Pagine dedicate al Sole

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1 Settimana 1 Giorno fa #67235 da Anello Verde
’Abdul-Hâdî nel 1911 nell’articolo “Pagine dedicate al Sole” (testo completo disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo/post/pagine-dedicate-al-sole) scriveva: La scuola araba dell’esoterismo musulmano – che è ben distinta dalla scuola persiana delle medesime formule – è essenzialmente sintetica. Essa è, probabilmente, il più bell’esempio di ciò che mi permetto di chiamare il misticismo lucido. Essa è non solamente scolastica, o piuttosto logista, ma anche psicologica e, anzitutto, naturale o primitiva. In altre parole, essa considera l’uomo e la natura come libri sacri allo stesso titolo della rivelazione storica o scritturale, espressa nella lingua semplicistica dei Semiti. I passaggi del Qorân che sostengono quest’asserzione sono troppo numerosi per essere citati fuori da una controversia. È meno noto che i grandi Maestri dell’esoterismo musulmano designano con i termini “epistola” (Risâlah), “esemplare” (Nuskah) e “libro” (Kitâb), tre diversi aspetti dell’iniziato.La geografia ci insegna che i paesi arabo-eritrei sono caldi e secchi, e che i loro abitanti si distinguono per le loro facoltà liriche. Questo basta, come documentazione, per spiegarci la loro filosofia religiosa.L’intensità lirica conduce a uno stato mentale di “soggettività” che si traduce in una sorta d’ingenuo entusiasmo accompagnato da una buona dose di scetticismo e d’acutezza. «Voi sarete ingenui come colombe e sottili come serpenti», dice da qualche parte il libro sacro dei Cristiani. Questi due sentimenti, che la vita moderna ritiene incompatibili, vanno d’accordissimo nella mente di un Musulmano istruito e vecchio stile. Pieni di vitalità, essi amano. Come tendenze intellettuali, essi sono un po’ ideologi. Essi credono che, in fondo, l’uomo possa sapere soltanto ciò che dice. La dottrina del Logos, per loro, non è tanto il risultato del fideismo religioso quanto quello della subcoscienza che il primitivo possiede dell’Insondabile. Dato che le parole e le cose collimano, i poeti trovano del tutto naturale che i misteri della creazione offrano analogie con quelli della parola. Così, la metafisica segue i moti della coscienza – soprattutto quando essa si sveglia per la prima volta – e il funzionamento del pensiero diventa quasi interessante quanto il pensiero stesso. L’ignoranza e l’incoscienza finiscono per simboleggiare il nulla e la notte; poi ci si immagina che il mondo nasca con il giorno. Quando i nostri primitivi non vedono niente, dicono che non v’è niente. Essere, è essere visti, poi vedere, giacché è la luce che dà l’esistenza alle cose.Il Sole non solamente illumina il mondo, ma dà anche agli oggetti le loro forme rispettive. Il grande Sole di laggiù è quasi sconosciuto qui; a malapena lo si vede alcuni giorni solamente durante un anno eccezionalmente favorevole sotto l’aspetto del bel tempo. Risplende con tale forza che il suo fulgore fa scomparire i colori locali, di modo che si vedono soltanto i suoi, ossia se stesso e nient’altro che lui. Il paesaggio cambia talmente in fretta, che pare quasi non essere nient’altro che il pretesto di una dimostrazione solare, o, se volete, di una teofania cosmomorfa. Si vedono soltanto i riflessi del cielo; quali possano essere i dettagli del paesaggio oltre alla loro funzione eliofora è una questione che cessa d’interessare.Tutto, persino la prospettiva, persino le distanze e i rapporti tra le cose, dipende soltanto dal radioso astro, che, padrone assoluto degli orizzonti, scolpisce le montagne a suo modo e dispone secondo la sua volontà subitanea e architetturale le masse dell’immensità.La potenza del Sole ci spiega la prospettiva cinese. Essa è estiva, per niente erronea. Più il Sole dà, più il cielo pare alto e sorprendente, l’orizzonte vasto e profondo, mentre ciò che si ha davanti ai piedi, il primo piano, diventa neutro e ristretto. Il fenomeno inverso si produce nella prospettiva invernale o nordica. In essa, il primo piano si sviluppa a detrimento degli altri; gli oggetti ravvicinati assumono un’enorme importanza; ciò che è al livello dello sguardo, l’orizzonte, si contrae e diminuisce; il cielo si affloscia.Abbiamo detto che «essere, è risplendere». In principio, un oggetto illuminato, per non dire bianco, pare più grande del naturale. I pittori primitivi esagerano le proporzioni di tutto quello che nel quadro occupa un posto preponderante. Dal punto di vista dell’esoterismo musulmano, l’esistenza è una distinzione attenta, e la creazione è l’atto di precisare. Più una cosa è caratterizzata da attributi, da qualificativi o da particelle – esplicite o sottintese – più essa è concreta, reale, “esistente”, giacché l’esistenza comporta delle gradazioni, dal nostro punto di vista. Un’idea si realizza man mano che le sue facoltà latenti si dispiegano alla luce del sole, che le sue risorse si fanno valere, e che tutte le sue forze giocano il loro gioco. Essa cresce in tutte le direzioni, si moltiplica indefinitamente, pur restando “Uno”, ossia identica a se stessa. La concezione “dell’unità nella pluralità e la pluralità nell’unità” ha nell’esoterismo arabo-musulmano il medesimo posto della croce presso i Cristiani. Invece di scolpire la figura di un uomo morto disteso su due barre incrociate, noi diciamo che “la stazione divina è quella che riunisce i contrasti e le antinomie”. Si raggiunge questa stazione, ossia questo grado d’iniziazione, mediante el-fanâ, ossia mediante l’annientamento dell’io inferiore. El-fanâ ha una certa analogia con il Nirvâna indù, ma solamente nel senso che la Bhagavad-Gîtâ dà a questo termine, giacché el-fanâ può e deve farsi sentire nella vita ordinaria. In questo caso, esso appare come tolleranza, imparzialità, disinteresse, astrazione e sacrificio di se stessi, autodisciplina e fatalismo attivo.
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3 Giorni 14 Ore fa #67770 da Anello Verde
Risposta da Anello Verde al topic Pagine dedicate al Sole
Possiamo distinguere due aspetti dell’unità divina: 1o l’unità neutra e assoluta; 2o l’unità primitiva che è la base di tutti i numeri. Questi due aspetti sono, per così dire, i due aspetti grafici del numero “uno”: l’incalcolabile zero e l’incalcolabile indefinito. Dal punto di vista umano, l’unità assoluta è un’emotività, alla quale l’intelligenza non può dare alcuna forma diretta o conveniente. L’altra, quella che percorre i numeri moltiplicandoli sino all’incalcolabile, contiene tutti gli aspetti della Divinità, che la teologia pratica designa con asrâr rabbâniyah (misteri dominicali). Dell’Assoluto essa è la superficie riverberante dalle innumerevoli sfaccettature che magnifica ogni creatura che vi si miri direttamente. Quest’unità è raffigurabile soltanto mediante l’accento superlativo nell’apoteosi individuale. Ma il mondo è, per sua stessa natura, refrattario al postulatum di tutti i profeti della razza di Sem. Esso non comprenderà mai che l’estrema distinzione è realizzabile soltanto nell’estrema universalità, e che il parossismo dell’io può essere il colmo dell’altruismo. Come l’estetica dei piccoli intellettuali non può cogliere l’allucinante bellezza delle semplici proporzioni che pervadono le mura in pietre grezze di un’antica fortezza saracena, del pari il borghese è, per ragioni biologiche e anatomiche, incapace di comprendere che la più alta aristocrazia concepibile è un ideale da democratico illuminato.
Ciò che io metto al di sopra di tutto, ciò che per me è tutto, è il mio Dio; Dio è ciò che mi distoglie da tutto ciò che non è Lui. Coloro che non sanno raccogliersi su un qualunque punto dell’esistenza, solo quelli sono atei, giacché la fede, insomma, è soltanto l’alta distrazione trascendentale. Non v’è assolutamente altra religione che quella dell’intensità, e i suoi dogmi sono matematici.
Dobbiamo ugualmente discernere i due elementi della vita religiosa che sono formulati dall’unità e dal binario. “Uno” è il superlativo divino. È l’oggetto del culto dei veri monoteisti. “Due” è la reciprocità divina attorno alla quale si svolgono i misteri dominicali e il grande spettacolo dello sfavillio universale. Le leggi di questa catadiottrica sono, in fondo, occulte; non si può molto conoscerle fuori da casi rigorosamente personali.
Nel nostro paesaggio, gli oggetti, seppure effimeri, sono belli, giacché portano una particella della bellezza della luce. Più contribuiscono allo splendore irradiato dallo sfolgorio ambientale, più sono belli. Di per se stessi, sono nulli, esistono soltanto come supporto della luce. Quando li si contempla isolati, possono apparire reali, ma è un’illusione. Tuttavia, quest’illusione non è diabolica, come pretendono certe scuole, Essa è, al contrario, santa a tal punto che la religione ci obbliga a credervi sotto pena d’eresia e di castighi postumi. La Legge sacra dell’Islam, la Shariyah (= la grande Via, la Via esteriore) cinge la vita materiale di riti, di cerimonie, di riguardi e di obbligazioni di varia natura, unicamente per insegnarci che le cose esistono, come esse esistono, e la giusta misura di rispetto dovuto alla loro esistenza. Il diritto canonico dell’Islam è, probabilmente, un ordinamento sociale, ma è anzitutto un magnifico trattato di simbolismo che espone il posto di tutte le cose nella gerarchia universale. La teologia speculativa dei grandi iniziatori arabi cerca di dimostrare che le cose sono teofore con lo scopo d’interessarci alla vita materiale altrimenti che come bestie feroci. Mi permetto di far notare che la pratica della religione conduce a nozioni scientifiche nell’ordine disciplinare o dottrinale, mentre la speculazione illuminata dei grandi Maestri produce una fiamma interiore che è la forza suprema d’ogni attività.
Ritorniamo al paesaggio. Abbiamo constatato che l’eccesso di luce gli conferisce l’aspetto d’illusione fiabesca che gli è particolare, e che si ha la sensazione di vagare tra cose che non sono affatto vere. Tutto è straordinario. Tutti i giorni, che dico? tutte le ore, guardate le medesime cose come se le vedeste per la prima volta. Così, lo sguardo non cessa mai d’essere virginale e fresco come le Huri dei giardini celesti, e l’anima non invecchia mai. È l’unione perpetua dei contrasti che fa bere alla fontana della Giovinezza, giacché il mondo ritrova il suo senso primitivo del puro e del candido mediante una soluzione delle antitesi in magnifica serenità. La terra ha uno scintillio di mare che freme. L’elemento leggero e diafano, l’aria, è immobile e grave. Il Sole, che si ha proprio sopra la testa, vi circonda dappertutto come il castigo di un dio irritato, e l’ombra non esiste. Al suo posto, vi sono pezzi di notte al chiaro di luna.
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