Un ottimo articolo degli scrittori palestinesi Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, pubblicato dall’Antidipolomatico, sta sollevando una interessante discussione in rete sulla valenza politica della denuncia contenuta nel documentario “Naza”. Perchè – si domandano gli autori – crediamo ciecamente alle testimonianze dei soldati israeliani, mentre i palestinesi non hanno alcuna autorevolezza nel raccontarci la loro verità? E poi: non sarà che la denuncia contenuta in Naza possa alla fine servire per ripulire la coscienza di tutto l’occidente? Non sarebbe meglio guardare ricostruzioni storiche (come il film “Palestine 36”) per risalire davvero alla radice del problema?
Di seguito alcuni estratti dall’articolo citato:
Da quasi tre anni i palestinesi di Gaza documentano in tempo reale la propria distruzione. Hanno filmato le bombe mentre cadevano, i bambini estratti dalle macerie, gli ospedali che crollavano attorno ai medici, i giornalisti uccisi mentre lavoravano. Padri e madri hanno puntato le telecamere sui corpi dei propri figli. Hanno filmato se stessi mentre morivano di fame, fuggivano, tornavano, scavavano, seppellivano. È difficile immaginare la distruzione di un popolo documentata più di questa, e non solo da ottobre 2023, ma da decenni. Eppure non bastava. Non basta mai. Solo quando a parlare è un israeliano, la sala si alza.
Perché la verità cambia statuto quando a pronunciarla è un israeliano? Perché ciò che un palestinese racconta dalla propria casa distrutta viene trattato come testimonianza di parte, mentre la stessa cosa detta da qualcuno dentro l'apparato che ha prodotto quella distruzione diventa una rivelazione?
Il poeta palestinese Mohammed El-Kurd ha dato un nome a questo meccanismo. Nella sua “politica dell'appello” descrive la condizione imposta ai palestinesi: per essere ascoltati devono rivolgersi alla coscienza di chi li opprime, dimostrare la propria innocenza, presentarsi come vittime perfette. Vittime senza rabbia, senza politica, senza resistenza. Chi non corrisponde a quell'immagine perde il diritto di essere creduto. È una trappola, perché su quel terreno il palestinese non vince mai. Se parla, è di parte. Se accusa, esagera. Se resiste, giustifica ciò che gli viene fatto. La sua parola, da sola, non basta. Serve sempre qualcun altro a garantirla.
Il testimone israeliano risolve esattamente questo problema. Il palestinese chiedeva di essere creduto e non bastava. L'israeliano non chiede nulla: conferma. E nel confermare offre allo spettatore occidentale ciò di cui ha davvero bisogno, la possibilità di credere all'atrocità senza dover credere al palestinese.
La scrittrice palestinese Susan Abulhawa lo ha detto con durezza: «I palestinesi hanno dato la vita per raccontare questa storia. Dentro e fuori Gaza abbiamo gridato al mondo ciò che Israele faceva, come gridiamo da decenni. Ma si crede solo agli israeliani, celebrati come narratori coraggiosi, mentre i carnefici vengono umanizzati e trattati con il beneficio del dubbio».
È questo il punto. Non solo che la testimonianza palestinese venga ignorata, ma che alla conferma israeliana venga riconosciuto un valore morale che alla parola palestinese non è mai concesso. Un palestinese vi dice che la sua famiglia è stata uccisa, ed è una vittima. Un israeliano vi dice che i palestinesi sono stati uccisi consapevolmente, e diventa coraggioso. Il palestinese fornisce il corpo. L'israeliano fornisce la rivelazione.
Conosciamo già questo dispositivo. In Israele esiste persino un'espressione per una delle sue forme, yorim ve-bochim, “sparare e piangere”. Il soldato spara, poi piange per ciò che ha fatto, e il pianto diventa la prova che ha conservato la propria umanità. Il crimine si può riconoscere, purché al centro del racconto torni la coscienza di chi vi ha preso parte.
C'è un secondo versante, rivolto a Israele stesso. Se sono gli israeliani a denunciare i crimini israeliani, allora forse Israele resta, sotto tutto questo, la società liberale e capace di correggersi che i suoi sostenitori hanno sempre descritto. Guardate, ci viene detto: i registi israeliani denunciano l'esercito, i soldati israeliani confessano, la società israeliana discute. Deve esistere un altro Israele, decente, tormentato. Il dissidente diventa così una prova a discarico. È la funzione più profonda dello “sparare e piangere”: il pianto non mette in discussione il sistema, ne salva l'immagine morale. E oggi, dopo ciò che il mondo ha visto a Gaza, di quella immagine Israele ha un bisogno disperato.
In NAZA quegli uomini non piangono nemmeno. Descrivono l'uccisione con voce piatta, e uno di loro la paragona a un videogioco. Il rimorso non è mai sullo schermo. Lo fornisce la sala, un pubblico che ha bisogno di credere, che qualcuno sia tormentato.
Il giornalista palestinese-americano Ali Abunimah ha posto la domanda con la durezza necessaria: perché uomini che descrivono crimini di questa gravità diventano protagonisti anonimi di una consacrazione culturale invece di essere chiamati a risponderne?
L'anonimato può essere necessario per ottenere una testimonianza. I giornalisti proteggono le fonti, i whistleblower corrono rischi reali. Ma l'anonimato non può diventare assoluzione. Se qualcuno racconta di aver partecipato a un sistema in cui intere famiglie venivano uccise consapevolmente, abbiamo il diritto di chiedere più del suo disagio. Che cosa ha fatto? Che cosa ha autorizzato? Chi è morto? Consegnerà le prove agli investigatori, i nomi ai procuratori? Comparirà davanti a un tribunale? Altrimenti resta una transazione morale rovesciata: la vittima palestinese viene identificata, fotografata e sepolta; il partecipante israeliano resta anonimo, protetto, e poi elogiato per averci detto che quella vittima è stata uccisa.
Stiamo applaudendo la rottura del silenzio quando ciò che serve è la rottura del sistema. E quel silenzio, in ogni caso, non erano loro i primi a poterlo rompere. I palestinesi parlavano molto prima di loro, ed è alle voci palestinesi che dovremmo dare ascolto.
La domanda non è più se esistano bravi israeliani. È perché i palestinesi debbano continuare a morire prima che il mondo sia disposto a credergli. E perché, quando un israeliano finalmente ripete ciò che i morti dicevano da sempre, il mondo si alzi in piedi ad applaudire per venticinque minuti.
QUI l’articolo completo.





È questa gabbia ideologica dell'antisemitismo, questa tirannia, che impedisce di affermare la verità.
Comunque non credo che naza riabiliti moralmente il sionismo.
In presenza di una confessione non si fa il processo ordinario "lungo" (dibattimento), ma si accede a procedimenti semplificati come il patteggiamento, il giudizio abbreviato o immediato.
Il giudice in questi casi non ha particolari difficoltà a pronunciare la sentenza.
Metaforicamente è quello che è accaduto con Naza.
Non so, io non ci vedo nulla di particolarmente strano sul fatto che il documentario denuncia prodotto da due israeliani (carnefici) abbia favorito il "giudizio" e quindi lo sdegno generale in una sorta di risveglio delle coscienze, più di quanto abbiano fatto le testimonianze dei palestinesi (vittime).
La confessione del carnefice è sempre più credibile della testimonianza della vittima.
Vero è che esiste documentazione fotografica e video delle porcate sioniste, ma è pur vero che la gente crede a ciò che più gli fa comodo. Quando la verità è sbattuta in faccia dagli stessi israeliani allora cambia tutto.
Che poi e davvero cambiato tutto? Certamente Naza è importante, ma non sarà un documentario a fermare il boia.
Ognuno difende se stesso e accusa il prossimo, fa il proprio "interesse", a prescindere.
Ma quando qualcuno accusa se stesso delle proprie colpe viene automatico credergli perchè psicologicamente nessuno si autoaccuserebbe da innocente.
Di conseguenza il palestinese che accusa Israele non viene preso in considerazione perchè, sebbene documentate, le sue dichiarazioni sono di parte, mentre il soldato dell'IDF che si auto accusa contro il suo "interesse", viene creduto.
Tuttavia autoaccusarsi può avere svariati fini che possono esulare dal pentimento.
Ad esempio mostrare pentimento può fare guadagnare "simpatia" e ridurre l'ostilità.
"Guarda che bravo il soldato dell'IDF che ammette di avere sbagliato", riducendo così agli occhi dell'opinione pubblica il peso della propria colpa per le sue atrocità che tuttavia, non vengono affatto cancellate ma solo "nascoste sotto al tappeto" del pentimento.
La violenza paga. Almeno nei sondaggi, che pure restano un’arte imprecisa e mutevole. Nella settimana della guerra aperta dalla destra israeliana contro il film Naza, la coalizione che sostiene Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni del 27 ottobre è cresciuta di due seggi. L’opposizione centrista può contare sul vantaggio tecnico di Gadi Eisenkot e del suo....
google.com/.../...
Netanyahu grazie a “Naza” prende punti nei sondaggi
www.ilfattoquotidiano.it/.../8511308
pressreader.com/.../...
Israele al voto: Bibi attacca su elezioni, Naza e reti tv
Netanyahu ha annunciato che presenterà due progetti di legge per revocare la cittadinanza a chi diffama le forze armate e per aumentare di venti volte l’importo del risarcimento nei casi di diffamazione
ilgiornale.it/.../...
Usa impropriamente "diffamazione" e "antisemitismo" per censurare chiunque si opponga alla sua politica criminale.
Occhio ragazzi, il Mossad ci osserva
Poi non si dica che è "solo" NETANIAU.
La cosa grave è che la popolazione israeliana scendeva in strada a protestare contro il governo, non perché questi stesse commettendo un genocidio nei confronti della popolazione palestinese, ma perché non faceva nulla per far ritornare coloro i quali erano stati rapiti da Hamas il 7 ottobre.
Dante Bertello.
è l'occidente il problema, siamo noi che dormiamo e non reagiamo, forse perchè anche noi sentiamo di essere colonizzatori
Finchè l'hanno ammazzato. L'odio per le vittime comincia con l'odio per la vittima dentro di sè ( come quando lui si ustionava il cuoio capelluto per stirarsi i capelli, per esempio), e spiega tanto, per esempio, del bullismo dei ragazzini nella nostra società... e anche, alla fin fine, perchè chi organizza genocidi trovi sempre tanta "manodopera" disponibile a metterli concretamente in atto. Da noi, non c'è abbastanza gente disposta a ripudiare governanti che di fatto appoggiano i massacri. Troppa gente che dice " ma poverini non possono rifiutarsi di appoggiare i massacratori!"
ammettiamolo allora , che è nella natura dell'uomo....
in alcuni più che in altri, ma dipende solo dal contesto
Israele non ha attaccato la Palestina senza un motivo
La storia del conflitto Israele - Palestina è lungo un secolo .
I palestinesi sono stati sempre dipinti come terroristi , e il 7 ottobre e la ciliegina sulla torta.
Ora noi qui su LC sappiamo come in realtà stanno le cose , ma LC non è l'occidente.
Quelle banali scuse che per noi sono una vergogna, bastano e avanzano invece per la geopolitica moderna e per le masse che accettano tutto .
Alias , ogni governo accetta di buon grado la narrazione ufficiale e si fa i cazzi suoi
Ma chi entra in guerra per contro Usa e Israele per i palestinesi??
Ma gli stessi palestinesi ,sono convinto ,si farebbero gli affari loro a parti invertite
Oltretutto la Palestina non ha nulla di interessante
Certo se fosse un enorme giacimento di petrolio, diamanti, uranio e oro allora stai tranquillo che Israele si metterebbe in coda o si attaccherebbe al cazzo .
Di fatto della Palestina importa poco , spesso viene usata per leva politica ma niente più.
Non è solo l'occidente che sta a guardare,ma il mondo intero .
Cina ,India , Russia, Sudamerica, Australia, Africa.
Gli stessi arabi non si sono dannati più di tanto.
E inutile continuare a dire , nessuno fa niente, nessuno fa nulla .
Cazzo ma ci sarà un motivo ??
Negli ultimi 80 anni quante guerre ci sono state nel mondo , ora a parte quelle dove hanno combattuto gli americani e quindi mediaticamente importanti, delle altre te ne mai fregato qualcosa ??
Questo genocidio,lo ripeto, è importante solo perché ci sono di mezzo Ebrei e Trump.
Se non non se lo sarebbe filato nessuno, come molti prima di questo passati nel dimenticatoio .
Ecco perché non bisogna scendere dal treno dei potenti
Un domani potresti esserci te al posto loro ,perché l'Italia non è una super potenza ma un piccolo stato con una grande storia che ha bisogno di un ala per sopravvivere
Io non sono d'accordo, perchè la ricostruzione storica messa in fiction è passibile di bias: chi mi garantisce che i fatti del film Palestine 36 siano stati rappresentati in modo corretto?
Più in generale, questo è un problema che riguarda TUTTA la fiction. Nel momento in cui scrivi di un fatto storico, trasponendolo in fiction, in realtà stai RISCRIVENDO la storia.
Ecco perchè io preferisco il documentario storico: solo mostrando i fatti reali, documentandoli con materiali dell'epoca, puoi garantire una certa obiettività nel tuo racconto.
A me interessano le dichiarazioni originali di Thomas Lawrence, non quello che "dice" Peter O'Toole nel film Lawrence d'Arabia.
Nessuno fa nulla, anzi favoriscono, perchè si cagano sotto non appena Netanyahu alza il dito.
Israele ha "infiltrati" in tutti i posti del potere dell'occidente, principalmente dove girano i soldi a grandi numeri.
Quando hai in mano le economie di un paese te lo giri sul dito.
Come sarebbe possibile diversamente che Netanyahu possa far fare a Trump quello che gli pare come si fa con un burattino?
(Alle elezioni di Mid Term Trump con buona probabilità lo tirano giù dal ramo, ma ormai quello che doveva fare lo ha fatto e non serve più).
Gli altri paesi invece, evidentemente non hanno nulla da guadagnare a osteggiare Israele.
Se non si ha nulla da guadagnare o non si ha nulla da perdere semplicemente ignorano per non attirare l'attenzione.
Sono impegnati nel fare danaro (alle volte anche solo per sopravvivere, sia chiaro) o per comprarsi l’auto nuova o lo smartphone ultimo modello o per andare in vacanza in posti esotici.
Che avvengano massacri nel Mondo, è da sempre così, non ricordo un lustro dove non vi sia stata una guerra con centinaia di migliaia di morti, sono (siamo) assuefatti a questo tipo di crudeltà.
Anche da noi avvengono atti malvagi che vengono insabbiati, vatti a leggere i due articoli di Sacchetti sulla pedofilia nel nord Europa degli anni ’80-’90-2000 ai link sotto (Sacchetti, come Blondet, è da prendere con le molle quando scrive di politica e religione, ma quando i temi sono altri riesce a scrivere eccellenti articoli e ad essere un valente investigatore).
www.lacrunadellago.net/.../
www.lacrunadellago.net/.../
Non sono solo i politici, ma è una classe dirigente economico-massonica ad essere perversa e di conseguenza, ricattata, a questi si sommano coloro i quali dovrebbero indagare, reprimere e giudicare chi commette questi tipo di reati, e che non fanno nulla.
Il caso Epstein è emblematicamente uno di questi, dove le elite americane (e non solo) vengono ricattate e costrette ad aiutare Israele nel massacro in Palestina.
E’ il cane che si morde la coda, sono tutti, chi in un verso e chi in un altro, ricattabili.
Dante Bertello.
Tutto il mondo è gaza.
L'imperatore Tito ha sbagliato tutto..
Doveva mantenere gli israeliti in giudea a scannarsi tra di loro, invece ha sparso fanatismo e follia x tutto l'impero.
Da qui la deriva settaria ebraica del cristianesimo..
Forse non siamo abbastanza efficaci nello spiegarlo ad altri, il perchè la tragedia palestinese ci riguarda tutti ...
Praticamente sempre la solita solfa .
Ma se la denuncia arriva da un soldato israeliano, allora la situazione diventa molto più rara e per questo interessante.
Di fatto , se un soldato israeliano di espone in questo modo , allora deve essere per forza vero .
Ma io ci vedo da complottista un altra ipotesi.
Magari Naza non è nato per caso , e magari è invece servito alla causa .
È lo stesso schema visto per l'11 settembre.
Si ammettono verità parziali insospettabili ,per evitare che si indaghi su quelle più scomode.
Ovviamente è solo un sospetto.
Ma il meccanismo psicologico e politico di una critica esterna che compatta il consenso popolare attorno a un leader , è un fenomeno documentato in molti altri contesti politici, non solo quello israeliano
Non a caso Netanyahu ha conquistato 2 seggi in più.
Ovviamente non ci sono prove , ma se così fosse , per l'ennesima volta hanno preso per il culo tutti !!!!
Edit:
Ovviamente si deve tener conto del contesto in cui si trova il popolo israeliano nei confronti di quello palestinese.
Praticamente loro odiano a priori i palestinesi come noi odiamo gli israeliani.
Senza questa base di partenza tutto ovviamente salterebbe
L'istinto di sopravvivenza non ci fa diventare quello che non siamo, è esattamente quello che siamo.
Se un comportamento nasce da un istinto naturale, è per natura, non il contrario di essa. Altrimenti un leone che uccide a morsi per istinto sarebbe un demone, invece semplicemente segue la sua natura di predatore .
Facile santificare i sentimenti buoni ,e mettersi a posto la coscienza con quelli cattivi affermando che siamo quello che non siamo .
Vuol dire proprio conoscere il genere umano o la vita in generale.
Fine OT
Giuro che stavo per commentare senza ancora aver letto il tuo "input"
Comunque concordo in pieno
da una parte i palestinesi che la fanno finita con l'indottrinare i bambini fin da piccoli a odiare gli israeliani e diventare martire,
dall'altra gli israeliani che accettano l'esistenza di uno Stato palestinese che vive vicino a loro, senza pretesa di prendersi tutto, e lasciare ai palestinesi quello che gli spetta, tra cui il giacimento di gas a largo di Gaza.
Come ha detto, bene, Sumiteru Taniguchi,
sopravvissuto alla bomba atomica su Nagasaki, la cui esplosione gli portò via la pelle della schiena, e per cui stette due anni a pancia in giù
che il segreto della pace è:
-"avere un cuore grande per capire l'altro"
Seriamente: apprezzo totalmente il tuo impegno costante contro il massacro perpetrato da israele, compreso lo smascheramento dello sfruttamento indegno della sofferenza inferta, durante il nazismo, non solo a ebrei.
Sfruttamento anche italiano ( ho la tua età, ricordo che già a scuola venivamo condizionati a fare il tifo per i sionisti che, dopo le pene subite durante il nazismo, vittoriosamente andavano a conquistare la "loro" terra, come se chi ci abitava non contasse nulla).
Sulla polemica
Istinto di sopravvivenza OT
Dalla Trecani:
Comportamento che tiene attaccati con il mastice i politici alla poltrona.
non ti "cago" perchè altrimenti Peonia dice che facciamo figli e figliastri.
Oh, caxxo! Ti ho "cagato".
www.archivegenocide.com/
Difficile rimanere in quella pagina web per più di 30 secondi...
Orribile.
Il posto è quello loro, il momento è indifferente.
quando nasci con affianco dei demoni ebrei sionisti al momento in cui sono liberi di fare quello che vogliono.
Premetto che non sono un regista, quindi potrei dire delle nuove boiate, o peggio.
Forse la fiction è più facile da seguire è più avvincente, ti stanca meno, se poi si aggiungono dei bravi attori la situazione circostante può essere trasmessa allo spettatore anche attraverso le emozioni dei protagonisti, mantenendo invariata la Storia in sottofondo.
Il documentario richiede più impegno e tempo da parte dello spettatore, che può avere richieste differenti dallo spettatore che segue la fiction.
È un pò come leggere un libro e poi vederne il film relativo, sono due cose diverse, solitamente delude, per accontentare un maggior numero di spettatori, bisognerebbe riuscire a fare qualcosa che media, tipo una fiction/film+documentario, mi viene in mente il film di Bernardo Bertolucci: L'ultimo imperatore, anche se in termini di tempo è abbastanza lungo ma comunque è neccesario per capire la Storia di un paese o di un popolo, oltre al tempo speso per illustrare la storia dei protagonisti e le loro emozioni.
Nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Comunque no problem.
forse possiamo dire la terra è il posto sbagliato, se l'umanità si comporta così
parafrasando allora anche i nativi americani sono :
"Nel posto sbagliato al momento sbagliato"
Massimo sono d'accordo con te, per un'analisi più profonda e veritiera il documentario è lo strumento più adatto
Forse il film, riesce ad attrarre più pubblico, come è già stato detto...
premetto che non ho visto nessun dei due e prox settimana li vedrò,
quindi posso sbagliarmi, ma dai trailers mi sembra che:
- Palestina36 concentrandosi sul periodo "inglese"scagiona un po gli ebrei( o quel che sono)...anche se la storia passa pure di li
- Naza invece, umanizza i sionisti , che invece essendo demoni-criminali, andavano ripresi dal davanti e non dal didietro mentre confessano
Personalmente, nel primo caso mi viene il voltastomaco, mentre nel secondo mi stappo una birra, e magari cambio pure canale al primo giro di spot pubblicitari.
Magari sono sbagliato io, eh! Ma credo che questo sia, in soldoni, anche quello che Massimo voleva significare nel suo post #16.
E mi ci ritrovo in pieno.
Il discorso è molto soggettivo dipende anche dall'occhio/orecchio di chi guarda/ascolta.
Può sembrare un aspetto secondario ma dal mio punto di vista un documentario per considerarsi ben fatto deve essere raccontato con una certa metrica nel flusso delle parole e ancora più importante è il tono della voce, diciamo che Massimo è piacevole da ascoltare, al contrario, per esempio, non riesco ad ascoltare Barbero, indipendetemente da quello che dice, con quella voce stridula mi irrita la pelle.
Si può dire che il film documentario per completezza può essere associato al libro, invece che leggere e immaginare, ascolti e vedi, in entrambi i casi puoi fermarti e riflettere, tornare indietro, rileggere o rivedere.
Per contro le opere derivate subiscono un processo di adattamento e sintesi, anche per questo possono perdere di veridicità e dare emozioni diverse.
Sono modi diversi di espressione mediale, poi dipende sempre come si fanno le cose e come vengono percepite.
La frase è: "c'è chi fa la cosa giusta, come Macklemore, e gli stronzi come te".
Certo è uno che non le manda a dire...
Già nel nostro mondo civile accadono episodi in cui una donna va dai carabinieri per denunciare le violenze del marito e loro fanno di tutto per dissuaderla. Siamo noi stessi che diamo per scontato il mondo come lo guardiamo, comprese storture e atrocità, e rimaniamo cechi di fronte a ciò che veramente accade.