Che cosa raccontano veramente i film di Kubrick? Intervista a Federico Povoleri (Musicband).

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Comments  
Gran bella intervista e ammetto che c'erano ancora un paio di cose che non conoscevo, come il video promozionale di "2001 Odissea nello spazio" senza Kubrick.

Un anno e mezzo fa scrissi su come Jeffrey Epstein e Stanley Kubrick potrebbero avere molte cose in comune se si guarda con più attenzione ai fatti di cronaca che hanno coinvolto l’imprenditore e l’ultimo film del regista "Eyes wide shut".

dubitoergosum.it/.../jeffrey-epstein-e-stanley
Sempre un piacere ascoltare il buon Musicband
Grazie Massimo per avermi intervistato, credo sia uscito un bel dialogo da posizioni diverse ma proprio per questo interessante.

Purtroppo non è possibile condensare in un'intervista un anno di ricerche che mi hanno tolto il sonno :-) tra confronti incrociati, verifiche, visioni e letture.

Cosapevole dell'incredibile mole di materiale presente su Stanley Kubrick e delle centiniaia di libri scritti su di lui, ho affrontato questo lavoro con una buona dose di timore perchè, risultare scontati, banali, o semplicemente ripetere cose già dette era un rischio concreto.

Spero davvero che chi vorrà leggerlo, possa trovare un punto di vista innovativo e interessante, capace di svelare nuove realtà sulla figura di questo regista.

Grazie Max e grazie a tutti.
A proposito della figura di Spielberg, ricordiamoci dei suoi trascorsi a Laurel Canyion.
Ciao a tutti:

ma scusate, esistono quindi fondati dubbi anche sulla missione di circumnavigazione della Luna?
Lo chiedo perché "il cambio di programma" é stato deciso dalla CIA e non dalla NASA.
FULL METAL JACKET
Ho sempre avuto difficoltà a fare capire che full metal jacket è un film che, sostanzialmente, mette a nudo il fanatismo militare degli Stati Uniti.
Però devo dire che l' astuzia di Kubrick era proprio quell' estremizzare la propaganda che gli veniva imposta segretamente dal sistema,facendola apparire per quella che è cioè pura propaganda ai limiti del fanatismo, ma ahimè in pochi hanno recepito il messaggio.
Io credo che in tutti i suoi film, Kubrick lo abbia fatto sempre apposta, un modo per sfogare la frustrazione di un regista straordinario che è costretto a prendere ordini su ciò che più gli piaceva fare, e che ovviamente avrebbe voluto fare liberamente.
E mettiamolo, 'sto cazzo di link ad Amazon! :-D

www.amazon.it/.../B0H1SSNWD9

Daje!
In primis mi preme sottolineare la persona Federico Povolieri, preparatissimo sull'argomento, fermo restando tranquillo e modesto. Quasi una rarità.
Sugli eventuali messaggi occulti/sublimali di Kubrick si è detto di tutto e forse di più. Avevo letto (più o meno…) che al tempo degli sbarchi, circa il 30% degli statunitensi non credeva che l'uomo avesse messo piede sulla crosta selenita.

Che la CIA abbia provato a convincerli attraverso il famoso (falso?) dialogo che avrebbe avuto Armstrong captato da alcuni radioamatori il 21 luglio 1969?
Armstrong: "Cos'era? Cosa diavolo era?"
Dopo alcuni istanti disturbati si riudì Armstrong
Armstrong: "Vorrei sapere che cosa era".
La NASA da Houston: "Che accade? Qualcosa non funziona?".
Altro brusio e poi il controllo da Terra riprende: Apollo 11 rispondete".
Armstrong: "Sono oggetti enormi! Ecco, li vedo bene."
Dal controllo NASA: "Spiegati meglio, cosa sono?"
Armstrong: "Vi sono astronavi qui, sono allineate sul bordo del cratere e ci osservano".
Per la differita (3 secondi) si disse che il seguito del dialogo fu soppresso...

Altro fumo negli occhi dei contribuenti per indurli a credere a sbarco avvenuto?

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VOLANO49: Altro fumo negli occhi dei contribuenti per indurli a credere a sbarco avvenuto?

Io quella conversazione non sono MAI riuscito a sentirla. Si racconta che sia avvenuta, ma l'originale non si trova.

E' esattamente come le famose "conversazioni" in cabina del Volo 93. La FBI ci RACCONTA cosa avrebbero detto i terroristi (la scatola nera è stata recuperata), ma noi non abbiamo il diritto di sentirli in prima persona .

Chissà perchè? :-D
Stasera mi (ri)guardo Shining.
Concordo.
Quelle ciofeche di immagini lunari non possono essere un parto di un perfezionista come Kubrick, ma di certo era conoscenza di molti scheletri negli armadi.
Sono al lavoro e potrò ascoltare stasera l'intervista.
Ho fatto il login solo per dire che Amazon già conosce i miei gusti e mi manda mail coi consigli di lettura.
Libro già in casa da parecchi giorni..... giuro che per leggerlo aspettavo la solita intervista-marchetta ( e ovviamente :-D :hammer: :pint: :perculante: + altre 12.000 faccine) di @Redazione...... anzi.... mi chiedo perché ci abbia messo così tanto :-D
Massimo ma è una intervista vecchia?
Massimo ma è una intervista vecchia?

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FABIO CIPRARI: Massimo ma è una intervista vecchia?

No, l'abbiamo fatta ieri. Perchè me lo chiedi?
Anche in Barry Lyndon c’è una connessione con la NASA: fu proprio la NASA a fornire a Kubrick i grandangoli estremi che gli permisero di girare le scene illuminate solo dalle candele, come è noto.

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AREVOS: fu proprio la NASA a fornire a Kubrick i grandangoli estremi che gli permisero di girare le scene illuminate solo dalle candele,

Il fatto è vero, ma io questa storia del "mitologico" obiettivo della NASA non l'ho mai capita. In fondo si trattava di un f/0.7, che è praticamente uno stop e mezzo in più di un normalissimo f/1.2 che io ancora conservo nella mia valigetta Nikon (e che mi era costato 500 $).

Quindi questa storia dell' "obiettivo speciale" è una grande montatura pubblicitaria, per rendere più interessante quello che secondo me rimane comunque un film mediocre. (E poi chicazzosenefrega se ha girato la scena a lume di candela? Qualcuno si ricorda l'IMPORTANZA di quella scena? Io no di sicuro).
Kubrick, come i veri grandi artisti, è stato un profeta, ed ha spesso anticipato i tempi...
Per quanto riguarda il suo ultimo film io sapevo che il montaggio definitivo non era ancora stato ultimato quando lui morì e che la moglie di Kubrick aveva chiesto a Sydney Pollack di terminare lui il montaggio, ma questo, dall'intervista, non risulta proprio.

P.S.: per me "Eyes wide shut" è il film meno bello di Kubrick
KUBRICK E GLI INDIZI NASCOSTI

Lo avevo postato tempo fa nei CL ma lo rimetto qui. Giusto come valore aggiunto, almeno spero. :pint:


Il fatto che un maniaco della perfezione come Kubrick abbia messo addosso a Danny un maglione così pacchiano e fuori contesto rispetto al film, rende abbastanza difficile credere che sia stata una scelta "innocente".
Il Saturn grossolanamente cucito sul maglione ha la forma di quel grande "suppostone" che la NASA ha rifilato a tutto il mondo.

Tra l'altro le riprese di Shining iniziano nel 1978, nel pieno della diffusione della teoria del moonhoax di Bill Kaysing (1976).
Ricordavo male ad delle interviste fatte precedentemente
Ciao a tutti:

a me Kubrick piace perché riesce a mettere un po' di estetica visionaria nel realismo tipico del cinema, e secondo me riesce a calibrare le due esigenze con molto equilibrio. Per esempio le scene a lume di candela di Barry Lindon fanno sembrare le inquadrature dei quadri barocchi, con effetti bellissimi.
Detto questo immagino che per Massimo sia sopravvalutato, e su questo non so rispondere. Devo ammettere che gli Inglesi hanno la tendenza a sopravvalutare i loro beniamini, ma da sempre.
Sono convinti che Wellington fosse un generale superiore a Napoleone, che Hawking sia un grande fisico, che Turing abbia vinto la guerra da solo, oltre ad essere un altro grande scienziato, e che la Fisica passa da Newton ad Einstein senza nessuno in mezzo, e che Scott abbia conquistato il Polo Sud, che Darwin fosse un genio, e mi fermo qui.
Il fatto che tu abbia un f/1.2 Nikon non c’entra nulla.
L’obiettivo Zeiss f/0.7 usato da Kubrick non era “uno stop e mezzo in più”: era un progetto NASA costruito per fotografare il lato oscuro della Luna, con caratteristiche che nessun obiettivo fotografico commerciale ha mai avuto.
f/0.7 significa oltre 4 volte la luce di un f/1.2, non “uno stop e mezzo'. il Zeiss NASA aveva una profondità di campo millimetrica, impossibile da gestire con sistemi standard. Infatti Kubrick dovette modificare anche la cinepresa...
Nessuno prima o dopo a mai girato con luce solo di candele.
E poi c’è un dettaglio che ti sfugge: oggi, dopo 40 anni di evoluzione tecnologica, abbiamo sensori, materiali e ottiche infinitamente superiori. Con lenti moderne, un f/1.2 può sembrare “normale”. All'epoca non esisteva nulla diparagonabile.
E guarda che proprio grazie a quella tecnica gli interni di Barry Lyndon sono tra i più spettacolari mai filmati.
Se non te ne sei mai accorto, allora il problema non è Kubrick: è che ti è sfuggito il lavoro sulla luce naturale, sulle superfici, sui volti, sulle ombre morbide e sulla resa pittorica che richiama direttamente Gainsborough, Reynolds e Watteau (perdonami sono un pittore). Insomma un lavoro straordinario.
Se per te è “mediocre”, va benissimo. Ma negare l’evidenza tecnica e visiva non rende mediocre il film: rende mediocre l’analisi.
Moon hoax o Covid hoax?
Non posseggo strumenti per stabilire se ci sia mai stato uno sbarco sulla luna, se davvero l’uomo americano abbia mai messo piede sul nostro satellite o si sia trattato di una sceneggiatura con il contributo di un grande regista. Se si è trattato di un falso allunaggio sono stati impiegate tutte le risorse disponibili dell’epoca per persuadere lo spettatore televisivo non avvezzo a riconoscere gli errori di continuità che risulterebbero anche nelle foto della Nasa. Quello che è stato messo in opera nella fiction Covid ha comportato un ingente impiego di risorse mediatiche, con tutto un annesso di sceneggiatori e di registi, di esperti e di professionisti, mille volte superiore.

Covid potrebbe essere stata la prova generale per verificare che tutto funziona a dovere, che non ci saranno imprevisti quando il programma entrerà a pieno regime. La Regia ha voluto promuovere la fiction con un certo anticipo per essere certa che al momento opportuno non entreranno in gioco delle variabili che potrebbero scompaginare il suo piano. Le risposte della popolazione sono state in linea con quanto era stato programmato. La fiction Covid ha evidenziato che il programma funziona e che il target abbocca all’amo con nonchalance proprio come sarebbe avvenuto per la Luna. I molteplici suggerimenti travestiti da informazione hanno aggirato le difese della popolazione che si è lasciata irretire, sedotta dalla narrativa del sistema mediatico abilmente programmato.

Se lo sbarco sulla luna aveva i caratteri di uno sceneggiato televisivo costruito per ingannare lo spettatore, il Covid rappresenta qualcosa di molto più impegnativo e che coinvolge tutti i Paesi importanti del pianeta. Guerre e tensioni, perfino i genocidi e i massacri servono a non far capire cosa avviene dietro le quinte, rappresentano un potente diversivo. Le alleanze talvolta si travestono con antagonismi e rivalità. Lo spettatore non immagina che perfino la guerra possa servire a mascherare un piano condiviso. Se nello sbarco sulla luna agivano le suggestioni indotte mediaticamente anche dal cinema e dai romanzi di fantascienza, nel Covid hanno agito le potenti suggestioni in merito al tema della morte. La platea mediatica non sembra sfiorata dal sospetto che sia uno script scritto a più mani.

L’intelligenza artificiale ormai consente di sostituire la gran parte dei lavoratori salvo per quelle competenze che risultano ancora fuori dalla portata dei sistemi digitali, ma è solo questione di tempo, i progressi dei sistemi esperti risultano inarrestabili e riguardano tutti gli ambiti. Nello sbarco sulla luna era il prestigio americano a farla da protagonista, la Regia Covid sa perfettamente che il pianeta è vicino al collasso per le emissioni dei gas serra prodotte dall’uomo. Si vuole eliminare quella parte della popolazione considerata ridondante con un piano globale di ristrutturazione demografica? Il sospetto che lo sbarco sulla luna sia stata una fiction fa il paio con il Covid come gigantesca messinscena?
(Continua)
La Regia sa che possono iniettare sostanze che operano da remoto con le radiofrequenze, è consapevole che la popolazione può essere programmata a dare le risposte ‘appropriate’ con il controllo del sistema mediatico. La prova generale del Covid ha funzionato. Salvo poche eccezioni il target ha eseguito gli ordini, si è fatto vaccinare fidandosi di quello che gli veniva raccontato. Proprio come nello sbarco sulla luna hanno agito le potenti suggestioni indotte dai media. Per l’impresa lunare non so dire se sia stato un falso, però per il Covid anche un cieco vedrebbe che tutto lo sceneggiato non sta in piedi neppure con le stampelle.
Con l’intelligenza artificiale è oggi possibile un controllo della popolazione un tempo inimmaginabile utilizzando gli strumenti mutuati dai sistemi esperti e dai protocolli digitali. Se lo sbarco sulla luna è un falso che si è giovato perfino del cinema per rendersi credibile, il Covid rappresenta la prova generale prima di rendere operativo il programma del nuovo ordine mondiale? La tifoseria non sospetta che l’impresa lunare sia solo un film, ma soprattutto non sospetta che la partita Covid potrebbe essere truccata e rappresentare una combine con accordi sottobanco. Quelli che appaiono come nemici in realtà potrebbero essere complici e alleati e che il nuovo scenario lunare è quello di una intesa sottobanco. L’uso di armi sempre più potenti e distruttive dimostra il contrario, che non può trattarsi di una simulazione? L’operazione è onerosa e coinvolge l’intera economia. Se l’obiettivo è quello di ridurre la popolazione mondiale per far fronte ai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo tutti gli equilibri del pianeta, pare ovvio che la Regia sia disposta a tutto per raggiungere il suo scopo. Si utilizza perfino la guerra e il genocidio perché lo sceneggiato risulti persuasivo. Occorre chiedersi se il processo in atto chiama in causa delle scelte consapevoli, oppure se l’utente è all’interno di un programma che determina completamente i suoi comportamenti. In questa prospettiva non solo non ci sarebbe libertà, ma la stessa libertà farebbe parte delle istruzioni del programma che si sviluppa in automatico. Qualunque comportamento umano sarebbe espressione di un software che nessuno ha mai scritto ma che fa parte da sempre e per sempre del computer universale. Le istruzioni sarebbero inscritte nel programma mondo e rese operative secondo schemi che si sviluppano in automatico. In tale scenario anche Dio farebbe parte del programma, personaggio della banca dati, necessario perché il software possa sviluppare il suo potenziale ‘creativo’.
Rimarrebbe aperto l’interrogativo della metafisica: perché c’è l’essere e non c’è il nulla, problema che hanno affrontato i filosofi. La Meccanica Quantistica con l’instabilità di un vuoto che brulica di energia e di particelle virtuali non sembra aver risolto il problema. La spiegazione teologica rimane ancora oggi la più convincente.
Un tempo si usavano gli interventi divini per giustificare quello che risultava inspiegabile, oggi l’Alieno fa al caso, rappresenta un ente utile per non dover replicare i miti e le leggende del passato. L’extraterrestre ha sostituito le divinità pagane e il vitello d’oro, è il nuovo idolo in grado di spiegare quello che l’uomo non comprende. Con un colpo di bacchetta magica l’Ufo può rendere ragione di quello che risulta incomprensibile e che prima necessitava del periodico intervento divino. Strano che nel film di Kubrik non sia apparsa la figura dell’Alieno con tutto il suo potenziale evocativo. Sembra proprio che nonostante la scienza l’uomo si trovi a girovagare nei consueti percorsi narrativi utilizzando perfino il cinema per rappresentare l’arte dell’inganno…

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AREVOS: f/0.7 significa oltre 4 volte la luce di un f/1.2, non “uno stop e mezzo'.

Va bene, 4 volte sono due stop. Sai che differenza!

Quote:

Nessuno prima o dopo a mai girato con luce solo di candele.

E ci sarà un motivo! (cfr. Aldo Giovanni e Giacomo). Chissenefrega di COME giri una scena? Quello che importa è il contenuto. In questo caso: zero. Pura estetica. Uno stunt pubblicitario, appunto.

Quote:

Ti è sfuggito il lavoro sulla luce naturale, sulle superfici, sui volti, sulle ombre morbide e sulla resa pittorica che richiama direttamente Gainsborough, Reynolds e Watteau (perdonami sono un pittore).

Non mi è sfuggito niente, non sono cieco. Ma se io voglio vedere dei bei quadri vado in un museo. Al cinema io voglio STORIE significative e coinvolgenti, non pure esercitazioni di bravura fini a se stesse.
Massimo(sempre che sia tu), permettimi una precisazione, perché qui stiamo parlando di due cose diverse.
Io non ho “incensato” Kubrick, non ho detto che Barry Lyndon è un capolavoro, non ho parlato di contenuti, non ho discusso la trama.
Ho semplicemente aggiuntoun dettaglio tecnico al discorso:
Kubrick ha utilizzato ottiche NASA f/0.7 per girare le scene a lume di candela.
Punto.
Non capisco perché questa osservazione — che è un fatto, non un’opinione — abbia generato una reazione così aggressiva.
Tu hai risposto dicendo che “uno stop e mezzo” non è niente, ma poi ammetti che sono “due stop”, cioè quattro volte la luce. È già una correzione implicita.
Poi però sposti il discorso dal piano tecnico al piano ideologico:
“Chissenefrega di COME giri una scena, conta il contenuto.”
Ma io non stavo parlando del contenuto.
Stavo parlando della tecnica, perché il commento originale riguardava la connessione NASA–Kubrick.
E quando si parla di tecnica, non puoi liquidare un f/0.7 NASA come “pubblicità”, né paragonarlo a un f/1.2 commerciale.
Non è questione di gusti: è questione di categorie diverse.
E non è questione di “quadri al museo”: la luce è parte del linguaggio cinematografico.
Se tu preferisci storie forti e non ti interessa la resa visiva, va benissimo.
Ma questo non cambia il fatto che gli interni di Barry Lyndon siano un unicum tecnico nella storia del cinema.
Io non ho fatto altro che ricordarlo, perché era pertinente al discorso.
Non capisco perché una semplice aggiunta tecnica abbia generato un attacco personale, soprattutto da parte di chi ha fatto fotografia professionale per vent’anni.
Possiamo tranquillamente avere opinioni diverse sul film.
Ma i dati tecnici rimangono dati tecnici.
E su quelli non c’è molto da discutere.
E comunque, già che parliamo di “contenuto”: Barry Lyndon non è certo privo di storia.

Thackeray non è l’ultimo arrivato, no?
The Luck of Barry Lyndon è un romanzo fondamentale della letteratura inglese, e la sua struttura narrativa è considerata un modello di costruzione del personaggio.
Se per te la anche letteratura non è un valore nel cinema, va benissimo: è una posizione legittima.
Ma allora stai dicendo che ti interessa un cinema “puro”, totalmente slegato da tradizione, da linguaggio, da estetica, da filologia, da composizione.
In altre parole: un cinema alla Fellini (che è il mio idolo essendo io romagnolo).
Solo che Fellini era Fellini.
E tu, Massimo, non sei Fellini.
Quindi non capisco perché la mia semplice osservazione tecnica - che Kubrick ha usato ottiche NASA per ottenere una resa luminosa unica - abbia generato un attacco personale, quando non ho fatto altro che aggiungere un dettaglio pertinente al discorso.
Possiamo avere gusti diversi, ma i fatti tecnici e la qualità della storia rimangono quelli.
AREVOS: E dove sarebbe l'attacco personale? Cerca di darti una calmata perfavore, non so chi sei e non me ne può fregare di meno di te e delle tue opinioni. Ma quelli che fanno le vittime mi stanno sonoramente sui coglioni.
Visto che non rispondi concedimi di dire la mia.

Barry Lyndon è un capolavoro, uno di quei film che non si limitano a raccontare una storia: ricreano un mondo. È un'opera costruita con una cura maniacale, dove ogni elemento lavora insieme come in una sinfonia. La storia non è un pretesto: Thackeray è uno dei grandi della letteratura inglese che racconta l’ascesa e la caduta di un uomo con una precisione psicologica che pochi scrittori hanno saputo raggiungere. Kubrick non la semplifica, non la tradisce: la trasforma in cinema mantenendo la stessa struttura da romanzo, con capitoli, voce narrante, ritmo controllato... È un modo di raccontare che richiede una sicurezza assoluta nella regia, perché non si appoggia a trucchi narrativi moderni: si affida alla forza del linguaggio.
E poi c’è la luce, certo, quella luce a lume di candela cazzo, ma che non è un vezzo estetico: è una scelta di linguaggio. Kubrick non voleva “belle immagini”, voleva ricreare la percezione visiva del Settecento, voleva che lo spettatore vedesse il mondo come lo vedevano i personaggi. È filologia, non estetica. E per farlo ha usato, (che cosa?), ottiche NASA f/0.7 che nessun altro ha mai usato in un film, modificando la cinepresa, lavorando con profondità di campo superminime, rischiando tutto per ottenere un risultato che nessuno aveva mai provato. Ma la fotografia non è isolata: dialog con i costumi della nostra Milena Canonero (superba), con la musica barocca e classica scelta con una precisione ispirata, con le interpretazioni calibrate, mai sopra le righe, sempre perfettamente inserite nel contesto storico (la bellezza diafana della Berenson, la compostezza di O'Neal, Murray Melvin magnifico nellla parte del prelato istitutore, Vitali nei panni di Lord Bullingdon, Patrick Magee immenso: l'aristocrazia come fantasma vivente; e la madre popolana, tenerissima: una madre universale...)
Il risultato è che certe scene non si guardano: si respirano. Gli interni quando giocano a carte, con quelle candele che illuminano i volti e scaldano l’aria, sembrano avere un odore. Come l'avevano effettivamente al tempo. Sembra di sentire la cera che si scioglie, il calore che vibra, il silenzio che pesa. È un’atmosfera che nessun altro film ha mai ricreato, perché nessuno ha mai avuto il coraggio di girare così. E poi c’è la scena sul terrazzo (la mia/nostra preferita no?), quando Barry segue Lady Lyndon: una delle sequenze più erotiche della storia del cinema, e non ha bisogno di nudità o ammiccamenti. È erotica perché è settecentesca, fatta di sguardi, di distanza, di attesa, di silenzio. Tutto è so9ffuso, il vento, il marmo, il vestito di lei, il passo di lui… tutto è calibrato per creare una tensione che oggi nessuno saprebbe più costruire. Non sembra di guardare una scena: sembra di essere lì.
Barry Lyndon è questo: un film che non ti mostra il Settecento, ma ti ci porta dentro. Un’opera totale 'dove la letteratura, la pittura, la musica, la fotografia, la recitazione e la regia lavorano insieme come in un unico gesto'. È un film che non si può liquidare come “mediocre” senza perdere di vista metà del cinema: la parte che non è solo trama, ma linguaggio, cultura, atmosfera, visione. È un capolavoro perché è completo, perché è radicale, perché è coerente, perché è vivo. E perché nessuno, prima o dopo, ha mai fatto qualcosa di simile.
Questo è Kubrick, che piaccia o meno. E allo stesso livello metto Arancia Meccanica, Orizzonti di gloria e il Dottor Stranamore. Capolavori assoluti.
Per finire, last but not least, come si dice qua:
Kubrick è uno dei casi più clamorosi di incomprensione da parte dello star system americano. È nato a New York, è cresciuto negli Stati Uniti, ha iniziato lì la sua carriera, eppure Hollywood non lo ha mai davvero accettato. Non era uno di loro: non frequentava feste, non si faceva vedere, non si lasciava intervistare non partecipava al gioco delle relazioni, non cercava protezioni. Era un autore puro, uno che voleva solo fare film, e farli come voleva lui. E questo, in America, non è mai stato perdonato. Solo questo dovrebbe farcelo amare.
Il risultato è paradossale: uno dei più grandi registi americani della storia ha vinto un solo Oscar, e per di più in una categoria tecnica... Niente regia, niente sceneggiatura, niente film. Mai. (Nemmeno la stella sulla wolk of fame dove ci stanno cani e porci) Nemmeno una volta. E non perché non fosse nominato: lo era spesso, ma veniva sistematicamente ignorato. Hollywood premiava film più “sicuri”, più concilianti, più allineati al gusto del momento. Kubrick era troppo radicale, troppo indipendente, troppo avanti.Non era una merda come Spilberg, per intenderci...
Il fatto che fosse americano non lo ha aiutato: lo ha reso ancora più scomodo. Non era un autore europeo da celebrare come “genio straniero” (beh sono decine e decine i GRANDI film europei che rivisti oggi fanno cagare), era un americano che rifiutava le regole dell’industria americana. E l’industria non gliel’ha mai perdonata. Lo star system ha sempre avuto un rapporto difficile con chi non si piega, con chi non partecipa al rito prono, con chi non si lascia addomesticare (vedi Eyes Wide Shut). Kubrick era l’opposto di tutto questo.
Così è successo che un regista che ha CAMBIATO LA STORIA DEL CINEMA sia stato trattato come un outsider. Un autore immenso, ma non gestibile. Non “addomesticabile”.
Barry Lyndon è un capolavoro, uno di quei film che non si limitano a raccontare una storia: ricreano un mondo. È un’opera costruita con una cura maniacale, dove ogni elemento lavora insieme come in una sinfonia. La storia non è un pretesto: Thackeray è uno dei grandi della letteratura inglese che racconta l’ascesa e la caduta di un uomo con una precisione psicologica che pochi scrittori hanno saputo raggiungere. Kubrick non la semplifica, non la tradisce: la trasforma in cinema mantenendo la stessa struttura da romanzo, con capitoli, voce narrante, ritmo controllato... È un modo di raccontare che richiede una sicurezza assoluta nella regia, perché non si appoggia a trucchi narrativi moderni: si affida alla forza del linguaggio.
E poi c’è la luce, certo, quella luce a lume di candela cazzo, ma che non è un vezzo estetico: è una scelta di linguaggio. Kubrick non voleva “belle immagini”, voleva ricreare la percezione visiva del Settecento, voleva che lo spettatore vedesse il mondo come lo vedevano i personaggi. È filologia, non estetica. E per farlo ha usato, (che cosa?), ottiche NASA f/0.7 che nessun altro ha mai usato in un film, modificando la cinepresa, lavorando con profondità di campo superminime, rischiando tutto per ottenere un risultato che nessuno aveva mai tentato. Ma la fotografia non è isolata: dialoga con i costumi della nostra Milena Canonero (superba), con la musica barocca e classica scelta con una precisione chirurgica anzi perfetta, con le interpretazioni calibrate, mai sopra le righe, sempre perfettamente inserite nel contesto storico (la bellezza diafana della Berenson, la compostezza di O'Neal, Murray Melvin magnifico nellla parte del prelato istitutore, Vitali nei panni di Lord Bullingdon, Patrick Magee immenso: l'aristocrazia come fantasma vivente; e la madre popolana, tenerissima: una madre universale...)
Il risultato è che certe scene non si guardano: si respirano. Gli interni quando giocano a carte, con quelle candele che illuminano i volti e scaldano l’aria, sembrano avere un odore. Come l'avevano effettivamente al tempo. Sembra di sentire la cera che si scioglie, il calore che vibra, il silenzio che pesa. È un’atmosfera che nessun altro film ha mai ricreato, perché nessuno ha mai avuto il coraggio di girare così. E poi c’è la scena sul terrazzo (la mia/nostra preferita no?), quando Barry segue Lady Lyndon: una delle sequenze più erotiche della storia del cinema, e non ha bisogno di nudità o ammiccamenti. È erotica perché è settecentesca, fatta di sguardi, di distanza, di attesa, di silenzio. Tutto è so9ffuso, il vento, il marmo, il vestito di lei, il passo di lui… tutto è calibrato per creare una tensione che oggi nessuno saprebbe più costruire. Non sembra di guardare una scena: sembra di essere lì.
Barry Lyndon è questo: un film che non ti mostra il Settecento, ma ti ci porta dentro. Un’opera totale 'dove la letteratura, la pittura, la musica, la fotografia, la recitazione e la regia lavorano insieme come in un unico gesto'. È un film che non si può liquidare come “mediocre” senza perdere di vista metà del cinema: la parte che non è solo trama, ma linguaggio, forma, cultura, atmosfera, visione. È un capolavoro perché è completo, perché è radicale, perché è coerente, perché è vivo. E perché nessuno, prima o dopo, ha mai fatto qualcosa di simile.
Questo è Kubrick, che piaccia o meno. E allo stesso livello metto Arancia Meccanica, Orizzonti di gloria e il Dottor Stranamore. Capolavori assoluti.
Kubrick è uno dei casi più clamorosi di incomprensione da parte dello star system americano. È nato a New York, è cresciuto negli Stati Uniti, ha iniziato lì la sua carriera, eppure Hollywood non lo ha mai davvero accettato. Non era uno di loro: non frequentava feste, non si faceva vedere, non si lasciava intervistare, non partecipava al gioco delle relazioni, non cercava protezioni. Era un autore puro, uno che voleva solo fare film, e farli come voleva lui. E questo, in America, non è mai stato perdonato. Solo questo dovrebbe farcelo amare.
Il risultato è paradossale: uno dei più grandi registi americani della storia ha vinto un solo Oscar, e per di più in una categoria tecnica... Niente regia, niente sceneggiatura, niente film. Mai. Nemmeno una volta. E non perché non fosse nominato: lo era spesso, ma veniva sistematicamente ignorato. Hollywood premiava film più “sicuri”, più concilianti, più allineati al gusto del momento. Kubrick era troppo radicale, troppo indipendente, troppo avanti.Non era una merda come Spilberg, per intenderci...
Il fatto che fosse americano non lo ha aiutato: lo ha reso ancora più scomodo. Non era un autore europeo da celebrare come “genio straniero”, era un americano che rifiutava le regole dell’industria americana. E l’industria non gliel’ha mai perdonata. Lo star system ha sempre avuto un rapporto difficile con chi non si piega, con chi non partecipa al rito, con chi non si lascia addomesticare (vedi Eyes Wide Shut). Kubrick era l’opposto di tutto questo.
Così è successo che un regista che ha CAMBIATO LA STORIA DEL CINEMA sia stato trattato come un outsider. Un autore immenso, ma non “premiabile”. Non “gestibile”. Non “addomesticabile”.
Sei tu che hai portato tutto sul personale perché sul film non avevi più niente da dire.
Io parlavo di Kubrick, tu hai iniziato a parlare di me.
E, by the way, anche a me non me ne frega assolutamente nulla di te.
Quando torni sul merito invece di scappare, continuiamo.
A proposito di arte usata per aumentare l'hype delle missioni Apollo.

Dopo "2001: Odissea nello spazio" uscito nel 1968 pochi mesi prima di Apollo 8, l'11 luglio 1969 David Bowie pubblica il capolavoro "Space Oddity", nel corso della missione Apollo 11.
AREVOS: Adesso mi hai rotto i coglioni. Hai tre scelte.

1) Indichi ESATTAMENTE dove ti avrei attaccato personalmente
oppure
2) ti scusi per aver creato tutto questo polverone inutile
oppure
3) sarai espulso.
#34 redazione

Incredibile.
# 18 VENUSCORPIO


Quote:

P.S.: per me "Eyes wide shut" è il film meno bello di Kubrick

"Bello" è una cosa, "emblematico" un'altra.
Esattamente come il mondo femminile, che ai maschi appare dapprima irresistibile e poi delirante.
Eppure continua ad attrarre.
Again!
# 27 AREVOS


Quote:

E tu, Massimo, non sei Fellini

Vero.
Fellini delirava per farci sognare.
Massimo s'incazza per non farci ingannare.
AREVOS: Mi hai accusato di averti attaccato personalmente, quando sei stato TU a insinuare che io sia un mezzo deficiente ("Ti è sfuggito il lavoro sulla luce naturale"), sei stato TU ad andare sul personale ("Non sei Fellini"), sei stato TU a offendermi ("Quando torni sul merito invece di scappare, continuiamo.").

Ti ho dato comunque la possibilità di mostrarmi dove mai io ti avessi attaccato, ma non l'hai fatto.

La tua voglia di fare polemica a tutti i costi è quindi apparsa evidente.

Sei stato espulso.
Spezzo una lancia a favore di Arevos: magari il tono non sarà stato dei più felici, ma l'entusiasmo che ci ha trasmesso parlando di Kubrick è stato travolgente.

Quote:

STACCHIO: l'entusiasmo che ci ha trasmesso parlando di Kubrick è stato travolgente.

Infatti, i suoi post su Kubrick sono lì, e nessuno lì tocca.

Ma si è anche messo a fare una stupida polemica personale con me, totalmente infondata, che alla fine ha rovinato questo thread.
Ciao a tutti:

@Archiproblem #19:

mi é piaciuto il video, e ho trovato molto azzeccato l'interpretazione di Shining. Tuttavia non mi ha impressionato quella di "2001 odissea nello spazio."
Chi ha visto il video, e conosce Bennato, capirá il perché di questo video:

Complimenti ad entrambi, per l'intervista e per il lavoro svolto da Federico Povoleri.

Purtroppo non me ne intendo molto, ma ascoltare teorie che avallano quella del falso allunaggio (retroscena, ecc.) è sempre un piacere. :pint:

Grazie. :-)

PS) proprio pochi giorni fa hanno trasmesso "2001 odissea nello spazio" in Tv (non ricordo su quale canale).
BARRY LYNDON e la la scena a lume di candela.
Dico la mia da estremo profano.

Tempo fa mi dilettavo a creare immagini CGI con Blender (adesso ho problemi hardware con il PC e ho dovuto interrompere).
Non creavo roba di qualità artistica.
Semplicemente mi veniva un idea, a volte folle, e cercavo di realizzarla.

Spesso mi incancrenivo su dei dettagli che, agli occhi di chi vedeva le mie immagini, erano del tutto insignificanti, ma ai miei di occhi erano come un clown da circo in un convento di suore.
Materiali imperfetti, luci approssimative, ombre non perfettamente coerenti, texture che sembravano carta da parati, oggetti leggermente fuori scala, riflessi sbagliati, ecc. ecc.

La maggior parte delle persone che guardavano il mio book rimanevano estasiati come se avessi dipinto la Gioconda ma a me quei microscopici dettagli erano fastidiosi come la sabbia nelle palpebre.

Spesso perdevo ore a modificare un materiale con variazioni quasi impercettibili, o a modellare il fianco di una automobile per levigare una carrozzeria che non rifletteva l'ambiente come volevo, ma se non lo facevo avevo come un senso di disagio, e non dovevo esporre il mio lavoro al museo Guggenheim di Venezia.
La maggior parte dei miei lavori l'ho vista solo io.

Non avete idea di quanto tempo ho speso per realizzare la texture vellutata delle palline da tennis in questa immagine.


Mi immagino quindi Kubrick provare lo stesso senso di disagio a vedere una scena la cui illuminazione non era come se la immaginava.
FORSE la sua smania di rendere la scena realistica non è stata quella di appagare il pubblico ma di appagare se stesso.
La sua storia era già raccontata dalla sceneggiatura ma il vedere quella scena per lui "imperfetta" era come il proverbiale sassolino nella scarpa.
Non ho guardato l'intervista e non so cosa vi si dica a proposito di Eyes Wide Shut, ma a proposito di quel film vi posso dire con assoluta certezza che non era terminato al momento della morte di K. Lo posso affermare sulla base di mie fonti fidate, le quali mi hanno mostrato materiali originali di lavorazione del film. Le suddette fonti hanno valide motivazioni per avere avuto visione di tali materiali. Un po' meno ne hanno per averle riprodotte e forse ancora meno per avermele mostrate. Ma tant'è. K montava in ordine di intreccio, poi eventualmente dava ulteriori passate (tipo come quando si tinteggia casa). Il film si sfilaccia in quanto a ritmo per questo motivo - prima parte curata, da un certo punto in poi aveva dato meno passate. E non è solo quello: certe cose sono state sostituite, la grafica del titolo NON è come l'aveva lasciata K, il mix audio è fatto praticamente di sana pianta, certe scelte musicali sono opera di chi vi ha messo le mani dopo, e questo è avvenuto sotto le disposizioni del cognato produttore (non ricordo il nome, è il fratello della moglie di K).
Liberi di non credermi, ma se c'è una cosa che SO del mondo
delle speculazioni e del complottismo è proprio questa: quel film è ingudicabile in quanto non terminato dall'autore più perfezionista mai esistito.
Hai fatto bene a lasciare i post di Arevos. Dimostravano molta passione e competenza sia su Kubrick e anche sulla tecnica fotografica. Una piccola perla in molte dissertazioni fuffiche