire di ogni entità, ed il rifiutare di seguire la Vita cercando di rimanere giovani, o di provare sempre piacere, o di essere sempre intelligenti, o di vedere sempre la bellezza (eccetera eccetera eccetera...), significa non accettare come la Vita è, e pretendere si sapere come "dovrebbe essere".


Sono stra d'accordo. Poco tempo fa, quando entravo in uno stato "bello", volevo mantenerlo sempre. Ma era impossibile, perchè ad un certo punto esserci dentro non è più naturale, ma forzato. E continuare a forzare non porta bene, come ho raccontato un po' di tempo fa. E inoltre, sembrava che non esisteva neache uno stato che andasse bene per tutto. Lottavo per nulla. Infatti più avanti ho scoperto molti altri stati, tutti meravigliosi, e ci ho messo un po' a capire che non esiste che quello "sempre perfetto" che desideravo possedere, e che bisogna entrare ed uscire nei diversi stati in modo naturale (a seconda della situazione, e solo lo Spirito "sa" come bisogna comportarsi in ogni situazione) senza forzarne né l'entrata né l'uscita, senza cercare di possederli, perchè la Vita è in divenire e non bisogna "imanere in un certo stato per sempre", anche perchè voler possederli, porta di per sé, dei danni. Ovviamente, ogni giorno scopro qualcosa di nuovo. Per cui le mie sono solo conclusioni temporanee.

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8 Anni 5 Mesi fa - 8 Anni 5 Mesi fa #1035 da FrancescaR
:sun:


Ma non si tratta di "imparare" perché "vedere la bellezza" è una cosa assolutamente naturale.


Sì, credo anch'io che sia innata. Ma purtroppo viene sottovalutata, come dicevo.



Quindi si, si può tornare indietro e ritrovare quello stato di purezza, di totale assenza di giudizio, e tornare a vivere nella realtà.

Le pratiche spirituali in definitiva sono strumenti che aiutano a fare questo percorso, sono uno strumento di purificazione che aiutano a ritrovare la nostra natura.


Grazie, Invisibile.
Però io penso che la purificazione e la riconciliazione con la nostra autentica natura, si possano
ottenere anche grazie ad un percorso diverso. Un percorso che, nostro malgrado, in certi momenti
della vita siamo obbligati ad affrontare. Ad esempio una profonda crisi psicologica.
O una malattia.
Il risultato che ne deriva può essere, appunto, una rinascita. Inaspettata e stupefacente, senza
nemmeno averla cercata.



Ma il modo naturale per difendersi c'è, anzi ce ne sono vari.

Non è un caso che il Tai Chi è la base di tutte le arti marziali orientali ;-)


:ok:


La nostra qualità più straordinaria e peculiare è l'abilità. Nessun altro essere vivente ha la nostra abilità e le infinite forme che questa può assumere, a livello fisico, mentale, energetico e spirituale.

Per esempio il Tai Chi, che è una meditazione in movimento, ovvero una pratica che aiuta a ritrovare il modo naturale ed armonico di muoversi, ed in questo è compreso lo stato psichico e spirituale (ovvero è una pratica che lavora su tutti gli aspetti contemporaneamente), insegna che si hanno a disposizione infinite possibilità per difendersi da un attacco.

Qualche esempio di carattere generale.

Una persona mi attacca.

Posso contrastarlo (attaccare a mia volta usando la mia energia), posso prendere la forza e l'energia delll'attacco e manipolarla di modo che gli si ritorca contro per mandarlo in disequilibrio, posso scansarmi ma anche scappare :-) posso diventare non-esistente, trasparente, invisibile-impercettibile di modo che l'attaccante vada sempre a vuoto (qui siamo a livelli di maestranza spirituale, perché significa non-essere).

Abbiamo abilità straordinarie a nostra disposizione ma abbiamo dimenticato di averle.


Capisco, e forse questi esempi potrebbero essere applicati anche alla comunicazione verbale,
sbaglio? Penso ai luoghi di lavoro, ai soprusi e alle situazioni di forte stress...
A parte il contrattacco (troppo dispendioso in termini di energia), le altre "tattiche" sarebbero
ottime come schermatura, ma difficili da mettere in pratica per le persone eccessivamente
emotive, o già compromesse.



...perché se devo comunque fare una cosa che non ho voglia di fare, non posso farla bene? anzi benissimo? Perché perdere l'occasione di farsi comunque contenti? ;-)


Vero, la cura è fondamentale in tutte le cose che si fanno.
Come la cura che mette TheNecrons nel descriverci le sue esperienze, così dettagliate e quindi
utili per tutti, penso. Grazie :-)



Quando inizia a risvegliarsi lo Spirito, molte cose "riprendono vita", tra le quali gli impulsi innati peculiari dell'essere umano ed uno dei più straordinari e che unico tra tutti gli esseri è la facoltà di indagare l'ignoto consapevolmente.


:ok:



Cercare di rimanere aggrappati ad uno stato dell'essere porta solo grande dolore, perché tutto è in divenire compresi noi stessi ed in tutti i nostri aspetti (parti-dimensioni esistenziali).


Quanta verità... Ne riparleremo.



Per esempio è solo nella "casa della tristezza" che si possono comprendere certi aspetti della compassione.


Una frase bellissima e toccante. Mi piacerebbe approfondire.
Senza fretta.

Per il momento ti ringrazio, è un dovere per me.
Ultima Modifica 8 Anni 5 Mesi fa da FrancescaR. Motivo: Correzione pasticci.

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8 Anni 5 Mesi fa #1044 da invisibile
FrancescaR

Però io penso che la purificazione e la riconciliazione con la nostra autentica natura, si possano
ottenere anche grazie ad un percorso diverso. Un percorso che, nostro malgrado, in certi momenti
della vita siamo obbligati ad affrontare. Ad esempio una profonda crisi psicologica.
O una malattia.
Il risultato che ne deriva può essere, appunto, una rinascita. Inaspettata e stupefacente, senza
nemmeno averla cercata.


Certo, infatti ho detto che le pratiche spirituali sono strumenti.

Non c'è una "regola" per fare il percorso di ritorno a sé ed ognuno ha il suo unico ed irripetibile percorso, perché il divenire non riguarda solo le "cose" ma anche i processi, i percorsi e le trasformazioni.

Ma spesso la situazione è seria per quanto riguarda il disequilibrio e l'allontanamento dalla propria Natura. Spesso non si ha nemmeno la minima idea di cosa sia "la propria Natura", il proprio equilibrio, o se ne ha una idea molto vaga e quindi la direzione non può essere conosciuta in modo chiaro.

Anche in questo le pratiche spirituali danno un grande aiuto, perché sono state create in modo "universale", unisex e di taglia unica :-)

Ogni giorno praticando il Tai Chi, vengo informato di cosa non va o di cosa potrebbe non andare in futuro, e posso aggiustare le cose per riequilibrare o per evitare un disequilibrio in futuro.

Direzione. Proprio come fa un albero che sente che sta sbilanciandosi verso Nord (in modo sottilissimo) e inizia a fare crescere un nuovo ramo verso Sud.

Poi ognuno, anche praticando una certa disciplina, fa comunque il suo personale percorso ed il fatto che sia così è uno degli elementi che fanno capire che una data pratica è genuina.

Nel Tai Chi per esempio, si fanno una serie di movimenti chiamati "forma" che sono sempre quelli.

Ma questa è solo la prima fase del percorso, perché se un allievo rimane ad imitare il suo Maestro o istruttore per lungo tempo, magari per molti anni, in realtà non sta facendo Tai Chi, perché il Tai Chi è una pratica della realtà e quindi non può mai essere uguale, ne tra le persone ne tra le volte che si esegue la forma.

Io ogni giorno faccio il mio Tai Chi in modo un po' diverso, non è mai uguale al giorno prima e così deve essere, perché è impossibile farlo uguale, perché oggi io non sono quello di ieri.

Io so che il Maestro era veramente bravo anche perché nella nostra scuola tutti fanno la stessa forma in modo un po' diverso,e visto che tutto è in divenire questo significa "semplicemente "essere aderenti alla realtà.

Capisco, e forse questi esempi potrebbero essere applicati anche alla comunicazione verbale,
sbaglio? Penso ai luoghi di lavoro, ai soprusi e alle situazioni di forte stress...
A parte il contrattacco (troppo dispendioso in termini di energia), le altre "tattiche" sarebbero
ottime come schermatura, ma difficili da mettere in pratica per le persone eccessivamente
emotive, o già compromesse.


Si, quegli esempi (di carattere molto generale) son applicabili a tutte le dimensioni esistenziali, fisica, mentale (psichica) e spirituale (per cui anche energetica).
I seguenti utenti hanno detto grazie : FrancescaR

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