di Carogiu
L’Advaita è una delle correnti filosofiche più profonde dell’induismo, soprattutto della tradizione del Vedānta, e il termine sanscrito advaita significa letteralmente «non-duale», cioè «non due».
L’idea centrale è sorprendentemente semplice: la separazione fondamentale tra “io” e “mondo”, tra individuo e realtà, non è ultima. Quello che normalmente percepiamo come una moltitudine di cose separate sarebbe, a un livello più profondo, espressione di un’unica realtà.
Secondo l’Advaita, il problema dell’essere umano non è tanto che possieda una conoscenza insufficiente del mondo, ma che scambi per realtà ultima ciò che appare separato.
L’ego, il corpo, i pensieri, le emozioni e persino la distinzione tra osservatore e osservato appartengono al livello dell’esperienza fenomenica. La liberazione, moksha, consiste nel riconoscere direttamente ciò che già è: il Sé non è un individuo isolato dentro l’universo, ma non è separato dalla realtà ultima.
Advaita non significa che il mondo sia semplicemente falso; significa piuttosto che lo percepiamo come una realtà composta da entità separate e autonome, mentre la sua natura ultima è diversa da quella che attribuiamo ad essa.
Ed è qui che l’Advaita diventa interessante anche al di fuori dell’induismo: mette in discussione una delle nostre intuizioni più profonde, quella secondo cui «io sono qui e tutto il resto è là fuori». La domanda diventa allora: chi è veramente questo «io» che osserva? Se elimino progressivamente corpo, sensazioni, pensieri, ricordi, emozioni e perfino l’immagine che ho di me stesso, che cosa rimane come soggetto dell’esperienza?
Secondo l’Advaita, rimane la consapevolezza stessa, il Sé, che non può essere trasformato in un oggetto perché è ciò attraverso cui ogni oggetto viene conosciuto. Ed è proprio da questa prospettiva che la non-dualità diventa interessante anche per le domande che ho affrontato parlando di entropia, vita, morte e coscienza.
Cosa può dirci l’Advaita sulla coscienza
Se l’individuo fosse davvero qualcosa di separato dal tutto, allora nascita e morte potrebbero essere interpretate come l’inizio e la fine di un’entità autonoma. Ma se quella separazione fosse soltanto una caratteristica della nostra esperienza, la prospettiva cambierebbe radicalmente.
L’immagine dell’onda e dell’oceano può aiutare a comprendere questo passaggio. L’onda nasce, cresce e infine scompare, ma in nessun momento è qualcosa di diverso dall’oceano. La sua forma è temporanea, la sua identità è reale sul piano dell’esperienza, ma la sua sostanza non è mai stata separata dall’acqua da cui proviene.
Da questa prospettiva, anche la morte può essere osservata in modo diverso. Non necessariamente come l’annientamento di qualcosa che esisteva autonomamente, ma come la dissoluzione di una forma. La materia si trasforma, l’energia si trasferisce, l’ordine biologico che chiamiamo vita si disgrega e ciò che chiamiamo «io» cessa di manifestarsi nella forma che conosciamo.
Questo, naturalmente, non dimostra che la coscienza individuale continui dopo la morte. Sarebbe un salto che né l’Advaita né la scienza consentono di compiere.
La questione rimane aperta. Ed è proprio questo a rendere interessante la prospettiva non-duale: non ci chiede necessariamente di credere nell’esistenza di un’altra realtà, ma invita a domandarci se abbiamo compreso fino in fondo quella che stiamo già vivendo.
La coscienza non è soltanto una piccola luce accesa dentro un organismo immerso in un universo esterno.
Mi risuona di più l’idea che siamo forme temporanee attraverso cui la realtà diventa, almeno in parte, consapevole di sé.
Ritorniamo così alla questione fondamentale: siamo individui che possiedono una coscienza oppure siamo la coscienza che, per un certo periodo, assume la forma di un individuo?
Se fosse vera la prima possibilità, con la morte cesserebbe semplicemente il soggetto che conosciamo come «io».
Se fosse vera la seconda, la morte potrebbe essere qualcosa di molto diverso da una fine.
Come ho già suggerito, potrebbe essere la fine dell’onda, non dell’oceano.
Forse è proprio questo il senso più radicale della non-dualità. Non affermare che tutto è uguale, ma riconoscere che la molteplicità delle forme non implica necessariamente una molteplicità delle origini.
L’Uno non sarebbe allora il contrario dei molti, ma ciò da cui i molti emergono, ciò che li attraversa e ciò in cui, alla fine, ogni forma ritorna.
***
Chiedo scusa a Carogiu: ho fatto un po’ di “editing” al suo articolo originale, che trovate qui.
AGGIUNGO UN COMMENTO PERSONALE
Mi ha colpito molto questo articolo, perchè proprio in questi giorni sto leggendo “Risveglio” di Salvatore Brizzi. Ne cito un passaggio (pag. 53):
“Ciò che l’individuo con tutte le sue forze proprio si rifiuta di ammettere è che all’interno del nostro apparato psicofisico in verità non abita nessuno. Crediamo di essere qualcuno, ma ci inganniamo. Quel fantomatico Io che teoricamente dovrebbe troneggiare al centro del nostro essere non è mai esistito, e se lo cerchiamo ci sfugge. Cominciare a vivere con questa realizzazione interiore significa ribaltare completamente la nostra visione della realtà. Può essere interessante fare un parallelo con la dottrina dell’Advaita Vedanta, dove si afferma che l’ego non esiste e il tutto avviene all’interno di un “gioco cosmico” sul quale non possiamo esercitare potere. Personaggi come Osho, Krishnamurti, Nisargadatta Maharaji, ecc. non hanno fatto altro che ripetere una sola Verità, sempre la stessa, la sola che riveste una certa importanza: tu non esisti, nessuno esiste, tutto ciò che accade è parte del funzionamento dell’universo."
M.M.





#1 redazione
"Comincio a temere seriamente che ciò che vedo nello specchio non sono io."
Quello nello specchio sei tu.
(Se invece, per assurdo, incontrassi la tua precedente incarnazione saresti al cospetto di un completo estraneo/a, che potrebbe esserti anche antipatico/a, alla cui esperienza, cumulata a quella di tutte le incarnazioni precedenti, sommerai la tua e quelle delle incarnazioni successive, in un percorso evolutivo "dedicato", come si dice degli obbiettivi della macchina fotografica
La coscienza, il nostro "Io", ciò che ci attende dopo la morte, sono aspetti che dobbiamo cercare di interpretare e anche se non otterremo mai risposte assolute, ogni piccolo tassello che possa aiutarci a comprenderne il loro vero volto, é secondo me fondamentale per continuare a vivere.
Quante volte ci guardiamo allo specchio e abbiamo la sensazione che la persona fisica che ci appare non sia la vera trasposizione di ciò che sentiamo dentro? Quante volte sentiamo la presenza di qualcosa di più grande dentro di noi, di un mare che avvolge il tutto, avendo la sensazione di non essere altro che un onda?
Giorno dopo giorno, avvicinandomi, ahimé alla fine della mia vita materiale, sento una sete di conoscenza che non può che avvicinarmi alle filosofie orientali, racchiuse in testi sanscriti ancora a me troppo sconosciuti.
Grazie, Massimo, per avermi regalato questa pur piccola tazza di té.
credo che anche questa sia una dimostrazione della realtà olografica nella quale siamo immersi e dalla quale percepiamo solamente certe informazioni essendo noi stessi dei lettori del mondo olografico e produttori di dati necessaria al funzionamento del sistema stesso.
La percezione di noi stessi fa parte del gioco e al momento della morte semplicemente svanisce.
Quello che probabilmente non svanisce sono gli effetti che quella percezione ha determinato nel momento, le esperienze che ha creato.
La metafora che mi sovviene è l'onda del mare: si solleva come dal nulla, produce i suoi effetti, rientra nel mare come se non fosse mai esistita.
Veramente, quando usiamo la saggezza di questo modo di osservare, i conflitti spariscono e rimangono solo le esperienze.
Luogocomune è un giacimento di pietre preziose, una per una escono.
Io credo che il problema dell'individuo, forse ancor di più nel mondo occidentale, è perdere la sua identità, pure unica, e regalarla all'oblìo nel momento che si unisce e diventa tutto. Se si pensa allo sforzo che gli esseri della nostra specie profondono per sopravvivere all'oblìo, alla "dimenticanza" con cui l'inesorabile scorrere del Tempo ci sferza l'esistenza, attraverso opere e azioni, che siano ammirevoli, edificanti ma anche il contrario, si capisce l'inerzia e la difficoltà della goccia o dell'onda di perdersi nell'oceano. È il grande cruccio e dilemma, di nuovo duale, dell'essere umano. Rinunciare all'ego, all'identità, alla rimembranza, per avvicinarsi un pò più ad una verità più profonda sull'esistenza e dell'Universo. Evidentemente tutto ha un prezzo, il valore lo stabilisce ognuno di noi, in un perfetto e immanente equilibrio di forze dove nulla si può distruggere ma solo trasformare.
Quando si entra nella secolare filosofia induista bisogna farlo in modalità rilassata, ne va dei neuroni…
Il centro del tuo articolo si basa sul sistema filosofico Vedanta indiano, redatto (si fa per dire) dall'amico di Invisibile, utente che fu, il mytyco Badarayana, vissuto alcuni secoli prima di Cristo. Dicevo che seguire gli insegnamenti filosofici idei tanti maestri ndiani non è facile, perché si disperdono in tanti rivoli del sapere, pur convergendo in un unico mare.
Se diamo credito al Vedanta, la realtà resta unica, con lo spirito individuale (Atman) che si fonde con lo Spirito Universale (Brahman). Tutto il resto, a mio parere, è un di più per far venire la bava alla bocca in letture infinite. E' altresì vero che se si vuole dilagare in questo mare, va tenuto in debita considerazione che ciò che percepiscono i nostri sensi sarebbe solo illusione, dal momento che al di fuori dell'ASSOLUTO non esisterebbe nulla.
Il Vedanta-Sutra attribuito a Badarayana comprende 555 aforismi (una sciocchezzuola…) dal significato alquanto oscuro, per non dire incomprensibile (orcocan, qui ci vorrebbe davvero l'utente Invisibile…)
se metto in bocca un pezzo di cioccolato, ci sono io che lo percepisco, è c'è il cioccolato.
se annuso un rametto di rosmarino, ci sono io e c'è il rosmarino.
lo scopo delle esperienze di incarnazioni umane, sarebbe proprio quella di superare questa nostra visione duale, Io e Non-io.
Insomma ci viene creata una illusione, proprio per comprendere che di illusione si tratta.
Potrebbe sembrare una cosa senza senso, o quasi una sadica presa in giro, da parte di chi avrebbe organizzato tutto questo, ma in realtà questo è il solo modo per comprendere o meglio "sentire" veramente un concetto.
Capire che siamo tutti uno è relativamente semplice,
ma da quì a saperlo o "sentirlo" così come sò che la mano che muovo è la mia (e anche questa è una illusione), ce ne corre....
(e io ne sono ben lontano)
Constatiamo giornalmente quanto dannosi siano per l'umanità gli ego smisurati di certi personaggi, l'ego smisurato è una sete insaziabile di riconoscimenti, è proprio l'antitesi del sentirsi parte del tutto e in pace e infatti alimenta il conflitto.
Un giorno partecipai a una conferenza sul tema della morte ove venivano confrontate le diverse idee maturate in diversi campi a riguardo, vi ritrovai un professore che avevo conosciuto in precedenza come docente esperto di Pirandello e che già a suo tempo avevo notato avere un ego piuttosto accentuato. Alla conferenza fece un intervento in cui dichiarava il suo disappunto sul fatto che dopo la morte non sarebbe rimasto più nulla di ciò che rappresentava in questa vita rispetto alla sua cultura, il suo titolo,... . I conferenzieri gli risposero che probabilmente dopo la morte questi aspetti non gli sarebbero serviti ... Lui rimase ovviamente insoddisfatto da questa risposta, del resto senza termini di confronto è difficile poter credere nei benefici derivanti dalla perdita del proprio io. Però la mia esperienza terrena mi porta a fare ulteriori considerazioni. Attraversare la sofferenza (come tante altre esperienze della vita, ma la sofferenza è molto potente in questo) ti porta a vedere tutto da un nuovo punto di vista e questo cambiamento di prospettiva è molto destabilizzante perché non sei più quello di prima, ma (ove non sia traumatico) prima o poi rinnova e arricchisce la percezione di noi stessi, è un nuovo passo verso l'estensione della nostra coscienza e consapevolezza.
Penso inoltre che riuscire a sentire l'affetto degli altri sia anche un effetto dell'Advaita (che apprendo ora da Massimo) ovvero l'affetto trascende la separativita' e ci fa sentire uniti. In certe condizioni non riusciamo a sentire nemmeno quello, penso allo stato depressivo. In tutti questi anni, ne ho percepito tanto attraverso l'amore per la verità di Massimo e di tutti coloro che anche attraverso questo canale lo esprimono e che in fin dei conti è amore per l'umanità.
Grazie sempre per l'opportunità del poter scrivere.
vedi solo della materia organizzata in un certo modo, istante dopo istante.
la nostra percezione di un istante dopo l'altro crea l'illusione di un corpo con una sua continuità.
Non trovo conflittualità nelle due domande, la sostanza ultima non cambia. Se siamo “individui che possiedono una coscienza” alla fine della vita terrena dobbiamo, volenti o nolenti, distaccarci dal piano terreno acquisendo consapevolezza della dissoluzione del corpo fisico, comprendendo che esiste un Piano di Vita molto più ampio della dimensione puramente materiale (molto limitata nel mondo terreno, potrebbe non esserlo ma per la banale malvagità di alcuni individui il piano di vita fisico terreno soggiace ad una profonda condizione di ignoranza). Se “siamo la coscienza che, per un certo periodo, assume la forma di un individuo”, alla fine del periodo in cui la coscienza assume forma in un individuo, la forma fisica individuale si dissolve (come appunto l’onda nell’oceano) e la coscienza che la animava torna all’Essenza del Sè, mentre la “forma individuale” esperita perisce materialmente ma continua ad incarnare una “forma più sottile” (anima) che supera l’illusione del mondo fisico, e dove può comprendere ciò che non ha compreso nel corpo materiale. In sostanza non c’è differenza: la realtà ultima è che siamo forme fisiche o forme animiche che imparano a comprendere un po’ per volta il tessuto universale in cui il “gioco” si realizza. Purtroppo l’inganno della separazione è inevitabile, soprattutto in un mondo che soggiace in un magma di ignoranza, è bello però pensare che ci si può distaccare, sempre: un pensiero profondo, un respiro consapevole, una pausa rilassante… o una tecnica meditativa. L’anima è il corpo sottile che possiede sensi e percezioni “fini”, a cui possiamo intuitivamente agganciarci, e al di là della forma animica c’è l’essenza spirituale, l’Essenza che tutto vede, assimila, esperisce senza prendere parte, ma sentendo tutto con coscienza vigile e attiva.
Mi piace l’idea di un Cosmo immenso fatto di “materia oscura” dove tutto il frastuono del mondo si spegne, e resta il “puro silenzio”… che liberazione...
E’ un barlume di coscienza che tutti abbiamo dentro, ma come per qualunque risorsa se non ti alleni a mantenere attivo un “contatto” con questa dimensione interna o sottile, il contatto si perde. E’ bello pensare che “alla fine” il mondo si spegne, gli ego perdono corporeità, ma resta l’essenza viva di tutti i miliardi di emozioni vissute, e questo è ciò che conta, è l’essenza viva che resta e permea tutta la Creazione. Anche noi, corpi singoli e anime indivduali, ne siamo parte, ma è nostro compito “cercare il contatto”.
Condivido questa frase di Frances75: “La perdita della propria personalità, non è qualcosa che ci fa provare un senso di annientamento di noi stessi, al contrario significa guadagnare tutto il resto che acquista la stessa importanza di noi stessi in una coscienza allargata che include tutto, il sentire aumenta anziché annullarsi e questo arricchisce, non priva.”
Nella prima, quella tibetano-buddista, dopo la morte del corpo l’individualità dello spirito ritorna a far parte del “grande mare”, e si ridiscioglie nell’immensità del Tutto da cui era provenuta. Dell’individuo non rimane sostanzialmente nulla, nemmeno a livello sottile.
Nella seconda, quella vedico-hinduista, dopo la morte del corpo l’individualità dello spirito ritorna nel mondo delle anime, ma conserva la propria caratteristica individuale. In questo modo può valutare e soppesare le azioni compiute durante l’incarnazione, ed eventualmente correggere il tiro in vista della prossima.
io non ho la conoscenza dettegliata di queste filosofie, però mi pare di poter fare alcune osservazioni:
Ma l'evoluzione non è finita., si va oltre.
In queste incarnazioni il valore più elevato, è dare la vita per gli altri,
Quello che noi facciamo fatica a digerire, è il fatto di perdere la nostra identità, perché siamo fortemente legati al nostro IO.
Ma oltre questo piano, il valore più alto è il desiderio di fondersi con le altre individualità.
E poi chissà cos'altro ancora, per poi fondersi con l'Assoluto.
quindi queste differenze mi sembrano un dettaglio...
Il cosmo avrebbe potuto stare conchiuso in sé stesso in un sistema perfettamente ordinato e privo di entropia, la sua espansione con necessario aumento infinito dell'entropia è il modo che esso ha per esprimersi, la sua espressione è sempiterna, più si elevano i gradi della coscienza più il suo verbo risulta criptico e confuso, noi siamo l'espressione cosmica ma a differenza della materia inorganica possiamo realizzare l'espressione cosmica (il che equivarrebbe a dire realizzare noi stessi ed essenzialmente fra le due cose non c'è differenza) o negarla, per noi l'espressione cosmica è una responsabilità laddove nei più bassi gradi della coscienza è una necessità. L'entropia cosmica in espansione si riduce ogni qual volta il progetto cosmico viene realizzato e l'ipostasi dell'esistenza autonoma ma non indipendente realizza una nuova e più profonda sintesi col suo fondamento. Naturalmente in principio ipostasi e fondamento sono unità ma non è un'unità realizzata, l'unità cosmica si realizza nella dispersione e nell'entropia e nel rivolgersi dell'ipostasi nuovamente al fondamento. Qui il lessico risulta un po' carente perché non occorre equivocare e credere che ci siano momenti in cui non ci sia quest'unità: l'unità c'è sempre, è un'inconsapevole necessità la sua realizzazione nei gradi inferiori della coscienza, al nostro grado l'unità può essere confusa, riconosciuta, realizzata, negata; ed è qui che risiede appunto il Male, nella negazione di quest'unità cosmica, la negazione dell'unità cosmica si consuma nelle nostre opere. Negare quest'unità corrisponde a una deiezione, diventare una sorta di ripudio cosmico e sappiamo benissimo che questa è una delle più frequenti possibilità umane - possibilità preclusa ai più bassi gradi di coscienza. Negare l'unità cosmica non la cancella, ma non la realizza, il cosmo si volgerà incessantemente comunque alla propria realizzazione e sussurrerà come una vibrazione intangibile il tragitto che conduce verso quella destinazione.
In altri termini, morto il Contenitore il Contenuto se purificato dalle varie incarnazioni (pesare =/- di una piuma/egizi) può salire in cielo o sparire nel nulla o in mare, oppure il tutto torna ad essere polvere cosmica, chissà...
Se invece il Contenuto non è ancora pronto per il passaggio finale, rimane sotto forma di energia in attesa di un nuovo Contenitore, pronto ad affrontare il paradiso, oppure il purgatorio o l'inferno in Terra.
In Astrologia il Nodo Sud ci dice qualcosa rispetto alla nostra vita/e precedente/i, le abitudini, i talenti e le esperienze, le tendenze, la provenienza, il karma già vissuto, ecc...
L'opposto Nodo Nord indica invece la direzione evolutiva in questa vita, la missione dell'anima, le nuove lezioni da imparare, la meta da raggiungere, la crescita personale, ecc...
Probabilmente si potrebbe ricordare qualcosa della vita precedente, sotto forma di forti intuizioni, paure inspiegabili o avvertire emotivamente delle connessioni molto intense con luoghi incontrati nella vita precedente.
Tale possibilità potrebbe attivarsi nei soggetti che presentano nel tema di nascita il Nodo Sud congiunto alla Luna e a Plutone.
Tale congiunzione porta ad un'intensa percezione inconscia di vecchie esperienze, ferite profonde, dinamiche emotive passate irrisolte, radicate nell'anima.
La Luna simboleggia l'inconscio, la memoria emotiva, i riflessi istintivi.
Invece Plutone, governa la profondità della psiche, i segreti, i traumi e la trasformazione radicale.
Nel caso Plutone aiuta e spinge a scavare nel profondo per risolvere, guarire e lasciare andare vecchi traumi e dolori della vita precedente.
Se aggiungo anche Lilith (Luna nera) e Giove a tale congiunzione molto probabilmente specchiandomi vedrei per un'attimo un'altra persona, ma di solito sono cose che accadono quando si è piccoli, catalogate nel tempo come suggestioni.
… esiste una condizione di "purezza" delle percezioni che abbiamo solo alla nascita…
… ed è tale in quanto non ancora legata all'espressione linguistica e alla struttura logica…
… questa condizione però viene presto inquinata dalle sovrastrutture comunicative-culturali…
… ossia, per poter comunicare con gli altri, dobbiamo imparare a tradurre i nostri pensieri…
… con semantica e schemi logico-funzionali... e tradurre è sempre un po tradire…
… la scuola e l’istruzione ci omologano, i maestri ci ammaestrano… e la mente… mente...
… io conosco, parzialmente, solo la lingua italiana, ma quando rifletto, quando medito…
… non penso in italiano… semplicemente non penso con schema linguistico…
… la traduzione diviene un passaggio successivo, è solo una necessità narrativa…
… e con alcune persone, ma soprattutto con mia moglie, ho raggiunto una forma di telepatia…
… una forte sintonia emotiva ed empatica, che travalica limiti e formalità linguistiche…
… ecco, io credo che alla nascita siamo totalmente in questa condizione comunicativa…
… e anche noi, come gli altri animali di questo pianeta, riusciamo comunque a comunicare…
… ora, se dovessimo tradurre in parole il sentimento dell’amore ognuno di noi userebbe…
… espressioni diverse… anche se l’oggetto della narrazione è lo stesso…
… e così è anche per discernere dell’Advaita, la non-dualità…
… tante riflessioni diverse, come tante sfaccettature diverse dello stesso diamante…
… liberare la mente dalle sovrastrutture è condicio sine qua non per cercare la verità…
… anche se… la verità è irraggiungibile… prima svuotare la mente, e poi concentrarsi…
… in questo caso, temo che dialettica e sofistica siano più di ingombro, che di aiuto…
… per chiarire qualcosa che è più facile “sentire” che spiegare…
… così come è più facile amare che non definire l’amore…
… ecco appunto, l’amore… nella mia esperienza l’amore sintetizza la non-dualità…
… armonia, sintonia, empatia… essere due parti di un unica cosa… un unico fine…
… ma anche l’amore verso tutto il resto che ci circonda… come un grande mare…
Ho sempre allenato il mio pensiero critico a superare quelle barriere che sono difficili da vedere, ma si possono percepire, ecco perché è necessario documentarsi nel corso della propria vita.
A mio avviso, queste elucubrazioni definite filosofie altro non sono che residui di conoscenze empiriche di alta tecnologia, che nel corso del tempo essendo non più disponibili e sotto gli occhi della popolazione che nei millenni si è susseguita, si sono trasformate in quelle che noi oggi chiamiamo filosofie.
L' Homo Sapiens è stato creato dagli Anunna, le tavolette sumere sono state tradotte sia da Pettinato che dall'università di arti orientali di Oxford e si parla chiaramente di esseri che sono vissuti anche 36000 anni e le stesse traduzioni le potete leggere nei libri di Sitchin che ha dedicato la sua vita alla ricerca di chi siamo, da dove veniamo e perché siamo qui.
E dovremo farlo tutti, altrimenti individui dotati di informazioni alla massa occultate, potreanno sempre avere un vantaggio e fare i loro porci comodi perché tanto la maggior parte della massa vive di speranza e filosofie. Suggerisco di leggere il libro L'Altra Europa di Paolo Rumor.
Noi siamo fatti di energia? Certo che sì, le nostre sinapsi, i nostri neuroni funzioano per stimoli elettrici, non c'è nulla di sovrannaturale o di magico.
Il concetto di Dio/dio/divinità è stata una pessima interpretazioen della parola greca THEOS che significava Osservatori/Guardiani, e tradotta per comodo in dio il concetto di dio esiste solo su questa Terra. Suggerimento leggetevi la storia del Culto del Cargo, ne trovate un documentario su youtube e comprenderete/vi sarà chiaro come nascono i culti divini.
La civiltà egiziana, per esempio, è una civiltà emulatrice, mummificavano i faraoni che erano stai scelti dagli Anunna e quindi erano sovrani per volere di...dio perché avevano visto che gli Anunna usavano capsule (i pod se preferite) per entrare in cryo sospensione per i viaggi nell'aldilà= un posto lontano e sconosciuto.
Finché l'Umanità crederà alle favole, alla speranza di un domani migliore senza agire qui ed adesso, se lo prenderà sempre in quel posto e danneggerà con il proprio comportamento superficiale se stessi e gli altri, esattamente come i creduloni che si sono andati a vaccinare o perché hanno chinato il capo di fronte al ricatto, come se non esistesse nessuna altra possibilità. Sempre questo dualismo becero e semplisistico.
O quelli che andavano in giro con la mutanda in faccia, i peggiori che con il loro abbozzare il capo, hanno contribuito affinché la pandemenza iniziasse e si prolungasse e diventasse reale. Mai mesos una mutanda in faccia, le ho sempre portate al solito posto, mai fatto il vaccino, piuttosto ho chiuso partita iva e rinunciato ai soldi e le commesse che avevo con i sub appalti che avevo con la pubblica amministrazione.
Le lotte che ho dovuto sostenere perché c'erano i deficienti=coloro che deficiano di intelletto, che chinavao il capo di fronte alla menzogna perchè avevano paura di tirare fuori gli attributi.
Se si lotta per la Libertà si deve metter ein conto anche di poter morire, l'unico modo di vincere contro i malati mentali e i lroo lacché, servi, vermi è capire che si è già morti, solo così si abbandona la pseranza e si è pronti a fare quel che si deve con spirito di Responsabilità e con risolutezza d'animo.
La Libertà e la rivendicazione dei Diritti Umani non hanno prezzo, solo i raccomandati e i venduti hanno un prezzo come le prostitute.
La Vita è qui ed adesso, smettetela di cercarla altrove, il Paradiso, l'Eden sono qui, l'Infenro è qui, il Purgatorio è qui, tutti modi per mettere la gente una contro l'altra, tutti argomenti per dividere, esiste uan sola lotta, esiste una sola guerra, esiste un solo obbiettivo nella vita: LA LIBERTA'.
Tanto più l'uomo si avvicina alla morte o la tocca con mano (ho visto parenti morire per i vaccini Pfizer) e più diventano sensibili alle possibilità, senza capire che abbiamo tutto qui e che tutto quello che capita nel mondo è una distrazione creata ad arte da alcune dinastie, per mantenere il controllo sulla verità, sulla narrativa, e tenerci divisi.
OXFORD Università di Studi Orientali:
1- www.orinst.ox.ac.uk/
2- etcsl.orinst.ox.ac.uk/# (qui potete è spiegato anche come leggere, scrivere e capire il sumero oltre che trovare le tavolette tradotte)
3- Baccarini: www.youtube.com/@EnricoBaccarini
Nella Bibbia di Gerusalemme identitica a quella venduta dalla CEI ma manipolata nelel paroel, è scritot che Elyon chiamò a concilio/a riunione gli Elhoim (Anunna) e li rimproverò che noon stavano amministrando gli esseri umani come era stato loro comandanto, e che nonostante loro fossero Elhoim, anche loro morivano come gli animali.
La Bibbia è una raccolta di libri, niente di sacro neinete di divino, ma un libro storico, spacciato per qualcosaltro da chi ha avuto e ha interesse ancora oggi a far credere che sia quello che non è.
Se volete conoscere, avere informazioni sulla cultura, ed altro sulle filosofie orientali, allora cercate su youtube Enrico Baccarini che ha scritto molti libri e tenuto conferenze in cui tratta argomento Vimana, le traduzioni di Davenport personaggio incredibile.
La cosa più difficile da accettare, e che forse può solo essere compresa quando accade un'esperienza meditativa profonda, è che neppure quello che penso di essere sono io: così come non sono un'immagine riflessa, neppure sono pensiero, quindi l'idea che ho di me stesso è un'illusione.
E non amo la definizione cartesiana "cogito ergo sum".
Il processo logico che vedo è questo: per prima cosa devo decidere se l'esistenza esiste oppure l'esistenza è un illusione.
Così come la realtà percepita può essere un miraggio, anche il pensiero può esserlo.
Ma il centro di coscienza, che è il sentire di esistere, non può essere un miraggio. Anche perché sentire di non esistere sarebbe una contraddizione in termini.
Dunque il sentire di esistere afferma l'esistenza di qualcosa, non so cosa, potrebbe essere tutto un'illusione, ma certamente afferma l'esistenza dell'Esistenza.
Non solo, il sentire di esistere stesso, su cui mi sono basato, esiste altrimenti crolla il ragionamento fatto finora.
Se esiste, fa parte dell'esistenza.
Se fa parte dell'esistenza, l'esistenza lo possiede.
Se l'esistenza possiede il sentire di esistere, l'esistenza sente di esistere.
Se l'esistenza sente di esistere, tutto ciò che considero materia inanimata è un'illusione.
Quindi una definizione inattaccabile e più rigorosa:
Sento di esistere, quindi l'esistenza sente di esistere.
Comunque l'Io rimane un movimento assolutamente essenziale per quanto possa ritenersi cosmologicamente ingannevole.
Per fare un paragone, noi percepiamo la tridimensionalità grazie al fatto di avere due occhi. Ciascun occhio manda un immagine piatta, che viene trascesa nel 3D. Il mondo fisico non è piatto, quindi potrei affermare che l'occhio che manda un'immagine piatta è ingannevole. Eppure basta chiuderne uno per perdere la tridimensionalità.
L'io è come l'immagine piatta: non è reale, eppure è alla base di una coscienza più ampia che trascende l'io stesso.
Grazie Volano49, e sui complimenti direi che per ora possono bastare,
Penso che hai colto bene il punto, ma farei una precisazione proprio su Atman e Brahman: per quanto ho potuto apprendere nell’Advaita non si parla propriamente di una “fusione” tra i due, perché questo presupporrebbe che siano inizialmente due realtà separate.
È invece il contrario: Atman e Brahman sono la stessa realtà, e la separazione è frutto della nostra percezione illusoria. Non è quindi qualcosa che deve avvenire, ma qualcosa che deve essere riconosciuto.
E' per questo che l’Advaita è davvero interessante… e anche parecchio impegnativo per i neuroni!
Grazie Bruno, è una considerazione che mi sono posto anch’io e, in effetti, è proprio una delle questioni alla base di un altro mio articolo, “Entropia, vita, morte e coscienza”. Se non l’hai già letto, ti invito a dargli un’occhiata: lo trovi qui.
Il rapporto tra dissoluzione della forma, entropia e idea di “ritorno all’Uno” è tutt’altro che semplice, ed è proprio questo paradosso che mi interessava esplorare.
Grazie Sonsokh!
Hai centrato proprio uno degli aspetti che trovo più interessanti dell’Advaita: la differenza tra capire intellettualmente che non esiste una separazione ultima e sperimentarlo realmente.
Possiamo comprendere il concetto di “Uno”, ma continuiamo inevitabilmente a vivere attraverso sensi e percezioni che ci mostrano un mondo fatto di soggetto e oggetti. Penso che l’Advaita ci invita a indagare proprio questa apparente contraddizione:
non negare ciò che percepiamo, ma chiederci quanto quelle percezioni rappresentino davvero la realtà ultima.
E, come dici tu, tra il “capirlo” e il “sentirlo” c’è probabilmente un abisso. Anche io sono decisamente ancora dalla parte del “capirlo”… almeno credo!
Grazie Frances,
il tuo commento apre davvero molti collegamenti interessanti. Il parallelo con il Cerchio Firenze 77 è particolarmente pertinente, anche perché è un tema che avevo già approfondito nell’articolo Il Cerchio Firenze 77 e la ricerca della coscienza. Se non l’hai già letto, credo possa interessarti proprio per le analogie che emergono con ciò che stiamo discutendo sull’Advaita.
Grazie ancora per il contributo, davvero ricco di spunti.
Grazie Animalieta,
sostanzialmente concordo in buona parte con quanto scrivi. È particolarmente interessante l’idea del progressivo superamento della separazione e del fatto che la perdita dell’io, anziché rappresentare necessariamente un annientamento, possa essere vista come un ampliamento della coscienza.
È un punto che, pur partendo da prospettive diverse, incontra sorprendentemente bene il cuore dell’Advaita: non tanto perdere qualcosa, quanto riconoscere che ciò che consideriamo la nostra identità separata potrebbe non essere la nostra realtà ultima.
A questo proposito, ricordo una cosa che mi disse una volta un amico che aveva viaggiato molto tra Tibet e India: al di là di tutti gli studi e di tutto ciò che si può comprendere intellettualmente, il passo decisivo è l’esperienza. Bisogna immergersi nella vita e viverla a tutto tondo, per cercare di comprendere quel “tutto” di cui siamo parte integrante.
Forse è proprio questo, in fondo, il significato più concreto di quel “cercare il contatto” che citi.
Mi risuona molto quanto dici, Cassandro. Appena nati siamo probabilmente in contatto con il tutto molto più di quanto immaginiamo, prima che linguaggio, cultura e sovrastrutture mentali inizino a definire e delimitare la nostra esperienza. Esiste una letteratura immensa su questo tema e trovo interessante proprio il tuo riferimento alla traduzione: quando trasformiamo ciò che sentiamo in parole, inevitabilmente qualcosa si perde.
Mi chiedo anche se, nel corso della storia, chi ha avuto accesso a determinate conoscenze e ha scelto di utilizzarle per fini non propriamente benevoli non abbia puntato proprio a indebolire, fino quasi ad annientarlo, questo collegamento con ciò che definiamo “mondo sottile”. Costruire sovrastrutture mentali significa infatti anche questo: fornire schemi già confezionati attraverso i quali interpretare la realtà, fino a farci dimenticare che esiste qualcosa al di là dello schema. E quando questi sistemi diventano strumenti di controllo, l'uomo finisce per essere trattato come un gregge da guidare, mentre qualcuno si attribuisce il ruolo del pastore.
Se ci pensi, potrebbe esserci una sorta di ciclo: da bambini arriviamo al mondo con una percezione ancora libera dalle sovrastrutture; poi veniamo progressivamente “istruiti” a vedere la realtà attraverso categorie condivise; e forse, con la saggezza dell'età o avvicinandoci alla morte, qualcosa dentro di noi torna a cercare quella connessione originaria. Non necessariamente perché stiamo andando verso qualcosa di nuovo, ma perché forse stiamo semplicemente tornando verso qualcosa che avevamo dimenticato.
E mi unisco sul tuto discorso sull'Amore: l'amore, quando è autentico, non ha bisogno di spiegare la non-dualità. La fa sperimentare. Per un istante almeno, l'io e l'altro smettono di essere due realtà completamente separate.
Certe verità sono proprio così: più le definiamo, più rischiamo di allontanarci da ciò che volevamo comprendere.
l'articolo é molto interessante, e anche i commenti.
Io vorrei far notare come la lettera A maiuscola riflette i tre stadi di realizzazione della non-dualitá.
Al primo stadio, quello piú basso, l'uomo vede le due aste oblique della A come irrimediabilmente separate. Esiste il maschio e la femmina, il caldo e il freddo, il Bene e il Male.
Al secondo stadio, dopo un percorso iniziatico, l'uomo si eleva al livello dell'asta orizzontale, e le dualità vengono viste come interdipendenti e complementari, come nello yin-Yang.
Al terzo stadio, dopo un percorso iniziatico molto più duro, l'uomo vede tutte le dualità come aventi una medesima origine, come due aspetti di un'unica realtà.
Riprendendo l'esempio di Massimo e della sua immagine riflessa nello specchio, quella immagine NON È MASSIMO, ma è un suo aspetto, e da un punto di vista più profondo...É MASSIMO!
Se invece si vede la lettera A come un binario,
i.etsystatic.com/.../il_570xN.5517967002_qick.jpg
allora i due estremi della dualità sono i margini destro e sinistro della via della realizzazione spirituale, e la parola non-dualità va interpretata come "non uscire da nessuno dei due margini, ma rimanere all'interno dei binari."
Grazie Massimo per avermi dato spazio su LC.
Sullo specchio direi che il dubbio è perfettamente in tema con l’Advaita!
Sulle due tesi che proponi mi sento di farei una precisazione: per quanto ne so la distinzione tra buddhismo tibetano e tradizioni vediche è reale, ma è più complessa di così anche perché non è del tutto corretto ridurre il buddhismo all’idea che dopo la morte “non rimanga sostanzialmente nulla”. In realtà anche nel buddhismo esiste il concetto di continuità e rinascita, pur senza postulare un’anima individuale permanente.
Nell’Advaita, invece, l’Atman non è un’anima individuale destinata a conservarsi dopo la morte: è la realtà ultima, non separata da Brahman.
Sono quindi prospettive molto diverse, ma entrambe mettono radicalmente in discussione ciò che chiamiamo “io”.
E, per chi si guarda allo specchio, non è una domanda da poco.
Adesso perdonatemi se trascino giù questa discussione iperuranica su un piano terra terra ma devo, perché noi siamo spirito ma siamo anche carne ed ossa e lo siamo perché l'espressione del verbo divino ha voluto così, ha voluto questa determinata infrastruttura esistenziale per cui noi esseri biologici e coscienti avvertiamo la volontà della relazione e l'uno assoluto che precede nella...femmina, nel sesso, è proprio così.
La copula - assente negli organismi di livello di coscienza inferiore ancora prodighi nell'aumentare il livello di entropia - è il meccanismo biologicamente determinato per avvertire la propria insufficienza e la propria soddisfazione nella relazione e nel senso di unione con l'altro da sé. Dico questo perché intanto sperimentato in prima persona (esattamente come voi poveri disgraziati biologici) in secondo luogo perché è proprio esclusiva degli spiriti più raffinati a cui purtroppo nemmeno io appartengo (ed ho un'alta considerazione di me purtroppo) ricevere appagamento da sofisticate discettazioni filosofiche piuttosto che da una donna - la magnitudo in termini di appagamento e validazione che ti restituiscono loro è quasi sempre di tutt'altro livello rispetto al resto (si parlo di loro come fossero alieni o ebbbbbbbri). Viviamo il periodo più sessualizzato e forse emotivamente disfunzionale della storia ed appunto per questo ritengo quello contemporaneo uno dei periodi in cui è maggiormente complicato sentire la vibrazione cosmica completamente sopraffatta dal dominio opprimente del mondo dell'ente (che sicuramente è un vantaggio per molti versi ma appunto si accompagna a una diffusa perdita di spirito e consapevolezza).
A livello spirituale noi siamo assolutamente deficitari - anche laddove potremmo essere preparati a livello razionale. Per l'uomo occidentale contemporaneo sentire al di là dei sensi - che sono un'ulteriore spettro dietro cui la realtà si camuffa - è impossibile. La volontà di copulare è l'unica dimensione autenticamente spirituale che la maggior parte di noi ha provato e che gli animali pure hanno provato. In quella volontà è possibile avvertire la dinamica cosmica assoluta, sentire - che è differente da riconoscere cosa che stiamo provando a fare qui - la dinamica cosmica al di là della dimensione biologica è una cosa esclusiva degli spiriti più elevati e penso occorre avere un retroterra culturale e spirituale differente da quello in cui siamo cresciuti noi - appunto molto più declinato oggi più che mai alla dimensione autenticamente spirituale tradizionalmente biologica.
La distinguo comunque dall'amore maturo in senso romantico che è sicuramente una dinamica spiritualmente elevata per quanto si configuri come un potenziamento della dimensione tradizionalmente biologica, ma è una dinamica per cui ci si sente allocati cosmologicamente nella propria destinazione ed in cui il proprio sé viene riconosciuto da un tu senza riserve che a sua volta viene reciprocamente riconosciuto, si sente che la relazione precede le due ipostasi che finalmente hanno trovato il loro posto.
Poi tutta questa dinamica duale va commisurata alla dimensione temporale in cui la dualità si estrinseca, per questo l'uomo è esistenza progettante e responsabile, per questo non ci sono mai acquisizioni definitive, ed anche quando ci si sente veramente perfettamente integrati nel cosmo c'è sempre il rischio di cadere a causa della dinamica esistenziale temporale - l'uomo rimane comunque sempre prigioniero della dualità.
Nella LQG lo spazio non è un continuum fluido come descritto da Einstein, ma è discreto e quantizzato a livello della lunghezza di Planck.
Per intenderci, lo spazio sarebbe formato da veri e propri "quanti di spazio" (i pixel della realtà), con un volume minimo dell'ordine della lunghezza di Planck al cubo:
(1,6 x 10^-35 m)^3
Questi pixel non "riempiono" un contenitore preesistente, ma sono essi stessi lo spazio.
Di conseguenza, la materia o la massa (intesa come condensato di energia) non è un corpo isolato che si muove "sopra" uno sfondo neutro, ma è parte integrante della trama stessa di questi pixel 3D.
Pensiamo a un'immagine digitale sullo schermo di una TV:
un albero a sinistra, una casa al centro e una persona a destra. Non possiamo considerare questi tre elementi come entità davvero separate, poiché sono tutti generati dalla stessa griglia di pixel che dà forma e continuità all'intera scena.
Nella LQG avviene qualcosa di simile, ma in tre dimensioni. La realtà fisica e la continuità che percepiamo sono garantite da questi "pixel tridimensionali" (volumi minimi di spazio) che formano/costituiscono la struttura profonda dell'Universo.
In questa prospettiva, il "vuoto" che percepiamo tra gli oggetti non è un "niente", ma rappresenta semplicemente la trama spaziale nella sua condizione di minima energia (lo stato fondamentale). Al contrario, la materia rappresenta una regione in cui i quanti di spazio si trovano in uno stato di alta densità energetica o di eccitazione.
Di conseguenza, oggetti e spazio non sono entità distinte, ma manifestazioni diverse della stessa struttura fondamentale. Tutto è intrinsecamente interconnesso, come onde di diversa intensità che si propagano sul medesimo oceano.
(La formalizzazione ce la risparmiamo)
La fisica attuale non è poi tanto diversa da queste correnti filosofiche.
Lo prediligo a molti altri argomenti perché non richiede anni di studio su libri noiosi e inutili, a volte dannosi....
Comprendere una realtá, attraverso un'esperienza, che sia la meditazione, una malattia, sofferenza, gioia, é possibile a tutti.
A proposito di cosa succede a (la parte animica, energetica di) un individuo dopo la morte, mi piace immaginare che torni, semplicemente, dove era prima di nascere.
Proprio come un'onda nel mare......
Humberto Ak'abal, figlio e nipote di sciamani della comunità maya k'iche' di Momostenango (da: Tessitore di parole) l'ha risolta così, un giorno:
OGGI
Oggi mi sono svegliato fuori da me/ e sono uscito a cercarmi.
Ho percorso strade e sentieri/finchè non mi sono trovato.
Seduto su un lembo di muschio/ai piedi di un cipresseto/a conversare con la nebbia/cercando di dimenticare/quello che non posso.
Ai miei piedi,/foglie, solo foglie.
Ma forse apprezzeresti di più la versione in spagnolo, la lingua in cui lui autotraduceva le sue poesie.
Si, viene naturale rendersi conto di essere in contatto con "altro" e con l'altro, visto che è vero che lo siamo, ma proprio perchè lo siamo per me la cosa sensata è individuale l'impedimento a percepirla la "connessione", piuttosto che inventare elucubrate costruzioni mentali ...
Da sempre in tutte le culture (per quel che so) c'erano riti che servivano a ripristinare le "connessioni" naturali, si sa e si capisce che senza è un disastro. Riti, danze musiche arte poesia. Anche in culture che dividono col filo spinato il sè da sè e da tutta la vita in cui siamo immersi, tanta gente ha messo tutto il suo impegno a esprimere il contatto, le relazione, il dialogo tra quello che siamo e quello che è altro. Ah già, dimenticavo, la poesia non è razionale
Walt Whitman
da "Canto una vita immensa"
.....
Che cosa pensi che sia avvenuto dei giovani e dei vecchi?
E che cosa pensi che sia avvenuto delle donne e dei figli?
Vivono, e bene, in qualche luogo:
Il più piccolo germoglio mostra che realmente non c'è morte,
E che, se mai è stata, essa ha condotto alla vita, non attende la sua fine per fermarla,
E si arrestò nel momento in cui la vita apparve.
Tutto cresce verso l'alto e avanza, nulla va in rovina,
E il morire è differente da ciò che qualcuno ha supposto, e molto più felice.
Allora:
l'interpretazione di tutte le cose, è sempre interessante.
Il problema è che siamo qui per imparare e quindi dobbiamo capire tutto, ma purtroppo non siamo tutti uguali e di conseguenza chi è pronto può capire ma chi non lo è deve ancora crescere, questo viene definito progresso morale cosa molto importante.
Perché se vediamo (da quel poco che ci hanno lasciato conoscere) la nostra evoluzione, potremmo capire perfettamente che tutto cresce grazie alla missione di entità (cioè noi) che portiamo o riportiamo esempi di crescita sia morale che materiale.
Ripeto se uno non è pronto potrebbe avere delle difficoltà a capire tutto questo e quello che c'è nell'articolo, però esiste la storia che "chi semina raccoglie" quindi bisogna sempre scrivere o parlare di tutte queste cose così pian piano anche L'ignorante capirà, se non in questa vita sarà nella prossima.
Ho avuto delle esperienze particolari e sono sicuro al 100% che la nostra vita non è qui. (Questo potrebbe bastare ma serve sempre la fiducia)
Chi ha letto tutto questo, cerchi solo di buttare nel cesso il proprio orgoglio ed egoismo, cercando di trattare il prossimo come vorremmo essere trattati noi, l'amore porterà sempre amore e se non lo farà, chi lo ha impedito dovrà ripetere tutto fino a quando non avrà imparato, """il libero arbitrio è legge!""" (Altrimenti non funzionerebbe nulla)
Grazie per l'articolo e se sono andato fuori tema chiedo scusa.
by Olindo
Molte grazie Carogiu per l'articolo e per questa risposta che condivido pienamente anche per mie piccole esperienze. Ho avuto la fortuna di avere avuto dei genitori che mi hanno ascoltata e a mia volta ho ascoltato i miei figli. Si è così: i bambini, come afferma vasta letteratura, e oggi anche Federico Faggin, sono più vicini alla Coscienza Universale e sanno cose che gli adulti poi hanno dimenticato. Sanno che le piramidi sono frutto di una civiltà molto più antica di quella che ci vogliono far credere e che non avavano lo scopo di essere delle tombe, sanno a volte che incontreranno quella persona con la quale anni dopo condivideranno la propria vita, sanno che esistono altri corpi che gli adulti non vedono o percepiscono, sanno che il pensiero si sente. E' un vero peccato che la nostra cultura soffochi le esperienze che più o meno tutti i bambini vivono. E non è vero che tutto ciò svanisce dopo i quattro anni come molti affermano. Svanisce perchè la cultura dominante soffoca nei più questi ricordi che invece consentirebbero di vivere tutti un po' meglio. Quanto al mare e l'onda riporto un'esperienza recente di mio marito. Per uno shock emotivo causato da un rumore violento (shock binario, si direbbe con le leggi biologiche, perchè da bambino ne visse un primo causato dalla paura di un bombardamento) si trovò fuori dal corpo a vedere il corpo fisico disteso nel letto. Pensò di essere deceduto e ad un certo punto vide squarciarsi la parete della camera e apparirgli un'oceano di colore ros, lo stesso colore del cielo sopra di lui. Si staccò un'onda che lo travolse e provò un amore immenso difficile da descrivere e contemporaneamente si trovò nel Tutto. Si spostava al solo pensiero ecc. Non perse la sua identità ma il corpo fisico era vivo. Forse dopo ci si potrebbe fondere nel mare senza perdere la propria identità ricordando i fatti più significativi vissuti? Bernardino del Boca scrisse negli anni ottanta nel suo libro "Il Segreto" che la semente dell'immortalità sulla Terra, quel dono che permette ad una stessa personalità di passare ad libitum da un corpo logoro ad uno nuovo, fu contrastato dal Male, per paura che il segreto dell'immortalità conquistasse l'umanità, che usò una forma subdola di "segreto" per ingannare l'uomo fin dall'infanzia. E prosegue: "presto sarà raggiunto il "quinto livello" nella costruzione dei computer e l'umanità dovrà affrontare "il grande segreto", se non vorrà perire. Non coinciderà forse questo tempo con l'avvento del'Anticristo? (pag. 11-12 libro "Il Segreto")
Si puo filosofeggiare sulla misura e sui limiti del libero arbitrio, ma sulla realtà dell'esistenza dell'individuo fisico e della relativa volontà non dovrebbero esserci dubbi, anche se i collegamenti stabili del corpo fisico con le sue parti poste in piani in cui la materia è talmente sottile da sfuggire completamente ai 5 sensi (Da dove vengono le emozioni? E i pensieri e le intuizioni? Dove prende forma e sta la coscienza?...) apre la strada a qualche fantasia.
Come si possa conciliare la comparsa di volontà individuali 'altre' con l'Assoluto onnicomprensivo è il problema, apparentemente insolubile, che alcune religioni cercano di affrontare.
(Ogni e qualsiasi congettura, olografia inclusa, è necessariamente compresa nell'Assoluto).
Ci sono varie religioni che forniscono varie risposte e compongono vari sistemi disciplinari. Se il contesto in cui viviamo andasse abbastanza bene, direi bene così, ognuno aderisca a quello che preferisce e finita lì.
Quello che mi impedisce di finirla lì è l'accorgermi di quanto male vada, quanta sofferenza e violenza nel sistema nel quale viviamo. Da qui la necessità di chiedermi cosa vada ad aumentare questo male e cosa invece vada nel senso opposto.
Certo, ognuno può farsi le domande che vuole. Sono tra chi crede che prima sia necessario conoscerle le proprie emozioni, quando poi le si conosce abbastanza, il "da dove vengono" non lo si va più a chiedere a qualche religione, a qualche sistema di credenze, che comunque va sempre insieme a pratiche che stabiliscono a priori cosa fare o non fare con le emozioni ( e quindi col pensare che dalle emozioni scaturisce), si traduce sempre con cosa fare col corpo, proprio e altrui.
Noi siamo Seity, parte-intero di Uno.
Uno è olistico, dinamico e vuole conoscere se stesso.
Noi siamo Seity, parte-intero di Uno.
Uno è olistico, dinamico e vuole conoscere se stesso.
"...qualche religione, a qualche sistema di credenze, che comunque va sempre insieme a pratiche che stabiliscono a priori cosa fare o non fare con le emozioni ( e quindi col pensare che dalle emozioni scaturisce), si traduce sempre con cosa fare col corpo, proprio e altrui."
Non ho invitato a affidarsi a una religione.
"...Sono tra chi crede che prima sia necessario conoscerle le proprie emozioni, quando poi le si conosce abbastanza..."
Se speri che il tuo ego ti permetta di scoprire la vera ragione delle tue emozioni: auguri.
"e donde trai sì infausta diagnosi?"
Perché 'infausta', e comunque non è una diagnosi.
Comunque sì, sono riuscita a capire la vera ragione di una parte delle mie emozioni, sentimenti. Ci sono zone ancora buie, anche perchè la possibilità di "far luce" l'ho avuta solo a una certa età, sempre si può continuare a cercare e trovare, diciamo che però, come certe posture del corpo una volta adulti è più difficile correggerle, così quelle psichiche assunte per tanto tempo, instauratesi quando erano necessarie, diventano "automatismi" che si tende a ripetere in situazioni in cui necessarie non lo sarebbero più da tanto tempo. Però vale sempre la pena lo stesso, cercare di vederci più chiaro, fino alla fine ...
"...la possibilità di "far luce" l'ho avuta solo a una certa età..."
L'ego tende a mascherare la realtà in funzione delle nostre propensioni, alcuni consigliano di aggirarlo disorientandolo, abituandoci a accettarci come siamo, compresi i difetti che vorremmo nascondere negandoli.
Fosse facile, "conosci te stesso" non l'avrebbero scolpito sul frontone dei templi.
Ho letto l'articolo e l'ho trovato molto interessante, così come il sito che non conoscevo. Pur non essendo pienamente d'accordo su alcuni punti, ma questo è un dettaglio, mi fa molto piacere partecipare quando gli argomenti ruotano attorno a temi come questo (grazie a Massimo e a te carogiu), perché sono i temi fondamentali della nostra esistenza, i pilastri della nostra vita che ogni uomo deve affrontare nel corso di tutto il suo tempo. Certo, quando si è giovani si pensa e si vive sulla cresta dell'onda degli eventi, che si cerca e si crede di poter domare; ma il tempo che passa ci porta inevitabilmente verso la verità, diradando la nebbia che si forma davanti a noi. Una nebbia spesso causata da condizionamenti generati da coloro che ci vogliono schiavi di paradigmi creati ad arte per controllare le nostre azioni: paradigmi che non ci vogliono liberi di decidere, paradigmi che vogliono abbattere il nostro libero arbitrio. Su questi temi, mi sono trovato a riflettere a lungo, tanto da scriverci un piccolo saggio speculativo (“Oltre il tempo assoluto - Una proposta energetico-relazionale per l’emergenza del tempo”), in cui provo a indagare la fisica del tempo non come una prigione assoluta, ma come una memoria relazionale che costruiamo con ogni nostra azione. Grazie ancora per lo spazio di riflessione.
Quello che mi interessa dire, è che, se comunque il "conosci te stesso" non è facile, in nessuna condizione credo, vista la nostra complessità, viviamo in un contesto che non solo lo ostacola, ma lo rende anche impossibile per troppa gente. Credo che il conoscere sè stessi sia anche l'unico modo per conoscere, in fine, qualcosa di vero degli altri e di ciò che umano non è e ci contiene.
Trovarsi a vivere in un contesto umano "artificiale", creato per supportare un sistema di potere invece che di conoscenza, porta a tanta sofferenza e distruzione. In tutto questo, rifugiarsi in pratiche e ideologie religiose sviluppatesi in altre culture, credo sia, appunto, un" rifugiarsi", comprensibile certo, ma che offre una fuga in più dal difficile, impegnativo e sempre, in qualche misura, sofferente ( certo non solo!) "conosci te stesso".
Non credo sia un caso che, mentre tante pratiche di cura e guarigione (che sono contemporaneamente di conoscenza, se sono vere le conoscenze sulla malattia riguardano contemporaneamente la salute e il come siamo fatti davvero), sono state bandite (o derise o nascoste, il che è lo stesso) e perseguitati o comunque ridotti al silenzio quelli che praticandole ne hanno dimostrato la validità, alle pratiche venute dalla "grane saggezza orientale" sono state spalancate le porte: dalle parrocchie alle scuole, dalle università alle associazioni culturali alle università popolari, ai corsi per operatori e dirigenti del marketing, i corsi di yoga più i corsi di cosiddetto "benessere" si sono diffusi capillarmente. Come mai, a fronte di queste valangate di "benessere" e tecniche per rendersi "spirituali" a scapito del corpo che si è, le cose sono andate sempre peggio?
Mi rendo conto che è un tema grosso, grosso anche il rischio di non riuscire a spiegarsi e capirsi ...
si tratta semplicemente di questo:
analizzare nell'intimo nostro quali sono le reali motivazioni che ci spingono ad agire, con la massima sincerità, senza aver paura di scoprire che non siamo quelle belle persone che vogliamo apparire a noi stessi ed agli altri.
per esempio, se aiuto qualcuno, quali sono le reali motivazioni che mi spingono ad agire cosi ? il puro desiderio di aiutare qualcuno o il desiderio di sentirmi gratificato, ai miei occhi o agli occhi degli altri ?
( o magari entrambe le cose in percentuali diverse )
Questo solo noi possiamo saperlo, con una analisi sincera.
E abituarsi a fare queste analisi introspettive, porta spontaneamente ad abbandonare certe attitudini.
Non dobbiamo quindi "comportarci bene" cioè imporci un retto agire, perché questo dà solo l'illusione di essere retti.
Bisogna riconoscere il nostro agire non retto o incentrato sull'IO,
e lentamente e spontaneamente si abbandonano certe attitudini.
Plalist sugli insegnamenti dell'Entità Claudio
www.youtube.com/.../
"...Come mai, a fronte di queste valangate di "benessere" e tecniche per rendersi "spirituali" a scapito del corpo che si è, le cose sono andate sempre peggio?..."
Provo a rispondere.
Nel nostro mondo la materia è il supporto dello spirito, i due non sono separabili, si tratta di abituarsi a vederli.
Credo che il momento più alto di equilibrio dell'Occidente, a questo proposito, sia stato l'artigianato medioevale, capace di coniugare lo spirito con la materia, e il mondo che vi girava intorno (se dovesse interessarti l'argomento è trattato magistralmente da A. K. Coomaraswamy, in tutta la sua vasta opera, specialmente in "Sapienza orientale e cultura occidentale" e "La trasfigurazione della natura nell'arte", entrambe tradotte).
Sulle cause, ma anche sui "motivi", per cui ci siamo allontanati da un potenziale equilibrio ho i miei sospetti, ma sarebbe lungo e arduo da spiegare.
Nel tuo commento esprimi un certo fastidio, giustificato, per il modo (credo di capire) in cui viene diffusa e accolta la "spiritualità orientale", o ciò che viene spacciato per tale.
Dobbiamo renderci conto di quanto sia stato difficile, incerto e doloroso mettersi alle spalle, forse definitivamente, la rigorosa, efficiente aridità ottocentesca.
Ciao Paola è un piacere risentirti qui su LC!
E grazie a te per aver condiviso un’esperienza così ricca e personale.
Al di là delle interpretazioni che ciascuno può dare a esperienze di questo tipo, trovo molto interessante proprio il punto che sollevi: quanto della percezione dei bambini venga progressivamente filtrato, corretto o semplicemente escluso dagli adulti.
È un tema che meriterebbe molta più attenzione, senza dover necessariamente scegliere tra spiegazione scientifica e interpretazione spirituale.
L’esperienza di tuo marito, poi, è particolarmente suggestiva: il mare, l’onda, il senso di fusione con il Tutto e, nello stesso tempo, la conservazione della propria identità sembrano richiamare una delle domande più antiche che esistano: se la coscienza possa esistere indipendentemente dal corpo e, soprattutto, se l’identità individuale sia destinata a dissolversi oppure possa in qualche modo conservarsi oltre la dimensione fisica.
Non abbiamo risposte definitive, ed è proprio questo che rende queste esperienze così interessanti.
Il riferimento a Bernardino del Boca apre poi una prospettiva estremamente affascinante, soprattutto considerando che quelle riflessioni risalgono a decenni fa. Penso che il punto non sia decidere in anticipo cosa sia possibile e cosa non lo sia, ma avere il coraggio di osservare queste testimonianze senza deriderle e senza trasformarle automaticamente in verità assoluta ma strumento di crescita ed evoluzione interiore.
Forse è proprio in quello spazio, tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo, che vale la pena continuare a cercare.
Grazie ancora per aver arricchito la discussione con la tua testimonianza.:::
Grazie Bruno, apprezzo molto il tuo contributo e soprattutto il confronto, anche quando non c’è piena condivisione su ogni punto. È proprio dal confronto tra prospettive diverse che spesso nascono le riflessioni più interessanti. E il tema del tempo come memoria relazionale che proponi nel tuo saggio è certamente uno spunto molto più che stimolante stimolante.
Grazie a te per averlo condiviso.
si, come scrivi, vale davvero la pena di continuare a cercare. Ad esempio dopo aver scritto, come sopra riportato: "Non coinciderà forse questo tempo con l'avvento del'Anticristo? " Bernardino aggiuns nello stesso libro: "Alice Castello 10 gennaio 1981: Credo che l'Anticristo stia preparando le sue coorti, preparando quel Grande Male che lui dirà di venire a sanare: il "grande inganno" a cui crederà buona parte dell'umanità, quella parte che poi verrà distrutta dall'Anticristo stesso e da coloro che portano il segno della Bestia, da coloro nel cui nome sono stati trucidati milioni di martiri. La religione crea i martiri. Sono pensieri spaventosi. Ma la nostra vita è soltanto una recita.Tutto è illusione. Solo l'individuo che sa di non essere soltanto un corpo, un personaggio, ma di essere un'Anima imperitura, può passare indenne attraverso il "grande inganno". Ad alcuni aggiunse che i suoi libri sarebbero stati più compresi dopo il 2020. Ovviamente il messagio cristico è advaita: "Io e il Padre siamo Uno"
Posso solo dire l'effetto che fa a me.
A me sembra l'espressione e l'affermazione di un "ordine", come dire, di una "legge" di natura, che riconosco: il ricevere e il dare a propria volta, il poter dare perchè si è ricevuto, in qualche modo, il movimento vitale che permette a ognuno di noi di stare nel movimento più grande di tutta la vita che ci contiene, di essere parte e fare la propria parte, a momenti gioendo a momenti soffrendo o faticando, ma comunque, pur essendo ognuno sè stesso, fare parte, cambiando nel tutto cambia.( Naturalmente lo dico a modo mio, e non ha nulla a che fare col dare-avere delle "leggi di mercato", proprio nulla.)
Io, invece, non ho avuto genitori che mi hanno ascoltata, non solo, hanno anche messo in atto tutte le strategie perchè io non parlassi. Tranne quando serviva loro che parlassi, dicendo esattamente quel che era gradito loro.
Quando mi sono trovata a voler assolutamente dare a chi avevo messo al mondo io, quello che non avevo mai ricevuto ... come dirlo ... ho sbattuto la faccia contro questa impossibilità ... e certo non solo la faccia. In tutto questo percorso lungo e denso, ho scoperto tanto. C'è tutto quello che so, in questa esperienza, e, sento, anche tutto quello che ho. Nonostante tante mancanze errori cadute, l'impresa mi è riuscita in tempo: sono anche diventata nonna, ho due nipoti con cui alle volte gioco e che vogliono giocare con me. Se ci penso, faccio quasi fatica a crederci.
La tua premessa: partiamo da basi diverse, mi sembra di capire, e diversamente quindi procediamo, tu riporti profezie sull'Anticristo, io condivido la ricerca su cosa provoca il male di Alice Miller.
Credo che il "Grande Male" sia provocato dalla rottura di quella legge naturale che ho visto nella tua premessa.
( è solo uno scambio di pensieri e di esperienze, non la pretesa di aver ragione
grazie per la risposta. Bernardino del Boca collega il Grande Male al periodo dei computer e dell’IA che, come dice Faggin, potrebbero far pensare alle persone di essere delle macchine. Scrive che l’Anticristo proporrà di sanare l'umanità e sarà invece un grande inganno. Ora i genetisti, come il Nobel Mario Capecchi, dicono che potrebbero salvare dieci miliardi di persone e l’intera Natura –– e, come scrisse il genetista Edoardo Boncinelli, cambiare anche la coscienza con la manipolazione genetica accademiadellaliberta.blogspot.com/.../...
E’ casuale che lo scienziato-mistico Grigori Grabovoi abbia scritto un libro dal titolo “Anno Domini 2017”?
Per Faggin, come per B. del Boca. il problema futuro è la manipolazione genetica di tutti i regni della natura.
Anche il regista Silvano Agosti, citato in calce in questo mio post ingannati.it/.../se-non-ritornerete-come-bambini disse che l'ascolto dei bambini potrebbe aiutare tutta l'umanità