di Filippo Rossi (da Mosca). 

Ho appena assistito al quarto forum internazionale Dialogue about Fakes 4.0 tenutosi ieri a Mosca. Il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato un messaggio chiaro all'Occidente e alle fake news, in particolare quelle dell'Unione europea, sottolineando la pubblicazione di un rapporto che rende giustizia alle sue forze armate, tacciate di crimini di guerra e contro l'umanità per gli eventi controversi avvenuti nella cittadina di Bucha nel marzo del 2022. Secondo la propaganda ucraina e occidentale, infatti, questa strage sarebbe costata la vita a più di 1500 civili uccisi e torturati brutalmente durante “l’occupazione russa del villaggio”. 

Un fatto che per Lavrov e il governo russo è diventato una questione di principio e di onore, non per giustificarsi di qualcosa che l’esercito di Mosca non ha mai commesso, ma per dimostrare come la comunità occidentale si sia accanita contro la Russia proprio per aumentare la tensione e lanciare provocazioni.

Al Forum è stato presentato un rapporto intitolato "Gli eredi di Goebbels: falsificazione degli eventi a Bucha e le messinscena sanguinarie del regime di Kiev". Prodotto dall'organismo interno al Ministero degli affari esteri russo, conosciuto come Tribunale pubblico internazionale per i crimini dei neonazisti ucraini, il rapporto dimostra come la strage di Bucha avvenuta nel marzo del 2022 nel sobborgo di Kiev, sia stata una messinscena dell’esercito ucraino per trarre in inganno la stampa internazionale. Un lavoro meticoloso, portato a termine da decine di esperti da tutto il mondo. 

Il rapporto smonta progressivamente tutte le false testimonianze di Kiev e rende ridicola la macchina progandistica messa in piedi dagli stati europei, in particolare attraverso una raccolta di testimonianze e prove che fanno rabbrividire, ma che alla fine descrivono una strategia ripetuta più volte dalle forze di Kiev: mettere in scena combattimenti, bombardamenti e massacri per poi far arrivare la stampa e convincerli che i russi bombardino obiettivi civili, e siano loro i responsabili di massacri. 

Questa macabra strategia è stata inventata - e non poteva essere altrimenti - dai nazisti e dai loro satelliti durante la Seconda guerra mondiale. Una macchina di propaganda perfetta che il regime ucraino ha usato più volte e che si è mostrata la carta vincente nella guerra mediatica contro Mosca.

Ma come ho imparato sui campi di battaglia del mondo intero, i civili serbano il segreto più grande: la verità. Verità che è emersa con il tempo e che ora smonta tutte le menzogne del regime criminale di Zelensky. 

Le prove contenute nel rapporto non soltanto dimostrano come tutto ciò fosse una messinscena, ma che l'Ucraina abbia costruito false prove usando soldati e civili morti per poi chiamare la stampa a “testimoniare”. 

I russi hanno rivelato come moltissimi di questi morti fossero in realtà ex-soldati, soprattutto appartenenti al battaglione di neonazisti 'Azov'. Nelle foto nel rapporto si può notare come i ricercatori abbiano trovato moltissimi nomi appartenenti ad ex-estremisti fra i 500 nomi delle lapidi, che non solo non erano stati torturati, ma che erano stati loro stessi protagonisti di massacri e attacchi spregiudicati contro i civili. Un memoriale, quindi, che celebra neonazisti di Azov. Altro che civili.

Il rapporto, oltre a smascherare l’ennesima farsa della propaganda ucraina sostenuta dall’Europa, va oltre, sostenendo che l’esercito ucraino continui a uccidere deliberatamente i propri civili a scopo di propaganda. E lo fa davanti ai giornalisti stessi, i quali sono del tutto ignari di essere di fronte a un film costruito per loro. 

Il rapporto raccoglie svariate testimonianze di civili che hanno ammesso come l’esercito ucraino cominciasse a bombardare villaggi interi per poi chiamare la stampa. “Non appena i giornalisti arrivavano – che fossero ucraini, stranieri, chiunque – sapevamo già che il nostro villaggio sarebbe stato bombardato, al cento per cento” sostiene Igor Karachentsev – “Ma quando non c’erano i giornalisti regnava il silenzio. Appena i giornalisti arrivavano dovevano iniziare a girare. E quindi, secondo i comandi, dovevamo essere bombardati dagli ucraini”. 

Un’altra testimonianza presente nel rapporto è quella di Nina Bannykh, che racconta di come, nella sua area, una volta arrivarono giornalisti ucraini che si misero al riparto per lasciare che i bombardamenti creassero il panico e facessero molti feriti. “I giornalisti sono tornati correndo non appena le bombe hanno cessato di cadere dicendo “Ecco i russi, guarda, vi stanno bombardando” anche se sapevamo benissimo che non erano i russi ma gli ucraini dal lato di Kostantinovka”. 

Evgeny Tarasenko, di Ugledar, ha dichiarato che soldati ucraini che accompagnavano i giornalisti stranieri dietro di lui hanno detto alla radio “è troppo tranquillo qui, fate un po’ di casino”. “Hanno cominciato a bombardare e i giornalisti hanno cominciato a filmare dicendo “Oh mein Gott, oh Mein Gott” (in tedesco), correndo e trovando riparo da qualche parte”. 

Sono solamente tre piccole testimonianze che dimostrano come la cultura del “press tour”, ovvero dei giri organizzati della stampa, in Ucraina abbiano permesso a Kiev di mostrare notizie false e situazioni inesistenti per giustificare la loro lotta. 

Oggi stiamo scoprendo che molta della storia del XX secolo è stata riscritta dai vincitori. Ma questa è anche un’occasione per scoprire come l’Ucraina, che sta perdendo sul terreno a livello militare, sia riuscita finora a vincere la guerra della comunicazione, dimostrando con false prove che i russi commettevano brutalità quando in realtà erano loro stessi a perpetrare crimini indicibili contro la loro stessa popolazione. 

Questo modus operandi nazista lo abbiamo conosciuto in molti altri contesti di guerra del XX secolo. E non è sicuramente una coincidenza se le origini della NATO… provengono in gran parte proprio dal Terzo Reich. La strategia non muta. Cambiano solo gli attori e i colori delle bandiere.

La pagina con tutti i rapporti pubblicati dal ministero degli esteri russo (molti in inglese) 

Il rapporto su Bucha (in inglese) 

Filippo Rossi è autore del libro "NATO per uccidere" 

Comments  
Come sempre la complicità del "giornalismo" la fa da padrona.
Fossero ignari di quanto accaduto, non dovrebbero chiamarsi giornalisti ma allochhi. Se invece, come penso, erano al corrente di quanto stesse accadendo, erano e sono semplicemente dei miserabili servi nonché appunto complici, di uno schifo fatto sulla pelle delle persone. La solita vergogna.
Per fortuna noi abbiamo l'ordine dei giornalisti che sa il fatto suo, sticazzi.
Sai, se non vivessi qui da quasi 9 anni e vivessi ancora in Italia, per me sarebbe difficile capire che gli ucraini no, nemmeno gli ufficiali ed ex ufficiali bandera malgrado vivacchino nelle compiacenze reciproche nella zona grigia, ma gli Azoviti, Pravyj Sektor, quelli di Svoboda, quelli di ultradestra, il regime di Zelensky, quello corrottissimo dei TCC per intenderci, sono i fautori di chi semina il terrore cieco della morte tra la popolazione. Quelli che tra l'altro, hanno creato centri di detenzione, dei piccoli campi di concentramento disseminati nella parte orientale ucraina, dove già 10-15 anni fà chiunque ci poteva cadere dentro ed era finita per loro, specie se eri donna e magari pure carina.
Ritengo che dobbiamo molto a gente come Rangeloni per esempio, o come se vogliamo per certi versi all'eroe romantico di Spartaco, per capire da che parte stare, che se avessimo dovuto fare affidamento al giornalismo di Stato che vuole che l'unico nemico è Putin, saremmo tutti fritti.
Mi piace quando vengono spiattellate le prove in faccia ai codardi.
Ieri quando l'impresentabile ha parlato per bocca della city di Putin definendolo un pazzo che va fermato , si è fatto capire che siamo agli sgoccioli e che nel corso degli eventi ce ne sarà un altro più clamoroso.
Hanno rubato tutto dal nazismo e continuano a scrivere ed a riscrivere fatti storici incontrovertibili preparando le basi alla narrazione presente e futura.
La cosa che mi fa più accapponare la pelle è come generali nato parlino davanti alle telecamere come se andare in guerra per loro fosse un acqua Paola e che tutto andrà bene cittadini!
4000 pagine per pulircisi il culo.
Come con il covid, dopo qualche anno la verità viene sempre a galla, però chissà perché nessuno ne parla più (volutamente) e così nella mente della maggior parte dei creduloni rimane depositata la prima versione dei fatti, e nessuno più riuscirà a far cambiare loro idea
#1 Nuraghe 24-09-2026 08:02

Quote:

Fossero ignari di quanto accaduto, non dovrebbero chiamarsi giornalisti ma allochhi. Se invece, come penso, erano al corrente di quanto stesse accadendo, erano e sono semplicemente dei miserabili servi nonché appunto complici, di uno schifo fatto sulla pelle delle persone.

Sono convinto che si possano distinguere due categorie di giornalisti: quelli complici e quelli ingenui.
I primi hanno capito da che parte sta la verità ma per opportunismo, ricatto o vigliaccheria si adeguano al main stream.
I secondi sono vittime della narrazione inquinata e per gli stessi motivi di cui sopra non se ne discostano.

In entrambi i casi devono rimanere attaccati alla poltrona perchè andare contro il main stream significa suicidio lavorativo.

Per fortuna abbiamo un gruppo di giornalisti indipendenti (non faccio nomi per evitare di sentirmi dire: "ma quello è un gatekeeper, quell'altro è un falso, ecc." ) slegati da qualsiasi testata giornalistica "ufficiale" che ancora fanno il mestiere del giornalista.
Purtroppo non sono molti ma soprattutto non hanno la risonanza mediatica che hanno i media più "venduti".

Voglio essere però ottimista (è raro per me) e vedere il bicchiere mezzo pieno.
Non so se esiste questa citazione o se me la sono inventata di sana pianta:
"Anche la più piccola crepa può fare crollare la più imponente diga".
Inutile commentare
Guardavo ieri l'intervista che gli ha fatto Fabio a Filippo Rossi

chi aggiorna adesso la pagina di wikipedia? :hammer:
en.wikipedia.org/wiki/Bucha_massacre