[questo articolo fa parte di quelli da me "sollecitati" ai nostri utenti]
di Ciro Pirone (utente Kurus)
Dalla CIA a Platone, dai diluvi antichi fino al 2046. Un viaggio nella possibilità che la nostra civiltà non sia la prima… e forse nemmeno l’ultima.
Immagina di scoprire che la storia dell’umanità non è una linea retta, ma un ciclo. Civiltà che sorgono, accumulano conoscenza, costruiscono monumenti, mappano il cielo… e poi vengono cancellate da eventi così devastanti da lasciare solo piccoli gruppi di sopravvissuti, costretti a ricominciare quasi da zero.
Quello che chiamiamo “inizio della civiltà” potrebbe essere soltanto l’ultimo riavvio. Sembra fantascienza. Eppure questa ipotesi emerge dall’incrocio tra documenti declassificati, testi antichi, miti del diluvio presenti in tutto il mondo, siti archeologici fuori scala e anomalie geofisiche oggi misurabili. Non è necessario credere a tutto. Ma quando i pezzi iniziano ad avvicinarsi, il quadro diventa difficile da ignorare.
E il primo pezzo non viene da una piramide. Viene dagli archivi della CIA.
Il libro che riemerge dagli archivi della CIA
Negli anni ’60, Chan Thomas, autore americano di The Adam and Eve Story, pubblicò una tesi inquietante: la crosta terrestre potrebbe, in determinati momenti ciclici, subire uno spostamento improvviso rispetto agli strati più interni del pianeta. Non un lento movimento tettonico, ma una dislocazione catastrofica.
Nel suo scenario, gli oceani invadono i continenti, i venti diventano devastanti, le zone climatiche cambiano, le città vengono travolte e la memoria storica si spezza. L’umanità sopravvive solo in piccoli gruppi, spesso in luoghi elevati o isolati.
Il titolo stesso suggerisce la sua lettura: Adamo ed Eva, il Diluvio, i miti di distruzione e rinascita non sarebbero solo allegorie spirituali, ma memorie simboliche di precedenti cataclismi reali.
Ma la parte più strana è la storia del libro. La versione anni ’60 oggi più facilmente reperibile passa attraverso un rilascio della CIA del 2013, indicato come “Declassified in Part – Sanitized Copy”. Una copia declassificata solo parzialmente.
Se era solo una fantasia irrilevante, perché archiviarla? Perché rilasciarla decenni dopo in forma ridotta? E perché copie complete e indipendenti della stampa originaria non risultano normalmente accessibili? Questo non prova che Thomas avesse ragione, ma rende la domanda legittima.
Le città sotterranee e l’ex funzionaria che parla di “near-extinction event”
Poi arriva una voce molto più vicina al potere contemporaneo. Catherine Austin Fitts, ex Assistant Secretary of Housing and Urban Development durante l’amministrazione George H. W. Bush, ha parlato in un’intervista con Tucker Carlson, giornalista e commentatore politico americano, di enormi fondi non documentati nei bilanci pubblici e della possibilità che parte di questi flussi sia stata usata per costruire infrastrutture sotterranee.
Non parla solo di bunker, ma di basi, città sotterranee, sistemi di trasporto nascosti e strutture pensate per garantire continuità operativa in scenari estremi. La motivazione più impressionante che cita è la mitigazione del rischio di un evento di quasi estinzione della civiltà.
Le sue affermazioni non dimostrano da sole l’esistenza di ciò che descrive. Ma il fatto che un’ex funzionaria di alto livello parli pubblicamente di fondi non tracciati, infrastrutture sotterranee e scenari di “near-extinction” rende inevitabile una domanda: se una parte del potere temesse davvero un evento catastrofico futuro, lo direbbe al pubblico… o costruirebbe sotto terra?
E se questa idea non fosse moderna?
Ma l’idea di cataclismi ciclici non nasce con Chan Thomas, né con la CIA. È molto più antica.
Platone, filosofo greco del IV secolo a.C., nel Timeo, nel Crizia e nelle Leggi conserva una visione della storia radicalmente diversa da quella moderna: l’umanità sarebbe stata distrutta più volte da grandi cataclismi, soprattutto fuoco e acqua. Ogni volta, le città, la scrittura, le arti e le conoscenze vengono spazzate via. Restano pochi superstiti: pastori, montanari, persone isolate, prive dell’educazione delle civiltà precedenti.
Nel Timeo, il sacerdote egizio che parla a Solone afferma che i Greci ricordano un solo diluvio, ma in realtà ce ne sono stati molti. Nel Crizia, l’immagine è ancora più forte: dopo lunghi intervalli, una distruzione proveniente dal cielo lascia vivi soltanto uomini privi di lettere e di educazione, costringendo l’umanità a ricominciare “come bambini”.
Questa non è solo mitologia decorativa. È una teoria ciclica della storia: civiltà avanzate sorgono, accumulano sapere, vengono distrutte, e i superstiti ripartono quasi da zero.
Gesù, Noè e l’invito a fuggire sui monti
La stessa logica ritorna nei Vangeli, ma con un linguaggio spirituale e profetico. Nel discorso del Monte degli Ulivi, riportato in Matteo 24 e nei paralleli di Marco 13 e Luca 21, Gesù parla di guerre, terremoti, carestie, falsi profeti, tribolazioni e sconvolgimenti cosmici.
Uno dei passaggi più importanti è l’invito a fuggire sui monti. Sul piano materiale, il monte è rifugio: protegge dal caos della pianura, dalle acque, dalle masse in fuga, dal collasso delle città. Sul piano simbolico, rappresenta uno stato superiore di coscienza: salire interiormente, vedere da più in alto, non restare intrappolati nella confusione collettiva.
Poi Gesù paragona i tempi futuri ai giorni di Noè: le persone mangiavano, bevevano, si sposavano, vivevano normalmente… finché Noè entrò nell’Arca e arrivò il diluvio. Il punto non è solo la distruzione fisica. È l’incoscienza. Nessuno vede il segno. Nessuno ascolta l’avvertimento.
“Vegliate”, dice Gesù. “Siate pronti.” Non invita alla paranoia. Invita alla presenza.
Il Diluvio come memoria globale
Il racconto di una grande inondazione non appartiene soltanto alla Bibbia. Lo troviamo in culture lontanissime: Utnapishtim nell’Epopea di Gilgamesh, Noè nella Genesi, Nūḥ nel Corano, Manu nella tradizione indiana, Deucalione e Pirra in Grecia, e molte tradizioni native americane, andine, oceaniche e aborigene.
Cambiano i nomi, ma il nucleo resta simile: un mondo corrotto o fuori equilibrio, un avvertimento ignorato, grandi acque, pochi salvati, un’arca o una montagna, e una nuova umanità che ricomincia.
Certo, ogni popolo può aver conosciuto inondazioni locali. Ma quando lo stesso schema appare ovunque, la domanda è inevitabile: miti indipendenti o frammenti di una memoria comune? Forse, alla fine dell’ultima Era Glaciale, l’umanità visse un trauma così profondo da conservarlo nei racconti sacri di tutto il mondo.
Le tracce fisiche: Göbekli Tepe, Giza e le città sotterranee
Se questa memoria fosse reale, dovremmo aspettarci delle tracce. E il mondo antico ne offre alcune difficili da ignorare.
Göbekli Tepe, nel sud-est della Turchia, è forse il caso più clamoroso: pilastri a T di 10–20 tonnellate, strutture circolari, simboli animali e umanoidi, il tutto datato a circa 11.600–12.000 anni fa, prima dell’agricoltura, della ceramica e dei villaggi stabili. Secondo il modello tradizionale, un sito simile non dovrebbe esistere. Eppure esiste. E fu intenzionalmente sepolto.
Nella stessa area, Karahan Tepe, Sayburç e altri siti di Taş Tepeler suggeriscono una cultura più ampia e sofisticata. Altrove, Gunung Padang in Indonesia, le città sotterranee della Cappadocia e formazioni come Bimini Road continuano ad alimentare domande su ciò che potrebbe essere andato perduto.
Poi c’è Giza. Le piramidi e la Sfinge vengono ufficialmente collocate nell’Antico Regno egizio, ma la loro precisione astronomica, l’allineamento al nord vero e la scala monumentale restano impressionanti. Robert Schoch, geologo americano, ha proposto che l’erosione da acqua sulla Sfinge possa indicare un’epoca molto più antica, quando il Sahara era più umido.
E poi c’è il sottosuolo. Le affermazioni di Corrado Malanga e Filippo Biondi su possibili strutture sotto la Piramide di Chefren richiedono verifiche indipendenti, ma riaprono una domanda antica: se questi monumenti servivano anche a conservare conoscenza o sopravvivere a catastrofi, dovremmo guardare solo sopra… o anche sotto?
Durupınar, l’Arca e lo strano interesse degli apparati moderni
In questo quadro, anche Durupınar, in Turchia orientale vicino al Monte Ararat, assume un significato particolare. Alcuni lo interpretano come possibile traccia fisica dell’Arca di Noè, per la forma allungata e le dimensioni confrontate con quelle della Genesi. La geologia mainstream lo considera invece una formazione naturale.
Gruppi come Noah’s Ark Scans, iniziativa americana dedicata allo studio del sito, hanno pubblicato analisi basate su radar del suolo, resistività elettrica e test del terreno, sostenendo di aver individuato corridoi, strutture interne e anomalie organiche. Risultati discussi, certo. Ma non privi di interesse.
C’è poi un dettaglio ancora più curioso: anche l’area dell’Ararat è stata fotografata e monitorata da apparati militari e di intelligence. La cosiddetta Ararat anomaly fu ripresa già nel 1949 durante una missione della U.S. Air Force; alcune immagini aeree e satellitari dell’area furono classificate e rilasciate solo decenni dopo tramite procedure FOIA.
Questo non dimostra che il governo americano abbia trovato l’Arca. Ma mostra che l’interesse per anomalie legate al Monte Ararat non è stato solo religioso o popolare.
Douglas Vogt e il ciclo del Sole
Se gli antichi conservavano memorie di cataclismi, la domanda successiva è inevitabile: esiste un possibile meccanismo fisico dietro questi cicli?
Douglas Vogt, autore e ricercatore indipendente noto per la teoria del ciclo solare di 12.068 anni, ha dedicato decenni a questa possibilità. Secondo la sua ipotesi, alla fine di ogni ciclo il Sole potrebbe entrare in una fase di micro-nova o forte espulsione energetica, con effetti sul campo magnetico terrestre, sul clima, sulla rotazione e sulla stabilità della civiltà. La data che collega al prossimo possibile culmine è intorno al 2046.
Il punto non è credere automaticamente a Vogt. Il punto è che ha pubblicato libri, ore di spiegazioni, dati, calcoli e collegamenti. Non chiede fede. Chiede verifica.
E questa è una distinzione importante. La scienza vera vive di confronto, critica e riproducibilità, non di autorità. Se Vogt ha torto, va confutato sui dati, non con un’etichetta. Perché se anche solo una parte del suo modello fosse corretta, le conseguenze sarebbero enormi.
La Terra oggi: wobble, magnetismo ed ECDO
Negli ultimi anni, alcuni parametri del pianeta hanno mostrato comportamenti che meritano attenzione. La Chandler wobble, piccola oscillazione naturale dell’asse terrestre di circa 433 giorni, si sarebbe ridotta in modo significativo dopo il 2015. Il campo magnetico continua a cambiare. L’Anomalia del Sud Atlantico si espande. Enti come l’IERS monitorano costantemente moto polare, UT1 e durata del giorno.
La scienza convenzionale interpreta questi fenomeni attraverso redistribuzioni di massa, dinamiche climatiche, idrologiche, criosferiche e interazioni nucleo-mantello. Ma alcuni ricercatori indipendenti li leggono in modo più radicale.
La ECDO Theory — Exothermic Core-Mantle Decoupling – Dzhanibekov Oscillation Theory — associata a Roger B. Cunningham, autore indipendente noto online come The Ethical Skeptic, propone che il collegamento dinamico tra nucleo e mantello possa indebolirsi, portando il guscio esterno del pianeta verso una fase di instabilità rotazionale.
L’ipotesi si ispira all’effetto Dzhanibekov, o teorema della racchetta da tennis, secondo cui un corpo rigido in rotazione può ribaltarsi attorno al proprio asse intermedio. Applicata alla Terra, la teoria diventa estrema: rapido riorientamento del guscio esterno, spostamento dei poli, oceani in movimento e mega-inondazioni.
È controversa, e va detto chiaramente: la Terra non è un corpo rigido semplice. La geofisica convenzionale non considera dimostrato un ribaltamento rapido del guscio terrestre. Ma la teoria ha un merito: indica parametri da osservare, come Chandler wobble, durata del giorno, moto polare, campo magnetico, dati gravimetrici e temperature oceaniche profonde. Non prova il cataclisma. Ma invita a guardare il pianeta come un sistema integrato.
Se i governi sapessero, cosa direbbero?
A questo punto la domanda diventa politica: se una parte ristretta delle istituzioni sapesse, o anche solo temesse seriamente, un futuro evento catastrofico, lo direbbe apertamente? Probabilmente no.
Il primo problema sarebbe il panico. Una popolazione convinta che un evento geofisico incontrollabile sia imminente potrebbe reagire con collasso economico, fuga, assalto alle risorse, perdita di fiducia nelle istituzioni e paralisi sociale.
Molto più gestibile sarebbe una narrativa graduale: il clima sta cambiando, la causa principale siete voi, ma la situazione è ancora controllabile attraverso restrizioni, transizione energetica, riduzione della mobilità, digitalizzazione e monitoraggio.
Questo non significa che il cambiamento climatico antropico sia falso. Significa chiedersi se quella narrativa possa anche funzionare come cornice psicologica di contenimento: far credere che il problema sia controllabile, mentre eventuali rischi più profondi restano fuori dal discorso pubblico.
Dopo l’11 settembre, in nome dell’antiterrorismo, molte democrazie hanno accettato più sorveglianza. Durante il Covid, in nome della salute pubblica, milioni di persone hanno accettato lockdown, certificati, tracciamento e restrizioni alla mobilità. Il punto non è dire che ogni crisi sia stata creata artificialmente. Il punto è osservare il pattern: dopo ogni grande emergenza, la soglia di controllo accettata dalla popolazione si alza.
Elon Musk e l’Arca tecnologica
Se le civiltà antiche costruivano arche, rifugi, piramidi o città sotterranee, come sarebbe oggi una moderna arca? Probabilmente non una nave di legno.
Sarebbe una combinazione di spazio, energia, comunicazioni, intelligenza artificiale, tunnel, veicoli resistenti, robotica e interfacce neurali. In questo senso, l’impero di Elon Musk, imprenditore alla guida di SpaceX, Tesla, Starlink, Neuralink, xAI e The Boring Company, appare quasi come una moderna architettura di resilienza.
SpaceX punta a rendere l’umanità multiplanetaria: non mettere tutto il destino umano su un solo pianeta. Starlink crea comunicazioni satellitari globali, utili anche in guerre, disastri e collassi locali. Tesla significa energia, batterie, mobilità elettrica e sistemi di backup. Il Cybertruck incarna un’estetica da fine civiltà: acciaio, robustezza, autonomia. The Boring Company porta la dimensione sotterranea. Neuralink e xAI spostano il discorso sull’intelligenza, l’adattamento e il rapporto uomo-macchina.
Tutto questo non prova che Musk conosca un evento specifico nel 2046. Ma il filo conduttore è evidente: ridurre la dipendenza da un solo pianeta, da una sola rete elettrica, da una sola infrastruttura di comunicazione e da una sola forma biologica di intelligenza.
Musk non è necessariamente un profeta. Ma simbolicamente appare come un costruttore di arche tecnologiche.
L’Arca interiore
Ma anche se tutto questo fosse vero, resta la domanda più importante: è sufficiente prepararsi materialmente? Che senso ha costruire bunker, razzi, tunnel, satelliti e colonie spaziali se l’essere umano resta interiormente addormentato?
Qui entra la dimensione spirituale. Salvatore Brizzi, autore italiano di spiritualità e alchimia interiore, parla della presenza, del “padrone di casa”, dell’osservatore interiore che non si identifica con il corpo, con la paura, con l’ego o con la storia personale.
Secondo questa visione, le grandi crisi non sono soltanto distruzioni. Sono prove iniziatiche. Le strutture crollano, le illusioni si spezzano, la personalità viene messa sotto pressione. E allora resta una domanda: chi sono io davvero?
La vera Arca non è soltanto un rifugio fisico. È uno stato di coscienza.
Gesù lo dice con parole semplici e terribili: “Come nei giorni di Noè… vegliate.” Il problema dell’umanità prima del diluvio non era solo morale. Era percettivo. Non vedeva. Non ascoltava. Non era presente.
Forse è questo il messaggio più profondo: non basta sopravvivere al mondo esterno. Bisogna svegliarsi dentro.
La domanda finale
Non sappiamo se il 2046 sarà l’anno di un nuovo reset. Non sappiamo se Vogt abbia ragione, se l’ECDO descriva un meccanismo reale, se Chan Thomas avesse intuito qualcosa, o se le antiche tradizioni conservino davvero una memoria storica globale.
Ma sappiamo una cosa: la storia dell’umanità è molto più fragile, misteriosa e ciclica di quanto ci venga raccontato.
Le pietre di Göbekli Tepe, le parole di Platone, i miti del diluvio, la copia declassificata della CIA, le infrastrutture sotterranee, le anomalie della Terra, le arche tecnologiche moderne e il richiamo spirituale alla vigilanza sembrano puntare verso la stessa domanda:
E se non fossimo la prima civiltà ad arrivare fin qui? E questa volta saremo abbastanza svegli da ascoltare il messaggio?
Oppure anche noi diventeremo soltanto una rovina, un mito, una leggenda frammentata nelle mani dei sopravvissuti del prossimo ciclo?





Civiltà che si riproducono e poi scompaiono lasciando talvolta traccia del loro passaggio .
A volte mi spingo con l'immaginazione e penso che forse tutti i fenomeni Ufo che vediamo o conosciamo altro non siano che civiltà prima della nostra
Nostri antenati che vivono insieme a noi e che molto probabilmente ci hanno condotto fino ad oggi.
Magari fra 200 milioni di anni se la terra potrà ancora ospitare della vita, chissà forse la statua della libertà verrà vista come noi oggi vediamo la Sfinge.
Forse gente come Leonardo, Einstein, Archimede , Galileo etc, non sono uomini di questa civiltà nelle media mentalmente ancora molto arretrata, ma uomini di epoche passate, fisicamente uguali ma con intelligenza superiore.
Sono solo speculazioni, lo so, però mi piace crederci .
Complimenti
Tema intrigante che stimola la mente e la fantasia.
Grazie
Indipendentemente da quanto possa interessare o quanto numerosa possa essere la partecipazione per me già basta solo leggere l'articolo.
Sentir parlare ogni santo giorno sempre di carri armati missili ipersonici di sta minchia, accordi , dazi, stragi o vaccini è veramente un grande rottura di coglioni !!!!!!
Archeologia proibita di Michael Cremo riporta prove dell'esistenza di esseri umani moderni indietro anche di milioni di anni...
Altroché quinto ciclo.
Nel 2046 avrò 83 anni, vedremo
Si, son convinto che ci sarò, sto lavorando sodo al riguardo
PS: grazie per l'articolo
Tra l'altro Emily blunt (non bella come Jennifer ma comunque splendida attrice ) non è nuova a questi generi.
I guardiani del destino, Looper e ultimamente Disclosure Day
Ma la differenza, oggi, è che possiamo scegliere di ascoltare. Le prove frammentate non ci condannano al silenzio: ci offrono una traccia. Essere “abbastanza svegli” oggi significa smettere di credere alla linearità del progresso e iniziare a custodire la conoscenza come un bene comune, non come un’arma.
Forse non potremo evitare ogni crisi, ma possiamo piantare semi di consapevolezza che il prossimo ciclo non dovrà riscoprire per caso. Non saremo solo rovina: possiamo diventare radici.
Gran bel articolo Ciro.
Secondo le ipotesi o le narrazioni qui riportate, gruppi sparuti di umani sopravviverebbero su qualche cucuzzolo o in qualche area continentale molto interna.
1) non certo gruppi di pastori (ce ne sono pochissimi ormai) semianalfabeti, ma articolate e complesse comunità montane e continentali.
2) anche se prive di internet, industrie, commerci internazionali, queste comunità sarebbero dotate di conoscenze sufficienti oltre che mezzi per ripristinare nell'arco di qualche decennio un certo livello della civiltà attuale e mantenere una traccia chiara dell'evento catastrofico e della civiltà che lo ha preceduto. Sicuramente in queste comunità montane/interne ci sarebbe qualche ingegnere, imprenditore, altre tipologie di persone altamente istruite o fattive. Non ripartirebbero da zero ma da un bagaglio di conoscenze quali quelle comunemente diffuse oggi. Inoltre non ripartirebbero dalla pietra e dal fuoco ma dalla disponibilità e la conoscenza di strumenti di comune ferramenta e altro.
Quindi l'ipotesi che si riparta da cavernicoli mi pare piuttosto improbabile.
3) Queste comunità possiederebbero la scrittura, e quindi tramanderebbero il sistema di scrittura della nostra civiltà.
4) Per quanto devastante l'evento, se non totalmente distruttivo in quanto consentirebbe la sopravvivenza di qualche umano, allora il globo rimarrebbe disseminato di carcasse di navi, automobili, di resti di edifici vari, per non parlare dei miliardi di manufatti, oltre che delle carcasse umane. Gli archeologi del futuro avrebbero a disposizione una quantità di reperti straripante.
Ci sono evidenze di almeno una civiltà preesistente alla nostra, ma questo non vuol dire che certe "narrazioni alternative" alla "scienza ufficiale", anche molto diffuse e discusse, siano plausibili.
Ritengo che questo articolo (molto interessante, ad ogni modo, complimenti Ciro) vada integrato e rielaborato con altri elementi, qui non riportati.
Mi fermo qui, come già detto le discussioni a mio avviso andrebbero fatte secondo una struttura più ordinata e metodica.
l ' uomo pensa di essere il centro del sistema, ma la terra, quando sarà capace di sbarazzarsi di esso, di tutte le porcherie che esso ha creato, in un migliaio d'anni si darà una scrollatina e tutto ricomincerà a funzionare bene
youtu.be/QXvK359TL2Y?t=300
Mi meraviglia il tema proposto da come è stato impostato. Mi meraviglia perche l'autore senza menzionarlo deve aver letto sicuramente da ragazzino i libri di Peter Kolosimo, apripista del genere magico-fantastico in Italia. Se non lo ha ancora fatto, gli consiglio di precipitarsi dai negozi di libri di seconda mano o andare in Amazon, e cercare almeno "Terra senza tempo" del 1972. Che il filone si dica fantastico è solo perche l'archeologia ufficiale snobba categoricamente le cosiddette OOpart cioè Out of Place Artifacts, ovvero "manufatti fuori posto" e ignora tutte le teorie sulle civiltà cicliche terrestri. Chissà perche l'autore ha pure "dimenticato" di citare il libro "Il mattino dei maghi" di due fulgidi autori degli anni '60 che sono Pawels e Bergier. La teoria secondo la quale noi non siamo la prima e ne saremo l'ultima "civiltà" è visibile per esempio nei resti archeologici delle civiltà precolombiane. Generalmente, a parer mio, c'è la volontà di obliare elementi di civiltà dimenticate, che la parola "antidiluviane" non rendono merito alla loro vetustità: mi riferisco alle fondamenta ciclopiche del Tempio di Giove a Baalbek in Libano per esempio, oppure in Karelia a Vottovaara, e alle mura ciclopiche site a Gornaja Šorija, nella regione siberiana di Kemerovo in Russia o ancora i resti a Moenjo Daro nella valle dell'Indo, situato nell'odierno Pakistan meridionale, ma chi si affascina a ste cose, lo sà perfettamente che la lista sarebbe ancora molto lunga.. e per questo che a chi si addentra a queste letture, sà immaginare che noi non siamo stati sicuramente i primi, senza scomodare fantomatici documenti desecretati della Cia. Anche Biglino nelle sue conferenze e nei suoi libri ci fornisce un quadro alternativo da prendere sicuramente in considerazione.
reddit.com/.../...
In ogni caso, visto che conosci bene la materia, perchè non fai un articolo anche tu, così completiamo gli argomenti mancanti?
Se siete interessati a saperne di più consiglio di leggere le tavolette sumere tradotte sia da Sitchin, sia da Pettinato, sia dall'Università di Oxford facoltà di Lettere Orientali.
E proprio di quest'ultima vi condivido il sito ufficiale (tutto in inglese ed aggironato al 2016) che spiega la grammatica, la fonetica e come scrivere in sumer, in pratica per i più volenterosi è possibile apprendere la lingua sumer come si apprende spagnolo, francese, inglese, russo,cinese, etc.
Università di Oxford, Lettere Orientali
1- Home Page: etcsl.orinst.ox.ac.uk/
2 - Le Fonti usate dall'Università: etcsl.orinst.ox.ac.uk/edition2/references.php
3 - Elenco di tutte le composizioni e traduzioni disponibili, suddivise per categoria (indicazioni, cliccate sulla parola Unicode per esempio su King lists and other compositions si apre nuova pagina, ogni argomento ha due link: transliteration ovvero leggete lo scritto in sumero oppure su translation leggete la traduzione letterale (e non interpretazione arbitraria, ma esattamente cosa è scritto, quindi nessuna manipolazione) si parla di sovrani il cui singolo regno aveva durataanche di 30mila anni e dopo un grande diluvio, i sovrani governavano da 2/300 anni fino a scendere a 90/80/70 etc di anni. Sempre per singolo sovrano.
Ecco il link a cui mi riferisco: etcsl.orinst.ox.ac.uk/.../etcsl.cgi?text=t.2.1.1#
vi traduco in italiano le prime righe giusto per...
INGLESE: After the kingship descended from heaven, the kingship was in Eridug. In Eridug, Alulim became king; he ruled for 28800 years. Alalĝar ruled for 36000 years. 2 kings; they ruled for 64800 years. Then Eridug fell and the kingship was taken to Bad-tibira.
ITALIANO: Dopo che la sovranità/regalità discese dal cielo, essa si stabilì a Eridug. A Eridug, Alulim divenne re; regnò per 28.800 anni. Alalĝar regnò per 36.000 anni. Due re; regnarono per 64.800 anni. Poi Eridug cadde e la sovranità fu trasferita a Bad-tibira.
Annuna-ki=coloro che discesero dal cielo
Nell'argomento della Old Babylonian, si parla di Nibru (spesso tradotta come Nibiru) da cui nasce il culto del Talmud Babilonese che accettava anche i sacrifici umani che vede l'Italia in prima linea per la traduzoione proprio di questo testo in italiano e come sponsor Mattarella.
Ecco il sito ufficiale con la foto di Mattarella
TALMUD: www.talmud.it/it/
Spiegazione leterale, nel senso che Mauro Biglino legge quello che è scritot nel Talmud Babilonese
Condivido anche il video di Max Caranzano, ingegnere elettronico che lavora anche sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale oltre che ricercatore indipendente dei fatti storici non divulgati e con fonti e citazioni.
Nei suoi libri riporta che i cataclismi su questo pianeta sono ciclici e ne riporta le date. Buon ascolto.
Una Storia vera, Prima di noi
www.youtube.com/@BEFOREUS
maxcaranzano.com/
Diluvio non equivale a inondazione
La presenza dello stesso mito in più culture potrebbe semplicemente significare un'origine comune delle culture o anche del mito stesso, trasmesso da una ad altre.
I miti riportati parlano di inondazioni e di catastrofici spostamenti d'aria?
Non mi appassionerei alle narrazioni suggestive solo in quanto tali.
E credo che un'analisisi critica e ordinata fatta da questa comunità, nella quale, ribadisco, non mancano competenze e capacità, aiuterebbe i tanti visitatori a comprendere e orientarsi meglio.
Saluti.
Quando conobbi Gobekli tepe ho scritto un articolo nel 2011, il cui sviluppo e la discussione seguenti hanno confermato l'interesse non solo mio sull'argomento
Chi vuole puo' rileggere il tutto qui
luogocomune.net/.../...
La scheda che ho allegato allora cercando di riunire una buona parte degli indizi di cui ero venuto a conoscenza nella mia vita riguardo ad un passato dimenticato/occultato di (almeno) una civilta' precedente alla nostra la potete vedere qui
old.luogocomune.net/.../...
Le ulteriori scoperte menzionate nel presente articolo dimostrano e confermano la presenza di un enorme puzzle che sta/stiamo cercando di ricomporre
Riguardo alle conclusioni sull'impatto sociale non posso che essere d'accordo con l'autore, divulgare una simile conoscenza ad una massa di ignoranti come si e' dimostrata essere l'umanita' durante le crisi 11/9 e covid otterrebbe solo uno scatenarsi dei peggiori istinti da cui e' dominata
Sulla Terra l'erosione cancella tutto, ma sulla Luna o su Marte no. Se una civiltà passata avesse raggiunto lo spazio proprio come adesso vogliamo fare noi ??
E se una civiltà antica fosse stata perfettamente ecologica, ,senza bruciare carbone o petrolio, la sua impronta geologica sarebbe letteralmente pari a zero. Più una civiltà è avanzata e pulita, meno possibilità abbiamo di sapere che sia mai esistita
se una civiltà industriale fosse esistita milioni di anni prima di noi, saremmo in grado di trovarne le tracce geologiche?
en.wikipedia.org/wiki/Silurian_hypothesis
Solo una frazione infinitesimale degli organismi si fossilizza. Se una civiltà fosse durata "solo" 100.000 anni (un battito di ciglia geologico), potrebbe non aver lasciato un solo osso fossile giunto fino a noi.
focus.it/.../...
A causa della tettonica a placche, l'erosione, i ghiacciai e i vulcani, la superficie della Terra viene costantemente "piallata" e riciclata. Non esiste quasi più superficie terrestre intatta risalente a più di 2-3 milioni di anni fa. Città come New York o Roma verrebbero ridotte in polvere e sepolte in poche centinaia di migliaia di anni
it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_siluriana
Di fatto comunque secondo la versione ufficiale della nostra esistenza , la civiltà umana non ha mai trovato assolutamente nulla ne un oggetto, ne un edificio, ne un'anomalia chimica confermata che faccia pensare a una civiltà tecnologica precedente alla nostra.
Sempre reperti archeologici che testimoniano la nostra lenta evoluzione culturale dai primi strumenti in pietra di milioni di anni fa fino alle piramidi .
Neanche sulla Luna o su Marte è stato mai trovato nulla
Archeologia misteriosa e pseudoscienza sono argomenti a parte
esistono numerose prove di quanto afferma l'articolo, e sono di dominio pubblico da almeno un centinaio d'anni.
La Storia della vita sulla Terra si divide in fasi chiamate "ere geologiche". Ognuna di queste ere é caratterizzata da un evento catastrofico che ha coinvolto, o meglio sconvolto, la vita, portandola in alcuni casi sull'orlo dell'estinzione.
Qui una tabella sintetica:
Adesso, gli scienziati autorizzati a parlare vi diranno che tali catastrofi furono fenomeni che durarono migliaia di anni, dando perció il tempo alla vita di trovare luoghi protetti dalla catastrofe in cui "incubarsi" e poi uscire e ripopolare il mondo, evolvendosi nel frattempo.
Questo é plausibile, e in molti casi sará sicuramente stato cosí, ma non sempre.
Uno di fenomeni piú misteriosi della paleontologia é, secondo me, la pietrificazione degli alberi. Gli scienziati hanno ipotizzato che gli alberi possano essere stati coperti di sedimento in piedi, fossilizzati e poi il sedimento se ne sarebbe andato. Poco credibile, secondo me. Senza contare che alcuni di questi alberi risultano tagliati in ceppi, e anche molto bene. La mia idea é che quello che li ha pietrificati sia stato un evento istantaneo. Io ipotizzo una modifica di una qualche "legge fisica". Per esempio, supponiamo che, di colpo, l'acqua smettesse di bollire a cento gradi e si mettesse a bollire a novanta. Potete immaginare l'effetto catastrofico di una cosa del genere. Io penso che tali "salti" non avvengano di solito, ma penso che il comportamento della materia varia, anche se lentamente, nel corso del tempo, e questo provoca, di tanto in tanto, dei sconvolgimenti globali finché la natura non ritrova un nuovo equilibrio.
Questi sconvolgimenti rischiano di sterminare l'intera vita sulla Terra, ed é per questo che, di tanto in tanto, appaiono delle strutture di cui un esempio é l'Arca di Noé.
In sostanza la vita viene "messa in salvo" in un luogo sicuro (nel mondo sottile); ovviamente questa operazione richiede l'ausilio di intelligenze di livello divino, cosa che io non faccio fatica a credere, ma altri sí. Quando poi la vita ritorna sulla Terra deve giocoforza evolvere (anche lí, non penso che vi sia nulla di casuale nell'evoluzione) per adattarsi a condizioni molto diverse da quelle che aveva lasciato.
Qualcuno (Praxis #8) ha fatto notare come un evento catastrofico che coinvolgesse la presente umanitá lascerebbe un enorme quantitá di tracce. Infatti potrebbe essere proprio quello che succederá. Se noi non abbiamo mai trovato tracce di una tecnologia come la nostra durante gli scavi archeologici potrebbe essere che una tale civiltá non c'é mai stata. Una precedente civiltá tecnologicamente avanzata potrebbe avere usato tecnologie completamente diverse dalla nostra, per esempio basate sul potenziamento della mente con l'uso di sostanze psicotrope, o con energie che una volta erano largamente disponibili e ora non ci sono piú.
Poi, se com ipotizzo, una parte dell'umanitá venisse portata in un luogo sicuro e riportata quando la situazione si stabilizza, nulla vieta alla nuova umanitá di "riciclare" quello che la presente umanitá ha lasciato.
Dimenticavo, i testi sacri, non solo sumeri, parlano di questa eventualitá.
A questo riguardo ho trovato molto intrigante il libro “l‘altra Europa“ di Paolo Rumor, discendente della famiglia Rumor, protagonista di molte vicende della Democrazia Cristiana nel dopoguerra. Oggetto del libro sono le memorie riservate di Giacomo Rumor, cioè il padre, che fu un esponente di spicco della DC e fiduciario dell‘allora futuro papa Paolo VI. In collaborazione con uno statista francese, furono i politici che curarono i primi passi concreti verso l‘unione europea. Dai dettagli di questo lavoro emergono degli aspetti molto strani: dietro al loro lavoro si nascondevano centrali occulte, antichissime, con una loro idea di Europa che avevano gia deciso quel percorso. Secondo queste memorie sarebbe esistita un‘altra Europa che circa 12.000 anni fa venne spazzata via da un evento catastrofico che ridisegnò anche la struttura dei continenti. I pochi sopravvissuti hanno continuato a lavorare nell‘ombra per riportare l‘Europa al modello da loro concepito. Durante il lavoro diplomatico che portò ai primi passi della formazione dell‘Europa, Rumor aveva la sensazione di fare un percorso gia stabilito da altri. Loro erano semplici esecutori di un‘idea che altri avevano progettato e lo avevano fatto da millenni. Quando il figlio Paolo cercó di fare luce sulla questione contattando i discendenti delle persone con cui aveva lavorato il padre gli venne intimato di lasciar perdere.
Quanto tempo ci vorrebbe per cancellare strutture rinforzate come le centrali nucleari o i bunker militari, oppure "oggetti" come le portaerei, i Caterpillar, manufatti in tungsteno?
Quanto tempo ci vorrebbe per sotterrare e annichilire un'area metropolitana come quella di Tokyo?
Se si riesce a trovare in abbondanza resti di organismi fragili risalenti a miliardi di anni fa, perché non si riescono a trovare resti di una civiltà umana fatta di migliaia di città e miliardi di miliardi di manufatti, molti dei quali realizzati in materiali molto più resistenti e mediamente molto più voluminosi di un organismo vivente?
Le strutture megalitiche ci sono, ma non le tracce di una civiltà paragonabile alla nostra, per estensione, articolazione, impostazione.
E se a una civiltà umana si sussegue un'altra civiltà umana derivante dalla prima, quanto tempo ci vorrebbe per la nuova civiltà per tornare a un livello come il nostro o anche come quello di Platone? Centinaia di milioni di anni???
Ripeto non contesto la preesistenza di altre civiltà. Contesto la dinamica cataclisma-sopravvissuti umani-nuovo ciclo di umani (uguali a noi).
Occhio gente, il depistamento avviene anche in queste cose.
La presenza dei primi primati si registra attorno ai 55 milioni di anni fa e “solo” tra 150 e 170 mila anni fa “compare” l’homo-sapiens e la prima Eva mitocondriale.
La nostra civiltà così come la conosciamo è paragonabile a un battito di ciglia se confrontata alla storia del solo pianeta Terra. Come possiamo essere certi che la nostra sia la prima ed unica civiltà ad averlo abitato?
E’ così folle ipotizzare l’esistenza di antiche civiltà esistite in un lontano passato che, col passare delle ere geologiche, hanno poi lasciato ben poche tracce del loro passaggio?
Da questo punto di vista è interessante anche la storia dell'Ing. Alessandro Porro.
La conoscevi Ciro?
Il Codice Voynich. L'unico manoscritto mai decifrato
Le piante e i diagrammi del Voynich non corrispondono a specie botaniche o configurazioni celesti realmente esistenti sulla Terra
Alcuni ricercatori italiani hanno accostato il testo a un antico erbario del 1486 ipotizzando che l'opera sia stata scritta in un dialetto tedesco legato alla zona della Carnia.
Un'altra ricerca ha suggerito che il manoscritto possa essere un trattato di ginecologia, sesso e concepimento, scritto in codice per evitare la censura ecclesiastica dell'epoca.
Negli ultimi anni sono stati fatti tentativi applicando modelli di calcolo avanzati per mappare le ricorrenze dei caratteri. Sebbene l'AI trovi schemi linguistici reali simili alle lingue naturali, nessun software ha ancora prodotto una traduzione coerente di intere pagine.
wired.it/.../manoscritto-voynich-decifrato-studio
siloe.es/.../...
Alcuni appassionati hanno notato una somiglianza impressionante tra un disegno del Voynich (il foglio Folio 9v, che mostra un fiore bluastro con una base a coppa) e il fossile della Valviloculus pleristaminis, un fiore preistorico rimasto intrappolato nell'ambra circa 100 milioni di anni fa e scoperto dalla scienza solo nel 2020.
reddit.com/.../...
Ovviamente è solo una speculazione, ma se la coincidenza fosse reale, che ha disegnato nel 1400 un fiore estinto 100 milioni di anni prima ??
L'utilizzo di tecnologie più avanzate o diverse da parte di chi ci ha preceduti è indubbio, ma l'ipotesi della "sopravvivenza&continuità" implicherebbe anche la sopravvivenza di certe conoscenze, perlomeno in uno scenario di terre emerse parzialmente inondate ma non completamente.
Inoltre ritengo altamente improbabile che il volume d'acqua presente negli oceani sia sufficiente ad arrivare a inondare aree come l'altopiano del Tibet o la Svizzera o le città andine, a meno di un evento catastrofico tale da spazzare via ogni essere umano.
Le condizioni di sopravvivenza, non solo per l'uomo, ma per tutte le forme di vita esistenti, debbono essere state minime, ma mai nulle, altrimenti noi non saremmo qui a discuterne. Va quindi considerato un reinnestarsi di antica vita sulla nuova, di ciclo in ciclo, probabilmente per un numero considerevole di volte. I cataclismi che furono capaci di produrre, ogni volta, il momento/ambiente indispensabile alla ripresa del ciclo vitale, debbono avere avuto dimensioni e durate molto vaste, anche se c'è chi tende a credere che tutta la vita preesistente sia stata distrutta.
Poi c'è la "continuazione" - solo il libro - IL DIARIO DEGLI ANTICHI - :
www.amazon.it/.../B0B63M2PX7
No, non lo conoscevo. Ho appena dato uno sguardo al sito. Molto interessante.
Le foto mostrano imponenti terrazzamenti paralleli, angoli retti di 90 gradi, linee che sembrano scalinate e persino una piattaforma che ricorda una piramide a gradoni. Alcuni ricercatori sostengono sia una città risalente a oltre 10.000 anni fa, prima che i ghiacci si sciogliessero.
La spiegazione scientifica,di gran parte dei geologi marini spiega che si tratta di arenaria stratificata. Questa roccia tende a fratturarsi naturalmente lungo linee perpendicolari perfette a causa della forte attività sismica della zona e delle correnti marine costanti.
La natura avrebbe letteralmente tagliato la roccia a blocchi.
La Struttura di Richat, o "L'Occhio del Sahara" (Mauritania)
La forma a cerchi concentrici rispecchia in modo quasi millimetrico la descrizione che Platone fece di Atlantide (una città circolare formata da anelli alternati di terra e acqua). Molti teorici sul web usano le foto satellitari per affermare che Atlantide si trovasse lì prima che il deserto avanzasse.
Gli studi geologici indicano che è una cupola rocciosa erosa
L'Anomalia del Mar Baltico
L'immagine mostra un enorme oggetto circolare di 60 metri di diametro che somiglia incredibilmente all'astronave Millennium Falcon di Star Wars, completo di quelle che sembrano rampe di accesso e tracce di trascinamento sul fondale.
Gli scienziati dell'Università di Stoccolma hanno analizzato i campioni di roccia prelevati dal sito. Si tratta di un deposito glaciale.
Il Bassorilievo del "Tempio di Dendera" (Egitto)
L'immagine mostra figure umane che sorreggono oggetti oblunghi che somigliano in modo impressionante a gigantesche lampadine elettriche, complete di filamento interno (un serpente) e un cavo collegato a una scatola (un fiore di loto). Per l'archeologia misteriosa, è la prova che gli antichi egizi avessero l'elettricità.
Gli egittologi hanno tradotto i geroglifici adiacenti. Non è tecnologia, ma mitologia. La scena rappresenta la nascita del dio Harsomtus sotto forma di serpente che emerge da un fiore di loto, una metafora religiosa legata al nuovo anno e alla creazione del mondo, comune nei rituali tolemaici.
Quando diciamo che non ci sono tracce di civiltà precedenti, forse partiamo da un presupposto troppo moderno: immaginiamo che una civiltà avanzata debba lasciare per forza metalli, plastica, cemento, motori, circuiti, fabbriche o residui industriali simili ai nostri. Ma non è detto che una civiltà precedente abbia seguito la nostra stessa traiettoria tecnologica.
Potrebbe aver sviluppato una tecnologia diversa: basata soprattutto sulla pietra, sulla geometria, sull’astronomia, sul suono, sulle frequenze o su forme di energia che oggi non comprendiamo più. In quel caso le tracce non sarebbero automobili arrugginite o satelliti caduti, ma strutture megalitiche, lavorazioni litiche anomale, allineamenti astronomici, complessi sotterranei e monumenti in pietra che ancora oggi fatichiamo a spiegare.
Quindi non direi che “non ci sono tracce”. Direi piuttosto che forse stiamo cercando il tipo di tracce "sbagliato".
La nostra civiltà, invece, probabilmente lascerebbe segni molto diversi. Ma questo vale per noi, perché la nostra è una civiltà industriale, fossile e materiale. Non possiamo proiettare automaticamente questo modello su civiltà eventualmente precedenti.
Sul racconto di Noè aggiungo un’ipotesi personale, ovviamente speculativa: la tradizione ebraico-biblica potrebbe conservare una delle linee più importanti di trasmissione della memoria di un precedente cataclisma. Non intendo dire in modo semplicistico che “gli ebrei sono i superstiti” in senso etnico-biologico diretto, ma che il nucleo Noè-Arca-Diluvio-Alleanza potrebbe rappresentare la memoria simbolica di una linea sopravvissuta, capace di trasmettere conoscenze antiche in forma religiosa, iniziatica e narrativa.
Anche Salvatore Brizzi, nei suoi libri, affronta temi che si collegano a questo quadro: parla di cataclismi ciclici, di civiltà precedenti come Atlantide e Lemuria, di diverse “razze” o fasi evolutive dell’umanità, e di esseri o gerarchie superiori che accompagnerebbero l’evoluzione spirituale e conoscitiva dell’uomo. È vero? Non possiamo saperlo. Ma come ipotesi investigativa merita attenzione, soprattutto perché si collega in modo sorprendente a Platone, ai racconti del diluvio, alle tradizioni iniziatiche e ad altri autori citati anche in questa discussione.
Quindi, per me, la domanda non è: “abbiamo già la prova definitiva?”. La domanda migliore è: "che tipo di tracce dovremmo aspettarci da una civiltà che non era tecnologica come la nostra?" E quante tracce abbiamo forse già davanti agli occhi, ma continuiamo a leggere con categorie sbagliate?
Le tracce evidentissime che abbiamo sotto al naso riportano a qualcosa di radicalmente diverso da come siamo noi oggi.
Quindi, in buona sostanza, ritengo improbabile che noi siamo i discendenti di quei costruttori, ma il legame tra noi e loro sicuramente c'è.
Questo da un punto di vista strettamente materiale e biologico.
Questo non prova che la sua ECDO Theory sia corretta, né che chi lo segue condivida le sue conclusioni. Però mostra che il suo lavoro viene osservato anche fuori dai soliti ambienti alternativi. E visto che Cunningham ha pubblicato articoli, modelli, grafici e un libro dedicato alla teoria dei reset geologici ciclici, secondo me non va liquidato con superficialità: va studiato, criticato e verificato nel merito.
Oltre alla famosa Faccia, nella stessa regione di Marte la sonda Viking fotografò la cosiddetta Piramide D&M. Nelle foto a bassa risoluzione degli anni '70 appariva come una colossale piramide a cinque facce simmetriche, disposta secondo un preciso allineamento geometrico con altre colline vicine
Le foto scattate negli anni successivi dalla sonda Mars Global Surveyor con telecamere infinitamente migliori hanno rivelato la verità: è un massiccio montuoso naturale, una mesa erosa dal vento marziano per milioni di anni. La simmetria geometrica perfetta era solo un effetto creato dalle ombre e dai pixel sgranati della prima foto
science.nasa.gov/.../...
La "Porta Aliena" di Curiosity (2022)
Nel maggio 2022, il rover Curiosity ha inviato una foto ravvicinata di una roccia che ha fatto il giro del mondo. Mostrava una fessura rettangolare perfetta, identica a una porta d'ingresso scavata nella roccia, che sembrava condurre in un bunker sotterraneo
I geologi della NASA hanno spiegato che la roccia in questione è alta appena 30 centimetri (la "porta" è grande come un portafoglio). Si tratta di una frattura naturale da sforzo (linea di faglia) comune nell'arenaria marziana. Gli sbalzi termici e i "terremoti" marziani hanno fatto spaccare il blocco di pietra in modo netto, rimuovendo il pezzo centrale.
Le "Guglie" o "Torri" di Paracelsus (Cratero Paracelsus C)
Analizzando le immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) e i vecchi archivi Apollo, alcuni ricercatori indipendenti hanno individuato all'interno del cratere Paracelsus sul lato nascosto della Luna due strane strutture verticali. Proiettano ombre lunghissime e, calcolando l'angolo del sole, sembrano vere e proprie torri o spilli metallici alti quasi 30 metri che si stagliano nel vuoto.
Secondo la realtà scientifica la Luna è piena di "boulder" (enormi blocchi di roccia) scagliati in aria dagli impatti dei meteoriti. Quando un masso oblungo atterra verticalmente sul bordo di un cratere, se il sole è molto basso all'orizzonte, proietta un'ombra sproporzionatamente lunga. La forma geometrica svanisce completamente quando il sole si alza e illumina la roccia dall'alto, mostrando che è un normalissimo masso frantumato.
2 cose saltano all'occhio, la grandezza del masso rispetto ai crateri e la rarità di trovare questa foto nel web.
Mi ha sempre affascinato questa PAREIDOLÌA del rover curiosity su Marte
Aggiungo un’ulteriore pista, da trattare con molta cautela: il remote viewing. Durante la Guerra Fredda gli USA studiarono ufficialmente queste capacità in programmi poi confluiti nel Project Stargate, oggi documentato anche negli archivi CIA. Il caso più curioso è il documento CIA del 1984 “Mars Exploration”, in cui un soggetto, con nome redatto, viene indirizzato verso Marte circa un milione di anni a.C. e descrive strutture monumentali, ambienti simili a piramidi e una popolazione in crisi o in estinzione. Questo non prova che Marte fosse abitato: senza verifica fisica resta una testimonianza anomala, non una prova. Però si collega alla domanda posta da altri utenti: se una civiltà precedente avesse raggiunto altri corpi del sistema solare, forse alcune tracce andrebbero cercate non solo sulla Terra, ma anche su Marte o sulla Luna, dove erosione e tettonica cancellano molto meno. Anche il tema della non-località della coscienza, pur restando altamente speculativo, meriterebbe di essere indagato senza dogmi.
Abbiamo anche la distruzione delle biblioteche, il divieto di praticare l'astrologia che alcuni imperatori romani imposero...insomma, i casi si sprecano. Anche oggi viene impedito di sviluppare certe conoscenze, per cui non sto dicendo nulla di sconvolgente.
Appunto il giorno dopo, il Signore compì questa cosa: morì tutto il bestiame degli Egiziani, ma del bestiame degli Israeliti non morì neppure un capo. (Esodo 9,6)
e poi:
La grandine colpì, in tutto il paese d'Egitto, quanto era nella campagna: uomini e bestie; la grandine colpì anche tutta l'erba della campagna e schiantò tutti gli alberi della campagna (Esodo 9,25)
Quindi non mi fiderei della Bibbia quando dice che Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra... (Genesi 7,21 e seguenti), senza contare che tutto il racconto lascia molto perplessi, inclusi dettagli come un'arca capace di ospitare una coppia di tutti gli animali, provviste per tutti, e soprattutto come sono riusciti a portarli dentro.
Ció non toglie che catastrofi globali sono documentate, e almeno cinque di esse hanno portato la vita sull'orlo dell'estinzione.
Io affermo che qualcosa di paragonabile ad un'arca sia intervenuto in qualche caso, ma certamente non una cosa gestibile da un pastore e dalla sua famiglia. Quella storia si riferisce, secondo me, ad una catastrofe locale, e l'ha fusa con un concetto di carattere generale (l'arca con cui la vita viene salvata durante le catastrofi geologiche).
Ciao Davide.
Secondo me i residui di una civiltà molto più avanzata della nostra difficilmente si sarebbero potuti ridurre a cavernicoli.
Secondo me una civiltà umana esistita e decimata nel siluriano non avrebbe impiegato oltre 400 milioni di anni per arrivare al nostro livello di civiltà, ci sarebbe arrivata molto prima. E se nel frattempo ci fossero stati altri reset, allora cadrebbe l'ipotesi siluriana, che vuole che risalendo così indietro nel tempo diventa plausibile che non si trovino più tracce di un'antica civiltà, perché l'ipotesi stessa implicherebbe l'esistenza di civiltà intermedie, di cui sarebbe dovuta rimanere traccia.
Secondo me, in aggiunta, una civiltà umana immediatamente precedente alle Younger Dryas avrebbe lasciato ben altre tracce rispetto a quelle scarse che abbiamo.
Non mi ripeto, ma stavolta procedo non per "via negativa" o "via negationis", ma riportando direttamente l'ipotesi alternativa a cui alludo: non sarebbe molto più probabile che le tracce evidenti di una o più precedenti civiltà siano riconducibili a esseri diversi da noi, e che noi non siamo la loro continuazione ma una loro creazione (o creazione di alcuni di loro)?
Vedere Biglino, gli studi sull'essere umano avente le caratteristiche di un animale addomesticato, la cronologia del gruppo di lavoro di Fomenko, ecc ecc ecc.
Questo da un punto di vista strettamente biologico, poi c'è dell'altro.
Detto questo, mi taccio, sto diventando troppo protagonista di questa discussione.
Scusate la mia esuberanza, do spazio agli altri.
Buona continuazione.
www.cia.gov/.../CIA-RDP90-00965R000302170032-7.pdf
Difatti la parte che ho scritto sopra non è presente nel file della CIA al link, ma chi volesse avere una prova dovrebbe leggere il saggio “MASSONERIA E SETTE SEGRETE”, di Epiphanius (Paolo Taufer), ediz. Controcorrente alla pagina 430 dell’edizione del 2008.
Per quel poco che ho capito io, quando declassificano in parte, è perché stanno tentando di coprire porcate che non devono essere rivelate o notizie che il popolino non deve conoscere.
Per questo è curioso quello che ha detto Marco Della Luna nel video di Toscano (in collegamento ci sono anche Roberto Quaglia e Davide Rossi) al minuto 19.25, e cioè che “Israele ha bisogno di una guerra mondiale” “la guerra delle 70 nazioni contro Israele, la guerra messianica che farà venire il messia”.
Si sono preparati perché sono sicuri che scoppierà, perché saranno loro a farla detonare.
visionetv.it/.../
Dante Bertello.
Questo è un punto molto interessante, perché apre un livello ulteriore della discussione.
Finora abbiamo parlato soprattutto di una possibile civiltà umana precedente alla nostra, magari cancellata da uno o più cataclismi. Però esiste anche un’altra ipotesi: che alcune tracce del passato non siano riconducibili semplicemente a “noi prima di noi”, ma a esseri diversi dall’uomo attuale, oppure a civiltà molto più avanzate che l’uomo antico avrebbe interpretato come dèi, maestri, legislatori o creatori.
In questo senso entrano in gioco vari filoni: Biglino e la lettura letterale di certi testi biblici, le tradizioni sumere con la regalità “discesa dal cielo”, i re antidiluviani dai regni lunghissimi, le figure degli “dèi” civilizzatori, e anche il tema dell’essere umano come creatura in qualche modo “addomesticata” o modificata. Non sto dicendo che questa sia una prova, ma è certamente una pista investigativa.
Anche Salvatore Brizzi, nei suoi libri, parla di Atlantide, Lemuria, cataclismi solari, diverse “razze” o fasi evolutive dell’umanità — da intendere in senso esoterico/evolutivo, non razziale moderno — e di gerarchie superiori che accompagnerebbero lo sviluppo spirituale e conoscitivo dell’uomo. In questa visione, l’umanità non evolve da sola, ma viene guidata, influenzata o accelerata da livelli di coscienza superiori.
A quel punto la domanda diventa ancora più ampia: quelli che gli uomini antichi chiamavano “dèi” erano simboli religiosi, superstiti di civiltà precedenti, esseri provenienti da altri luoghi, oppure intelligenze superiori che hanno interagito con l’evoluzione umana? E certe modifiche biologiche, culturali o spirituali dell’uomo potrebbero essere state il risultato di un intervento, e non solo di evoluzione naturale?
Naturalmente qui siamo in un territorio molto più speculativo. Però non lo escluderei a priori. Il passato remoto è nebbioso proprio perché miti, testi sacri, archeologia, genetica, spiritualità e tradizioni iniziatiche sembrano spesso sovrapporsi. Il rischio è prendere tutto alla lettera; ma il rischio opposto è liquidare troppo in fretta racconti antichi che forse conservano, in forma simbolica, qualcosa di reale.
Quindi sì: forse non dobbiamo chiederci soltanto se esistettero civiltà umane prima della nostra. Dobbiamo anche chiederci se l’essere umano attuale sia davvero il punto di partenza della storia, oppure il risultato di una lunga interazione tra cicli terrestri, cataclismi, conoscenze perdute e forse interventi di intelligenze che le culture antiche hanno chiamato “dèi”.
secondo gli insegnamenti delle Entità che hanno parlato per 37 anni al gruppo di persone, poi denominato, Cerchio Firenze 77,
sulla terra arrivano diverse "razze" ( scaglioni di anime ) per fare questa esperienza ed espandere la propria coscienza.
Questa esperienza, che dalla prima incarnazione come selvaggio, all'ultima, come un Buddha o un san Francesco, durano circa 50,000 anni.
La nostra "razza" si troverebbe in questo tempo a circa 35.000 anni.
Intersecazione delle "razze"
Quando una "razza" si trova circa metà del suo ciclo, 25.000 anni,
è contemporanea alla "razza" precedente che sta terminando la sua evoluzione, ed alla nuova "razza" che sta iniziando il suo ciclo.
Quindi una Gobekli Tepe, datata 12.000 anni fa, potrebbe risalire alle fasi finali dalla "razza" che ci ha preceduto (atlantidea)
35.000 - 12.000 = 23.000,
mentre le crudeltà a cui stiamo assistendo in questi anni, potrebbero essere messe in atto da individui che si trovano agli inizi del loro ciclo evolutivo.
(tenendo presente che essere all'inizio o alla fine del ciclo evolutivo,
non è, né una colpa né un merito)
Ovviamente quando di vuole nascondere qualcosa non sempre la si fa sparire, basta mimetizzarla in mezzo a mille repliche.
Leggendo nel web mi sono imbattuto in questo articolo:
Alieni: svelato mistero dei cerchi nel grano a Robella
di Redazione Wall Street Italia
6 Agosto 2013 12:50
Dall'articolo si evince che l'autore dei cerchi si chiama Federico Grassi, 47 anni, e insieme ad team di 5 circlemaker in una notte (dalle 2 alle 6 ore ) con rotelle metriche ,tavole di legno e piccoli paletti ha completato il cerchio.
Caso risolto e definitivamente chiuso.
Se non fosse però che la foto dell'articolo non è il cerchio di Robella ma un altro .
Ovvero il cerchio di Milk Hill del 2001 .
Strano che la redazione di WSI non se ne sia accorta.
Perchè la situazione cambia drasticamente.
Intanto facciamo le distinzioni necessarie:
Autore cerchio Robella : Francesco Grassi del Cicap
Autore cerchio Milk Hill :ignoto
Forma e Stile cerchio Robella :Corona complessa con simboli geometrici interni
Forma e Stile cerchio Milk Hill :Galassia / Triskelion a spirale con 409 cerchi
Lunghezza cerchio Robella: Circa 130 metri
Lunghezza cerchio Milk Hill : Oltre 240 metri
Meteo della notte cerchio Robella :Notte estiva limpida e asciutta
Meteo della notte cerchio Milk Hill : Fitta nebbia e pioggia battente autunnale
Condizioni spighe cerchio Robella :Classico schiacciamento meccanico umano
Condizioni spighe cerchio Milk Hill :Anomalie biofisiche (nodi allungati/esplosi)
Stato del Mistero cerchio Robella :Risolto al 100%
Stato del Mistero cerchio Milk Hill : inesplicato.
Lasciando perdere il tentativo puerile del WSI di far apparire la foto di Milk Hill come un segmento risolto su ordine del cicap, analizziamo in maniera più tecnica.
Robella è un'opera d'arte tracciabile ed eseguita con un piano documentato punto per punto da scettici per dimostrare la bravura umana. Milk Hill è una sfida logistica monumentale che, se compiuta da umani, avrebbe richiesto un coordinamento atletico e ingegneristico quasi sovrannaturale in sole 4 ore di buio
reddit.com/.../...
A Milk Hill è stata usata l'anamorfosi geometrica per compensare le colline curve. A Robella il campo era un tipico appezzamento agricolo adagiato in pendenza, ma non presentava la complessità di calcolo dei 409 punti focali della spirale inglese.
www.facebook.com/.../2290104087977699
A Milk Hill la formazione è apparsa durante una notte caratterizzata da pioggia battente e nebbia fitta, in una finestra temporale stimata di circa 4 ore. Secondo gli esperti di land art, per tracciare e schiacciare a terra 409 cerchi perfetti al buio, sotto la pioggia e senza farsi notare dalle pattuglie della zona, un gruppo umano avrebbe dovuto muoversi a una velocità irrealisticamente alta (pochi secondi per ogni singolo cerchio perfetto), lasciando inevitabilmente tracce di fango o errori macroscopici che invece non c'erano.
In alcuni casi, i nodi delle piante erano letteralmente esplosi dall'interno verso l'esterno, lasciando piccoli fori. Questo suggerisce che l'acqua contenuta nello stelo si sia trasformata istantaneamente in vapore a causa di un picco di energia radiante.
Negli agroglifi convenzionali fatti dagli uomini, una parte delle spighe si spezza o mostra segni di forte stress meccanico. Nei casi più misteriosi, le piante sono piegate a 90 gradi con precisione chirurgica ma rimangono vive e continuano a crescere in orizzontale
Ora mi chiedo, se Milk Hill non è opera di civiltà umana di chi é ??
UFO ??
E gli Ufo non possono essere nostri antenati che ogni tanto vengono a vedere che succede sul pianeta che li ha visti evolversi milioni di anni prima di noi ??
cerchio Robella
cerchio Mik Hill
Si aggiunge che fan fatica ad uscire notizie se l'archeologo di turno, anche se ha una conoscenza enciclopedica, quello che non capisce lo cataloga sempre e comunque come "oggetto di culto" e abbandonato pertanto in qualche scaffale polveroso di musei vari. il caso della macchina di Anticitera è un esempio.
it.wikipedia.org/wiki/Macchina_di_Anticitera
Da almeno un secolo e mezzo a questa parte archeologi del tipo Heinrich Schliemann che nel 1871 dissotterrò Troia con le proprie finanze, non esistono più. In senso moderno si possono incontrare personaggi con un occhio all'archeologia e l'altro al denaro. E' il caso di dell'imprenditore Semir Osmanagić che nel 2005 rivelò al mondo la sua scoperta delle piramidi bosniache:
it.wikipedia.org/wiki/Semir_Osmanagi%C4%87
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Recentemente mi sono rivolto all'intelligenza artificiale di Google, cosa la quale tutti possono fare, e ho posto domande del tipo: "dimmi le scoperte archeologiche degli ultimi 30 anni per le civiltà precolombiane". Mi sono passato a quel modo un intero pomeriggio a discutere con una macchina che spesso, vi avverto, è reticente e se non sei tu ad alzare il ditino e dire: "ma veramente io sapevo questa cosa..", AI non si sogna di raddrizzare il sentiero percorso con te..!
Saluti.
Nel post #29 (scusate non sono mai riuscito a capire come si quota qui) si giustamente l'accento sul problema della ricerca delle "prove"; queste, ci dicono, non ci sono e andrebbero cercate; inevitabilmente o inconsciamente quando si parla di antiche civiltà tecnologiche o comunque avanzate in alcuni campi più di noi le si associa a dispositivi tecnologici o comunque ad elementi facilmente identificabili come artefatti tecnologici avanzati e quindi in assenza "dell'ufo nella cripta" è confutabile l'idea che società umane o non umane nel passato possano aver raggiunto livelli superiori ai nostri e poi siano scomparse o si siano semplicemente defilate lasciando il lavoro all'animale domesticato homo sapiens.
Questo ragionamento parte da due difetti di fondo:
1. Saremmo in grado di capire se un oggetto che abbiamo di fronte è un oggetto tecnologicamente avanzato? Se è uno strumento che delle specifiche precise o un oggetto ornamentale?
2. Siamo davvero in grado di riconoscere le tracce di tecnologia avanzata in senso generale senza aspettarci l'ufo nella stanza?
L'archeologia canonica a mio avviso non è in grado di dare risposte adeguate a questi due quesiti perchè non ne ha nè la volontà accademica nè la competenza tecnica.
In realtà la prova della presenza di antiche civiltà più avanzate ci sono, e sono evidenti, sono le strutture stesse una prova che attesta questo livello a livello macroscopito, ma le VERE prove schiaccianti sono nei dettagli più piccoli. Un esempio eclatante che mette in risalto i due temi che ho elencato sopra sono le migliaia di "vasi di diorite" (roccia durissima ed impossibile da lavorare con gli strumenti attribuiti ai presunti autori); ho scritto "vasi" tra virgolette non a caso;
per come sono lavorati, materiale tra i più duri in natura che non si presta a modellazioni fini, per la loro precisione (hanno margini di errore ottenibili A STENTO solo con macchinari a controllo numerico) sono un esempio classico di elemento tecnologicamente avanzatissimo che necessita di strumenti per essere prodotti a livello industriale avanzatissimi e tecnologici quindi di fatto UNA PROVA. Ma l'accademia li bolla come vasi ornamentali rendendo palese come i punti 1 e 2 sopra descritti siano di fatto una sorta di paraocchi accademico o culturale difficilmente superabile dall'archeologo.
Non è un caso secondo me che certe questioni vengano sollevate e capite da ingegneri (quale io stesso sono) perchè abituati a conoscere sia i materiali che gli ordini di grandezza che i numeri che i processi di lavorazione. Ad un ingegnere non puoi dire di ottenere certi livelli di precisione A MANO e pensare di essere creduto. Ma soprattutto l'ingegnere o comunque una persona di preparazione tecnica di fronte al fatto non si pone il problema DEL COME e DEL PERCHè ne prende atto, e cerca di capire che strumenti plausibilmente possano essere stati usati senza sentire il proprio castello di conoscenze minato in nessun modo; l'archeologo invece deve mettere in discussione tutto il suo castello culturale e quindi preferisce glissare
Nel 2010 il ferro liquido al centro del pianeta ha invertito il suo flusso verso est. Una ricerca dell'Università di Edimburgo ricostruisce il fenomeno che potrebbe influenzare il campo magnetico e la rotazione del pianeta. Qualcosa ha fatto invertire la direzione del nucleo fuso della Terra nel 2010
Nell’ormai lontano 2010, qualcosa all’interno del pianeta Terra è improvvisamente cambiato: stando a quanto riportato da una ricerca dell’Università di Edimburgo, il ferro liquido del nucleo esterno ha invertito direzione di marcia, da un momento all’altro. Il dato si basa sulle analisi dell’Agenzia spaziale europea e le misurazioni satellitari del campo magnetico terrestre (avvenute a cavallo tra il 1997 e il 2025), a migliaia di chilometri di profondità dalla superficie.
Se solitamente il flusso del nucleo va verso ovest (almeno negli ultimi 9000 anni, secondo alcuni studi), in corrispondenza della fascia equatoriale dell’Oceano Pacifico il verso di migrazione si è stranamente ribaltato, muovendosi con più rapidità verso est. Secondo quanto riportato dallo studio pubblicato sul Journal of Studies of Earth's Deep Interior, il processo è proseguito, aumentando di intensità fino al 2020, per poi indebolirsi negli anni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Un’insolita inversione di marcia che, come spiega Frederik Dahl Madsen (geologo dell’Università di Edimburgo) apre a nuovi interrogativi sul comportamento interno del Pianeta Terra. Resta da capire se l’inversione avvenuta 16 anni fa rappresenti un evento «una tantum», o faccia invece parte di un’oscillazione ripetitiva e ciclica nel tempo.
Proprio per questo, il monitoraggio costante negli anni a venire assumerà il ruolo di protagonista assoluto, permettendo di saperne di più sull’evoluzione dei flussi direzionali. Il nucleo fuso rappresenta a tutti gli effetti l’origine del campo magnetico terrestre: è proprio a questi livelli, infatti, che l’energia cinetica derivante dal movimento dei metalli viene convertita in energia magnetica, in un processo noto come «geodinamo». Una condizione fisica fondamentale per il proseguimento della vita umana, utile a preservare la composizione qualitativa dell’atmosfera, proteggendo al contempo dalle radiazioni esterne.
Secondo Elisabetta Iorfida (la ricercatrice a capo del progetto Swarm dell’Agenzia Spaziale Europea) capire come gli strati più interni si comportino tra di loro, dunque, rappresenterebbe un punto di svolta per la comprensione dei meccanismi geofisici che muovono il nostro pianeta. Ed è proprio qui che entrano in gioco i satelliti, che ad oggi consentono di avere accesso ad una visione estremamente più dettagliata e fine di questi processi dinamici. Qualcosa ha fatto invertire la direzione del nucleo fuso della Terra nel 2010
Al momento, la causa di questo cambiamento repentino di flusso rimane ignota, ma alcune misurazioni suggerirebbero altre variazioni importanti avvenute grossomodo nello stesso periodo. Ogni 5,8 anni, la rotazione del pianeta Terra subisce alcune modifiche impercettibili: si tratta di un fenomeno correlato al nucleo terrestre, ma che proprio nel 2010 si sarebbe interrotto e modificato d’intensità per circa 4 anni, arrivando a risolversi nel 2014.
A questo si aggiungerebbero alcuni eventi sismici, che indicherebbero modifiche importanti a livello del nucleo terrestre e una possibile correlazione tra i due fenomeni. Nel 2017, poi, gli stessi satelliti hanno rilevato alcuni impulsi di variazione geomagnetica: per i ricercatori, queste «turbolenze» del campo magnetico sarebbero riconducibili al cambiamento di flusso avvenuto sette anni prima.
corriere.it/.../...
perché se tutto fosse vero, ed io ne sono piu' che convinto, allora si entrerebbe a gran forza nell'argomento che i veri potenti del mondo vogliono nasconderci e vogliono che nessuno ne parli apertamente, ovvero della nostra coscienza e parte spirituale.
se tutti noi sapessimo veramente che tutto cio' che finora è stato creato dall'uomo ha il tempo contato, il pericolo per i burattinai sarebbe che la gente si allontanerebbe dalla vita superficiale fatta di belle case, auto, telefono, AI, etc. per pensare di piu' alla parte spirituale di noi stessi.....
buoni viaggi mentali a tutti....
Avrebbe teoricamente creato micro buchi neri e forti distorsioni gravitazionali magnetiche capaci di agganciare il ferro liquido nel cuore della Terra, alterandone il flusso naturale.
Altri pensano all'attivazione del progetto Haarp, secondo cui un test fatto ad altisima potenza nel 2010 avrebbe deviato magneticamente il flusso di ferro fuso nel sottosuolo per via di impuilsi elettromagnetici in grado di perforare la crosta terrestre.
Per altri ancora il 27 febbraio 2010 il mostruoso terremoto di magnitudo 8.8 che ha colpito il Cile, sarebbe stato così potente da aver fisicamente spostato l'asse di figura della Terra di circa 8 centimetri e accorciato il giorno di 1,26 microsecondi.
science.howstuffworks.com/.../...
cedmohub.eu/.../
legacy.geog.ucsb.edu/.../
"La "teoria dello scorrimento della crosta terrestre" è un'ipotesi degli anni '50 sviluppata dallo storico Charles Hapgood, che sosteneva che l'intera crosta esterna della Terra potesse occasionalmente slittare in blocco sopra il mantello. Albert Einstein scrisse la prefazione al libro di Hapgood ("Earth's Shifting Crust") nel 1958"
^_^
Un esempio le pietre di Ica o le colossali mura di Alatri.
Iliade , Odissea , i Veda ed infine non meno importante le tavolette sumere.
PS gli oopart.
Ma non ditelo a geopop.
La domanda è: come hanno potuto esistere e per così tanto tempo, rettili così grandi come i dinosauri? Per quale ragione fisico-chimica hanno raggiunto quelle dimensioni? Capisco che l'avvento dei mammiferi possa essere tra le ragioni della loro scomparsa, oltre alle cause naturali. E per quale ragione non ne sono sopravvissuti (a parte poche eccezioni come i varani di Comodo)?
Mi riferisco a quanto riporta Ben Davidson, fondatore di Suspicious0bservers, nel libro The Sun, the Earth, and the Disaster Cycle. Davidson dedica una parte importante al tema delle inondazioni, dello spostamento dei poli e della possibile dislocazione rapida della crosta terrestre.
Il primo collegamento è appunto Charles Hapgood, autore di Earth’s Shifting Crust del 1958, libro con prefazione di Albert Einstein. La tesi di Hapgood era precisa: la crosta terrestre, o una parte significativa di essa, potrebbe scivolare rispetto agli strati interni del pianeta. Secondo lui, enormi squilibri di massa — in particolare l’accumulo delle calotte glaciali polari — potrebbero creare forze capaci di spostare la crosta, cambiando la posizione geografica dei poli e producendo trasformazioni climatiche radicali. Questo non significa che Einstein abbia dimostrato o accettato tutta la teoria; anzi, il meccanismo resta controverso. Però significa che l’idea dello spostamento della crosta non nasce oggi su X o YouTube: era già discussa nel dopoguerra e aveva attirato l’attenzione di una figura scientifica di primissimo livello.
Il secondo collegamento, ancora più intrigante, è con Maynard E. White, comandante del 46th Reconnaissance Squadron, legato a Project Nanook, una missione artica americana del primo dopoguerra. Suo figlio, Ken Wayne White, pubblicò poi World in Peril, libro dedicato all’origine, alla missione e alle presunte scoperte scientifiche del 46th/72nd Reconnaissance Squadron. Secondo la ricostruzione ripresa da Davidson, il punto centrale di quel libro non sarebbe semplicemente “abbiamo sorvolato l’Artico”, ma qualcosa di molto più forte: durante quelle missioni sarebbero emersi indizi di condizioni climatiche passate incompatibili con l’Artico attuale, cioè tracce di ambienti molto più caldi, ricchi di vegetazione, quasi tropicali, in regioni che oggi sono polari o subpolari.
Se questa ricostruzione fosse corretta, la domanda diventerebbe enorme: come può una regione oggi artica conservare tracce di un ambiente che sembrerebbe appartenere a latitudini completamente diverse? La spiegazione mainstream tende a rispondere con climi antichi diversi, tempi geologici lunghi, steppe fredde ma produttive, variazioni dell’asse terrestre su scale molto lente e processi naturali graduali. Davidson invece propone una lettura molto più radicale: forse non è cambiato solo il clima; forse si è spostata rapidamente la geografia climatica stessa, cioè la posizione della crosta rispetto al Sole e ai poli.
Qui entra anche il caso dei mammut congelati. Parliamo di animali enormi, che per sopravvivere dovevano mangiare ogni giorno grandi quantità di vegetazione. Ma l’Artico attuale è freddo, arido e povero di vegetali. Il dettaglio decisivo è che alcuni mammut sono stati descritti come ritrovati congelati con vegetali ancora nello stomaco o nella bocca. Nella lettura catastrofista, questo non indicherebbe semplicemente animali vissuti in un ambiente già glaciale, ma animali sorpresi mentre si alimentavano in una zona ricca di vegetazione e poi congelati così rapidamente da bloccare perfino il normale processo digestivo.
Da qui nasce l’ipotesi estrema: forse quei mammut non vivevano nell’Artico come lo intendiamo oggi. Vivevano in una regione climatica più adatta, che poi sarebbe stata portata rapidamente verso una posizione polare o subpolare da uno spostamento della crosta. Davidson ipotizza un riassetto molto rapido, nell’ordine di circa 24 ore. In quel quadro, i mammut congelati con cibo non digerito non sarebbero un dettaglio curioso, ma una possibile traccia fisica di un cambiamento planetario brusco.
Lo stesso ragionamento viene applicato anche ad altri ritrovamenti anomali: depositi caotici di fango, sabbie, alberi e fossili; resti animali in luoghi climaticamente difficili da spiegare; e perfino tracce di dinosauri o loro nidificazione in regioni artiche, che nella lettura catastrofista suggerirebbero che quelle aree non siano sempre state polari nel senso attuale.
#51 oeta
Avrebbero potuto “scegliere” di evolversi diventando intelligenti come i mammiferi di cui noi umani siamo all’apice, ma hanno fatto un altro tipo di “scelta evolutiva” e per centinaia di milioni di anni quella scelta li ha premiati, poi (vedi sotto).
Poi ci sono quelli che non credono all’evoluzione e hanno altre tesi, ma per me, quella che ti ho descritto, è la più coerente.
Dante Bertello.
Informazioni molto importanti nel video di Ben di questa mattina, dal minuto 1:49 al minuto 2:53. La linea temporale si è spostata in avanti. Ora ci aspettiamo un enorme scossone geomagnetico nei prossimi 3 anni, perché anche il nucleo terrestre si sta spostando verso nord-est, in direzione della Russia.
www.godlikeproductions.com/.../pg1
Posto questa discussione infinita sull'argomento di GLP
292 pagine di commenti e video inerenti.
Posto anche una notizie recente
L'ISRO rileva la possibile presenza di ghiaccio sotto la superficie lunare utilizzando i dati di Chandrayaan-2.
ndtv.com/.../...
bloomberg.com/.../...
theprint.in/.../2943672
a proposito dell'ipotesi dello spostamento della crosta.
ma scusate, non é piú facile che si sposti l'asse terrestre piuttosto che la crosta? Non che sia facile, ma a me sembrerebbe meno inverosimile, a meno che la Terra non sia un essere vivente
Un'ipotesi che io amo molto é l'ipotesi della Terra in espansione. Esiste un video su Youtube che la spiega in pochi minuti, ma in inglese: [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=WrANjQ_Wdis&list=PL6986E1958547321F[/youtube]
In sostanza, la Terra avrebbe cominciato, a partire dalla fine del mesozoico, a diventare sempre piú grossa! Dove prende tutto il materiale che la fa ingrossare? Questo non ve lo so dire, ma spiegherebbe perché gli animali e i vegetali tendono ad essere sempre piú piccoli man mano che le ere geologiche passano.
Lo so, é persino piú assurda della crosta che scivola, ma se uno guarda quel video, capisce che, in termini di prove, abbiamo milioni di chilometri quadrati di fondale marino come dimostrazione!
Su questo punto aggiungo una riflessione personale.
Quando diciamo “la Terra”, spesso la immaginiamo come una sfera materiale inerte: roccia, acqua, atmosfera, nucleo, mantello, crosta. Ma forse questa è già una visione riduttiva. La Terra è certamente una sfera vivente, almeno nel senso che non è un blocco morto di materia: è un sistema dinamico, autoregolato, pieno di vita, metabolismo, scambi, cicli, simbiosi e interdipendenze.
La domanda più profonda, allora, non è solo: “la Terra è viva?”. In un certo senso lo è. La domanda vera è: la Terra possiede anche una forma di coscienza e intelligenza?
Noi stessi siamo un esempio di gerarchia vivente. Il corpo umano non è un oggetto unico e separato: è una comunità immensa di cellule, batteri, virus, funghi, microrganismi, organi, sistemi, impulsi elettrici, memoria, emozioni e coscienza. Milioni di forme di vita convivono dentro di noi in una simbiosi continua. Eppure, da questa molteplicità, emerge un “io”.
Allo stesso modo, anche noi viviamo dentro una rete più grande: ecosistemi, animali, piante, oceani, atmosfera, microbi, campi magnetici, clima, città, culture, stati, civiltà. Noi siamo per la Terra ciò che cellule e microrganismi sono per il nostro corpo: parti di un organismo più vasto, anche se non riusciamo a percepirlo come tale.
Il problema è la comunicazione. Una cellula non può “parlare” con noi nel linguaggio umano. Un batterio non comprende la nostra psicologia. Molti animali comunicano con noi solo parzialmente, e solo quelli più vicini alla nostra scala cognitiva — come cani, cavalli, delfini — sembrano entrare in una relazione più riconoscibile. Allo stesso modo, forse noi non possiamo comunicare direttamente con la Terra perché apparteniamo a una scala di coscienza diversa.
Da qui si può fare un passo ulteriore. Se la Terra può essere vista come un essere vivente, perché non il Sole? Per noi è una stella, una palla di plasma, una fonte di luce e calore. Ma potrebbe anche essere, su un altro livello, una forma di vita e di intelligenza enormemente più grande della nostra? Quando Gesù parla del “Padre che è nei cieli”, si riferisce solo a un cielo metafisico, oppure anche a una realtà cosmica concreta, legata al cielo fisico, al Sole, alla sorgente della vita terrestre? Non lo so. Ma è una domanda affascinante.
Proseguendo su questa linea, anche l’universo potrebbe essere visto non come un meccanismo morto, ma come una coscienza gerarchica immensa: atomi, cellule, organismi, pianeti, stelle, sistemi solari, galassie, ammassi galattici. Ogni livello potrebbe essere parte di un organismo più grande, in una simbiosi che noi percepiamo solo dal nostro punto di vista limitato.
Quindi, tornando alla domanda iniziale: forse il problema non è solo se si sposti l’asse terrestre o la crosta. Forse il problema è che continuiamo a ragionare sulla Terra come se fosse una palla meccanica, mentre potrebbe essere un organismo vivente, con dinamiche interne, cicli, reazioni e forme di equilibrio che ancora non comprendiamo.
Naturalmente questa non è una prova scientifica. È una riflessione filosofica e spirituale. Ma in un discorso sui cicli, sui cataclismi, sulla coscienza e sulla vita del pianeta, secondo me merita di essere considerata.
L'asteroide provoco un cataclisma globale con l'estinzione del 75 per cento di tutti esseri viventi.
Il limite dei 25 kg non è una regola matematica, ma una soglia emersa dai fossili.
Gli animali grandi avevano bisogno di grandi quantità di cibo, che veniva a mancare per la morte di molte piante dovuto all'oscuramento solare e al colasso della fotosintesi.
Gli animali sotto i 25 kg necessitavano di pochissime calorie. Potevano sopravvivere mangiando quel poco che restava,semi, radici, carogne o insetti.
Inoltre animali cosi piccoli potevano scavare buche e ripararsi sotto terra a differenza degli animali piu grandi, inoltre le specie più piccole avevano un tasso di riproduzione più veloce e numerose degli animali piu grandi ed anche un metabolismo più lento soprattutto nei rettili a sangue freddo.
Si trattava di adeguarsi alla sopravvivenza di ciò che rimaneva.
La teoria dell’evoluzione prevede un processo di adattamento e progressive modifiche generazionali degli organismi…. Quindi bisogna accettare che da un organismo unicellulare in una pozza d’acqua si sia potuti arrivare ad un volatile con apertura alare di 12 metri come il Quetzalcoatlus. Facciamo l’ipotesi che io insegni a tutta la mia discendenza a sbattere le braccia tutta la vita in cerca di volare…. Otterrò prima o poi le ali? E tutti i fossili delle fasi intermedie? Io non ho risposta
L’articolo ipotizza l’esistenza di “reset” dovuti a sconvolgimenti causati da fattori naturali, esiste però un altro filone di “rivelazioni scomode” che cita la possibilità, sulla base di tracce, reperti e “testimonianze” di testi antichi, che la causa di determinati sconvolgimenti apocalittici sia di natura umana e non esclusivamente naturale. Nel suo articolo del 2009 Tracce di un'antichissima era nucleare? Joseph R. Jochmans (link originario non più in rete forgottenagesresearch.com/.../...) riporta esempi di civiltà i cui resti lasciano ipotizzare un’estinzione causata dall’uso di armi nucleari (non si sa se per errore o per volere); anche di Atlantide le “teorie alternative” ipotizzano l’estinzione a causa di un distorto uso di tecnologie nucleari. Noi purtroppo, grazie alle scelte scellerate dei nostri deliranti governanti, stiamo seguendo il “buon” esempio. L’autore parla di antichi testi indiani in cui alcuni dettagli sembrano evocare eventi simili a cataclismi nucleari, e conclude “con l'avvento dell'era nucleare, nel 1945, improvvisamente i testi dell'antica India poterono essere compresi nel loro pieno significato”. Anche altri autori meno noti riportano simili conclusioni. Un esempio in tal senso rivelatore sono i resti di Mohenjo-daro, ma le ipotesi sono ovviamente rigettate dall’archeologia ufficiale (vedere it.wikipedia.org/wiki/Mohenjo-daro paragrafo Ipotesi pseudo-scientifiche).
Non credo che ci siano stati cataclismi di tale portata e vastità da interessare l’intero globo, bensì estinzioni “locali” in aree circoscritte del pianeta in cui, di volta in volta, si sono sviluppate e hanno raggiunto l’apice, in epoche differenti, civiltà e popoli diversi, detentori di un livello di conoscenza tecnologica elevata, e la loro estinzione ha inevitabilmente stroncato ogni traccia delle conoscenze raggiunte.
Quanto ai Governi che mentono alle loro popolazioni per evitare uno sconvogimento globale causato da reazioni di angoscia, imputando a fattori secondari il possibile verificarsi di un cataclisma geologico, volendo essere dalla parte di ciò che è giusto si dovrebbero instradare le coscienze verso la comprensione graduale di ciò che si potrebbe verificare, facendo accettare gradualmente concetti ostici partendo dal loro lento inculcameno fin dalla scuola stessa. Invece come ben si sa la scuola è stata radicalmente stravolta rispetto a com’era negli anni addietro, per essere invece usata per rendere i giovani di oggi sempre più manovrabili e incapaci di pensare autonomamente. I Governi considerano la popolazione come lobotomizzata, o in realtà gli stessi governanti sono per lo più lobotomizzati al pari delle masse, capaci solo di applicare protocolli imposti da chi detiene il vero potere.
it.wikipedia.org/.../...
Perché i più piccoli hanno trovato tane e buche nelle quali nascondersi dagli incendi e dal freddo, e poi perché era più facile per loro alimentarsi, visto che mangiavano di meno, mentre per gli erbivori che avevano bisogno di quintali di foglie ed erba ogni giorno per nutrirsi, perirono di freddo e fame. Lo stesso vale per i grandi carnivori che si nutrivano dei primi; con la scomparsa degli erbivori fecero la stessa fine poco dopo.
Dante Bertello.
Secondo me non è necessariamente in contraddizione con l’ipotesi del cataclisma naturale/ciclico. Anzi, potrebbe esserne una parte.
Autori come Ben Davidson, precedentemente citato, descrivono il possibile evento non come un singolo “colpo improvviso”, ma come un processo: aumento dell’attività solare, indebolimento progressivo del campo magnetico terrestre, maggiore instabilità del nucleo e della crosta, aumento di terremoti, vulcanismo, anomalie climatiche e infine un evento solare più forte, spesso descritto come possibile micro-nova o forte espulsione energetica. In questa lettura, Sole e Terra non sarebbero elementi separati, ma parti di un unico sistema dinamico.
Se poi allarghiamo il discorso alla possibilità che la Terra e il Sole siano, in qualche senso, organismi viventi o forme di coscienza su scala superiore, allora il cataclisma potrebbe essere visto non solo come “distruzione”, ma come un ciclo naturale di rigenerazione: qualcosa che per noi appare apocalittico, ma che su scala planetaria o solare potrebbe essere paragonabile a un processo fisiologico.
Il punto interessante è che, secondo Davidson e altri, prima dell’evento finale ci sarebbe una fase di crescente instabilità: non solo geologica e climatica, ma anche biologica e comportamentale. Un campo magnetico più debole potrebbe influenzare il sistema nervoso, gli animali, l’orientamento, l’umore, l’aggressività, la lucidità collettiva. In altre parole, la civiltà potrebbe diventare progressivamente più instabile proprio nel periodo che precede il reset.
Questo si collega in modo curioso anche ai testi spirituali. Gesù parla di “guerre e rumori di guerre”, di popolo contro popolo, di terremoti, carestie, segni nel cielo e di una civiltà che continua a vivere meccanicamente senza vedere ciò che sta arrivando. In molte tradizioni, prima della fine di un’era non c’è solo un disastro fisico: c’è anche una specie di follia collettiva, una perdita di centro, una degenerazione morale, psicologica e spirituale.
A questo punto l’ipotesi di una guerra nucleare, o di un uso distruttivo della tecnologia, non esclude affatto il cataclisma naturale. Potrebbe essere una delle sue manifestazioni preliminari. Se una civiltà attraversa una fase di instabilità magnetica, climatica, psicologica e geopolitica, e possiede armi atomiche, purtroppo è plausibile che possa arrivare a usarle proprio nella fase finale del ciclo.
Quindi non vedrei l’alternativa come: “cataclisma naturale oppure cataclisma umano”. Potrebbe essere entrambe le cose. Il ciclo naturale crea le condizioni di instabilità; la civiltà, già indebolita interiormente, reagisce male; guerre, follia collettiva e uso distruttivo della tecnologia diventano parte del processo.
In questa prospettiva, eventuali tracce di distruzione “nucleare” in testi antichi o siti archeologici non escluderebbero un reset ciclico più grande. Potrebbero indicare che anche civiltà precedenti, arrivate a un certo livello di potere tecnologico, siano impazzite nella fase finale del ciclo, contribuendo alla propria caduta proprio mentre il sistema Terra-Sole entrava in una fase di trasformazione.
Naturalmente resta tutto da verificare. Ma come ipotesi investigativa è interessante: forse i cataclismi non sono mai solo naturali o solo umani. Forse, alla fine di un’era, il collasso esterno del pianeta e il collasso interno della coscienza collettiva procedono insieme.
Pertanto la terra, a scala di millenni, si rimpicciolisce.come.diametro. quindi cambia la gravità e le fattezze delle specie.
La tua ipotesi che una tecnologia precedente potesse basarsi su pietra, geometria, suono o frequenze – e quindi lasciare segni che noi leggiamo male – è affascinante e, in fondo, falsificabile solo se si accetta che la nostra traiettoria tecnologica sia l’unica possibile. Non lo è. Ne ho scritto in I lingam di Phnom Kulen e l’energia dell’acqua ipotizzando proprio una forma di energia basata sulle frequenze e l'acqua.
Anche l’intreccio tra reset naturale e collasso della coscienza collettiva (msg #63) mi sembra molto stimolante: non serve scegliere tra cataclisma solare/terrestre e autodistruzione umana.
Richiama la teoria TRE (Teoria della Risonanza Evolutiva) di Achille Damasco e, a livello di coscienza collettiva, si accorda con quanto ho ipotizzato in Entropia vita morte e coscienza.
Entrambi potrebbero essere due facce dello stesso processo sistemico, dove l’instabilità magnetica e climatica abbassa le soglie di follia collettiva, e noi forniamo il colpo di grazia con guerre o uso distorto della tecnologia. I testi antichi (dai Veda alla Bibbia) descrivono proprio questa commistione: “segni nel cielo” e insieme “violenza sulla terra”.
Sul tema della Terra come organismo vivente o addirittura cosciente (#57) sei andato più lontano, lì entriamo in un territorio che non è più verificabile empiricamente, ma che ha una sua coerenza filosofica e spirituale che comprendo pienamente - ne scrissi qui Politiche green e Lockdown costituzionali (putroppo ci sono alcuni video censurati) - e si rispecchia nelle parole di James Lovelock – autore dell’ipotesi Gaia:
infine direi che a Cunningham, Brizzi, Davidson, Hapgood, remote viewing, si potrebbe aggiungere anche Fomenko e la sua "nuova cronologia" (sul quale sto facendo delle ricerche).
Ritengo che l'ipotesi del reset ciclico, se regge, non può essere rinchiusa in una sola disciplina. Le prove, semmai, stanno negli incroci, confronti e questi si fanno solo prendendo informazioni da tutte le parti, senza remore.
Penso sia l'unico modo per non escludere a priori pezzi di realtà solo perché scomodi o fuori standard.
Poi ognuno fa le sue scelte. Ma almeno parte da tutte le ipotesi di lavoro genuine e non da quelle che qualcuno gli ha già ripulito.
Detto questo: la discussione è già più avanti di molte che si trovano in giro. E il merito è proprio di chi non si ferma alla superficie.
#57
Io non credo possano esistere esseri viventi privi di intelligenza, ma bisogna intendersi sul concetto di intelligenza. Per esempio i batteri usano la loro intelligenza per sopravvivere. Se trovano una molecola di zucchero secernono un certo enzima per attaccarla, ma se é un'altra molecola ne producono un altro. Questa é intelligenza, ma non hanno una coscienza.
Io penso che la Terra sia un essere intelligente, quindi da un certo punto di vista é un essere vivente, Se peró consideriamo la vita in senso restrittivo (cioé solo gli esseri costituiti da cellule) allora la Terra non é un essere vivente, ma é intelligente.
Come sono intelligenti le stelle e i Pianeti (e anche la Luna).
Insomma io non ritengo la Terra "vivente" perché ospita la vita, ma la ritengo intelligente di suo, ed "in qualche modo" vivente.
Io ritengo anche che esiste una sovrapposizione tra esseri viventi. Le cellule del corpo umano sono vive, e il corpo umano é un altro essere vivente che si sovrappone ad esse. Ma tutti gli esseri umani sono anche "cellule" dell'Essere Umano, che é un essere vivente che si sovrappone ai singoli esseri umani.
Io dico che esistano diversi livelli di sovrapposizione di esseri viventi, e che alla fin fine tutti gli esseri viventi facciano parte di un unico essere vivente, la Vita.
Sono d’accordo. Il punto non è affermare dogmaticamente che la Terra o il Sole siano esseri coscienti come noi. Sarebbe impossibile da dimostrare con i nostri strumenti attuali. Il punto è che, usando la nostra intelligenza, possiamo formulare un’ipotesi coerente per analogia di scala.
Se la vita funziona per livelli sovrapposti — cellule dentro organismi, organismi dentro ecosistemi, ecosistemi dentro pianeti, pianeti dentro sistemi solari — allora non è assurdo ipotizzare che anche i livelli superiori possano avere forme di organizzazione, intelligenza o coscienza proporzionate alla loro scala.
Già nel mondo vegetale, che per secoli è stato trattato quasi come materia passiva, oggi si studiano fenomeni molto interessanti: comunicazione chimica ed elettrica, memoria, risposta agli stimoli, coordinamento con l’ambiente e perfino ipotesi di apprendimento associativo. L’esperimento di Monica Gagliano sui piselli, per esempio, propose che le piante potessero associare uno stimolo neutro alla luce, come in una forma elementare di apprendimento; studi successivi hanno contestato o non replicato pienamente quei risultati, quindi il tema resta aperto. Ma proprio il fatto che esista un dibattito scientifico sulla “plant cognition” mostra che non possiamo più ridurre le piante a semplici meccanismi automatici.
Quindi forse intelligenza e coscienza non vanno pensate come interruttori acceso/spento. Forse esistono gradi: sensibilità, memoria, informazione, adattamento, percezione, fino alla coscienza riflessiva dell’uomo. E ciò che noi chiamiamo “intelligenza” potrebbe essere una manifestazione esterna di una forma di coscienza più o meno ampia.
Qui torna perfettamente il principio attribuito a Ermete Trismegisto: “come in alto, così in basso”. Le strutture si ripetono per analogia: microcosmo e macrocosmo si riflettono. Se dentro di noi vediamo cellule, batteri, organi e sistemi cooperare fino a generare un essere cosciente, perché escludere a priori che sopra di noi possano esistere forme di organizzazione più vaste — Terra, Sole, sistema solare, galassia — dotate di una forma di intelligenza o coscienza non riconoscibile con i nostri criteri umani?
Il limite è la scala. Un batterio non può comprendere la coscienza dell’uomo in cui vive. Una cellula del nostro corpo partecipa alla nostra vita, ma non può percepire il nostro “io” complessivo. Allo stesso modo, noi potremmo essere immersi nella vita della Terra o del Sole senza poterla riconoscere come coscienza, perché si manifesta su scale fisiche, temporali ed energetiche enormemente più grandi delle nostre.
E qui si arriva al punto più profondo: tutta la realtà che conosciamo è sempre realtà sperimentata attraverso la coscienza. Senza coscienza non c’è esperienza, non c’è osservazione, non c’è dimostrazione possibile. Da qui si può formulare un’ipotesi non nuova e nemmeno peregrina: forse non è la coscienza a essere contenuta nella realtà, ma la realtà a essere contenuta, o almeno rivelata, dalla coscienza.
La fisica quantistica, con il problema della misura e il paradosso del gatto di Schrödinger, ha mostrato quanto sia difficile separare del tutto osservatore e realtà osservata. Questo non significa banalmente che “la mente crea tutto a piacere”, ma indica che il rapporto tra coscienza e realtà è molto più profondo di quanto il materialismo classico immaginasse.
Anche Einstein, pur non essendo certo un mistico nel senso comune del termine, aveva intuito che la realtà non è così solida e lineare come appare. La frase spesso attribuita a lui — “la realtà è un’illusione, anche se molto persistente” — è discutibile nella sua forma esatta; ma una sua citazione documentata dice che la distinzione tra passato, presente e futuro è “solo un’illusione ostinatamente persistente”. Questo basta già a mostrare che perfino nella fisica moderna ciò che chiamiamo “realtà” non è così semplice, oggettivo e indipendente dall’osservatore come pensiamo.
Quindi non direi: “la Terra e il Sole sono certamente coscienti”. Ma non direi nemmeno: “non possono esserlo”. Direi piuttosto che, sulla nostra scala, non abbiamo strumenti adeguati per escludere forme di coscienza planetaria o solare. Possiamo però formulare un’ipotesi coerente: se la Vita si manifesta in livelli sovrapposti, allora Terra e Sole potrebbero essere organismi immensamente più grandi, dotati di cicli, reazioni, intelligenza e forse coscienza proporzionate alla loro scala.
Forse, su quella scala, ciò che noi chiamiamo cataclismi, cicli solari, mutamenti climatici, eruzioni, tempeste magnetiche o reset geologici non sono eventi casuali di materia morta, ma processi interni di organismi molto più grandi.
Non è una prova.
Ma è un’ipotesi filosoficamente coerente.
E soprattutto ci aiuta a uscire dalla visione riduttiva secondo cui solo ciò che assomiglia all’uomo può essere vivo, intelligente o cosciente.
academia.edu/.../...
Dimenticavo di dirti di scorrere la pagina e troverai il testo.
PS - "Come in alto così in basso" non deve indurre a umanizzare il Cosmo.
Dobbiamo imparare a pensare e accettare l'esistenza di diversità che non sappiamo immaginare.
... ma prima, grazie Kurus per il tema ficcante...
... tema che eleva gli argomenti da: faccio cose e vedo gente... a:
... chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo...
... possibile coscienza di Terra e Sole:
... io lo penso da sempre, anzi lo "sento"...
... il detto: "Madre Terra" e "Madre Natura" hanno per me un significato molto profondo...
... con la natura, l'ambiente, le piante e gli animali io ci parlo tutto il giorno...
... sono in comunicazione, in comunione, in simbiosi... non ne ho il minimo dubbio...
... diverse scale di esistenza... “come in alto, così in basso”:
... micro e macro cosmo presentano una meccanica simile:
... atomo con neutrone e elettroni e sistema solare con Sole e pianeti...
... queste similitudini mi hanno sempre fatto pensare ad un'immenso essere...
... di misure galattiche... i cui atomi sono sistemi solari...
... e chi potrebbe mai essere un'entità simile?... non è forse Lui il "Dio Creatore"?...
... LC riprende quota...
La domanda è: c'è una possibilità teoretica che l'ULTIMA (la più grande in assoluto) sia in qualche modo contenuta dalla PRIMA (la più piccola in assoluto)? In modo da formare il cerchio perfetto, senza inizio e senza fine?
Avevo letto un concetto simile nella teoria delle stringhe, ma confesso di non averci capito granchè.
Al momento mi limito a leggere quanto scrivete.
Vorrei però esprimere un ringraziamento a Ciro e a tutta la chat per l'altissimo livello della discussione, segno inequivocabile che ci sono persone presenti con un livello di competenza e conoscenza molto elevato, unitamente ad una onestà intellettuale che permette di ampliare l'orizzonte senza indirizzare verso una facile visione di comodo.
#57 Kurus: riflessione molto interessante. E condivisibile.
Un ringraziamento anche al "nostro" padrone di casa, ovviamente...
La dualità della fisica dice che un universo con raggio immenso ha leggi fisiche ed energie identiche ad uno infinitesimale.
Per una stringa un universo immenso e uguale ad uno microscopico.
Se provassi a rimpicciolire l'universo, ad un certo punto la fine coinciderebbe con l'inizio .
Un po' come il principio olografico, dove si uniscono gli estremi.
Il macroscopico non è altro che la riproduzione del microscopico.
In pratica, l'universo non è una linea retta che va da 0 a infinito, ma una una sfera in cui l'estremo macroscopico e l'estremo microscopico sono lo stesso identico punto ma osservato da punti di vista diverse.
Diciamo luniverso che si morde la coda, come il mito dell'uroboro.
Ovviamente siamo nel campo della filosofia matematica è non c'è nessuna verità scientifica al momento.
Immaginiamo un sognatore che dorme e sogna di essere un uomo chiamato Felipe García. Nel sogno, Felipe ha una moglie, una casa, un lavoro. Ogni giorno va in ufficio, vive la sua vita, affronta i suoi problemi. Un giorno però torna a casa e dice alla moglie di essere stato licenziato. Entra in crisi. La moglie prova a rassicurarlo: gli dice che troverà un altro lavoro, che possono farcela, che hanno dei risparmi, che può seguire dei corsi professionali.
Felipe prova a rimettersi in piedi. Poi, un giorno, vede l’annuncio di un corso spirituale. Decide di andarci, perché sente il bisogno di trovare un senso a quello che gli sta accadendo. Durante il corso, il maestro gli dice qualcosa di sconvolgente: “Tu sei un sogno. Sei sognato in questo momento da una coscienza che dorme. E il tuo compito è risvegliarti a te stesso.”
La cosa interessante è questa: nel sogno, il sognatore crea tutto. Crea Felipe García, crea la moglie, crea il datore di lavoro, crea il licenziamento, crea il corso spirituale, crea il maestro. Eppure, pur avendo generato tutta la realtà del sogno, il sognatore si identifica solo con un personaggio: Felipe.
Questo è esattamente ciò che accade anche nei nostri sogni ordinari. Quando sogniamo, la nostra coscienza genera un intero mondo: luoghi, persone, dialoghi, eventi, pericoli, emozioni. Ma dentro quel mondo ci identifichiamo quasi sempre con un solo “io”, dimenticando che tutto il sogno nasce dalla stessa coscienza che lo sta sognando.
Facendo un passaggio intuitivo, si potrebbe ipotizzare qualcosa di simile per la realtà stessa: forse la coscienza universale “sogna” l’universo, esprimendosi in infinite forme di essere. Un solo Essere assume molte forme. E il miracolo, difficile da comprendere razionalmente, è che questa stessa coscienza può identificarsi contemporaneamente con ogni forma: con l’uomo, con l’animale, con la pianta, forse con il pianeta, forse con il Sole, forse con livelli ancora più grandi.
In questa prospettiva, ogni essere vivente sarebbe una specie di punto di vista della coscienza universale su se stessa. Alcuni punti di vista sono più semplici, altri più complessi. Alcuni sono quasi istintivi, altri riflessivi. Ma tutti partecipano allo stesso grande campo di coscienza.
Questo si collega anche al principio ermetico: “come in alto, così in basso.” Nel piccolo vediamo cellule, batteri, organi e sistemi che cooperano per formare un corpo cosciente. Nel grande potremmo immaginare esseri umani, ecosistemi, pianeti, stelle e galassie come livelli di un’unica Vita più ampia. Ogni livello contiene il precedente e partecipa a qualcosa di più grande.
Naturalmente questa non è una prova scientifica. È un’intuizione metafisica. Ma non è nemmeno una fantasia priva di senso. Perché tutta la realtà che conosciamo passa comunque attraverso la coscienza. Senza coscienza non c’è esperienza della realtà, non c’è osservazione, non c’è mondo vissuto.
Forse, allora, ciò che molte tradizioni spirituali chiamano “ritorno a Dio” o “risveglio” non è altro che questo: la progressiva consapevolezza di non essere un frammento separato, isolato, abbandonato in un universo esterno e meccanico, ma una forma attraverso cui la Coscienza universale fa esperienza di sé.
Possiamo chiamare questa Coscienza universale “Dio”, “Vita”, “Essere”, “Assoluto”, “Fonte” o in molti altri modi. I nomi cambiano, ma l’intuizione resta la stessa: noi non saremmo soltanto creature dentro la realtà, ma espressioni della coscienza che genera, contiene e sperimenta la realtà.
In questa prospettiva, risvegliarsi non significherebbe fuggire dal mondo, ma riconoscere ciò che siamo realmente dentro il mondo. Non più solo Felipe García che lotta dentro il sogno, ma la coscienza che comincia a ricordare di essere anche il sognatore. Non più solo l’individuo separato che cerca sicurezza, lavoro, identità e controllo, ma un punto attraverso cui l’Essere prende coscienza di sé.
Forse il “ritorno a Dio” non è un viaggio nello spazio, né un evento che avviene dopo la morte. Forse è un cambiamento di identificazione: dal personaggio alla coscienza, dalla forma all’essenza, dalla parte al Tutto. E forse è proprio questo il senso profondo dell’Arca interiore: non soltanto sopravvivere al ciclo esterno, ma risvegliarsi alla propria origine mentre il sogno è ancora in corso.
Forse allora la domanda non è solo se la Terra, il Sole o l’universo siano “viventi” nel senso biologico ordinario. La domanda più profonda è: e se tutta la realtà fosse una forma di sogno della coscienza, e noi fossimo il punto in cui quel sogno può iniziare a risvegliarsi a se stesso?
Bella domanda Massimo, davvero.
Mi permetto di buttare giù due righe perché il tema mi appassiona e, guardando in giro, credo che in molti qui stiano rimuginando su intuizioni simili.
La prima immagine che mi è venuta in mente è questa:
Allora, partiamo dal punto: sì, secondo me la possibilità che l'“ultima” scala (la più grande) e la “prima” (la più piccola) si tocchino, o meglio, siano la stessa cosa vista da angolazioni diverse, non è solo poesia. È un'idea che ha delle basi teoriche solide, anche se ovviamente siamo nel campo della speculazione fisica più avanzata.
Hai citato la teoria delle stringhe e il fatto che sia ostica. Il concetto che forse cercavi si chiama Dualità T. Prova a visualizzarla così: immagina che l'universo abbia delle dimensioni "arrotolate", come un tubo. La fisica delle stringhe ci dice che un universo con un raggio R è matematicamente indistinguibile da uno con raggio 1/R.
In pratica? Non c'è differenza fisica osservabile tra un universo enormemente grande e uno microscopico oltre una certa soglia. Se provi a "zoomare" sotto la lunghezza di Planck, matematicamente è come se stessi "zoomando out" verso l'infinito.
L'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande diventano simmetrici. Quindi sì, i due estremi potrebbero essere collegati da una simmetria fondamentale: non sono opposti, ma facce della stessa medaglia.
Ecco il perché ho pensato al modello toroidale. È il "cerchio perfetto" che cerchi.
Qui la geometria ci viene incontro in modo anche elegante. Il toro (la forma di una ciambella, per intenderci) ha una proprietà bellissima: è finito ma senza bordi.
Se cammini dritto sulla superficie, torni al punto di partenza!
Alcuni cosmologi ipotizzano che il nostro universo possa avere proprio una topologia "multiconnessa", tipo un ipertoro. In questo scenario frattale:
andando verso l'infinitamente grande, lo spaziotempo si curva su se stesso.
Questa curvatura non porta a un "esterno" vuoto, ma riconnette le coordinate in modo che l'orizzonte cosmico coincida con il punto di origine quantistica.
Si crea un flusso continuo: l'energia che "esce" dal centro (il Big Bang) "rientra" dall'esterno.
In pratica, la "Prima" dimensione e l'"Ultima" sarebbero lo stesso luogo topologico. È come un nastro di Möbius multidimensionale: non c'è un vero dentro o fuori, ma un'unica superficie continua.
Se accettiamo questa visione, la frase di KURUS sul batterio che non capisce l'uomo assume un significato nuovo.
In un universo così fatto, ogni parte contiene l'informazione del tutto (è il principio olografico). La cellula non "vede" l'Io umano perché opera su un'altra scala, ma l'informazione c'è, codificata nei suoi confini.
Se il piccolo e il grande si toccano, allora la coscienza non è qualcosa di "separato" che sta sopra di noi, ma è la struttura stessa dell'universo che si auto-osserva attraverso di noi. Ricordi? Ne ho scritto qui [url=https://dubitoergosum.it/2025/09/19/entropia-vita-morte-e-coscienza/]Entropia vita morte e coscienza./url].
Noi saremmo il nodo locale, il collasso, che permette all'universo di collegare il suo estremo microscopico con quello cosmico.
La mia sensazione è che la distinzione netta tra "dentro/fuori" o "piccolo/grande" sia un'illusione prospettica dovuta al fatto che noi ci troviamo a metà della scala in quanto parte integrante del tutto.
Se l'universo è davvero un ciclo chiuso (come nei modelli di tempo immaginario di Hawking o negli universi ciclici di Penrose), allora siamo tutti sullo stesso anello.
... un'esperienza "onirica" che si è protratta fino all'età di circa 7/8 anni...
... poi si è interrotta... forse a causa della "coscienza di sè" che ha preso il sopravvento...
... nei miei sogni evocavo tutto ciò che hai descritto:
"... noi non saremmo soltanto creature dentro la realtà, ma espressioni della coscienza che genera, contiene e sperimenta la realtà..."
... ho iniziato a leggere e scrivere molto presto, così ho raccolto diversi appunti...
... una specie di diario in cui erano descritti i passaggi salienti...
... in quel momento mi era tutto molto chiaro, con una consapevolezza serena...
... e la mia esperienza racconta il sogno-realtà visto dagli occhi di un bambino...
... quindi mi permetto di modificare minimamente la tua chiusura in questo modo:
... tutta la realtà è una forma di sogno della coscienza, e noi siamo il punto in cui quel sogno può iniziare a rivelarsi a se stesso...
... il "ritorno a Dio" è la consapevolezza del "viaggio esperienziale" chiamato realtà, che si disvela alla coscienza nel momento del risveglio...
... le due "realtà", quella del sogno e quella del risveglio sono due facce della stessa esperienza che si evolve verso una Coscienza universale...
Fatte le debite distinzioni tra plausibile e falso, testi antichi, testi sacri, apparizioni, visioni e rivelazioni avvenute con differenti modalità presso popoli o individui portano a convergenze che non sono solo moniti di tipo religioso (e relative suggestioni care a chi ha sempre detenuto un potere 'morale'), ma verificano corrispondenze significative nella narrazione del futuro da parte di etnie diverse, a latitudini diverse e in epoche ed età diversissime degli ultimi millenni, incontrando oggi via via sempre più conferme scientifiche, così come da ambiti riservati militari declassificati o attraverso la scoperta di nuovi reperti e documenti.
Nel frattempo non sono certo un caso la 'scadenza di sistema' 2030, i miti messianici della destra americana e di Israele, il perseguimento del caos in Occidente con la perdita del senso del diritto, la pletora di miliardari che acquistano terreni e risorse e costruiscono rifugi, il CEO di Palantir sull'Anticristo, un ministro della guerra che farfuglia Ezechiele e neppure la ripetizione settimanale di film apocalittici in tv.
La ciclicità la troviamo ne Le Stanze Dzyan, nel Libro dei Morti egizio, nella Bibbia di Kolbrin; la chiusura del cerchio escatologico nella 'trilogia' Daniele- Matteo 24- Apocalisse di Giovanni ; il “giudizio del fuoco” negli apocrifi di Esdra ed Enoch; e poi c'è l'ultimo papa di Malachia, le visioni di G. Bruno fino a R. Steiner, Rasputin (!), Edgar Cayce; ci sono le 300 apparizioni mariane dall'800 a oggi (2000 in tutta la storia) e migliaia di rivelazioni private; le mappe temporali di Nostradamus utilizzate da O. Airaudi per le sue profezie degli anni '70 del 900 e la dettagliata cronaca di cosa accadrà dai contattisti della nuova Era: da Eugenio Siragusa a Ramatis, alla scuola di Borup. E molto altro. La domanda è: ci interessa sapere? (...)
Non potendomi dilungare qui (per andare a fondo rispetto alle fonti mi ci vogliono letteralmente due giorni di esposizione tra slides, documenti, eventi di riferimento del 'cronoprogramma' delle profezie e un'infinità di implicazioni conseguenti), concludo insistendo sul punto che ritengo il più importante tra quelli portati, ovvero l'Arca Interiore: come è successo per alcuni reset precedenti, anche il prossimo è, nel racconto di diverse tradizioni, portatore di un'opportunità spirituale per l'essere umano, tanto che molte di esse parlano di una nuova Età dell'Oro per un'umanità rinnovata in senso migliorativo soprattutto dal punto di vista etico (non moraleggiante o figlio di religioni col tempo inquinate, corrotte e distorte). Sono coloro che vengono chiamati “i giusti” nell'Apocalisse (apokálypsis = rivelazione, non catastrofe irrimediabile), che erediteranno un mondo rinnovato perché in vita hanno saputo coltivare un “se' spirituale” con attenzione e dedizione (e ovviamente lo stesso principio di 'selezione' vale per ogni tipo di credo, non solo per i cristiani cattolici). Posto che quel certo 'sesto senso' di cui parlavo prima suggerisca qualcosa alla vostra percezione delle profezie e dei fatti in cui siamo immersi oggi, credo che un'eventualità del genere sia quella su cui vale più la pena interrogarsi e comprendere cosa abbia senso veramente in questa vita.
Magari in più puntate, un argomento alla volta, per non fare casino.
Io, ad esempio, riesco a leggere l'Apocalisse di Giovanni SOLO come una profezia, ma non ho gli strumenti adatti per interpretarla correttamente. Un aiutino non mi dispiacerebbe affatto...
questa volta, però, abbiamo già usato le risorse minerarie facili da estrarre.....
se qualcosa va storto, si ritorna all'età delle pietra e ci si rimane
Mi torna in mente un pastore, ha un bimbo nascosto in petto a contatto col suo cuore, sotto la pelle di pecora con cui si veste.
Ha ricevuto, dai potenti genitori e suoi padroni, l'ordine di buttare il bimbo giù dalla rupe. Il pastore è un servo, "privo di educazione" dunque. Disobbedire può costargli la tortura e la morte, disobbedisce lo stesso (adesso mi torna in mente De Donno ...). Disobbedisce lo stesso. Ignorante? per riuscire a rimettere in sesto un neonato legato e torturato da chi l'ha fatto venire al mondo, un bel pò di cose bisogna saperle, ora come allora.
Ma Sofocle, le competenze che permettono di curare le persone "senza valore", le attribuisce al pastore, al servo ... sarà un caso? Sofocle era un uomo di stato, ottenne, tra i tanti, l'incarico di riordinare la didattica ( ministro dell'istruzione praticamente), accessibile solo ai cittadini col reddito più alto. Sofocle pervenne al reddito che gli permise di "riordinare la didattica" vendendo tanti scudi a tante armate, in pratica apparteneva alle lobby degli armamenti ( come quelle che hanno insegnato a noi italiani che gli usa ci hanno salvati). Dal che si desume quale sapere sia da considerarsi tale, quale invece frutto di ignoranza e analfabetismo, secondo i dettami di chi vuole stare al potere.
Per farlo sopravvivere, il pastore ha portato il piccolo a una coppia senza figli, regale anche questa. Diventato adulto, Edipo voleva sapere la verità sulla sua nascita ( le caviglie bucate non si cancellano !), ma questi genitori adottivi regali non gliela hanno voluta dire, sembra proprio che potere e verità siano incompatibili ( ma noi, civiltà avanzata tecnologicamente all'avanguardia questa incompatibilità l'abbiamo superata eh?).
Sarebbe bastato che gliel'avessero detta la verità e non ci sarebbe stata nessuna tragedia. Niente pandemia, niente incesto obbligato e inconsapevole, niente "complesso d'edipo" con cui coprire gli abusi sui minori nei secoli dei secoli...
(riflessioni a latere, relative alle civiltà "resettate)
Finora abbiamo parlato di coscienza, realtà, Dio, livelli sovrapposti di esistenza, Terra e Sole come possibili forme di intelligenza su scala superiore. Ecco, la cosa curiosa è che anche Vogt, partendo da un percorso completamente diverso — più tecnico, informatico e cosmologico — arriva a considerazioni molto simili a quelle presenti in molte tradizioni spirituali, inclusa quella di Salvatore Brizzi.
Vogt non si limita a parlare del ciclo solare o del possibile cataclisma intorno al 2046. A un certo punto si chiede anche: che cos’è la realtà? Chi siamo noi? Che cos’è Dio? Per rispondere sviluppa la sua teoria del Diehold, cioè l’idea che l’universo non sia un luogo fisico nel senso classico, ma una realtà generata da un sistema computazionale quantistico immensamente avanzato.
In questa visione, la materia non sarebbe “solida” come appare, ma informazione proiettata a una velocità tale da sembrare stabile ai nostri sensi. Il tempo sarebbe la velocità di processamento di questa realtà. La gravità sarebbe un effetto dell’informazione. La luce non sarebbe semplicemente qualcosa che viaggia nello spazio, ma parte del modo in cui il sistema genera l’esperienza della realtà.
Naturalmente sono idee estreme e speculative. Però il punto interessante non è accettarle alla lettera. Il punto è che Vogt prova a tradurre in un linguaggio tecnico-informatico un’intuizione che le tradizioni spirituali esprimono da millenni: la realtà visibile potrebbe essere una proiezione, la materia potrebbe essere apparenza organizzata, e ciò che chiamiamo Dio potrebbe essere il principio intelligente che genera e sostiene l’intero sistema.
Anche la sua classificazione delle dimensioni richiama quanto dicevamo prima. Vogt non intende le dimensioni solo come spazio e tempo, ma come livelli di esistenza basati su informazione, energia e coscienza. La materia inanimata sarebbe un livello; gli esseri viventi un livello superiore; poi vi sarebbero livelli ancora più alti, fino a pianeti e stelle come entità dotate di enormi quantità di informazione ed energia.
Questo si collega direttamente al discorso fatto prima: forse Terra, Sole, pianeti e stelle non sono semplicemente “oggetti”, ma livelli superiori di organizzazione che noi non riusciamo a riconoscere come forme di coscienza perché osserviamo tutto dalla nostra scala limitata.
Ancora più provocatoria è la sua idea sulla Torah. Vogt ipotizza che la Torah non sia soltanto un testo religioso, ma anche una forma di codice, una specie di linguaggio informazionale collegato alla struttura stessa della realtà. Anche qui, non si tratta di dire che sia certamente vero, ma il collegamento con quanto dicevamo sulla tradizione ebraico-biblica come possibile linea di trasmissione di conoscenze antichissime è evidente.
Quindi, più che introdurre un tema completamente nuovo, Vogt sembra arrivare con il suo linguaggio a una conclusione simile a quella già emersa: forse la realtà non è materia morta; forse è informazione, coscienza e struttura; forse ciò che chiamiamo Dio non è esterno alla realtà, ma il principio che la genera, la contiene e la rende sperimentabile.
In questo senso, Vogt si collega bene anche alla storia di Felipe García raccontata da Brizzi. Il personaggio vive dentro il sogno e crede che quella sia tutta la realtà, finché comincia a intuire che dietro il sogno c’è una coscienza che lo sta sognando. Vogt, con altri termini, sembra proporre qualcosa di analogo: noi viviamo dentro una realtà generata, ci identifichiamo con il personaggio, ma potremmo essere espressioni di una coscienza o intelligenza molto più ampia.
Non sto dicendo che Vogt abbia ragione. La sua teoria è radicale e va studiata criticamente. Però è interessante perché mostra che, partendo da fisica, informazione e cataclismi ciclici, si arriva inevitabilmente alla stessa domanda delle tradizioni spirituali:
che cos’è davvero questa realtà, e chi siamo noi dentro di essa?
… ma se la scadenza per te è assai prima del 2046… più verosimile 2030…
… vista l’ora e il tempo che rimane, non tenerci sulle corde…
… che forse si fa ancora in tempo ad organizzare una pizzata prima dello schianto…
Senza essere vissuto il tempo esiste ??
Il futuro crea il passato ??
La realtà dipende dalla domanda ??
Il fotone viaggia per miliardi di anni senza essere nulla ,ma solo oggi quando decidi come guardarlo nel tuo telescopio, lo costringi a scegliere di essere qualcosa
Se partiamo con queste domande arriviamo all'infinito e la mia risposta è identica a quella data a Volano qualche giorno fà
Un giorno lo scoprirò
In ogni caso per quanto affascinanti siamo leggermente fuori tema.
@Redazione #72
La prima dimensione é la retta. Essa contiene indefiniti punti, che sono enti privi di dimensioni, puri indicatori di posizione.
Il piano ha due dimensioni. Esso contiene un numero indefinito di rette, che sono puri indicatori di direzione.
Lo spazio ha tre dimensioni. Contiene indefiniti piani, che sono puri indicatori di direzione per un oggetto a due dimensioni.
Lo spazio-tempo ha quattro dimensioni, e ogni istante di tempo é uno spazio diverso.
La quinta dimensione contiene indefiniti spazi-tempo, che sono tutti universi. Quale qualitá abbia la quinta dimensione perché riesca a creare differenti universi non te lo so dire.
Le dimensioni successive hanno tutte una loro qualitá, che si sviluppa indefinitamente creando gli enti dimensionali inferiori. Possiamo pensare ad un filo della biancheria, in cui sono appesi in successione tutti gli universi caratterizzati dalle dimensioni precedenti.
In questo senso non é possibile che la dimensione piú piccola, il punto, possa contenere quelle successive.
Ma allo stesso tempo ogni universo (che puó essere una retta, un piano, uno spazio, uno spazio-tempo, e via discorrendo) occupa un PUNTO della dimensione successiva, il punto in cui é "appeso". Per cui, da un certo punto di vista, il PUNTO ha la stessa natura di tutti gli universi di qualunque dimensione li vuoi fare.
Quindi no, il punto non contiene gli universi, ma in qualche modo é gli universi.
Da un altro punto di vista, tutta la storia del mondo é costituita da innumerevoli spazi-tempo "fotografati" in un certo istante della linea temporale, ma dall'altro punto di vista sono TUTTI contenuti nell'istante che stiamo vivendo adesso. Questo perché tutte le cause e tutte le conseguenze dall'inizio dei tempi si sono propagate fino ad adesso. Di nuovo, il punto é l'universo. O, se vuoi, lo contiene, ma qui le parole vanno viste come un suggerimento, non una legge.
Da un altro punto di vista, anche tutti gli universi successivi sono contenuti in questo istante, perché questo istante ne é il "seme", e cosí chiudiamo il cerchio, senza inizio, né fine, e neanche circonferenza!
Certo, volentieri.
Mi do da fare. C'è un bel po' da dire...
E spero non ne escano pagine troppo prolisse.
x.com/i/status/2058990780782612671
La cosa interessante è che qui non si parla solo di miti, testi antichi o interpretazioni archeologiche, ma di parametri geofisici oggi misurabili: oscillazione di Chandler, moto polare, durata del giorno, campo magnetico terrestre, Anomalia del Sud Atlantico, riscaldamento degli oceani e possibili segnali nucleo-mantello.
Secondo la ECDO, non sarebbe l’intero pianeta a capovolgersi nello spazio. Sarebbe il guscio esterno della Terra — crosta e mantello — a perdere progressivamente il suo ancoraggio rispetto al nucleo, fino a riorientarsi verso una nuova posizione di equilibrio rotazionale.
La sequenza proposta è questa: prima una fase silenziosa, detta Indigo, con cambiamenti profondi nel nucleo, aumento del calore dal basso, indebolimento del campo magnetico e riscaldamento degli oceani profondi. Poi entrerebbero in crisi le oscillazioni che contribuiscono alla stabilità del polo, in particolare la Chandler wobble, oscillazione naturale dell’asse terrestre di circa 433 giorni.
Secondo le analisi citate nel post, questa oscillazione sarebbe crollata fino a circa il 2% del comportamento normale, un’anomalia descritta come senza precedenti nelle serie storiche moderne. Se il dato è corretto, non è un dettaglio: significherebbe che uno degli “ammortizzatori” naturali del sistema Terra starebbe funzionando in modo radicalmente diverso dal comportamento osservato in passato.
A questo si aggiunge l’indebolimento del campo magnetico terrestre. Anche questo non è un concetto astratto: il campo magnetico viene misurato costantemente, e l’Anomalia del Sud Atlantico resta una delle aree più deboli e dinamiche della magnetosfera. Nella lettura ECDO, questo non sarebbe un fenomeno isolato, ma parte della progressiva perdita del “blocco” elettromagnetico tra nucleo e guscio esterno.
Un punto ancora più importante riguarda il riscaldamento degli oceani. I sostenitori della ECDO indicavano il riscaldamento oceanico, soprattutto dal basso, come uno dei segnali da osservare. E oggi vediamo effettivamente fenomeni oceanici anomali: marine heatwaves estese, anomalie termiche nel Pacifico e in altre aree, e un contenuto di calore oceanico globale a livelli record o quasi record. La spiegazione mainstream collega questi fenomeni soprattutto al cambiamento climatico antropico e alla variabilità oceano-atmosfera. Però il dato osservativo resta: gli oceani stanno accumulando calore in modo eccezionale, e questo rientra fra i parametri che la ECDO aveva indicato come cruciali.
Poi ci sarebbe la deriva direzionale del polo, interpretata da alcuni analisti, come @zachariaspro, come possibile segnale di transizione verso un nuovo equilibrio rotazionale, influenzato da grandi anomalie gravitazionali profonde sotto Africa e Pacifico.
La fase critica sarebbe la Tau: il momento in cui l’accoppiamento elettromagnetico tra nucleo e guscio esterno scenderebbe sotto una soglia critica. Qui entra il riferimento all’effetto Dzhanibekov, cioè il comportamento di un corpo in rotazione che può ribaltarsi quando ruota attorno a un asse instabile.
Applicata alla Terra, questa è la parte più estrema e controversa: un possibile riorientamento rapido del guscio esterno di circa 90–104 gradi. Gli oceani non seguirebbero subito la terraferma, ma si riverserebbero sui continenti, producendo mega-inondazioni, venti estremi e caos climatico. La fase preparatoria durerebbe anni o decenni; lo spostamento effettivo, una volta superata la soglia critica, avverrebbe in ore o pochi giorni.
Va detto chiaramente: questa non è la posizione della geofisica mainstream. La scienza ufficiale riconosce moto polare, variazioni del campo magnetico, durata del giorno, riscaldamento oceanico e interazioni nucleo-mantello, ma non considera dimostrato un rapido ribaltamento della crosta terrestre su scala umana.
Però la ECDO ha un punto forte: non resta nel vago. Indica parametri osservabili e misurabili. Se la teoria è sbagliata, dovremmo vedere recupero della Chandler wobble, stabilizzazione del campo magnetico, arresto o inversione della deriva polare, assenza di anomalie coerenti nucleo-mantello/oceani.
Se invece questi segnali continuano a muoversi nella direzione prevista, allora la teoria merita almeno di essere studiata seriamente. Non come verità stabilita, ma come modello da verificare. Perché se anche solo una parte fosse corretta, miti del diluvio, antichi avvertimenti, anomalie archeologiche e instabilità planetarie attuali potrebbero rientrare in un quadro ciclico molto più ampio.
x.com/i/status/2061570050457468967
Ovviamente va preso con molto grano salis: simulazioni del genere dipendono da ipotesi molto forti su angolo dello spostamento, velocità, nuova posizione dei poli, inerzia degli oceani e morfologia dei bacini.
Però è interessante perché mostra un punto concreto: in uno scenario simile, non tutte le aree verrebbero colpite allo stesso modo. Nel caso europeo, ad esempio, la simulazione suggerisce che zone elevate come le Alpi e parti dell’Appennino centrale potrebbero risultare relativamente più protette. Il Mediterraneo, avendo un volume d’acqua molto inferiore rispetto agli oceani aperti, non avrebbe la stessa capacità di invadere profondamente l’entroterra.
Questo non significa che l’area mediterranea sarebbe “sicura”, ma solo che altitudine, distanza dagli oceani aperti e conformazione dei bacini potrebbero fare una differenza enorme.
Anche qui torna il tema antico: “fuggire sui monti” potrebbe avere sia un significato spirituale sia un significato fisico molto concreto.
Grazie dell'input, sarebbe davvero interessantissimo anche per me un post al riguardo.
PS: se i tempi dovessero stringere davvero, una pizzata di luogocomunardi non sarebbe davvero male.
Poi si salvi chi può
Molti siti megalitici mostrano segni di una grossa catastrofe avvenuta all'improvviso..sia in sudamerica sia in Egitto e anche in Libano..catastrofe talmente grossa che il sito è rimasto tale e quale fino ad oggi..il che vuol dire che per parecchi anni o secoli nel sito non c'è più stata l'attività che c'era prima..
In base alle teorie accreditate la Terra avrebbe circa 4,5 miliardi di anni.
Il primo organismo unicellulare dovrebbe risalire a circa 3,5 miliardi di anni fa.
La prima parvenza di uomo (homo abilis) viene fatta risalire a circa 2,5 milioni di anni fa
L'homo sapiens invece risalirebbe "solo" a circa 2/300.000 anni fa
Ora, se l'attuale evoluzione umana così come la conosciamo (calcolando dai primi insediamenti ad oggi) è durata circa 12/14000 anni e soprattutto il salto evolutivo più importante è durato "solo" 2000 anni (ma forse anche meno) mi sembra abbastanza ovvio che ci siano dei buchi temporali enormi.
Perchè vista l'età della Terra, visti i vari passaggi e le tempistiche che sono occorse a tutti questi passaggi (addirittura 200.000 anni per passare dall'homo abilis all'attuale società) ci sono solo 2 possibilità
O ha ragione Biglino, nel senso che ad un certo punto della nostra evoluzione qualcuno di alieno ha modificato il nostro DNA rendendoci capaci di quel salto evolutivo definitivo che altrimenti e naturalmente avrebbe richiesto una tempistica molto più lunga oppure questo. Che in queste migliaia/milioni di anni si sono sviluppate (e poi morte) ciclicamente, diversi tipi di società.
... il che significa 3 o 4 milioni di anni per ciclo...
... perché altrimenti da che tipo di homo ripartirebbe un nuovo ciclo?...
... mica li tengono nel frigo, pronti a tirarli fuori quando serve ripartire...
... oppure si?... che cacchio di frigo grande devono avere?... tipo il polo sud?...
... ad ogni catastrofe li scongelano e attendono con pazienza la nuova evoluzione...
… tu sei parte di Dio, come Dio è parte di te…
"E Dio dov'è in tutto questo?"
È detto che, quando, grazie all'evoluzione raggiunta per mezzo di innumerevoli necessarie e provvidenziali reincarnazioni, l'individualità umana riuscirà a intravvedere l'ordine che regola tutta questa emanazione (catastrofi comprese), sarà sulla strada giusta per capirlo.
Nel primo stato ci siamo noi che possediamo l’autocoscienza: "IO" sono un elemento di coscienza di una forma fisica limitata e definita, un corpo soggetto a scambi continui con l’esterno.
La coscienza di se stessi è parziale essendoci una parte inconscia che è pilotata dall’interferenza di entità (non fisiche) del livello superiore; queste tendono ad ampliare la loro rilevanza ed il loro controllo su di noi.
Le entità autocoscienti del secondo livello sono quelle che generalmente si immaginano come angeli, dei e demoni, insieme agli spiriti dei defunti. Tali entità necessitano del nostro livello fisico per assorbirne le emozioni; sono a loro volta emanazioni del terzo livello che tutte le contiene.
Questo livello (terzo) contiene tutto ciò che comunemente si definisce il “creato”, ed è ciò che comunemente chiamiamo Dio.
Il quarto livello, quello della Coscienza, costituisce tutta l’esistenza e può rappresentarsi come la superficie ESTERNA della terza sfera.
La Coscienza è quindi l’ESISTENZA.
Come possiamo ricondurre questa idea entro la nostra logica?
Si può considerare il fatto che due entità opposte si annullano per cui si può concepire che “nulla” corrisponda anche a due entità opposte:
ad esempio si consideri il basilare principio fisico per cui per ogni forza ne esiste sempre una uguale e contraria , che quindi la annulla.
In sintesi noi possiamo concepire le due forze separatamente avendo COSCIENZA di una di queste.
Senza voler minimamente intaccare il valore del racconto biblico... da un punto di vista puramente esplorativo, scientifico e geologico posso affermare che né l'Anomalia né la formazione di Durupınar sono collegabili al racconto dell'Arca di Noè così come riportato dal libro della Genesi.
La mia testimonianza sul campo evidenzia tre punti fondamentali:
1) l'Anomalia è una formazione rocciosa: l'attenzione da parte degli apparati di intelligence e della U.S. Air Force si spiega con la rilevanza strategico-militare di quell'area di confine durante la Guerra Fredda, non con il valore archeologico del sito. Le immagini e i miei rilievi sul posto confermano che l'Anomalia è interamente costituita da roccia.
2) La natura geologica di Durupınar: la celebre forma a scafo non è un unicum. Esplorando la zona e analizzando i flussi detritici che scendono dal monte, si nota come la geologia locale produca sistematicamente diverse altre strutture sinclinaliche simmetriche e "a mandorla" identiche a quella più famosa. Tra l'altro, la Turkey Air Force che scattò nel 1959 (non ricordo bene se fosse il '59 o il '57) le prime fotografie, riprese altre formazioni simili a quelle di Durupinar.
Durante le mie attività sono stato in contatto diretto con un membro dell'originale gruppo di Ron Wyatt (il principale promotore del sito negli anni '80). Mi confessò chiaramente che sul campo non era stata trovata alcuna evidenza scientifica o archeologica certa. Mi spiegò inoltre di aver abbandonato il gruppo proprio per un'obiezione etica, non condividendo la linea di divulgazione forzata e sensazionalistica scelta da Wyatt, che non corrispondeva alla realtà dei fatti osservati (mi confidò che le letture dello scanner non offrivano dati in linea con le dichiarazioni di Wyatt).
L'interesse generale per tutta quell'area è un dato storico reale, ma le verifiche sul campo e le testimonianze di chi ha vissuto quelle ricerche dall'interno dimostrano che la scienza e l'etica della ricerca portano in una direzione esclusivamente geologica.
Per amor di verità, ammetto di non essere aggiornato con gli ultimi studi e rilevazioni fatte (qualora vi fossero).
Ottimo Max Caranzano, lo seguo da anni, è un ricercatore serio. Molto competente, sarebbe bello un dialogo qui su Lc dell'ingegnere. Anche lui ha trattato con dettaglio le tecnologie che han consentito agli egizi di fare cose incredibili, e non ci si riferisce solo alle priamidi, ma vasi, lavorazioni planari perfette, angoli retti su tre assi. Pietre durissime tagliate con precisione micrometrica.
Segnalo anche, prendendo spunto dal commento di audelmar, un canale che si occupa di archeologie misteriose, oltre che omega, prima di noi, ed altri validissimi.