di G. Luca Gallerani [utente Arciere]
Le profezie sono sempre esistite e, che fossero pochi o tanti a dar loro ascolto, sono sempre state adoperate al momento opportuno. In tempi antichissimi le si rappresentava con un'immagine: in certi momenti della storia, l'umanità è come una persona vecchissima che strascica i piedi e non più in grado di muoversi agevolmente, ma con le profezie c'è la possibilità di riprendere il passo sciolto, cioè il cammino lungo il divenire del tempo. Dunque le profezie sono come un bonus che spetti di diritto ad un'umanità che intenda continuare a sopravvivere e crescere: ma perché mai il genere umano sarebbe meritevole di un abbuono, di uno sconto, di una indennità?
Le profezie che riguardano questa nostra parte di storia (e soprattutto di futuro), sono centinaia, e arrivano da migliaia di anni fa fino al secolo scorso.
Hanno origini diversissime: vengono da latitudini, popoli, periodi storici e con modalità assai differenti ma, per massimi sistemi (ed è la dimensione che dovrebbe interessare), delineano uno scenario pressoché identico, con:
-la progressiva distruzione dell'ambiente e della natura
-la degenerazione degli stili di vita e dei valori umani
-la decadenza e la corruzione dilaganti (anche delle religioni e del clero)
-l'entrata in scena una figura controversa che creerà contrapposizioni (il cosiddetto Anticristo, o Arimane, o il Principe del Mondo – che la massa conosce approssimativamente come personaggio da film apocalittico o horror, ma che anche Rudolf Steiner ha ben definito)
-grandi eventi astronomici
-una guerra mondiale
-grandi terremoti, eruzioni e inondazioni
-la creazione di un mondo completamente rinnovato e l'inizio di una nuova “età d'oro”
Nel percorso che si svolge per arrivare a quel futuro gli accadimenti annunciati sono di importanza e gravità via via crescenti: dalle conquiste tecnologiche (comprese nuove armi) al declino delle società occidentali, dagli eventi climatici estremi alla deriva delle politiche e dei governanti, dalle malattie e i vaccini alla fine del papato e della Chiesa, dagli sconvolgimenti naturali al ribaltamento dell'asse terrestre. Si procede verso i grandi numeri: dall'episodio locale alla manifestazione di eventi su scala globale (come il covid).
Fino a qui ho riassunto forse aspetti più o meno noti; l'elemento nuovo che contraddistingue gli ultimi decenni è l'attenzione ai cicli e sottocicli del tempo, sulla loro natura e sviluppi: sappiamo che sono citati nel Libro dei Morti egizio; che è stata l'ossessione di popoli Aztechi e Maya; G. de Santillana e H. Von Dechend ne fanno uno studio comparato nel loro saggio sul mito e la struttura del tempo: “Il mulino di Amleto”; C. Thomas, ne parla nella sua “Storia di Adamo ed Eva”; Mircea Eliade li descrive ne “I cicli cosmici e la storia”, così come René Guénon in “Forme tradizionali e cicli cosmici”; sono concettualizzati geometricamente con la teoria del tempo frattale di McKenna degli anni '70 del '900, o con i sottocicli ripetuti di 30/33 anni di O. Airaudi; sono stati oggetto di ricerche sul comportamento e sviluppo delle linee temporali come progetti segreti in ambito militare (progetto “Looking Glass”), e altro ancora.
Tutto ciò porta ad individuare dei ritmi nel fluire della storia della Terra, che mettono in relazione tradizioni e racconti mitici del passato con fasi di distruzione e rinascita del pianeta. Ed è proprio alla luce dell'ineluttabilità di questi cicli che le profezie assumerebbero la rilevanza e il senso dall'opportunità, del risarcimento, del bonus di cui sopra.
Le principali profezie del Mondo descrivono soprattutto il divenire consecutivo dei fatti nei cosiddetti “ultimi tempi”, ma sono tanti e di diversa natura anche i conteggi alla rovescia che riguardano questi nostri anni prima del 2030, e ne cito solo alcuni in ordine sparso e in modo incompleto: la profezia del Re del Mondo di Ossendowsky del 1890, quelle di Sai Baba, il prossimo anno del Fuoco Nuovo degli Aztechi, le scadenze imminenti riguardo le orbite degli asteroidi near-Earth e persino una ambigua installazione sul countdown climatico a Union Square a New York, mentre anche il “Doomsday Clock” (ideato nel 1947 dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago), e gli altri indicatori di catastrofi ambientali globali incombenti che provengono dal mondo scientifico illustrano abbastanza chiaramente uno scenario di decadenza tipico del kaly-yuga (WP: secondo l'interpretazione della maggior parte delle Sacre Scritture induiste, il Kali Yuga è l'ultimo dei quattro yuga che compongono il mahayuga, ritenuto quello attualmente in vigore: si tratta di un'epoca oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale, che induce gli uomini a credere solo negli aspetti più superficiali e materiali della realtà).
E qui si manifesta una delle dissociazioni tipiche della nostra epoca: da un lato le profezie non sono del tutto accettabili secondo il modo di pensare logico e razionale con cui approcciamo praticamente ogni aspetto della nostra attuale realtà; dall'altro, se pure la filosofia e la scienza (e non stiamo parlando della propaganda climatica o green), si pronunciano in previsioni allarmanti anche esse vengono sostanzialmente ignorate nel pensato comune, sono respinte come se non esistessero (proprio un po' come nel film “Don't Look Up”). Non è una dissociazione estrema, da kaly-yuga, appunto? Eppure la convergenza di scenari simili, pur da fonti ed indicatori diversissimi, non ha comunque una sua rilevanza almeno statistica, e dunque una sua legittimità logica? Penso che dovremmo occuparcene, come individui e come collettività, anche e soprattutto in senso spirituale.




