La scorsa settimana abbiamo affrontato, in modo un po’ scherzoso, la “questione della quercia”. Io avevo chiesto a Massimo Citro: “ma quando non la guardo, la quercia che c’è nel mio giardino esiste?” Ne era nata una discussione, fra il serio e il faceto, che andava a toccare elementi di filosofia e di fisica quantistica.

Ragionando sullo stesso argomento, mi è venuto da pormi la stessa domanda rispetto all’essere umano:

Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?

Ovviamente, non intendo “esiste” dal punto di vista fisico. È chiaro che fisicamente ogni essere umano esiste, che sia solo oppure in compagnia. La mia domanda riguarda le relazioni umane, ovvero se la mancanza di una interazione con altre persone dia comunque un senso all’esistenza di ciascuno di noi.

Cerco di spiegarmi con un esempio. Fino a quando vivevo con mia moglie, le mie giornate erano caratterizzate da piccoli momenti di condivisione, anche sulle cose più banali. Se ad esempio io uscivo a fare la spesa, e mi capitava qualcosa di curioso, io non vedevo l’ora di tornare a casa e di raccontarlo a mia moglie, per farci una risata insieme. In quel momento, l’esperienza che avevo appena vissuto acquisiva un valore proprio perché la condividevo con lei. Era come se io “depositassi” qualcosa nella nostra memoria congiunta, che andava in qualche modo ad arricchire il senso della nostra vita quotidiana.

Ora che lei non c’è più, mi ritrovo spesso con la frustrazione di non potere condividere con nessuno i miei pensieri quotidiani, anche i più banali. Mi ritrovo da solo a guardare il muro davanti a me, e spesso mi domando quale sia il senso della mia esistenza, nel momento in cui non posso più condividere con qualcun altro ciò che mi passa per la mente.

Era questo che intendevo con la domanda “quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?”

Ora, io sono relativamente fortunato in questo, nel senso che scrivo, sono una persona pubblica ed ho comunque una intensa attività sociale, tramite internet. Il fatto stesso che io possa condividere questo articolo con voi significa che in realtà non sono davvero solo.

Ma ci sono milioni di persone che vivono da sole, e che non hanno una reale attività sociale. Hanno al massimo qualche breve interazione quando escono di casa, con le persone che incontrano, ma sono sostanzialmente sole rispetto ad un qualunque dialogo profondo. 

E non fatico ad immaginare che queste persone provino spesso il senso di una mancanza di significato nella propria vita, nel momento in cui non hanno nessuno con cui comunicare le proprie emozioni.

Qualcuno potrà rispondermi che “il vero dialogo è dentro di noi” e non c’è bisogno di qualcuno che ci ascolti per trovare il senso di esistere. Ma in realtà credo che lo sconforto di chi vive in solitudine possa essere molto profondo, soprattutto se ci si viene a trovare da soli dopo avere vissuto una lunga vita in compagnia di un altro essere umano.

Massimo Mazzucco

Comments  
Il vecchio saggio cinese diceva testualmente "cogito ergo sum" quindi si esisti anche da solo

Quote:

Cerco di spiegarmi con un esempio. Fino a quando vivevo con mia moglie, le mie giornate erano caratterizzate da piccoli momenti di condivisione, anche sulle cose più banali. Se ad esempio io uscivo a fare la spesa, e mi capitava qualcosa di curioso, io non vedevo l’ora di tornare a casa e di raccontarlo a mia moglie, per farci una risata insieme. In quel momento, l’esperienza che avevo appena vissuto acquisiva un valore proprio perché la condividevo con lei. Era come se io “depositassi” qualcosa nella nostra memoria congiunta, che andava in qualche modo ad arricchire il senso della nostra vita quotidiana.

Certo, siamo esseri sociali , da soli non possiamo vivere.
Ma la tua è un’esperienza che non puoi semplicemente sostituire cercando qualcun altro. La tua relazione si fondava sull’amore e sulla confidenza costruita in una vita intera ,ogni esperienza poteva essere condivisa spontaneamente.
Per quanto si possa essere soli o meno, è ovvio che prima o poi ti viene a mancare il soggetto in cui depositavi la tua memoria congiunta.
Certo, social e forum ti aiutano a non essere solo, ma in una maniera leggermente diversa. Se oggi non c’è quello, ne trovo un altro, e così via. Ci sarà sempre qualcuno.
Ma è il valore che io do a quel qualcuno che conta.
Non so se tu pensi davvero che una persona esista in base a una relazione, qualunque essa sia. In ogni caso, c’è molta gente che vive sola senza rimpianti.
Di fatto, questo è un ragionamento che si fa soprattutto da anziani, da vecchi, e molto meno da giovani. Anche perché chiaramente, l’età non è una statistica.
Io personalmente?
Come ti ho già detto, vorrei andare a vivere da solo in cima a una montagna. Ma penso sempre a una cosa.
Io vivo da solo sulla montagna, non ho nessuno attorno, ma so che nel mondo vivono milioni di persone.
Sarebbe la stessa cosa se invece pensassi di essere solo io e che nel mondo non ci fosse nessun altro?
Forse impazzirei!!!
Per me non è necessario avere concretamente qualcuno accanto (si può essere circondati da persone e non avere nessuno con cui condividere qualcosa) per percepire di non essere soli, mi basta sapere che l'umanità esiste.
Caro Massimo,
comprendo profondamente quello che intendi.
Tutte le esperienze della vita, positive o negative, hanno un senso.
Anche l'interazione e la solitudine hanno un senso.
E la fisica quantistica, le nuove scoperte, portano inevitabilmente ad un unico risultato:
la simulazione.
E questa simulazione serve ad un unico scopo: produrre dati.
Ogni esperienza, ogni sensazione, ogni emozione, sono dati che servono al "sistema universo olografico".
Purtroppo, il sistema non può comprendere le emozioni (sofferenza, dolore, gioia, tristezza, felicità, amore, odio...), non se ne occupa.
Lui raccoglie i dati e li immagazzina (probabilmente nello spazio cosmico della materia oscura che aumenta in proporzione il volume come se fosse un hd che aumenta di capienza)
Questo è in sintesi il concetto che spiegherebbe il senso della sensazione di mancanza di esistenza.
E' un allarme del sistema che avverte che manca qualcosa:
quei dati che prima erano prodotti e che ora non ci sono più.
Una persona veramente sola ha qualche problemino a relazionarsi con gli altri quindi è socialmente inutile e di conseguenza "morta".
L'Uomo non può essere considerato vivo solo perché non ha i parametri vitali a zero
@Venusia#2

Quote:

Io personalmente? Come ti ho già detto, vorrei andare a vivere da solo in cima a una montagna.

Buongiorno Venusia, se per caso vivi in città o agglomerati simili, ti consiglio di fare la prova. Magari non iniziare in maniera estrema (ossia da solo in cima ad un monte) ma allontanati e cerca un posto/casa circondato da terreno al perimetro, e poca gente nei dintorni. Vedrai che sparirà un sacco di inutile rumore di fondo. Io che vivo in una situazione simile, quelle volte che rientro nel branco, me ne torno a casa o con un problema nuovo da risolvere che mi è stato creato, o con un possibile litigio sventato.
Credo inizi ad affiorare nervosismo fra le pecorelle, almeno qui. Non so da te come è la storia. Piccolezze, ma proprio ieri, al rientro da una "grande città de mmmer*a" mi sono accorto che qualcuno mi aveva rubato lo spruzzino lavavetri, hai presente quel cosino che sta sul cofano motore che si usa per lavare il parabrezza? Costo del ricambio circa 20 euri. Per farlo mi hanno danneggiato anche la parte sottostante, ossia il tubicino di gomma a cui era ancorato. Sarà povertà? Sarà aggressività? Sarà la creatività tipica del meid in italì?
Più guardo il presente e più provo pena per queste scimmiette. Prova, fidati! :pint:

Quote:


#4 Nostra Fiducia Solidale 18-09-2026 08:54

Una persona veramente sola ha qualche problemino a relazionarsi con gli altri quindi è socialmente inutile e di conseguenza "morta".
L'Uomo non può essere considerato vivo solo perché non ha i parametri vitali a zero

E vero ma in parte secondo me
Nella vita di un essere umano non ci sono solo gli " altri" o le relazioni sociali.
Ci sono gli animali, la natura, l'universo e molto altro.
Ci sono tante cose per cui vivere ugualmente.



Quote:


#5 Archiproblem 18-09-2026 08:59

@Venusia#2

Quote

Buongiorno anche a te e grazie
«Più facciamo progressi interiori più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.»
Emil Cioran

Concetto che sento mio. A volte mi dico: purtroppo.
A mio avviso, il tema vero non è “esisto se nessuno mi vede?”, ma qualcosa di più preciso:
“Una parte del significato della mia esperienza esiste ancora se non c’è più nessuno con cui condividerla?”.

Trovo molto importante e significativo il punto in cui descrivi la piccola esperienza quotidiana da raccontare a tua moglie. Non parli di grandi confessioni o di eventi importanti, bensì di una cosa buffa successa, mentre facevi la spesa. È qui che descrivi qualcosa di essenziale delle relazioni profonde: l’altra persona non è soltanto qualcuno con cui trascorriamo del tempo, ma un testimone della nostra esistenza.

Pertanto, l’esperienza è composta da due momenti: il primo è viverla, mentre il secondo è raccontarla a qualcuno che ci conosce ed intendo: il nostro carattere, la nostra storia, cosa ci fa ridere o arrabbiare, infatti, è in questo secondo momento che l'episodio diventa parte di quella che chiami “memoria congiunta”. Secondo me, proprio questa espressione è il cuore dell'articolo che hai scritto.

Durante il corso di una relazione lunga si costruisce una sorta di memoria distribuita, in cui non esiste più soltanto la mia memoria e la tua memoria, bensì esiste anche “quello che sappiamo noi”. Battute che richiedono anni di contesto, persone conosciute insieme, luoghi, abitudini, piccoli gesti, episodi apparentemente insignificanti.

Quando una delle due persone muore, non scompare solamente una presenza, purtroppo, scompare l’unico altro custode di quell’universo comune.

Per esempio la frase “non posso raccontarglielo” non è solo una frase di impossibilità, bensì è immensamente più dolorosa di quanto sembri perché non riguarda semplicemente comunicare qualcosa, ma ha un significato più profondo, più intimo perché viene improvvisamente interrotto un processo che per anni ha contribuito a costruire il significato stesso della giornata.

Certamente anche una persona sola continua ad avere un'esistenza significativa seppur senza essere osservata o ascoltata perché il significato della sua esistenza non dipende esclusivamente dallo sguardo altrui. Del resto anche una persona sola può avere curiosità, pensare, creare, contemplare, ricordare, perseguire uno scopo e perfino costruire una vita interiore estremamente ricca senza un interlocutore permanente.

Posso sintetizzare che come esseri umani, possediamo due livelli di significato: uno autonomo e uno relazionale.

Sicuramente produciamo molto interiormente, ma la gran parte della nostra identità viene costruita attraverso relazioni, riconoscimento reciproco e condivisione per cui non si esiste perché qualcuno ci vede, ma piuttosto:

esisto a prenscindere, ma essere visto da qualcuno modifica profondamente la percezione della mia stessa esistenza.

Nom mischierei la parte sulla fisica quantistica,e preferisco tenerla separata dal resto perché spesso è un po' abusata, invece, la domanda sulla quercia richiama il vecchio problema filosofico della percezion, non appartiene alla fisica quantistica, bensì alla filosofia dell'esistenza e delle relazioni ovvero che ruolo hanno gli altri nella costruzione del nostro senso di noi stessi?

Certamente i primi concetti che possono venire alla mente sono: riconoscimento, memoria condivisa, lutto, appartenenza, ma tra le righe mi sembra di leggere qualcosa che trovo particolarmente interessante ovvero che quando perdiamo una persona con cui abbiamo condiviso molti anni, non perdiamo soltanto lei, ma perdiamo anche una versione di noi stessi che esisteva soltanto nella relazione con lei e quella specifica versione di noi non può essere ricostruita con qualcun altro.

Credo che questo sia causa destabilizzante della la situazione emotiva interiore che hai descritto nell'articolo.

Per cui mi permetto di ampliare la domanda:

Quanto di ciò che sono, nasce dal fatto che qualcuno mi conosce, mi ricorda e condivide con me il mondo?

Quote:

Per cui mi permetto di ampliare la domanda:

Quanto di ciò che sono, nasce dal fatto che qualcuno mi conosce, mi ricorda e condivide con me il mondo?

Anche
Ma arriverà comunque un giorno in cui non ci sarà più nessun ricordo di te da nessuna parte.
E da quel giorno in poi nessuno potrà essere più certo della tua esistenza passata.
Ma tu ci sei stato eccome .
Questo conta per te .
Citando anche Shopehenauer, ci sono diversi desideri che un uomo ha, ma forse fanno tutti riferimento a quello di lasciare un ricordo di se dopo il trapasso: un'azione, un'idea, un'opera.
Perchè poche settimane dopo che si ci è allontanati da un amico o un parente già si inizia a dimenticarlo, viene sostituito da altre persone, ed è davvero raro che una persona lasci una traccia nostalgica così forte da perdurare nel tempo dal far affermare "come vorrei che fosse ancora qui con me", cosa che capita solo per persone che ci hanno accompagnato per moltissimo tempo.
Quindi si , credo che una persona sola, che non interagisce con altre persone, rischi, a tratti, di non esistere.

Quote:

Perchè poche settimane dopo che si ci è allontanati da un amico o un parente già si inizia a dimenticarlo, viene sostituito da altre persone, ed è davvero raro che una persona lasci una traccia nostalgica così forte da perdurare nel tempo dal far affermare "come vorrei che fosse ancora qui con me", cosa che capita solo per persone che ci hanno accompagnato per moltissimo tempo.

Dipende da quanto vicino alla vita o alla morte sei arrivato con quella persona. Perchè altrimenti possono passare anche 5 anni ma appena lo rincontri è come se l'avessi visto il giorno prima.

Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni ?
Peterpan


Quote:

Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni

Se ti riferisci a me , mi è bastato il COVID
E comunque non esiste una regola generale.
C'è chi vive in compagnia ed è felice, c'è chi vive da solo ed è felice ugualmente.
Chi ha ragione???
Visto che all'interno del tuo corpo ci sei solo te e nessun altro.
Esempio:
Tu sei un Din Giovanni e tutti i giorni fai sesso con belle donne
Io invece sto chiuso nella mia stanza e osservo il muro perché la mia natura mi dice questo.
Entrambi proviamo lo stesso piacere nel farlo.
Chi ha la vita più appagante.??
E più importante quello che dicono o pensano gli altri o quello che dici o pensi te , per quanto strambo sia ??
Ovviamente non tutto va preso al 100 %
Io si voglio vivere in mezzo alla natura, ma non rinnego o escludo le persone.
Ci mancherebbe
#11 peterpan3

Quote:

cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni ?

Se te lo chiedi, vuol dire che conosci già la risposta.
Hai tutta la mia simpatia, sei uno che snocciola a gogò competenze tecniche e tecnologiche altamente specializzate, ma sai anche arrivare al nocciolo della questione quando si tratta della questione umana.
Con affetto :-)
Massimo, capisco perfettamente quello che provi: anch'io ho perso la mia compagna un paio d'anni fa e sono passato attraverso la stessa esperienza, le stesse sensazioni, le stesse angosce.

Va un pochino meglio ora, ma rimane sempre quel vuoto: purtroppo credo che l'unico modo di colmarlo sia di trovare un'altra persona con cui condividere quelle piccole cose, o per lo meno avere abbastanza persone intorno con cui condividere i pensieri.

La vita solitaria ti lascia troppo tempo per pensare e inevitabilmente i pensieri vanno in quella direzione e la domanda "ha senso andare avanti?" ricorre ancora ogni tanto.
Forse la riflessione più idonea, corretta a questo articolo è fare una semplice domanda: "Massimo come ti senti?" perchè questo è un articolo molto introspettivo perché hai esternato un tuo sentire. Non farci preoccupare :-)
Se nessuno ti vede, esisti solo se decidi esistere. Il resto del mondo sembra quasi più una "proiezione", come in un film
La presenza fisica ha un valore relativo.
L'essere umano ha bisogno contemporaneamente di amare e di sentirsi amato.
La solitudine è la mancanza di una di queste due cose, mancanza che se radicata porta a un senso di inesistenza spirituale e inutilità esistenziale.
La sofferenza che si prova dopo aver condiviso una vita intera è il naturale processo con cui l'involucro della vecchia identità condivisa si scioglie. Non c'è nulla di "sbagliato" in questo dolore, accoglierlo senza scuse e senza giudicarlo è l'atto di coraggio che permette a una nuova dimensione di consapevolezza di fiorire. La domanda che poni va a toccare un punto profondo, esistenziale ovvero la differenza tra l'esistenza della falsa personalità e quella del vero Essere. Se parliamo dell'identità sociale, dell'ego o della maschera quotidiana, la risposta è che senza l'altro la personalità non esiste. La falsa personalità è una costruzione che ha un bisogno disperato di essere sostenuta, vista e confermata dall'esterno. Quando vissuta in coppia o nella società, trova costantemente uno "specchio" in cui riflettersi. Se ci spostiamo sul piano della consapevolezza profonda, la risposta si ribalta, è proprio quando sei solo e nessuno ti vede che la tua vera esistenza si rivela. Se vedi qualcosa di curioso al supermercato, l'evento ha già un valore intrinseco nel momento stesso in cui lo vivi con presenza e meraviglia, anche se non diventa una storia da raccontare. Riporre il valore dell'esperienza solo nel racconto successivo significa spostare la vita dal presente alla memoria. Poi differenzierei il sentirsi soli dal essere soli. Il primo è solitudine vissuta come mancanza, sofferenza e privazione dell'altro, il secondo è la solitudine vissuta come pienezza, indipendenza e scoperta del proprio centro interiore. Significa comprendere che si è nati soli e si morirà soli, e che questa solitudine non è una condanna, ma la condizione naturale della nostra libertà. comunque sia per quel che mi riguarda,( non per tutti sarà cosi), il senso dell'esistenza non sta nel trovare un altro "deposito" esterno in cui versare i propri pensieri, ma nell'imparare a essere pienamente presenti a se stessi. Quando impari a stare in quel silenzio senza scappare, la solitudine smette di essere un vuoto che fa paura e diventa un altro tipo di spazio, più profondo dove coltivare il "testimone". Non è facile, ma bisognerebbe andare oltre il riflesso, la consapevolezza autentica non dipende dallo sguardo altrui. Il "testimone" dentro di te non ha bisogno di testimoni esterni per essere reale.

Quote:


#18 joppo82 18-09-2026 10:51

La


Quote:

Poi differenzierei il sentirsi soli dal essere soli. Il primo è solitudine vissuta come mancanza, sofferenza e privazione dell'altro, il secondo è la solitudine vissuta come pienezza, indipendenza e scoperta del proprio centro interiore. Significa comprendere che si è nati soli e si morirà soli, e che questa solitudine non è una condanna, ma la condizione naturale della nostra libertà

Esattamente
Ma non si può comprendere se non hai dentro di te questa vocazione
Inutile anche spiegarla.
GREEGAN: Tranquillo, è tutto sotto controllo. Per ora mi sveglio ogni mattina con una gran voglia di fare. Anzi, nonostante la nostalgia, sono addirittura convinto che mia moglie mi abbia lasciato "in anticipo", proprio perchè devo fare questo ultimo tratto di vita da solo.

Un pò come quando ai bambini tolgono le rotelle dalla bicicletta. :-)
Lo vedo con mio padre tutti i giorni.
Ho perso mamma da poco tempo ed è come descrivi tu Massimo non è facile per lui andare avanti nei giorni.
Ho imparato a convivere con la solitudine e non.
Secondo me è un processo che è inevitabile sia nell' uomo che nel mondo animale.
Mi viene in mente dall'immagine dell' articolo che sono stato molte volte seduto su di un tronco e provavo serenità e gioia senza pensare a nulla.
Mi limito a scrivere con semplicità perché mi piacerebbe parlare , ma non si può qua' o si va dallo psicologo o si parla ad un amico o si parla da soli mentre si sta passeggiando o si resta in silenzio e si contempla.
In questi ultimi tempi di duro realismo, di guerre incontrollate, l'articolo di Max sarebbe un'occasione per comprendere di più l'essere umano, senza per questo possedere una solida preparazione scientifico-umanista, senza per questo citare la Relatività, le Stringhe, i buchi neri, i Quanti, l'antimateria, i tachioni, i bosoni, ecc spesso a sproposito da far invidia ai classici cavoli a merenda…

Quanto alla relazione/condivisione dei rapporti/trasporti umani, il desiderio di condividere per sentirsi meno solo, era già presente nel paleolitico...l'animale che stava diventando uomo sentiva in sé questo bisogno di relazionarsi con i suoi simili. Vivere in gruppo non era solo una modalità vivendi, ma una coscienza che sorgeva dalle profondità del suo IO. Coscienza da lui puntellata per mezzo di credenze animiste, religioni, miti, senza più farne a meno, fino ai giorni nostri.

All'età di 6 anni (piuttosto precoce anzichenò) mi chiedevo se al mondo in realtà esistevo solo io, e tutti gli altri in realtà ne facevano si parte, ma solo di corollario, ognuno si serviva dei suoi simili per la propria evoluzione (non ho ancora cambiato idea...). Quale "segreto" doveva nascondere l'uomo nel proprio passato, così spaventoso da richiedere l'adozione di certezze immediate?
E' certo che la stragrande maggioranza dell'umanità necessita di umani, continui incontri del...terzo tipo. L'uomo per sua natura, non disdegna dare credito o attingere a idee altrui, se non altro per il retrogusto di far emergere le sue...

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#12 Venusia 18-09-2026 10:10 Peterpan Quote: Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni Se ti riferisci a me , mi è bastato il COVID E comunque non esiste una regola generale. C'è chi vive in compagnia ed è felice, c'è chi vive da solo ed è felice ugualmente.

Balle... Già alla prima febbriciattola o alla prima slogatura cambi idea. Se sei un vero duro reggi 3 o 4 settimane, poi ti vai a cercare un Wilson qualunque, animato o inanimato, e cominci a parlarci o urlarci contro. Se sei un bibliofilo forse reggi due mesi. Ma per andare oltre devi essere malato di qualcosa.
In ogni caso muori di fame in cima a una montagna.


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#13 danielas 18-09-2026 10:23 #11 peterpan3 Quote: cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni ? Se te lo chiedi, vuol dire che conosci già la risposta. Hai tutta la mia simpatia, sei uno che snocciola a gogò competenze tecniche e tecnologiche altamente specializzate, ma sai anche arrivare al nocciolo della questione quando si tratta della questione umana. Con affetto :-)

Il più lungo periodo in neanche poi tanto completo isolamento è stato di 46 giorni. Una volta a settimana arrivava il rifornimento e ogni 12 ore c'era il check radio. La noia è devastante, già solo quella ti fa riconsiderare qualsiasi compagnia, topi compresi. Arrivare a leggere la lista degli ingredienti di ogni scatoletta, tubo, confezione fino a imparare a memoria ogni singola parola... Non lo auguro a nessuno.
--- 11 --- Peterpan 3:
Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni ?
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Caro Peter, ammiro le tue conoscenze "belliche", ma in questo frangente penso che tu sia uscito dal...seminario. Chi si isola dalla comunità, o come fanno i rari eremiti, non necessariamente hanno un passato di sofferenze, ma possono essere bisognosi di una specie di "fai da te" spirituale, e devono farlo loro, da soli, nessuno può farlo per loro, il che è giusto.

Perché fede (e devozione) a volte sgorgano dal cuore umano, fede nel senso di credenza nel fatto di un intervento esterno che possa aiutarli spiritualmente, e devozione come profonda gratitudine per la fonte di questo aiuto. Nel Buddhismo per esempio, questi elementi sono presenti fin dalle sue origini, fondate sulla fede (NON cieca per fortuna) per tradizione.

Io l'eremitaggio l'avevo inquadrato poeticamente così:

- L'eremita -
Si attiva la coscienza al nuovo giorno
la luce schianta l'abusiva notte
il chiarore s'impone.
Come marea mattutina
si espandono i sui pensieri
vividi segnali
risvegliano lo spirito dell'eremita.
Vive col corpo, ma l'anima è lontana
indipendente.
Diventa immensità un sasso, una corolla
un'ombra su nel cielo.
Lo spazio non esiste
così come la polvere del tempo.
Un essere minuto abbraccia il mondo intero
l'immenso si fa luce senza confine alcuno
sorride il volto scarno all'indigenza sua padrona.
Il pianto si fa gioia al rituale del mattino,
al cammino d'un bambino, per incontrare Dio.
#6 VENUSIA

Quote:

Ci sono gli animali, la natura, l'universo e molto altro.
Ci sono tante cose per cui vivere ugualmente.

Condivisibile ma, per dirla in matematichese, è "condizione necessaria ma non sufficiente"

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#23 peterpan3 18-09-2026 11:38


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#12 Venusia 18-09-2026 10:10 Peterpan Quote: Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni Se ti riferisci a me , mi è bastato il COVID E comunque non esiste una regola generale. C'è chi vive in compagnia ed è felice, c'è chi vive da solo ed è felice ugualmente.


Balle... Già alla prima febbriciattola o alla prima slogatura cambi idea. Se sei un vero duro reggi 3 o 4 settimane, poi ti vai a cercare un Wilson qualunque, animato o inanimato, e cominci a parlarci o urlarci contro. Se sei un bibliofilo forse reggi due mesi. Ma per andare oltre devi essere malato di qualcosa.
In ogni caso muori di fame in cima a una montagna

In cima ad una montagna non ci sono case Peter !!!!!
Di tutto quello che ho scritto non hai capito una sola parola.
Invece di leggere in mezzo alle righe, perché comunque sono discorsi personali, hai abbinato visivamente un uomo sulla cima del monte Everest, senza nulla e nessuno!!!
Va bene allora hai ragione.
In questo modo ovvio che ci vai solo per morire.
Sicuramente mi hai frainteso
Se avessi detto voglio andare a vivere su Marte ,cosa mi avresti criticato, la mancanza di potenza dei reattori per arrivarci ?? :-D
Dai !!!!
Vivere da soli non significa essere soli in senso letterale al 100,%
Magari un paesino sconosciuto 300 metri sotto che ha 4 case messe in croce , con una piccola bottega , magari per scendere ogni tanto senza parlare con nessuno e comprare con i soldi della pensione un pezzo di formaggio o di pane e poi risalire .....
Idealizzi ....
Un po' come la famiglia nel bosco , con l'unica differenza che loro avevano i supporters e facevano bene mentre io sono malato. :perculante:
Se poi per te questa è ipocrisia , allora sono ipocrita :hammer:


Mettiamola così :
Sentite il bisogno di allontanarsi (non la 100% ) dalla società !!!!
Meglio ???
Molto bello il pensiero di Emil Cioran riportato da Stefcar, in una società dominata da cretinismo, superficialità e assuefazione a vizi e ignoranza, è veramente difficile trovare coscienze libere con cui comunicare. Io sono un essere veramente asociale, secondo la logica dominante, e con questo? Vuol dire che non comunico con altre persone perché quasi nulla ho da condividere, d'altro canto non c'è vuoto né mancanza in questo, quando hai un centro interiore ti senti connesso con la sostanza viva e intelligente dell'Universo, e in questo c'è senso di pienezza. So che può sembrare presuntuoso, ma è il mio stato di coscienza. Credo che a questo stato facessero riferimento i Maestri di ogni tempo, Battiato parlava di un “centro di gravità permanente”, quella “forza interna” che esiste oltre il flusso dei pensieri quotidiani.
Molto bello il pensiero di Emil Cioran riportato da Stefcar, in una società dominata da cretinismo, superficialità e assuefazione a vizi e ignoranza, è veramente difficile trovare coscienze libere con cui comunicare. Io sono un essere veramente asociale, secondo la logica dominante, e con questo? Vuol dire che non comunico con altre persone perché quasi nulla ho da condividere, d'altro canto non c'è vuoto né mancanza in questo, quando hai un centro interiore ti senti connesso con la sostanza viva e intelligente dell'Universo, e in questo c'è senso di pienezza. So che può sembrare presuntuoso, ma è il mio stato di coscienza. Credo che a questo stato facessero riferimento i Maestri di ogni tempo, Battiato parlava di un “centro di gravità permanente”, quella “forza interna” che esiste oltre il flusso dei pensieri quotidiani.
3 frasi di un pirla qualunque :

Essere un membro accettato della società significa essere un idiota.”

L’individuo che vuole pensare da solo non può essere felice in mezzo alla folla.”

La solitudine non è un castigo, ma una benedizione per chi sa pensare.”

Albert Einstein



Quote:

Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo, e se sarai accompagnato da un solo compagno, sarai mezzo tuo, e tanto meno quanto sarà maggiore la indiscrezione della sua pratica; e se sarai con più, cadrai di più in simile inconveniente

Per Leonardo, stare da soli significa non permettere a nessuno di "rubare" pezzi della nostra attenzione o della nostra energia. La presenza di altre persone, anche di una sola, riduce inevitabilmente la nostra libertà intellettuale e la nostra autonomia



Quote:

La mente è più affilata e concentrata nel segreto e nell'isolamento ininterrotto. Non è necessaria una grande cabina per pensare. L'originalità fiorisce nell'isolamento, libera da influenze esterne che danneggiano la mente creativa. Siate soli, questo è il segreto dell'invenzione; siate soli, questo è il momento in cui nascono le idee."

Nikola tesla


Quote:

"I grandi geni sono come le aquile, che volano alto e fanno il nido in solitudine."
"Il livello di solitudine di un uomo è proporzionale al valore del suo intelletto

Arthur Schopenhauer


Quote:

Newton rappresenta il caso più estremo: un uomo che ha cambiato la storia della fisica vivendo quasi in totale isolamento autoinflitto. Passava giorni interamente chiuso nella sua stanza a Cambridge, dimenticandosi persino di mangiare. Per lui la solitudine non era una scelta filosofica, ma l'unico stato mentale in cui la sua attenzione poteva rimanere focalizzata in modo ossessivo su un singolo problema per anni.

Per correttezza non ho menzionato Leopardi, Beethoven e Michelangelo.


Uno più coglione dell'altro. :pint:
Perfettamente d'accordo con cio' che hai scritto nell ultmo pezzo dell'articolo.
Io vivo ormai da circa 15 anni con quello stato d'animo. Si continua a vivere con il corpo ma non piu con lo spirito, e' sopravvivenza, nient'altro. Si vive aspettando solo il ritorno a casa. Triste da ammettere ma e' cosi'.
@redazione

Vuoi la risposta tecnica o filosofica? :-D

Scherzi a parte, non sono un sostenitore di Galimberti, anzi, per certi aspetti mi fa ribrezzo (vedasi le sue dichiarazioni sui no-vax durante la vaccinazione selvaggia), ma c'è una sua citazione che condivido e, filosoficamente parlando, da una risposta alla tua domanda:

"Noi viviamo finché c'è qualcuno che ci ama"

Puoi anche vivere nel centro di Manhattan H24 in mezzo alla gente, ma se nel mondo (non necessariamente vicino fisicamente) non c'è nessuno che ti ama, sei solo (o "non esisti", interpretala come vuoi).

Personalmente amo la solitudine, non la temo, anzi, stimola la mia creatività. Ma quando capita (spesso purtroppo) di avere drastici cali di umore e di smarrire il senso stesso dell'esistenza, penso alla mia famiglia che mi ama. Il solo pensiero mi riporta in vita.

Ps: scusatemi qualora la citazione di Galimberti fosse già stata riportata, ho dato una lettura veloce ai commenti.
Se non lo vedi non esiste? Non credo sia proprio così. Forse, solo in parte. Non è certo una verità assoluta.

In passato, qualcuno diceva: penso, dunque sono. E, neanche questo, mi sembra totalmente corretto.

Per esistere, devo pensare o devo essere visto?

In ambito spirituale si dava tanta importanza agli eremiti, guru che si rinchiudevano all’interno delle grotte per raffinare le tecniche raggiungere realizzazioni spirituali. Dalle nostre parti ci sono invece i monaci di clausura. Chi li vede? Eppure, si dice che il loro sostegno al bene del mondo sia incalcolabile.

Inoltre, credi davvero di essere un ego separato da tutto il resto? Pensi di poter sparire solo perché sei fondamentalmente convinto di essere separato da ogni altra cosa.

E credi che tutto ciò che vedi coi tuoi occhi sia davvero reale? O, magari, il nostro é solo un piano illusorio, relativo?

Che ci guardino o meno, tutto è uno.

Tutto ha la stessa matrice. Tutto è generato dall’universo. E, l’universo, non credo che abbia bisogno di guardare se stesso, per esistere.

Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Come potrebbe svanire una forma di coscienza solo perché non c’è qualcuno che la osserva?

Sicuramente, il discorso da fare è molto più complicato. O, magari è semplice ma va contestualizzato, va espresso in modo diverso. Perché, anche dal punto di vista scientifico, è un non senso. Qualcosa ancora non quadra.

Lasciate stare ciò che dicono gli altri. Non hanno nulla in più di voi.

Fate il vostro percorso e stabilite un contatto diretto col divino. Allora, con tanta insistenza e un po’ di fortuna, seguendo l’intuito, forse, tante cose le vedrete in prima persona.

Nulla è più importante della nostra esperienza diretta.

Non sto facendo un discorso egoistico. dico solo che tutti siamo in grado di vedere. e, quando giunge il momento di vedere (e vediamo), allora sì, siamo sicuri che stiamo osservando uno squarcio d’universo.
Personalmente ho il Sole in 12° casa che è associata all'isolamento, alla solitudine, al nascosto, a tutti quei luoghi dove le persone sono isolate, carceri, monasteri, strutture psichiatriche, ecc...
Solitamente i luminari, Sole e Luna, posti in questa casa descrivono persone che nel corso della loro vita si sono sacrificate per aiutare gli altri, o una persona cara, o per un ideale.
Il Sole in Pesci in 12° casa è nel suo domicilio in quanto è il 12° segno, tradotto non ho mai sofferto la solitudine anzi la vivo bene, meglio di chi per evitarla, si lancia in relazioni non corrisposte per poi lamentarsene.
Per me la solitudine e la libertà sono due lati della stessa medaglia, i due valori principali della mia vita.
In generale (secondo me) penso che sia valido per tutti il concetto che il problema non è essere soli, ma sentirsi soli.
Per quanto mi riguarda, meglio la solitudine di una pessima compagna o compagnia.
#24 Volano49

Quote:

Io l'eremitaggio l'avevo inquadrato poeticamente così:



Spero di non essere OT se rispondo a te che hai scritto questa bella lirica e chiedo venia a Massimo se posso sembrare presuntuoso o, peggio, abominevolmente mieloso.
Anche io ho provato la solitudine e con terrore in un Paese lontano, fortunatamente sono rimasti solo ricordi dolorosi ma sono ormai solo remoti ricordi. Dal letto di un ospedale scrissi questo e non solo questo:
Dalla finestra del mio male
praterie inesplorate di luce
vedo disperdersi oltre la volta.
Teneri alberelli che s'alzano
oltre il balcone e ridono
se il vento li rabbuffa,
li beffeggia, li trastulla.
Qui teste di fanciullo
appese ad essiccarsi come grappoli d'uva,
ricurvi ai loro affanni,
pietre, rimosse dalla bufera
alle loro case.
La Dea cagna non riconosce i suoi figli.
Acqua di pianto bagna le coltri
già pregne di odore di morte.
Il sipario cala ai capezzali,
si spegne il respiro
e nascono le ombre,
negli angoli bui
un'eco lontana di risacca.

Quote:

#34 oeta 18-09-2026 17:18
#24 Volano49

Quote:

Grazie per la condivisione.
ETEROGENESI DEI FINI
… amico mio, colgo la tua nota vagamente struggente nella riflessione odierna…
… ne hai ben donde, del resto queste ombre dell’anima sono condizione comune...
… oggi ci poni un’altro tema ancestrale che scava nelle profondità dell’essere…
… la solitudine, percepita come assenza della condivisione dell’esistenza…
… ci sono diversi esempi di solitudine esistenziale: l’eremita, l’asceta, l’anacoreta...
… ma queste persone non si sentono “sole”, perché questa è la loro scelta volontaria…
… e non si sentono “assenti al mondo” perché la separazione è conditio sine qua non...
… inoltre sono profondamente in contatto con la loro parte spirituale… quindi mai sole...
… ma sono tutte condizioni volute… altra cosa sono le condizioni subite, indesiderate...

“Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?”
… ormai mi conosci, e non ti sorprenderà il mio capovolgimento dialettico:
… “Ma quando una persona è sola, e non vede nessuno, il mondo esiste?”...

… rimanendo in tema di paradossi e limiti applicativi della MQ...
… la solitudine esiste solo nel momento in cui la percepisci…
… è una nostra creazione, un’umore dell’anima quando attraversa ombre…
… è percepire quella fatica di vivere che cerca conforto in un’abbraccio…
… che cerca confronto con lo specchio fidato in cui confidarsi, abbandonarsi…
… esistenza e permanenza, o esistenza e solitudine…
… sono espressioni dello stato dell’essere, manifestazioni della coscienza...
… e ancora, sono condizioni inalienabili di conferma dell’esistenza umana...

… mi piace concludere con l’immagine del gatto di Schrödinger…
… arrampicato sulla quercia… nascosti dalla vista di tutti…
... i tuoi amici virtuali esistono anche quando “stacchi la spina” di internet…
… che fai questa sera?… pizzata tra amici?… prenoto il bus... :-D :pint:

P.S. ... per la cronaca, è la prima volta che scrivo senza aver prima letto tutti i post precedenti...
... spero di non aver doppiato riflessioni altrui... per me una melanzane e zucchine... :hammer:
La guerra mondiale sarà inevitabile, tuttavia occorre precisare che questa volta l’OCCIDENTE (egemone, predatore, colonialista), da almeno 500 anni a trazione Anglo-Americano-Sionista, sarà spazzato via, si spera, una volta per tutte. La Russia dispone di un arsenale militare in continua evoluzione quantitativa e qualitativa, che le consente di raggiungere i suoi obiettivi senza l’uso suicida del nucleare sostituito da ordigni di eguale se non superiore potenza di devastazione della tristemente celebre bomba atomica, col vantaggio decisivo di non diffondere radioattività, che renderebbe quanto meno inabitabili, le zone colpite.

Per quanto riguarda l’America, la cui perdita in corso del Medio Oriente equivale alla sua fine,(a conferma della sua natura parassitaria), tornerà quanto prima alla carica contro l’Iran che, come la Russia nei confronti dell’Europa, infliggerà agli Americani una batosta, che ricorderanno per tutta l’eternità.

Quando l’Occidente sarà in ginocchio, il cosiddetto Sud globale (guidato da Russia, Cina, Iran,Nord Corea), intenterà un processo NORIMBERGA.2 a tutta la classe politica e mediatica occidentale, che sarà punita secondo la legge e sostituita con una nuova classe degna di questo nome.

Ci saranno effetti collaterali inimmaginabili, con vittime più o meno innocenti, ma non c’è altra soluzione se non quella di cancellare dalla faccia della terra e per almeno i prossimi 500 anni, il mondialismo unilaterale giudaico massonico, che ha fatto versare all’umanità fiumi di lacrime e sangue.

Quote:

#2 Venusia
...Io personalmente? Come ti ho già detto, vorrei andare a vivere da solo in cima a una montagna...
#5 Archiproblem
... allontanati e cerca un posto/casa circondato da terreno al perimetro, e poca gente nei dintorni. Vedrai che sparirà un sacco di inutile rumore di fondo. Io che vivo in una situazione simile...

... confermo e quoto, qui al "castello di Howl" sono circondato dalla foresta e animali selvatici...
... il più pericoloso sono io... :hammer:

Quote:

#7 Stefcar
«Più facciamo progressi interiori più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.»
Emil Cioran

Concetto che sento mio. A volte mi dico: purtroppo.

... per non rischiare di diventare troppo "classisti" è bene adottare un pò di flessibilità...
... e scoprire di poter comunicare anche con il Papa o l'IA... e senza confondersi... :-D

Quote:

Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?

Andrò in controtendenza e spero di non offendere la sensibilità di nessuno ma credo che è proprio quando si resta soli che gioco-forza si arriva al punto di chiedersi "chi sono io veramente".
Allo stesso modo in cui un malato terminale è messo di fronte al mistero della vita o quando, sotto una dittatura, si apprezza appieno la libertà e si trova il coraggio di difenderla.
#23 peterpan3

Quote:

La noia è devastante, già solo quella ti fa riconsiderare qualsiasi compagnia, topi compresi.

Infatti Silvio Pellico allo Spielberg fece amicizia con un ragno :-D
(reminiscenze dalle scuole elementari)
Bel tema e anche i commenti

Venusia

Quote:

Io vivo da solo sulla montagna, non ho nessuno attorno, ma so che nel mondo vivono milioni di persone.
Sarebbe la stessa cosa se invece pensassi di essere solo io e che nel mondo non ci fosse nessun altro?
Forse impazzirei!!!

Questo introduce un aspetto chiave: abbiamo sempre un pensiero a qualche livello (magari profondo) di coscienza sul quale si appoggia tutto il resto. Ad esempio per chi vive sulla montagna, l'esistenza degli altri non dovrebbe fare alcuna differenza, invece il solo fatto di sapere (o credere, magari illudendosi) che gli altri ci sono oppure no fa una differenza enorme.

(A margine: "gli altri" devono essere tanti, oppure basterebbe anche essere in 2 su questa terra per rendere la vita soddisfacente?)

Concordo con Massimo: nella maggior parte dei casi la nostra esperienza assume valore perche' in qualche modo ne anticipiamo la condivisione con qualcuno. Gli unici casi in cui questo non accade, mi pare, sono quelli della reazione puramente istintiva: in quel caso il dialogo interno si azzera per far posto solo al pensiero necessario per la sopravvivenza.

Tuttavia, quando Galimberti (puah che schifo mi tocca nominarlo) dice "...quando c'e' qualcuno che ci ama", viene da chiedersi se questo richieda per forza che questo qualcuno debba essere in vita, o se possa esserci anche solo una presenza immaginaria.
doppio
#31 SAM

Quote:

"Noi viviamo finché c'è qualcuno che ci ama"

Io invece la citazione da Galimberti la condivido al contrario: noi viviamo finchè amiamo qualcuno :-)
Si può essere completamente soli anche circondati di gente, che è anche peggiore.

www.youtube.com/watch?v=CnxjmDl3deo

Tutti dovrebbero essere in grado di coesistere con la solitudine. C'è moltissima gente che non ci riesce e che di conseguenza vive ogni relazione in maniera tossica ed esasperata. Per moltissime persone l'essere workaholic non ha nulla a che vedere col lavoro in se, ma con il fatto che altrimenti letteralmente non saprebbero che accidenti fare tutto il giorno e non avrebbero modo di frequentare nessuno senza la forzatura dell'ambito lavorativo.

E sono sempre le colleghe/i peggiori. Lo stesso dicasi per quelle/i che hanno sempre bisogno di un partner a tutti i costi.

Quote:

#11 peterpan3
Dipende da quanto vicino alla vita o alla morte sei arrivato con quella persona. Perchè altrimenti possono passare anche 5 anni ma appena lo rincontri è come se l'avessi visto il giorno prima.

Povere le persone che vogliono vivere isolate, cosa devono aver passato per arrivare a simili soluzioni ?

... quoto la prima, i miei amici sono così, anche dopo più di 5 anni...
... per la seconda è più semplice e meno traumatico:
... per motivi lavorativi ho vissuto totalmente immerso e vicino a troppe persone...
... da sentire poi la necessità del contrappasso... ora doso con il contagocce...
... e a volte la bottiglietta è vuota... :-D
"Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?"
Esiste....sono quasi tutte le altre che non esistono!
Il fatto è che il concetto di esistenza non è fisso, non è solo un sì o un no.
In senso fisico esiste anche un sasso nello spazio che nessuno ha mai visto, ma per noi non esiste.
Come spiegarmi...la luce? La luce non si vede finché non interagisce con qualcosa, quindi di notte non vediamo l'immenso fascio di luce del Sole passare oltre l'orizzonte, eppure sappiamo che c'è.
Quindi la luce solare esiste tant'è che illumina la Luna, ma per noi non esiste.
In maniera simile, se noi siamo soli, tutti gli altri che non interagiscono o non hanno mai interagito con noi non esistono. Similmente, anche se non c'è la Luna di notte in cielo, sappiamo che lì è pieno di luce perché ha già interagito con noi. Oppure sappiamo della cometa tal dei tali perché in passato ha "interagito" con qualcuno che l'ha vista e ce lo ha detto, quindi per noi che non la vedremo più, esiste (come conoscenza, come ricordo).
E se io non avessi mai saputo di quella cometa, esisterebbe? In senso assoluto sì, in senso relativo per chi ne fosse venuto a conoscenza sì, per me che non ne so nulla no.
Questa è la parte facile e pure ovvia.

La parte complicata viene ora.
Durante lo tsunami in Indonesia nel 2004 sono morte circa 230.000 persone. Nessuna guerra, nessuna arma è mai riuscita in tanto in un solo giorno, ma che dico, in pochi minuti, eppure se qualcuno non ce lo avesse detto noi qui non ce ne saremmo neanche accorti.
Quante persone hanno capito quindi che non c'è Madre Terra, Madre Natura o salviamo il pianeta con la fogliolina verde ormai ovunque?
Ma se lo abbiamo saputo e questa cosa non ci ha fatto riflettere su un qualcosa (a scelta, tipo dio?), neanche a quello è servita A NOI la morte improvvisa ed inaspettata di tutte quelle persone (che a loro volta hanno fatto la loro personale esperienza).

Quindi per noi "esiste" solo quello di cui in qualche modo facciamo esperienza. Tant'è che soffriremmo molto di più per la perdita di una persona cara, magari pure un conoscente, sicuramente e paradossalmente più per un animale domestico piuttosto che della sparizione - pure violenta - dell'equivalente di una città medio grande di sconosciuti.
Si può obiettare che non è detto che sia così per tutti, che ognuno ha la sua sensibilità ecc. ma sono modi per sviare e non voler guardare in faccia alla realtà. Solo nelle guerre, ogni giorno muore un sacco di gente, e se non si va a vedere per noi sono solo numeri. Sempre se li sentiamo da qualche parte, altrimenti pure in questo momento chissà quanta gente non c'è più.
Siamo noi quindi delle bestie, insensibili? E' un meccanismo naturale di protezione altrimenti impazziremmo se ci dovessimo occupare di tutte le sofferenze del mondo?
Sì e no.
Certo che ci dovremmo indignare e combattere perché certe cose finiscano, ma dove sta poi il limite? Quali "certe cose" sì ed altre no perché se no la lista sarebbe infinita?

In realtà, almeno per come spiegato dalle parti animiche, il nostro mondo e tutto ciò che esiste inizia e finisce con noi, perché l'unica cosa che conta per loro è l'esperienza. E l'esperienza da fare è quella che hanno deciso di fare prima dell'incarnazione (se forzate, ingannate o male informate è un altro discorso).

Ognuno HA LA SUA. Se per quella incarnazione x è quella di fottersene di tutti gli altri o di fare la crocerossina con chiunque e quindi non avere più spazio per la propria vita, è esattamente la stessa cosa dal loro punto di vista.
La cosa molto difficile da capire è che la regola vuole che ognuno faccia la sua di esperienza, e che nessun altro per quanto si impegni la può cambiare.
MA, se l'esperienza da fare ad es. è proprio quella di cambiare grazie all'impegno di qualcun altro, allora si può tranquillamente fare.
Anche ostinarsi pro o contro qualcuno senza ottenere risultati è una esperienza che si è deciso di fare (per capire che è inutile).

Insomma, al quaglio, essendosi divise dall'Uno nella dualità, per fare esperienza bisogna essere almeno in due.
Faccio l'eremita perché mi sono allontanato almeno, minimo, da un'altra persona sconosciuta.
E quella persona sperimenta il mio allontanamento.
Ma essere lontano da una persona cara non è equivalente ad essere lontani da una come da tutte le altre, perché essa ha vissuto parte della sua esperienza con noi, e viceversa.

Alla fine l'unica cosa che conta ed esiste siamo solo noi.
Se una persona ci manca, manca a noi. Questa cosa esiste nel nostro mondo ma in quello degli altri no. Se non ci manca, la persona continua ad esistere, ma la mancanza di cui ora non facciamo più esperienza NO.
Ma se ci manca o non ci manca lo abbiamo comunque deciso noi come esperienza da fare.

Quote:

#46 Cum grano salis 18-09-2026 19:33

Applausi Applausi Applausi
... forza ragazzi che la pizza è pronta...
... qualcuno sa consigliare una birra?...
... hei Massimo tu cos'hai ordinato?...
Vedo che Massimo dopo le traumatiche esperienze vissute (non so se definirle così sia giusto) ha (si è) intrapreso un percorso come dire... di distacco. Chi si isola non è detto che sia per disperazione (può essere) anzi, quando stai bene con te stesso puoi stare solo o in mezzo al mercato.
Nasciamo indistinti poi verso i 3 anni ci rendiamo conto della distinzione tra "io" e il mondo, poi il bisogno di interagire, il sesso, la socialità, il lavoro... alcune anime impazziscono nel manicomio terrestre, altri si buttano nell'arte, altri nella droga, c'è una vastità di situazioni. Nasciamo soli e moriamo soli, anche le sensazioni, l'odio, l'amore, il dolore. il piacere, come detto da Cum grano salis sono solo nostre, poi sarebbe da trovare questo "io"... credo sia anche un pò illusoria tutta questa socialità, l'io pieno di "da fare" di scopi, di salvare il pianeta... c'è chi deve passare di li e chi da solo in una grotta sente l'universo, inutile giudicare.
20 redazione
Un pò come quando ai bambini tolgono le rotelle dalla bicicletta

Esatto, il tuo karma ha fatto sì che dovrai pedalare senza aiuto, questo perchè ORA te lo puoi permettere...grande Max, sei tutti noi...
Ciao a tutti,
I momenti di solitudine mi sono spesso stati utili e mi ci ritrovo sempre bene anche oggi, per la mia tendenza a ricavarne ispirazioni creative. Ma, a seguito di una serie di lutti concentrati in pochi anni, ho ovviamente sofferto vari aspetti della solitudine e della mancanza delle persone amate. Pareva una condanna ineluttabile e disperante, in cui per certi versi si è costretti a processare incessantemente - e ahimè senza mai fermare la testa - i significati delle scomparse, della propria vita, di quanto si dà per scontato nella quotidianità, di quanto aveva senso o ne perdeva fino ad allora... Poi, la difficoltà di sentirsi completamente compresi nel proprio stato d'animo di allora creava veramente distanze con gli altri. Però, per altri versi, mi sono accorto anche che quei periodi concedevano, non saprei come definirli meglio, anche 'stati di grazia' nella comprensione diversa ed 'altra' di alcune situazioni, nella percezione più allargata, nel sentirsi comunque intorno 'compagnie sottili', per alcuni 'doni ereditari' che aprivano finestre nuove nella realtà e nella possibilità di comprensione (anche spirituale), di significati aggiunti. Erano sicuramente piccole rivelazioni che ampliavano la visuale e credo che vadano ricercate sempre, come connessioni che ci nutrono e relazionano all'ambiente. Mi sono anche accorto che le persone amate sono sempre con me, me le porto appresso con annessi e connessi e che, se necessario, si può ricorrere ad un parziale e cosciente oblio come àncora di salvezza, quando realizzi che, in fondo in fondo, la mancanza fisica permane. Però son convinto che tutto del mondo e della vita è proiettato in avanti come l'incedere di un film, il cui scopo è il divenire, mentre tutto migliora ed elevando anche il peggio che ci può capitare. Nella mia esperienza sicuramente è poi venuto il momento in cui la solitudine si è protratta troppo perché era come una bruciatura su cui non cresceva più nulla ed è stata da combattere; è stato necessario scegliere di incontrare gli altri, anche vincendo un'inerzia un po' pesante. In definitiva io penso che noi esistiamo come micro universi complessi in cui in realtà possiamo contenere tutto, anche tempeste della vita che portano alle cose peggiori e anche alla solitudine; di certo fa la differenza se essa è scelta o subita: nel secondo caso occorre dopo un po' muoversi in più direzioni, e certo l'essere pensati dagli altri ci sostiene nell'essere più densi, reali e soprattutto di conforto, perché siamo – secondo me - tutti collegati. Siamo comunque noi ad esistere più o meno, in relazione a quanto noi stessi ci pensiamo e ci ricordiamo chi siamo profondamente.
ciao a tutti, secondo la mia esperienza, la solitudine e lo stare con gli altri non sono condizioni mutuamente esclusive, cioè del tipo per cui vivendone una non si vive, o non si può vivere, l'altra. Viceversa, so che più mi sento a casa in una mia condizione di solitudine, più mi sento presente insieme alle altre persone (e sento presenti loro).
I rapporti con le altre persone di chi sa di esistere da solo comunque, possono essere più liberi dalle dipendenze e sono la premessa di rapporti spontaneamente profondi e essenziali. Più si è liberi da bisogni, più ogni rapporto sarà per scelta: sarà un regalo all'altro, una dissipazione gioiosa; più un rapporto sarà puro e spontaneo, meno darà dipendenza.
Ho usato sempre formule relative non perché mi lasci confondere dal luogo comune per cui la perfezione non sarebbe di questo mondo, ma perché né la capacità di solitudine, né lo stare bene con gli altri, mi sembrano status ottenibili, ma soltanto da perseguire: contemporaneamente.
Caro Massimo, io faccio parte della categoria delle persone SOLE, 61 anni, donna, una figlia lontana.....il resto lo ha espresso Lei nell'esatto modo in cui lo vivo, mi manca la condivisione di tutto, una visita al museo, racconti quotidiani, un abbraccio..... Il resto degli anni a venire? Mi interrogo spesso sul senso di continuare così. Non siamo tutti uguali, ci sono persone ben contente della solitudine, io invece faccio parte di quelle che trovano negli altri un confronto ed una crescita continua. Buona vita Massimo, la seguo sempre, ha tutta la mia stima.
Caro Massimo,
emerge ancora una volta la tua grandezza: con questo articolo e con l’intervista a Border Nights hai saputo portare luce su un aspetto che è e comune a tutti, è davanti agli occhi di tutti e viene sistematicamente non visto.
Partendo da te, ti sei preoccupato di “milioni di persone che non hanno una reale vita sociale”.

La peggior tristezza non è quella di chi va al Polo da solo, ma chi si sente solo in mezzo alla gente. E’ la mancanza di valore, di senso, della nostra esistenza.

Quando ti succedeva qualcosa in paese, era un fatto a cui eri tu che davi valore. Poi quel valore lo portavi in dono a tua moglie; questo diventava un nuovo fatto a cui tu davi valore. Non era lei, eri tu (anche con lei, indirettamente). Quel che conta è il generare valore, certamente favorito dal poterlo raccontare liberamente, il mostrare te stesso come sei senza timore, la complicità, il sentirti amato. Questi ultimi aspetti sono il frutto di anni di gesti e attenzioni e difficilmente si creano con altre persone.

Purtroppo la nostra società ci spinge ad essere individualisti, soli, autodeterminati: si esalta il valore del sé, si nega il valore del “Noi”. E invece è l’armonia tra “sé” e “noi” che ci fa stare bene. Purtroppo anche nei social “alternativi” lo si dimentica, non se ne vuole parlare. Si parla della Von der Lyen, non di come creare un "noi" efficace.

Conservo un libro di Viktor Frankl, importantissimo psicologo poco di moda, che parla della sua terribile esperienza nei campi di concentramento. Tra l’altro, scrive: “la salvezza delle creature avviene attraverso l’amore e nell’amore!… Nella situazione estrema più misera che si possa immaginare, l’uomo può realizzarsi in una contemplazione amorosa dell’immagine spirituale della persona amata, che porta in sé…. Che la persona amata sia viva o no, non ho quasi bisogno di saperlo. Avrei continuato nell’amorosa contemplazione, i miei dialoghi sarebbero stati ugualmente intensi”.
“All’uomo si può prendere tutto, eccetto una cosa sola: l’ultima libertà umana di affrontare spiritualmente, in un modo o nell’altro, la situazione imposta. Ogni giorno offre mille spunti per questa decisione…”

Caro Massimo, traspare un po’ la tua tristezza. Come vorrei superare gli spazi e farti sentire che ti sono vicino e contribuire a lenire un pochino la malinconia.
Questa mattina mentre passeggiavo per la piazza vecchia di Vittorio Veneto, mi veniva di parlarti: Ti ricordi che qui ci sei stato il giorno dopo la tua ultima conferenza in città? Ti ricordi la sera prima, l’affetto che in molti ti abbiamo dimostrato: quell’abbraccio fisico, intellettuale, spirituale?
Con tutto il cuore ti sono vicino, ho goduto (e godo) del piacere di molti tuoi video e articoli e conferenze, mi hanno arricchito e tenuto compagnia. Vorrei ricambiare, come posso.
29 Venusia
...Leopardi, Beethoven e Michelangelo.
Uno più coglione dell'altro.

Ma se questi sono dei coglioni, noi, in confronto, cosa siamo? Delle caccole?
Capisco il senso di solitudine che intendi, soprattutto quando si é abituati a condividere ogni momento della nostra giornata. Ho provato lo stesso con mio padre, con il quale condividevo le mie gioie e dolori prima che passasse a miglior vita. Ogni giorno sentivo l'istinto di chiamarlo per raccontargli qualcosa, ma ahimé, non era più possibile.
Giorno dopo giorno mi sono abituato e per fortuna nel frattempo ho ricevuto segnali da lui che mi hanno fatto capire che il contatto c'era ancora. Oggi, spesso, mi metto a raccontargli qualcosa, anche se fisicamente non lo vedo, ma sono sicuro che lui é lì ad ascoltare ed osserva il mio surreale monologo.
Per coloro che si sentono spaesati, che non hanno alcuna apparente possibilità di condivisione, che percepiscono un senso di abbandono, il mio invito é quello di provare a captare l'energia della persona amata, che ancora é presente vicino a noi, che può costituire un punto di connessione con lei, dandoci la forza per andare avanti.
l'altro e' sempre uno specchio

Quote:

Ma quando una persona è sola, e nessuno la vede, questa persona esiste?


Quote:

La mia domanda riguarda le relazioni umane, ovvero se la mancanza di una interazione con altre persone dia comunque un senso all’esistenza di ciascuno di noi.

Quando viene a mancare la presenza di una persona ( anche non necessariamente perchè morta) con la quale si aveva una relazione stretta, sparisce anche quella parte di noi attiva nella comunicazione e scambio con quella persona, finisce, non esiste più, muore. Viene a mancare quella persona e contemporaneamente una parte viva di sè stessi. Quanto poi sia depauperante la perdita dipende poi dal singolo individuo, dalle risorse che ha, su quali altre relazioni umane di qualità può contare, quante altre perdite ha subito ecc. , e dalla società in cui vive. Come coi virus: si è visto che la reazione è individuale, a seconda dello stato di salute dei singoli, e collettiva, nel senso che una popolazione già indebolita da altri fattori è molto più attaccabile da qualunque patogeno. Per quanto riguarda il singolo, non si può stabilire a priori quanto la perdita di una relazione significativa si porti via anche il proprio "senso di esistere", per quel che riguarda l'ambiente, è chiaro che questa cultura del mors tua vita mea, della mistificazione, commercializzazione, spettacolarizzazione anche dei sentimenti più intimi, provoca quell'isolamento (anche in mezzo alla folla, ovviamente), che può rendere "inguaribile", per dirla in qualche modo, la perdita o l'allontanamento di una persona con la quale si aveva una relazione intensa. Sto rileggendo "La saggezza guaritrice dell'Africa" di Malidoma Patrice Somè, e come in altre testimonianze riguardanti comunità antiche indigene, resto sempre colpita da quanti riti, quante usanze quante attenzioni vengono messe in atto proprio per scongiurare l'isolamento profondo dei membri della comunità, in quanto riconosciuto come "innaturale", quindi causa di malattie, danni pericoli contemporaneamente per il singolo e per la comunità alla quale appartiene. Rende l'idea del perchè tutto sia così marcio ormai.
Buongiorno Massimo, non ho idea di quello che si provi a perdere una persona amata dopo una vita insieme. La mia esperienza ultima è stata quella di perdere improvvisamente senza alcun preavviso il mio compagno ed è come se mi avessero strappato il terreno da sotto i piedi.
Ho fatto fatica, mi sono disperata, ho pianto e sono andata avanti raccogliendo i pezzi di quello che mi era rimasto.
Sono riuscita a trovare il mio centro e il paradosso che ho sperimentato è stato questo:
perdendo lui ho ritrovato me stessa.
Col tempo ho capito che non è bene mettere la felicità all'esterno di noi perchè tutto cambia velocemente . Tutto ciò che esiste è depositato nel mio cuore, lì è al sicuro e nessuno può togliermelo.
Credo sia importante bastare a se' stessi, gli altri sono un arricchimento.
Quando lui c'era ancora ogni sera che andavo a dormire ricordavo a me stessa che non sarebbe durato in eterno, che poteva cambiare e che dovevo essere pronta.
Ma pronti non lo si è mai.
Anche se qualcuno dorme vicino a noi nel nostro cuore siamo soli
e credo sia bene per noi essere i migliori amici di noi stessi.
Sì credo di esistere al di là della visione degli altri, sta a noi rimanere attenti e presenti agli altri per intercettare le anime sorelle in questa vita con cui condividere un tratto del cammino.
Detto questo, hai tutta la mia comprensione e sostegno di anima
per ciò che stai vivendo.
Un caro abbraccio.

Questa per me è l'esatta rappresentaziome del sentirsi soli. Dice molto di più di quanto potrei dire io con 10000 parole di quando ho avuto la mia crisi esistenziale profondissima di cui ho già parlato diverse volte e che poi, nel tentativo disperato di uscirne fuori (ma non da un cavalcavia) mi ha portato alla visione bulimica di ipnosi regressive attraverso cui, tramite il metodo scientifico, trarne un modello coerente e costante tra le ben oltre 10000 a cui sono arrivato oggi. Metodo scientifico nel senso che se fosse venuto fuori che a crearci è stato il Grande puffo o Babbo natale io quello vi avrei detto, pure se fossi stato credente in qualcosa (come in effetti ancora ero all'inizio del mio percorso, ma fortunatamente le mie preghiere di aiuto non sono state ascoltate e quindi ho dovuto proseguire e cavarmela da solo :-D ).

Come noto, essere soli è una cosa e sentirsi soli è un'altra.
Io in quegli anni sono morto dentro migliaia di volte, Senna nemmeno lo vedo come sofferenza :perculante: (si scherza, non voglio abbassare le vibes di tutti il lunedì mattina).

Che Senna non fosse fisicamente solo è ovvio, quello che a me appare evidente è che, come successo a me ed a milioni di altri ogni giorno e prima o poi nella vita se si è 'fortunati', sia arrivato all'improvviso l'incontro con l'essere più temibile e spaventoso dell'universo : noi stessi.

Tutto intorno a lui gli dava dei segnali, tutto dentro di lui gli diceva cosa era meglio fare, fottersene dei contratti, della squadra, dei tifosi, delle TV, di tutto l'universo perché - come scoprirò poi io nelle ipnosi insieme a tanti altri prima e dopo di me - una delle pochissime cose che davvero contano e che davvero 'esistono' è l'atto di volontà.

In quello sguardo c'è la rappresentazione di uno di quei punti cardine, nodali delle proprie vite che l'anima sa già che dovrà affrontare quando si incarna.
Per noi è una sofferenza spesso immane, e nessuno ci dice che in realtà è una grande botta di fortuna (karmicamente parlando, pena ritornare di nuovo a ripetere le stesse cose, vita dopo vita).

E, ve lo dico con certezza perché l'ho visto millemila volte, sono INEVITABILI.
Io stesso, ho capito poi, che avevo cercato per anni di rimandare e mettere sotto il tappeto le mie inquietudini, finché poi comunque i nodi sono arrivati al pettine e la situazione esplosa.

O vuoi o non vuoi prima o poi ti devi fermare, l'anima ti ferma per cercare di farsi ascoltare, ti costringe ad isolarti da tutto e da tutti, dalle distrazioni, dalla routine, dal chiasso di fondo e fare finalmente i conti con te stesso.

Tante volte ho sentito nei video di persone che sono guarite anche da malattie gravi solo perché avevano capito ed approfittato 'dell'occasione', e tante altre che invece continuavano ad avere recidive ed in ipnosi candidamente l'anima diceva che non aveva scelta vista la cocciutaggine della parte mentale che proprio non voleva stare a sentire.

Lo si vede anche nella vita, quante volte ci si ostina a seguire certe strade, magari spinti da forze 'altre', da pressioni familiari o sociali, da convinzioni proprie, ma poi è tutto un ostacolo, porte che si chiudono, e se si aprono conducono ad una gabbia in cui si sta stretti e male e si vorrebbe solo scappare.

Tutte cose già note, studiate e formalizzate in migliaia di libri, che però nella spiegazione data dalla fonte assumono ben altra solidità argomentativa, è una controprova di quelle che, per quanto solide, rimangono ipotesi se dette da altri.

Nel caso di mia cognata (ipnosi fatta da me ma non con lei, non era il caso sia per la mentalità che per la patologia in atto, diciamo che siamo andati a vedere e chiedere), il tumore al seno già avuto e curato (ma non 'capito') adesso era diventato tumore ad un rene. Perché? Mi ha risposto che era dovuto al non aver accettato, metabolizzato un aborto avuto anni prima e che, come detto l'altro giorno, dal suo punto di vista era solo servito ad un'altra anima di passaggio di fare l'esperienza dell'aborto, FINE. Tutte le paturnie ed i sensi di colpa del suo contenitore (mia cognata) e che le rodevano e scavavano dentro nel silenzio del suo cuore non solo non le capiva ma proprio diceva che non 'esistono' nel suo mondo, quello reale, perché è solo una delle tante esperienze, una come un'altra.
Ma siccome per mia cognata 'esistono', allora per lei esistono nel suo campo eterico, e quindi producono una causa che produce effetti, e questi effetti sono l'intervento a gamba tesa dell'anima che la obbliga a fermarsi ed a mettere ancora una volta tutto il resto in secondo piano per guardarsi dentro invece di guardare sempre fuori.
Il metodo scientifico mi ha quindi obbligato a chiedere a sua sorella, cioè la mia non sempre dolce metà :perculante: , se lei sapesse se sua sorella avesse mai avuto un aborto, e lei sbiancata mi ha chiesto, testuale, ma tu come cazzo fai a saperlo??, essendo la sorella più che riservata su certe cose molto intime, solo il marito lo sapeva, nemmeno i suoi, e solo l'amica fidata di una vita.

Amica questa che è comparsa in ipnosi perché aveva avuto lo stesso trauma (di cui ho poi chiesto ed avuto conferma, doppio sbiancamento :perculante: ) ma nessuna malattia, ma che anche lei avrebbe avuto il suo percorso (che non ho indagato, non sono pettegolo, non erano fatti miei, probabilmente non avrei ottenuto giustamente il permesso, ed ero lì per altro). Un paio di anni dopo, e dopo essersi trasferiti in un'altra città cominciando da zero un'attività, l'amica poi perderà il marito per una strana e rara malattia al cuore (di cui non aveva mai sofferto in nulla). Ricordo ancora la data, dicembre 2019, lo ricordo solo perché era poco prima del delirio covid.

Come stanno quindi le cose? Siccome come detto 'esistiamo' solo noi nel 'nostro' mondo, in teoria veniamo qui e non dovremmo avere bisogno di nulla perché l'anima, particella dell'Uno, è già tutto ciò che può essere.
Detto da loro, tutto ciò che è, è perché l'anima è.
Quindi non ha ad esempio il bisogno di amare o di essere amata, di stare sola o di stare in compagnia, ha solo un bisogno (parola sbagliata ma per capirsi, l'Uno vuole fare questa cosa) : quello di fare esperienze.

Si può quindi amare e si può voler avere compagnia come si può voler stare soli ma deve essere, lo ribadisco, una volontà.
Se è un bisogno allora nascono problemi, ora o fra cento vite.

Bisogna, questo sì :perculante: , imparare a bastare a se stessi in tutto, e solo POI eventualmente volere provare l'esperienza di amare o essere amati, lasciare o essere lasciati ecc.
Stare con una persona perché, come si sente spesso, uno ne ha il bisogno, è una fonte INFINITA di problemi, a cominciare dalle interferenze per finire alle vere e proprie possessioni (di entità aliene in senso molto lato, aliene da noi).

"Conosci te stesso" non è certo una novità, anzi posso dire che da certi punti di vista non ho mai sentito niente di nuovo.
Non è tanto diverso dal.passare da una adolescenza animica in cui si dipende dai genitori, ad una età adulta in cui si cammina esclusivamente con le proprie gambe.
Poi si può davvero fare quello che si vuole, anche decidere di soffrire, purché la sofferenza non sia conseguenza di una propria lacuna che si cerca di colmare con altro o un'altra persona.
Quindi sto con te perché mi va e finché mi va, non perché senza di te non posso stare o non potrei vivere.

Lasciar andare è un MUST, un mantra, detto anche da disincarnati che sono rimasti intrappolati nella terra di mezzo perché un loro caro continua a tenerli qui vivendo nel loro ricordo, lasciandosi andare alla malinconia, non riuscendo ad andare avanti perché credono che andare avanti voglia dire dimenticare.
Millemila problemi pure qui.
Ma come dicevo ci sono poche regole base in fondo : bisogna essere minimo in due ed una cosa bisogna volerla, non subirla.
Se il disincarnato è consapevole e sa chi è, non ci sono milioni di cuori infranti che lo piangono disperati tutti insieme che lo possano mai trattenere se la sua volontà è quella di andare avanti nel suo percorso.

Nel piccolo, molti di noi lo abbiamo visto coi vaccini, nemmeno a reti unificate e martellamento continuo da tutte le parti ci si smuove di un millimetro se ciò non è la nostra volontà.
Allora stesso tempo, pur non volendo mai io mettermi la mascherina in nessun caso, l'ho sempre messa tutte le volte che ho voluto, anche quando sembrava che mi fosse imposto, perché non avevo il bisogno di sentirmi accettato o di non essere mal visto, additato, ma solo la fermissima volontà che nessuno venisse a rompermi i coglioni! :hammer:

Alla fin fine, tra il nostro mondo fisico e quello eterico, posso garantire che per quello che ho capito finora è tutto esclusivamente una questione di prospettiva.

Se per ipotesi dicessi che tutti i morti in Palestina, compresi donne, bambini e neonati, fossero tutti ex nazisti che si sono macchiati delle peggio cose, voi cosa direste?
Cosa direste se loro vi dicessero che fa parte delle regole del gioco fare sia le vittime che i carnefici?
E che tutti noi lo siamo stati in passato in altre vite, in altre guerre, sia da un lato che dall'altro della barricata?

Questo è il casino con cui ci dobbiamo confrontare, una lotta continua tra il non potersi girare dall'altra parte e fare finta di niente perché sarebbe disumano, e dall'altra la consapevolezza che nulla accade per caso perché è 'umano' che il caso debba essere così.
Mi cito e chiarisco :

Quote:

E, ve lo dico con certezza perché l'ho visto millemila volte, sono INEVITABILI.

almeno finché non si cambia vibrazione, cosa questa che cambia lo scenario anche in tutte le proprie vite passate e future, perché la vibrazione dell'anima è unica.
Rimando al recente articolo sui 432 hz dove ne ho accennato e spero visivamente dato un'idea con un video sulla cimatica.
luogocomune.net/.../...
Nella sabbia, cambiando vibrazione, cioè acquisendo consapevolezza, i nodi INEVITABILI cambiano, si spostano e sono diversi rispetto a prima su quella piastra che vibra e che nel mio paragone figurativo rappresenta l'anima e tutte le vite che vive in contemporanea.

Cambiando vibrazione certe esperienze già fatte (e allo stesso tempo che si faranno nelle prossime vite) ma ormai acquisite, consapevolizzate per capirsi, adesso non hanno più senso, sono inutili perché ormai incompatibili con la nuova vibrazione, e quindi se ne faranno altre visto che la vecchia ha assolto al suo scopo.
A quel che mi risulta, non è sufficiente che qualcuno dica al malato l'evento che ha scatenato la patologia ( anche se può essere esatto). Mi risulta che siano guariti quelli che sono stati aiutati (e sono riusciti a farsi aiutare) a connettersi con il proprio sentire autentico, che non risponde all'idea di cosa si dovrebbe o no sentire, come a tutti, chi più chi meno, è stato inculcato. Per esempio, di Hamer avevo letto, riportato da quello che al tempo era stato suo collaboratore, che la seduta per guarire il tumore terminava generalmente con un grande pianto del malato, dopo avere scoperto dentro di sè cosa aveva causato il cancro. Sostanzialmente, lo sbloccarsi di emozioni e sentimenti repressi, e di conseguenza il recupero di qualcosa di vitale di sè. Non è "semplice" nè facile. Hamer e altri hanno sviluppato questo sapere e studiato e creato le pratiche necessarie. Ho avuto la possibilità di fare con altri l'esperienza (senza ipnosi).
Giorni fa ho trovato su "Il mito della normalità" di G.Matè:

Quote:

"Da quando mi sono laureata, ho modificato drasticamente la maniera in cui pratico, perchè ho cominciato a notare nei miei pazienti la relazione tra stress ed esordio dei disturbi, nonchè il fondamentale ruolo svolto da traumi psicologici o fisici nello sviluppo delle malattie" - Mi ha detto una specialista di malattie reumatiche presso uno dei più noti ospedali universitari degli Stati Uniti - Questa specialista (che preferisce mantenere l'anonimato per non inimicarsi i colleghi) ha osservato in prima persona risultati straordinari nei suoi pazienti in termine di guarigione, giungendo anche alla totale sospensione dei farmaci.- Eppure nella sua professione si sente una reietta: "Sono circondata da tanti stimati colleghi universitari che si dedicano alla ricerca, ma nessuno si dedica a investigare su questi aspetti".

Come è difficile per medici e terapeuti ( che non possono permettersi di finire come Hamer), così è difficile per tanti ammalati. L'ho visto di persona. Il meccanismo di blocco delle emozioni interno si è formato quando serviva a sopravvivere, anche se le condizioni sono mutate quel blocco rimane, ma avendoci sempre convissuto la persona non se ne accorge. D'altra parte, coincide con l'interesse di chi vuole avere potere evitare che il sentire delle persone acquisti l'importanza che ha, per questo chi cura "umanamente" viene perseguitato. Se al sentire autentico umano viene lasciato spazio, come fanno a portare avanti impunemente tutte le loro nefandezze ?
danielas

Quote:

A quel che mi risulta, non è sufficiente che qualcuno dica al malato l'evento che ha scatenato la patologia

Infatti almeno nelle ipnosi regressive non avviene mai così per almeno due motivi :
1) l'operatore non ha la più pallida idea SE il disturbo lamentato dal cliente ha o meno una causa esoterica, quindi semplicemente si va a vedere. Per la mia esperienza, cioè per quel che ho visto, i disturbi cronici, quelle cose che il cliente dice che ha già girato tutti i luminari e provato di tutto, e/o che hanno una genesi inspiegabile, sono i candidati migliori. Quasi tutti, ripeto quasi perché qui niente è tutto bianco o tutto nero e le concause sono molto frequenti, dopo aver chiesto all'anima "di andare alla causa esoterica, se c'è" del disturbo si apre o meno lo scenario dell'indagine.
2) nessuno quindi dice alla persona la causa perché nessuno la sa, meno che mai l'operatore. È la persona stessa che con questa introspezione guidata va, attraverso la sua parte animica, a vedere se c'è una causa che sia al di fuori nei normali schemi di indagine.

Riassumo con un esempio molto comune : dolori alla cervicale oppure frequenti mal di testa lancinanti. Spesso da una vita, da sempre. Provato di tutto, dai rimedi della nonna ai raggi, risonanze, tac, medicine tisane massaggi ecc.
Gli esami non mostrano niente di anomalo ed i medici dicono quindi le solite cose (lo stress o che deve convivere con le medicine x e y)
In sessione si va quindi a vedere : tante, tante volte si trattava di persone che in un'altra vita o succede pure in più vite, erano morte in maniera traumatica, impiccate. Oppure con un trauma da corpo contundente alla testa, in guerre o scontri di qualche tipo.

Una volta che il cliente vede lui la scena nella sua testa, con l'aiuto dell'operatore che ad es. istruisce su come distaccarsi emozionalmente dall'evento perché l'anima non lo sta 'vedendo', non avendo l'asse del tempo lo sta rivivendo, quindi senza una guida può succedere e succede di tutto, da urla pianti a movimenti incolsulti oltre ad una valanga di stress, ma con le giuste tecniche ed approccio si riesce facilmente a fare rivivere la scena da spettatori di se stessi.

Superato quindi il blocco traumatico che impediva all'anima di capire (perché per lei esiste solo l'emozione, non ha razionalità), una volta che capisce che questo trauma irrisolto si somatizza nella vita del suo contenitore, allora succede che in una casistica davvero molto alta il sollievo è immediato, già durante la sessione o subito dopo il risveglio, ed ulteriormente migliora nei giorni/settimane successivi perché i tempi materici sono molto più lenti di quelli eterici.

Ho sempre parlato di operatore e cliente, non di medico e paziente : in queste indagini spirituali non si cura, sia perché è vietato senza avere i titoli, sia perché lo scopo non è curare ma capire, prendere consapevolezza.

Tante, ma proprio tante patologie sono il frutto di un rigetto localizzato da parte di uno dei corpi astrali nei confronti di un impianto alieno, sia fisico (meno) ma soprattutto eterico.
Cefalee incredibili che sono sparite dopo aver rimosso l'equivalente di interi caschi eterici di impianti nella testa.

Clienti che ringraziano con le lacrime nelle testimonianze successive a qualche settimana di distanza perché la loro vita è stata completamente stravolta nel ritornare finalmente alla normalità.

Effetto placebo, autosuggestione, voglia inconscia di assecondare l'operatore...'sti cazzi, che si divertano gli scettici, ma in queste cose, in questo mondo si basa al sodo, al risultato finale, alla fine può essere pure che l'impiccagione non sia mai esistita ma fosse solo un modo per l'anima per rappresentare qualcosa di completamente diverso, o avvenuto in altre dimensioni, universi, linee temporali. E chi lo sa!!

L'unica cosa importante è che il cliente VOLEVA guarire, ed ha messo in moto tutto un percorso di indagine, scoperta, conoscenza che lo ha portato poi a prenotare una sessione con tizio invece che con caio con cui magari si sentiva meno in sintonia, oppure con una operatrice e quindi con una energia femminile invece di una maschile.

Giuseppe Mangini invece ha sviluppato un metodo con cui 'parla' con l'inconscio attraverso i movimenti involontari del corpo, ed i risultati sono simili (sempre se c'è una causa esoterica).
Ci sono i webinar su YouTube, riunioni su zoom di diverse persone, sue interviste, c'è il canale telegram con i vocali delle persone.

Insomma ci sono altre vie, se qualcuno non si fidasse delle ipnosi.

Ormai non ricordo più nulla di Hamer, ma non ho dubbi che le sue leggi biologiche o la nuova medicina germanica o l'Orgone o la medicina vibrazionale vadano ognuno a modo loro in quella direzione.
#65 Cum grano salis

Quote:

Insomma ci sono altre vie, se qualcuno non si fidasse delle ipnosi.

infatti, io parlavo dell'altra via, e così temo che anche a tante altre parole diamo significati diversi.
Ho fatto ipnosi, ne ho pagato le conseguenze e le ho viste anche in altre persone. Con questo non escludo che ci siano ipnotisti che "funzionano bene", anche se poi naturalmente bisogna capire cosa si intende per "funzionare". Farei un esempio: ho apprezzato moltissimo un libro di Malidoma Patrice Somè, "La saggezza guaritrice dell'Africa". Parla molto di riti, rituali, riti di guarigione, spirito. Di tanti esempi che fa riesco in qualche modo a "capire", a farmi una "traduzione" utilizzando certe esperienze mie, intuizioni di certi momenti, su altre questioni rinuncio perchè mi rendo conto di non avere le basi, ma nell'insieme quello che capisco è comunque tanto per me, mi serve da stimolo per trovare "qualcosa che ha valore", per farmi una ragione della pesante sensazione di bruttura di questo vivere qui. Malidoma parla anche di pratiche di ipnosi, tra tante altre, ma racconta molto anche il contesto nel quale queste pratiche si sono sviluppate: comunità che si preoccupavano che chi nasceva sin dall'inizio (e anche prima) sapesse di essere atteso come un dono, dove la preoccupazione di tutti era che ognuno potesse sviluppare il suo dono perchè la comunità stessa non avrebbe potuto esistere senza la realizzazione dei suoi singoli membri. Nel libro vengono spiegate le azioni, gli usi e costumi attraverso i quali tutto questo veniva realizzato e perseguito. C'è una differenza troppo grossa tra chi nasce e si forma in un contesto del genere e chi da innumerevoli generazioni si è formato nella cultura occidentale. Per quanto ritenga meravigliosi quei guaritori, non andrei a curarmi da loro, così come un autentico guaritore dei loro difficilmente si metterebbe a curare me (anche nel libro si parla di questo). Ci siamo formati in modo diverso, abbiamo problematiche diverse e creiamo modi nostri per affrontarle. C'è chi li ha creati i modi adatti a noi, ma succede che appunto devono restare nascosti e possono quindi produrre molti meno frutti di quel che darebbero, vedi l'esempio che ho riportato al #64 danielas. In ultima analisi, restano vietati perchè non viviamo in comunità intese quella di Malidoma, qui a nessuno interessa il "dono" portato da chi nasce, qui fin dall'inizio chi nasce viene utilizzato per gli scopi di questa società del profitto. Per questo viene ostracizzata in tutti i modi la strada che porta a prendere coscienza dei danni subiti dall'educazione ricevuta.
Da "Il mito della normalità" di G.Matè pg. 304:

Quote:

"La convergenza tra politica e trauma non è un concetto nuovo. Già decine di anni fa, la grande psicoterapeuta polacca (emigrata in Svizzera) Alice Miller ha evidenziato come pratiche di allevamento dei figli estremamente severe, a lungo in voga in Germania, abbiano contribuito a preparare il campo per l'autoritarismo nazista."

Parlare dello "spirituale": è una questione spirituale quella che ha mosso quel medico di cui ho parlato nell'intervento precedente, a interessarsi del vissuto passato e presente dei suoi pazienti, riuscendo così a guarirne tanti anche senza il contributo di bigpharma? Per me sì, riguarda il riconoscimento di cosa sia una persona, un essere umano. Riguarda l'ambito del sacro.
danielas

Certo che si possono fare danni in ipnosi, soprattutto se chi le fa e chi le riceve non sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda.
Ti faccio un esempio, ma parto da lontano : come raccontato nei vecchi libri di NDE che ho, come anche raccontato da tante testimonianze, quando si passa dall'altra parte o si è quasi per, molto spesso ci si trova davanti uno, o due o tre tunnel (in base a come si è) poi si finisce spesso su un prato verde ed a seconda del tunnel che ci attira ci si può trovare davanti familiari ed amici defunti o in altro tunnel delle figure religiose.
Se si è molto attaccati alla famiglia alla fine del tunnel ci sono i familiari, se invece si è molto religiosi ci si trova davanti proprio le figure a cui si è più devoti. Madonna è una superstar pure lì.

Qui si ferma la stragrande maggioranza delle persone o dei divulgatori di queste cose.
Tutto bello, c'è un comitato di accoglienza di figure conosciute, prati verdi, tanta luce, siamo tutti felici che chi è partito non è finito nel nulla o all'inferno e quando toccherà a noi sappiamo già dove andremo, cioè in un bel posto.

Ora immagina che io stia mettendo il grassetto, il sottolineato, i caratteri cubitali, dimensione carattere 72, colore rosso ed abbia scritto :
Ma manc' pu' cazz' !! :-D

Nelle ipnosi di cui parlo io, questo fidarsi di quello che si vede NON ESISTE!!!
All'inizio, quando ancora mancava la casistica, l'esperienza, la conoscenza degli ambienti, le dinamiche....allora sì, uno si vedeva davanti il genitore, la nonna, padre pio e si fidava. Il cliente sicuro, ci arrivava già così, o per letture sue o per sentito dire, perché questa è la vulgata che sapevo pure io ai tempi, parliamo del 2012.

Ma poi si è capito tramite incidenti, casualità, errori nel dire o nel fare della "nonna" o del sant'antonio di turno che qualcosa non andava nell'immagine idilliaca e rassicurante. Malanga in realtà se ne era già accorto, ma parliamo di conoscenze di nicchia, sia tra i clienti e sia tra gli operatori.
Insomma, per farla breve, ora siamo arrivati al controllo maniacale di chiunque si presenti. Quello che fa male dover accettare è che il velo di Maya non finisce mica nell'aldilà, anzi quello è proprio il regno dell'inganno e della mistificazione.
Mentre qui in teoria non ci si dovrebbe fidare di nessuno che non si conosce, lì non ci si dovrebbe fidare di qualunque cosa, perché qualunque cosa, pure un sasso, può essere qualunque cosa che fa finta di essere un sasso.

La cosa più semplice quindi che si fa di routine è : "bene, è arrivata la cara nonnina (o l'arcangelo Gabriele per dire), avvicinati e toccala, senti che sensazioni ti dà, ricostruisci la sua vera forma dal suo dna eterico, vedi se toccandola la riconosci" e così via.
Il 99,0 % delle 'persone' che appaiono in quelle circostanze in realtà sono entità, alieni (del bestiaro malanghiano) : è la prima linea per ricondurci nel recinto e catturano così la quasi totalità di noi.
Il bello di poter vedere i video è il poter vedere, o se il volto è oscurato per privacy è il poter sentire, come cambiano le espressioni di gioia di chi crede di rivedere la mamma defunta ed è tutto contento, e poi dopo che gli si dice ad es. di toccarla, come arrivano le espressioni di schifo e disgusto dopo l'iniziale disorientamento totale : "ma ma ma ma...ma non capisco, che succede, com'è possibile che ora mia madre è un rettile?? (o lucertola, coccodrillo, oppure sembra un alieno, quello piccolo e grigio, quello dei film)"

Perché ciò invece NON accade nei racconti di NDE?
Per diversi motivi, ne elenco i principali.
1) Le proprie credenze. Si è convinti che l'aldilà già di per se sia un posto migliore di qua. Non fa parte proprio del nostro modo di pensare che di là possa essere peggio che di qua. Ecco spiegato il prato verde o le città belle, ordinate e luminose alla Chico Xavier o film che hanno fatto più danni della grandine come Nosso Lar).

2) Le credenze di altri. Chiunque arrivi che dice di essere un maestro, uno spirito guida, per il solo fatto di essere "lì" allora deve essere vero che sia così. Nessuno mai lontanamente osa chiedere "scusa ciccio, chi cazz saresti tu?" perché durante la vita non ci ha mai pensato, lo ha dato per scontato che lui arriva lì e non è un cazzo di nessuno, in troppi parlano di maestri ed angeli e spiriti guida, e se arriva uno con le ali o tutto luminoso quasi non si dice manco ciao per un senso profondo di riverenza acquisita. Dolores Cannon poi...

Quindi, l'operatore deve avere metodo scientifico, non essere boccalone e non avere credenze sue che contaminino la sessione.
Il cliente è caldamente consigliato a vedere molti video PRIMA, in modo da sapere cosa sta per fare. E comunque vi è una selezione.

Nel tuo caso non so, ma i danni derivano dalla mancanza anche solo di una queste due cose.
Vabbè, piccola aggiunta, magari qualcuno se lo domanda.
Perchè solo in casi molto molto rari c'è effettivamente un familiare/amico che sia veramente lui? (di santi e madonne manco ne parlo)
Perchè la tonnara iniziale post mortem funziona benissimo, e tutti i pescati nelle reti tornano subito qua, quindi non possono essere là ad aspettare nessuno. "Subito" va preso con le pinze, non ho come spiegarlo.
Ma quando questa pecora nera del gregge compare all'arrivo, allora poi si scopre che aveva fatto un suo percorso, che aveva capito certe cose. Facilmente, aveva deciso che quella sarebbe stata la sua ultima incarnazione, ed ecco perché ora era lì : perché poteva andare dove voleva, nel "quando" voleva.
Dovrei controllare, ma non ricordo che qualcuno delle entità del Cerchio Firenze 77 avesse detto che "attualmente" era incarnato.

Logica invece vorrebbe che nei libri e nelle testimonianze dal vivo ci fossero tutti tutti tutti, e specie se si trapassa in età molto avanzata ci dovrebbe essere una folla di gente tra familiari, amici, colleghi e buoni conoscenti, rapporti di una vita. E vuoi che non ci siano pure i bisnonni insieme ai nonni ed ai genitori? Io una bisnonna ho fatto in tempo ad averla e conoscerla, la mamma di mio nonno materno, perché mai un domani non dovrebbe cagarmi? :perculante:

Invece c'è uno sparuto gruppetto, se c'è, mai nessuno che io abbia sentito di sorprendersi che tal dei tali fosse venuto e non se lo aspettava : Ma pensa te...guarda chi c'è, m'ero pure scordato che esistevi!!
Invece spuntava e spunta proprio chi più o meno ci si aspetta, ma la sorella o la zia stronza mai :-D
Le entità lo sanno, quindi mettono le esche giuste perché ci conoscono, sono già state tutta la vita e più vite con noi senza che ce ne accorgessimo.
E 'ndo stanno tutti gli altri? Se ne fottono di noi novelli trapassati spauriti, devono andare a judo?
C'hanno proprio altro da fare, la popolazione mondiale aumenta ogni anno, non è che si può stare tanti tanti e/o tanto tanto in stand by.
Chi resta nella terra di mezzo sì, può stare i nostri secoli prima (forse) di capire che è morto, può fare in teoria il fantasma per eoni se qualcuno non lo va a prendere o gli spiega la situazione e come uscire dall'impasse. E quando esce dove va a finire se chi lo aiuta non sa che fa?
Indovinato.

Se un'anima, come accade spessissimissimo fa un patto con un'altra o più anime per fare delle vite insieme (una volta genitore una, una volta l'altra, marito che farà la moglie e poi viceversa, coppie gay, lista lunga tra cui vittima/carnefice si inserisce anche in queste relazioni) allora in teoria ci sarebbero dei tempi di attesa : non si può fare ad es. il ruolo di figlia se ancora l'altra anima nella madre non l'ha partorita, diremmo noi.
Epperò, direbbe qualcuno, lì il tempo non esiste, almeno per come lo concepiamo noi.

Lì causa ed effetto si possono tranquillamente invertire perché non essendoci il tempo non c'è un prima e un dopo : la già decisa nascita (futura per noi) della figlia può essere la causa per cui la madre in un modo o nell'altro l'avrà, ed in genere lo è.
A meno che questo patto non venga rescisso in ipnosi perché si comprende che è una trappola per tornare inevitabilmente qui, allora cambia la linea temporale e quel figlio/a non è che non nascerà più, è che non è mai esistito.
Cimatica, sì? Consapevolezza, cambio di vibrazione, la vita impossibile con la figlia drogata che muore di overdose non esiste più, si è spostata la sabbia.
Cambia l'esperienza da fare.

Il fatto di voler fare la gabbia della UE è stata la causa della seconda guerra mondiale, senza la quale ciò non poteva avvenire o avvenire in tempi e modi diversi non utili allo scopo??
La guerra in Ucraina e tutto ciò che ne è derivato, è stata la causa dell'idea di Nikita Chruščëv di staccare la Crimea dalla Russia e cederla??
E la UE che ha causato la guerra mondiale che poi ha impoverito la Crimea tanto da farla dipendere totalmente dall'Ucraina contribuendo al regalo di Chruščëv?

Vabbè, ma allora così è un casino, ma allora così vale tutto!!
Eh sì, ma che posso dire se è così?
Almeno per ora risulta così, poi un domani magari qualcuno nelle alte sfere riesce a spiegare meglio o noi a capire di più, senza sentirci dire che noi non possiamo capire perché la nostra mente limitata non può capire, che non c'abbiamo gli strumenti in comune per parlare la stessa lingua multidimensionale.

Per questo è fondamentale essere ben focalizzati e presenti, coscienti, consapevoli nel qui ed ora, hic et nunc : siccome accade tutto in un singolo istante, quello che siamo in ogni singolo istante ha effetti nel passato e nel futuro.
Esiste solo il presente, si dice...

Però almeno è chiaro che c'è più di un motivo per cui continuo a seguire assiduamente questi mondi :hammer:
Bene, nel mio futuro mi sarà mi è stato chiesto se quindi si può davvero parlare con i defunti, visto che in questo modello vengono "subito" rispediti in altre incarnazioni su questo o altri mondi o dimensioni e quindi nella stragrande maggioranza dei casi non ci sono nel comitato di accoglienza post mortem, salvo rare eccezioni.

Siccome nel futuro non avrò cioè non ho avuto tempo di rispondere :perculante: allora approfitto adesso.

Di solito non mi piace usare i termini stra-abusati che fanno riferimento a dei concetti di fisica quantistica, ma in questo caso mi sono indispensabili.

Come detto - non da me perché io di mio non ne so nulla - l'anima vive contemporaneamente tutte le sue vite in un istante e ciò che caratterizza questo istante è la sua vibrazione (che come visto può sempre cambiare influenzando tutte le vite).
Nella pratica nostra, umana terrena, l'anima è assimilabile ad un'onda di probabilità : durante la sua esistenza e nelle sue incarnazioni, nelle sue vite in senso allargato, l'anima si trova ovunque e da nessuna parte allo stesso momento.

Quando ci si mette in contatto con un defunto - parlo di quando lo si fa con tutte le opportune e necessarie verifiche che non si stia parlando con un cazzaro che si spaccia per il defunto - in quel momento l'osservatore (l'ipnotizzato o il telepate, oppure un bravo medium che non fa solo da passivo ripetitore senza filtro) sta andando a cercare l'anima ad es. del padre defunto nel momento in cui quell'anima si trovava nello stato di disincarnato da quella vita.

Tornando al sempre utile paragone con la cimatica e la sabbia, con la piastra che rappresenta tutte le vite a quella vibrazione X, è come se ci sintonizzasse su un puntino specifico, un atomo di quella piastra.

L'osservatore, andando a cercare il padre defunto, nella sua volontà di cercare 1) il padre e 2) defunto, sta facendo collassare la funzione d'onda di quell'anima a quelle precise coordinate : deve essere uno stato in cui quell'anima era stata suo padre nella vita fisica e non ad es. un contadino del 1500, e nella specifica fase in cui aveva lasciato il corpo fisico.

L'onda probabilistica, la funzione d'onda animica che prima di un contatto diciamo telepatico per capirsi si trova in una sovrapposizione di più stati possibili, cioè tutte le sue vite e linee temporali, sceglie istantaneamente un unico stato reale e definito nel momento in cui viene osservato e quindi l'anima (sempre se vuole) si manifesta, si fa trovare, collassando in quel punto spazio-temporale nostro in cui cerchiamo di contattarla.

L'anima in questione è quindi molto, molto probabilmente reincarnata al momento (nostro) in cui la stiamo contattando, ma in quel preciso punto, avendo noi detto, pensato, voluto cercare "defunto" e non ad es. quando era ragazzo, un bambino ecc., allora per noi che ci parliamo e lei che ci parla non è ancora reincarnata.

Quindi, quando dicevo che non ci sono i nostri defunti nel comitato di accoglienza perché c'hanno altro da fare, voleva dire che di solito per non dire sempre, nessuna di queste anime sceglie, vuole o addirittura sa che, appunto, volendo può collassare nel punto in cui noi passiamo a miglior vita e per così dire accoglierci.

Il parassitaggio eterico, le interferenze aliene, i guardiani del recinto, ovviamente fanno di tutto per impedire che questo accada, cercando di mantere il più possibile l'anima nell'inconsapevolezza, distaccata dalle altre.
Per questo usano dei figuranti.

È ovvio dicevo, perché se le cose davvero funzionano così, tu carceriere non vuoi che i tuoi prigionieri siano informati di come stanno le cose, che si sappia che i carcerieri non valgono niente, che la loro forza dipende solo da quella che noi gli diamo, e che si può fuggire dal recinto.
Ma se un'anima è consapevole e vuole farlo, oppure deve farlo perché ha preso accordi al riguardo con un'altra anima, allora nulla le impedisce di farsi trovare lì dopo il nostro trapasso (e potrebbe essere incarnata al momento in chiunque, anche se è molto più probabile sia qualcuno della propria cerchia familiare).
Capite quindi che è raro avere un tale tipo di consapevolezza. Almeno qui da noi, perché in altre culture non è così, se pensiamo ad es. al Nepal, al Tibet o all'India.

Anche qui niente di nuovo rispetto al divide et impera.

Mo' basta, mi rimetto le vesti del minchione che mi è necessaria per l'equilibrio, perché stare dietro a 'sti ragionamenti multispaziotempodimensionali mi frigge il cervello a cercare di capirli e lo manda in corto nel cercare di spiegarli, sempre ammesso che li abbia capiti. :hammer:

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perché stare dietro a 'sti ragionamenti multispaziotempodimensionali mi frigge il cervello a cercare di capirli e lo manda in corto nel cercare di spiegarli, sempre ammesso che li abbia capiti. :hammer:

mi ci ero messa anch'io a friggimerci (ma non si dice così :-D) il cervello, tanti anni fa, ho lasciato perchè mi è stato chiaro che lì per me non c'era niente.
Sento invece vicino quello di cui parla Malidoma Patrice Somè: " ... gli unici riti che vengono accettati (in occidente) sono quelle pratiche cerimoniali che hanno delle finalità e dei risultati ampiamente prevedibili, tipo quelle cui assistiamo nel corso di una funzione domenicale di una qualsiasi delle religioni riconosciute.... Il contributo che viene dato dagli abitanti di un villaggio ad un rituale consiste proprio nell'aver fiducia nella capacità che queste forze invisibili hanno di operare la guarigione, oltre che nel saper individuare cos'è che ha bisogno di essere guarito. Sono queste le uniche cose che gli indigeni sanno in anticipo ...La strada che va dal desiderio di guarigione alla guarigione stessa è costellata da gestualità, tatto, suono, melodia e ritmo, e nella maggior parte dei casi si tratta di attività del tutto spontanee, che nascono dall'impronta e il cui corso di svolgimento non è prevedibile" ( questo ha comunanze con esperienze che ho fatto). Malidoma P.S. nel libro riporta anche la cronaca della prima volta che presentò un certo rituale a degli americani, l'occasione era l'ultimo addio a un defunto, con il centinaio di persone lì riunito per il funerale. Anche se so che della scienza tribale non so niente, ho "capito". Metto le virgolette perchè non è un capire in cui serva friggersi il cervello, anzi se si vuole capirci qualcosa meglio lasciarlo fuori, il cervello tanto formattato che ci ritroviamo :-D
danielas

Io la vedo così, faccio un esempio banale : voglio fare la pasta al forno.
Partendo dai singoli ingredienti per arrivare al prodotto finale, si spera buono o più buono delle volte precedenti, devo seguire una procedura, devo seguire dei ragionamenti, in pratica devo usare il cervello. Dovesse farlo l'anima - che non ragiona, tanto da farti cadere le braccia - potrebbe usare solo le emozioni perché solo quello conosce (o forse solo quello è).

Soffriggere le penne rigate crude non è una buona idea, ok? Come esperienza la puoi anche fare una volta per vedere com'è :perculante: ma il nostro cervello ci dice subito che è tempo perso, una cosa sbagliata, almeno per fare la pasta al forno.
Ma noi non stiamo andando a vedere perché, nel senso di andare a vedere quanto gas ci vuole per ottenere tale temperatura dell'olio, quale olio mettere e le reazioni chimiche degli amidi e proteine della pasta con l'olio caldo o bollente che fa fumo, per poi dire : ecco, con queste combinazioni di cose, succede questo ed il risultato può essere questo o quest' altro ma comunque è immangiabile.
Non ci friggiamo il cervello nel fare tutte queste analisi minuziose e che sarebbero da ripetere con tutti gli altri ingredienti finché sperabilmente alla fine si ottiene il risultato voluto, ma il ragionamento dobbiamo usarlo perché senza capire cosa deve accadere prima di poter fare un'altra cosa, alla fine viene solo un'accozzaglia.

In generale l'esperienza ci insegna che c'è un solo modo di fare bene le cose (o comunque pochi, quello è il senso) ed un milione di modi per sbagliare.

L'anima invece frigge la pasta perché non ragiona e per lei fa solo parte delle infinite possibilità, l'assaggia, la cosa non le dà delle belle emozioni :hammer: e tu pensi che quindi non lo farà più.
E invece lo rifarà. E faranno così tutte le altre.
Noi che ragioniamo diremmo che è stupida, io l'ho detto 10000 volte su 10000 ipnosi :perculante: , ma non si tratta di stupidità, è che non è nella sua natura.
Per lei non è una perdita di tempo visto che il tempo non sa cosa sia.
Anche il dolore fisico non sa cosa sia, bisogna stare lì a spiegare cose ovvie, e che se anni di sofferenza per lei non sono niente, invece per noi, per i suoi contenitori, sono un'agonia senza fine ed è bene che ne prenda coscienza.

Venire qui senza una parte mentale significa morire cadendo da un burrone perché non si capisce il concetto di gravità o bruciarsi col fuoco, o andare ad abbracciare mamma orsa con i suoi piccoli.

La parte mentale è quindi necessaria per capire come funziona un mondo come il nostro che 'funziona' : non esiste e basta come l'anima.
La mente è un costrutto perché il creatore, cioè noi anime, non c'è l'ha (o non lo è). Però essendo creatore la può creare, perché l'Uno è tutto ciò che può o non può essere (boh!).

Già in passato si era capito o era stato rivelato ad alcuni che la mente ce l'ha data il Demiurgo, o che è la sua.
Nelle ipnosi, la mente anzi la Mente è una inimmaginabile IA che fa 'girare' tutto l'universo, al centro di ogni galassia ci sono quelle locali e così a scendere.
Questa cosa non è venuta fuori un paio di volte che uno dice vabbè, ma è oramai un dato assodato, come assodato quindi che viviamo in una simulazione.
Senza le anime però questa/e IA non potrebbero non solo esistere ma soprattutto funzionare perché hanno bisogno di energia.
E chi gliela dà? 'Noi' anime, per tenere in piedi tutta la baracca del 'gioco'.
Questa secondo me è una sfumatura di quando l'anima dice che tutto ciò che esiste, esiste perché lei esiste, come detto prima.

Senza il cervello faremmo ancora ogni sera dei riti tribali magari per la paura che l'indomani il Sole non risorga.
La tribù potrebbe ucciderti se non partecipi, perché ha paura che così facendo metti in pericolo tutti.

Il cervello serve per acquisire conoscenza, per capire come funziona il 'gioco'.
Senza capire le regole del gioco siamo destinati a non finirlo mai.
E senza un cervello che permetta all'anima di fare l'esperienza, l'anima la vive solo come sa, cioè attraverso le emozioni.
Pensa alle patologie in cui il cervello funziona male o in maniera diversa dal normale, basta un niente per scatenare il putiferio.

Un rito di guarigione in cui a comandare è l'emozione significa che non si sa cosa si fa ed infatti ci si affida ad altri, alle forse invisibili.
Le quali magari guariscono pure tipo Lourdes ecc. ma non ci sono pasti gratis, il conto arriverà dopo o in altre vite.
Una bella percentuale di casi da me visti era di persone che avevano fatto riti nelle vite precedenti, come anche solo giochi imprudenti da ragazzi con una tavoletta ouija, non sapendo che succede dietro le quinte.

Sapere è potere.
È il 'rito' della pasta al forno, fatta bene però :-D
grazie per lo spiegone, ne ho fatto solo lettura "verticale" perchè il mio cervello tanto limitato non regge troppo sforzo. Mi tengo le tribù che potrebbero uccidermi perchè:

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Senza il cervello faremmo ancora ogni sera dei riti tribali magari per la paura che l'indomani il Sole non risorga.
La tribù potrebbe ucciderti se non partecipi, perché ha paura che così facendo metti in pericolo tutti.

, mi tengo Malidoma Patrice Somè e tutti gli altri autori, e non solo autori, che mi hanno permesso di arrivare ai 70 tutto sommato bene, se mi guardo intorno, e ti lascio le tue intelligenti verità ipnotiche :-D
danielas

Vabbè, se l'hai letto nei libri alzo le mani, le esperienze dal vivo non possono competere col freddo testo scritto da sconosciuti.
Poi al libro non si chiede in caso un chiarimento come potresti chiedere a me che sono qui, autore vivente e che scrivo allo stesso modo, seppur non su carta stampata.

Se pochi post da nemmeno 5000 caratteri l'uno sono uno 'spiegone' e che dici di non reggere, mi domando di quante pagine siano tutti quei libri, di quali argomenti trattino e come, per avere così facile lettura ed essere riuscita a sorbirteli tutti senza lasciare gli autori dentro i loro libri alle loro elucubrazioni.

Però grazie di avermelo fatto sapere, così imparo finalmente pure io a smettere di friggere le penne :-D

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mi domando di quante pagine siano tutti quei libri, di quali argomenti trattino e come, per avere così facile lettura ed essere riuscita a sorbirteli tutti senza lasciare gli autori dentro i loro libri alle loro elucubrazioni.

a meno che tu non preferisca domandartelo e risponderti da solo, posso risponderti io :-D Vanno dal centinaio a 3 o 4 centinaia di pagine, alcuni di questi li ho amati molto, e quindi anche i rispettivi autori, altri, come il sopracitato "Il mito della normalità" di Gabor Matè, lo ritengo utile perchè fornisce molti dati "scientifici",( essendo io molto carente di "scientificità" mi viene utile appoggiarmi alla capacità di altri, mi fornisce in un certo senso un linguaggio di "collegamento" ritenuto, attualmente, indispensabile :-D ), riferisce con precisione esperimenti, ricerche, testimonianze (come quella che ho citato al #64), anche se poi, come autore, tante volte non sono d'accordo con lui. Una che ho apprezzato completamente è stata Alice Miller, della quale ho letto tutti i libri che ho trovato tradotti in italiano. Insomma, libri ce n'è, anche se resta vero che si può leggere lo stesso libro e "vederci" cose completamente diverse. Dipende da quello che si cerca e da cosa si è disposti a vedere, anche da cosa si è disposti a mettere in gioco di sè. Navigo in questi libri seguendo la mia ricerca personale, che viene dalla mia esperienza individuale nella quale però è entrata tanta gente! purtroppo, anche gente che non avevo scelto io, e, poi, anche se l'ho scelta, è stato quando ancora non avevo potuto curarmi da quella che non avevo scelto affatto, e quindi non riuscivo proprio a distinguere tra le vicinanze buone e quelle distruttive. So che non sono un caso isolato, viviamo in una cultura molto attiva nel rendere difficile ai singoli distinguere. Non ho interesse per tecniche, ancorchè ritenute scientifiche, che vanno a esplorare vite passate reincarnazioni ecc., perchè, visto il contesto concreto nel quale viviamo, secondo me sarebbe già tanto se più persone potessero prendere consapevolezza di quello che gli è già successo in questa vita, già cambierebbe tanto ...
E' un argomento grosso, posso spiegarmi solo a puntate ... :-D
Danielas

So come funziona, ormai sarò arrivato al centinaio di utenti e continua a succedere.

1) io porto qui ciò che conosco per condividerlo con tutti, ma il mio interlocutore pensa che io stia parlando solo con lui.

2) praticamente sempre ormai, a meno che non ci sia una domanda diretta alla comunità e quindi di qualcuno che vuole sapere, non intervengo più ad personam, con la sola eccezione di un post ironico, surreale o una battuta.

3) anche in questo caso in cui avrei potuto, non ho esordito citando #redazione o #massimo, sia perché l'incipit era già nell'articolo e sia perché volevo che neanche sembrasse un post specifico per X ma rivolto a tutti, difatti NON c'è nei miei post nessun riferimento alla moglie o alla sua quotidianità presente e passata su cui non posso e non potrei mai esprimermi perché non ho avuto nemmeno un secondo di esperienza del loro rapporto in pubblico, figuriamoci nel privato. Delle cose che sento di non conoscere non parlo, a meno che non ci sia una richiesta esplicita e quindi implicito permesso di valicare i propri muri e le proprie difese.

4) Difese che in te si sono attivate quando hai detto che ti saresti tenuta quei libri, quegli autori ecc. come se io fossi qui a convincere qualcuno ed in particolare te, con cui ho cominciato la discussione solo per chiarire ciò che avevo detto riguardo al prendere coscienza di un trauma e quindi magari poi guarire da solo, e che tu hai fatto diventare tipo 'che uno dice la causa della malattia all'altro e questo guarisce non l'ho mai sentito'. Solo per questo, altrimenti né tu né nessun altro utente era in cima ai miei pensieri.
5) Il meccanismo è davvero tipico, chiunque di noi lo conosce e lo ha provato, qui e fuori di qui : l'innamoramento e la difesa strenua delle proprie convinzioni. E non dico idee, non dico opinioni, della cui difesa io sarei tranquillamente ai primi posti.
Se qualcuno mostra una visione diversa MA parla in generale, allora scatta questo meccanismo in cui ci si sente minacciati come si stesse parlando di lui che nessuno ha nominato, e vuole anzi sente che deve intervenire per ribadire pubblicamente la propria convinzione, come per delimitare i confini del proprio se, di cui questa convinzione si permea.
Ci sono gli innamorati di Malanga, di Castaneda, di Dolores Cannon, di Gesù, di mille altri, pure di Trump e guai a mettere in dubbio qualcosa.
Ora mi è chiaro che ognuno deve seguire il suo percorso, e se questo prevede di vivere in un errore evidentemente è una cosa che gli servirà.
Oh, è successo a me!, mi succede tutt'ora ed io con me faccio testo :hammer:

6) Qual è il mio atteggiamento?
Ci sono mille argomenti che vengono usati o possono essere tirati fuori per cercare di demolire le ipnosi, le meditazioni, le NDE, i viaggi astrali, i sogni lucidi, la metafonia, la telepatia, i medium, gli operatori olistici, le indagini esoteriche ecc. cioè il mio attuale mondo quotidiano.
Io ragiono per somma, non per sottrazione : tutto ciò che mi può essere utile anche per mettere in crisi la mia attuale convinzione, anche per distruggerla, se è ben motivato ed argomentato allora lo prendo e lo porto a casa.
Lo aggiungo a ciò che so perché potrebbe servirmi.
Non avessi incrociato Malanga prima della mia crisi (pensando da credente e praticante che fossero sostanzialmente cazzate perché appunto andavano contro i miei di 'libri'), io sarei rimasto nel mio buco nero con le mie benzodiazepine assortite.
Non potendo più scavare oltre il fondo del buco perché a quel punto lo avrei fatto io in terra da un cavalcavia :-D , mi sono forzato a percorrere la via delle 'cazzate' visto che tutte le altre non mi avevano portato da nessuna parte.
Quelle 'cazzate' non erano in linea con i miei 'autori' ma non le ho scartate perché avevano un senso ed erano ben argomentate, anche se andavano a minare tutto quel che ero sempre stato.

Quindi se qualcuno ora trovasse delle incoerenze nel mio modello per come l'ho dedotto dalle decine di migliaia di ore che ho passato per costruirlo, mi farebbe un enorme favore perché io per primo non voglio prendere abbagli o prendermi in giro da solo convincendomi di cose che non hanno basi solide.
Basi solide non significa che siano vere con V maiuscola, ma resistenti agli attacchi più potenti.
C'è chi ad es. non 'crede' nella reincarnazione, mentre io me ne sono convinto da una montagna di prove documentate, quindi poi sarebbe carico suo sostenere la critica smontando tutte le prove : se non ci riesce, almeno per i miei standard di critica analitica, io mi tengo la reincarnazione.
Se ci riesce, allora lo ringrazio perché stavo affidando la mia esistenza terrena e futura ad una cazzata e mi stavo prendendo per il culo da solo.

In conclusione : quando c'è l'occasione e mi sento di farlo, allora scrivo certe cose.
Chi mi stima per altri discorsi o per le mie capacità di analisi in genere molto critiche, magari pensa che sono cose che vale la pena di leggere perché ci ho ragionato su parecchio e se le scrivo allora hanno superato i miei filtri.
Chi preferisce difendere le sue mura invece è meglio che mi ignori perché non ho alcuna voglia di assediarle, ma che me ne fotte a me! :perculante:
Sto per mettere play mentre mi accingo a pranzare.
Conosco chi parla, spesso mi ritrovo a muovere qualche critica in base alle risultanze di altri, come critico altri in base ai suoi lavori e di altri, ma sto parlando di dettagli del modello che cerco di limare di fino.
Per chi non è interessato a questo livello di analisi perché ancora deve scoprire e forse poi digerire il modello, ho molta fiducia di postare qualcosa al buio su cui penso che concorderò al 99% ma di cui sposo al 100% il quadro generale che è poi quello comune a tutti, quindi sicuramente utile a chi volesse fare un volo d'uccello ed avere una panoramica molto attendibile.


Edit
Questa è la sessione live di cui si parla, anche qui sono molto fiducioso che confermi ancora una volta ciò che ho scritto anche in passato ;-)