di Luca Del Faro (Bet17)

Ci sono storie che non iniziano con un fatto, ma con un silenzio. Un silenzio amministrativo, tecnico, burocratico, quello messo in atto dalla CFTC statunitense. Questa, in sintesi, la tesi al centro dell'inchiesta pubblicata dal New York Times, che ha svelato il silenzio della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) sul mancato rispetto delle regole da parte di società collegate al mondo della blockchain durante l'amministrazione Trump. Quello che emerge è il ritratto di un'agenzia di vigilanza federale progressivamente smantellata dall'interno, dove i funzionari che cercavano di fare il loro dovere sono stati messi a tacere, le indagini su importanti società di criptovalute sono state archiviate e un pugno di operatori legati alla cerchia ristretta del presidente ha ottenuto di fatto un salvacondotto per operare senza controlli.
L'inchiesta del NY Times si concentra su tre società in particolare: Polymarket, il popolare mercato di previsione, Crypto.com, uno degli exchange più grandi al mondo, e Gemini Titan, un'affiliata dell'exchange Gemini.
Tutte e tre, secondo i documenti e le testimonianze raccolte, erano finite nel mirino dei funzionari della CFTC. I tecnici dell'agenzia avevano sollevato serie bandiere rosse. Per Polymarket, le preoccupazioni riguardavano la mancanza di adeguati sistemi antifrode e una vulnerabilità preoccupante a potenziali manipolazioni di mercato. Su Crypto.com, i timori erano che la piattaforma non trattasse equamente i piccoli investitori retail. Quanto a Gemini Titan, il problema era ancora più elementare: l'azienda avrebbe iniziato le sue operazioni senza aver completato le necessarie verifiche di conformità normativa.
Eppure, nonostante questi allarmi, nessuna di queste tre società è mai stata seriamente investigata. Anzi. Quando i funzionari hanno cominciato a fare domande scomode, la reazione della leadership della CFTC è stata fulminea e spietata. L'allora presidente ad interim Caroline Pham e il suo senior counsel Brigitte Weyls sono intervenuti direttamente per facilitare l'approvazione delle richieste delle tre società, scavalcando sistematicamente il parere contrario del personale tecnico. Chi alzava la voce veniva isolato. Entro Natale, due funzionari che avevano sollevato obiezioni sono stati messi in congedo amministrativo, allontanati dagli uffici e sottoposti a indagini interne di cui non è stato mai comunicato ufficialmente l'oggetto. Almeno altri tre colleghi che si erano occupati di enforcement sulle criptovalute hanno subito la stessa sorte. "Il personale ha tratto un chiaro messaggio", hanno dichiarato i dipendenti attuali ed ex al NYT: "Non causare problemi a quelle industrie".
Il colpo di scena, però, arriva dopo. Appena lasciata la CFTC, Caroline Pham è entrata in MoonPay, una società di criptovalute che collabora strettamente con Polymarket. Brigitte Weyls è diventata consulente legale generale di Gemini Titan, la stessa azienda la cui approvazione aveva caldeggiato mentre era al governo. Un classico caso di porte girevoli che solleva enormi conflitti di interesse e che spiega forse meglio di mille parole perché quei funzionari zelanti sono stati rimossi e quelle indagini archiviate.
C'è poi il dettaglio dei legami politici, che l'inchiesta documenta con cura. Polymarket ha ricevuto un investimento da 1789 Capital, una società di venture capital in cui è socio Donald Trump Jr., che tra l'altro funge da consulente non retribuito per la piattaforma. Gemini, infine, è sostenuta dai fondatori Cameron e Tyler Winklevoss, che a loro volta sostengono American Bitcoin, una società co-fondata dai fratelli Trump (Eric e Donald Jr.). La Casa Bianca ha naturalmente respinto ogni accusa, con il portavoce Davis Ingle che, interpellato sui beni del presidente, si è limitato a dichiarare: "Non ci sono conflitti di interesse". Ma il pattern, a questo punto, appare fin troppo chiaro. E soprattutto, non si limita al favoritismo politico o ai profitti privati degli insider. In gioco c'è un meccanismo molto più ampio: la possibilità, per un gruppo ristretto di operatori protetti, di emettere di fatto dollari sintetici al di fuori della Federal Reserve. Stablecoin, mercati di previsione e piattaforme di clearing necessitano di collaterale in dollari, che nella pratica si traduce in acquisti massicci di Treasury a breve scadenza. Ogni dollaro sintetico creato genera quindi domanda artificiale per i titoli di Stato USA, sostenendo il mercato del debito in un momento in cui la domanda estera è in calo. In altre parole, l'accesso regolatorio privilegiato non produce solo profitti privati: contribuisce a costruire un circuito finanziario parallelo che rafforza la posizione fiscale del governo, aggirando di fatto la FED e il Congresso.
Il paradosso, se così si può chiamare, è che il nuovo dirigente dell'enforcement della CFTC, David I. Miller, ha recentemente tenuto un discorso pubblico alla NYU Law School in cui ha dichiarato solennemente che "l'era della regolamentazione attraverso l'enforcement è finita". Nello stesso intervento, però, Miller ha dedicato gran parte del suo tempo a mettere in guardia proprio sul rischio di insider trading nei mercati di previsione come Polymarket, definendo "pervasiva e sbagliata" l'idea che l'insider trading in quei mercati possa essere accettabile o addirittura benefico. Due verità non solo incompatibili nello stesso discorso, ma che omettevano che la sua stessa agenzia aveva archiviato le indagini rimuovendo chi voleva indagare. E notizie recenti hanno evidenziato come scommesse milionarie effettuate su Polymarket abbiano anticipato con precisione chirurgica eventi geopolitici, come il rapimento di Maduro, l'uccisione del leader iraniano o le pause sui dazi di Trump, fruttando profitti sospetti per milioni di dollari ad anonimi "insider". Un caso su tutti: un account identificato come "Magamyman" ha realizzato profitti per oltre 500.000 dollari in pochi minuti scommettendo sugli attacchi all'Iran, con la prima scommessa piazzata 71 minuti prima che le notizie diventassero pubbliche. . Il senatore Chris Murphy ha commentato su X: "È pazzesco che sia legale. Le persone intorno a Trump traggono profitto dalla guerra e dalla morte". Se la CFTC non indaga, viene spontaneo chiedersi, chi lo farà?
Per i detentori di criptovalute meno informati, che cercano profitto immediato sognando unicorni e profitti quotati in dollari sintetici invece che in asset scollegati dal sistema emergente, questo scenario non è solo un pericolo futuro: è una trappola già scattata. Il crollo non è un evento che "subiranno" più avanti – è già iniziato sotto i loro occhi. Quello che stiamo osservando in questi mesi non è un mercato ribassista fisiologico. È la fase discendente di un ciclo deliberatamente pilotato dagli insider, che hanno già preso le loro posizioni in uscita, già incassato i profitti da una fase rialzista alimentata dalle loro "friend corporation" (USDT, USDC, USD1 e company DeFi connessa).
Hanno lanciato la rete e innescato la trappola concordando le uscite. E quando avrà toccato il minimo stabilito, quando tutti avranno subito lo smacco, ricompreranno. E useranno gli stessi dollari sintetici emessi dalle loro società per rientrare a prezzi di salvataggio, prima della prossima fase rialzista... non solo realizzando profitti enormi ma alimentando la macchina del debito con l'acquisto di nuovi T-bill che verranno ripagati dai contribuenti. Non è solo più un crollo ciclico: è un crollo amministrato, una liquidazione pilotata, un trasferimento di ricchezza dai piccoli investitori al cartello.
La lezione del 2008 è chiara, ma qui c'è un'aggravante: nel 2008 il sistema collassò per inerzia, disattenzione e cupidigia. Qui, invece, il collasso è programmato. Il regolatore non solo non interviene per fermarlo – è stato messo lì apposta per non farlo. E quando il fondo sarà toccato, gli insider ricompreranno con i dollari che hanno creato loro stessi, completando il circuito: profitti privatizzati, perdite socializzate, e i piccoli investitori spazzati via da un sistema progettato per usarli come liquidità di manovra.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il senatore Richard Blumenthal, democratico del Connecticut, ha accusato la CFTC di essere diventata "un vile strumento dei mercati di previsione e delle losche società crypto" (fonte). Amanda Fischer, responsabile della politica finanziaria di Better Markets, ha definito il rapporto "un'esplosiva inchiesta su una cultura sistemica di corruzione crypto e dei mercati di previsione alla CFTC" (fonte). Nel frattempo, la CFTC opera attualmente con un solo commissario, Michael Selig, una situazione istituzionale anomala che conferisce a un'unica persona nominata dall'amministrazione un potere abnorme sull'intero settore, in attesa che vengano nominati i quattro seggi vacanti (fonte).
La domanda che quest’inchiesta lascia sul tavolo è semplice e inquietante. Stiamo davvero assistendo a una liberazione del settore crypto dalle maglie della burocrazia, o alla costruzione di un sistema dorato dove solo gli amici del potere possono operare senza regole? Perché se la posta in gioco non è solo la protezione degli insider, ma la creazione di un circuito di liquidità ombra che alimenta la domanda per i titoli di Stato americani, allora il quadro è ancora più grave.
È il prototipo di un potere finanziario che rafforza vecchi schemi e che non ha bisogno di consenso: ha solo bisogno di flussi di capitale alimentati dalla speculazione. I retail sono solo la prima linea di questo esperimento. Il resto del mondo seguirà, perché la grande finanza non solo si è già sganciata secoli fa dai confini degli Stati… ma le Nazioni stesse sono diventate utenti delle sue infrastrutture. Le stablecoin, i derivati DeFi e i surrogati delle valute fiat non stanno innovando: stanno solo accelerando la creazione di nuovo debito. Si sta preparando il terreno per valute e token sintetici a corso legale, ma fuori da ogni regola condivisa universalmente, replicabili per ogni divisa, per ogni asset o risorsa del pianeta. USDT e USDC sono solo i prototipi di un paradigma che di nuovo ha solo la velocità garantita dalla tecnologia blockchain.
Ma paradossalmente l’emancipazione da questi poteri risiede proprio, indirettamente, in quella stessa tecnologia, ovvero nelle scelte di come la utilizziamo.
Dovremmo smettere di adottare automaticamente ciò che il sistema ci vende come “nuovo”, quando è solo la versione accelerata del vecchio.
Finché non lo capiremo, la partita resterà truccata.




