La scorsa settimana è morto Adolfo Di Bella, figlio del dott. Luigi Di Bella (scopritore del metodo omonimo) e fratello del dott. Giuseppe Di Bella, che ha proseguito il lavoro del padre. Pur non essendo medico, Adolfo ha sempre collaborato con il fratello per sostenere, difendere e diffondere il Metodo Di Bella.

Questo è un messaggio scritto da Giuseppe Di Bella:

Ringrazio con grande e profonda gratitudine quanti sono intervenuti a dare l’estremo saluto a mio fratello Adolfo. La vostra partecipazione, è testimonianza di affetto, stima, condivisione degli stessi valori, è incoraggiamento a raggiungere gli obiettivi per cui con Adolfo abbiamo condotto, e adesso condurrò, non solo, ma con la vostra alleanza, una battaglia contro un potere globale corrotto e corruttore, degenerato e degenerante, criminale nella sua intima essenza, satanico nelle inconfessabili finalità.

Come abbiamo imparato da nostro padre, con Adolfo non abbiamo mai contato, né temuto né odiato i nostri nemici, li abbiamo compatiti e affidati al Giudizio di Dio. Unitamente al vostro appoggio e incoraggiamento, all’amicizia e collaborazione chiedo soprattutto le Vostre preghiere per Adolfo, per me, per questa causa e per i nostri alleati al servizio convinto deciso e costante della Verità, unica Via che porta alla Vita".

Giuseppe Di Bella.

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Questo è un ricordo di Adolfo di Bella mandatomi da un amico, Luca Lezzi:

Il destino mi ha fatto conoscere Adolfo Di Bella nel 2013 in occasione di una visita al laboratorio del padre in via Marianini a Modena. Successivamente è iniziato un intenso scambio epistolare e poi ulteriori occasioni di incontro sempre in via Marianini che mi hanno fatto scoprire una persona straordinaria, autentica, di una levatura morale e umana fuori dal comune. Lui mi offriva la sua amicizia, io indegnamente ricambiavo come potevo.

Non esistono parole umane per definire lo sgomento che la sua scomparsa ha lasciato in chi ha avuto la grazia di conoscerlo: uno sconforto che solo la fede può alleviare. Senza timore di esagerare, si può affermare che l’intera umanità gli sia debitrice, oltre che esserne orfana. Ha profuso amore in tutti coloro che gli si sono avvicinati per un consiglio, un’indicazione, una parola di conforto. Per anni, dopo la morte di suo padre Prof. Luigi Di Bella, il suo numero di telefono e la sua email sono rimasti pubblici sul sito “Di Bella Insieme” che gestiva. Tantissimi suoi articoli, lì pubblicati, sono una guida insostituibile per orientarsi tra gli inganni della modernità.

Mai ha ricambiato con la stessa moneta tutto quello che, prima suo padre e poi lui e suo fratello Giuseppe, avevano subìto: voltafaccia, malevolenze, cattiverie, ingratitudine. Sempre una parola buona, mai un rancore, tendeva anzi a volte a trovare giustificazioni per i comportamenti malvagi degli altri. Come suo padre, alla fine provava pena per gli autori di tali bassezze. E quello che più sorprendeva, nonostante tutte le amarezze provate, era la sua perdurante fiducia nel genere umano.

E’ stato sempre un lottatore nel difendere la verità, che fosse medica o di altro genere, e la concezione scientifica di suo padre. Come scrisse in un’occasione a riguardo delle famigerate vicende della pseudosperimentazione del 1998, aveva “visto strisciare ad un palmo dai piedi il Male che regna sulla nostra contemporaneità”. Era quindi pienamente consapevole delle forze tremende, antiumane, che si oppongono alla vita e all’uomo, contro cui lui si contrapponeva senza sosta, mai perdendo la certezza che un giorno, per quanto lontano, la verità avrebbe trionfato, anche perché fermamente convinto che, risalendo alle cause prime, la battaglia era a livello spirituale. Per questo ha lavorato indefessamente per tutta la vita, senza mai trascurare i suoi impegni di marito, padre e fratello, verso quella famiglia che amava visceralmente e che sapeva essere al di sopra di tutto, ultimo baluardo di resistenza in questa società terminale.

Si era formato al cospetto del dolore e della sofferenza, parlando con la moltitudine di malati in attesa nello studio del padre Luigi. Come ebbe modo di scrivere: “Con loro, con migliaia di loro, abbiamo parlato per decenni, occhi negli occhi, mentre seduti nell’anticamera dello studio attendevano con ansia di essere visitati; oppure in piedi per ore, col buono ed il cattivo tempo, col caldo od il gelo, sul marciapiedi antistante l’ormai famoso cancelletto di via Marianini 45 a Modena mentre, disperati, chiedevano un aiuto per sé, per i loro cari, i propri figli, i propri genitori, il compagno o la compagna della loro vita. Migliaia di visi, di voci, di storie, di caratteri, di situazioni di vita”.

Sapeva che la salvezza di questo mondo sarebbe dovuta per forza passare anche e soprattutto dal riconoscimento del Metodo di suo padre e di quella concezione ippocratica della medicina sempre più messa da parte, corrotta, ignorata, vilipesa. Per questo ha lavorato indefessamente, sopportando e superando le inevitabili stanchezze fisiche e psicologiche, contribuendo a mantenere fermo, con l’amato fratello e il supporto e la vicinanza della famiglia, il timone della nave nell'attesa del riconoscimento del Metodo. Metodo che ha dovuto spesso difendere anche da medici prescrittori privi della più elementare modestia di fronte ad un gigante come il Prof. Luigi Di Bella, ed interessati più all’autoreferenzialità che ad approfondire gli aspetti della cura e le sue basi fisiologiche.

Grande esperto di musica, autentica passione della sua vita, e compositore pregevole, ha lasciato delle musiche sublimi, come il requiem in memoria della mamma, per il quale scrisse la partitura orchestrale per soprano, coro a quattro voci, organo e orchestra da camera. Considerava certa musica contemporanea come una delle espressioni del decadimento della società, lui che aveva ricevuto lezioni, non solo di musica ma anche di vita, dal Maestro Nello Ferrarini, prima tromba e responsabile della sezione ottoni di Toscanini, il primo Toscanini, il vero Toscanini: quello che rimandava un concerto se non poteva avere Ferrarini in orchestra. Fu lui ad insegnargli le regole fondamentali dell'orchestrazione. Successivamente frequentò lezioni presso il Maestro Giordano Noferini che sarebbe poi stato direttore del Conservatorio di Bologna.

Come nella musica e nella vita, anche nelle lettere ha perseguito il buono, il bello, il vero. Scrittore impareggiabile e profondo conoscitore della letteratura classica e di tutti i maggiori autori italiani ed europei, padroneggiava la ricchezza, unica al mondo, della nostra lingua in cui infondeva la poesia del suo animo. Sarebbe stato destinatario di riconoscimenti importanti se gli orrori di questa modernità terminale non avessero colpito anche la critica letteraria. Chiunque abbia letto i racconti pubblicati ne “Il principe della persiana”, ha potuto trovare pensieri profondissimi sull’uomo e sul significato della vita e della morte. La sua opera più conosciuta, la biografia di suo padre “Il poeta della scienza”, gli era costata sette anni di lavoro e di ricerca sudatissima di ogni fonte citata. E’ un libro che nessuno che voglia comprendere qualcosa della figura del Prof. Luigi Di Bella, del suo Metodo e della sua concezione scientifica, ma anche della deriva della medicina e di tutti gli aspetti della società contemporanea, può evitare non di leggere, ma di studiare a memoria.

Per l’innata modestia e il carattere, non amava comparire in pubblico. Le sole eccezioni, quando gli veniva chiesto, erano unicamente per testimoniare l'opera del padre e per denunciare la deriva della medicina e della società attuali. E sia prima che dopo i suoi interventi si sottoponeva ad una feroce autocritica per quello che avrebbe dovuto dire e per come lo aveva detto, con l’unica preoccupazione che emergesse in modo limpido la verità senza alcun protagonismo personale.

Suscitano profonda commozione le parole che volle scrivere nella prefazione della biografia del padre, perché si possono benissimo trasporre all’intera sua vita: “L’esistenza di chi è figlio di un uomo che ha fatto la storia e passerà alla storia non è facile: con noi la società non è giudice, ma pubblico ministero; non vige il metro comune, ma quello del confronto. Metro che sarebbe giusto, qualora avessimo la stolta e folle mira di impagliare il nostro smunto profilo con la pienezza del nome: l’umiltà è solo coronamento della grandezza, ma un obbligo per la normalità. Mi illudo comunque di non avere fallito, fiducioso che mi sia stato sempre vicino in questi anni di lavoro, consigliandomi e guidandomi e che lo sarà fino a quando, scontata a mia volta la vita, potremo riabbracciarci”.

Luca Lezzi

Comments  
Ho avuto modo di parlare un paio di volte al telefono con Adolfo Di Bella. Confermo che mi hanno molto colpito la sua immensa levatura morale, e la sua capacità di analizzare i fatti con passione ma anche con il distacco che solo le persone di grande cultura riescono a mantenere di fronte alle bassezze dei propri nemici.
Mi dispiace molto , una persona a modo con una notevole educazione e cultura .
cCndoglianze a tutta la famiglia.
Requiescant in pax .
Mi dispiace molto, persona di grande levatura
Questo è un messaggio scritto da Giuseppe Di Bella:
Questo è un ricordo di Adolfo di Bella mandatomi da un amico, Luca Lezzi:


Intimità da indossare prima di porla in memoria vivente.
Una famiglia splendida, sotto vari aspetti... grazie
Possa un tappeto volante trapuntato d'oro portarlo nel punto più alto dell'Empireo assieme al padre, ed il più tardi possibile, col fratello.
Grazie.
R.I.P.
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#4 Pavillion

Quote:

Intimità da indossare prima di porla in memoria vivente.

Toccante riflessione, grazie!
La triste e tragica storia di un riluttante al siero che a suo tempo si fece convincere a farlo:

Immagino che se Dio non ha sterminato il genere umano pur vedendo quanto in basso è arrivato in questo periodo e proprio grazie a persone del genere.
Non ho conosciuto Adolfo Di Bella, ma ormai da quattro anni conosco Giuseppe Di Bella, che a mia moglie ha risolto un carcinoma mammario in situ, senza chirurgia (mastectomia), essendo il Dr. Di Bella una persona di grande competenza come medico e di straordinaria umanità, non ho dubbi sulla levatura morale descritta in questo articolo e che contraddistingueva anche il padre, Luigi Di Bella.

Possa riposare in pace.
Non ho mai conosciuto direttamente né il professor Di Bella, né i suoi due figli e ho solo avuto modo di apprezzare la profonda umanità del dottor Giuseppe Di Bella in alcune sue interviste.
Ma ho la testimonianza diretta di una mia cara amica, la quale si rivolse al professor Di Bella alla fine degli anni '90 per un cancro che aveva colpito sua mamma.
Il professore non riuscì a salvarla, il male era a uno stadio talmente avanzato che era impossibile ormai fare qualcosa, ma il professore riuscì almeno a fare in modo che vivesse in modo migliore i suoi ultimi mesi di vita.
E la mia amica dice che non ha mai conosciuto in vita sua una persona della stessa statura morale e della stessa cultura del professor Di Bella.
Non ho alcun dubbio che Adolfo Di Bella sia stato un uomo di altissima caratura, sullo stesso piano del padre e del fratello.
Riposi in pace.

Quote:

#4 Pavillion


Quote:

#6 Azrael66


Quote:

#2 Kimera

Mi associo. Un pensiero a loro due già lassù, e un abbraccio al dott. Giuseppe, ai familiari e a tutti quelli della sua squadra. Punti di riferimento, modelli, tanto più essenziali per noi, visti i tempi che corrono e i personaggi che si trovano in giro (soprattutto tra i "tiratori di fili"). Grazie per l'impegno profuso, seme della rinascita che verrà.
Non conosco i familiari dunque porgo condoglianze solo di rito.
Voglio aggiungere solo che 14 anni fa, mia sorella si avvalse del metodo di Bella, ma lei non ce l'ha fece per il semplice motivo che la cura Di Bella la inizio' tardi, quando ormai poverina non c'era piu' niente da poter fare. Altrimenti sono sicuro che mia sorella sarebbe vissuta molto piu' a lungo.
Voglio esprimere onore e gloria al Professor Di Bella padre e ora al figlio Giuseppe che continua la sua opera.
Mi unisco alle belle parole che mi hanno preceduto.
Faccio le più sentite condoglianze.
Credo che se Padre Eterno non abbia ancora spazzato via il genere umano lo si deve a persone come queste.
Derisi dalle istituzioni che con loro hanno toccato i punti più bassi e meschini.
L'unica certezza è che il lavoro che questi uomini portano avanti andrà oltre la loro vita rendendoli sicuramente immortali.

N.O.
#14 NicholasOwen

mi hai rubato le parole.

R.I.P. Adolfo
"Come scrisse in un’occasione a riguardo delle famigerate vicende della pseudosperimentazione del 1998, aveva “visto strisciare ad un palmo dai piedi il Male che regna sulla nostra contemporaneità”



Gratitudine al prof. Luigi Di Bella e ai suoi figli . Ho seguito nel 1998 una persona che ha era stata accettata per la vergognosa pseudosperimentazione. Tre le persone biellesi scelte a tale scopo. Tutte e tre malate terminali. Nell’agosto 1998 le loro condizioni di salute peggiorarono per intossicazione causata dai farmaci deteriorati perché, fu detto, non conservati in frigorifero. La procura di Torino si interessò del caso. Due di loro perirono dopo pochi mesi e la sperimentazione fu abbandonata. La mia conoscente invece dopo la "sperimentazione" visse ancora quattro anni, anche se non proseguì la cura perché allora troppo costosa.
Le istituzioni ormai sono il nemico nr 1 del cittadino.
Sono stato uno studente di una Prof. ricercatrice ed assistente (biologa) di Luigi Di Bella (serio)

Lei mi ha insegnato a pensare con la testa mia.

....e mi chiedo...perché lo ha chiamato Adolfo?


Tutto qua
#18 dirtyflag

La risposta al tuo quesito è nel Capitolo 5 della biografia "Il poeta della scienza - Vita del Prof. Luigi Di Bella", disponibile anche online a questo link: https://www.dibellainsieme.org/2020/06/24/capitolo-v-agnus-inter-lupos/